title§§ Sanità pubblica in agonia
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Estratto da pag. 5 di "ADIGE" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ I DATI N I costi ricadono sugli italiani, uno su 10 non si cura Sanità pubblica in agonia ROMA - La «lenta agonia» del Servizio Sanitario Nazionale rischia di aprire sempre più la strada al privato. È quanto emerge dall’ottavo Rapporto Gimbe, presentato ieri alla Camera dei deputati, che monitora sostenibilità ed efficienza del Ssn. Tra le criticità evidenziate: aumento della spesa privata e rinuncia alle cure, carenza di personale e ritardi nell’assistenza territoriale. Negli ultimi tre anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure. Nonostante l’Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1. 000 abitanti contro la media Ocse di 9,5) e nella medicina generale, con oltre 5.500 medici mancanti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza registra inoltre gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo. «Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi di euro - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil, la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025. Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Ssn, che apre la strada a interessi privati». Un’analisi che ha riacceso il dibattito sulla sostenibilità e l’efficacia del Ssn, dividendo le forze politiche sulla direzione da imprimere al futuro della sanità pubblica. Licia Ronzulli, senatrice di Forza Italia e vicepresidente del Senato, contesta il quadro troppo pessimista, sottolineando gli sforzi del governo: «Il nostro sistema soffre, è vero, ma non è in ginocchio. Negli ultimi tre anni il governo ha valorizzato il personale e rafforzato l’assistenza». Per Ilenia Malavasi, deputata del Pd della commissione affari sociali, il vero problema risiede invece nell’esecutivo che resta «immobile, incapace di affrontare la carenza di infermieri e medici di base, e di portare avanti riforme territoriali e la medicina di prossimità - spiega-. Serve superare il tetto di spesa per il personale sanitario, in vigore dal 2004, e incrementare le risorse per il Fondo Sanitario Nazionale». E secondo Beatrice Lorenzin, vice presidente dei senatori Pd, servono tra i 5 e i 7 miliardi strutturali e una vera capacità riformatrice per rilanciare il Ssn. Per il Movimento 5 Stelle, «il Rapporto smaschera le bugie del governo sulla sanità: altro che record, negli ultimi tre anni il Servizio sanitario nazionale ha perso oltre 13 miliardi in rapporto al Pil. Siamo al fianco dei sindacati, che chiedono a gran voce almeno dieci miliardi in più per la sanità pubblica». Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva, parla invece di «Rapporto che smonta la narrazione sul sistema sanitario che Giorgia Meloni propina agli italiani in modo sistematico: le risorse aumentano in termini assoluti, ma i cittadini non ne beneficiano. L’inflazione e i costi energetici si sono mangiati tutto». Sulla necessità di fare sistema si è detta d’accordo la vicepresidente della Camera, Anna Ascani. «Serve un nuovo patto nazionale per la sanità pubblica capace di coinvolgere istituzioni, territori, professionisti e cittadini, mettendo al centro il Ssn come architrave della democrazia». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità pubblica in agonia -sec_org-
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title§§ Cure mediche, gli altoatesini non rinunciano = Solo il 5,3% rinuncia alle cure Alto Adige al top in Italia
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Estratto da pag. 17 di "ALTO ADIGE" del 09 Oct 2025
> Il servizio a pagina 17 Gimbe . Il dato 2024 è in linea con il 2023: è il 5,3% dei cittadini, contro una media del 9,9% A Trento e a Bolzano si vive più a lungo e il personale sanitario per abitante è più numeroso
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tp:ocr§§ Sanità/Dato positivo Cure mediche, gli altoatesini non rinunciano > Il servizio a pagina 17 Solo il 5,3% rinuncia alle cure Alto Adige al top in Italia Gimbe. Il dato 2024 è in linea con il 2023: è il 5,3% dei cittadini, contro una media del 9,9% A Trento e a Bolzano si vive più a lungo e il personale sanitario per abitante è più numeroso BOLZANO. Appena il 5,3% degli altoatesini e delle altoatesine, in numeri assoluti circa 28.500 persone, ha rinunciato a una o più prestazioni sanitarie nel 2024: il dato Istat, in linea con quello dell’anno precedente (5,1 per cento), colloca la provincia di Bolzano in fondo alla classifica delle regioni italiane stilata dalla Fondazione Gimbe. Significa che l’Alto Adige è il territorio più virtuoso in un Paese dove la media è del 9,9%, con la Sardegna a condurre la classifica (17,2%, 270mila persone) e il Trentino appena sopra l’Alto Adige con un punteggio di 7,4 (40.300 persone). Non è poco, per un territorio come quello altoatesino dove la carenza di medici di famiglia e la capacità della sanità di erogare prestazioni in tempi ragionevoli sono temi all’ordine del giorno nel comparto sanitario. Ben 65,1 medici di medicina generale su 100 superano il massimale di 1.500 assistiti (media nazionale 51,7 per cento), per una media di 1.548 assistiti al primo gennaio 2024. A tale data, mancavano in Alto Adige 85 medici di famiglia e 18 pediatri di libera scelta (media assistiti 1.139, sopra la media nazionale di 900 assistiti e sopra il massimale senza deroghe di 1.000 assistiti). Il rapporto Gimbe L’ottavo rapporto sul Servizio sanitario nazionale della Fondazione Gimbe è stato presentato ieri alla Camera dei deputati. «Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Servizio sanitario nazionale, che spiana inevitabilmente la strada a interessi privati di ogni forma»: questa la denuncia di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione. «Da anni i governi – prosegue – promettono di difendere il Servizio sanitario nazionale, ma nessuno ha mai avuto la visione e la determinazione necessarie per rilanciarlo con adeguate risorse e riforme strutturali. Le drammatiche conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: aumento delle disuguaglianze, famiglie schiacciate da spese insostenibili, cittadini costretti a rinunciare a prestazioni sanitarie, personale sempre più demotivato che abbandona la sanità pubblica». Secondo la legge di bilancio 2025, la quota di prodotto interno lordo destinata al Fondo sanitario nazionale scenderà dal 6,1% del 2025-2026 al 5,9% nel 2027 e al 5,8% nel 2028. «Questo divario tra previsione di spesa e finanziamento pubblico rischia di scaricarsi sui bilanci delle Regioni», avverte la Fondazione. I numeri dell’Alto Adige Per quanto riguarda l’Alto Adige, nel 2023 (anno in cui sono stati modificati i criteri di riparto) il Fondo sanitario pro capite è stato pari a 2.030 euro (+39 euro rispetto al 2022, tuttavia inferiore alla media nazionale di 71 euro). Nel 2024 la provincia ha ricevuto 2.101 euro pro capite, cifra inferiore alla media nazionale di 2.181 euro. L’aspettativa di vita alla nascita (dati 2024) è pari a 84,6 anni (media nazionale 83,4), il dato migliore in Italia dopo Trento con 84,7 anni. Nel 2023, a livello provinciale si registrano 17,5 unità di personale sanitario ogni 1.000 abitanti (media Italia 11,9); 1,94 medici dipendenti ogni 1.000 abitanti (Italia 1,85); 6,33 infermieri dipendenti ogni 1.000 abitanti (Italia 4,7). Il rapporto medici-infermieri è pari a 3,26 (Italia 2,54). Secondo i dati Agenas riguardanti servizi e strutture finanziati con risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza e con risorse diverse dal Pnrr, a fronte di una programmazione di 10 case di comunità, al 30 giugno 2025 nessuna aveva ancora attivato alcun servizio, né era stato dichiarato attivo alcun ospedale di comunità (ne sono programmati tre), mentre invece tutte le centrali operative territoriali erano pienamente funzionanti e certificate. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:• Gli altoatesini e le altoatesine n
on rinunciano alle prestazioni sanitarie -tit_org- Cure mediche, gli altoatesini non rinunciano Solo il 5,3% rinuncia alle cure Alto Adige al top in Italia -sec_org-
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title§§ Lenta agonia della sanità I costi cadono sugli italiani
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Estratto da pag. 4 di "ALTO ADIGE" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Rapporto Gimbe Lenta agonia della sanità I costi cadono sugli italiani ROMA. La «lenta agonia» del Servizio Sanitario Nazionale rischia di aprire sempre più la strada al privato. È quanto emerge dall'ottavo Rapporto Gimbe, presentato ieri alla Camera dei deputati, che monitora sostenibilità ed efficienza del Ssn. Tra le criticità evidenziate: aumento della spesa privata e rinuncia alle cure, carenza di personale e ritardi nell'assistenza territoriale. Negli ultimi tre anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure. Nonostante l'Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1.000 abitanti contro la media Ocse di 9,5) e nella medicina generale, con oltre 5.500 medici mancanti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza registra inoltre gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo. «Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi di euro - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil, la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025. Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Ssn, che apre la strada a interessi privati». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:• Un pronto soccorso (Ansa) -tit_org- Lenta agonia della sanità I costi cadono sugli italiani -sec_org-
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title§§ La sanità in lenta agonia « 41 miliardi vanno dalle famiglie ai privati»
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Estratto da pag. 4 di "ARENA" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Allarme del Gimbe La sanità in lenta agonia « 41 miliardi vanno dalle famiglie ai privati» Secondi in Europa per numero di medici, ma un italiano su dieci nell’ultimo anno ha dovuto rinunciare ad accedere alle cure • ROMA La «lenta agonia» del Servizio Sanitario Nazionale rischia di aprire sempre più la strada al privato. È quanto emerge dall'ottavo Rapporto Gimbe, presentato alla Camera dei deputati, che monitora sostenibilità ed efficienza del Ssn. Tra le criticità evidenziate: aumento della spesa privata e rinuncia alle cure, carenza di personale e ritardi nell'assistenza territoriale. Negli ultimi tre anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure. Nonostante l'Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1.000 abitanti contro la media Ocse di 9,5) e nella medicina generale, con oltre 5.500 medici mancanti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza registra inoltre gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo. «Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi di euro - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil, la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Allarme Un ospedale ANSA -tit_org- La sanità in lenta agonia « 41 miliardi vanno dalle famiglie ai privati» -sec_org-
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title§§ «La sanità? Abdica al privato Falso che manchino i medici»
