title§§ «Così si apre la strada ai privati» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403119607045.PDF description§§

Estratto da pag. 27 di "PROVINCIA DI COMO" del 14 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-14T04:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403119607045.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403119607045.PDF', 'title': 'PROVINCIA DI COMO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403119607045.PDF tp:ocr§§ Fondazione Gimbe «Così si apre la strada ai privati» Sulla carenza di personale nella sanità in questi ultimi giorni si sono susseguiti diversi commenti e reazioni. Il sindacato dei medici dirigenti Anaao è tornato a chiedere «aumenti agli stipendi», mentre in Lombardia si continua a discutere dell’incentivo di frontiera. Un bonus approvato da due anni e ancora fermo, i cui fondi da prelevare dalla tassazione dei frontalieri sono contesi, i sindacati chiedono «approfondimenti giuridici» e sollevano «profili di incostituzionalità». ««Siamo testimoni di un lento, ma inesorabile smantellamento del servizio sanitario nazionale – così commenta per la fondazione Gimbe il presidente Nino Cartabellotta - che spiana inevitabilmente la strada a interessi privati di ogni forma. Continuare a distogliere lo sguardo significa condannare milioni di persone a rinunciare non solo alle cure, ma a un diritto fondamentale: quello alla salute». S. Bac. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- «Così si apre la strada ai privati» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403119607045.PDF §---§ title§§ Quarto (Fdl) «Strumentalizzati i dati elaborati dal Gimbe» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401746505730.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 14 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-14T03:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401746505730.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401746505730.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401746505730.PDF tp:ocr§§ Quarto (FdI) «Strumentalizzati i dati elaborati dal Gimbe» «Alla critica costruttiva di Gimbe ci stiamo, per carità. Non ci stiamo alla strumentalizzazione che ne deriva. Il bicchiere è mezzo pieno e lo si sta riempiendo tutto. Fate lavorare il governo regionale e l'assessore Latronico». Così il coordinatore regionale di Fratelli d'Italia, Piergiorgio Quarto, replica ai dati diffusi dalla Fondazione Gimbe sulla sanità lucana. «I numeri riportati – spiega Quarto – vanno letti con equilibrio e con il rispetto dovuto alla complessità del sistema sanitario. La Basilicata non è una regione in emergenza, ma una realtà che sta lavorando per rafforzare la rete dei servizi e migliorare la qualità dell'assistenza. I dati Gimbe si riferiscono al 2023 e rappresentano una fotografia superata: nel frattempo la Regione ha avviato un percorso di riforma con nuove Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali Operative Territoriali e un piano di assunzioni che porterà oltre 1.600 nuove unità nel triennio 2025-2027. È scorretto . prosegue - utilizzare un'analisi tecnica per alimentare polemiche politiche. Questo rapporto non può diventare l'occasione per le opposizioni di colpire chi, con serietà e metodo, sta portando avanti un lavoro complesso di riorganizzazione e rilancio del sistema sanitario lucano”. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Quarto (Fdl) «Strumentalizzati i dati elaborati dal Gimbe» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401746505730.PDF §---§ title§§ Consiglieri supplenti e fase costituente: più trasparenza contro l'astensionismo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401979603853.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "REPUBBLICA BARI" del 14 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-14T02:19:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401979603853.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401979603853.PDF', 'title': 'REPUBBLICA BARI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401979603853.PDF tp:ocr§§ Consiglieri supplenti e fase costituente: più trasparenza contro l’astensionismo er fare una legge secondo giustizia — scrive uno dei massimi filosofi della politica, John Rawls — occorre essere situati dietro un “velo d’ignoranza”. In modo da non sfruttare a proprio vantaggio le contingenze particolari. Ecco perché è stata cosa buona e giusta non ardire nemmeno di presentare all’ultimo Consiglio regionale l’emendamento per introdurre i consiglieri supplenti di quelli nominati assessori. Lo scopo era evidente: assicurare un bonus alla coalizione in testa nei sondaggi. E per cogliere l’attimo fuggente si approfittava della legge di bilancio come se si trattasse di una semplice questione di copertura finanziaria anziché di una chiara riforma dello Statuto, che quel ruolo non prevede. Un camuffamento, per giunta, proposto in regime di proroga del Consiglio regionale, quando si possono approvare soltanto atti indifferibili e urgenti: figurarsi se possa esserlo la riforma P dello Statuto. Bene ha fatto, quindi, il candidato presidente del centrosinistra, Antonio Decaro, a innestare la retromarcia e riportare la questione sul binario della correttezza: il problema dell’incompatibilità fra le due cariche di consigliere e di assessore — cioè fra controllore e controllato — sarà affrontato, semmai, all’inizio di legislatura, quando appunto s’ignora chi sarà avanti nei sondaggi fra cinque anni, e nell’ambito di una revisione dello Statuto. Il quale, in effetti, già ora è compiacente verso i consiglieri obbligando il presidente a scegliere otto assessori su dieci tra di loro, magari ricchi di consenso elettorale ma poveri di competenze, e impedendogli così di formare una giunta appropriata con più di due, o tutti, assessori esterni. Con l’introduzione del consigliere supplente aumenterebbe il favoritismo verso i consiglieri, consentendo a quelli di loro nominati assessori di tenere in caldo il posto e di rioccuparlo indisturbati in caso di estromissione dalla giunta. Peraltro il consigliere supplente, previsto in alcune Regioni, è di dubbia costituzionalità perché consente di far entrare in Consiglio sia pure temporaneamente candidati non eletti dagli elettori. ma trattati come eletti a discrezione del presidente di giunta nelle nomine degli assessori. Comunque in concreto esso non risolve il problema della separazione dei poteri di gestione e di controllo dell’amministrazione, cumulati nella stessa persona. Pensiamo soltanto all’enorme potere amministrativo in materia di sanità, il settore che assorbe quattro quinti del bilancio regionale e richiede perciò doti non comuni di programmazione e organizzazione, anche per avere la forza di superare l’attuale logica della spartizione politica nella nomina dei direttori generali. Le statistiche (fonte: fondazione Gimbe qualche giorno fa) dicono che la Puglia è tra le regioni che supera la media nazionale per cittadini che hanno dovuto rinunciare alle cure (più di uno su dieci: 10,9 per cento) a causa della lunghezza delle liste d’attesa (per esempio: 14 mesi per una colonscopia, invece dei dieci giorni previsti). Le “case della comunità” sono praticamente inesistenti (una su 123 previste), gli ospedali di comunità non decollano (7 su 49). Sembra logico che a controllare la gestione di un settore così ampio e delicato ma in evidente crisi sia, tra gli altri colleghi di partito con lui allineati, lo stesso assessore responsabile? La soluzione allora dev’essere radicale: incompatibilità, da introdurre nello Statuto a somiglianza di quella prevista dalla legge per i Comuni. Ciò che potrebbe essere fatto già a Statuto vigente, per spontanea decisione politica degli assessori nominati. E addirittura con un impegno esplicito preso in campagna elettorale se il candidato presidente annunciasse il nome dei due assessori esterni, o almeno di quello alla Sanità. Sottoporre al giudizio degli elettori anche le nomine degli assessori, indicandone le priorità d’intervento, darebbe trasparenza e fiducia e potrebbe contribuire a ridurre la distanza tra il palazzo e la piazza, messa in m ostra dall’astensionismo crescente. ---End text--- Author: NICOLA COLAIANNI Heading: Highlight: È giusto rimandare a inizio legislatura il dibattito sul ruolo di controllori e controllati Image: -tit_org- Consiglieri supplenti e fase costituente: più trasparenza contro l'astensionismo -sec_org- tp:writer§§ Nicola Colaianni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401979603853.PDF §---§ title§§ Liste d'attesa, eppur si muove «Ora riforma dell'emergenza» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401966203731.PDF description§§

