title§§ Liste d'attesa, i medici: garantire carichi adeguati = «Liste d'attesa, mancano medici l'intramoenia non va demonizzata»
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Estratto da pag. 9 di "CORRIERE DEL TRENTINO" del 11 Oct 2025
De Pretis (Ordine): «Formare anche gli utenti». Le Aft non decollano: pesa l'aspetto geografico
pubDate§§ 2025-10-11T04:43:00+00:00
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tp:ocr§§ Liste d’attesa, i medici: garantire carichi adeguati SANITÀ «Liste d’attesa, mancano medici l’intramoenia non va demonizzata» DePretis(Ordine):«Formareanchegliutenti».LeAftnondecollano:pesal’aspettogeografico Il tema non è solo economico. Non basta pagare di più i professionisti per abbattere le liste d’attesa, ma «bisogna lavorare sull’appropriatezza, la formazione degli utenti e garantire qualità e carichi di lavoro adeguati». Il presidente dell’Ordine dei medici, Giovanni de Pretis, interviene sul tema delle liste d’attesa dopo la denuncia di alcuni pazienti. Le Aggregazioni Funzionali Territoriali (Aft), inoltre, faticano a decollare. «Pesa anche l’aspetto geografico», analizza de Pretis. a pagina 9 Roat TRENTO Un anno per una visita oculistica, più di sei mesi per urologia e per un controllo dermatologico non bastano più neppure 12 mesi di attesa. «Sempre più persone rinunciano a curarsi, i dati di Gimbe sono un segnale d’allarme. Pesano le lunghe liste d’attesa, ma siamo anche di fronte a un aumento delle persone in condizioni di povertà», ragiona il dottor Giovanni de Pretis. L’indignazione di Cristina Eberhard, costretta a pagare per un visita oculista perché con l’impegnativa avrebbe dovuto attendere un anno, non stupisce il presidente dell’Ordine dei medici. «Non si può aspettare così tanto per una visita, le fasce più deboli rinunciano», afferma. Tutti gli altri pagano, almeno chi può. Ma i pazienti faticano a capire. Con il servizio pubblico si deve aspettare mesi, privatamente, all’interno della stessa struttura pubblica, in pochi giorni di ottiene l’appuntamento. «Allora paghiamo di più i professionisti», ipotizza qualcuno. «La remunerazione è un problema, ma il nodo principale è la carenza di medici. Il finanziamento della sanità nel tempo si è ridotto notevolmente, qualcosa negli ultimi anni è migliorato, ma il trend è quello di una costante riduzione», spiega de Pretis. Poi c’è il tema della programmazione: «A livello politico hanno sbagliato e continuano a sbagliare. Si è passati dal numero chiuso a voler formare un numero eccessivo di medici che in prospettiva rischiano di restare disoccupati». La fuga dei professionisti verso il privato, un trend in costante aumento con il quale anche la sanità trentina deve fare i conti, accentua il problema delle liste d’attesa. E la «disaffezione» dei medici alla sanità pubblica non è determinata solo da un aspetto economico, secondo il presidente dell’Ordine, «ma incidono anche i carichi di lavoro. Bisogna migliorare le condizioni in cui operano i medici». E la libera professione? L’attività intramoenia, poco compresa dai cittadini, è prevista da una legge del ‘92, oggetto poi, nel corso degli anni, di molteplici interventi normativi. «Va monitorata e ci sono delle norme a livello nazionale che prevedono il controllo e un equilibrio dell’attività intramoenia con quella istituzionale — ricorda —. Capisco che può non essere compresa, ma demonizzare è sbagliato. La libera professione intramoenia in Trentino è molto penalizzata, le tariffe sono ferme al 2001, e anche questo porta alla fuga di molti medici, inoltre se si dovesse togliere si ridurrebbe la possibilità per gli utenti di trovare un medico valido, anche a pagamento, con tariffe comunque inferiori rispetto al privato». La soluzione? «Garantire volumi di attività adeguati e lavorare sull’appropriatezza e in questo è fondamentale il rapporto tra il medico di medicina generale e il paziente». Questo, però, ci tiene a precisare il presidente dell’Ordine, non significa scaricare la responsabilità sul medico di base. «Si deve lavorare sull’appropriatezza formando anche l’utenza. Come Ordine stiamo facendo diversi incontri tra ospedale e territorio perché crediamo che creare un rapporto efficace possa portare benefici anche in un’ottica di formazione». La medicina generale è l’altra nota dolente. Sono sempre di più i professionisti che lasciano e pochi giorni fa una dottoressa a Trento ha deciso di dimettersi perché non riusciva più a gestire i carichi di lavoro. Le Aggregazioni Funzionali
Territoriali (Aft), inoltre, non sono mai realmente decollate. «Il Trentino Alto Adige si è mosso un po’in ritardo rispetto a questa diversa organizzazione, ma pesa anche l’aspetto geografico. Nei piccoli paesi e in montagna è più difficile. Lo scopo, più che ridurre i carichi è migliorare la qualità del lavoro e l’offerta. Il problema della medicina generale è l’età dei professionisti, sono tanti i pensionamenti e la domanda». I dati sono esemplificativi: sono 40 le borse di studio finanziate dalla Provincia ed estese anche ai non residenti, ma su 40 posti i candidati ammessi sono stati solo 2526. Poco più della metà. Dafne Roat ---End text--- Author: Dafne Roat Heading: SANITÀ Highlight: ? Presidente Bisogna garantire carichi di lavoro adeguati, qualità e lavorare sull’appropriatezza Image:Prescrizioni Cresce il numero di cittadini costretto a pagare per una visita specialistica. Per un controllo oculistico bisogna attendere un anno -tit_org- Liste d’attesa, i medici: garantire carichi adeguati «Liste d’attesa, mancano medici l’intramoenia non va demonizzata» -sec_org-
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title§§ I dati del rapporto Gimbe sul Servizio sanitario
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Estratto da pag. 2 di "CORRIERE EUSEBIANO" del 11 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-11T05:23:00+00:00
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tp:ocr§§ I dati del rapporto Gimbe sul Servizio sanitario Riboldi: «Regione Piemonte promossa su Lea e digitalizzazione» Rossi (Pd): «Mancano medici di base e pediatri di libera scelta» Arriva il Rapporto Gimbe sullo stato del Servizio sanitario nazionale e, come di consueto, è “guerra” sulle cifre. Una particolarità tutta italiana (2 più 2 quasi mai fa 4...) cui non sfugge nemmeno il Piemonte dove si passa dai commenti entusiastici dell’assessore Riboldi, alle critiche feroci dell’opposizione. L’assessore Riboldi: «Di nuovo premiati» «Anche nel 2025 il Piemonte si conferma tra le Regioni italiane con le migliori performance sanitarie». Così esordisce l’assessore alla sanità della Regione Piemonte, Federico Riboldi, commentando i dati del nuovo 8° Rapporto Gimbe che “fotografa” lo stato di salute (si perdoni il gioco di parole...) della sanità italiana. «Il Piemonte - prosegue Riboldi - mantiene l’adempienza piena ai Lea (i Livelli essenziali di assistenza, ndr), confermando un posizionamento tra le prime in Italia per adempienza in tutte le aree: prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera. Un riconoscimento che premia il lavoro di operatori, strutture e sistema regionale nel suo insieme». Oltre alla continuità nei Lea, spiega la Regione, il Rapporto Gimbe evidenzia elementi strutturali importanti per il Piemonte: spesa sanitaria privata sotto controllo; il saldo netto della mobilità passa da meno 19 milioni di euro a meno 5 milioni di euro, con un miglioramento di oltre 14 milioni di euro; progresso nella digitalizzazione sanitaria, con avanzamento del Fascicolo sanitario elettronico e iniziative di telemedicina. Tuttavia, anche l’assessore ammette: «Il rapporto fotografa anche le criticità che dobbiamo affrontare con urgenza: le liste d’attesa restano la prima causa di rinuncia alle cure, e la carenza di nuovi laureati in medicina e infermieristica rischia di compromettere la tenuta dei servizi, in particolare nelle aree interne. Su questo puntiamo con decisione per migliorare la sanità pubblica piemontese». Rossi (Pd): «Leggete meglio i dati» Ben diversa l’interpretazione del consigliere regionale e segretario piemontese del Pd, Domenico Rossi: «Il rapporto della Fondazione Gimbe è durissimo, ma fotografa una realtà sotto gli occhi di tutti: il Servizio sanitario nazionale vive una crisi strutturale, a causa del definanziamento mascherato. Così aumentano disuguaglianze, spesa privata e personale in fuga. Solo l’assessore Riboldi sembra non accorgersene e continua a descrivere una realtà lontana dai problemi dei piemontesi. Snocciola dati, ma dimentica di dire alcune cose: prima di tutto che la qualità delle cure in Piemonte è possibile grazie all’abnegazione degli operatori, nonostante i disastri del governo centrale e che la nostra regione rispetta l’erogazione e adempie i parametri Lea ininterrottamente dal 2010. Secondo quanto riportato nel rapporto in Piemonte mancano 431 medici di medicina generale e quindi siamo tra le regioni più critiche per la carenza dei pediatri di libera scelta. Spendiamo, insieme alla Lombardia, il 48% del valore complessivo dei contratti per i gettonisti a livello nazionale con un valore assoluto più alto (115,2 milioni di euro contro 105 milioni dei lombardi) pur avendo noi meno della metà degli abitanti». l.s. ---End text--- Author: l s. Heading: Highlight: Image: -tit_org- I dati del rapporto Gimbe sul Servizio sanitario -sec_org-