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Estratto da pag. 13 di "AVVENIRE" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ «La sanità? Abdica al privato Falso che manchino i medici» N egli ultimi tre anni il Fondo sanitario nazionale (Fsn) ha perso 13,1 miliardi. Chiamando spesso a ripianare le famiglie che, solo nel 2024, hanno dirottato sulle spese mediche 41,3 miliardi. Un “privilegio” però che un italiano su dieci non può permettersi, infatti rinuncia a curarsi. I medici? Non mancano affatto, anzi, siamo al secondo posto in Europa per numero, semmai mancano gli infermieri. L’ottavo Rapporto della Fondazione Gimbe descrive una «lenta agonia» del Servizio sanitario nazionale (Ssn), che spiana la strada al privato e che non riesce a mettere a frutto i benefici dei fondi del Pnrr Salute, visto che «solo il 4,4% della case della comunità è davvero attivo». «Definanziamento perenne», lo chiama Gimbe. E non inducano in errore i miliardi di euro in progressivo aumento: dai 125,4 del 2022 ai 136,5 del 2025. Perché quelle risorse, dice il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, sono in buona parte erose dall’inflazione e dall’aumento dai costi energetici. Ciò che conta, aggiunge Cartabellotta, è la percentuale del Fsn sul Pil, «scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025, pari a una riduzione in termini assoluti di 4,7 miliardi nel 2023, di 3,4 miliardi nel 2024 e di 5 miliardi nel 2025». In altre parole, «se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fsn è aumentato di 11,1 miliardi, è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi». Complessivamente, evidenzia il Rapporto, la spesa sanitaria per il 2024 ha raggiunto i 185,1 miliardi: 137,4 di parte pubblica (74,3%) e 47,6 miliardi privata, di cui 41,3 miliardi pagati direttamente dalle famiglie e 6,3 miliardi da fondi sanitari e assicurazioni. Nel 2024, 1 italiano su 10 (oltre 5,8 milioni di persone), ha rinunciato a curarsi. Nulla di nuovo sul fronte del divario tra due Italie: solo 13 Regioni, indica il Rapporto, rispettano i Livelli essenziali di assistenza. «Al Sud si salvano Puglia, Campania e Sardegna». Consistente ancora la mobilità sanitaria che, nel 2022, aveva un valore di oltre 5 miliardi: EmiliaRomagna, Lombardia e Veneto hanno raccolto il 94,1% del saldo attivo. E poi c’è il capitolo “privato”: «L’indebolimento della sanità pubblica favorisce la continua espansione dei soggetti privati, ben oltre la sanità privata convenzionata», dichiara Cartabellotta. Secondo il ministero della Salute (2023) su 29.386 strutture sanitarie, 17.042 (58%) sono private accreditate e prevalgono sul pubblico in varie aree. Nel 2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato ha raggiunto 28,7 miliardi, ma in termini percentuali è scesa al minimo storico del 20,8%. A correre davvero, viene specificato da Gimbe, è invece il “privato puro”: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie verso queste strutture è aumentata del 137%, passando da 3 a 7,2 miliardi. Quello che stupisce, nel Rapporto Gimbe, è che «in Italia non c’è affatto carenza di medici», c’è invece un’autentica «fuga continua dal Ssn e carenze selettive in specialità ritenute poco attrattive e nella medicina generale». Numeri alla mano, la fotografia è questa: nel nostro Paese, nel 2023, i medici dipendenti erano 109.024 (1,85 per 1.000 abitanti), e quelli convenzionati 57.880. Ma secondo l’Ocse, che include tutti i medici in attività compresi gli specializzandi, il nostro Paese conta 315.720 camici bianchi (5,4 ogni 1.000 abitanti). «Siamo secondi dopo l’Austria, con un valore superiore alla media Ocse (3,9) e a quella dei Paesi europei (4,1)». A mancare in realtà sono gli infermieri: ne abbiamo 6,5 ogni 1.000 abitanti rispetto alla media Ocse di 9,5. Sul fronte della medicina territoriale, a gennaio 2024 si stimava una carenza di 5.575 medici di medicina generale e di 502 pediatri di libera scelta. Capitolo retribuzioni: a parità di potere di acquisto, da noi i medici specialisti ricevono un compenso medio di 117.954 dollari (media Ocse 131.455 dollari), gli infermieri ospedalieri 45.434 dollari (media Ocse 60.260). Stenta, sepp
ure non manchino avanzamenti, l’assistenza territoriale. Fatta eccezione per le Centrali operative territoriali, il cui target è stato già raggiunto, al 30 giugno 2025 delle 1.723 Case della comunità programmate, 218 avevano attivato i servizi previsti e, di queste, solo 46 disponevano di personale. Per gli Ospedali di comunità, a fronte di 592 strutture programmate, solo 153 sono state dichiarate attive. Quanto all’Assistenza domiciliare integrata, la copertura formale è garantita in tutte le regioni tranne che in Sicilia (78%). Per portare a termine la “Missione salute” del Pnrr mancano 14 obiettivi da raggiungere entro il 30 giugno 2026. «Da anni – lamenta Cartabellotta –, i Governi di ogni colore promettono di difendere il Ssn ma nessuno ha mai avuto la determinazione per rilanciarlo». Gimbe invoca «un patto politico che superi ideologie e partiti, riconoscendo nel Ssn un pilastro della democrazia, uno strumento di coesione sociale e un motore di sviluppo economico». ---End text--- Author: VITO SALINARO Heading: Highlight: L’ANALISI Presentato a Roma l’ottavo Rapporto Gimbe che denuncia «la lenta agonia» del Ssn. Negli ultimi tre anni, tagliati 13,1 miliardi, mentre le famiglie sborsano 41,3 miliardi. L’Italia al secondo posto in Europa per numero di camici bianchi Image:Pazienti in attesa in una struttura sanitaria pubblica/Imagoeconomica -tit_org- «La sanità? Abdica al privato Falso che manchino i medici» -sec_org-
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title§§ Tidei (Iv): «Rischiamo una crisi sanitaria»
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Estratto da pag. 2 di "CIOCIARIA OGGI" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Salute Tidei (Iv): « Rischiarne una crisi sanitaria» La consignera regionale commenta gli ultimi dati forniti dal Gimbe L'INTERVENTO »«•Marietta Tidei, capogruppo di Italia Viva al Consiglio regionale del Lazio , ha commentato i dati diffusi dalla Fo nd azione GIM BE su Ilo stato del Se rvizio Sanitario Naz i o naie, de finendo la situazione "allarmante e inaccettabile". Il rapporto segnala un progressivo definanziamento della sanità pubblica, con oltre 13 miliardi di euro persi negli ultimi tré anni, mentre le famiglie italiane hanno pagato più di 41 miliardi di tasca propria. Inoltre, un italiano su dieci ha rinunciato alle cure nel 2024. Tidei ha sottolineato che nel Lazio , la carenza di medici e infer mieri, oltre alla difficoltà di accesso a molte prestazioni, stanno minandola fìdiiciadei cittadini nel sistema sanitario pubblico. L'esponente politica ha chiesto un cambio di rotta, con maggiori investimenti, nuove assunzioni e una revisione dei finanziamenti per garantire una sanità pubblica accessibile a tutti. · ORIPRCCuiUNt 1 « S R « WA ' . s Sss ' . L ز -tit_org- Tidei (Iv): «Rischiamo una crisi sanitaria» -sec_org-
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§---§
title§§ Nel giro di tre anni persi 13,1 miliardi
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Estratto da pag. 28 di "CITTADINO DI LODI" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ sanità pubblica Nel giro di tre anni persi 13,1 miliardi La «lenta agonia» del Servizio Sanitario Nazionale rischia di aprire sempre più la strada al privato. È quanto emerge dall’ottavo Rapporto Gimbe, che analizza e monitora la sostenibilità e l’efficienza del Ssn: negli ultimi tre anni, afferma Gimbe, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono a carico delle famiglie. In particolare, un italiano su 10 ha dovuto rinunciare alle cure e nonostante l’Italia sia al secondo posto in Europa per numero di medici, resta indietro per quanto riguarda gli infermieri. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Nel giro di tre anni persi 13,1 miliardi -sec_org-
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title§§ Sanità Sardegna sindacati: Sos per le aree inteme
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/09/2025100902114400198.PDF
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Estratto da pag. 5 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 09 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-09T00:32:00+00:00
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tp:ocr§§ AGIRE su carenze, poi ricostruire funzionalità ed efficienza Sanità Sardegna sindacati: Sos per le aree interne L a protesta per l’emergenza sanitaria in Sardegna non solo continua - dura ormai da alcuni anni - ma si allarga. Perché i fatti tardano ad arrivare e la realtà a volte diventa drammatica. Si è fatta interprete del disagio generale, che colpisce soprattutto le zone interne dell’isola, Daniela Falconi, presidente regionale Anci ."La Sardegna in questi giorni piange la scomparsa di Maddalena Carta, la dottoressa di Dorgali che ha sacrificato la propria vita pur di non abbandonare i suoi pazienti. La sua storia è un esempio luminoso di dedizione e altruismo, ma anche un grido d’allarme: racconta la solitudine di tanti professionisti che, nei territori più fragili, tengono in piedi ogni giorno un sistema che scricchiola. Negli ultimi giorni - aggiunge la presidente, sindaco di Fonni (NU) - altri fatti drammatici ci hanno scosso: ad Aritzo ( piccolo centro del nuorese), un uomo ha perso la vita e la guardia medica era chiusa; a Isili ( ai confini tra le province di Cagliari e Nuoro) il pronto soccorso ha dovuto sospendere l’attività per mancanza di medici. Non sono episodi isolati: sono la fotografia di un sistema in crisi". Il numero uno Anci ha scritto all’assessore regionale della sanità, Armando Bartolazzi, per chiedere un segnale forte, urgente, concreto in una situazione in cui "le comunità più piccole stanno pagando il prezzo più alto". Sono , infatti, le più esposte al rischio di rinuncia dei medici di medicina generale, che nella diffusa carenza di personale medico ( diminuiti del 16% in dieci anni) scelgono le località più vicine ai grandi centri urbani. Secondo l'analisi della Fondazione Gimbe sui medici di medicina generale, tra il 2019 e il '23 il personale medico si è ridotto del 39% (la media nazionale della riduzione è pari all'12,7%). Nella sola città di Oristano, nei prossimi mesi, 7 mila pazienti rischiano di restare senza medico di famiglia. Daniela Falconi ha chiesto all’Assesso re un piano straordinario per la sanità delle aree interne, con "la riapertura e il potenziamento di pronto soccorso e guardie mediche; il rafforzamento della medicina territoriale, con personale stabile e adeguato; più prevenzione, più accesso alle cure, meno diseguaglianze". Il sistema sanitario sardo ha bisogno di due interventi: uno in corsa per aggiustare le carenze immediate e l’altro strutturale per ricostruirne funzionalità ed efficienza in grado di accompagnare le eccellenze che non mancano. In alcuni settori l’isola registra difficoltà evidenti. A cominciare dai ricoveri con priorità entro 30 e 60 giorni; nell’ Assistenza domiciliare integrata (Adi) nel 2022 erogata solamente nel 15,6% dei Comuni; nelle cure palliative: la Sardegna assicura oggi una copertura del bisogno pari a meno del 5%. Quasi il 14% (oltre 200mila persone) impiega più di 30 minuti per raggiungere il pronto soccorso. La Sardegna è la regione con il tasso più alto di rinuncia alle cure sanitarie: il 13,7%. Il 4 agosto scorso, dopo un anno di trattative e documenti di protesta, Cgil, Cisl e Uil con la presidente della Regione e l’assessore della sanità hanno messo a punto un protocollo d’intesa che prevede un percorso condiviso per riformare e potenziare il sistema sanitario sardo. Ma, denunciano i sindacati, "da allora è rimasto tutto fermo". "La sanità pubblica è un diritto, non un privilegio" - ribadiscono i segretari generali Fausto Durante (Cgil), Pierluigi Ledda (Cisl) e Fulvia Murru (Uil) - "e in Sardegna questo diritto è ancora troppo spesso negato. La Regione ha avviato ieri nella Asl del Medio Campidano un primo esperimento per l’eliminazione delle liste d’attesa, che interessa le modalità di conferma e disdetta delle prenotazioni di visite specialistiche ed esami. Mario Girau ---End text--- Author: Mario Girau Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità Sardegna sindacati: Sos per le aree inteme -sec_org-
tp:writer§§ MARIO GIRAU