Estratto da pag. 42 di "RESTO DEL CARLINO ANCONA" del 14 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-14T02:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401966203731.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401966203731.PDF', 'title': 'RESTO DEL CARLINO ANCONA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401966203731.PDF tp:ocr§§ Liste d’attesa, eppur si muove «Ora riforma dell’emergenza» Eppur si muove. Sulla sanità marchigiana (e italiana) pesa il macigno delle liste d’attesa, gonfiate a dismisura dall’ebollizione della domanda di prestazioni, esplosa dopo lo tsunami della pandemia. A forza di decreti del governo (due), fondi ad hoc (una dote di 36 milioni in tre anni), prestazioni aggiuntive e piani straordinari per abbatterle, la situazione è anche migliorata, ma evidentemente c’è ancora molto, molto da fare. Qui è la Fondazione Gimbe a sentenziare: l’anno scorso, il 10,6% dei marchigiani, oltre 157mila persone, ha dichiarato di avere rinunciato a una o più prestazioni a fronte di una media italiana del 9,9%. Di contro, l’aspettativa di vita è di 84,2 anni, più della media (83,4). Personale sanitario: i dati relativi al 2023 dicono che in regione operano 13,4 unità ogni mille abitanti, più della media (11,9), e questo vale sia per i medici che per gli infermieri. Medici di medicina generale: il massimale di 1.500 assistiti è superato dal 55,5% e il numero medio di assistiti è pari a 1.370. Secondo la stima Gimbe, in regione ne mancano 136. Tra 2019 e 2023 si sono ridotti dell’1,7%, in Italia del 12,7%. Cure essenziali (Gimbe): nel 2023 il punteggio totale della performance della Regione sui Livelli essenziali di assistenza (Lea), cioè le prestazioni che il servizio sanitario eroga gratis o col pagamento del ticket, è di 248 (massimo 300): le Marche si posizionano all’ottavo posto e risultano adempienti secondo il Nuovo sistema di garanzia. Sulla base dei 26 indicatori di valutazione, divisi in tre aree (prevenzione e sanità pubblica, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera), la Regione è decima per l’area della prevenzione, sesta per l’area distrettuale e quinta per quella ospedaliera. Tra le priorità del governatore Acquaroli, c’è la riforma della emergenza-urgenza (ora allo stato di bozza), che prevede tra l’altro «la creazione del Dipartimento di emergenza-urgenza interaziendale a valenza regionale». L’obiettivo è una ’cabina di regia’ unica per decongestionare i pronto soccorso in affanno. (ale. cap.) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Liste d'attesa, eppur si muove «Ora riforma dell'emergenza» -sec_org- Ancona tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401966203731.PDF §---§ title§§ Liste d'attesa, eppur si muove «Ora riforma dell'emergenza» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401927902324.PDF description§§

Estratto da pag. 34 di "RESTO DEL CARLINO ASCOLI" del 14 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-14T01:40:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401927902324.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401927902324.PDF', 'title': 'RESTO DEL CARLINO ASCOLI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401927902324.PDF tp:ocr§§ Liste d’attesa, eppur si muove «Ora riforma dell’emergenza» Eppur si muove. Sulla sanità marchigiana (e italiana) pesa il macigno delle liste d’attesa, gonfiate a dismisura dall’ebollizione della domanda di prestazioni, esplosa dopo lo tsunami della pandemia. A forza di decreti del governo (due), fondi ad hoc (una dote di 36 milioni in tre anni), prestazioni aggiuntive e piani straordinari per abbatterle, la situazione è anche migliorata, ma evidentemente c’è ancora molto, molto da fare. Qui è la Fondazione Gimbe a sentenziare: l’anno scorso, il 10,6% dei marchigiani, oltre 157mila persone, ha dichiarato di avere rinunciato a una o più prestazioni a fronte di una media italiana del 9,9%. Di contro, l’aspettativa di vita è di 84,2 anni, più della media (83,4). Personale sanitario: i dati relativi al 2023 dicono che in regione operano 13,4 unità ogni mille abitanti, più della media (11,9), e questo vale sia per i medici che per gli infermieri. Medici di medicina generale: il massimale di 1.500 assistiti è superato dal 55,5% e il numero medio di assistiti è pari a 1.370. Secondo la stima Gimbe, in regione ne mancano 136. Tra 2019 e 2023 si sono ridotti dell’1,7%, in Italia del 12,7%. Cure essenziali (Gimbe): nel 2023 il punteggio totale della performance della Regione sui Livelli essenziali di assistenza (Lea), cioè le prestazioni che il servizio sanitario eroga gratis o col pagamento del ticket, è di 248 (massimo 300): le Marche si posizionano all’ottavo posto e risultano adempienti secondo il Nuovo sistema di garanzia. Sulla base dei 26 indicatori di valutazione, divisi in tre aree (prevenzione e sanità pubblica, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera), la Regione è decima per l’area della prevenzione, sesta per l’area distrettuale e quinta per quella ospedaliera. Tra le priorità del governatore Acquaroli, c’è la riforma della emergenza-urgenza (ora allo stato di bozza), che prevede tra l’altro «la creazione del Dipartimento di emergenza-urgenza interaziendale a valenza regionale». L’obiettivo è una ’cabina di regia’ unica per decongestionare i pronto soccorso in affanno. (ale. cap.) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Liste d'attesa, eppur si muove «Ora riforma dell'emergenza» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401927902324.PDF §---§ title§§ Liste d'attesa, eppur si muove «Ora riforma dell'emergenza» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401792305208.PDF description§§

Estratto da pag. 42 di "RESTO DEL CARLINO MACERATA" del 14 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-14T03:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401792305208.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401792305208.PDF', 'title': 'RESTO DEL CARLINO MACERATA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401792305208.PDF tp:ocr§§ Liste d’attesa, eppur si muove «Ora riforma dell’emergenza» Eppur si muove. Sulla sanità marchigiana (e italiana) pesa il macigno delle liste d’attesa, gonfiate a dismisura dall’ebollizione della domanda di prestazioni, esplosa dopo lo tsunami della pandemia. A forza di decreti del governo (due), fondi ad hoc (una dote di 36 milioni in tre anni), prestazioni aggiuntive e piani straordinari per abbatterle, la situazione è anche migliorata, ma evidentemente c’è ancora molto, molto da fare. Qui è la Fondazione Gimbe a sentenziare: l’anno scorso, il 10,6% dei marchigiani, oltre 157mila persone, ha dichiarato di avere rinunciato a una o più prestazioni a fronte di una media italiana del 9,9%. Di contro, l’aspettativa di vita è di 84,2 anni, più della media (83,4). Personale sanitario: i dati relativi al 2023 dicono che in regione operano 13,4 unità ogni mille abitanti, più della media (11,9), e questo vale sia per i medici che per gli infermieri. Medici di medicina generale: il massimale di 1.500 assistiti è superato dal 55,5% e il numero medio di assistiti è pari a 1.370. Secondo la stima Gimbe, in regione ne mancano 136. Tra 2019 e 2023 si sono ridotti dell’1,7%, in Italia del 12,7%. Cure essenziali (Gimbe): nel 2023 il punteggio totale della performance della Regione sui Livelli essenziali di assistenza (Lea), cioè le prestazioni che il servizio sanitario eroga gratis o col pagamento del ticket, è di 248 (massimo 300): le Marche si posizionano all’ottavo posto e risultano adempienti secondo il Nuovo sistema di garanzia. Sulla base dei 26 indicatori di valutazione, divisi in tre aree (prevenzione e sanità pubblica, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera), la Regione è decima per l’area della prevenzione, sesta per l’area distrettuale e quinta per quella ospedaliera. Tra le priorità del governatore Acquaroli, c’è la riforma della emergenza-urgenza (ora allo stato di bozza), che prevede tra l’altro «la creazione del Dipartimento di emergenza-urgenza interaziendale a valenza regionale». L’obiettivo è una ’cabina di regia’ unica per decongestionare i pronto soccorso in affanno. (ale. cap.) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Liste d'attesa, eppur si muove «Ora riforma dell'emergenza» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401792305208.PDF §---§ title§§ Liste d'attesa, eppur si muove «Ora riforma dell'emergenza» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401792005209.PDF description§§

Estratto da pag. 40 di "RESTO DEL CARLINO PESARO" del 14 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-14T03:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401792005209.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401792005209.PDF', 'title': 'RESTO DEL CARLINO PESARO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401792005209.PDF tp:ocr§§ Liste d’attesa, eppur si muove «Ora riforma dell’emergenza» Eppur si muove. Sulla sanità marchigiana (e italiana) pesa il macigno delle liste d’attesa, gonfiate a dismisura dall’ebollizione della domanda di prestazioni, esplosa dopo lo tsunami della pandemia. A forza di decreti del governo (due), fondi ad hoc (una dote di 36 milioni in tre anni), prestazioni aggiuntive e piani straordinari per abbatterle, la situazione è anche migliorata, ma evidentemente c’è ancora molto, molto da fare. Qui è la Fondazione Gimbe a sentenziare: l’anno scorso, il 10,6% dei marchigiani, oltre 157mila persone, ha dichiarato di avere rinunciato a una o più prestazioni a fronte di una media italiana del 9,9%. Di contro, l’aspettativa di vita è di 84,2 anni, più della media (83,4). Personale sanitario: i dati relativi al 2023 dicono che in regione operano 13,4 unità ogni mille abitanti, più della media (11,9), e questo vale sia per i medici che per gli infermieri. Medici di medicina generale: il massimale di 1.500 assistiti è superato dal 55,5% e il numero medio di assistiti è pari a 1.370. Secondo la stima Gimbe, in regione ne mancano 136. Tra 2019 e 2023 si sono ridotti dell’1,7%, in Italia del 12,7%. Cure essenziali (Gimbe): nel 2023 il punteggio totale della performance della Regione sui Livelli essenziali di assistenza (Lea), cioè le prestazioni che il servizio sanitario eroga gratis o col pagamento del ticket, è di 248 (massimo 300): le Marche si posizionano all’ottavo posto e risultano adempienti secondo il Nuovo sistema di garanzia. Sulla base dei 26 indicatori di valutazione, divisi in tre aree (prevenzione e sanità pubblica, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera), la Regione è decima per l’area della prevenzione, sesta per l’area distrettuale e quinta per quella ospedaliera. Tra le priorità del governatore Acquaroli, c’è la riforma della emergenza-urgenza (ora allo stato di bozza), che prevede tra l’altro «la creazione del Dipartimento di emergenza-urgenza interaziendale a valenza regionale». L’obiettivo è una ’cabina di regia’ unica per decongestionare i pronto soccorso in affanno. (ale. cap.) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Liste d'attesa, eppur si muove «Ora riforma dell'emergenza» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401792005209.PDF §---§ title§§ Sanità, mancano 40 miliardi in 3 anni Se la manovra non dà scosse = Voragine Sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101402021503244.PDF description§§