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title§§ Cisl: «La Sanità migliora ma il sistema è fragile
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Estratto da pag. 13 di "GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA" del 11 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-11T03:34:00+00:00
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tp:ocr§§ Cisl: «La Sanità migliora ma il sistema è fragile» Il leader Lavia chiede l’uscita dal commissariamento e un piano straordinario di assunzioni COSENZA Dal rapporto Gimbe emerge la sintesi del presente sanitario in Calabria: 10,2 unità di personale ogni mille abitanti, a fronte di una media nazionale di 11,9. «È uno scarto del 15% che non si misura solo nei numeri, ma nelle attese infinite ai pronto soccorso, nei reparti vuoti, nelle risposte che non arrivano». Il leader regionale della Cisl, Giuseppe Lavia, commenta numeri e tendenze di uno studio che si muove tra ombre note e segnali di risveglio. «Nel 2023 i punteggi Lea sono migliorati, con un incremento di 41 punti, il più alto tra tutte le regioni. Un balzo che segna un progresso concreto in due delle tre aree osservate: quella ospedaliera e quella della prevenzione. Ma lo stesso documento conferma la fatica cronica dell’area distrettuale, quella che comprende la medicina territoriale e i servizi di prossimità, ancora ferma a un punteggio di 40. Il dato sugli screening oncologici di primo livello, seppur in lieve crescita, resta desolante: 9,3 su 100». E, allora, la Cisl ritiene fondamentale «uscire dal commissariamento, non come gesto politico, ma come premessa per tornare a una gestione ordinaria che consenta di rinegoziare il piano di rientro e liberare risorse. Trenta milioni di euro l’anno, da qui al 2031, rappresentano un fardello troppo pesante se non accompagnato da una vera autonomia operativa». Lavia indica una strada concreta per garantire l’assistenza intermedia sul territorio, evitando di intasare i servizi assistenziali: «Si devono attivare senza altri rinvii i 20 Ospedali di Comunità ancora fermi e rendere pienamente operative le 63 Case di Comunità avviando un piano straordinario di assunzioni. Perché alla base di ogni riforma c’è la presenza umana di medici, infermieri, operatori». g.p. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Giuseppe Lavia Il segretario regionale della Cisl Image: -tit_org- Cisl: «La Sanità migliora ma il sistema è fragile -sec_org-
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title§§ Verso una legge di bilancio armata
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Estratto da pag. 14 di "MANIFESTO" del 11 Oct 2025
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tp:ocr§§ Nuova Finanza pubblica Verso una legge di bilancio armata Q uando un governo si appresta a predisporre una legge di bilancio, dovrebbe innanzitutto avere un quadro della condizione economica, ecologica e sociale del paese e prepararsi a investire per migliorarla significativamente. Non funziona così per il nostro governo. Nell’allegato al Dpfp (Documento programmatico di finanza pubblica) appena prodotto, si dice asai chiaramente come il tasso di povertà assoluta - che oggi è pari all’8,4% della popolazione- tale rimarrà fino a tutto l’anno 2028 e nessun cambiamento è altrettanto previsto sull’indice della disuguaglianza sociale. Non importa se l’ultimo rapporto della Caritas sveli che la sostituzione del reddito di cittadinanza con l’assegno di inclusione abbia ridotto la platea dei beneficiari del 40%; non smuove gli animi l’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe, che dice come il de-finanziamento perenne del Servizio Sanitario Nazionale abbia già provocato la rinuncia alle cure per il 10% della popolazione e l’esplosione della spesa a carico delle famiglie (oltre 40 miliardi negli ultimi tre anni); non scalda i cuori neppure l’ultimo rapporto dell’Ispra, che certifica un aumento del 15% del rischio idrogeologico nel nostro paese, che ha ormai raggiunto il 23% del territorio nazionale. E nulla produce il dato del 9,8% di dispersione scolastica, uno dei più alti a livello europeo. Sono dati che impattano direttamente sulla vita delle persone, ma sui quali nulla si muove per due ordini di motivi. Il primo è la persistenza dei vincoli finanziari -patto di stabilità, deficit- che da oltre tre decenni hanno trasformato l’Europa da continente dello stato sociale a prateria per l’appropriazione privatistica da parte dei grandi fondi finanziari. La fanatica osservanza di questi vincoli ha semplicemente trasformato la finanza pubblica in una tecnica ragionieristica del far quadrare i conti qui ed ora, senza nessuna visione prospettica né strategia d’investimento. La seconda ragione è che se i soldi ci sono vanno investiti tutti nella nuova dimensione della guerra, nei bilanci della difesa, nella produzione di armi. Come si evince -nonostante la scarsa trasparenzadal nuovo Documento Programmatico Pluriennale (DPP) 2025-2027, analizzato dall’Osservatorio sulle Spese Militari Italiane, Milex, già oggi il valore complessivo dei programmi di investimento per i prossimi quindici anni ammonta a oltre 130 miliardi di euro per nuovi sistemi d’arma, a cui si aggiungono altri 9 miliardi per le infrastrutture militari. A queste già roboanti cifre, vanno aggiunti i 23 miliardi previsti per il prossimo triennio dal Dpfp del governo (+3,5 mld nel 2026, + 7 mld nel 2027, + 12 mld nel 2028). D’altronde, come insegna il Libro Bianco della Difesa dell’Unione Europea, il nostro continente è sottoposto a minaccia militare perenne (oggi la Russia, domani la Cina e in prospettiva il mondo intero) e l’obiettivo è allineare la percezione della minaccia da parte delle persone (ancora scarsa, ahiloro) all’adeguato livello che ne hanno i governanti. Obiettivo che sembra ben lontano dall’essere raggiunto, stanti le mobilitazioni oceaniche che hanno attraversato il paese contro il genocidio in Palestina, con una nuova generazione scesa in campo, rivendicando un futuro differente non solo per Ga2a. “Svuotare gli arsenali, riempire i granai” diceva un indimenticato Presidente della Repubblica ai tempi nei quali parlare di democrazia aveva ancora un senso. Svuotare gli arsenali e riappropriarci della ricchezza collettiva per destinarla a reddito, scuola, sanità, diritti e conversione ecologica, dovremmo gridare tutte e tutti insieme di fronte a una legge di bilancio che ci vuole ancor più privati di dignità ma che ci sogna tutti in fila per tre. ---End text--- Author: MARCO BERSANI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Verso una legge di bilancio armata -sec_org-
tp:writer§§ MARCO BERSANI
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§---§
title§§ «Sistema sanitario: il centrodestra disinveste per favorire i privati»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/11/2025101103193007906.PDF
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Estratto da pag. 34 di "NAZIONE PISA" del 11 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-11T06:08:00+00:00
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tp:ocr§§ «Sistema sanitario: il centrodestra disinveste per favorire i privati» PISA Movimento 5 Stelle Fausto Bosco Il centrodestra in Toscana dice di voler rafforzare la sanità pubblica, potenziando presidi territoriali e ospedali. Ma i fatti raccontano altro». Lo denuncia Fausto Bosco, impiegato di Acque, sindacalista Cgil e candidato del M5S nel collegio pisano, segnalando tuttavia che «la sanità toscana, pur con criticità come le liste di attesa, è tra le migliori in Italia per qualità dei servizi, dietro solo al Veneto, come da dati consultabili sul portale del ministero della Salute». «Però si può e si deve migliorare – continua – , razionalizzando scelte e rivedendo alcune strutture. Mentre Tomasi e i candidati di centrodestra si ergono a baluardi del Sistema sanitario nazionale, la Fondazione Gimbe documenta i disinvestimenti del Governo Meloni: oltre 13 miliardi di euro di tagli in tre anni, mentre crescono povertà e diseguaglianze. E il quadro rischia di peggiorare, visto l’orientamento a destinare più spesa al riarmo comprimendo ancora Sanità e Istruzione. Delle due l’una: o il centrodestra prende in giro gli elettori con l’ennesimo slogan, o ignora ciò che i suoi rappresentanti stanno facendo a Roma, ossia indebolire il Servizio Sanitario Nazionale e favorire l’ avanzamento del privato. In entrambi i casi, la situazione è grave e nelle prossime ore pensiamoci bene e votiamo per un Toscana giusta. Chi decide di votarmi lo fa scegliendo la semplicità che caratterizza da sempre la mia vita ed è stata il tratto dominante della mia sobria (ma ricca di contenuti) campagna elettorale, la tenacia, che mi ha permesso di lottare contro l’ipoacusia e infine di vincere. Chi decide di votarmi lo fa per la coerenza: ho sempre lottato per ciò in cui credo anche quando le cose si facevano difficili e sarebbe stato più conveniente desistere. Sono ciò che sono forse per questo tanti lavoratori e lavoratrici nella mia esperienza sindacale hanno scelto di darmi fiducia«. ---End text--- Author: Redazione Heading: PISA Movimento 5 Stelle Fausto Bosco Highlight: Image: -tit_org- «Sistema sanitario: il centrodestra disinveste per favorire i privati» -sec_org-