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title§§ La Campania è povera e qui si muore anche di più Ma l'algoritmo ci penalizza
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Estratto da pag. 3 di "CORRIERE DEL MEZZOGIORNO NAPOLI E CAMPANIA" del 09 Oct 2025
È la sanità regionale con meno fondi e infermieri
pubDate§§ 2025-10-09T03:46:00+00:00
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tp:ocr§§ La Campania è povera e qui si muore anche di più Ma l’algoritmo ci penalizza Èlasanitàregionaleconmenofondieinfermieri Rapporto Gimbe di Claudio Mazzone In Campania si muore prima, si emigra per curarsi, l’assistenza sanitaria territoriale è ferma al palo, ma finalmente si rispettano i Lea, le prestazioni e i servizi sanitari che devono essere garantiti a tutti i cittadini. L’ottavo rapporto della Fondazione Gimbe sul Servizio Sanitario Nazionale, presentato ieri a Roma, smonta, attraverso la chiarezza dei dati, la portata dei Livelli essenziali di assistenza come strumento per valutare il funzionamento del Sistema sanitario regionale. Se la Campania, infatti, oggi è finalmente tra le 13 regioni italiane a rispettare i Lea, unica del Sud con la Puglia, la sua sanità è ancora lontana dal garantire il diritto alla salute. Il tanto agognato traguardo raggiunto sembra risultare più utile a mostrare i limiti dei metodi di ripartizione che altro. La Campania, in quanto territorio più giovane d’Italia, riceve la quota pro capite più bassa del fondo sanitario nazionale. Sul calcolo del riparto pesa, infatti, l’indice di vecchiaia e per ogni campano lo stato investe solo 2.185 euro in sanità, molto meno dei 2.216 spesi per un ligure. Una divisione chiaramente iniqua che fa della nostra regione l’esempio di come le diseguaglianze territoriali possono essere riprodotte e alimentate da un algoritmo. «Il dato della Campania — si legge nel rapporto — è emblematico: la Regione più “giovane” d’Italia riceve la quota più bassa nonostante i noti fabbisogni sanitari». Noti fabbisogni dovuti a fattori che nel calcolo sanitario dell’algoritmo che decide la ripartizione non sono valutati. Non è considerato il dato sull’aspettativa di vita, che in Campania è di 81,7 anni, la più bassa d’Italia e ben sotto la media nazionale (83,4); o quello della povertà diffusa, essendo la nostra regione quella con il più alto numero di famiglie a rischio povertà (43,5%), che si esplicita anche nel fenomeno di quell’8,6% dei campani costretto a rinunciare alle cure per motivi economici. Al mancato trasferimento dei fondi nazionali si aggiunge il peso economico della mobilità sanitaria che per la Campania rappresenta, da anni, un pozzo senza fondo. Ogni volta che un campano si va a curare fuori regione la prestazione sanitaria deve essere rimborsata. Si attiva così un flusso di debiti che segue i pazienti emigranti. Un circolo vizioso nel quale la Campania ha il debito più alto a livello nazionale pari a 3,69 miliardi di euro che va rimborsato alle regioni del Nord capaci di attrarre i nostri pazienti e chiudere i bilanci con saldi positivi, tra i quali spiccano quelli della Lombardia (7,32 miliardi) e dell’Emilia-Romagna (4,61 miliardi). Questi dati mostrano il divario territoriale, ne illustrano il continuo ampliamento e trasformano la mobilità sanitaria in “fuga sanitaria”. Una fuga che non riguarda solo i pazienti ma anche il personale. Ogni mille campani, infatti, ci sono 9 sanitari, un rapporto molto basso rispetto alla media nazionale di 11 ogni mille abitanti e lontanissimo da realtà virtuose come Valle d’Aosta (18), Toscana (15) o Emilia-Romagna (15). In Campania ci sono solo 3,71 infermieri ogni mille abitanti, la metà dei 7 che ci sono in Liguria, e i medici di medicina generale sono nettamente sottoorganico, ne mancherebbero, secondo i calcoli fatti da Gimbe, almeno 652. È il dato peggiore in Italia e pesa su un’assistenza territoriale mai migliorata nonostante il Pnrr. Nessuna delle 191 Case di Comunità previste in Campania è stata ancora attivata e un solo Ospedale di comunità è stato inaugurato, in programma ce ne sarebbero 61. La sanità campana, dati alla mano, è in uno stato di «agonia» così profondo e grave che neanche il raggiungimento dei Lea, il lungo commissariamento, il piano di rientro finanziario e il Pnrr con la sua carica di rinascita e resilienza riescono a spezzare. ---End text--- Author: Claudio Mazzone Heading: Highlight: 2.185 euro è la dotazione pro capite del fondo di riparto nazionale per ogni campano
a fronte dei 2.216 euro previsti per ogni residente in Liguria Image:Il presidente della fondazione Gimbe Nino Cartabellotta -tit_org- La Campania è povera e qui si muore anche di più Ma l’algoritmo ci penalizza -sec_org-
tp:writer§§ Claudio Mazzone
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§---§
title§§ Rinunciano alle cure 40mila trentini = Sanità, 40mila trentini hanno rinunciato alle cure: 2% in più rispetto al 2023
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/09/2025100903145206282.PDF
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Estratto da pag. 5 di "CORRIERE DEL TRENTINO" del 09 Oct 2025
Rapporto Gimbe relativo al 2024: dato in aumento. In Alto Adige sono 28.500
pubDate§§ 2025-10-09T03:45:00+00:00
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tp:ocr§§ Rinunciano alle cure 40mila trentini Rapporto Gimbe relativo al 2024: dato in aumento. In Alto Adige sono 28.500 Rapporto Gimbe Sanità,40milatrentini hannorinunciatoallecure: 2%inpiùrispettoal2023 In Trentino, nel corso del 2024, il 7,4% dei cittadini ha dichiarato di aver rinunciato a una o più prestazioni sanitarie (la media italiana è del 9,9%): in totale, si tratta di oltre 40.300 persone, con un incremento rispetto all’anno precedente del 2%. In Alto Adige, invece, la percentuale di cittadini che ha rinunciato alle cure è del 5,3%, vale a dire quasi 28.500 persone, anche in questo caso in aumento. È quanto emerge dal rapporto Gimbe sul servizio sanitario a pagina 5 nazionale. TRENTO In Trentino, nel corso del 2024, il 7,4% dei cittadini ha dichiarato di aver rinunciato a una o più prestazioni sanitarie (la media italiana è del 9,9%): in totale, si tratta di oltre 40.300 persone, con un incremento rispetto all’anno precedente del 2%. In Alto Adige, invece, la percentuale di cittadini che ha rinunciato alle cure è del 5,3%, vale a dire quasi 28.500 persone, anche in questo caso in aumento: rispetto al 2023 il dato cresce dello 0,2%. È quanto emerge dall’ottavo rapporto Gimbe sul servizio sanitario nazionale, i cui risultati sono stati diffusi ieri. Entrando nel dettaglio dei dati regionali, nel 2023 (anno in cui sono stati modificati i criteri di riparto) il Fondo sanitario nazionale pro capite in Alto Adige è stato pari a 2.030 euro, con un aumento di 39 euro sul 2022, ma inferiore alla media nazionale di 71 euro. In Trentino, invece, il Fsn 2023 è stato di 2.061 euro, 48 euro in più ma inferiore alla media italiana. Per quanto riguarda il personale, in Trentino si registrano 15,5 operatori sanitari ogni mille abitanti (la media in Italia è di 11,9): 2,05 medici dipendenti ogni mille abitanti, 5,41 infermieri dipendenti e un rapporto medici-infermieri pari a 2,64. Sul fronte altoatesino, invece, nel 2023 si rilevano 17,5 unità di personale sanitario ogni mille abitanti: 1,94 medici dipendenti ogni mille abitanti e 6,33 infermieri dipendenti. Il rapporto medici-infermieri è pari a 3,26. Puntando invece l’attenzione su servizi e strutture finanziati, anche, con risorse Pnrr, in Alto Adige, a fronte di una programmazione di 10 Case di comunità, al 30 giugno nessuna ha attivato servizi. Risultano invece funzionanti al 100% le Centrali operative territoriali. A fronte di una programmazione di 3 ospedali di comunità, al 30 giugno nessuno è stato dichiarato attivo. In Trentino, a fronte di una programmazione complessiva di 12 Case di comunità, al 30 giugno solo 2 hanno attivato almeno un servizio, mentre una ha attivato tutti i servizi obbligatori ma senza la presenza di medici e infermieri. Al 30 giugno tutte le Centrali operative territoriali sono pienamente funzionanti e certificate. Infine, sono 3 su 4 gli Ospedali di comuni© RIPRODUZIONE RISERVATA tà attivi. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: I dati Sul territorio provinciale si registrano 15,5 operatori sanitari ogni mille abitanti, in Italia sono 11,9 Image:In corsia Operatori sanitari al lavoro -tit_org- Rinunciano alle cure 40mila trentini Sanità, 40mila trentini hanno rinunciato alle cure: 2% in più rispetto al 2023 -sec_org-
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title§§ Fenice, fallisce la mediazione Sciopero alla prima di Wozzeck
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Estratto da pag. 9 di "CORRIERE DELLE ALPI" del 09 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-09T05:43:00+00:00
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tp:ocr§§ IL caso il RAPPORTO venezi, GIMBE è rottura. il sovrintendente: «Denigrazione basata sulla simpatia» nerale, con oltre 5.5 dici mancanti. Il Pia zionale di Ripresa lienza registra inoltr ritardi: solo il 4,4% d se della comunità è mente operativo. «Se è certo che ne La lenta agonia della sanità Fenice, fallisce la mediazione Salgono i costi per le famiglie Sciopero alla prima di Wozzeck Tra le criticità evidenziate Camilla Gargioni / VENEZIA l’aumento della spesa privata e la rinuncia alle cure, «Dilegua, o notte/ Tramontala carenza di personale te, stelle/ Tramontate, stele i ritardi nell’assistenza le/All’alba vincerò». È il finale della celebre aria “Nessun dorma” dalla Turandot di PucROMA cini. Ma, alla Fenice, la notte La «lenta agonia» Servinon si dilegua e ladel tempesta zio Sanitario Nazionale rilegata alla nomina di Beatrischia di aprire sempre più ce Venezi a direttore musicala strada al privato. le dall’autunno 2026È quantuona to emerge dall'ottavo Rapuno sciopero all’unanimità. porto Gimbe, presentato ieIl tavolo di mediazione voluri alla deputati, to dal Camera sindaco dei e presidente che monitora sostenibilità della Fondazione Teatro La Fenice non è riuscito a ricucire la cesura tra il sovrintendente del teatro di campo San Fantin e i rappresentanti CARITAS delle maestranze. Muro contro muro, la fumata nera dopo tre ore ci confronto. A saltare, sarà la prima di Wozzeck di Berg, venerdì 17 ottobre: l’idea è di organizzare un’assemblea a cielo aperto in un campo alle 18, con an«Unapiccoli contrazione della che concerti perplatea coindei beneficiari del 40-47%, volgere la cittadinanza. senza che questoilabbia miglio«Nonostante sindaco che ratocercato l'efficacia nel raggiungere ha di convincerci deli più fragili». È uno dei datiprepiù la bontà della decisione significativi passaggio dal sa, a precisa del richiesta di revoReddito Cittadinanza ca della di nomina non c’èall'Asstata segno di Inclusione emerdisponibilità né da che parte sua gono Rapporto di Caritas né deldal Sovrintendente», sottoItaliana sulle Trentin politichedidiFials, conlinea Marco trasto allaproposto povertà. La mi«ci è stato unvice percornistro del Lavoroe edidelle politiso conoscitivo avvicinache sociali, Maria Teresa Belmento con Venezi, ma andalucci, precisa: «Nessuno ha inva attivato prima della nomitesoSiamo restringere gliin strumenti na. separati casa». Il «L’Assegno d non elimina tema costante sul tavolo, infatti, è stato il curriculum di Beatrice Venezi: il sindaco ha sottolineato che decisione è stata una scelta “basata sulla fiducia”. I lavoratori hanno chiesto – come avevano anticipato sin dalla lettera rivolta al sovrintendente e durante il lancio dei volantini ai di protezione sociale, sforconcerti dedicati a ogni Mahler– zorevoca è statodella voltonomina, a condividere la ricorcon maggiore equità tra i cittadando che non c’è tempo né dinianno le opportunità uscire un di marginediper una dalle condizioni di una valutazione seria. Mapassiva anche povertà». Secondo il Rapporqui, il primo cittadino ha glisto, «si sarebbe modificasato. «Perchépotuto dovrebbe fare re lapasso misura con un intervento un indietro? Le ho detverticale, concentrando le rito: “Non ti sognare”», affersorseBrugnaro, verso i più«sono poveri;convinal conma trario, si è scelto un approccio to che questa nomina potreborizzontale, ha ristretto la be dare una che grande speranza platea, al teatro, indipendentemente perché puntare su dal livello di povertà, lascianuna giovane di 35 anni che do nuclei fragili scoperti». —di non ha l’esperienza di una di inclusione la povertà» 70, ma che ci propone delle sfide importanti». TOSCANA Un braccio di ferro in cui si è inserito anche il sovrintendente, ribadendo che Venezi ha capacità di attrarre spettatori – come era accaduto al teatro di Cagliari da lui diretto prima della nomina alla Fenice– dove aveva contato 14 Eugenio Giani avrebbe mila presenze. «Siamo voludi to un evento di chiusurabaunifronte a una denigrazione co,sulla con simpatia», tutti i leaderafferma del camsata po largo. E,«Ho in
