title§§ Campania, promozione Lea '23 al limite Ombra della fragilità su sanità del Sud link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201666004943.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "CRONACHE DEL SALERNITANO" del 12 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-12T05:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201666004943.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201666004943.PDF', 'title': 'CRONACHE DEL SALERNITANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201666004943.PDF tp:ocr§§ Campania, promozione Lea ‘23 al limite Ombra della fragilità su sanità del Sud I dati - Report Gimbe certifica adempienza con un tenue +11, ma con soli 206 punti totali resta tra le Regioni più vulnerabili L'ombra lunga del divario Nord-Sud sulla sanità italiana non accenna a ridursi, ma l'ultima "pagella" sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) redatta dal Ministero della Salute e analizzata con il consueto rigore dalla Fondazione GIMBE offre un raggio di luce sul Mezzogiorno. Il Monitoraggio LEA 2023 ha promosso solo tredici Regioni in tutta Italia, e tra queste spicca la Campania, l'unica regione del sud peninsulare, insieme a Puglia e Sardegna, a raggiungere la soglia minima di adempienza in tutte e tre le macro-aree di valutazione: prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Un risultato che, dopo anni di commissariamento e criticità strutturali, certifica il rientro della regione negli standard essenziali di cura, un obiettivo fondamentale per i diritti di salute dei cittadini campani. Tuttavia, se da un lato il traguardo è da celebrare, dall'altro l'analisi dettagliata dei numeri rivela una performance in bilico, con la Campania che si colloca "poco al di sopra della sufficienza", un dato che, letto attraverso la lente della complessa realtà della provincia di Salerno, solleva preoccupazioni sulla tenuta del sistema sanitario locale. La vera sfida per il futuro è trasformare questa adempienza formale in una stabilità operativa e qualitativa. Il dato più confortante per la Campania è il suo passaggio ufficiale tra le regioni adempienti, un risultato non scontato che è frutto di un miglioramento evidente rispetto al 2022. La regione registra un balzo in avanti di +11 punti nel punteggio totale, il sesto miglioramento a livello nazionale, un segnale che il percorso di riorganizzazione e il lavoro sulla rete assistenziale stanno iniziando a dare i loro frutti. Questo risultato è particolarmente rilevante nel contesto del Mezzogiorno, dove la frattura con il nord rimane netta: su tredici regioni "promosse", solo tre appartengono al sud. Esaminando i punteggi nelle tre macro-aree, la Campania mostra un profilo equilibrato, ma decisamente "minimalista": la regione ottiene 62 punti, un punteggio cruciale perché, essendo il più basso, rappresenta il punto di massima vulnerabilità per il territorio. L'area include servizi essenziali come le vaccinazioni e gli screening, ambiti in cui il margine di miglioramento è ancora ampio e vitale per la salute pubblica. Con 72 punti, l'assistenza territoriale (medicina di base, assistenza domiciliare, ambulatori) è l'area con la performance migliore della regione, un elemento incoraggiante in un periodo in cui il potenziamento dei servizi di prossimità è al centro delle politiche sanitarie nazionali e del Pnrr. Anche l'assistenza in ambito ospedaliero raggiunge un solido 72, in termini di punteggio, documentando una certa uniformità nell'erogazione dei servizi essenziali tra territorio e strutture di ricovero. Nonostante l'adempienza in tutte le aree, l'analisi del punteggio totale Gimbe, che somma i risultati delle tre macro-aree, rivela la fragilità di questa promozione. Con 206 punti, la Campania si piazza al tredicesimo posto su ventuno e nel terzo quartile della classifica, risultando la regione adempiente con il punteggio complessivo più basso, ad eccezione della Sardegna (192). Questo posizionamento la colloca a grande distanza dalle regioni benchmark come Veneto (288), Toscana (286) ed Emilia-Romagna (278), evidenziando che l'essere "promossi" non significa affatto aver raggiunto un livello di eccellenza, ma solo aver superato la sufficienza, seppur con un certo affanno. Se il quadro regionale è appena sufficiente, è necessario restringere l'analisi sulla realtà locale, in particolare la provincia di Salerno, gestita dall'ASL Salerno, per capire come la promozione sui LEA si traduca nella vita quotidiana dei cittadini. La provincia salernitana è un vasto e complesso territorio che, con i suoi oltre cento comuni e una popolazione che supe ra il milione di abitanti, si trova ad affrontare sfide uniche nella garanzia di servizi sanitari equamente distribuiti. Il dato regionale di 72 punti nell'Assistenza Distrettuale è l'elemento cruciale da considerare per Salerno. Questa macro-area misura la funzionalità della medicina territoriale, la capacità di prendersi cura del paziente cronico, anziano o non autosufficiente al di fuori dell'ospedale. È l'indicatore di quanto il sistema riesca a essere "prossimo" al cittadino. A Salerno e nella sua provincia, la pressione per l'erogazione dei Lea in questo settore è altissima. Documenti interni all'ASL relativi al 2023, l'anno in esame, hanno messo in luce una persistente carenza di unità mediche in molte Unità Operative. Per garantire la continuità assistenziale e, di fatto, l'erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza, l'Azienda è stata costretta a ricorrere a Piani di prestazioni aggiuntive per il personale, una soluzione temporanea e costosa che testimonia come l'adempienza sia stata raggiunta grazie a un notevole sforzo organizzativo e all'impegno straordinario del personale esistente, non ancora attraverso una dotazione organica stabile e adeguata. La necessità di ricorrere a questi surrogati per coprire turni e reparti nevralgici, anche in presidi essenziali come i Poli Ospedalieri della provincia, è la prova che la struttura del Ssn salernitano opera al limite della propria capacità di carico. Il successo nell'Area Distrettuale per la Campania nel suo complesso deve dunque essere letto nella Provincia di Salerno come un traguardo raggiunto con estrema fatica. L'implementazione delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità previsti dal PNRR, in corso di realizzazione anche in questo territorio, è un passo fondamentale per strutturare in modo permanente quei servizi territoriali che oggi, come dimostrato dalla documentazione aziendale, richiedono ancora un surplus di gestione per essere mantenuti. Se la sanità a Salerno vuole consolidare la promozione ottenuta sui Lea e uscire dalla zona di rischio, l'urgenza è duplice: attrarre e stabilizzare personale sanitario e completare in tempi brevi la rete assistenziale di prossimità per rendere il punteggio di 72 una base solida e non un risultato precario. Il report Gimbe 2023 sulla Campania e, in particolare, sulla provincia di Salerno, è la fotografia di una sanità che sta risalendo la china, ma che è ancora vulnerabile. La promozione sui LEA è una notizia eccellente, un riconoscimento agli sforzi compiuti per uscire dal pantano dell'inadempienza e per garantire i diritti minimi di salute ai cittadini. Tuttavia, il posizionamento della Campania in fondo alla classifica dei "virtuosi" e la consapevolezza delle criticità operative a livello locale, come quelle riscontrate a Salerno, ci ricordano che l'obiettivo non può e non deve essere la mera sufficienza. La Fondazione Gimbe invoca, a ragione, una radicale revisione dei criteri di valutazione, chiedendo l'ampliamento degli indicatori per riflettere in modo più accurato la qualità dell'assistenza erogata. Per Salerno e per l'intera Campania, l'urgenza è quella di cogliere l'occasione del Pnrr per superare la cronica carenza di personale, rafforzare la medicina territoriale e trasformare il punteggio di 206 in una performance sostenibile e di qualità. Solo così il diritto alla salute sarà realmente garantito, senza che la sua effettiva tutela dipenda più dalla Regione di residenza, e la promozione sui Lea diventerà sinonimo di eccellenza. ---End text--- Author: Redazione Heading: I dati - Report Gimbe certifica adempienza con un tenue +11, ma con soli 206 punti totali resta tra le Regioni più vulnerabili Highlight: “ Campania promossa ma con riserva, posizionata come "ultima tra i virtuosi “ Salerno e provincia sforzo straordinario per garantire i servizi distrettuali Image:Il report -tit_org- Campania, promozione Lea ‘23 al limite Ombra della fragilità su sanità del Sud -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201666004943.PDF §---§ title§§ Sanità: la denuncia di Cartabellotta «Mancano sette miliardi all'anno» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201986904040.PDF description§§