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title§§ "Sanità lucana cantiere aperto che sta producendo risultati concreti"
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Estratto da pag. 11 di "NUOVA DEL SUD" del 11 Oct 2025
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tp:ocr§§ Dopo le critiche del report Gimbe, anche Quarto (FdI) difende il lavoro dell’assessore Latronico “Sanità lucana cantiere aperto che sta producendo risultati concreti” p p u 2 – n m r l z POTENZA - Circa 60mila persone che nel 2024 hanno dovuto rinunciare a visite specialistiche o esami. E poi la questione dei Lea, i livelli essenziali delle prestazioni per cui la Basilicata è inadempiente e si posiziona al 17esimo posto tra le regioni, peggiorando nel 2023 il punteggio rispetto al 2022. Due questioni che si sommano alla mobilità saniaria passiva, alle liste d’attesa e ai servizi da attuare con le risorse del Pnrr, le 19 case di comunità e i 5 ospedali di comunità di ci ancora nn si è vista traccia. Sono i punti dolenti che emergono dal rapporto Gimbe sul servizio sanitario nazionale per quanto attiene la Basilicata. Una lettura “fuorviante” secondo l’assessore regionale alla Salute, Cosimo Latronico secondo ilquale “il problema è complesso e riguarda l’accessibilità economica, l’organizzazione del sistema nazionale e le disuguaglianze territoriali. La Basilicata, pur con le sue sfide - ha detto a commento - non è una regione in emergenza sanitaria, ma una realtà che sta lavorando per garantire equità e qualità”. E ad intervenire è anche il coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, Piergiorgio Quarto. “Alla critica costruttiva di Gimbe ci stiamo, per carità. Non ci stiamo alla strumentalizzazione che ne deriva. Il bicchiere è mezzo pieno e lo si sta riempiendo tutto. Fate lavorare il governo regionale e l’assessore Latronico. I numeri riportati – spiega Quarto – vanno letti con equilibrio e con il rispetto dovuto alla complessità del sistema sanitario. La Basilicata non è una regione in emergenza, ma una realtà che sta lavorando Dopo le cr “San sta per rafforzare la rete dei servizi e migliorare la qualità dell’assistenza. I dati Gimbe si riferiscono al 2023 e rappresentano una fotografia superata: nel frattempo la Regione ha avviato un percorso di riforma con nuove Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali Operative Territoriali e un piano di assunzioni che porterà oltre 1.600 nuove unità nel triennio 20252027. È scorretto – prosegue – utilizzare un’analisi tecnica per alimentare polemiche politiche. Questo rapporto non può diventare l’occasione per le opposizioni di colpire chi, con serietà e metodo, sta portando avanti un lavoro complesso di riorganizzazione e rilancio del sistema sanitario lucano. La sanità della Basilicata sta cambiando e merita di essere giudicata per i progressi, non per i pregiudizi. Il sistema sanitario regionale – conclude Quarto – è un cantiere aperto che sta producendo risultati concreti. Le criticità non si negano, ma si affrontano giorno per giorno con responsabilità e programmazione. La Basilicata non è il fanalino di coda, ma una regione che si sta rialzando, passo dopo passo”. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Il coordinatore meloniano: “La sanità sta cambiando e merita di essere giudicata per i progressi, non per i pregiudizi” Image: -tit_org- “Sanità lucana cantiere aperto che sta producendo risultati concreti” -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Legge popolare per cambiare rotta
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/11/2025101103261107483.PDF
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Estratto da pag. 13 di "PREALPINA" del 11 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-11T05:18:00+00:00
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tp:ocr§§ Legge popolare per cambiare rotta Una sanità che torni a essere pubblica, universale e vicina alle persone: è questa la «ricetta Astuti» per guarire il sistema lombardo. «Serve un cambio di rotta radicale», dice Samuele Astuti, consigliere regionale del Partito democratico, commentando i dati allarmanti del nuovo rapporto Gimbe. «Senza un intervento deciso, la salute rischia di diventare un privilegio per pochi». Il quadro tracciato dalla Fondazione è impietoso: negli ultimi tre anni il Servizio sanitario nazionale ha perso 13 miliardi di euro, mentre la spesa sanitaria privata ha toccato nel 2024 i 41,3 miliardi, raddoppiando in dieci anni. «Significa che milioni di cittadini pagano di tasca propria per curarsi sottolinea Astuti - o rinunciano alle prestazioni perché non possono permettersele». Un fenomeno che, secondo Gimbe, riguarda ormai un italiano su dieci, oltre 5,8 milioni di persone. Nemmeno i 2,5 miliardi extra annunciati dal ministro Orazio Schillaci, spiega la Fondazione guidata da Nino Cartabellotta, basteranno a invertire la tendenza: il sistema resta definanziato e spinto verso una deriva privatistica. «La salute, da diritto universale, si sta trasformando in un bene di mercato», avverte Astuti, che punta il dito anche contro la Lombardia, «dove questa deriva è ancora più evidente». Da anni, sostiene il consigliere dem, «la Regione ha messo sullo stesso piano pubblico e privato, favorendo di fatto quest’ultimo, fino a creare un sistema in cui né la domanda né l’offerta sono più governate». Il risultato? «Liste d’attesa interminabili, pronto soccorso in affanno, personale sanitario stremato e cittadini costretti a pagare per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito per legge».Ma la controproposta c’è già e ha il sostegno di oltre centomila lombardi. È la proposta di legge popolare per «cambiare la sanità lombarda», che riscrive i principi della legge regionale restituendo centralità alla prevenzione, priorità ai servizi territoriali e al governo pubblico dell’offerta. «È una proposta semplice ma rivoluzionaria - spiega Astuti - che riafferma l’universalità del servizio sanitario e mette al centro le persone, non il profitto». Il 21 ottobre la proposta approderà finalmente in Aula, dopo i tentativi della maggioranza di bloccarla in Commissione sanità. «Sarà un passaggio politico cruciale - conclude Astuti perché bisognerà decidere se continuare a smantellare la sanità pubblica o se difendere uno dei pilastri della nostra democrazia: il diritto alla salute per tutti». V.F. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: vf. Heading: Highlight: Image: -tit_org- Legge popolare per cambiare rotta -sec_org-
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title§§ Astuti: «Sanità pubblica» = Sanità, un affare privato
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Estratto da pag. 13 di "PREALPINA" del 11 Oct 2025
LO STUDIO Gimbe: Lombardia sempre meno virtuosa. Pagano i servizi essenziali
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tp:ocr§§ Astuti: «Sanità pubblica» DOPO IL REPORT DI GIMBE Sanità, un affare privato LO STUDIO Gimbe: Lombardia sempre meno virtuosa. Pagano i servizi essenziali La “ricetta Astuti” per guarire il sistema sanitario lombardo è una sanità che torni a essere pubblica, universale e vicina alle persone. La riflessione, dopo il Rapporto Gimbe che traccia un quadro di sanità in sofferenza e con l’aumento della spesa privata. Da qui la proposta di una legge popolare per «cambiare il sistema». Fumagalli a pagina 13 Il Servizio Sanitario Nazionale italiano è in crisi: l’ottavo Rapporto Gimbe, presentato il 9 ottobre, fotografa una sanità pubblica in sofferenza, con tagli costanti, aumento della spesa privata e disuguaglianze regionali sempre più marcate. In Lombardia, storicamente una delle regioni più virtuose, la situazione non è migliore: ha registrato un calo di 14 punti nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), segnando un peggioramento significativo rispetto all’anno precedente. Lombardia, fa festa il privato Nonostante l’apparente aumento del Fondo Sanitario Nazionale (Fsn) nel triennio 2023/’25, da 125,4 miliardi a 136,5 miliardi di euro, la percentuale del FSN sul PIL è diminuita, passando dal 6,3% nel 2022 al 6,1% nel 2024-2025. Questo traduce in una perdita di 13,1 miliardi di euro in termini reali, erosi dall’inflazione e dall’aumento dei costi energetici. Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha definito queste cifre come «illusioni contabili». La spesa sanitaria privata è invece aumentata significativamente: nel 2024 ha raggiunto i 47,66 miliardi di euro, di cui 41,3 miliardi (86,7%) a carico diretto delle famiglie. Tale aumento avrebbe portato un italiano su dieci a rinunciare a prestazioni sanitarie per motivi economici, con marcate differenze regionali. Intanto, il sistema di riparto del Fondo Sanitario Nazionale continuerebbe a penalizzare le regioni con popolazioni più giovani. Meno fondi alla regione giovane Nel 2023, la Lombardia ha ricevuto 2.154 euro pro capite, al di sotto della media nazionale di 2.181 euro, mentre la Liguria, con una popolazione più anziana, ha ricevuto 2.261 euro . Questo squilibrio si riflette nei Lea: nel 2023, solo 13 regioni risultavano adempienti, con il Sud Italia in grave difficoltà. La Lombardia, pur essendo una delle regioni più ricche, ha visto un peggioramento significativo, evidenziando che la tenuta del SSN non è più garantita nemmeno nei territori con maggiore disponibilità di risorse. La conferma: pochi infermieri Il veleno sta, al solito, nella coda: la crescente carenza di personale sanitario. Nonostante il numero di medici sia superiore alla media Ocse, la carenza di infermieri è particolarmente grave e aggravata dal calo dell’attrattività del Corso di Laurea in Infermieristica. Questo fenomeno contribuirebbe al deterioramento della qualità dei servizi sanitari e all’aumento dei tempi di attesa. Per salvare il Ssn, la Fondazione Gimbe propone un Piano di Rilancio basato su un nuovo patto politico, sociale e professionale che riconosca nella salute un investimento strategico e non un costo. È necessario riaffermare il principio di «spesa costituzionalmente necessaria» per finanziare i Lea e garantire a tutti i cittadini, indipendentemente dalla regione di residenza, pari diritti e opportunità nell’accesso alle cure. La Lombardia, pur essendo una delle regioni più ricche e avanzate, non è immune da queste problematiche. Il peggioramento dei Lea e le disuguaglianze nel finanziamento evidenzierebbero la necessità di un intervento urgente per garantire a tutti i cittadini un servizio sanitario pubblico di qualità. Valentina Fumagalli © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Valentina Fumagalli€ RIPRONI IZIONE RICERVATA Heading: DOPO IL REPORT DI GIMBE Highlight: Image:I “Lea” in calo di 14 punti e la carenza di personale è un guaio Sotto, il consigliere regionale Samuele Astuti: «Serve una sanità pubblica universale e vicina alle persone» -tit_org- Astuti: «Sanità pubblica» Sanità, un affare privato -sec_org-
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title§§ La speranza vana di chi in Sicilia voleva il cambiamento = La speranza vana di una siciliana che voleva cambiare il sistema
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Estratto da pag. 2 di "REPUBBLICA PALERMO" del 11 Oct 2025
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tp:ocr§§ La speranza vana di chi in Sicilia voleva il cambiamento La speranza vana di una siciliana che voleva cambiare il sistema A a pagina 2 IL COMMENTO di FABRIZIO LENTINI er una volta il milite ignoto ha un nome e cognome. Per una volta il soldatino simbolo di una guerra perduta, quella per una sanità pubblica efficiente, ha un volto, quello sorridente di Maria Cristina Gallo. Per una volta la vittima incolpevole di una disfatta che ha molti padri nascosti nell’ombra di un indecente scaricabarile ha gli occhi di una donna coraggiosa che ha denunciato lo scandalo di una diagnosi vanamente attesa per otto mesi, mentre le cellule neoplastiche si mangiavano quelle sane. Se n’è andata in silenzio, la professoressa di Ma2ara del Vallo, nella compostezza di una siciliana qualunque che ha creduto nelle istituzioni, nel sistema sanitario regionale, nell’eguaglianza dei cittadini, compresi quelli che aspettano disciplinatamente il proprio turno anziché estrarre la carta di credito e volare a Milano. «Speriamo tutto questo possa servire a cambiare le cose per i nostri figli e per chi non ha voce», P aveva scritto giorni fa, quando il suo destino era già segnato, al deputato forzista Giorgio Mulè che aveva sollevato il caso in Parlamento. Chissà se le flebili parole di una donna in agonia riusciranno ad attraversare le spesse pareti del Palazzo. Disperata speranza, alla luce della storia recente, quella che racconta come gli scandali infiammino per un paio di giorni emicicli e social, prima di spegnersi nella miscela di cinismo e rassegnazione che avvolge e protegge il Potere siciliano. Sì, è caduta la testa del manager (anglismo tecnocratico che stride come il gessetto sulla lavagna) dell’azienda sanitaria di Trapani, ma siccome era in quota Fratelli d’Italia il suo partito attende un adeguato risarcimento. E il “caso referti”, quello di 3.300 pazienti rimasti in attesa per otto mesi del verdetto su un sospetto tumore, è diventato un altro ingrediente del braccio di ferro quotidiano tra gli alleati di governo, al pari della nomina del cda di una società partecipata o del vicepresidente di un istituto case popolari. Per una beffa del destino, la notizia della morte della paziente simbolo di malasanità è precipitata nelle stanze damascate della Regione mentre la guerra tra i partiti del centrodestra affondava l’ennesima manovra finanziaria imbottita di mance. Una guerra scoppiata proprio sulla sanità. Ma non su questioni che riguardino la vita dei siciliani, bensì sulla proroga dell’incarico di dirigente generale a Salvatore Iacolino, uomo forte del governatore. Forse gli alleati rimproveravano a Schifani di aver tenuto al suo posto uno dei destinatari delle Pec con cui i pazienti in attesa del referto istologico chiedevano aiuto, senza ottenere risposta? Niente affatto. Iacolino è accusato di fare politica per Forza Italia nella sua provincia, quella di Agrigento. Di qui la ritorsione, oggi a mezzo franchi tiratori e domani, chissà, con un no ministeriale al piano della nuova rete ospedaliera. In questa rumorosa baraonda non ha avuto eco neanche l’ultimo dossier della fondazione Gimbe, che segnala come la Sicilia abbia perso dieci posizioni nei livelli essenziali di assistenza. E dunque è difficile pensare che riesca a sfondare il muro dell’indifferenza l’accorato appello della professoressa Gallo perché quel che è successo a lei non accada ad altri. È lecito almeno augurarsi che chi non ha fatto il suo dovere, chi ha taciuto, chi si è voltato dall’altra parte mentre il cancro consumava Maria Cristina Gallo (e chissà quanti altri) non deponga fiori sulla sua tomba. Che chi governa la Sanità scegliendo direttori e primari con il bilancino elettorale si tenga lontano dal suo ricordo. Quegli occhi fieri che spuntavano tra mascherina e bandana meritano un monumento cui possa inchinarsi solo chi crede in una Sicilia diversa, dove tutti i malati siano uguali, e non ce ne siano alcuni più uguali degli altri. ---End text--- Author: FABRIZIO LENTINI Heading: Highlight: In questa baraonda non ha avuto eco l’ultimo d
ossier del Gimbe, che segnala come l’Isola abbia perso dieci posizioni nei livelli essenziali di assistenza Image:T Maria Cristina Gallo T Medici in corsia -tit_org- La speranza vana di chi in Sicilia voleva il cambiamento La speranza vana di una siciliana che voleva cambiare il sistema -sec_org-
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title§§ Mezzo milione di visite inutili = Intervista - «Mezzo milione di visite inutili»
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Estratto da pag. 20 di "T QUOTIDIANO" del 11 Oct 2025
Ferro (Apss): «Sono il 30% del totale. Lavoriamo per ridurre questi controll i»
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tp:ocr§§ Mezzo milione di visite inutili pag. 20/23 Sanità Ferro (Azienda sanitaria): «Noi siamo contenti dei dati Gimbe sul nostro sistema. Spesso chi rinuncia alle cure ha la ricetta, ma non prenota la visita. Certo, ci sono le liste di attesa, ma anche controlli non necessari. Parliamo di mezzo milione di prescrizioni non appropriate. Dobbiamo ridurle» Giornata della salute mentale: sintomi depressivi per 22mila «Mezzo milione di visite inutili» Ferro (Apss): «Sono il 30% del totale. Lavoriamo per ridurre questi controlli» Salute Il dirigente dell’Azienda sanitaria: «Soddisfatti dei dati Gimbe. Rinunce alle cure? Il contesto italiano è negativo» di Simone Casciano L a rinuncia alle cure passa anche da un eccesso di visite futili. Ne è convinto il direttore generale dell’Azienda Sanitaria provinciale Antonio Ferro che sottolinea il risultato positivo del Trentino nell’ultimo rapporto Gimbe e dà la sua lettura dei dati più critici, come i 40mila trentini che hanno rinunciato alle cure. Direttore il dato Trentino nel rapporto Gimbe è complessivamente positivo. «Ci fa molto piacere. È un dato in linea con quanto emerge da altre indagini, come quella di Agenas: il Trentino si conferma forte nei settori ospedaliero e della prevenzione. I dati sono freschi, del 2024, e rappresentano una conferma ulteriore della qualità della nostra sanità». Però ci sono anche 40mila trentini che hanno rinunciato a curarsi. «È vero, ma occorre leggere quel numero nel contesto generale