vece, ci saranColabianchi, anticipato no tanti proprio eventi quanti sono i la nomina per evitapartiti che lo sostengono: già re interferenze, non mi sono alle spalle l'iniziativa conalAnconsultato con il ministro gelo Bonelli e Nicola Fratola Cultura Alessandro Giuli e il governatore ricandinonianni, ho avuto indicazioni da dato per il centrosinistra sarà Roma». In campo San Fantin, primatra al iteatro Cartiere Carmentre corridoi del teacon la segretatrorara era di inFirenze corso la discussiodelanche Pd Ellypassati Schleinalcuni e Stefane,ria sono no Bonaccini, poi con Matteo orchestrali in attesa di scopriRenzi edell’incontro, la sua Casa riformista re l’esito qualConte non Il campo la - spiega Nino si Cartabellotta, che cittadino è fermato ad presidente ascoltare chidella uscivaFondaziodal portoGimbe - è altrettanto vene del teatro. ro«Da cheparte con ilnostra taglioc’èalla perapertucentuale Pil, la sanità ha ra fin dadidomani, nessuno lasciato per strada 13,1 mivuole uno stato di crisi che si liardi. Infatti, percentuaprocrastini nel la tempo, siamo le del Fsn continua sul Pil al 31Trentin, dicemaperti», bre soluzione 2024 è scesa 6,3% «La è la dal revoca di del 2022 al 6% del i2023, quella nomina per tutti motiper attestarsi 6,1% nel vi che sono statial espressi». La 2024-2025. Siamo testimoquestione verrà portata anni diaun lentonazionale. ma inesorabiche livello «Ne le smantellamento Ssn, vogliamo parlare condel il sottoche apre laalla strada a interessegretario Cultura Giansi privati». — marco Mazzi», sottolinea Mauro Vianello di Fistel Cisl. Venezi, da contratto, andrebbe a dirigere due opere liriche e tre concerti all’anno, oltre che partecipare all’ideazione della programmazione con il sovrintendente Colabianchi. Nel continuo botta e risposta, non si è arrivati alla quadra: il primo cittadino ha anche messo tra i punti di diin piazza Strozzi, infine scussione il bilancio, nelè attesenanche a Pisa con Più Eurososoche questa vicenda potrebE il M5s? Giuseppesul Conte bepa. avere ripercussioni biarriverà capoluogo toscalancio (danelnon dimenticare no la venerdì programche primae ha di in stagione lo ma unanno incontro pubblico in scorso è saltata, allora non è era proprio prevista la locui scontro su altri temi). presenza delmondo governatore. Intanto, nel dell’ope«Assurdo che ilche centrosinira, non è sfuggito Venezi stradirigerà non abbia la non piùlaa voglia inizio onoforza diascendere piazzadia vembre Sassari in Salomè sostegno Giani», l'accusa Strauss. La di Fenice, invece, redi Renzi - a questo sta nello che stallo tra lepunto parti.chiama chi a raccolta i fiorentini All’alba, vincerà? — va da Giani rgo è diviso ---End text--- Author: Camilla Gargioni/ Heading: Highlight: Image:Un pronto soccorso ANSA ed efficienza del Ssn. Tra le criticità evidenziate dal rapporto ci sono l’auza di personale e i ritardi nell'assistenza territoriale. Negli ultimi tre anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure, spiega ancora il Rapporto. Nonostante l'Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1.000 abi Beatrice Venezi è nominata direttore musicale della Fenice dal 2026 -tit_org- Fenice, fallisce la mediazione Sciopero alla prima di Wozzeck -sec_org-
tp:writer§§ Camilla Gargioni/
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§---§
title§§ Addio alle cure pubbliche per 300 mila toscani «Così sanità per pochi» = Più rinunce alle cure rispetto alla pandemia «Così sanità pubblica privilegio per pochi»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/09/2025100903258607444.PDF
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Estratto da pag. 6 di "CORRIERE FIORENTINO" del 09 Oct 2025
Rapporto Gimbe: nel 2022 il calo era stato del 6,8%, 8,2% nel 2024. Emergenza fondi e infermieri
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tp:ocr§§ I DATI 2024 DI GIMBE Addio alle cure pubbliche per 300 mila toscani «Così sanità per pochi» Piùrinunceallecurerispettoallapandemia «Cosìsanitàpubblicaprivilegioperpochi» Rapporto Gimbe: nel 2022 il calo era stato del 6,8%, 8,2% nel 2024. Emergenza fondi e infermieri Si contano nell’ordine dei 300 mila, ovvero otto toscani su cento in più rispetto a un anno prima, quelli che nel 2024 hanno rinunciato alle cure, a esami e ad altre prestazioni sanitarie a causa della crisi. Si parla di un numero di persone superiore a quello registrato durante la pandemia da Covid-19, quando il calo era stato del 6,8%. I dati del rapporto Gimbe descrivono un preoccupante trend: la sanità pubblica arranca e la carenza di infermieri è sempre più profonda. a pagina 6 Gori Se durante la pandemia in tanti avevano rinunciato a curarsi e a recarsi negli ospedali — tra servizi chiusi e rischi di infezione — il ritorno alla normalità aveva anche significato una ripresa delle visite, degli esami, della prevenzione, delle cure. Ora però si registra un brusco ritorno al passato, ma stavolta la colpa è un sistema sanitario pubblico sempre più debole: a dirlo è la Fondazione Gimbe, che spiega che nel 2024 in Toscana l’8,2% dei cittadini — pari a 300mila persone — ha rinunciato a una o più prestazioni sanitarie. Mentre il pubblico arranca e il privato rialza la testa, chi ha meno soldi in tasca è costretto a pagare con la propria salute. Il passo indietro è eclatante perché se i numeri di Gimbe nel 2022 parlavano di un 6,8% di rinunce, nel 2023 si era scesi al 5,6%. Un boom che comunque si registra in tutto il Paese in cui la media raggiunge un preoccupante 9,9%. «La lenta agonia del Servizio sanitario nazionale spiana la strada al privato» è il titolo del rapporto di Gimbe, col presidente Nino Cartabellotta che spiega: «Da anni i governi, di ogni colore politico, promettono di difendere il Servizio sanitario, ma nessuno ha mai avuto la visione e la determinazione necessarie per rilanciarlo con adeguate risorse e riforme strutturali. Le drammatiche conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: aumento delle disuguaglianze, famiglie schiacciate da spese insostenibili, cittadini costretti a rinunciare a prestazioni sanitarie, personale sempre più demotivato che abbandona la sanità pubblica. È la lenta agonia di un bene comune che rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi». Gimbe precisa che il finanziamento al Fondo sanitario nazionale nel triennio 20232025 è cresciuto di 11 miliardi di euro, ma la cifra è stata erosa dall’inflazione, tanto che il sistema a conti fatti è definanziato di 13,1 miliardi. E il rapporto tra finanziamento alla sanità e Pil si ferma al 6,3%, quattro punti sotto la Germania, la capofila europea. La Toscana in questo quadro sta meno peggio di altre regioni. E riceve dallo Stato 2.218 euro pro capite contro una media nazionale di 2.181. Così, è seconda dopo il Veneto nella classifica dei Livelli essenziali di assistenza, mentre i toscani hanno un’aspettativa di vita alla nascita di 84 anni, oltre sei mesi in più rispetto alla media italiana. In questo quadro, cresce la spesa delle famiglie per la sanità privata accreditata e ancor di più per quella non accreditata (il cosiddetto privato privato). Che cosa manca al sistema? Il punto debole non sono i medici, che in Italia sono di più rispetto a quasi tutti gli altri Paesi sviluppati, ma gli infermieri, molto carenti. In Toscana ce ne sono 5,93 ogni 10mila abitanti, più dei 4,7 della media italiana, ma molti meno rispetto agli oltre 9 della media dei Paesi Ocse e gli oltre 8 della media dell’Unione Europea. Giulio Gori © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Giulio Gori Heading: Highlight: 300 mila chi nel 2024 ha rinunciato a curarsi 5,93 infermieri in Toscana ogni 100 mila abitanti 84 anni L’aspettativa di vita dei toscani, oltre la media Image: -tit_org- Addio alle cure pubbliche per 300 mila toscani «Così sanità per pochi» Più rinunce alle cure rispetto alla pandemia «Così sanità pubblica privilegio per pochi» -sec_org-
tp:writer§§ Giulio Gori
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§---§
title§§ Vigilantes armati in ospedale Per i medici e gli infermieri «Un fallimento della Sanità» = Guardie armate nei pronto soccorso Per i sindacati è «un vero fallimento»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/09/2025100903144106287.PDF
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Estratto da pag. 2 di "CRONACAQUI TORINO" del 09 Oct 2025
a pagina 2
pubDate§§ 2025-10-09T03:46:00+00:00
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tp:ocr§§ Vigilantes armati in ospedale Per i medici e gli infermieri «Un fallimento della Sanità» a pagina 2 Guardie armate nei pronto soccorso Per i sindacati è «un vero fallimento» n Minacciati, quando va bene. Aggrediti verbalmente o fisicamente se, invece, va male. Sono gli infermieri, i medici, o anche i volontari della croce rossa (come in uno dei casi più recenti di aggressione, lo scorso 28 settembre al Mauriziano). Un grave campanello d’allarme sulla situazione sanitaria della Regione: tra il 22 e 30 settembre ben tre le aggressioni che si sono verificate entro le mura dei presidi ospedalieri piemontesi. Armati in ospedale Martedì scorso, così, era arrivato l’annuncio dai vertici della Regione: in tutti i pronto soccorso aziendali, ora, ci saranno guardie armate. Più di un intenzione, come comunicato qualche giorno fa in Consiglio regionale dall’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi. «Già entro fine anno l’aggiudicazione dell’appalto», promette Riboldi, rispondendo a un’interrogazione presentata dal consigliere 5S Alberto Unia, che chiedeva una «posizione comune della Regione» a seguito delle violente aggressioni. Le reazioni sindacali «Difendersi dai propri pazienti sarà necessario, ce lo dice la cronaca, ma questo è comunque un fallimento della gestione della sanità», spiega Chiara Rivetti, segretaria regionale dell’Anaao Assomed Piemonte. «Le casistiche possono essere indubbiamente tante: non sono solo i pazienti, a volte sono i parenti che si agitano, per via delle lunghe attese, o perché non si riesce a dedicare loro il giusto tempo», continua. Accade spesso, infatti, che nei congestionati pronto soccorso della regione, si attenda per ore una diagnosi fornita poi in fretta e furia, o quantomeno con poco tatto per assistiti e loro parenti, semplicemente perché “non c’è tempo”. Luoghi più “umani” Con l’aggiornamento del Piano di accoglienza e umanizzazione in pronto soccorso, lo scorso giugno, però, per sopperire, sono state inserite delle nuove figure: un referente per la gestione dei conflitti con gli utenti in attesa e un assistente in sala d’attesa. Ma per il sindacato questo non basta. «I parenti vogliono parlare col medico. Così si tradisce il rapporto di fiducia tra medico e paziente. Tra chi cura e ha bisogno di cura», continua Rivetti. L’annuncio di giugno dato dall’assessore era stato accolto con grande entusiasmo e apprezzamento. «Ma avevamo anche segnalato importanti criticità e soprattutto un mancato coinvolgimento nei Tavoli Regionali - continua la segretaria-. Avevamo chiesto a ogni Azienda un piano di miglioramento con relazione di fattibilità, nonché l’accesso ai dati della ricognizione annuale. A distanza di tre mesi, nulla di tutto questo è accaduto». Parole sul tavolo Di qui il comunicato al vetriolo del sindacato, che denuncia: «Le aggressioni sono l’ennesimo segnale di un sistema che, senza misure organizzative e di sicurezza concrete, espone i professionisti a rischi inaccettabili. Non ci si può stupire quindi della continua diaspora di professionisti dal Chiara Rivetti (Anaao Assomed) pronto soccorso», dice Rivetti. «Umanizzare significa mettere le persone nelle condizioni di curare e di essere curate insicurezza. Le parole del 17 giugno sono rimaste sul tavolo: ora servono atti, date e responsabilità», continua la segretaria. Piani e date Le richieste, che per Anaao Assomed, devono essere «immediate e verificabili», il sindacato le ha condensate in pochi punti. La convocazione - entro 7 giorL’assessore Federico Riboldi ni - di un Tavolo con Regione, direzioni aziendali e operatori sanitari per definire un cronoprogramma pubblico che attui effettivamente il Piano annunciato da Riboldi. La pubblicazione dei piani aziendali di miglioramento e il relativo stato di avanzamento, con monitoraggio trimestrale e indicatori condivisi. Dotazioni e procedure di allerta rapida, supporto psicologico postevento. Perché «la vigilanza armata dedicata è utile ma non sufficiente», ribadisce Rivetti. Infine la comunicazione: «Vogliamo sapere tempi, spazi, regole e stato dei