Estratto da pag. 15 di "GAZZETTA DI MANTOVA" del 12 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-12T04:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201986904040.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201986904040.PDF', 'title': 'GAZZETTA DI MANTOVA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201986904040.PDF tp:ocr§§ Sanità: la denuncia di Cartabellotta «Mancano sette miliardi all’anno» • Il presidente della Fondazione Gimbe ospite della due giorni organizzata da Fum «Così eliminiamo il ritardo italiano» NICOLAFACCHINI La vera crisi occupazionale nel mondo sanitario è infermieristica: 6,5 ogni mille abitanti. Invece, con 5,4 medici ogni mille abitanti, il dato italiano è il più alto d’Europa ma la carenza, per esempio in medicina generale, c’è perché i dottori in regioni ricche come la Lombardia abbracciano altri campi medici. Il rapporto spesa/Pil? L’investimento statale è in perdita di 13,1 miliardi. È il presidente di Gimbe (Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze) Nino Cartabellotta a fotografare la situazione della sanità, mappando le criticità e proponendo vie di uscita che dovrebbero essere percorse nei prossimi anni. L’occasione è stata “La cultura della cura” evento organizzato dalla Fondazione UniverMantova. L’analisi «Di fronte a un sistema sanitario che non eroga servizi adeguati i cittadini hanno iniziato a spendere di più», spiega Cartabellotta. Nel 2024 la spesa sanitaria totale è stata di 185 miliardi: il 74% pubblica e il 26% privata. Le famiglie pagano di tasca propria oltre 41 miliardi, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure, soprattutto al Sud. «Nell’ultimo anno c’è stato un rallentamento della spesa privata delle famiglie che potrebbe sembrare positivo - continua il presidente di Gimbe - in realtà i cittadini hanno meno potere di acquisto e scelgono di non curarsi». Gimbe, nell’ottavo rapporto, ha messo in evidenza come il fondo sanitario nazionale sia cresciuto nominalmente di 11,1 miliardi tra il 2022 e il 2025 ma la crescita è stata erosa da inflazione e costi energetici. In diminuzione la quota di Pil investita nella sanità: tra 2024 e 2025 è passata dal 6,3 al 6,1%. «Potrebbe sembrare una piccola quota - spiega Cartanellotta - ma si tratta di 13,1 miliardi con una legge di bilancio che, guardando al 2028, prevede un calo che porterà a una percentuale del 5,8». Capitolo privati Le strutture private accreditate superano quelle pubbliche (58%), con il “privato puro” in forte crescita: tra 2016 e 2023 la spesa diretta delle famiglie presso cliniche e laboratori privati è aumentata del 137%. Anche il Pnrr è in ritardo. «Solo 46 case di comunità sono attive con il personale necessario sulle 1.723 previste», aggiunge Cartabellotta. La situazione non è irrecuperabile. «Nel rapporto abbiamo proposto soluzioni concrete - conclude il presidente -. Se investiamo e contemporaneamente mettiamo in campo le riforme necessarie potremmo recuperare il gap con gli altri Paesi europei: con 3 miliardi annui si manterrebbe lo status quo, con 5 miliardi si potrebbe mettere in campo qualche importante riforma e, con 7 miliardi, si potrebbe eliminare il ritardo con l’Europa». ---End text--- Author: NICOLA FACCHINI Heading: Highlight: I numeri «Le strutture private accreditate hanno già superato quelle pubbliche e il privato puro è in forte crescita» Image:La platea Una rappresentanza del mondo della sanità al convegno FOTO MIRKO DI GANGI Il presidente Gimbe Il dottor Nino Cartabellotta -tit_org- Sanità: la denuncia di Cartabellotta «Mancano sette miliardi all'anno» -sec_org- tp:writer§§ NICOLA FACCHINI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201986904040.PDF §---§ title§§ Intervista a Nino Cartabellotta - Cartabellotta "Disastro Sicilia nell'assistenza" = La Sanita siciliana ultima per prestazioni link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101202203301100.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "REPUBBLICA PALERMO" del 12 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-12T01:37:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101202203301100.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101202203301100.PDF', 'title': 'REPUBBLICA PALERMO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101202203301100.PDF tp:ocr§§ Cartabellotta “Disastro Sicilia nell’assistenza” Nino Cartabellotta “La Sanità siciliana ultima per prestazioni” A a pagina 3 a sanità siciliana peggiora e l’Isola scivola al penultimo posto fra le regioni italiane. Sono i dati dell’ottavo Rapporto Gimbe presentato a Montecitorio che pesano come un macigno nei giorni del dolore e delle polemiche per la morte di Maria Cristina Gallo. Un quadro in peggioramento, come spiega il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. Quale situazione avete registrato? «Rispetto al periodo pre pandemia la Sicilia ha peggiorato le performance in termini di adempimenti ai Livelli essenziali di assistenza, ovvero le prestazioni che le Regioni devono erogare gratuitamente o previo pagamento del ticket. L’ultimo monitoraggio del ministero della Salute documenta che la Sicilia è inadempiente nell’area della prevenzione (49/100 punti, ultima in classifica) e dell’assistenza territoriale (44/100 punti, terzultima). Ma soprattutto in un anno ha perso 11 punti. Complessivamente ha ottenuto 173/300 punti, collocandosi penultima tra tutte le Regioni. Sul fronte della mobilità sanitaria la Sicilia ha un saldo negativo di quasi 242 milioni di euro». Sul fronte del personale sanitario a che punto siamo? «La Sicilia non registra carenza di medici di famiglia e per medici dipendenti è sopra la media nazionale: 1,94 per 1.000 abitanti contro 1,85. È maglia nera, invece, per infermieri dipendenti: 3,53 per 1.000 abitanti rispetto a 4,7 della media nazionale». Il tema che torna di attualità in questi giorni è quello delle liste d’attesa. «Su questo è impossibile effettuare valutazioni oggettive. La piattaforma nazionale sulle liste di attesa contiene al momento i dati aggregati sui tempi di attesa per prestazioni sanitarie e visite specialistiche. Non permette di filtrare i dati per Regione, né tantomeno per Asl. Scopriremo presto se questa impossibilità è conseguente a uno stand-by forzato dalle elezioni regionali, oppure se la piattaforma non è ancora in grado di restituire questi dati». L Quali sono le cause dei tempi lunghi, ancora la coda della pandemia? «I tempi di attesa aumentano per lo squilibrio tra offerta e domanda di prestazioni sanitarie. Indubbiamente il sistema di offerta è fortemente indebolito in tutte le regioni da un sotto finanziamento ormai cronico e da problemi organizzativi regionali e locali. Ma è utile ribadire che una quota di esami diagnostici e visite specialistiche è inappropriata, non apporta benefici, a volte genera rischi, e ovviamente ingolfa il sistema di offerta». In Sicilia sta per partire il numero europeo 116-117 può servire a migliorare la situazione? «In linea teorica sì, perché garantisce a tutti i cittadini h 24 di ricevere risposte a tutte le chiamate per cure mediche non urgenti alleggerendo il carico sul numero di emergenza 112. Permette di ottenere consigli sanitari e collegamenti con le ex guardie mediche e con il 112 in caso di reali emergenze». Stiamo sfruttando l’occasione dei fondi Pnrr per cambiare le cose? «L’obiettivo delle Centrali operative territoriali, le Cot, è stato centrato: la Sicilia ha avuto certificate tutte le 50 Cot. Ma al 30 giugno, secondo i dati Agenas, su 161 Case della comunità programmate solo 7 hanno dichiarato attivi tutti i servizi e 2 anche con personale medico e infermieristico. Sono attivi solo 4 Ospedali di comunità su 48. Sui servizi di assistenza domiciliare integrata, l’Adi, la Sicilia è l’unica regione che non ha una copertura in tutti distretti, ma anche quella che non ha attivato al 100% nessuno dei 7 servizi previsti. Ovviamente, con questi numeri i cittadini non possono vedere alcun beneficio concreto della riforma territoriale». Il tanto annunciato Fascicolo sanitario elettronico a che punto è? «L’infrastruttura tecnologica non è ancora completa. Manca la possibilità di caricare 5 dei 16 documenti obbligatori. Ma il vero problema è il consenso dei cittadini alla consultazione dei dati, espresso solo dal 25%, oltre che sull’utilizzo fermo al 4%». ---End text--- Author: GIOACCHINO A MATO Heading: Highlight: I tempi di attesa aumentano per lo squilibrio tra offerta e domanda di esami e di interventi “ Con questi numeri i cittadini non possono vedere nessun beneficio dalla nuova riforma territoriale Image:Nino Cartabellotta è il presidente della Fondazione Gimbe T -tit_org- Intervista a Nino Cartabellotta - Cartabellotta “Disastro Sicilia nell'assistenza” La Sanita siciliana ultima per prestazioni -sec_org- tp:writer§§ Gioacchino Amato guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101202203301100.PDF §---§ title§§ «Sbagliato colpevolizzare i pazienti» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201667404985.PDF description§§

Estratto da pag. 18 di "T QUOTIDIANO" del 12 Oct 2025

Zanella (Pd): «Ferro parla di visite inutili, ma i numeri sono tutti da provare »

pubDate§§ 2025-10-12T05:52:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201667404985.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201667404985.PDF', 'title': 'T QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201667404985.PDF tp:ocr§§ «Sbagliato colpevolizzare i pazienti» Zanella (Pd): «Ferro parla di visite inutili, ma i numeri sono tutti da provare» Le reazioni Il presidente dell’Ordine dei medici de Pretis sul report Gimbe: «Giusto lavorare sull’appropriatezza» Demagri (Casa Autonomia): «L’azienda sanitaria si assuma le sue responsabilità» C’ è una parola che negli ultimi giorni ha acceso il dibattito sulla sanità trentina: appropriatezza. Termine tecnico, ma dalle implicazioni profondamente politiche. Parlare di visite «inappropriate» significa, per molti, spostare il peso della responsabilità: dal sistema sanitario ai cittadini e ai medici. Le reazioni all’ultima presa di posizione del direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale Antonio Ferro, che aveva parlato di circa «mezzo milione di visite inutili» sono state immediate. C’è chi concorda con Ferro nel ritenere diverso un lavoro sull’appropriatezza, da affiancare ad altri investimenti per sostenere la sanità del Trentino, ma c’è anche chi critica, mandando un messaggio chiaro: non si può affrontare il problema dell’efficienza scaricandone le colpe sui pazienti o sui professionisti. Per la consigliera di Casa Autonomia, Paola Demagri, il nodo è chiaro: «Quando una persona non trova risposta nel sistema istituzionale – per tempi d’attesa, carenza di medici o disorganizzazione – spesso si rivolge alla libera professione. Ma lì la visita non è filtrata da una prescrizione medica, e quindi non sempre è clinicamente necessaria». Non per questo, sottolinea, la responsabilità è del cittadino: «Il paradosso è che l’inappropriatezza può essere generata dal sistema stesso. Se il cittadino è costretto a scegliere da solo, senza un filtro clinico, non possiamo poi considerare la sua scelta “inappropriata” in senso punitivo. È il sistema che deve garantire prossimità, fiducia e trasparenza». Per