di ciò che accade in Italia: non siamo un’isola nel Pacifico. Vorrei però sottolineare che siamo al secondo posto a livello nazionale per attrattività dei nostri servizi: i trentini non vanno fuori provincia per curarsi. Il fenomeno della rinuncia alle cure spesso riguarda cittadini che, pur avendo la ricetta in mano, non chiamano il Cup e non si prenotano. Certo ci sono le liste di attesa, ma ci sono anche tante visite e controlli non necessari che intasano il sistema. In Trentino parliamo di 1,5 milioni di visite per una popolazione di 500mila persone: numeri enormi, che richiedono attenzione. Per questo abbiamo istituito, nella nuova organizzazione, il Servizio di governo della domanda. Le visite inappropriate non sono solo fastidiose per il sistema, ma anche dannose per il cittadino: tolgono tempo e risorse a chi ne ha davvero bisogno». Su 1,5 milioni di visite, quante sono davvero necessarie? Dove si è fatto un lavoro di analisi, si è visto che tra il 35 e il 40% delle visite prescritte non sono appropriate. Parliamo di centinaia di migliaia di prestazioni inutili — almeno mezzo milione. Questo genera una pressione enorme sull’offerta. Faccio un esempio: in Trentino quasi tutti vanno dall’oculista per farsi prescrivere gli occhiali, ma non è normale — nel resto d’Italia si va dall’ottico. Per la dermatologia, invece, la situazione è più complessa: abbiamo moltissime visite per il controllo dei nei, ma forse sarebbe più corretto mantenere il dermatologo come secondo livello, non come primo accesso». Come si può ridurre questo numero così alto di prestazioni inappropriate? «Siamo stati i primi in Italia a istituire un Servizio complesso di governo della domanda, affidato al professor Mariotti, il padre delle Rao. Abbiamo stretto una convenzione con due università: una ricercatrice in economia lavorerà per tre anni all’analisi delle prescrizioni — sia dei medici di medicina generale sia degli specialisti — per verificare l’appropriatezza delle ricette e delle indagini richieste. Parallelamente avvieremo un grande lavoro di educazione sanitaria rivolto alla popolazione. I risultati arriveranno nel tempo, non da un giorno all’altro, ma l’obiettivo è chiaro: ridurre drasticamente le visite inutili che danno una falsa sensazione di sicurezza. In prospettiva vogliamo costruire una sanità cucita addosso al paziente, eliminando controlli periodici generalizzati e concentrandoci sui malati cronici, che vanno seguiti in modo personalizzato e continuativo». Fondamentale, in questo disegno, l’apporto dei medici di medicina generale, c
he però sono sempre più carichi di lavoro. «È vero, ma il massimale è stato concordato. Nel nostro territorio è più complesso attrarre professionisti, soprattutto nelle valli, dove è difficile inserire medici che avrebbero solo 300 o 400 assistiti. Il nuovo accordo, che prevede uno stipendio orario indipendente dal numero di pazienti, dovrebbe semplificare la situazione nel tempo. Potrebbe incentivare i professionisti a coprire zone meno popolate, sapendo che la retribuzione è garantita. Sull’appropriatezza la medicina di famiglia ci sta già seguendo: mi aspetto un miglioramento dei parametri. Ci vuole tempo e pazienza, ma la direzione è quella giusta». ---End text--- Author: Simone Casciano Heading: Highlight: Image:Direttore Antonio Ferro guida l’Azienda provinciale per i servizi sanitari -tit_org- Mezzo milione di visite inutili Intervista - «Mezzo milione di visite inutili» -sec_org-
tp:writer§§ Simone Casciano
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title§§ «Il disturbo psicologico non è solo un tema sanitario»
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Estratto da pag. 9 di "AVVENIRE" del 11 Oct 2025
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tp:ocr§§ «Il disturbo psicologico non è solo un tema sanitario» MATTARELLA «Vivere con un disturbo psichico obbliga ad affrontare ogni giorno ostacoli nello studio, nel lavoro e nelle relazioni. Ostacoli spesso resi più duri dal pregiudizio e dall'esclusione sociale, frutto di una cultura che ancora fatica a comprendere il disagio e la malattia. Incoraggiare la prevenzione, garantire un'assistenza di qualità e favorire percorsi di partecipazione attiva significa tutelare il benessere collettivo». Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella in occasione della Giornata mondiale della Salute mentale 2025. Questo giorno, prosegue, «dedicato al benessere psicologico in contesti di conflitto, catastrofi ed emergenze, ci ricorda che quanto avviene nel mondo ha conseguenze profonde e durature che possono segnare individui e comunità per anni. In queste situazioni, una persona su cinque sviluppa disturbi mentali. La salute mentale ci ricorda la Dichiarazione di Parigi adottata lo scorso giugno anche da parte del nostro Paese - sollecita una responsabilità condivisa, superando la visione che la riduce a un tema esclusivamente sanitario. Prendersi cura della propria salute mentale non è un bisogno secondario, bensì un diritto fondamentale che rafforza i pilastri della nostra convivenza». ---End text--- Author: Redazione Heading: MATTARELLA Highlight: Image: -tit_org- «Il disturbo psicologico non è solo un tema sanitario» -sec_org-
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title§§ Un ponte medico col Sud Sudan: la salute mentale non è un lusso
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Estratto da pag. 9 di "AVVENIRE" del 11 Oct 2025
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tp:ocr§§ Un ponte medico col Sud Sudan: la salute mentale non è un lusso U n progetto italiano di Amref in Sud Sudan con Caritas e Università di Verona, per evitare che la salute mentale resti un lusso per ricchi. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo sono oltre un miliardo le persone con problemi di salute mentale, su tutte ansia e depressione. Circa tre quarti dei suicidi avvengono, però, nei Paesi a basso e medio reddito dove si vede un’incidenza elevata di disturbi legati a traumi, guerre, disastri naturali, fame e migrazione forzata. La grande differenza la fanno le risorse disponibili. Nei Paesi ad alto reddito esiste una rete di servizi, mentre in molti Paesi africani, che dedicano in media appena il 2% del proprio budget sanitario alla salute mentale, il numero di psichiatri, psicologi o servizi è irrisorio. Le priorità sono spesso altre: malattie infettive, malnutrizione, emergenze umanitarie. In molti contesti, più del 90% delle persone con un disturbo mentale non riceve alcuna forma di cura. In Africa mediamente c’è uno psichiatra per ogni milione di abitanti. E lo stigma per i malati è ancora molto forte. Ma dall’Italia arriva un modello interessante che coinvolge le comunità. Zakayos Emmanuel, 20 anni, è riuscito a tornare sui banchi dell’ultimo anno di scuola superiore a Mundri, in Sud Sudan, proprio grazie al progetto Mental health integrated development (Mhind) che punta a sviluppare i servizi di salute mentale in otto distretti del Sud Sudan. Il progetto co-finanziato da Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) e Stavros Niarchos Foundation (Snf) vede insieme dal 2022 Amref Health Africa con il ministero della Salute del Sud Sudan, Caritas italiana, Caritas Sud Sudan e il centro di ricerca sulla salute mentale dell’Oms dell'Università di Verona. In Sud Sudan, scosso da decenni di guerra e da livelli estremi di povertà - circa 12 milioni di cittadini vive al di sotto della soglia di indigenza - i disturbi mentali colpiscono oltre un terzo della popolazione, secondo i dati raccolti da Amref Health Africa. Qui si registra il quarto tasso di suicidi più elevato del continente e un quinto della popolazione è afflitto o è a rischio di sviluppare disturbi psicologici o psichiatrici. Zakayos dopo mesi di lotta è guarito dalla psicosi che aveva costretto la sua famiglia a farlo rinchiudere in carcere per evitare che facesse del male a se stesso e agli altri. Un giorno ha improvvisamente iniziato a togliersi i vestiti, a girare nudo e ad aggredire tutti. L’uso di alcol o droghe può scatenare questa grave malattia, nel suo caso potrebbe essere stato l’uso di cannabis a provocare la psicosi. La svolta è arrivata quando la famiglia di Zakayo ha scoperto che a Mundri esiste una clinica specializzata in salute mentale. Quando un operatore lo ha visitato è stato avviato un trattamento quotidiano che lo ha liberato dai sintomi. «In Sud Sudan stiamo lavorando ad un’iniziativa innovativa. La prima iniziativa interamente dedicata all'espansione di servizi di salute mentale, pienamente integrata nel sistema sanitario locale, in linea con la visione del ministero della Sanità – racconta la direttrice di Amref Italia, Roberta Rughetti –. Per troppo tempo la salute mentale è stata considerata un lusso in Africa. Colmare questo divario che lascia senza cura il 75% delle persone nei Paesi a basso reddito è una responsabilità comune». Medici e infermieri sono stati formati da Amref e dai suoi partner per fornire assistenza mentale in cliniche specializzate allestite all’interno di strutture sanitarie esistenti e fornite di farmaci. Sono state organizzate sessioni di selfhelp plus, corso di gestione dello stress nelle parrocchie, per raggiungere gruppi più ampi. Finora oltre 23.000 sudsudanesi hanno beneficiato dei servizi, come Zakayos. «Non si può pensare a sviluppo, pace e benessere se non si affrontano i traumi, lo stress e la sofferenza psicologica di milioni di persone – afferma Michela Nosè, professoressa associata di psichiatra, che svolge attività clinica nel Policlinico “