percorsi, per rendere effettiva l’“attesa attiva” promessa», dice. Toni un po’ più miti, ma comunque non proprio distesi, da NursingUp. «Sono cose che si ripetono da tempo...», fa notare il segretario generale Claudio Delli Carri. Poco personale? Per entrambi i rappresentanti sindacali, così, sebbene sia indubbia la necessità di garantire una maggiore sicurezza all’interno dei pronto soccorso della Regione, c’è anche altro. «La presenza di guardie armate può disincentivare le aggressioni, ovviamente, ma la questione è complessa e ci sono più componenti», osserva Delli Carri. «In primis continua - educazione e organizzazione: non siamo educati al fatto che un codice bianco al pronto soccorso vuol dire potenzialmente aspettare otto, o anche più ore. Il pronto soccorso non è un ambulatorio in cui si rispetta la data d’arrivo, ma spesso vi viene equiparato. Dovrebbe essere spiegata meglio, ad esempio, la funzione dei Punti di primo intervento (Ppi). In secondo luogo affrontiamo da anni una strutturale carenza di medici che affatica la complessa macchina sanitaria». «Dobbiamo assumere e assumere, - sostiene Rivetti affinché le attese dei pazienti non siano infinite. Bisogna dare ai medici il tempo per confrontarsi con pazienti». Ma di contro sono tanti i concorsi di assunzione pubblici a cui a rispondere sono pochi sparuti, come spiegato pochi giorni fa dallo stesso Riboldi. Dalle guardie armate, così, si torna ancora una volta al nodo scorsoio che la sanità non riesce a sciogliere: ci sono pochi medici, ma quelli che ci sono (come confermato dall’ultimo rapporto Gimbe), disertano i bandi e vanno altrove. Laura Chiola ---End text--- Author: Laura Chiola Heading: Highlight: Image:A fine settembre ci sono state tre aggressioni ravvicinate ai danni del personale sanitario -tit_org- Vigilantes armati in ospedale Per i medici e gli infermieri «Un fallimento della Sanità» Guardie armate nei pronto soccorso Per i sindacati è «un vero fallimento» -sec_org-
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title§§ Sanità, pochi infermieri: si rischia il collasso
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Estratto da pag. 3 di "CRONACHE DI CASERTA" del 09 Oct 2025
si rischia il collasso strutturale. Un italiano su dieci rinuncia alle cure
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tp:ocr§§ L’eccesso di medici e la carenza di paramedici rischiano di compromettere strutturalmente l’assistenza. E’ quanto emerge dal rapporto Gimbe Sanità, pochi infermieri: si rischia il collasso si rischia il collasso strutturale. Un italiano su dieci rinuncia alle cure ROMA - L’eccesso di medici e la carenza di infermieri rischiano di compromettere strutturalmente la sanità italiana. E’ quanto emerge dal rapporto Gimbe sul Sistema sanitario nazionale. In Italia nel 2023 i medici dipendenti sono 109.024, pari a 1,85 per 1.000 abitanti, e quelli convenzionati 57.880. Ma secondo i dati OCSE, che includono tutti i medici in attività compresi gli specializzandi, il nostro Paese conta ben 315.720 medici, ovvero 5,4 ogni 1.000 abitanti. È quanto emerge dal rapporto Gimbe sul Ssn. Siamo secondi dopo l’Austria, con un valore nettamente superiore alla media OCSE (3,9) e a quella dei paesi europei (4,1). “Questi numeri – osserva Cartabellotta – dimostrano che in Italia non c’è affatto carenza di medici, ma attestano una loro fuga continua dal SSN e carenze selettive in specialità ritenute poco attrattive e nella medicina generale”. Al podio per numero di medici fa da contraltare la posizione di coda del nostro Paese per il numero di infermieri: 6,5 ogni 1.000 abitanti rispetto alla media OCSE di 9,5. Secondo i dati nazionali, nel 2023 sono 277.164 gli infermieri dipendenti, pari a 4,7 per 1.000 abitanti, con un range che varia da 3,53 della Sicilia a 6,86 della Liguria. A peggiorare lo scenario si aggiunge il crollo dell’attrattività per la professione: per l’anno accademico 2025/2026 il rapporto tra domande presentate e posti disponibili al Corso di Laurea in Infermieristica è crollato a 0,92. Sul fronte della medicina territoriale, al 1° gennaio 2024 si stima una carenza di 5.575 medici di medicina generale e di 502 pediatri di libera scelta, che rende spesso difficile trovare un professionista vicino al proprio domicilio. Infine, le retribuzioni restano ben al di sotto della media OCSE: a parità di potere di acquisto per i consumi privati, per i medici specialisti la retribuzione media in Italia è di $ 117.954 (media OCSE $ 131.455) e per gli infermieri ospedalieri di $ 45.434 (media OCSE $ 60.260). “Rimane incomprensibile – commenta Cartabellotta – la scelta di formare più medici, senza prima attuare misure concrete per arginarne le fuga dalla sanità pubblica e restituire attrattività e prestigio alla carriera nel Ssn. Ovvero rischiamo di investire denaro pubblico per regalare professionisti al privato o all’estero”. Nonostante un aumento di 11,1 miliardi del Fondo sanitario nazionale nel triennio 20232025, la sanità pubblica ha perso risorse pari a 13,1 miliardi in rapporto al Pil. E’ quanto emerge dall’8° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale della Fondazione Gimbe. Dopo i tagli del decennio 2010-2019 e le imponenti risorse assegnate nel 2020-2022 assorbite interamente dalla pandemia, il fondo sanitario nazionale (Fsn) nel triennio 2023-2025 è cresciuto di ben Ç 11,1 miliardi: da 125,4 miliardi del 2022 a 136,5 miliardi del 2025. Risorse in buona parte erose dall’inflazione – che nel 2023 ha toccato il 5,7% – e dall’aumento dei costi energetici. “Ma dietro l’aumento dei miliardi si cela un imponente e costante definanziamento, perché cambiando unità di misura le rassicuranti cifre assolute diventano solo illusioni contabili”. Lo spiega Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025, pari a una riduzione in termini assoluti di 4,7 miliardi nel 2023, 3,4 miliardi nel 2024 e 5 miliardi nel 2025. “In altre parole – spiega il Presidente – se è certo che nel triennio 2023-2025 il FSN è aumentato di 11,1 miliardi, è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di PIL la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi”. Un italiano su dieci rinuncia alle cure. © LAPRESSE 2025 ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità, pochi in
fermieri: si rischia il collasso -sec_org-
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title§§ Bilancio, Palazzo Chigi accelera sulla manovra = Bilancio, Palazzo Chigi accelera sulla manovra
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Estratto da pag. 2 di "DISCUSSIONE" del 09 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-09T01:37:00+00:00
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tp:ocr§§ Vertice di maggioranza per chiudere entro il 15 ottobre il testo da 16 miliardi. Meloni parla di “indicatori incoraggianti”, Giorgetti richiama alla prudenza. Bankitalia invoca coperture solide, Conte rilancia misure straordinarie Bilancio, Palazzo Chigi accelera sulla manovra Bilancio, Palazzo Chigi accelera sulla manovra Vertice di maggioranza per chiudere entro il 15 ottobre il testo da 16 miliardi. Meloni parla di “indicatori incoraggianti”, Giorgetti richiama alla prudenza. Bankitalia invoca coperture solide, Conte rilancia misure straordinarie Il cantiere della manovra economica entra nella sua fase più delicata. Ieri a Palazzo Chigi si è tenuto difatti il vertice di maggioranza sulla legge di bilancio: sul tavolo, misure per circa 16 miliardi di euro, da definire e approvare in tempi strettissimi. L’obiettivo del governo è chiudere il testo, insieme al Documento programmatico di bilancio, entro e non oltre il 15 ottobre, data limite per l’invio a Bruxelles. Secondo fonti di governo, si lavora a un calendario serrato: domani è previsto l’incontro con i sindacati, mentre lunedì 13 l’esecutivo vedrà i rappresentanti delle imprese, poche ore prima del Consiglio dei Ministri che dovrebbe dare il via libera definitivo alla legge di bilancio. Poi, dal 15 al 17 ottobre, il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti volerà a Washington per gli appuntamenti del Fondo monetario internazionale. continua a pagina 2 Meno di una settimana, dunque, per chiudere il confronto e sigillare il testo della manovra. “INDICATORI INCORAGGIANTI” Il Premier Giorgia Meloni, intervenendo con un messaggio all’assemblea biennale di Assonime, ha rivendicato la “rinnovata credibilità” del Paese: “Oggi l’Italia si presenta con rinnovata credibilità di fronte a un quadro economico e finanziario complesso, ha una credibilità riconosciuta dai mercati, dagli investitori e dai risparmiatori”. Il Primo Ministro ha sottolineato come il ritrovato appeal dei titoli pubblici, la Borsa in crescita, e lo spread ai minimi degli ultimi quindici anni siano segnali di fiducia nel sistema Italia: “Possiamo contare su conti pubblici in ordine: siamo l’unico Paese del G7 tornato in avanzo primario dopo il Covid. Ci avviamo a un indebitamento sotto il 3% del Pil entro il 2026. Gli indicatori macroeconomici sono molto incoraggianti e testimoniano la solidità della nostra economia e la resilienza del sistema produttivo”. Un messaggio di fiducia, dunque, che la premier accompagna a un appello all’unità: “Serve il contributo di tutte le componenti del Sistema Italia, in un grande gioco di squadra per la crescita e il benessere della Nazione”. “AI MINISTRI L’ONERE POLITICO DI DIRE MOLTI NO” Più prudente, ma sulla stessa linea, il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che nel suo intervento ad Assonime ha richiamato alla responsabilità politica e contabile: “I ministri, soprattutto quelli dell’Economia, sopportano l’onere politico di dire molti no. È un peso ben maggiore del prestigio effimero di una copertina internazionale. Ma a beneficiare di conti pubblici in ordine sono gli italiani di oggi e di domani”. Giorgetti ha ribadito che la prossima manovra proseguirà il percorso di consolidamento dei conti pubblici, ma includerà anche un intervento sull’Irpef per rafforzare la riduzione strutturale del carico fiscale sui redditi medio-bassi, con un effetto di stimolo alla domanda interna. Sul versante degli investimenti, il Ministro ha garantito la continuità della spesa per la produttività e la crescita anche oltre la conclusione del Pnrr. “COPERTURE CERTE” Da Bankitalia, invece, arriva un monito chiaro. Nel corso delle audizioni sul Documento programmatico di finanza pubblica, Andrea Brandolini, capo del Dipartimento economia e statistica, ha sottolineato che gli interventi di copertura devono essere certi e che occorre evitare misure temporanee “Hanno effetti solo transitori sulla domanda, aumentano il debito e risultano spesso difficili da rimuovere”. Un richiamo alla prudenza che si somma alla necessità, ribadita anche da Bruxelles, d