Estratto da pag. 16 di "STAMPA" del 14 Oct 2025

La spesa pubblica per la Salute è destinata a crescere, ma mancano 40 miliardi Regionialbiviotratagli delle prestazionie aumento delle tasse. Sempre meno medici

pubDate§§ 2025-10-14T02:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101402021503244.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101402021503244.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101402021503244.PDF tp:ocr§§ Sanità, mancano 40 miliardi in 3 anni Se la manovra non dà scosse LA POLITICA ECONOMICA Voragine Sanità La spesa pubblica per la Salute è destinata a crescere, ma mancano 40 miliardi Regioni al bivio tra tagli delle prestazioni e aumento delle tasse. Sempre meno medici ELSA FORNERO I l ministro Giorgetti l’ha detto e ripetuto, ai suoi colleghi di governo e di partito più smaniosi di risorse e meno sensibili alla stabilità finanziaria del Paese: anche se la situazione finanziaria non presenta criticità acute, non c’è margine per accontentare tutte le pretese della maggioranza. BARONI, RUSSO – PAGINE 16, 17 E 29 IL DOSSIER PAOLO RUSSO ROMA S alvo sorprese nel corso del Consiglio dei ministri che oggi varerà la manovra 2026, la sanità porta a casa 2,3 miliardi in più per il prossimo anno, che sommati ai 3,7 già previsti dalla finanziaria dello scorso anno fanno in totale 6 miliardi. Un trend in crescita che dovrebbe proseguire nei due anni successivi, con 3,5 miliardi di aumento nel 2027 e 5 miliardi nel 2028. Risorse che serviranno soprattutto ad assumere personale e a tamponare la fuga di medici e infermieri dal pubblico, con aumenti in busta paga, più consistenti per i camici bianchi che lavorano esclusivamente nell’Ssn. Per una “manovrina” complessiva da 16 miliardi era probabilmente difficile pretendere di più, ma la dote Copia di 966aa4f3f741517e86ec7f4c41f3a708 che il ministro della Salute, Orazio Schillaci, dovrebbe portare a casa non basta a colmare il gap tra il fabbisogno e la spesa prevista da qui al 2028. La traduzione da percentuale sul Pil a denaro contante l’ha fatta Gimbe nel suo Rapporto annuale presentato la scorsa settimana alla Camera. Le previsioni non sono però di un istituto di ricerca privato bensì del Governo, che le ha messe nero su bianco nel Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp). E ciò che ne emerge è una voragine da 40,4 miliardi che si aprirà da qui al 2028 nei conti della sanità pubblica. Il Dpfp del 2 ottobre scorso stima infatti un rapporto spesa sanitaria/Pil stabile al 6,4% per gli anni 2025, 2027 e 2028, con un leggero aumento al 6,5% nel 2026. Ma, a legislazione vigente, secondo la legge di bilancio 2025, il finanziamento si attesterà su livelli inferiori: 6,1% del Pil nel biennio 2025-26, 5,9% nel 2027 e 5,8% nel 2028. Un divario tra previsione di spesa e finanziamento che, tradotto in soldoni, rischia di aprire nei bilanci regionali un buco di 7,5 miliardi quest’anno, 9,2 miliardi il prossimo, 10,3 nel 2027 e 13,4 nel 2028. In totale 40,4 miliardi, poco meno di 30 se andranno in porto gli stanziamenti aggiuntivi previsti nel triennio dalla manovra targata 2026. Quanto basta comunque per costringere le Regioni a tagliare prestazioni o aumentare le tasse. Anche perché, come certifica la Corte dei conti nel suo ultimo rapporto sul Coordinamento della finanza pubblica del mese scorso, già nel 2024 i conti di Asl e ospedali regionali sono andati in rosso per 1,513 miliardi, contro i 590 milioni del deficit conteggiato l’anno precedente. Se appare un’impresa ardua inseguire la corsa della spesa — spinta dall’invecchiamento della popolazione e dal costo crescente della tecnologia sanitaria — resta il fatto che quello del prossimo anno è un salto in avanti del Fondo sanitario senza precedenti negli ultimi anni. Servirà soprattutto ad assumere medici e infermieri e a fermarne la fuga verso il privato e l’estero. Il piatto forte è quello dell’arruolamento di forze fresche in pianta organica: in totale circa 30 mila assunzioni nel triennio, soprattutto infermieri. Per le assunzioni si stanziano 841 milioni nel 2026, che saliranno a 1,084 miliardi l’anno successivo e a quasi 2 miliardi nel 2028. Ma per convincere a restare chi già lavora nel pubblico si cerca di rafforzare le buste paga, premiando in particolare i medici che scelgono il rapporto di esclusiva con l’Ssn. Altro capitolo importante è quello della prevenzione, oggi la “Cenerentola” della sanità, con solo il 5% del Fondo sanitario, nonostante sia noto che prevenire è meglio (e meno costoso) che curare. Il testo in entrata prevede di portare la quota al 5,5% del finanziamento complessivo, pari a 700 milioni il primo anno, 1,05 miliardi nel 2026 e altrettanti nel 2028. Fondi che serviranno a rafforzare gli screening già esistenti — come quello per la mammella (estendendolo alle donne dai 45 ai 74 anni anziché dai 50 ai 69), per l’utero e per il colon — e a introdurne uno nuovo dedicato al tumore al polmone. Altri 80 milioni dovrebbero andare all’attuazione del Piano salute mentale, 100 milioni alla ricerca corrente degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, 70 milioni per rendere stabile la sperimentazione della farmacia dei servizi dove poter eseguire accertamenti di base e 150 milioni andranno al rafforzamento dell’assistenza territoriale e domiciliare, due spine nel fianco del nostro Ssn. Non c’è invece traccia dell’aumento di mezzo punto percentuale sul fondo sanitario del tetto per la farmaceutica, che varrebbe 700 milioni mentre gli industriali ne reclamavano il doppio. — ---End text--- Author: PAOLO RUSSO Heading: LA POLITICA ECONOMICA Highlight: IL GAP TRA SPESA SANITARIA E FINANZIAMENTO Rapporto spesa-Pil Rapporto finanziamento-PIL a legislazione vigente 2027 2025 6,4% 6,4% 6,1% 5,9% -7,5 Totale differenza tra finanziato e spesa 2025-28: -10,3 2026 -9,2 Fonte: Fondazione Gimbe Differenza (in miliardi) 2028 6,5% 6,4% -40,7 6,1% 5,8% miliardi -13,4 Withub “ Orazio Schillaci Parte dei fondi saranno destinati ad aumentare la quota del Fondo Sanitario Nazionale destinata alla prevenzione Vogliamo investire per assumere medici e soprattutto infermieri e per migliorare le loro retribuzioni Stipendi in aumento per i sanitari che lavorano in esclusiva con il Ssn Image:In corsia Il ministro della Salute, Orazio Schillaci in un reparto di infettivologi a in un ospedale italiano -tit_org- Sanità, mancano 40 miliardi in 3 anni Se la manovra non dà scosse Voragine Sanità -sec_org- tp:writer§§ paolo russo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101402021503244.PDF §---§ title§§ Intervista a Nino Cartabellotta - "Liste d'attesa fuori controllo Molti italiani non sì cureranno più" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401966103734.PDF description§§