GB Rossi” di Verona e collabora, dal punto di vista della ricerca, con l’Oms –. Se i risultati di M(h)ind saranno confermati, potranno servire da modello per altri Paesi a basso reddito». ---End text--- Author: PAOLO LAMBRUSCHI Heading: Highlight: LA SINERGIA Amref, Caritas e Università di Verona dal 2022 lavorano in sinergia nel progetto “Mhind, sviluppato in otto distretti del Paese africano, sconvolto da decenni di guerra, e dove 12 milioni di abitanti vivono sotto la soglia di indigenza Image:Zakayos Emmanuel, 20 anni, con la sua mamma /Flarence Miettaux -tit_org- Un ponte medico col Sud Sudan: la salute mentale non è un lusso -sec_org-
tp:writer§§ PAOLO LAMBRUSCHI
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title§§ Denunciò i ritardi degli esami istologici, morta donna di 56 anni
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Estratto da pag. 18 di "GIORNALE" del 11 Oct 2025
Dall'esposto di Maria Cristina Gallo scaturì un'inchiesta della Procura: indagati dieci medici
pubDate§§ 2025-10-11T04:43:00+00:00
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tp:ocr§§ TRAPANI I risultati della biopsia dopo 8 mesi Denunciò i ritardi degli esami istologici, morta donna di 56 anni Dall’esposto di Maria Cristina Gallo scaturì un’inchiesta della Procura: indagati dieci medici Otto mesi per l’esito di un esame istologico e intanto il tumore si faceva strada. Inesorabile. È morta a 56 anni, a Ma2ara del Vallo, Maria Cristina Gallo, la docente che denunciò i ritardi della sanità trapanese nella consegna di esami importantissimi come quelli istologici a seguito di biopsia. Da lì partì un’inchiesta, ancora pendente, della procura di Trapani, che vede indagati per presunte omissioni e negligenze 10 medici e 9 tra tecnici e personale sanitario. Lo scandalo sulla malasanità portò anche alle dimissioni del direttore generale dell’Azienda sanitaria trapanese, Ferdinando Croce. Maria Cristina ha lottato fino alla fine e, se il suo corpo ha ceduto al male che l’ha pervaso, la sua battaglia persisterà. Non solo la giustizia farà il suo corso a seguito degli esiti dell’inchiesta, ma i familiari, gli amici e tutti i cittadini sono ormai stati contagiati dalla sua forza. Lei, fiaccata nel corpo, ma non nello spirito, ha innescato reazioni a catena. Dopo il racconto pubblico terribile dell’inferno che stava vivendo, infatti, sono seguite numerose segnalazioni su malfunzionamenti del servizio sanitario provinciale, presunti casi di malasanità, tempi d’attesa biblici per questioni sanitarie importanti. Come importantissimo era l’esito dell’esame istologico di Maria Cristina, richiesto nel dicembre 2023, dopo un’isterectomia, e, malgrado diversi solleciti del suo avvocato, giunto solo otto mesi dopo, nell’agosto 2024, quando il quadro clinico era ormai compromesso con metastasi diffuse. «Non è una battaglia contro qualcuno, ma per qualcuno: i malati». Parole che risuonano immense quelle di Maria Cristina, il cui sorriso resterà sempre impresso in chi l’ha conosciuta. Era animata non dall’odio, ma dal senso di giustizia e dal desiderio che nessun altro mai possa come lei trovarsi a vivere il suo stesso calvario, mentre il tempo siciliano scorre lento e a nessuno sembra interessare. Il suo non è un caso isolato. Ad attestarlo c’è una relazione della commissione ispettiva inviata all’Asp di Trapani dal ministero della Salute, nella quale si segnalano ritardi e criticità nell’elaborazione degli esami. E adesso si attendono gli esiti dell’inchiesta della procura di Trapani, volta ad accertare eventuali responsabilità dei ritardi dell’esito dell’esame istologico, organizzative e individuali in seno all’Azienda sanitaria provinciale e dei laboratori coinvolti. «Dalle sue parole è nato uno scandalo che ha scosso le coscienze e probabilmente salvato altre vite - ha commentato il sindaco Salvatore Quinci - Maria Cristina lascia il marito Giorgio e due figli di 25 e 17 anni. Di lei resta anche la biblioteca dei bambini “L’isola che non c’è” che ha fondato. Era laureata in Storia e filosofia e anche in Teologia. Da alcuni anni insegnava italiano nell’istituto tecnico industriale R. D’Altavilla di Ma2ara del Vallo». ---End text--- Author: Valentina Raffa Heading: Highlight: Image: -tit_org- Denunciò i ritardi degli esami istologici, morta donna di 56 anni -sec_org-
tp:writer§§ Valentina Raffa
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§---§
title§§ Hacker slavi rubano dati ai medici
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Estratto da pag. 18 di "LIBERO" del 11 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-11T04:43:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ LOMBARDIA Hacker slavi rubano dati ai medici ¦ I dati sanitari di migliaia di cittadini e medici di base della Lombardia sono stati rubati da un gruppo hacker dell’Europa dell’Est nel corso di un cyber-attacco che ha colpito i server di Murex Software, società che gestisce il portale Paziente Consapevole utilizzato quotidianamente da pazienti, medici e farmacie per prenotazioni di esami, consultazione delle cartelle cliniche e prescrizione di farmaci. Dietro il nome di una finta società di recupero crediti di Monza, la CreditLex srl, veniva chiesto ai pazienti di pagare presunti arretrati per prestazioni sanitarie, esami e farmaci. La scoperta dopo l’arrivo a pioggia di mail fasulle, ma contenti dati reali presi dal fascicolo sanitario dei pazienti: i dati del cittadino (mail, residenza, ecc) e soprattutto un quadro di esami e farmaci realmente prescritti negli scorsi mesi dai medici di base. Dati incredibilmente sensibili perché attengono alla sfera della salute del cittadino e che dovrebbero essere oggetto di protezione assoluta da parte delle società che gestiscono il servizio. La mail invita poi gli utenti a cliccare «entro 5 giorni dal ricevimento» per regolarizzare la posizione. Immediata è partita la denuncia della società, che ha temporaneamente sospeso il portale «Paziente consapevole» che risulta in manutenzione, alla polizia Postale e gli investigatori sono intervenuti subito per bloccare il link truffa. Gli inquirenti sono al lavoro per risalire agli autori del maxi furto nella speranza di bloccare il tutto prima che le informazioni sensibili degli utenti possano finire nelle mani di altri cyber criminali. Secondo le prime informazioni sembra che – come spesso avviene in questi casi – le prime tracce degli hacker portino nell’Est Europa dove hanno sede le più importanti organizzazioni di cybercrime. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Hacker slavi rubano dati ai medici -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Nell'epoca triste della salute messa all'angolo
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Estratto da pag. 17 di "MANIFESTO" del 11 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-11T04:43:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ MEDICINA Nell’epoca triste della salute messa all’angolo IILa salute in un angolo. Crisi e futuro del nostro sistema sanitario di Martina Benedetti (Dedalo, pp 268, euro 18) si caratterizza per la estrema chiarezza e grande interesse. La sanità italiana attraversa una profonda crisi sistemica, caratterizzata da carenza di personale, soprattutto infermieristico, e diminuzione dei posti letto ospedalieri rispetto alla media europea; liste d’attesa prolungate e un aumento della spesa privata per le cure; peggioramento della qualità del servizio e della sostenibilità finanziaria del Servizio sanitario nazionale; e un calo nella spesa pubblica per il personale, con conseguente aumento delle rinunce alle prestazioni da parte dei cittadini. La crisi è visibile anche in un calo generale della fiducia nel sistema e nella percezione di una minore equità nell'accesso alle cure. TRA LE CAUSE PRINCIPALI di questa crisi si annoverano il costante definanziamento pubblico, un’inefficace governance Stato-Regioni e l’inascoltata sofferenza dei professionisti sanitari, che da decenni operano in condizioni critiche. Le regioni che non assicurano i livelli essenziali di assistenza (Lea) sono tutte quelle del Mezzogiorno, il Lazio, e anche la Provincia di Bolzano, la Valle d’Aosta e il Friuli-Venezia Giulia. Per superare il divario nella capacità di fornire il livello standard di prestazioni che deve essere garantito su tutto il territorio nazionale vanno affrontati, oltre al problema delle risorse, i limiti, presenti soprattutto in alcune aree del paese, in termini di abilità di programmazione, gestionali e organizzative. Resta peraltro ancora disatteso l’impegno a superare il rilevante differenziale territoriale nella dotazione di infrastrutture. ALLA RIDUZIONE del personale si è accompagnato il forte ridimensionamento delle strutture ospedaliere, con un obiettivo in termini di posti letto nettamente inferiore alla media europea. Nelle Regioni con piano di rientro le carenze strutturali, la presenza di un forte settore privato accreditato, le dimensioni troppo piccole delle strutture e la penuria di risorse rendono più difficile superare i motivi di arretratezza e attuare le necessarie riorganizzazioni. A seguito della introduzione di costosi farmaci innovativi emerge la questione del ruolo del progresso tecnico nella gestione dei sistemi sanitari: i prezzi dei nuovi medicinali non riflettono solo gli oneri della ricerca, ma spesso includono rendite monopolistiche. ---End text--- Author: DOMENICO RIBATTI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Nell’epoca triste della salute messa all’angolo -sec_org-