Demagri, «l’Azienda sanitaria non può addossare al cittadino la colpa dell’inappropriatezza. Prima di tutto serve riconoscere ciò che non è stato fatto». Ancora più articolata la posizione dei consiglieri Francesca Parolari e Paolo Zanella del Partito Democratico. I due consiglieri criticano un approccio definito «superficiale e ingiusto», che riduce un fenomeno complesso a una percentuale. «L’assioma sul 30% di visite inopportune è tutto da provare – osservano –. Non per nulla lo stesso direttore prevede un incarico di tre anni per analizzare l’appropriatezza delle prescrizioni. A cosa servono questi incarichi se ha già i dati in mano e ha già deciso dove stanno i problemi?». Ma il punto più delicato, per i rappresentanti del Pd, è la questione sociale: «Ridurre la rinuncia alle cure al semplice “non aver chiamato il Cup” è quasi offensivo. Molti cittadini rinunciano perché non trovano posto nel servizio pubblico o non possono permettersi il privato». E dietro questa difficoltà si intravede, dicono, una deriva più ampia: «Il Trentino è attrattivo, sì, ma per le cliniche private convenzionate, che attirano pazienti da fuori regione. Il rischio è che a pagarne il prezzo siano proprio i trentini, che passano in secondo piano». Zanella e Parolari criticano anche il metodo comunicativo, ritenuto dannoso per il rapporto con i professionisti: «Mettere in discussione l’operato dei medici di base in questo modo significa indebolire il legame di fiducia su cui si regge la medicina territoriale. In un momento in cui servono coesione e collaborazione, si preferisce alimentare sospetto e divisione». Per i due consiglieri, il tema dell’appropriatezza andrebbe affrontato in modo opposto: «Serve un percorso condiviso con i medici e con le comunità, strumenti chiari, formazione e ascolto. Non la logica del capro espiatorio». Il presidente dell’Ordine dei medici del Trentino Giovanni de Pretis parte dal presupposto per cui «sarebbe sbagliato dire che è tutto un problema di appropriatezza. Però bisogna riconoscere che è un fattore. Un fattore su cui spesso la politica non vuole agire perché i risultati li porta nel tempo, quindi è un bene che l’Azienda sanitaria stia lavorando in quella direzione. Ce rto non bastano le linee guida, serve un patto tra medici di base e specialisti per seguire pratiche comuni e poi anche un patto con la popolazione». Il consigliere di Onda, Filippo Degasperi, punta invece il dito contro la logica stessa dell’accusa: «Si parte sempre da presupposti sbagliati, colpevolizzando gli utenti per fantomatiche visite inutili. Le persone non vanno a chiedere una visita perché non hanno niente da fare: se lo fanno, è perché hanno un problema e cercano una risposta». E aggiunge: «Non si possono punire i cittadini per aver seguito le indicazioni dei professionisti. Se ci sono inefficienze, è lì che bisogna intervenire». Più sintetica ma altrettanto netta la posizione della segretaria di Sinistra Italiana, Renata Attolini: «Bisogna distinguere tra “non appropriate” e “inutili”. Nessuna analisi può essere considerata inutile prima che venga fatta. Molte visite definite superflue hanno permesso di scoprire patologie in tempo». Per Attolini, la vera priorità resta il potenziamento dei servizi territoriali e la lotta alle disuguaglianze generate da un ricorso crescente alla sanità privata. Nel fuoco incrociato delle dichiarazioni emerge un punto condiviso: la necessità di riportare la sanità trentina su un terreno di fiducia e confronto. Parlare di “mezzo milione di visite inutili” in un territorio dove quarantamila persone rinunciano a curarsi, sottolineano le opposizioni, significa ignorare la radice del problema. L’appropriatezza, ricordano in molti, non è una percentuale ma un patto di fiducia. Ed è proprio su quel patto, oggi, che si misura la tenuta del sistema sanitario trentino. ---End text--- Author: Simone Casciano Heading: Highlight: l Secondo l’ultimo report di Gimbe, nel 2024 in Trentino 40mila persone hanno rinunciato alle cure: 10mila in più rispetto all’anno precedente l Secondo il dg dell’Azienda sanitaria Ferro una parte delle rinunce è dovuta anche a circa mezzo milione di visite inutili l La questione ha riacceso il dibattito sullo stato di salute della sanità trentina Image:. . Casa Autonomia Paola Demagri Partito Democratico Paolo Zanella Partito Democratico Francesca Parolari Ordine medici Giovanni de Pretis Onda Filippo Degasperi Alleanza verdi e sinistra Renata Attolini -tit_org- «Sbagliato colpevolizzare i pazienti» -sec_org- tp:writer§§ Simone Casciano guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201667404985.PDF §---§ title§§ Sanità italiana Rapporto Gimbe Troppi medici Pochi infermieri = Sanità, rapporto Gimbe: "Troppi medici e pochi infermieri, si rischia il collasso" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201680305114.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "VOCE DI CIVITAVECCHIA" del 12 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-12T06:03:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201680305114.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201680305114.PDF', 'title': 'VOCE DI CIVITAVECCHIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201680305114.PDF tp:ocr§§ Sanità italiana Rapporto Gimbe Troppi medici Pochi infermieri Primo Piano Sanità, rapporto Gimbe: “Troppi medici e pochi infermieri, si rischia il collasso” a pagina 4-5 L’eccesso di medici e la carenza di infermieri rischiano di compromettere strutturalmente la sanità italiana. E’ quanto emerge dal rapporto Gimbe sul Sistema sanitario nazionale. In Italia nel 2023 i medici dipendenti sono 109.024, pari a 1,85 per 1.000 abitanti, e quelli convenzionati 57.880. Ma secondo i dati OCSE, che includono tutti i medici in attività compresi gli specializzandi, il nostro Paese conta ben 315.720 medici, ovvero 5,4 ogni 1.000 abitanti. È quanto emerge dal rapporto Gimbe sul Ssn. Siamo secondi dopo l’Austria, con un valore nettamente superiore alla media OCSE (3,9) e a quella dei paesi europei (4,1). “Questi numeri osserva Cartabellotta - dimostrano che in Italia non c’è affatto carenza di medici, ma attestano una loro fuga continua dal SSN e carenze selettive in specialità ritenute poco attrattive e nella medicina generale”. Al podio per numero di medici fa da contraltare la posizione di coda del nostro Paese per il numero di infermieri: 6,5 ogni 1.000 abitanti rispetto alla media OCSE di 9,5. Secondo i dati nazionali, nel 2023 sono 277.164 gli infermieri dipendenti, pari a 4,7 per 1.000 abitanti, con un range che varia da 3,53 della Sicilia a 6,86 della Liguria. A peggiorare lo scenario si aggiunge il crollo dell’attrattività per la professione: per l’anno accademico 2025/2026 il rapporto tra domande presentate e posti disponibili al Corso di Laurea in Infermieristica è crollato a 0,92. Sul fronte della medicina territoriale, al 1° gennaio 2024 si stima una carenza di 5.575 medici di medicina generale e di 502 pediatri di libera scelta, che rende spesso difficile trovare un professionista vicino al proprio domicilio. Infine, le retribuzioni restano ben al di sotto della media OCSE: a parità di potere di acquisto per i consumi privati, per i medici specialisti la retribuzione media in Italia è di $ 117.954 (media OCSE $ 131.455) e per gli infermieri ospedalieri di $ 45.434 (media OCSE $ 60.260). “Rimane incomprensibile - commenta Cartabellotta - la scelta di formare più medici, senza prima attuare misure concrete per arginarne le fuga dalla sanità pubblica e restituire attrattività e prestigio alla carriera nel Ssn. Ovvero rischiamo di investire denaro pubblico per regalare professionisti al privato o all’estero”. In 3 anni tagliati 13,1 miliardi Nonostante un aumento di 11,1 miliardi del Fondo sanitario nazionale nel triennio 20232025, la sanità pubblica ha perso risorse pari a 13,1 miliardi in rapporto al PIL. È quanto emerge dall’8° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale della Fondazione Gimbe. Dopo i tagli del decennio 2010-2019 e le imponenti risorse assegnate nel 2020-2022 assorbite interamente dalla pandemia, il fondo sanitario nazionale (FSN) nel triennio 2023-2025 è cresciuto di ben Ç 11,1 miliardi: da 125,4 miliardi del 2022 a 136,5 miliardi del 2025. Risorse in buona parte erose dall’inflazione - che nel 2023 ha toccato il 5,7% - e dall’aumento dei costi energetici. “Ma dietro l’aumento dei miliardi si cela un imponente e costante definanziamento, perché cambiando unità di misura le rassicuranti cifre assolute diventano solo illusioni contabili”. Lo spiega Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe. “Infatti, la percentuale del FSN sul PIL al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025, pari a una riduzione in termini assoluti di 4,7 miliardi nel 2023, 3,4 miliardi nel 2024 e 5 miliardi nel 2025. “In altre parole - spiega il Presidente - se è certo che nel triennio 2023-2025 il FSN è aumentato di 11,1 miliardi, è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di PIL la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi”. Un italiano su dieci rinuncia alle cure Nel 2024 secondo i dati Istat la spesa sanitaria complessiva in Italia ha raggiunto 185,1 miliardi di euro, di cui 137,5 miliardi pubblici (74,3%) e 47,6 miliardi privati (25,7%). Del la spesa privata, 41,3 miliardi (22,3%) sono stati pagati direttamente dalle famiglie (“out of pocket”) e 6,36 miliardi (3,4%) coperti da fondi sanitari e assicurazioni. In totale, l’86,7% della spesa privata grava direttamente sui cittadini, mentre solo il 13,3% è intermediata da strumenti mutualistici o assicurativi. È quanto emerge dal rapporto della Fondazione Gimbe sul Ssn. “La spesa delle famiglie – spiega il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta – viene inoltre ‘arginata’ da fenomeni che riducono l’equità dell’accesso e peggiorano le condizioni di salute: limitazione delle spese per la salute, indisponibilità economica temporanea e, soprattutto, rinuncia alle prestazioni sanitarie”. Il fenomeno ha raggiunto livelli record nel 2024: oltre 5,8 milioni