i mantenere la rotta della sostenibilità dei conti. “SERVONO MISURE STRAORDINARIE” Sul fronte dell’opposizione, il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha lanciato via social un appello bipartisan per “una terapia d’urto” economica e sociale: “Non possiamo affrontare questa legge di bilancio come una legge qualsiasi. L’emergenza è economica e sociale, servono misure straordinarie”. Conte propone quattro interventi chiave: un maxi taglio delle tasse con aumento della no tax area, risorse vere per la sanità pubblica, il rilancio di Transizione 4.0 e l’aumento dell’assegno unico: “Non sono misure di parte, ma interventi per evitare la recessione, ora che i fondi del Pnrr stanno per finire”. Il leader M5S ha richiamato anche i dati del rapporto Gimbe, che parla di 13 miliardi “scippati” alla sanità e di 6 milioni di italiani che rinunciano alle cure. IL CDM Intanto ieri Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea ‘Breakfast’, introducendo nuove regole per aumentare trasparenza, tracciabilità e qualità di prodotti alimentari di largo consumo come miele, succhi di frutta e confetture. Per il miele, diventa obbligatoria l’indicazione dettagliata dei Paesi di origine delle miscele, in ordine decrescente e con le percentuali relative. Solo in caso di miscele da almeno quattro Paesi che coprano il 60% del contenuto si potrà omettere la quota dei restanti. Cambia anche la denominazione del “miele filtrato”, che rientrerà nella categoria di “miele ad uso industriale”, per evitare ambiguità commerciali e tutelare la produzione italiana, che ammonta a circa 24 mila tonnellate l’anno. Per i succhi di frutta, vengono introdotte nuove categorie a ridotto contenuto di zuccheri (-30% rispetto ai prodotti standard), mentre per confetture e confetture extra aumenta la quantità minima di frutta: da 35% a 45% e da 45% a 50% rispettivamente. Oltre al decreto ‘Breakfast’ il Cdm ha dato il via libera anche a un disegno di legge sulle professioni pedagogiche ed educative. Su proposta della Ministra dell’Università Anna Maria Bernini, è stata inserita una norma per tutelare il lavoro e le competenze degli educatori che operano nei servizi per l’infanzia (0-3 anni). La disposizione riconosce l’esperienza di chi, pur con laurea L-19 ma senza indirizzo abilitante, ha lavorato almeno tre anni nei servizi educativi, e prevede per loro un percorso universitario integrativo semplificato per ottenere il titolo necessario all’iscrizione all’albo professionale. ---End text--- Author: STEFANO GHIONNI Heading: Vertice di maggioranza per chiudere entro il 15 ottobre il testo da 16 miliardi. Meloni parla di “indicatori incoraggianti”, Giorgetti richiama alla prudenza. Bankitalia invoca coperture solide, Conte rilancia misure straordinarie Highlight: Image: -tit_org- Bilancio, Palazzo Chigi accelera sulla manovra Bilancio, Palazzo Chigi accelera sulla manovra -sec_org-
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title§§ Sos: «La sanità in agonia» Persi 13 miliardi in 3 anni
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Estratto da pag. 4 di "ECO DI BERGAMO" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Alberto Stefani, candidato per il centrodestra in Veneto ANSA Sos: «La sanità in agonia» Persi 13 miliardi in 3 anni ROMA La «lenta agonia» del Servizio Sanitario Nazionale rischia di aprire sempre più la strada al privato. È quanto emerge dall'ottavo Rapporto Gimbe, presentato alla Camera dei deputati, che monitora sostenibilità ed efficienza del Ssn. Tra le criticità evidenziate: aumento della spesa privata e rinuncia alle cure, carenza di personale e ritardi nell'assistenza territoriale. Negli ultimi tre an¦ ni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure. Nonostante l'Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1.000 abitanti contro la media Ocse di 9,5) e nella medicina generale, con oltre 5.500 medici mancanti. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza registra inoltre gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo. «Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi di euro spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil, la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025. Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Ssn, che apre la strada a interessi privati». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sos: «La sanità in agonia» Persi 13 miliardi in 3 anni -sec_org-
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§---§
title§§ Gimbe: in Puglia fondo sanitario più alto, ma mancano 267 medici
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Estratto da pag. 6 di "EDICOLA DEL SUD BARI BAT" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Gimbe: in Puglia fondo sanitario più alto, ma mancano 267 medici La regione si trova al decimo posto tra le regioni per qualità della sanità, ma ancora in molti rinunciano alle cure MARIA CHIARA VALECCE 2 BARI La parte di fondo sanitario nazionale prevista per la Puglia nel 2023 è aumentata di ben 90 euro rispetto alla media nazionale eppure, nella regione i medici, gli infermieri sono al di sotto della media nazionale e sempre più cittadini rinunciano alle cure. A dimostrarlo è il rapporto stilato dalla Fondazione Gimbe riguardo la sostenibilità e l’efficienza del sistema sanitario nazionale e regionale. Puglia Per la Puglia il Fondo Sanitario nazionale pro capite messo a disposizione nel 2023 è stato di 2.103 euro, più alto di quello del 2022. Nel 2024 è aumentato ulteriormente arrivando a 2.189 euro pro capite e ha così superato la media nazionale. Questo non è bastato a rendere efficienti i sistemi sanitari locali perché nello stesso anno ben 424mila persone e quindi il 10,9 % della popolazione ha rinunciato a una o più prestazioni sanitarie. Così il valore è salito di +2,5 punti percentuali rispetto al 2023. Il personale sanitario Non solo, la situazione non è delle più rosee neanche per quanto riguarda la presenza dei medici e degli infermieri che nel 2023 rispettivamente erano 1,74 e 4,41 unità per mille abitanti . Entrambi i valori registrati dalla Fondazione sono al di sotto della media nazionale. Poi, invece per i medici di base il rapporto Gimbe registra che il massimale dei pazienti che potrebbero avere, pari a 1550, è più alto del 35 % rispetto al totale dei medici di famiglia. Al 1 gennaio 2024 in regione, secondo il sondaggio, mancano 267 dottori di medicina generale. Tra il 2019 e il 20123 sono diminuiti del 25,8%. Gli iscritti a medicina La mancanza di medici purtroppo si nota e si nota anche dalle iscrizioni al corso universitario di Medicina e Chirurgia, dove ve nel 2024 i partecipanti al concorso per accedervi sono stati inferiori dei posti disponibili: precisamente -33 candidati, pari al 17 % rispetto alle borse finanziate. Diversa la situazione per i pediatri per i quali non si registra una carenza, ma si prevede che entro il 2028 218 pediatri di libera scelta raggiungeranno l’età di pensionamento di 70 anni. Lea Riguardo i livelli essenziali di assistenza, cioè le prestazioni che il sistema eroga gratuitamente o tramite pagamento ticket la regione pugliese si attesta a 228 punti quando il punteggio massimo è 300. In conclusione, la Puglia secondo il report Gimbe si trova al decimo posto tra le regioni e le province autonome per la qualità del sistema sanitario, è undicesima per la prevenzione, quattordicesima per i presidi sanitari distrettuali e nona per l’efficienza dell’area ospedaliera. ---End text--- Author: MARIA CHIARA VALECCE Heading: Highlight: 424mila cittadini rinunciano alle cure negli ospedali Image:Gimbe Report sulla sanità pugliese, sempre più persone rinunciano alle cure, mancano medici e infermieri, diminuiti iscritti Medicina -tit_org- Gimbe: in Puglia fondo sanitario più alto, ma mancano 267 medici -sec_org-
tp:writer§§ MARIA CHIARA VALECCE
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title§§ Gimbe: in Puglia fondo sanitario più alto, ma mancano 267 medici
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Estratto da pag. 6 di "EDICOLA DEL SUD BASILICATA" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ IL REPORT Gimbe: in Puglia fondo sanitario più alto, ma mancano 267 medici La regione si trova al decimo posto tra le regioni per qualità della sanità, ma ancora in molti rinunciano alle cure 2 BARI La parte di fondo sanitario nazionale prevista per la Puglia nel 2023 è aumentata di ben 90 euro rispetto alla media nazionale eppure, nella regione i medici, gli infermieri sono al di sotto della media nazionale e sempre più cittadini rinunciano alle cure. A dimostrarlo è il rapporto stilato dalla Fondazione Gimbe riguardo la sostenibilità e l’efficienza del sistema sanitario nazionale e regionale. Puglia Per la Puglia il Fondo Sanitario nazionale pro capite messo a disposizione nel 2023 è stato di 2.103 euro, più alto di quello del 2022. Nel 2024 è aumentato ulteriormente arrivando a 2.189 euro pro capite e ha così superato la media nazionale. Questo non è bastato a rendere efficienti i sistemi sanitari locali perché nello stesso anno ben 424mila persone e quindi il 10,9 % della popolazione ha rinunciato a una o più prestazioni sanitarie. Così il valore è salito di +2,5 punti percentuali rispetto al 2023. Il personale sanitario Non solo, la situazione non è delle più rosee neanche per quanto riguarda la presenza dei medici e degli infermieri che nel 2023 rispettivamente erano 1,74 e 4,41 unità per mille abitanti . Entrambi i valori registrati dalla Fondazione sono al di sotto della media nazionale. Poi, invece per i medici di base il rapporto Gimbe registra che il massimale dei pazienti che potrebbero avere, pari a 1550, è più alto del 35 % rispetto al totale dei medici di famiglia. Al 1 gennaio 2024 in regione, secondo il sondaggio, mancano 267 dottori di medicina generale. Tra il 2019 e il 20123 sono diminuiti del 25,8%. Gli iscritti a medicina La mancanza di medici purtroppo si nota e si nota anche dalle iscrizioni al corso universitario di Medicina e Chirurgia, dove ve nel 2024 i partecipanti al concorso per accedervi sono stati inferiori dei posti disponibili: precisamente -33 candidati, pari al 17 % rispetto alle borse finanziate. Diversa la situazione per i pediatri per i quali non si registra una carenza, ma si prevede che entro il 2028 218 pediatri di libera scelta raggiungeranno l’età di pensionamento di 70 anni. Lea Riguardo i livelli essenziali di assistenza, cioè le prestazioni che il sistema eroga gratuitamente o tramite pagamento ticket la regione pugliese si attesta a 228 punti quando il punteggio massimo è 300. In conclusione, la Puglia secondo il report Gimbe si trova al decimo posto tra le regioni e le province autonome per la qualità del sistema sanitario, è undicesima per la prevenzione, quattordicesima per i presidi sanitari distrettuali e nona per l’efficienza dell’area ospedaliera. ---End text--- Author: MARIA CHIARA VALECCE Heading: Highlight: 424mila cittadini rinunciano alle cure negli ospedali Image:Gimbe Report sulla sanità pugliese, sempre più persone rinunciano alle cure, mancano medici e infermieri, diminuiti iscritti Medicina -tit_org- Gimbe: in Puglia fondo sanitario più alto, ma mancano 267 medici -sec_org-