tp:writer§§ DOMENICO RIBATTI
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§---§
title§§ Liste d'attesa, senza medici zero progressi
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Estratto da pag. 12 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 11 Oct 2025
Modalità di controllo complesse, interventi lunghi: riforma flop
pubDate§§ 2025-10-11T04:43:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Liste d’attesa, senza medici zero progressi Modalità di controllo complesse, interventi lunghi: riforma flop alla fine dello scorso agosto - quando dopo un lungo tira e molla tra governo e Regioni sono state pubblicate in Gazzetta le norme che regolano l’organismo di verifica per presunte inadempienze delle amministrazioni regionali in base alle quali il ministero potrà intervenire direttamente per assicurare il diritto alle cure in tempi ragionevoli - poco è cambiato nella routine dei territori lungo lo Stivale per assicurare nei tempi giusti, codificati nel Piano nazionale per il contenimento delle code agli sportelli di ambulatori e ospedali, le prestazioni richieste dai cittadini. Il nodo irrisolto è infatti quello del personale che manca e se da un lato molte delle borse di studio bandite da ministero e Regioni per alcune aree disciplinari di frontiera (Anestesia, Pronto soccorso e Medicina di urgenza, Anestesia e rianimazione, Chirurgia generale e di urgenza) per oltre il 50% non vengono assegnate, dall’altro anche raschiando il fondo del barile dei medici specializzandi immessi a tempo indeterminato quando sono ancora in formazione (come previsto dal Covid in poi) in molti casi non si riesce ugualmente a garantire lo smaltimento delle prenotazioni pur impegnando apparecchiature diagnostiche e sale operatorie anche di pomeriggio e nei festivi. La questione delle liste d’attesa nella sanità D pubblica è da anni un nervo scoperto, uno dei nodi critici del governo del sistema. Tempi lunghi per visite, esami e interventi producono disuguaglianze e frustrazione tra i cittadini. In risposta a questa emergenza strutturale, il governo ha introdotto un meccanismo straordinario: l’Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria, dotato di poteri sostitutivi nei confronti delle Regioni che non rispettano gli obblighi previsti. Il testo rischia tuttavia di restare solo sulla carta senza nuovi camici bianchi reclutati a popolare corsie e reparti chiusi o al limite delle possibilità. Sebbene il Dpcm che definisce modalità e procedure per l’esercizio dei poteri sostitutivi da parte dell’Organismo sia legge ratificata dal precedente decreto del 7 giugno 2024, la garanzia di vedere soddisfatto il diritto alla cura per tutti i cittadini e di sfoltire le liste d’attesa è ancora di là da venire per molte realtà in regioni sia del Sud che del Nord. In teoria l’organismo di controllo sulle liste di attesa ministeriale può subentrare alle Regioni parzialmente o totalmente inadempienti, esercitandone le funzioni fino all’adozione dei provvedimenti necessari e interviene quando la Regione omette di nominare, nei tempi previsti, il Responsabile regionale dell’assistenza sanitaria (Ruas), oppure quando il Ruas o la Regione disattendono l’applicazione delle misure previste per la riduzione delle liste d’attesa. L’esercizio del potere sostitutivo non è automatico, ma segue un iter di confronto tra l’Organismo e la Regione in una interlocuzione che può andare avanti per quattro mesi. Il ministero della Salute effettua un monitoraggio e, sulla base dei dati raccolti, segnala alla Regione il mancato raggiungimento degli obiettivi. Entro un mese l’ente locale deve fornire giustificazioni plausibili e apportare correttivi entro ulteriori due o tre mesi (salvo deroghe). Se il problema non va a soluzione scattano i poteri sostitutivi del ministero ma spese e oneri degli interventi sono a carico delle Regioni che possono tuttavia tornare titolari del procedimento non appena la situazione si normalizzi. Il ministro della Salute di recente durante il question time alla Camera ha difeso la nuova piattaforma nazionale sulle liste d’attesa, dichiarando che il sistema è operativo e basato su dati regionali ancora in fase di consolidamento. Le opposizioni hanno invece criticato l’inefficacia della piattaforma, accusando il governo di mancanza di trasparenza e chiedendo dati chiari e separati tra pubblico e intramoenia. e.m. ---End text--- Author: e. m. Heading: Highlight: Image: -tit_org- Liste d’attesa, senza medici zero pr
ogressi -sec_org-
tp:writer§§ e. m.
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/11/2025101103088606910.PDF
§---§
title§§ Una 'Carta della salute' per garantire ai pazienti le cure più adeguate
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/11/2025101103089406902.PDF
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Estratto da pag. 90 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 11 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-11T04:43:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ evidenzia i progressi e le criticità del sistema Una ’Carta della salute’ per garantire ai pazienti le cure più adeguate Il documento elaborato da Apmo e dai medici Oltre 6 milioni di italiani convivono con una patologia oculare: un terzo affronta una riduzione della vista invalidante. La salute degli occhi in Italia non è buona e potrebbe presto venire alla luce un’emergenza, per ora ‘silenziosa’. I pazienti spesso attendono mesi, se non anni, per una prima visita oculistica o per un intervento di cataratta e ciò accade in tutta Italia. Punto di riferimento è la ’Carta della salute dell’occhio’, realizzata da Apmo (Associazione pazienti malattie oculari) e frutto di un lavoro sinergico con società scientifiche, clinici, membri dell’Accademia, rappresentanti istituzionali ed elaborata con la supervisione di un board di elevato prestigio scientifico. Il documento fotografa l’attuale scenario assistenziale delle più comuni patologie degli occhi nel Paese ed evidenzia i progressi compiuti ma anche le criticità di sistema. «La campagna nazionale ‘La salute dei tuoi occhi non perderla di vista’ - spiega Francesco Bandello, presidente Apmo e direttore dell’unità Oculistica dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano -, ha lo scopo di sensibilizzare e informare i pazienti e le istituzioni per mettere in atto strategie di prevenzione delle malattie oculari e garantire ai pazienti l’accesso ai percorsi di diagnosi e cura migliori. L’oculistica è una specialità penalizzata, non è una priorità nell’agenda istituzionale nazionale in quanto le patologie oculari non mettono a rischio la vita dei pazienti. Eppure, la vista è il senso più importante, tant’è vero che nel cervello occupa uno spazio preponderante. La promozione della salute dell’occhio è di cruciale importanza per sensibilizzare e informare la popolazione sulle condizioni cliniche oculari che a volte manifestano sintomi, ma spesso risultano completamente asintomatiche. Da ciò l’importanza di sottoporsi a controlli oculistici regolari». ---End text--- Author: Redazione Heading: Il documento elaborato da Apmo e dai medici Highlight: Image:La ’Carta della salute dell’occhio’ è stata realizzata da Apmo con l’aiuto di società scientifiche, clinici e medici -tit_org- Una ’Carta della salute’ per garantire ai pazienti le cure più adeguate -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Farmaci, per le imprese conto meno salato sul payback = Farmaci e dispositivi, per le imprese conto meno salato sul payback
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Estratto da pag. 3 di "SOLE 24 ORE" del 11 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-11T04:43:00+00:00