Estratto da pag. 17 di "STAMPA" del 14 Oct 2025

Il presidente della Fondazione Gimbe: sanitari stremati, ci sarà un'altra fuga dal pubblico

pubDate§§ 2025-10-14T02:13:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401966103734.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401966103734.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401966103734.PDF tp:ocr§§ Nino Cartabellotta “Liste d’attesa fuori controllo Molti italiani non si cureranno più” Il presidente della Fondazione Gimbe: sanitari stremati, ci sarà un’altra fuga dal pubblico L’INTERVISTA PAOLO BARONI ROMA «L a storia si ripete, ma in peggio» sostiene il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta di fronte alla notizia dei «forti disallineamenti» tra gli stanziamenti programmati per i prossimi tre anni ed i livelli di spesa previsti. Come ha segnalato al governo la Corte dei Conti in tre anni avremmo bisogno di disporre di ben 40 miliardi in più. «Un divario così ampio tra finanziamento pubblico assegnato e previsione di spesa sanitaria non si era mai registrato - spiega Cartabellotta in questa intervista -. Il Documento Programmatico di Finanza Pubblica (Dpfp) 2025 stima un rapporto spesa sanitaria/PIL al 6,4% per gli anni 2025, 2027 e 2028 e del 6,5% nel 2026. Ma la Legge di Bilancio 2025 racconta un’altra realtà: la quota di Pil destinata al Fsn scenderà dal 6,1% del 2025-2026 al 5,9% nel 2027 e al 5,8% nel 2028. Tradotto in cifre, prima della Manovra 2026 c’è un buco di oltre 40 miliardi di euro: 7,5 nel 2025, 9,2 nel 2026, 10,3 nel 2027 e 13,4 nel 2028. La nuova legge di Bilancio potrebbe stanziare 2 miliardi in più per Sanità che su una manovra da 16 non sono comunque pochi… «Certo che no, ma è solo una boccata d’ossigeno. Aumentano i costi per i contratti del personale, i farmaci innovativi, i dispositivi medici e una popolazione sempre più anziana e con cronicità multiple richiede risposte sempre più complesse e costose. Mancano le risorse per aggiornare i Livelli essenziali di assistenza e per rivedere le tariffe per i rimborsi dei ricoveri ospedalieri (Drg) e della specialistica ambulatoriale. In questo scenario, qualcuno crede davvero che 2-3 miliardi in più possano invertire la rotta?». Lo chiedo all’esperto... «È solo una toppa su un tessutoormai logoro: può rallentare lo strappo, ma non impedirlo. Anzi, alimenta l’illusionecheil Serviziosanitarionazionale sia ancora in grado di reggere. Oggi serve un piano di rifinanziamento progressivo che permetta di fare programmazione, fornendo certezzea Regioni, Aziende sanitarie, professionisti e industria». Che impatto ha sugli utenti, ma anche sul personale, i medici e gli infermieri, questo sottofinanziamento del Ssn? Copia di 966aa4f3f741517e86ec7f4c41f3a708 «Le conseguenzesono ampiamente visibili: liste d’attesa fuori controllo, personale stremato e demotivato che abbandona il Ssn, cittadini che pagano di tasca propria o rinunciano alle cure. Nel 2024, oltre 41 miliardi di eurodi spesaprivata e 5,8milioni di persone ha rinunciato a prestazioni sanitarie». Già l’anno passato molte Regioni prima delle coperture presentavano disavanzi significativi... «I disavanzi sono la punta dell’iceberg di un sistema in grave sofferenza. Le Regioni non hanno margini per compensare con entrate proprie (ad esempio ticket, attività libero professionale intramuraria,payback)un divario così ampio e tra spesa prevista e finanziamento assegnato. E a quel punto le strade sono solo due: aumentare le imposte regionali o tagliare i servizi. In entrambi i casi, a pagare il prezzo più alto sono sempre i cittadini». L’aumento della spesa per l’acquisto di farmaci (+12% quella diretta e +3,3 la convenzionata) e quella dei dispositivi medici (+6,3%) sono tra le voci che più hanno influenzato i disavanzi. A cos’è dovuto questo incremento? «Alnetto di prescrizioni inappropriate il tetto della spesa farmaceutica diretta viene sforato in tutte le Regioni per la disponibilità di un numero sempre maggiore di innovazioni farmacologiche e per l’aumento dei bisogni legati all’invecchiamento della popolazione. Il tetto per farmaceutica convenzionata nel 2024 è stato sforato solo in 8 Regioni. Verosimilmente, ha contribuito anche lo spostamento di alcuni farmaci dalla distribuzione diretta a quellaperconto.Chedaun lato avrà rallegrato le farmacie private, dall’altro ha aumentato i costi per il Ssn». Le misure di contenimento della spesa, che pure sono state intr odotte, sembrano non funzionare. Perchè? «Sono strumenti rigidi, pensatipiù perfar quadrare iconti che per migliorare l’appropriatezzae aumentare ilvaloredellaspesa sanitaria.Quando i tetti vengono superati, come puntualmente accade, scattano meccanismi sanzionatori per le aziende produttrici(adesempiocol cosiddetto payback), senza affrontare le cause strutturali. E in assenza di un ecosistema integrato di governance, incentivi,monitoraggio, responsabilizzazione professionale e organizzativa, i tetti di spesa rimangono molto fragili». Il Dpfp prevede alcune iniziative finalizzare al miglioramento del Ssn. Secondo lei funzioneranno? «La direzione è giusta, ma non basta. Le misure organizzative sono importanti, ma rischianodiprodurreeffettiminimi senza risorse adeguate e riforme strutturali, soprattuttoper restituire attrattivitàalla carriera nel Ssn per tutti i professionistisanitari». E cosa occorrerebbe fare? «Ilvero salto diqualità arriverà solo quando la politica smetterà di considerare la salute come una voce di spesa da comprimere e inizierà a trattarlacome un investimento strategico per il futuro del Paese. E con le iniziative previste dal Dpfp rimaniamo nel perimetro della “manutenzione ordinaria” che, purtroppo, continuerà a indebolire la sanità pubblica, favorendo l’inevitabile avanzata del privato e aumentando iniquità e diseguaglianze. — ---End text--- Author: PAOLO BARONI Heading: Highlight: “ Nino Cartabellotta Mancano le risorse per aggiornare i Livelli di assistenza e per rivedere le tariffe per i rimborsi dei ricoveri ospedalieri Serve un piano di rifinanziamento progressivo per la sanità che dia certezza a Regioni, Asl e industria L’anno scorso 5,8 milioni di cittadini hanno rinunciato a prestazioni sanitarie e la spesa privata ha superato i 41 miliardi Image:Il reparto del Pronto soccorso in un ospedale italiano -tit_org- Intervista a Nino Cartabellotta - “Liste d'attesa fuori controllo Molti italiani non sì cureranno più” -sec_org- tp:writer§§ PAOLO BARONI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401966103734.PDF §---§ title§§ AGGIORNATO - Voragine Sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401745805735.PDF description§§

Estratto da pag. 16 di "STAMPA" del 14 Oct 2025

La spesa pubblica per la Salute è destinata a crescere, ma mancano 40 miliardi Regionialbiviotratagli delle prestazionie aumento delle tasse. Sempre meno medici