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title§§ " Sanità: in tre anni 13 mld in meno, dalle famiglie 41 per le cure private "
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Estratto da pag. 16 di "FATTO QUOTIDIANO" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ “Sanità: in tre anni 13 mld in meno, dalle famiglie 41 per le cure private” SISTEMA PUBBLICO t REPORT GIMBE UNO SU DIECI RINUNCIA ALLE CURE S empre meno soldi dallo Stato e sempre più spesa per le cure private. Questo è il quadro emerso ieri, alla presentazione d e ll ’ottavo Rapporto Gimbe, sull’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn), alla Camera dei deputati. Il continuo impoverimento del Ssn sta conducendo alla privatizzazione del settore sanitario, sempre di più i cittadini rinunciano alle cure e si rivolgono al privato. In tre anni sono stati sottratti alla sanità pubblica 13,1 miliardi, portando un italiano su dieci a rinunciare alle cure mediche, mentre le famiglie hanno sborsato 41,3 miliardi per farsi curare dai privati. Elaborando i dati Istat, nel 2024 l’86,7% della spesa sanitaria privata è gravata direttamente sui cittadini, con solo il 13,3% coperto da strumenti collettivi o assicurativi. Le discrepanze si avvertono anche tra Regioni. In ampie zone del Meridione, l’assistenza medica è geograficamente distante. Se la salute sia un bene universale, in Italia, sorgono dei dubbi. Nella Provincia Autonoma di Bolzano coloro che rinunciano alle cure sono il 5,3% a fronte del 17,7% in Sardegna. Le rinuce sono estremamente elevate anche in Calabria, Sicilia e Campania. Anche la carenza del personale e il prolungarsi dei tempi di attesa per l’assistenza territoriale mettono a dura prova il Sistema. Malgrado la posizione privilegiata dell’Italia per numero di medici – siamo secondi in Europa –, sono gli infermieri i veri latitanti (6,5 ogni 1.000 abitanti contro la media Ocse di 9,5); inoltre 5.500 medici mancano nella medicina generale. “Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale (Fsn) è aumentato di 11,1 miliardi – spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil, la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025. Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Ssn, che apre la strada a interessi privati". La forbice si traduce in una stretta sulla spesa di 7 miliardi nel 2025 e di 10 miliardi nel 2026. Sorge spontanea la domanda, chi provvederà a colmare questo divario? Le opzioni percorribili sono da individuare in seno alle Regioni, che potrebbero tagliare le spese destinate ad altri servizi, oppure farne gravare il peso sui contribuenti. In queste circostanze, risultano risibili i 2,5 miliardi proposti dal ministro Schillaci. Sul tema, tuttavia, non sembra esserci tra i partiti un consenso sulle misure da intraprendere. “Negli ultimi tre anni il governo ha valorizzato il personale e rafforzato l'assistenza” dichiara la vicepresidente del Senato, la forzista Licia Ronzulli. Per Ilenia Malavasi (Pd), responsabile è proprio quel potere esecutivo immobile, “incapace di portare avanti riforme territoriali e la medicina di prossimità”. Secondo il Movimento 5 Stelle il Rapporto “smaschera le bugie del governo sulla sanità” e, con i sindacati, chiede un incremento di almeno 10 miliardi in più per la sanità pubblica. ---End text--- Author: Lars Villevieille Heading: SISTEMA PUBBLICO t REPORT GIMBE UNO SU DIECI RINUNCIA ALLE CURE Highlight: Image:ogni a liard -tit_org- “ Sanità: in tre anni 13 mld in meno, dalle famiglie 41 per le cure private ” -sec_org-
tp:writer§§ Lars Villevieille
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§---§
title§§ Flop del Servizio sanitario Spese per 41 miliardi a carico delle famiglie
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Estratto da pag. 7 di "GAZZETTA DEL SUD" del 09 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-09T08:05:00+00:00
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tp:ocr§§ Flop del Servizio sanitario Spese per 41 miliardi a carico delle famiglie Il Rapporto Gimbe evidenzia che, negli ultimi tre anni, alla sanità pubblica sono mancati 13,1 mld di euro ROMA La «lenta agonia» del Servizio sanitario nazionale rischia di aprire sempre più la strada al privato. È quanto emerge dall’ottavo Rapporto Gimbe, presentato alla Camera dei deputati, che monitora sostenibilità ed efficienza del Ssn. Tra le criticità evidenziate: aumento della spesa privata e rinuncia alle cure, carenza di personale e ritardi nell’assistenza territoriale. Negli ultimi tre anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure. Nonostante l’Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1.000 abitanti contro la media Ocse di 9,5) e nella medicina generale, con oltre 5.500 medici mancanti. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza registra inoltre gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo. «Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi di euro - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil, la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025. Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Ssn, che apre la strada a interessi privati». Un’analisi che ha riacceso il dibattito sulla sostenibilità e l’efficacia del Ssn, dividendo le forze politiche. Licia Ronzulli, senatrice di Forza Italia e vicepresidente del Senato, contesta il quadro troppo pessimista. Per Ilenia Malavasi, deputata del Pd della commissione affari sociali, il vero problema risiede invece nell’esecutivo che resta «immobile». ---End text--- Author: Michela Di Carlo Heading: Highlight: Image:Costi altissimi Molti non si curano -tit_org- Flop del Servizio sanitario Spese per 41 miliardi a carico delle famiglie -sec_org-
tp:writer§§ Michela Di Carlo
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§---§
title§§ Sanità pubblica, diritto sospeso Promesse di cure e conti in rosso
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Estratto da pag. 20 di "GAZZETTA DEL SUD REGGIO CALABRIA" del 09 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-09T08:25:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità pubblica, diritto sospeso Promesse di cure e conti in rosso Spesa pro capite in Calabria in linea con la media italiana, ma il report Gimbe conferma: i Lea sono sotto soglia Fuori dal commissariamento, ma non dalla crisi. Cure negate, personale carente e servizi territoriali incompiuti COSENZA Roberto Occhiuto andrà a Roma a riscuotere l’“assegno” della Meloni: l’uscita dal commissariamento della Sanità. Una promessa solenne, pronunciata sul palco di Lamezia a pochi giorni dal voto regionale che ha rafforzato l’asse di governo del centrodestra. Stop alla tenaglia del Commissariamento (pur se i conti resterebbero, comunque, ancorati ai vincoli del piano di rientro) che costituisce il punto cieco da cui ripartire per rilanciare quello che, per adesso, nonostante gli sforzi degli ultimi anni dello stesso Occhiuto, hanno fatto della Calabria una narrazione di solitudine, sofferenza, lotta, dolore per la malattia e fuga per inseguire cure e speranza di guarigione. Un mondo che, per troppo tempo, ha accumulato pazienti in coda per tutto e che, adesso, sembra poter cambiare. Certo, qui, come nel resto del Paese, il Servizio Sanitario Nazionale affronta una crisi silenziosa ma profonda. A testimoniarlo, è l’ottavo rapporto Gimbe, che nella sua impietosa fotografia nazionale trova nel contesto calabrese una delle declinazioni più emblematiche del lento logoramento del sistema-salute pubblico. Nel 2024 il fondo sanitario regionale si attesta a 2.182 euro pro-capite, in linea con la media nazionale (2.181 euro). Un apparente segnale di equità, che però non riesce a compensare il peso strutturale delle disuguaglianze. A confermarlo è un dato che vale più delle medie contabili: il 10% dei cittadini, ben oltre 180 mila persone, ha rinunciato a una o più prestazioni sanitarie nel solo 2024. Un valore in crescita di 2,7 punti rispetto all’anno precedente. E il mancato accesso alle visite mediche o ad accertamenti diagnostici ritenuti necessari è il riflesso negativo di problemi economici o di caratteristiche dell’offerta, dalle lunghe liste di attesa alle difficoltà di raggiungere i luoghi di erogazione della prestazione. Con un sistema di cure zavorrato dai problemi, l’aspettativa di vita in Calabria si ferma, inevitabilmente, a 82,3 anni, oltre un anno sotto la media nazionale. E se il diritto alla salute è anche questione di accessibilità, il personale sanitario fotografa una carenza cronica che rappresenta un gap che sta minando il sistema dalle fondamenta. Il dato è evidente: solo 10,2 “camici bianchi” ogni 1.000 abitanti (contro 11,9 a livello nazionale), con soli 4 infermieri per mille abitanti e un rapporto medico-infermiere di 2,18 (peggiore del dato medio nazionale). Il paradosso è che i medici non mancano ma sono sempre meno quelli che scelgono di restare nel pubblico. Il sistema territoriale è il nervo scoperto della Sanità. Delle 63 Case della Comunità previste con fondi Pnrr, al 30 giugno 2025, solo 2 avevano attivato tutti i servizi obbligatori, ma nessuna disponeva di personale sanitario completo. Nessuno dei 20 Ospedali di Comunità previsti risulta attivo. Le Centrali Operative Territoriali, al contrario, risultano tutte operative, segno che i modelli meno esigenti in termini di infrastrutture e personale sono più semplice da realizzare. Nei Lea c’è la volontà di risalire che, tuttavia, deve fare i conti con una realtà complessa. Nel 2023 la Calabria ha ottenuto un punteggio di 177 su 300 ed è diciannovesima tra le regioni italiane, inadempiente soprattutto nell’assistenza distrettuale (20.ma), nonostante, un netto miglioramento rispetto al 2022 (+41 punti) che riverbera nella prevenzione e nell’area ospedaliera. Male anche il saldo negativo della mobilità sanitaria: 304,8 milioni di euro nel 2022, con un peggioramento di oltre 52,4 milioni rispetto all’anno precedente. I calabresi continuano a curarsi altrove, spesso si rivolgono ai privati che in Calabria (13ma in Italia) che erogano il 35,9% del valore totale della mobilità sanitaria attiva regionale (media Italia 54,4%). Il territorio s
offre anche nella medicina di base perché nel 2024 si stimano 66 medici di medicina generale in meno rispetto al fabbisogno, e la riduzione di Mmg negli ultimi 5 anni è stata del 20,9% (media nazionale -12,7%). Anche i pediatri mancano all’appello: attualmente sono 10 quelli che mancano all’appello rispetto al fabbisogno regionale ma entro il 2028 ne saranno destinati al pensionamento ben 102. La sanità in Calabria non è solo un’emergenza gestionale. È una questione di giustizia sociale, di coesione territoriale, di diritti compressi. Come ammonisce Gimbe, «senza un piano di rifinanziamento strutturale, le Regioni saranno costrette a tagliare i servizi o ad aumentare le tasse». E cioè: pagare di più per ottenere di meno. ---End text--- Author: Giovanni Pastore Heading: Highlight: Il sistema salute regionale si contrae mentre aumenta la dipendenza dal privato e si aggrava l’esodo sanitario L’equità resta un’illusione Image:La sanità pubblica è in coda Le liste d’attesa spingono i cittadini verso i privati -tit_org- Sanità pubblica, diritto sospeso Promesse di cure e conti in rosso -sec_org-
tp:writer§§ Giovanni Pastore
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§---§
title§§ La sanità in lenta agonia « 41 miliardi vanno dalle famiglie ai privati»
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Estratto da pag. 4 di "GAZZETTA DI MANTOVA" del 09 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-09T04:06:00+00:00