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tp:ocr§§ verso la manovra Farmaci, per le imprese conto meno salato sul payback Marzio Bartoloni —a pag. 3 Farmaci e dispositivi, per le imprese conto meno salato sul payback Manovra. Si lavora per mobilitare oltre 2 miliardi per ridurre l’impatto: l’ipotesi di uno sconto sull’arretrato del biomedicale e l’incremento dei tetti di spesa Far pagare un conto meno salato alle aziende che “lavorano” con il Servizio sanitario nazionale fornendo i preziosi farmaci e i dispositivi medici (dalle siringhe alle tac) che servono a curare gli italiani. Eccolo uno degli obiettivi a cui sta lavorando il Governo in queste ore per inserire le possibili soluzioni nella manovra attesa martedì in consiglio dei ministri quando potrebbe sbarcare anche un decreto legge collegato con alcune rimodulazioni di spesa (come fatto in passato), ma in misura limitata dall’esigenza di mantenere il deficit ancorato al 3% del Pil. Quello del payback è un conto che sia le aziende del farmaco (da diversi anni) che quelle del biomedicale (in tempi più recenti) devono pagare ogni anno in caso la spesa del Ssn superi il tetto di spesa previsto, un tetto che viene abbondantemente sforato tutte le volte. Solo per il 2024 a esempio le farmaceutiche dovranno pagare 2 miliardi di payback alle Regioni, metà dello sfondamento del tetto di spesa per i farmaci ospedalieri che è stato di 4 miliardi, mentre le aziende del biomedicale proprio a fine settembre hanno pagato il saldo - ridotto a 500 milioni dai 2 miliardi iniziali relativo al payback 2015- 2018. Cifre sempre più insostenibili su cui i ministeri più coinvolti - Mef, Salute e quello delle Imprese - stanno lavorando per attutirne l'impatto. E così se tutto filerà liscio alla fine in manovra le risorse mobilitate per alleggerire la scure del payback potrebbero superare i 2 miliardi. Per le aziende farmaceutiche l’ipotesi avanzata dai tecnici del ministero della Salute e su cui è in corso il vaglio del Mef è aumentare la quota dedicata alla spesa farmaceutica che viene assorbita dal Fondo sanitario nazionale che nel 2026 potrebbe superare i 142 miliardi grazie agli oltre 2 miliardi aggiuntivi che il ministro della Salute Schillaci potrebbe ottenere dal collega all'Economia Giorgetti. La percentuale dovrebbe salire dall’attuale 15,3% al 15,8% del Fondo sanitario (+0,5%): si tratta di circa 700 milioni in più a disposizione per coprire la spesa farmaceutica del Ssn, che dovrebbero alleggerire anche il payback sulle aziende. In più si punta a dimezzare l’altro payback (quello sulla spesa convenzionata delle farmacie) che vale circa 160-170 milioni. Sui dispositivi medici le misure in manovra dovrebbero intervenire sia sul passato che sul futuro. Sull’arretrato in particolare il Mimit punta a recuperare 1,3 miliardi per assicurare - come già fatto per il triennio 2015-2018 uno “sconto” sul payback 2019-2022 che sulle imprese dovrebbe valere ben 3,7 miliardi, anche se su questa cifra dovrebbero essere scomputati dal calcolo degli acquisti tutti i dispositivi utilizzati durante il Covid (dalle mascherine ai respiratori) che hanno fatto lievitare la spesa. Per quanto riguarda invece il futuro il ministero della Salute vorrebbe provare a inserire in manovra il rialzo del tetto di spesa oggi fissato al 4,4% sul Fondo sanitario (si ipotizza di farlo salire di uno 0,2% all'anno). In pista anche l'idea - come già avviene per i farmaci - di un Fondo per i dispositivi innovativi che non rientrano poi nel meccanismo del payback. Restano però ancora delle incognite che dovrà sciogliere il Mef perché sulle entrate del payback fanno affidamento le Regioni per far tornare i conti dei loro bilanci sempre più spesso in rosso. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: Martedì in Cdm possibile anche un decreto legge con rimodulazioni di spesa per mantenere il deficit al 3% del Pil 2-2,5 mld le risorse in più per la sanità Il Governo dovrebbe aggiungere tra i 2 e i 2,5 miliardi in più per la Sanità nel 2026 rispetto a i 4 miliardi già stanziati nella scorsa manovra FARMACIS
TI A RISCHIO SCIOPERO I sindacati minacciano lo sciopero dopo la sospensione della trattativa per il rinnovo del contratto dei farmacisti e dei collaboratori da parte di Federfarma Image:Medicinali. In manovra allo studio misure sul payback -tit_org- Farmaci, per le imprese conto meno salato sul payback Farmaci e dispositivi, per le imprese conto meno salato sul payback -sec_org-
tp:writer§§ Marzio Bartoloni
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/11/2025101103089506903.PDF
§---§
title§§ Allarme salute mentale I medici: "Difficile curare senza gli investimenti"
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/11/2025101103088006908.PDF
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Estratto da pag. 20 di "STAMPA" del 11 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-11T04:43:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ La promessa del ministro Schillaci: ora nuovi fondi Allarme salute mentale I medici: “Difficile curare senza gli investimenti” IL CASO ROMA S econdo voi da che cosa sono determinati salute e benessere? La domanda appare su uno schermo della sala teatro della Basilica di Santa Maria della Salute nel quartiere di Primavalle a Roma. In sala ci sono gli abitanti di una delle periferie più difficili della capitale, dove i disagi mentali sono dentro tante case. Sul palco la risposta è affidata agli studenti del liceo Gassman. Lo schermo si riempie di parole, una è più grande e misteriosa delle altre: Frisgan. «Era un nostro compagno di classe, abbiamo frequentato insieme il primo anno», racconta Ludovica Pellicciotta che ora è al quinto anno. «Abbiamo fatto di tutto per farlo stare bene con noi, lo invitavamo a uscire, cercavamo di non lasciarlo mai da solo. Purtroppo, non c’è stato nulla da fare, dal secondo anno non è più tornato a scuola. Nonostante i nostri tentativi non siamo riusciti a sapere più nulla di lui». Per le ragazze ei ragazzi del quinto anno del liceo Gassman Frisgan è stato l’incontro diretto con il disagio mentale ed è di lui che hanno parlato nell’incontro organizzato a Primavalle dalla Uoc14 del Dipartimento di Salute Mentale Asl Roma 1. «Hanno espresso la loro impotenza come cittadini, per questo è compito delle istituzioni fare rete e riuscire a intercettare i problemi e intervenire», spiega Michele Procacci direttore Uoc Salute Mentale del distretto 14. Sono tanti i Frisgan di cui si è parlato ieri durante la giornata mondiale per la Salute mentale. In tutta Italia comunità, piazze, scuole, carceri e luoghi di cura hanno organizzato incontri per parlare di questo tema e far capire che «è un problema collettivo in cui ciascuno deve svolgere la propria parte, dai cittadini alle istituzioni», spiega Procacci. L’obiettivo degli incontri di ieri «è accendere i fari sulle necessità e urgenze delle cure psichiatriche in Italia e nei territori partendo da un’analisi approfondita dei dati per proporre le direttrici di una riforma della Salute mentale da attuare nel Paese partendo dal basso e dall’esperienza quotidiana vissuta nei luoghi della cura, del disagio e della sofferenza, nei dipartimenti che innervano il tessuto assistenziale» spiega Giuseppe Ducci, direttore del Dipartimento della Asl Roma 1 e presidente eletto del Collegio nazionale dei Dipartimenti di Salute Mentale. Il primo nodo è il sottofinanziamento che in base allo standard definito oltre 20 anni fa (nel 2001) fissa per la salute mentale l’obiettivo minimo del 5 per cento del totale della spesa sanitaria per i Paesi a basso e medio reddito. Invece in Italia è attestato a una media che non supera il 3% a fronte del 10% dello standard internazionale (Francia, Germania, Canada, Regno Unito). I «mancati investimenti in Salute mentale si traducono in maggiori costi diretti e indiretti – sottolinea Fabrizio Starace, psichiatra direttore del dipartimento di Torino 5 e presidente uscente del Collegio – Il sottofinanziamento della salute mentale genera infatti costi maggiori per l’intero sistema per ricoveri, farmaci, perdita di produttività e impatto familiare». Promette fondi e interventi il ministro della Salute Orazio Schillaci. «Quest’anno celebriamo la Giornata mondiale della salute mentale ancora più forti e determinati a garantire una presa in carico adeguata a milioni di italiani affetti da disturbi mentali», assicura. «Dopo oltre 10 anni abbiamo aggiornato il Piano Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030 che riorganizza, rafforza e rivede i modelli organizzativi, improntandoli a multidisciplinarietà e multiprofessionalità. Grazie anche ai fondi previsti per la salute mentale nella prossima legge di bilancio siamo al lavoro perché il servizio sanitario nazionale» porti avanti «una nuova cultura della salute mentale, per una società libera da stigma e sempre più inclusiva». R. R. — ---End text--- Author: R. R. Heading: Highlight: 3% La percentuale di spesa sanitaria italiana destinata alla salute mentale 10% Lo
standard di investimento di Francia, Germania Canada e Regno Unito Image:Necessaria anche una svolta culturale, per allontanare lo stigma -tit_org- Allarme salute mentale I medici: “Difficile curare senza gli investimenti” -sec_org-
tp:writer§§ R. R.
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/11/2025101103088006908.PDF
§---§