pubDate§§ 2025-10-14T03:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401745805735.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401745805735.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401745805735.PDF tp:ocr§§ Voragine Sanità La spesa pubblica per la Salute è destinata a crescere, ma mancano 40 miliardi Regioni al bivio tra tagli delle prestazioni e aumento delle tasse. Sempre meno medici ROMA S alvo sorprese nel corso del Consiglio dei ministri che oggi varerà la manovra 2026, la sanità porta a casa 2,3 miliardi in più per il prossimo anno, che sommati ai 3,7 già previsti dalla finanziaria dello scorso anno fanno in totale 6 miliardi. Un trend in crescita che dovrebbe proseguire nei due anni successivi, con 3,5 miliardi di aumento nel 2027 e 5 miliardi nel 2028. Risorse che serviranno soprattutto ad assumere personale e a tamponare la fuga di medici e infermieri dal pubblico, con aumenti in busta paga, più consistenti per i camici bianchi che lavorano esclusivamente nell’Ssn. Per una “manovrina” complessiva da 16 miliardi era probabilmente difficile pretendere di più, ma la dote Copia di 966aa4f3f741517e86ec7f4c41f3a708 che il ministro della Salute, Orazio Schillaci, dovrebbe portare a casa non basta a colmare il gap tra il fabbisogno e la spesa prevista da qui al 2028. La traduzione da percentuale sul Pil a denaro contante l’ha fatta Gimbe nel suo Rapporto annuale presentato la scorsa settimana alla Camera. Le previsioni non sono però di un istituto di ricerca privato bensì del Governo, che le ha messe nero su bianco nel Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp). E ciò che ne emerge è una voragine da 40,4 miliardi che si aprirà da qui al 2028 nei conti della sanità pubblica. Il Dpfp del 2 ottobre scorso stima infatti un rapporto spesa sanitaria/Pil stabile al 6,4% per gli anni 2025, 2027 e 2028, con un leggero aumento al 6,5% nel 2026. Ma, a legislazione vigente, secondo la legge di bilancio 2025, il finanziamento si attesterà su livelli inferiori: 6,1% del Pil nel biennio 2025-26, 5,9% nel 2027 e 5,8% nel 2028. Un divario tra previsione di spesa e finanziamento che, tradotto in soldoni, rischia di aprire nei bilanci regionali un buco di 7,5 miliardi quest’anno, 9,2 miliardi il prossimo, 10,3 nel 2027 e 13,4 nel 2028. In totale 40,4 miliardi, poco meno di 30 se andranno in porto gli stanziamenti aggiuntivi previsti nel triennio dalla manovra targata 2026. Quanto basta comunque per costringere le Regioni a tagliare prestazioni o aumentare le tasse. Anche perché, come certifica la Corte dei conti nel suo ultimo rapporto sul Coordinamento della finanza pubblica del mese scorso, già nel 2024 i conti di Asl e ospedali regionali sono andati in rosso per 1,513 miliardi, contro i 590 milioni del deficit conteggiato l’anno precedente. Se appare un’impresa ardua inseguire la corsa della spesa — spinta dall’invecchiamento della popolazione e dal costo crescente della tecnologia sanitaria — resta il fatto che quello del prossimo anno è un salto in avanti del Fondo sanitario senza precedenti negli ultimi anni. Servirà soprattutto ad assumere medici e infermieri e a fermarne la fuga verso il privato e l’estero. Il piatto forte è quello dell’arruolamento di forze fresche in pianta organica: in totale circa 30 mila assunzioni nel triennio, soprattutto infermieri. Per le assunzioni si stanziano 841 milioni nel 2026, che saliranno a 1,084 miliardi l’anno successivo e a quasi 2 miliardi nel 2028. Ma per convincere a restare chi già lavora nel pubblico si cerca di rafforzare le buste paga, premiando in particolare i medici che scelgono il rapporto di esclusiva con l’Ssn. Altro capitolo importante è quello della prevenzione, oggi la “Cenerentola” della sanità, con solo il 5% del Fondo sanitario, nonostante sia noto che prevenire è meglio (e meno costoso) che curare. Il testo in entrata prevede di portare la quota al 5,5% del finanziamento complessivo, pari a 700 milioni il primo anno, 1,05 miliardi nel 2026 e altrettanti nel 2028. Fondi che serviranno a rafforzare gli screening già esistenti — come quello per la mammella (estendendolo alle donne dai 45 ai 74 anni anziché dai 50 ai 69), per l’utero e per il colon — e a introdurne uno nuovo dedicato al tumore al polmone. Altri 80 milioni dovrebbero andare all’attuaz ione del Piano salute mentale, 100 milioni alla ricerca corrente degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, 70 milioni per rendere stabile la sperimentazione della farmacia dei servizi dove poter eseguire accertamenti di base e 150 milioni andranno al rafforzamento dell’assistenza territoriale e domiciliare, due spine nel fianco del nostro Ssn. Non c’è invece traccia dell’aumento di mezzo punto percentuale sul fondo sanitario del tetto per la farmaceutica, che varrebbe 700 milioni mentre gli industriali ne reclamavano il doppio. — ---End text--- Author: PAOLO RUSSO Heading: Highlight: Stipendi in aumento per i sanitari che lavorano in esclusiva con il Ssn “ Orazio Schillaci Parte dei fondi saranno destinati ad aumentare la quota del Fondo Sanitario Nazionale destinata alla prevenzione Vogliamo investire per assumere medici e soprattutto infermieri e per migliorare le loro retribuzioni Image:IL GAP TRA SPESA SANITARIA E FINANZIAMENTO Rapporto spesa-Pil Rapporto finanziamento-PIL a legislazione vigente 2027 2025 6,4% 6,4% 6,1% 5,9% -7,5 Totale differenza tra finanziato e spesa 2025-28: -10,3 2026 -9,2 Fonte: Fondazione Gimbe Differenza (in miliardi) 2028 6,5% 6,4% -40,7 6,1% 5,8% miliardi -13,4 Withub In corsia Il ministro della Salute, Orazio Schillaci in un reparto di infettivologi a in un ospedale italiano -tit_org- AGGIORNATO - Voragine Sanità -sec_org- tp:writer§§ paolo russo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101401745805735.PDF §---§ title§§ Su spesa farmaceutica e servizi ai cittadini ora va fatta chiarezza link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403141506380.PDF description§§

Estratto da pag. 15 di "AVVENIRE" del 14 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-14T04:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403141506380.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403141506380.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403141506380.PDF tp:ocr§§ Cosa non va nel riordino del sistema SU SPESA FARMACEUTICA E SERVIZI AI CITTADINI ORA VA FATTA CHIAREZZA D al Ministero della Salute è uscita la bozza di un decreto legge intitolato “Delega al Governo per la riforma e il riordino della legislazione farmaceutica in materia di accesso al farmaco, monitoraggio e controllo della spesa farmaceutica, prestazione di servizi sanitari sul territorio da parte delle farmacie, rafforzamento della rete assistenziale farmaceutica”. Il decreto è composto da 4 articoli il cui contenuto ne svuota il titolo roboante, anche in considerazione del fatto che i tempi di realizzazione sono biblici, dovendosi compiere entro il 31 dicembre 2026 con possibilità di prolungamento e con “neutralità finanziaria”, cioè senza nuove risorse. Si può certamente esprimere soddisfazione per la decisione di rivedere la legislazione farmaceutica allo scopo di eliminare i doppioni e le contraddizioni, ma per il resto si possono cogliere due aspetti che offrono ampie possibilità di discussione. Una prima puntualizzazione riguarda il payback, una vecchia disposizione di legge che, avendo stabilito un tetto per la spesa farmaceutica, richiede all’industria di ripagarne ogni anno l’eccesso. In altre parole, si tratta di una richiesta che fa pagare in parte all’industria farmaceutica l’incapacità del Governo di controllare la spesa sui farmaci. Sono più di trent’anni che non si riforma il Prontuario Terapeutico Nazionale, che contiene i farmaci rimborsati dal Servizio sanitario. E così si continuano a inserire farmaci, approvati a livello europeo, senza che rappresentino reali miglioramenti per la terapia. Come è possibile avere almeno cento farmaci contro l’ipertensione senza che vi siano confronti fra di loro, per conoscere cosa ci sia di differente in termini di benefici e tossicità? È chiaro che l’industria abbia interesse a non fare controlli, ma l’Aifa – l’Agenzia italiana del farmaco – non dovrebbe accettare tutti i farmaci “fotocopia”, e richiedere invece a pochi di avere prezzi ragionevoli. Nessun accenno nella bozza del decreto al vero problema che si deve affrontare: abolire il pay-back, ma controllare il monopolio informativo da parte dell’industria, sviluppare informazioni indipendenti e limitare il numero dei farmaci rimborsabili, richiedendo all’industria di fare i confronti non contro il placebo ma contro i farmaci già rimborsati per la stessa indicazione terapeutica. In questo modo si potrebbero controllare anche i prezzi. Un secondo argomento trattato riguarda i servizi sanitari nelle farmacie. Non vi è dubbio che la capillarità delle farmacie rappresenterebbe un punto d’appoggio per il Ssn, ma occorre essere chiari. Come è possibile collocare servizi sanitari senza adeguate certificazioni che ne attestino l’attendibilità? Ma soprattutto, come possono essere presenti in locali che sono simili a un ba2ar? I servizi sanitari si ritrovano nello stesso luogo dove si vendono prodotti omeopatici che non contengono nulla e rappresentano gravi attentati alla salute, dove si vende una infinità di prodotti senza alcuna documentazione scientifica: dagli integratori alimentari ai prodotti a base di vegetali, ai cosmetici farmaceutici. Basta guardare la vetrina delle farmacie, dove è predominante la pubblicità per rossetti e creme. Come si possono collocare servizi sanitari delicati, da gestire con grande attenzione e senza consumismi, in un contesto simile a un mercato, dove si vende di tutto pur di fare soldi? È questo il modo per migliorare il Ssn? Francamente mi auguro che i medici e gli Ordini, che hanno a cuore la salute, alzino la voce. Fondatore e Presidente Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs ---End text--- Author: SILVIO GARATTINI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Su spesa farmaceutica e servizi ai cittadini ora va fatta chiarezza -sec_org- tp:writer§§ Silvio Garattini guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403141506380.PDF §---§ title§§ Sanità, Bolzano e Aosta al top link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140106386.PDF description§§