di italiani (9,9% della popolazione) hanno rinunciato a prestazioni sanitarie, con forti divari territoriali – dal 5,3% in Alto Adige al 17,7% in Sardegna. Il quadro è destinato a peggiorare, complice l’aumento della povertà assoluta che nel 2023 ha colpito 2,2 milioni di famiglie (8,4%). “L’aumento della spesa a carico delle famiglie – osserva Cartabellotta – rompe il patto tra cittadini e Istituzioni con milioni di persone costrette a pagare la sanità di tasca propria o, se indigenti, a rinunciare alle prestazioni. E soprattutto senza più la sicurezza di poter contare su una sanità pubblica che garantisca certezze”. “Nessun Governo – spiega ancora Cartabellotta – ha mai dichiarato di voler privatizzare il Ssn. Ma il continuo indebolimento della sanità pubblica favorisce la continua espansione dei soggetti privati, ben oltre la sanità privata convenzionata”. Oggi i soggetti privati in sanità si muovono su quattro fronti: erogatori (convenzionati o “privato puro”), investitori (fondi di investimento, banche, gruppi industriali), terzi paganti (assicurazioni, fondi sanitari), oltre a tutti i contraenti di partenariati pubblico-privato. “Un ecosistema complesso e intricato – aggiunge il Presidente – dove è difficile mantenere l’equilibrio tra l’obiettivo pubblico della tutela della salute e quello imprenditoriale della generazione di profitti”. “Secondo i dati del Ministero della Salute, nel 2023 su 29.386 strutture sanitarie, 17.042 (58%) sono private accreditate e prevalgono sul pubblico in varie aree: assistenza residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semiresidenziale (72,8%) e specialistica ambulatoriale (59,7%). Nel 2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato ha raggiunto 28,7 miliardi, ma in termini percentuali è scesa al minimo storico del 20,8%. A correre davvero è invece il ‘privato puro’: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie presso queste strutture è aumentata del 137%, passando da Ç 3,05 miliardi a 7,23 miliardi. Nello stesso periodo la spesa out of pocket nel privato accreditato è cresciuta ‘solo’ del 45%, con un divario che si è ridotto da 2,2 miliardi nel 2016 a 390 milioni nel 2023?, si legge ancora ne rapporto. “Questo scenario – avverte Cartabellotta – documenta una profonda evoluzione dell’ecosistema dei privati in sanità, dove il libero mercato si sta espandendo grazie alle sinergie tra finanziatori ed erogatori privati, creando un binario parallelo e indipendente dal pubblico, riservato solo a chi può permetterselo”. Solo 13 regioni rispettano i Livelli Essenziali di Assistenza Il 2023 certifica un’Italia spaccata: solo 13 Regioni rispettano i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), prestazioni e servizi da garantire a tutti i cittadini gratuitamente o previo pagamento di un ticket. È quanto emerge dal rapporto della Fondazione Gimbe sul Ssn. Al Sud si salvano solo Puglia, Campania e Sardegna. La cartina al tornasole degli adempimenti Lea è la mobilità sanitaria che nel 2022 vale oltre 5 miliardi: Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto raccolgono il 94,1% del saldo attivo, mentre il 78,8% del saldo passivo si concentra in 5 Regioni del Sud (Abruzzo, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia) e nel Lazio, che registrano un saldo negativo oltre Ç 100 milioni. “Le conseguenze di questa permanente ‘frattura struttural e’ tra Nord e Sud si riflettono anche nell’aspettativa di vita che in tutte le Regioni del Mezzogiorno è pari o inferiore alla media nazionale. Le stime ISTAT per il 2024 indicano una media nazionale di 83,4 anni con nette differenze regionali: dagli 84,7 anni della Provincia autonoma di Trento agli 81,7 della Campania, un gap di ben 3 anni”, si legge nel rapporto. “Un drammatico segnale – commenta il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta – che testimonia la bassa qualità dei servizi sanitari del Mezzogiorno, oltre al fallimento di Piani di rientro e Commissariamenti nella riqualificazione e riorganizzazione sanitaria delle Regioni del Sud: qui i cittadini vivono una sanità peggiore, devono spendere per curarsi altrove e pagano imposte regionali più alte”. Pnrr in ritardo, completato solo il 12% delle Case della Comunità Il recente monitoraggio Agenas sull’attuazione del DM 77/2022 rileva ritardi e disomogeneità regionali. Fatta eccezione per le Centrali Operative Territoriali il cui target è stato già raggiunto, al 30 giugno 2025 delle 1.723 Case della Comunità programmate, 218 (12,7%) avevano attivato tutti i servizi previsti e di queste solo 46 (2,7%) disponevano di personale medico e infermieristico. È quanto emerge dal rapporto Gimbe sul Ssn. Per gli Ospedali di Comunità, a fronte di 592 strutture programmate, solo 153 (26%) sono state dichiarate attive, per complessivi 2.716 posti letto. Quanto all’Assistenza Domiciliare Integrata, la copertura formale è garantita in tutte le Regioni tranne che in Sicilia (78%). Ma dietro i numeri emergono diseguaglianze nell’erogazione dei singoli servizi, con carenze significative in quelli socio-assistenziali. “Per portare a termine la Missione Salute mancano 14 obiettivi da raggiungere entro il 30 giugno 2026, una data che segna non solo la scadenza degli adempimenti burocratici, ma la reale consegna di strutture e servizi ai cittadini. Dal monitoraggio indipendente GIMBE emerge che 4 target sono in anticipo o già completati: ristrutturazioni degli ospedali, assistenza domiciliare per gli over 65, grandi apparecchiature, contratti di formazione specialistica; altri 5 non sono valutabili per mancanza di dati pubblici. Due i target presentano ritardi: riguardo agli interventi di antisismica, al 25 febbraio 2025 risultano attivi o conclusi circa 86 cantieri, ma la spesa totale non raggiunge l’11% del finanziamento e nel Mezzogiorno è del 6% circa. Relativamente all’adozione da parte di tutte le Regioni del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), al 31 marzo 2025 solo 6 documenti su 16 – lettera di dimissione ospedaliera, referti di laboratorio e di radiologia, prescrizione farmaceutica e specialistica e verbale di pronto soccorso – sono disponibili in tutte le Regioni. Inoltre, solo il 42% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del FSE con un divario enorme tra le Regioni: dall’1% in Abruzzo, Calabria e Campania al 92% in Emilia-Romagna. Infine, 3 target risultano in netto ritardo: potenziamento delle terapie intensive e semi-intensive, attivazione di Case di Comunità e Ospedali di Comunità”, si legge ancora nel rapporto. “Nonostante la rimodulazione al ribasso concessa dall’Europa – osserva Cartabellotta – i ritardi sono molto preoccupanti, in particolare in alcune Regioni. Anche perché, oltre al completamento delle strutture, rimane il nodo del personale: carenza di infermieri e incertezze sulla reale disponibilità dei medici di famiglia a lavorare in queste strutture”. In dettaglio, il target prevede che dovranno essere pienamente funzionanti almeno 1.038 Case della Comunità e almeno 307 Ospedali di Comunità, dotati di servizi e personale sanitari entro il 30 giugno 2026. Al 30 giugno 2025, per 218 Case della Comunità (21%) sono stati dichiarati attivi tutti i servizi, ma di queste solo 46 (4,4%) dispongono di personale medico e infermieristico; gli Ospedali di Comunità dichiarati attivi dalle Regioni erano invece solo 153 (49,8%). “In questo scenario – avverte Cartabellotta – la ‘volata finale’ del PNRR impone una convergenza di sforzi tra G overno, Regioni e ASL per trasformare le risorse in servizi accessibili per i cittadini. Altrimenti rischiamo di lasciare in eredità alle future generazioni strutture vuote, tecnologie digitali non integrate nel SSN insieme ad un pesante indebitamento, sprecando così un’occasione irripetibile per rafforzare la sanità pubblica”. Sud penalizzato nonostante le revisioni La revisione dei criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale ha prodotto solo lievi effetti redistributivi a favore delle Regioni del Mezzogiorno, senza colmare lo storico svantaggio che continua a premiare i territori con una popolazione più anziana. È quanto emerge dalla presentazione dell’8° Rapporto sul Ssn della Fondazione Gimbe. Nel 2024, in termini di riparto pro-capite, la Liguria guida la classifica con 2.261 euro, seguita da Molise e Sardegna (2.235 euro) e Umbria (2.232 euro), tutte Regioni con un indice di vecchiaia elevato. Al contrario, escludendo le Province autonome, le Regioni più giovani ricevono quote pro-capite inferiori alla media nazionale: Campania (2.135), Lombardia ( 2.154), Lazio (2.164) e Sicilia (2.166). Rispetto alla media nazionale di 2.181 pro-capite, nel 2024 il gap va dai +79,84 della Liguria ai -80,18 della Provincia autonoma di Bolzano. Differenze che in valori assoluti vanno dai +159,5 milioni del Piemonte ai -256,5 milioni della Campania e ai -268,5 milioni della Lombardia (figura 4). “I meccanismi di riparto restano profondamente iniqui. La quota non pesata del 60% limita la capacità di rispondere ai nuovi bisogni di salute, soprattutto quelli emergenti tra i giovani e le fasce socialmente svantaggiate. Inoltre, le nuove variabili su mortalità precoce e condizioni socio-economiche pesano troppo poco: solo l’1,5% sul riparto complessivo Infine, in assenza di criteri oggettivi e trasparenti, la quota premiale si è trasformata in un meccanismo di compensazione politica”. È quanto denuncia il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. Cartabellotta: “Serve un nuovo patto politico e sociale per salvare il Ssn” “Il futuro del SSN si gioca su una scelta politica netta: considerare la salute un investimento strategico del Paese o continuare a trattarla come un costo da comprimere. Il Piano di Rilancio della Fondazione Gimbe punta in una direzione chiara: rafforzare e innovare quel modello di SSN istituito nel 1978, finanziato dalla fiscalità generale e basato su princìpi di universalità, uguaglianza ed equità, al fine di garantire il diritto costituzionale alla tutela della salute a tutte le persone. Ma perché questo Piano sia