Estratto da pag. 27 di "ITALIA OGGI" del 14 Oct 2025

Lecce ultima. A Potenza 3,7 medici ogni 10.000 abitanti

pubDate§§ 2025-10-14T04:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140106386.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140106386.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140106386.PDF tp:ocr§§ E’ quanto emerge dal Report annuale sulle aziende sanitarie del Centro di ricerca Rep Sanità, Bolzano e Aosta al top Lecce ultima. A Potenza 3,7 medici ogni 10.000 abitanti e migliori aziende sanitarie d’Italia per efficienza nella gestione del personale sono quelle di Bolzano, della Valle d’Aosta e di Reggio Emilia e in generali del Nord Italia. Le peggiori quella di Lecce, Catania e Agrigento. A Potenza ci sono solo 3,7 medici ogni 10 mila abitanti (rispetto a una media nazionale di 14), mentre la Asl con meno infermieri in rapporto alla popolazione servita è quella di Palermo. E’ quanto emerge dal Report annuale sulle aziende sanitarie del Centro di ricerca Rep, spin off tecnico-scientifico di Fondazione Etica, che ha messo in ordine gli enti sulla base dell’indice di capacità amministrativa, ossia un criterio che comprende sei macroaree di analisi (Bilancio, Governance, Personale, Servizi, Appalti, Ambiente). A influire sulla classifica una serie di fattori tra cui l’età media dei medici (che si attesta intorno ai 60 anni al Sud con il rischio di pensionamenti ravvicinati), le retribuzioni medie (più elevate al Nord, cosa che accentua il fenomeno della migrazione di competenze), il numero di medici e infermieri a tempo indeterminato (che si riduce all’aumentare degli abitanti perché nelle Asl molto popolose i servizi sanitari tendono a essere centralizzati, con presìdi che servono più abitanti e questo genera economie di scala). Di contro, nelle Ats di minori dimensioni, il rapporto medici/popolazione cresce perché l’azienda sanitaria deve garantire un minimo di servizi nei suoi presidi (pronto soccorso, guardia medica, reparti ospedalieri, distretti sanitari ecc.). E anche quando la popolazione è contenuta, all’Ente servono comunque medici per coprire tutte le funzioni assegnate, soprattutto nei territori con una dispersione consistente di abitanti (si pensi alle zone montane). L’analisi conferma la dicotomia Nord -Sud visto che tre le prime 10 aziende sanitarie si incontrano solo enti del Nord, mentre negli ultimi 10 posti si trovano solo enti del Sud. Le aziende del Centro, invece, si posizionano nella parte medio bassa della classifica. L’indicatore relativo al rapporto tra medici assunti con contratto a tempo indeterminato e e popolazione residente servita, fotografa, come detto, una realtà che vede il numero di camici bianchi riL dursi all’aumentare della popolazione. Si osserva infatti che al crescere della dimensione dell’Ast il rapporto di medici a tempo indeterminato ogni 10.000 abitanti scende progressivamente, sino ad arrivare a 12 ogni 10.000 abitanti nelle Ast con più di 600 mila abitanti. L’azienda sanitaria con più medici per abitanti è quella della Valle d’Aosta (24 ogni 10000), seguita da quella di Avezzano-Sulmona e da quella del Friuli-Centrale. Fanalino di coda sono quella di Potenza (3,7 medici ogni 10.000 abitanti), quella di Roma 3 (5,4) e quella di Foggia (5,7). Tra le ultime 10 si collocano anche alcune Aziende sanitarie del Nord come quelle di Novara e di Verona. In generale la media italiana è di 14,4 medici ogni 10 mila abitanti. Stesso discorso per quanto riguarda gli infermieri. Qui l’indagine di Fondazione Etica cristallizza una realtà che vede la media nazionale attestarsi a quota 38,4 infermieri ogni 10 mila abitanti. Ma ci sono aziende sanitarie come quella di Belluno (Dolomiti) che di infermieri ne hanno 70 (al secondo posto Savona con 68). A Palermo, Catania e Napoli, invece, ci sono solo rispettivamente 8,6, 12,8 e 14,7 infermieri ogni 10.000 abitanti. ---End text--- Author: FRANCESCO CERISANO Heading: Highlight: Image:Le prime e le ultime Aziende sanitarie regionali Fonte: Indice Capacità Amministrativa REP N.B. Anche Bari e Sassari, come Oristano, Cagliari, Salerno e Reggio Calabria, riportano score 32. -tit_org- Sanità, Bolzano e Aosta al top -sec_org- tp:writer§§ FRANCESCO CERISANO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140106386.PDF §---§ title§§ medico mi aiuti a morire» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140506390.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 14 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-14T04:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140506390.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140506390.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140506390.PDF tp:ocr§§ FINE VITA L’appello di Libera che ha l’ok per il suicidio assistito ma è paralizzata «Un medico mi aiuti a morire» La denuncia: non esiste alcun dispositivo per l’autosomministrazione del farmaco letale a voce di Libera, la donna toscana di 55 anni malata di sclerosi multipla in fase avanzata e completamente paralizzata dal collo in giù, è la voce di tanti pazienti che vivono in silenzio questa doppia sofferenza. Per loro il via libera al suicidio assistito non basta per morire. Somministrarsi da soli il farmaco letale è impossibile. E se a luglio c’erano stati spiragli di apertura sul dramma vissuto da tanti condannati all’immobilità, con la trattazione del caso alla Consulta - il primo di eutanasia - ora la speranza per Libera e gli altri si allontana sempre di più. I pareri tecnici da parte del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità e del Consiglio Superiore di Sanità, dicono che non esistono al momento dispositivi idonei all’autosomministrazione del farmaco letale, tramite comando oculare o vocale, o altre modalità non manuali. Era stata la stessa Corte Costituzionale, esaminando il caso della 55enne, a negare per l’ennesima volta la possibilità di un intervento di terzi, dando invece il via libera a dispositivi comandati da voce e occhi. I giudici avevano chiesto così con urgenza la verifica a livello nazionale e internazionale, e non solo regionale, dell’esistenza di apparecchiature idonee. Ma la risposta è che L La stessa Consulta ha negato la possibi di un intervento da parte di terzi non ci sono. «Il limite della mia sopportazione è stato superato. Chiedo l’aiuto di un medico per poter morire», è l’ennesimo appello disperato della donna. «Devo constatare quindi che non esiste una soluzione per me - ha proseguito - e che non c’è alcuna garanzia che possa essere realizzato un dispositivo idoneo in tempi compatibili con il mio livello di sofferenza. Il limite della sopportazione umana del dolore fisico e psichico, per quanto mi riguarda, è stato superato». La tragica conclusione di Libera è che in «mancanza di autorizzazione, ogni ulteriore rinvio sarà per me equivalente a un diniego, di fronte al quale mi vedrò costretta a intraprendere un’altra strada, a effetto immediato». L’associazione Luca Coscioni, che ha assistito la donna nel ricorso, ha fatto sapere di essere pronta alla disobbedienza civile per poterla aiutare. Il calvario di Libera va avanti da anni: In campo l’associazi Luca Coscioni: «Siamo pronti a un a di disobbedienza civ a luglio del 2024 aveva ottenuto il via libera dalla sua Asl al suicidio assistito, ma essendo paralizzata dal collo in giù, non era in grado di assumere autonomamente il farmaco letale. Per questo, assistita dall’avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, aveva presentato a marzo 2025 un ricorso d’urgenza al tribunale di Firenze affinché il suo medico fosse autorizzato a somministrare il farmaco. Il giudice aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale sull’articolo 579 del codice penale che configura il reato di omicidio del consenziente. Quindi l’approdo del primo caso di eutanasia alla Consulta, e la possibilità di una svolta rivoluzionaria, sia da un punto di vista giuridico, sia etico che di impatto sulla vita di molti malati: prevedere che i casi di persone nelle condizioni di Libera - che hanno già tutti i requisiti stabiliti in base alla sentenza Cappato del 2019 - non rientrassero nel reato di aiuto al suicidio. Perché si tratta di un vincolo «esclusivamente fisico che, in assenza di un intervento che modifichi la portata dell’articolo 579 del codice penale, - ha sostenuto l’avvocato Gallo - si traduce in un limite giuridico, insuperabile e assoluto, e dunque in una discriminazione intollerabile». Sulla legittimità dell’articolo 579 del codice penale, che punisce con la reclusione fino a 15 anni ‘chiunque cagiona la morte di un uomo’, senza ammettere alcuna eccezione, l’Avvocatura dello Stato ha sottolineato che la «scelta di difendere questa norma è costituzionalmente necessaria, ed è solo il legislatore che può arrivare a scelte diverse». ---End text--- Author: MARINA DEL DUCA Heading: Highlight: a In campo l’associazione - Luca Coscioni: o «Siamo pronti a un atto a di disobbedienza civile» La stessa Consulta ha negato la possibilità di un intervento da parte di terzi Image:La fiala di un farmaco utilizzato per la morte assistita -tit_org- medico mi aiuti a morire» -sec_org- tp:writer§§ MARINA DEL DUCA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140506390.PDF §---§ title§§ E Schillaci nominò all'antidoping il Parisi sbagliato = Schillaci nomina il Parisi sbagliato il pasticciaccio dell''antidoping link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140406389.PDF description§§

Estratto da pag. 27 di "REPUBBLICA" del 14 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-14T04:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140406389.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140406389.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140406389.PDF tp:ocr§§ E Schillaci nominò all’antidoping il Parisi sbagliato il caso di MICHELE BOCCI Schillaci nomina il Parisi sbagliato il pasticciaccio dell’antidoping La presidenza doveva andare ad Attilio, rettore dell’università dello sport Ma sul decreto è stato scritto Giorgio, il premio Nobel no dei più importanti scienziati italiani di sempre, un Nobel, un professore di fisica stimato nel mondo adesso è anche presidente di una commissione del ministero della Salute che si occupa di doping. Forse, però, l’incarico gli è stato dato a causa di un errore di persona e per di più a sua insaputa. A a pagina 27 U no dei più importanti scienziati italiani di sempre, un Nobel, un professore di fisica stimato nel mondo adesso è anche presidente di una commissione del ministero della Salute che si occupa di doping. Forse, però, l’incarico gli è stato dato a causa di un errore di persona e per di più a sua insaputa. L’utilizzo di farmaci vietati per migliorare le prestazioni sportive non sembra rientrare direttamente nelle competenze di Giorgio Parisi, che ha un quasi omonimo medico dello sport molto noto, Attilio Parisi, rettore dell’Università di Roma Foro Italico. Raggiunto da Repubblica, ieri lo scienziato ha detto di non sapere nulla della nomina, malgrado il suo nome compaia nero su bianco in un provvedimento del ministero alla Salute. Evidentemente nessuno si è accertato che avesse detto di sì al nuovo ruolo. Sta diventando un problema quello delle nomine per il ministero guidato da Orazio Schillaci. Dopo il pasticcio della commissione per la vaccinazione, nella quale erano state inserite due persone contrarie a questo strumento di prevenzione che poi sono state escluse, ci sarebbe stato infatti un altro errore grave, che riguarda appunto Giorgio Parisi. Questa volta l’effetto non è ugualmente dirompente, ma ha comunque provocato diversi malumori. Il ministero alla Salute quest’estate ha nominato il Comitato tecnico sanitario, un organismo presieduto da Schillaci e articolato in varie sezioni tecniche. Si occupa di temi diversi, dalla lotta all’Aids alle biotecnologie. Tra le altre c’è la “sezione per la vigilanza e il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive”. I suoi 14 membri sono stati indicati U dallo stesso ministero alla Salute, dal Dipartimento dello sport della presidenza del Consiglio, dalla conferenza Stato-Regioni, dal Coni, dai Nas, dall’Istituto superiore di sanità e dal ministero del Lavoro. Si tratta prevalentemente di esperti di medicina dello sport, diritto, tossicologia e ovviamente doping. Il presidente (anche se lui assicura di non saperlo), appunto, è Giorgio Parisi, cioè un fisico. Di sicuro un personaggio molto noto (in passato ha fatto uno spot sulla vaccinazione contro il Covid per il ministero), ma non certo un tecnico della materia. «Per forza, l’hanno nominato per sbaglio», raccontano da dentro la struttura ministeriale: «Qualcuno ha fatto un errore». In effetti si chiama Parisi, ma di nome fa Attilio, anche un professore di medicina dello sport molto noto, rettore della Università Foro italico, l’unica in Italia dedicata esclusivamente allo studio delle scienze motorie e sportive. Un professionista dal lunghissimo curriculum, tutto dedicato alla medicina sportiva. A lui sarebbe stato promesso l’ingresso nella commissione e pure la sua presidenza. Era tutto pronto ma qualcuno, all’interno del ministero, avrebbe frainteso il nome della persona che doveva ricevere la lettera di incarico e, pensando appunto che si trattasse del premio Nobel, ha scritto il nome di Giorgio Parisi, indicandolo non solo come membro ma anche come presidente della sezione. Il Comitato tecnico sanitario si è insediato nei giorni scorsi, ma sono state registrate alcune assenze. E ovviamente anche Parisi non si è visto. Dentro al ministero le bocche sono cucite, ma c’è chi ammette la sorpresa per il nuovo scivolone. Pure nella commissione sono rimasti stupiti. Qualcuno inoltre lascia capire che Schillaci, ancora una volta, si è innervosito e pure un po’ avvilito, per quello che è successo. In questo caso però, diversamente da quanto accaduto con la commissione dei vaccini, tornare indietro è impossibile. Perché a un Nobel, anche se al momento non è a conoscenza dell’incarico, non si può dire «ci eravamo sbagliati» e perché comunque quello di Giorgio Parisi è un nome pesante e sempre spendibile. Intanto, al suo omonimo Attilio, sarebbe arrivata una telefonata di scuse direttamente dai piani alti del ministero. ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: il caso di MICHELE BOCCI Highlight: Image:Qui sopra, Attilio Parisi, rettore dell’Università di Roma Foro Italico. In alto, Orazio Schillaci, ministro della Salute T Giorgio Parisi ha vinto il premio Nobel per la fisica 2021 per i suoi studi sui sistemi complessi. Già presidente dell’Accademia dei Lincei, ha promosso la campagna “Salviamo la ricerca” Q il decreto Sopra, il decreto firmato dal ministro della Salute Orazio Schillaci lo scorso 14 luglio per nominare i componenti di una serie di commissioni. Per guidare quella dedicata alla vigilanza e al controllo sul doping è stata designato Giorgio Parisi. A sua insaputa: il fisico premio Nobel dice di non saperne nulla -tit_org- E Schillaci nominò all’antidoping il Parisi sbagliato Schillaci nomina il Parisi sbagliato il pasticciaccio dell’'antidoping -sec_org- tp:writer§§ Michele Bocci guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140406389.PDF §---§ title§§ Mina Alzheimer sui conti della sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140006385.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "SOLE 24 ORE" del 14 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-14T04:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140006385.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140006385.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140006385.PDF tp:ocr§§ Mina Alzheimer sui conti della sanità conferenza delle regioni Cresce un nuovo allarme sui conti del sistema sanitario. È quello legato ai malati di Alzheimer e altre demenze ricoverati in Rsa, dopo che la Cassazione ha riconosciuto che il servizio pubblico deve coprire i costi dell’assistenza oltre a quelli strettamente legati alle cure. Le stime parlano di costi pesanti, e soprattutto in netta crescita: al punto che il tema dominerà la lista delle priorità da presentare al governo, al centro oggi di una conferenza delle Regioni convocata in via straordinaria alla vigilia della legge di bilancio. La richiesta è di fissare per legge la quota di spesa a carico del fondo sanitario, e di finanziarlo di conseguenza. Fra le richieste delle Regioni dovrebbe poi trovare spazio quella di replicare i 120 milioni aggiuntivi stanziati in manovra lo scorso anno per il fondo nazionale del trasporto pubblico. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: conferenza delle regioni Highlight: Image: -tit_org- Mina Alzheimer sui conti della sanità -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140006385.PDF §---§ title§§ II piano del governo perle assunzioni Servono subito 30 mila infermieri link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140606387.PDF description§§