attuabile, la Fondazione GIMBE invoca un nuovo patto”. Lo afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe in occasione della presentazione del rapporto sul Ssn. “Un patto politico che superi ideologie partitiche e avvicendamenti di Governo,riconoscendo nel SSN un pilastro della democrazia, uno strumento di coesione sociale e un motore di sviluppo economico; un patto sociale che renda i cittadini consapevoli del valore della sanità pubblica e li educhi a un uso responsabile dei servizi; un patto professionale in cui tutti gli attori della sanità devono rinunciare ai privilegi di categoria per salvaguardare il bene comune”, conclude Cartabellotta. In Italia l’Alleanza per l’Equità nella Salute E in un momento storico segnato da crescenti disuguaglianze nell’accesso alle cure, nasce in Italia l’Alleanza per l’Equità nella Salute. Un’iniziativa promossa dal gruppo AstraZeneca che unisce Istituzioni, società scientifiche, professionisti, stakeholder territoriali e Terzo Settore in un’azione sinergica per costruire un sistema sanitario più inclusivo, personalizzato e resiliente. L’obiettivo: garantire a ogni cittadino, indipendentemente dal contesto sociale o geografico, un accesso equo, tempestivo e sostenibile alle cure. Ne ha parlato a LaPresse il presidente e amministratore delegato di AstraZeneca, Claudio Longo: “AstraZeneca crede nel valore della partnership con le istituzioni e tutti i partner del sistema sanitario, al fine di creare un sistema più sostenibile, resili ente e inclusivo, capace di portare veramente valore ai bisogni dei pazienti”, ha spiegato, portando ad esempio la ‘Lung Ambition Alliance’, che si propone il compito di eliminare il tumore al polmone come causa di morte. La filosofia alla base di questo tipo di programmi è sempre la stessa, sostiene il presidente, “quella di trovare programmi innovativi, ma assicurandosi poi che possano essere integrati nei sistemi sanitari locali”. Su questa base viene lanciata “l’alleanza per l’equità nella salute”, la cui “ambizione globale” è quella di curare oltre “un miliardo di pazienti nel 2030, di cui 400 milioni sono scarsamente seguiti nel proprio sistema sanitario”. ---End text--- Author: Redazione Heading: Primo Piano Highlight: Image:Cr edits: LaPr esse -tit_org- Sanità italiana Rapporto Gimbe Troppi medici Pochi infermieri Sanità, rapporto Gimbe: “Troppi medici e pochi infermieri, si rischia il collasso" -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201680305114.PDF §---§ title§§ Rapporto Gimbe: Sanità tra sostenibilità e formazione link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201955303644.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "VOCE DI MANTOVA" del 12 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-12T03:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201955303644.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201955303644.PDF', 'title': 'VOCE DI MANTOVA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201955303644.PDF tp:ocr§§ Rapporto Gimbe: Sanità tra sostenibilità e formazione MANTOVA «Se vogliamo un Servizio sanitario nazionale basato su universalità, uguaglianza ed equità, servono risorse e riforme coraggiose». Nino Caltabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ha sintetizzato il cuore dell’VIII Rapporto Gimbe, presentato ieri alla Fondazione UniverMantova durante la giornata “La cultura della cura”. Un’analisi lucida che ha evidenziato le criticità del sistema: «Dal 2025 al 2028 mancheranno all’appello 40 miliardi di euro, un gap che rischia di scaricarsi sulle Regioni: o tagliano i servizi o aumentano le imposte locali». Il sottofinanziamento, ha spiegato, si intreccia con le diseguaglianze territoriali e con la crescente spesa privata: «Oggi il 22% della spesa sanitaria totale è a carico dei cittadini e 5,8 milioni di persone rinunciano alle cure. Non è più un sistema realmente pubblico». Da qui l’appello a una programmazione decennale: «Non possiamo decidere di anno in anno. Serve un piano di incremento progressivo del Fondo sanitario e una stagione di riforme che aggiorni le leggi del ’92 e ’93». A seguire l’intervento del rettore dell’Università degli Studi di Brescia e direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive Asst di Brescia, Francesco Castelli, che ha spostato l’attenzione sul ruolo della formazione: «Servizio, prima ancora che sistema: questo è il senso del Servizio sanitario nazionale». Castelli ha sottolineato l’urgenza di ripensare i percorsi universitari: «In quarant’anni il mondo è cambiato, ma la formazione medica non abbastanza. Occorre preparare professionisti abituati a lavorare insieme, medici e infermieri, in una logica di équipe, con in mente il valore sociale della cura e della prevenzione». La mattinata si è chiusa con la tavola rotonda “Il laboratorio della cura”, che ha ribadito come la sostenibilità della sanità pubblica passi non solo dai numeri, ma dal recupero di una cultura del servizio e della responsabilità condivisa. (abb) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:L’intervento di Nino Caltabellotta -tit_org- Rapporto Gimbe: Sanità tra sostenibilità e formazione -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201955303644.PDF §---§ title§§ Il 74 per cento degli italiani si percepisce in salute link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985804041.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "AVVENIRE" del 12 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-12T04:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985804041.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985804041.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985804041.PDF tp:ocr§§ Il 74 per cento degli italiani si percepisce in salute B ene o molto bene: in Italia il 74% delle persone tra i 18 e i 69 anni percepisce così la propria salute, una percentuale che crolla tra chi ha cronicità o riporta sintomi di depressione, ma anche in chi ha difficoltà economiche, bassa istruzione o età che avanza. I giovani i più soddisfatti. A livello territoriale, anche se il gradiente geografico è poco ampio, tuttavia al Nord, la Provincia Autonoma di Bolzano e la Valle d’Aosta e, nel Meridione, la Puglia, sono le realtà che si distinguono per la più alta prevalenza di persone soddisfatte del proprio stato di salute con oltre l’80%. Questi alcuni dei risultati che emergono dal report aggiornato delle Sorveglianze Passi e Passi d’Argento, coordinate dall’Iss, di cui è responsabile scientifico Maria Masacco, pubblicato sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità, e riferito alla popolazione adulta sull’ultimo biennio di raccolta dati 2023-2024. «Nella popolazione adulta, a fronte di un 74% che dichiara di sentirsi bene o molto bene registriamo un crollo della stima al 46% tra chi ha patologie croniche e al 38% tra chi riporta sintomi di depressione. Anche tra chi convive con le malattie croniche, c’è chi mantiene una percezione positiva del proprio stato di salute e riesce quindi a controllare il proprio stato di benessere», dice la ricercatrice del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (Cnapps) dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), Benedetta Contoli. «È importante sottolineare subito – tiene a precisare la ricercatrice – che non diciamo come stanno gli italiani ma parliamo della loro qualità di vita relativa alla salute, un importante indicatore in sanità pubblica che consente di valutare il benessere, fisico e mentale, degli individui». La percezione della propria salute, prosegue Contoli «è fortemente legata al contesto sociale e culturale in cui vive la persona, all’ambiente di vita e di lavoro, alla presenza di patologie croniche e alla possibilità di accesso ai servizi socio-sanitari necessari per la prevenzione ai diversi livelli e chiaramente alle condizioni socio-economiche». In particolare, rileva il Rapporto, gli intervistati in media dichiarano di aver vissuto quasi 5 giorni in cattive condizioni di salute nel mese precedente il sondaggio e nel dettaglio più di 2 giorni per problemi di salute fisica (per malattie o conseguenze di incidenti) e quasi 3 giorni per problemi legati alla sfera psicologica (problemi emotivi, ansia, depressione o stress); poco più di 1 giorno al mese a causa di questi problemi hanno avuto reali limitazioni nel normale svolgimento delle proprie attività. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Il 74 per cento degli italiani si percepisce in salute -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985804041.PDF §---§ title§§ AGGIORNATO - Intervista a Giovanni Liverani - «Sanità, catastrofi e pensioni: sì a un patto pubblico-privato» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201986304046.PDF description§§

Estratto da pag. 33 di "CORRIERE DELLA SERA" del 12 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-12T04:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201986304046.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201986304046.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201986304046.PDF tp:ocr§§ «Sanità,catastrofiepensioni: sìaunpattopubblico-privato» Liverani (Ania): ma le assicurazioni non siano un serbatoio da svuotare Il colloquio di Maria Elena Zanini Non ha mai nascosto, in questi primi mesi del suo mandato, il ruolo che il settore assicurativo deve avere. Soprattutto parlando del rapporto con il pubblico, con lo Stato. Giovanni Liverani, presidente di Ania da dicembre del 2024, ha messo fin da subito opportuni paletti: «Le assicurazioni non siano considerate una cassaforte da cui far provvista» aveva detto a luglio durante la sua prima relazione annuale. E ora ribadisce il concetto: «Il settore assicurativo in Italia è una parte fondamentale del sistema socioeconomico del Paese. Uno strumento potentissimo». Ma uno strumento ancora sottoutilizzato. Le basi solide però ci sono: il settore assicurativo nel 2024 ha raccolto complessivamente circa 170 miliardi di euro in premi lordi, investe asset per oltre 1.000 miliardi detenendo di fatto il 10 per cento del totale dei titoli di Stato circolanti e finanziando con il resto iniziative di economia reale. Un contesto che consente a Liverani alcune considerazioni: «Occorre cambiare la percezione del sistema assicurativo — puntualizza il presidente —: noi possiamo spianare la strada per la soluzione di problemi di interesse collettivo giganteschi, ma lo Stato in cambio non deve sovratassare la nostra attività. Contando, soprattutto, che non gestiamo denaro nostro, ma denaro dei risparmiatori e che dobbiamo rimanere attrattivi per gli investitori, soprattutto quelli esteri che stanno riscoprendo il nostro Paese grazie ai progressi fatti di recente. Senza considerare che per noi non esistono sovraprofitti e se facciamo utili una buona parte finiscono nelle casse dello Stato con le imposte». Una grande incognita, in questo senso viene dalla Manovra Finanziaria per il 2026 con l’ipotesi di una tassa sugli extra-profitti delle banche. Il prelievo Il timore è che si possa pensare anche a un eventuale prelievo sulle assicurazioni: «Eventuali prelievi anomali a nostro carico non farebbero altro che depotenziare l’importantissimo ruolo sociale che svolgiamo per la protezione e la crescita del nostro Paese - ricorda Giovanni Liverani -. Negli anni scorsi, siamo stati sistematicamente penalizzati. In questi mesi ho avuto diversi incontri con il governo e ho potuto spiegare che l’assicurazione è uno strumento che protegge milioni di famiglie e imprese italiane e rende così l’Italia più forte e competitiva. Come ho detto, il settore è un bulldozer che può spianare la strada alla soluzione di problemi socioeconomici giganteschi: non si può con una mano pilotare questo bulldozer e, con l’altra, aprire il serbatoio e svuotarlo del carburante perché si ha bisogno di fare provvista. Se il messaggio è passato, e non ne dubito, allora non avremo grandi sorprese». Le coperture Quello che è certo però, secondo Liverani, è che un rapporto pubblico-privato è fondamentale. «Lo Stato — riassume — non riesce più a farsi carico di tutto. Tra rischi climatici, previdenza sociale e sanità la spesa pubblica non ce la fa a coprire tutto. Per questo abbiamo insistito per l’obbligatorietà della polizza contro le catastrofi naturali per le imprese e per questo stiamo lavorando perché anche le famiglie italiane siano messe in sicurezza. Per ora solo il 7 per cento delle case ha una copertura assicurativa. Una cifra decisamente troppo bassa». Per Liverani, però, il tema più importante e che avrà un maggiore impatto sul sistema è quello dell’invecchiamento della popolazione: «Una buona notizia perché si vive più a lungo ma si rischia di vivere più fragili economicamente e fisicamente. Al momento secondo le stime sono 4 milioni le persone in qualche modo non autosufficienti. E per loro le soluzioni sono frammentarie e disomogenee. C’è sensibilità ma non ci sono ancora soluzioni come invece si è già fatto in tanti altri Paesi. In questo il mondo assicurativo può intervenire, secondo una logica di mutualità che, secondo la logica del “più sono i sottoscrittori, minore è il prezzo da pagare”, permetterebbe di curare e tutelare un gran numero di persone. Stesso discorso vale per la pensione integrativa. Ma un tema importantissimo è anche il servizio sanitario nazionale che, benché invidiatoci in tutto il mondo, va sostenuto con un secondo e terzo pilastro. Lo Stato e le regioni spendono quasi 140 miliardi per farlo funzionare ma non basta. I cittadini spendono in aggiunta 42 miliardi per sopperire anche a tutto ciò che non funziona. Una cifra intermediata solo per il 10 per cento da assicurazioni e fondi sanitari, ma che se aumentasse questa quota, potrebbe essere ricanalizzata, per esempio finanziando la libera professione intramuraria nelle strutture pubbliche di eccellenza». Manca però ancora una consapevolezza diffusa. Il motivo per Liverani sta nella formazione, a oggi, carente: «Occorre educare i giovani fin dalla scuola. Per questo abbiamo firmato un protocollo di intesa con il ministro dell’Istruzione Valditara per una collaborazione con le scuole medie superiori, perché la cultura assicurativa diventi accessibile e coinvolgente, un vero e proprio strumento di sostegno sociale». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Maria Elena Zanini Heading: Highlight: ? Polizze Il settore assicurativo in Italia è una parte fondamentale del sistema socio-economico Image:Giovanni Liverani, presidente Ania -tit_org- AGGIORNATO - Intervista a Giovanni Liverani - «Sanità, catastrofi e pensioni: sì a un patto pubblico-privato» -sec_org- tp:writer§§ Maria Elena Zanini guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201986304046.PDF §---§ title§§ Il numero 800.186070 per chiedere aiuto link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201986004047.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "CORRIERE SALUTE" del 12 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-12T04:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201986004047.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201986004047.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201986004047.PDF tp:ocr§§ Il numero 800.186070 per chiedere aiuto Il Telefono Verde Droga dell’Istituto Superiore di Sanità «C osa contiene la nuova sostanza psicoattiva che ho provato? Può essere pericolosa?». «Come posso uscire dalla dipendenza?». «Mio figlio fa uso di una nuova droga: quali effetti può provocare sulla salute?». A queste e altre domande rispondono gli esperti del «Telefono Verde Droga», 800.186070, il servizio di consulenza telefonica (attivo dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 16), gestito dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità. A offrire ascolto è un’équipe di esperti, tra cui psicologi, che danno informazioni attendibili sugli effetti sulla salute associati al consumo di sostanze psicotrope, oltre a un supporto personalizzato orientando la persona verso le strutture sul territorio che propongono interventi sanitari per trattare la dipendenza, i Ser.D - Servizi pubblici per le Dipendenze patologiche (ex Ser.T - Servizi per le Tossicodipendenze) del Servizio Sanitario Nazionale, istituiti dalla legge 162/90. Spiega Simona Pichini, responsabile del Centro Nazionale Dipendenze e doping dell’Iss: «Il Telefono Verde Droga è un punto di accoglienza, ascolto e orientamento rivolto a tutti: può chiamare chi fa uso di sostanze rimanendo nell’anonimato, un suo familiare, ma anche cittadini che desiderano avere informazioni chiare e scientificamente validate, a differenza di quelle che circolano su internet e sui social, spesso fuorvianti: c’è chi ancora crede che le nuove sostanze psicoattive siano “più leggere” delle droghe tradizionali e facciano meno danni». Il servizio diventerà presto un Telefono verde (con lo stesso numero) dedicato alle «Dipendenze». «Lo stiamo potenziando grazie a un progetto promosso in collaborazione col Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri — anticipa la dottoressa Pichini —. Si occuperà delle dipendenze da sostanze, sia illegali come le droghe, sia legali come alcol e tabacco, ma anche di dipendenze da comportamenti, per esempio sexting (scambio di messaggi, foto o video a contenuto sessuale tramite cellulari e social), videogiochi, gioco d’azzardo, gaming o gioco online, il social challenge (sfide tra giovani). Il messaggio è che, a seconda del tipo di disturbo, si può richiedere un aiuto specifico nell’ambito del Servizio sanitario nazionale — chiarisce Pichini —. Gli operatori, dopo aver dato una prima consulenza, indirizzeranno l’utente alle strutture più vicine, che lo possano aiutare per la sua dipendenza (Centri antifumo, Servizi per le tossicodipendenze o per le dipendenze digitali, ecc)». ---End text--- Author: Redazione Heading: Il Telefono Verde Droga dell’Istituto Superiore di Sanità Highlight: I numeri ? Nel 2024 sono state 134.443 le persone assistite nei SerD soprattutto per: eroina, cocaina, cannabinoidi, crack. Oltre 8mila accessi al Pronto Soccorso droga -correlati (Rel. al Parlamento) Image:Gratuito e anonimo il servizio di consulenza telefonica ISS -tit_org- Il numero 800.186070 per chiedere aiuto -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201986004047.PDF §---§ title§§ Cancro prostatico: lo screening sia organizzato link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985004049.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "CORRIERE SALUTE" del 12 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-12T04:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985004049.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985004049.