Estratto da pag. 16 di "STAMPA" del 14 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-14T04:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140606387.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140606387.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140606387.PDF tp:ocr§§ Il ministro Schillaci ha stanziato 4 miliardi di euro fino al 2028, ma bisogna attingere dall’estero Posti vuoti nelle specialità dove si lavora poco nel privato, come la medicina d’urgenza Il piano del governo per le assunzioni Servono subito 30 mila infermieri IL RETROSCENA ROMA L a manovra targata Schillaci punta forte su medici e infermieri: e lo fa pagando di più soprattutto i camici bianchi che, smontato dal pubblico, non vanno ad arrotondare in clinica o nello studio privato, sperando che questo contribuisca ad accorciare le liste di attesa. Per gli infermieri si punta invece soprattutto sulle assunzioni, visto che in Asl e ospedali ne mancano circa 30 mila. Tante quante sono le assunzioni previste nel triennio di medici (circa 2.500) e infermieri più qualche tecnico sanitario. Un piano per il quale si stanziano da qui al 2028 poco meno di 4 miliardi, di cui 841 milioni nel 2026, quando si prevede l’assunzione di circa 2.300 medici e 9.700 professionisti della salute. Il problema è dove trovare gli infermieri visto che sul mercato ce ne sono sempre meno e i giovani sembrano ormai snobbare la professione, tanto che ai test di ammissione di quest’anno, per la prima volta, si sono presentati meno candidati rispetto ai posti disponibili: 19 mila su 20 mila. Il cuore del problema, manco a dirlo, è economico. In Italia un infermiere guadagna in media 32.400 euro lordi l’anno: appena più di un impiegato generico, ma quasi 7.400 euro in meno rispetto alla media OCSE per la categoria, che si attesta sui 39.800 euro. Per questo, in manovra, oltre al pacchetto assunzioni, è previsto anche un aumento dell’indennità di specificità infermieristica, per il quale sono stanziati 120 milioni di euro, che si tradurranno in un incremento stimato di 110 euro lordi mensili. Per attrarre nuovi infermieri e frenarne la fuga dal servizio pubblico, il ministro della Salute, Orazio Schillaci, punta anche a dare applicazione a una norma già prevista dal “decreto bollette” del 2023 — ma rimasta quasi ovunque lettera morta — che consente agli infermieri di esercitare fuori dall’orario nel pubblico la libera professione, così come è consentito ai medici. Ma per tamponare l’emergenza, lo stesso ministro ha recentemente ammesso che bisognerà attingere dall’estero: India, Argentina, Paraguay, Albania e Indonesia, tanto per citare i Paesi da cui alcune regioni hanno già reclutato personale. Di medici, invece, non c’è carenza, anche se il problema è che i vuoti in pianta organica si concentrano nelle specialità dove si fa poco o niente privato, come la medicina d’emergenza e urgenza. Per questo la manovra prevede un aumento mensile medio di 220 euro dell’indennità di specificità che va a tutti i camici bianchi, ma poi stanzia 100 milioni per aumentare l’indennità di esclusività medica, che si tradurrà in incrementi — in base all’anzianità e all’incarico — da circa 246 a 1.825 euro annui lordi. Questi soldi andranno nelle buste paga dei dottori che non esercitano la libera professione nel privato, ma lavorano esclusivamente nelle strutture pubbliche. E questo mentre l’attività intramuraria, quella privata svolta nei pubblici ospedali, ha registrato ricavi pari un miliardo e 286 milioni nel 2023, segnando un nuovo balzo in avanti del 33% rispetto all’anno precedente, come documenta la relazione al Parlamento sulla cosiddetta Intramoenia, presentata a luglio dal Ministero della Salute. E il problema è che a fare più attività privata sono spesso i professori universitari che dirigono i reparti: ossia coloro che dovrebbero riorganizzare il lavoro con l’obiettivo di abbattere le liste di attesa. PA.RU. — ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: 7.400 La differenza in euro tra lo stipendio medio annuo di un infermiere Osce e in Italia 120 I milioni di euro stanziati dal governo per aumentare i salari degli infermieri Image: -tit_org- II piano del governo perle assunzioni Servono subito 30 mila infermieri -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403140606387.PDF §---§ title§§ AGGIORNATO - Sanità, mancano 40 miliardi in 3 anni Se la manovra non dà scosse = Se la manovra non dà scosse link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403139606397.PDF description§§

Estratto da pag. 29 di "STAMPA" del 14 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-14T04:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403139606397.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403139606397.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403139606397.PDF tp:ocr§§ Sanità, mancano 40 miliardi in 3 anni Se la manovra non dà scosse LA POLITICA ECONOMICA SE LA MANOVRA NON DÀ SCOSSE I l ministro Giorgetti l’ha detto e ripetuto, ai suoi colleghi di governo e di partito più smaniosi di risorse e meno sensibili alla stabilità finanziaria del Paese: anche se la situazione finanziaria non presenta criticità acute, non c’è margine per accontentare tutte le pretese della maggioranza. BARONI, RUSSO – PAGINE 16, 17 E 29 I l ministro Giorgetti l’ha detto e ripetuto, ai suoi colleghi di governo e di partito più smaniosi di risorse e meno sensibili alla stabilità finanziaria del nostro Paese: anche se la situazione finanziaria non presenta sintomi acuti di criticità, non ci sono margini per accontentare tutte le pretese della maggioranza. Il disavanzo di bilancio, cioè l’eccesso delle spese sulle entrate correnti della pubblica amministrazione, dovrebbe, nell’anno corrente, mantenersi intorno alla fatidica soglia del 3% del Pil per scendere poco sotto il 3% nel 2026, in modo da consentire al governo di chiedere alla Commissione europea, già nel prossimo anno, la chiusura della “procedura di infrazione per deficit eccessivo”. Non un vero “castigo” ma un monito al Paese e ai mercati finanziari della necessità di ridurre la spesa e/o aumentare le entrate, cioè di adottare politiche di austerità, solitamente invise ai politici. Un po’ come quando, un tempo, maestre e maestri mandavano dietro la lavagna i bambini indisciplinati, esponendoli alla vergogna dei compagni rimasti al loro posto; pratiche per fortuna abbandonate sulla cui reale efficacia era lecito, peraltro, nutrire più di qualche dubbio. Sedici miliardi, su un bilancio pubblico che ne “cuba” oltre 1.000, sono ben poca cosa. Come se una famiglia che disponesse di 10.000 euro l’anno, al netto dell’affitto e delle spese per la casa, ne avesse 160 in più; certo, non una somma tale da accontentare tutti; magari un piccolo contributo a un risparmio già accumulato o alla riduzione di un debito precedentemente contratto. L’esempio illustra il dilemma fondamentale delle politiche di bilancio, grandi o piccole che siano: distribuire tra tanti le risorse (sempre limitate) oppure – guardando al futuro – avere il coraggio di indicare e perseguire delle priorità? Il Paese ha alle spalle decenni di politiche di piccolo cabotaggio, che hanno prodotto scarsi risultati in termini di sviluppo economico e di aumento del benessere generale. Sussidi per tutto, talvolta anche per obiettivi tra loro contrastanti. Deduzioni e detrazioni di imposta a 360 gradi dei quali è difficile calcolare l’impatto in termini di mancato gettito e, più ancora, di equità; condoni a raffica che incoraggiano l’evasione e l’indisciplina fiscale (la forza singolarmente forse più importante nel determinare la riduzione dell’evasione è stata la fatturazione elettronica); qualche tentativo – non riuscito – di smantellare la riforma pensionistica del 2011 invece di occuparsi seriamente di politiche per aumentare l’occupabilità dei lavoratori meno giovani. Politiche, in altre parole, di chiaro stampo elettoralistico ma di modestissimo se non nullo effetto sul potenziale di crescita del Paese; che infatti galleggia da tempo. E il fatto che altri Paesi siano oggi anche più di noi in cattive acque non deve essere motivo di troppa soddisfazione considerati i nostri grandi ritardi strutturali ancora da colmare. È per questo che servirebbe una legge di bilancio in grado di indicare chiaramente al Paese le priorità da perseguire. Priorità che si stagliano in modo netto sullo scenario del nostro futuro demografico. Il quale ci dice ormai senza ombra di dubbio che il processo di riduzione e di invecchiamento della popolazione, senza adeguate politiche di contrasto, avrà effetti molto negativi sul potenziale di crescita della nostra economia, come mostra, in maniera impietosa, un recente studio dell’Ocse (giugno 2025). L’allungamento dell’aspettativa di vita unito alla costante (inesorabile?) riduzione della fertilità mostra un netto rimescolamento delle classi di età, con una f orte perdita di persone in età di lavoro e un aumento delle persone anziane, cioè del tasso di dipendenza degli anziani. E un effetto netto negativo sulla crescita della produttività, già al lumicino. Tanti numeri ma inseriti in una logica che li lega in modo coerente, mostrando le interdipendenze che la politica tende a trascurare e che dovrebbero invece polarizzare la politica di bilancio sul tema della valorizzazione e della mobilitazione delle risorse umane per cercare di aumentare la quantità e la qualità del lavoro, con effetti positivi sulle retribuzioni, magari non immediati ma permanenti; per cercare di chiudere i divari occupazionali che vedono i giovani e le donne ancora fortemente penalizzati; aumentare le quote di immigrati sulla popolazione (che piaccia o no, ne avremo bisogno, come sanno bene le imprese); migliorare le opportunità di lavoro anche dei meno giovani, attraverso iniziative di apprendimento permanente (oggi sempre più necessario vista la rapidità con la quale cambiano le tecnologie), di valorizzazione dell’esperienza e di proibizione di discriminazioni basate sull’età. Pesano però assenze come quelle di una politica educativa che alzi lo standard medio di istruzione del Paese e di una politica industriale che incoraggi le imprese a investire e innovare per rafforzare la loro, nel complesso pur buona, capacità di competere. Su questo sfondo con tante zone grigie, mentre la riduzione del prelievo fiscale sui redditi fino a 50 mila euro può apparire come un tentativo di rimediare a salari che non si riesce a far crescere per effetto della produttività, non può sfuggire ad alcuno la pochezza del nuovo, “definitivo” (sic! ) condono fiscale; e la miopia del tentativo di bloccare, se non per categorie in difficoltà occupazionale, l’adeguamento dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita, ignorando il patto generazionale che ne sta alla base. Ancora una volta, sembra, in definitiva, che ci accontenteremo di navigare a vista. — Copia di 966aa4f3f741517e86ec7f4c41f3a708 ---End text--- Author: ELSA FORNERO Heading: LA POLITICA ECONOMICA Highlight: Image: -tit_org- AGGIORNATO - Sanità, mancano 40 miliardi in 3 anni Se la manovra non dà scosse Se la manovra non dà scosse -sec_org- tp:writer§§ ELSA FORNERO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/14/2025101403139606397.PDF §---§