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985004049.PDF tp:ocr§§ CANCROPROSTATICO: LOSCREENING SIAORGANIZZATO Un percorso in tre passi per ridurre il numero di biopsie invasive e di trattamenti inutili I l carcinoma prostatico è oggi il tumore più diagnosticato tra gli uomini italiani. Ogni anno, oltre 41 mila di loro si trovano ad affrontare questa malattia che, più di altre, condiziona la vita quotidiana, le relazioni e la serenità delle famiglie. Numeri imponenti, che raccontano di un problema di salute pubblica di enorme portata. Eppure, paradossalmente, nel nostro Paese lo screening non segue un modello organizzato. Tutto è lasciato alla sensibilità del singolo, alla scelta del paziente o al consiglio del medico di fiducia. Una modalità che rischia di amplificare le disuguaglianze e che produce conseguenze spesso negative. Lo screening cosiddetto opportunistico porta infatti a due distorsioni principali: da una parte il ricorso eccessivo al test del Psa, con una cascata di biopsie invasive e non necessarie; dall’altra l’individuazione di tumori a basso rischio che, nella maggioranza dei casi, non metterebbero a repentaglio la vita del paziente. Invece, in molti di questi casi vengono avviati trattamenti invasivi, con ripercussioni pesanti sulla qualità della vita e costi importanti per il Servizio Sanitario Nazionale. La proposta della Società Italiana di Urologia è di introdurre uno screening organizzato, rivolto agli uomini tra i 50 e i 69 anni, che segua un percorso definito in tre passaggi: il dosaggio del Psa, una visita urologica e poi, nei casi dubbi, la risonanza magnetica multiparametrica (MpMri), infine, solo laddove emergano lesioni sospette, la biopsia mirata. Un approccio che riduce il numero delle biopsie inutili, migliora l’accuratezza diagnostica e evita di trasformare in malati uomini che in realtà convivono con forme indolenti e clinicamente non significative. La popolazione target in Italia è stimata in 6,2 milioni di uomini, e circa 1,5 milioni all’anno potrebbero accedere al programma con una cadenza quadriennale. È vero, ci sarebbe un incremento dei costi per l’uso delle risonanze magnetiche, ma verrebbe compensato da un risparmio rilevante sulle biopsie non necessarie e sui trattamenti inappropriati. Il bilancio finale è un aggravio minimo, stimato in 4,1 milioni di euro, a fronte però di un beneficio enorme in termini di vite salvate, complicanze evitate e fiducia nel sistema sanitario. Non è solo questione di numeri o di economia sanitaria. È, soprattutto, una scelta di responsabilità. Significa offrire a tutti gli uomini italiani, ovunque vivano, la stessa possibilità di diagnosi precoce. Significa ridurre le disparità territoriali e sociali, dare ordine a un percorso oggi lasciato al caso e garantire cure più giuste ed efficaci. Dobbiamo solo mettere a sistema ciò che la scienza ha già dimostrato e l’esperienza clinica ha confermato. Lo screening organizzato del carcinoma prostatico non è un lusso, ma un investimento indispensabile per il futuro della salute maschile in Italia. *Presidente Nazionale della Soc. Italiana di Urologia ---End text--- Author: Giuseppe Carrieri Heading: Highlight: ? Oggi tutto è lasciato alla sensibilità del singolo. Una modalità che rischia di amplificare le disuguaglianze e che produce conseguenze spesso negative Image: -tit_org- Cancro prostatico: lo screening sia organizzato -sec_org- tp:writer§§ Giuseppe Carrieri guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985004049.PDF §---§ title§§ Le nuove droghe del XXI secolo link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985104050.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "CORRIERE SALUTE" del 12 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-12T04:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985104050.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985104050.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985104050.PDF tp:ocr§§ Le nuove droghe del XXI secolo Sintetiche, «disegnate» per essere più potenti di quelle tradizionali, espongono chi le consuma, spesso inconsapevolmente, al rischio di intossicazioni a volte letali C atinoni sintetici che simulano l’effetto di cocaina e anfetamine; nuovi derivati semisintetici della cannabis, sempre più presenti anche in prodotti da svapo o in cibi appetibili per i giovani, come caramelle o cioccolata, acquistati illegalmente soprattutto su Telegram. E poi, segnala la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia, circola anche un mix pericoloso di sostanze, come la «cocaina rosa», cioè una combinazione di MDMA (ecstasy) e ketamina (molecola usata come anestetico) in genere sotto forma di polvere di colore rosa, in cui possono esserci anche altre sostanze psicoattive quali fenetilamine, cannabinoidi sintetici, catinoni sintetici e agenti di taglio (per esempio, caffeina). Le Nuove sostanze psicoattive (NPS) considerate a lungo, erroneamente, meno dannose delle droghe tradizionali, secondo gli esperti rappresentano una «minaccia persistente» per la salute dei giovani. Queste molecole sono prodotte in laboratori clandestini illegali, modificando la struttura chimica delle sostanze stupefacenti «classiche», quali oppiacei, cocaina, cannabinoidi, amfetamine: ne mimano gli effetti con una maggiore potenza, esponendo i consumatori, il più delle volte inconsapevoli, al rischio di gravi intossicazioni, a volte anche fatali. Ma quali sono le nuove sostanze psicoattive che circolano e che cosa contengono? Quali effetti provocano sulla salute? Spiega Simona Pichini, responsabile del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto Superiore di Sanità: «In Italia la droga più diffusa tra i giovani rimane la cannabis, seguita dalla cocaina; le NPS, presenti in Europa dal XXI secolo e in aumento, a oggi rappresentano un mercato di nicchia e si trovano soprattutto su canali telematici come Telegram e nel dark web, meno di frequente nel mercato “di strada”» Offerta variegata «L’offerta è variegata, con un catalogo di prodotti con costi per tutte le tasche: ci sono gli stimolanti, ma soprattutto sostanze “disegnate” - come i cannabinoidi sintetici e semisintetici - perché abbiano non solo l’effetto della sostanza cui dovrebbero assomigliare (in questo caso la cannabis tradizionale), ma anche altri. Le NPS più utilizzate in Italia appartengono a due classi: i catinoni sintetici e i cannabinoidi sintetici e semisintetici; sono poco diffusi, invece, gli oppioidi sintetici — chiarisce Pichini —. I catinoni sintetici mimano gli effetti della cocaina e delle amfetamine, quindi sono stimolanti, energizzanti ma anche empatogeni (suscitano empatia) e un po’ psichedelici (alterano la percezione della coscienza). Si trovano di solito sotto forma di pasticche o polveri da sniffare e possono provocare intossicazioni severe, anche letali». L’anno scorso, come rileva la Relazione sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia, il catinone sintetico MDPHP è stato implicato in un decesso, come unica sostanza utilizzata, mentre in un altro caso la persona deceduta aveva fatto uso di un mix tra questa sostanza e altri catinoni, unitamente a benzodiazepine e psicofarmaci. «All’altra classe di nuove sostanze psicoattive più diffusa — riprende la dottoressa Pichini — appartengono i cannabinoidi sintetici, preparati interamente in laboratori illegali, e quelli semisintetici, ottenuti da alcuni fitocannabinoidi non psicoattivi (come il cannabidiolo) e poi lavorati in laboratorio: tra quest’ultimi l’esaidrocannabinolo (HHC) è il prodotto più spacciato» (inserito nella tabella delle sostanze stupefacenti e psicotrope illegali da luglio 2023, ndr). Prodotti «esca» «I cannabinoidi sintetici e semisintetici hanno un vastissimo mercato di qualsiasi tipo di prodotto» continua Pichini. «Sono venduti come polveri; sono messi come adulteranti nell’eroina da strada; si trovano nei liquidi per svapo venduti nel mercato illecito; sono presenti nelle cosiddette “sostanze edibili”, cioè che si prestano a catturare i più giovani e golosi, come caramelle, patatine, ovetti di cioccolata, acquistati online soprattutto in alcuni periodi dell’anno, per esempio per la festa di Halloween. E può succedere che i ragazzi s’intossichino. Ci sono dei cannabinoidi sintetici, utilizzati come adulteranti, addirittura mortali con decessi registrati in Europa». Come si fa a capire che non sono caramelle o dolci «comuni» ma contengono sostanze psicoattive? «Sono riconoscibili dalla classica foglia di marijuana presente sulla confezione, ma molti giovani comprano questi prodotti non avendo la percezione del pericolo che corrono e non sanno nemmeno cosa stanno consumando» sottolinea l’esperta, che chiarisce: «Le nuove sostanze psicoattive sono prodotti sintetici che hanno più potenza, effetti e tossicità delle droghe classiche del XX secolo: agiscono sul sistema nervoso centrale ma anche su tutti i meccanismi che coordina; per esempio, gli oppioidi sintetici hanno un effetto di blocco della respirazione, quindi si muore semplicemente perché non si respira più e per le conseguenze cardiovascolari. A volte, poi, i farmaci impiegati come antidoto agli effetti da eroina, come il naloxone, hanno un effetto molto minore sugli oppioidi sintetici. In altri casi — spiega ancora l’esperta — il rischio è dato anche dalla facilità di acquistare un prodotto per un altro: ci sono ragazzi che perdono la vita alla prima assunzione perché non sanno cosa è stato loro venduto, quali sostanze sono state associate tra loro, in che dose». Quanto agli oppioidi sintetici, a destare maggiore preoccupazione sono il fentanyl (si veda articolo in alto) e i suoi derivati, venduti a scopo voluttuario come sostituti a basso costo dell’eroina, ma usati pure per produrre medicinali contraffatti o miscelati insieme ad altre droghe o sostanze e distribuiti attraverso i mercati illegali della droga. ---End text--- Author: Maria Giovanna Faiella Heading: Highlight: Nitazeni ? Aumenta in Europa la diffusione di oppioidi nitazeni, sostanze potenti spesso invisibili ai test. «È inquietante ciò che stiamo osservando — dice Carlo Locatelli, Centro Antiveleni IRCCS Maugeri di Pavia e past president Società italiana di tossicologia —. Nuove droghe sintetiche, come oppioidi nitazeni e cannabinoidi semisintetici, causano intossicazioni rapidissime, spesso non riconoscibili dai test standard, e possono portare a insufficienza respiratoria o a danni neurologici permanenti in poche ore». Serd ? I SerD (o SerT) sono strutture del Servizio Sanitario Nazionale dedicate alle dipendenze. Vi si accede di solito in modo diretto, senza prescrizione medica. Elenco per Regione su: politicheantidr oga.gov.it Sempre più presenti anche in prodotti da svapo , caramelle o cioccolata, acquistati illegalmente online Image:Più di 280mila studenti hanno fatto uso di almeno una Nuova sostanza psicoattiva (Nps) nella vita; 140 mila nel corso del 2024 (Studio ESPAD ®Italia CNR) -tit_org- Le nuove droghe del XXI secolo -sec_org- tp:writer§§ Maria Giovanna Faiella guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985104050.PDF §---§ title§§ «Il Galllera deve mantenere l'autonomia» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985704044.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "SECOLO XIX" del 12 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-12T04:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985704044.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985704044.PDF', 'title': 'SECOLO XIX'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985704044.PDF tp:ocr§§ Riunione straordinaria dei membri del cda per contrastare l’accorpamento dei tre ospedali genovesi e definire le azioni da intraprendere «Il Galliera deve mantenere l’autonomia» IL RETROSCENA Guido Filippi / GENOVA «I l Galliera non può e non deve perdere la sua autonomia». Quasi tutti i rappresentanti del consiglio di amministrazione si sono riuniti, nel primo pomeriggio di ieri, all’ottavo piano della palazzina dell’amministrazione, per affrontare il tema caldissimo esploso negli ultimi giorni: il futuro dell’ospedale di Carignano dopo il disegno della riforma Bucci che, prevede, secondo le prime indicazioni, la nascita di un’unica azienda ospedaliera genovese composta dal San Martino, dal Villa Scassi e appunto dalla Galliera. Una soluzione che ha preoccupato e agitato i vertici dell’ospedale, a partire all’arcivescovo Marco Tasca che è il presidente per statuto dell’ente, per arrivare ai membri del consiglio di amministrazione, tanto che venerdì pomeriggio è stata convocata una riunione straordinaria, non un consiglio in quanto non potevano essere presenti alcune figure tecniche e di conseguenza il cda è stato derubricato a vertice riservato e straordinario. Chiarissima, da quel poco che filtra, la linea: il Galliera non è contrario alla riforma della sanità ligure voluta dal presidente Bucci, ma vuole che venga salvaguardata l’autonomia dell’ospedale. Non solo: gli amministratori, con l’arcivescovo Tasca in testa, si considerano difensori del patrimonio dell’ente che, se perde la sua entità giuridica, torna, come prevedono le tavole testamentarie, finisce a un Comune svizzero dove è deceduto l’ultimo figlio della Duchessa. Per patrimonio si intendono i padiglioni, le aree e tutte le proprietà immobiliari acquisite nel corso degli anni. Durante la riunione è stata rimarcata la necessità di difendere, senza perdere tempo, il nome e la storia del Galliera, oltre ad assicurare un futuro ai quasi duemila dipendenti. Il Consiglio di amministrazione, in attesa di riunirsi tra una quindicina di giorni ha già contattato un avvocato romano esperto a livello internazionale di queste materia per avere al più presto un parere sull’autonomia del Galliera e su tutte le ricadute. Se il parere legale, atteso tra una decina di giorni, fosse favorevole all’ospedale è possibile che il cda decida di impugnare la legge di riforma, il giorno in cui verrà approvata. «Dobbiamo essere pronti a impugnare la legge per salvaguardare l’autonomia giuridica dell’ospedale». Nel frattempo c’è un altro nodo da sciogliere nell’arco di sessanta giorni: la nomina del nuovo direttore generale del Galliera, in questo caso la riconferma del manager Francesco Quaglia. La recente legge regionale prevede che l’ospedale proponga un candidato e che la Regione lo nomini, ma in questa fase di incertezza è tutto fermo. A fine dicembre scadono anche i contratti di tre manager, Luigi Bottaro (Asl 3 genovese), Paolo Petralia (Asl 4 chiavarese) e Paolo Cavagnaro (Asl 5 spezzina). Ma quali sono le principali novità della legge di riforma della sanità ligure annunciata venti giorni fa dal presidente della Regione Marco Bucci? L’obiettivo è di riuscire a partire già il primo gennaio anche se ci sono già state frenate da parte dei partiti di maggioranza, di alcuni Comuni di primo piano e dei sindacati con in testa Cgil e Cisl. Nel primo documento si parla di un’unica azienda regionale: le cinque Asl diventeranno aree sanitarie locali guidate da un direttore che farà riferimento a un supermanager. L’azienda ospedaliera è composta dal San Martino, dal Galliera e dal Villa Scassi di Sampierdarena. L’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò ha preferito non commentare la posizione del consiglio di amministrazione dell’ospedale Galliera. — ---End text--- Author: Guido Filippi Heading: Highlight: A rischio, secondo i consiglieri, anche il patrimonio, a partire dai padiglioni Image:L’ospedale Galliera potrebbe perdere l’autonomia. Al centro la statua della Duchessa -tit_org- «Il Galllera deve mantenere l’autonomia» -sec_org- tp:writer§§ Guido Filippi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985704044.PDF §---§ title§§ Sanità, quasi triplicato il disavanzo delle Regioni Peggiora il Centro-Nord link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985604043.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "SOLE 24 ORE" del 12 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-12T04:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985604043.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985604043.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985604043.PDF tp:ocr§§ Sanità, quasi triplicato il disavanzo delle Regioni Peggiora il Centro-Nord Il faro dei magistrati contabili sui tetti alla spesa per i farmaci e sul payback Corte dei conti ROMA Il fondo sanitario nazionale viene rinvigorito ogni anno, e lo stesso accadrà nel 2026 se come sembra la legge di bilancio aggiungerà a un tendenziale già in crescita i circa 2 miliardi di cui si discute in questi giorni. Ma la sua corsa non sembra tenere il ritmo dei costi effettivi generati dalla sanità, in un sistema percorso da segnali di affanno evidenti nella garanzia dei livelli essenziali di assistenza e nella gestione del personale. Ma c’è un indicatore che più di ogni altro è efficace per misurare il rischio di crepe strutturali che si aprono nell’edificio della sanità pubblica, almeno sul piano finanziario. Si tratta del deficit registrato dalle Regioni per la differenza fra le entrate complessive (fondo sanitario, assicurazioni pubbliche e private e spesa delle famiglie) e le spese sostenute per la sanità. Nel 2024, in base ai dati resi solidi dagli aggiornamenti realizzati fino al 15 settembre scorso, quel disavanzo è quasi triplicato rispetto all’anno prima, balzando a 1,513 miliardi dai 590 milioni dell’anno prima. Il rosso rimane intenso anche quando al conto si aggiungono le compartecipazioni ulteriori per prestazioni come la specialistica ambulatoriale e i pronto soccorso. In questo caso il deficit si attesta a 759,4 milioni: era di soli 105 milioni nel 2023. Numeri e analisi sono illustrati dal Quaderno che le sezioni riunite di controllo della Corte dei conti hanno appena pubblicato nell’ambito della nuova modalità di realizzazione del Rapporto di coordinamento della finanza pubblica. Il documento, intitolato alla “Sanità in cammino per il cambiamento”, parte dal presupposto che «il 2026 si presenta come un anno decisivo», per un settore che vede «molti fronti ancora aperti su cui si dovrà arrivare ad una definizione organica» e che attende con «urgenza un nuovo Piano sanitario nazionale che potrebbe contribuire a chiarire il ruolo dei diversi soggetti, a completamento degli importanti piani, quello delle cronicità e della salute mentale, già annunciati ma non ancora operativi». Il tema è complesso, e investe variabili socio-economiche e qualitative oltre agli aspetti finanziari, come conferma lo scarso grado di correlazione fra la spesa pubblica per residente e i livelli di assistenza che si incontra nei monitoraggi annuali sui Lea regionali. Ma i numeri dei bilanci sono chiari nell’indicare le difficoltà strutturali spesso trascurate da un dibattito politico che in genere battibecca sui valori assoluti del fondo sanitario, in crescita straordinaria per i governi pro tempore e in flessione drammatica per chi di volta in volta è all’opposizione, ma dimentica almeno due aspetti cruciali. Primo: a finanziare la sanità pubblica, oltre al fondo sanitario intervengono le assicurazioni, le famiglie e, per quel che manca, le Regioni. Secondo: le dinamiche di spesa sono influenzate dalla demografia, dalle evoluzioni tecnologiche e dai contesti commerciali di farmaci e dispositivi medici, su cui i tetti di spesa e il payback (altro tema centrale nel capitolo sanitario della manovra) hanno mostrato di non funzionare. In questa architettura, le Regioni diventano quindi una sorta di pagatore di ultima istanza delle spese che le altre entrate non riescono a coprire. E il loro deficit nei conti sanitari misura di conseguenza le difficoltà economiche del sistema. A mutare, oltre alla consistenza del disavanzo, è la sua geografia, che come rilevano i magistrati contabili, «si estende ora anche a quelle Regioni che finora avevano sempre garantito una elevata qualità dei servizi e un equilibrio economico». L’identikit punta dritto alle grandi Regioni del Centro-Nord, dove «le perdite sono passate dai 28 milioni del 2019 a poco meno di 635 milioni». Il disavanzo più consistente si incontra in Toscana (-267,2 milioni, con un peggioramento del 47,6% sul 2023), seguita da Emilia-Romagna (-194,2 milioni, era in equilibrio l’anno p recedente) e Piemonte (-180,6 milioni; peggioramento del 63,9%), in una distribuzione che non guarda ai colori politici delle diverse giunte e che al momento fra i big vede il fortino dell’equilibrio resistere solo in Lombardia e Veneto. Fra i territori a Statuto autonomo la condizione più critica è quella della Sardegna, con un deficit da 365,4 milioni, superiore del 39,6% rispetto all’anno prima. L’analisi della Corte dei conti mette in rilievo anche la scarsa efficacia, a rimanere eufemistici, dei meccanismi introdotti per contenere le uscite, come i tetti alla spesa per i farmaci (puntualmente superati in modo generalizzato) e il payback che ha prodotto fin qui molti più effetti giuridici che finanziari: mettendo un altro carico sulla bilancia della manovra in arrivo. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Gianni Trovati Heading: Corte dei conti Highlight: Spiccano i deficit di Toscana, Piemonte ed Emilia-Romagna Situazione in equilibrio in Lombardia e Veneto Image:Il nodo risorse. La sanità pubblica alle prese con fondi insufficienti -tit_org- Sanità, quasi triplicato il disavanzo delle Regioni Peggiora il Centro-Nord -sec_org- tp:writer§§ Gianni Trovati guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/12/2025101201985604043.PDF §---§