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tp:ocr§§ Allarme del Gimbe La sanità in lenta agonia « 41 miliardi vanno dalle famiglie ai privati» Secondi in Europa per numero di medici, ma un italiano su dieci nell’ultimo anno ha dovuto rinunciare ad accedere alle cure • ROMA La «lenta agonia» del Servizio Sanitario Nazionale rischia di aprire sempre più la strada al privato. È quanto emerge dall'ottavo Rapporto Gimbe, presentato alla Camera dei deputati, che monitora sostenibilità ed efficienza del Ssn. Tra le criticità evidenziate: aumento della spesa privata e rinuncia alle cure, carenza di personale e ritardi nell'assistenza territoriale. Negli ultimi tre anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure. Nonostante l'Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1.000 abitanti contro la media Ocse di 9,5) e nella medicina generale, con oltre 5.500 medici mancanti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza registra inoltre gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo. «Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi di euro - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil, la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- La sanità in lenta agonia « 41 miliardi vanno dalle famiglie ai privati» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Gimbe: «Sanità in crisi ritardi e costi alle stelle Uno su dieci rinuncia»
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Estratto da pag. 7 di "GAZZETTA DI MODENA" del 09 Oct 2025
AlServizio nazionale tagliati 13 miliardi in 3 anni
pubDate§§ 2025-10-09T01:01:00+00:00
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tp:ocr§§ Gimbe: «Sanità in crisi ritardi e costi alle stelle Uno su dieci rinuncia» Al Servizio nazionale tagliati 13 miliardi in 3 anni Roma La sanità pubblica italiana continua a perdere terreno. A fotografare una situazione sempre più critica è il nuovo report della Fondazione Gimbe, che analizza i dati della spesa sanitaria nazionale e mette in luce un fenomeno ormai strutturale: l’aumento della spesa privata a carico delle famiglie e la crescente rinuncia alle cure da parte di milioni di cittadini. Nel 2024, secondo le elaborazioni della fondazione su base Istat, la spesa sanitaria complessiva ha raggiunto i 185,12 miliardi di euro. Di questi, 137,46 miliardi (pari al 74,3%) sono stati coperti da risorse pubbliche, mentre 47,66 miliardi – quasi un quarto del totale – provengono da tasche private. All’interno di questa spesa privata, 41,3 miliardi di euro (22,3%) sono stati pagati direttamente dai cittadini ('out of pocket'), e solo 6,36 miliardi (3,4%) hanno beneficiato di forme di intermediazione tramite fondi sanitari, casse mutualistiche o assicurazioni. In termini relativi, ciò significa che l’86,7% della spesa sanitaria privata grava ancora direttamente sui cittadini, con appena il 13,3% coperto da strumenti collettivi o assicurativi. Un trend che, per il presidente della fondazione Nino Cartabellotta, testimonia il progressivo indebolimento del sistema pubblico: «La spesa delle famiglie continua a crescere e viene ormai 'arginata' da fenomeni che minano l’equità di accesso alle cure e peggiorano le condizioni di salute, come la rinuncia alle prestazioni sanitarie o la temporanea indisponibilità economica. In sostanza, milioni di persone sono costrette a pagare la sanità di tasca propria o, se indigenti, a rinunciarvi del tutto». Secondo le stime della fondazione, nel corso del 2024 circa 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno rinunciato a una o più prestazioni sanitarie. Le motivazioni più frequenti riguardano i costi troppo alti, le liste d’attesa eccessive e la distanza dai servizi, specie nelle aree interne o nel Mezzogiorno. Le differenze territoriali restano fortissime: si passa dal 5,3% di rinunce nella Provincia autonoma di Bolzano al 17,7% in Sardegna, con punte elevate anche in Calabria, Sicilia e Campania. Il modello universalistico del Servizio sanitario nazionale, fondato sul principio di garantire cure gratuite e accessibili a tutti, appare sempre più sotto pressione. Secondo Gimbe, la riduzione del finanziamento pubblico e il ricorso crescente al privato hanno di fatto spostato l’onere delle cure sui cittadini, con un rischio evidente: «trasformare il diritto alla salute in un privilegio economico». Il definanziamento del Servizio sanitario nazionale è al centro delle preoccupazioni della fondazione. Il Governo prevede nel Documento di economia e finanza (Def) che il rapporto tra spesa sanitaria pubblica e Pil scenderà dal 6,4% del 2023 al 6,2% nel 2027, con un taglio reale stimato in oltre 3 miliardi di euro rispetto ai fabbisogni attuali."Ma dietro l'aumento dei miliardi si cela un imponente e costante definanziamento, perché cambiando unità di misura le rassicuranti cifre assolute diventano solo illusioni contabili", spiega Cartabellotta, "in altre parole, se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fsn è aumentato di 11,1 miliardi, è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi". Una riduzione che, secondo Gimbe, “non consentirà di garantire i Livelli essenziali di assistenza (LEA)” su tutto il territorio nazionale, soprattutto nelle regioni già in difficoltà strutturale. «L’aumento della spesa sanitaria privata – ribadisce Cartabellotta – rompe il patto tra cittadini e istituzioni. Il Servizio sanitario nazionale, rischia di diventare un sistema per chi può pagare. È una deriva che dobbiamo arrestare subito». La Fondazione Gimbe rivolge un appello al Governo e al Parlamento affinché il rifinanziamento del Servizio sanitario nazionale diventi una priorità politica. «Le risorse previste oggi – conclude Cartabel
lotta – non bastano nemmeno a coprire l’aumento dei costi per personale, energia e farmaci. Senza un piano di rifinanziamento pluriennale e riforme strutturali sulla governance, la sanità rischia un progressivo smantellamento». ? ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Senza un piano di rifinanziamento pluriennale e riforme strutturali sulla governance, la sanità pubblica italiana rischia un progressivo smantellamento Image:Nino Cartabellotta presidente Fondazione Gimbe -tit_org- Gimbe: «Sanità in crisi ritardi e costi alle stelle Uno su dieci rinuncia» -sec_org-
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title§§ L'allarme: «II servizio sanitario è in agonia»
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Estratto da pag. 5 di "GAZZETTA DI PARMA" del 09 Oct 2025
Cimbe: la sanità pubblica ha perso 13 miliardi di euro. Dalle famiglie 41 miliardi ai privati
pubDate§§ 2025-10-09T03:32:00+00:00
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tp:ocr§§ Il rapporto VAI ilaliano su dicci cos Ire L Lo a rinunciare alle cure. Scarsa la disponibili l à di ³ïÃñïï³( Callarme: «II servizio sanitario è m agonia Cimbe : la sanila pubblica ha perso 13 miliardi di eiiro. Dalle famiglie 41 miliardi ai priva )| Roma La «lenta agonia» del Servizio Sanitario Nazionale rischia di aprire sempre più la strada al privato. È quanto emerge dall'ottavo Rapporto Gimbe, presentato alla Camera dei deputati, che monitora sostenibilità ed efficienza del Ssn. Tra le criticità evidenziate: aumento della spesa privata e rinuncia alle cure , carenza di personale e riardi nell'assistenza territoriale. Negli ultimi tré anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure. Nonostante l'Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1.000 abitanti contro la media Ocse di 9,5) e nella medicina generale, con oltre 5.500 medici mancanti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza registra inoltre gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo. «Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario na-donale è aumentalo di 11,1 miliardi di euro-spiega Nino Cartabcllotta, presidente della Fondazione Gimbe - è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pii, la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pii al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6 , 1 % nel 2024-2025. Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Ssn, che apre la strada a interessi privati». Un'analisi che ha riacceso il dibattito sulla sostenibilità e l'efficacia del Ssn, dividendo le forze politiche sulla direzione da imprimere al futuro della sa- - ' 1 nità pubblica. Licia Ronzulli, senatricc di For/a Italia e vicepresidente del Senato, contesta il quadro troppo pessimista, sottolineando gli sforzi del governo : «11 nostro sistema soffre, è vero, ma non è in ginocchio. Negli ultimi tré anni il governo ha valorizzato ilpcrsonale e rafforzato l'assistenza». Perllenia Malavasi, deputata del Pd della commissione affari sociali, il vero problema risiede invece nell'esecutivo che resta «immobile, incapace di affrontare la carenza di infermieri e medici di base, e di portare avanti riforme territoriali e la mcdicinadiprossimità». Il monito «Siamo tesli- tel lamento del Ssn , che aprelastradaa interassi privati» dice ¡presidente del Gimbe. Sanità L'interno di un ospedale pubblico, (Ansa) é - - . . -tit_org- L'allarme: «II servizio sanitario è in agonia» -sec_org-
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Estratto da pag. 6 di "GAZZETTA DI REGGIO" del 09 Oct 2025
AlServizio nazionale tagliati 13 miliardi in 3 anni
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tp:ocr§§ Gimbe: «Sanità in crisi ritardi e costi alle stelle Uno su dieci rinuncia» Al Servizio nazionale tagliati 13 miliardi in 3 anni Roma La sanità pubblica italiana continua a perdere terreno. A fotografare una situazione sempre più critica è il nuovo report della Fondazione Gimbe, che analizza i dati della spesa sanitaria nazionale e mette in luce un fenomeno ormai strutturale: l’aumento della spesa privata a carico delle famiglie e la crescente rinuncia alle cure da parte di milioni di cittadini. Nel 2024, secondo le elaborazioni della fondazione su base Istat, la spesa sanitaria complessiva ha raggiunto i 185,12 miliardi di euro. Di questi, 137,46 miliardi (pari al 74,3%) sono stati coperti da risorse pubbliche, mentre 47,66 miliardi – quasi un quarto del totale – provengono da tasche private. All’interno di questa spesa privata, 41,3 miliardi di euro (22,3%) sono stati pagati direttamente dai cittadini ('out of pocket'), e solo 6,36 miliardi (3,4%) hanno beneficiato di forme di intermediazione tramite fondi sanitari, casse mutualistiche o assicurazioni. In termini relativi, ciò significa che l’86,7% della spesa sanitaria privata grava ancora direttamente sui cittadini, con appena il 13,3% coperto da strumenti collettivi o assicurativi. Un trend che, per il presidente della fondazione Nino Cartabellotta, testimonia il progressivo indebolimento del sistema pubblico: «La spesa delle famiglie continua a crescere e viene ormai 'arginata' da fenomeni che minano l’equità di accesso alle cure e peggiorano le condizioni di salute, come la rinuncia alle prestazioni sanitarie o la temporanea indisponibilità economica. In sostanza, milioni di persone sono costrette a pagare la sanità di tasca propria o, se indigenti, a rinunciarvi del tutto». Secondo le stime della fondazione, nel corso del 2024 circa 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno rinunciato a una o più prestazioni sanitarie. Le motivazioni più frequenti riguardano i costi troppo alti, le liste d’attesa eccessive e la distanza dai servizi, specie nelle aree interne o nel Mezzogiorno. Le differenze territoriali restano fortissime: si passa dal 5,3% di rinunce nella Provincia autonoma di Bolzano al 17,7% in Sardegna, con punte elevate anche in Calabria, Sicilia e Campania. Il modello universalistico del Servizio sanitario nazionale, fondato sul principio di garantire cure gratuite e accessibili a tutti, appare sempre più sotto pressione. Secondo Gimbe, la riduzione del finanziamento pubblico e il ricorso crescente al privato hanno di fatto spostato l’onere delle cure sui cittadini, con un rischio evidente: «trasformare il diritto alla salute in un privilegio economico». Il definanziamento del Servizio sanitario nazionale è al centro delle preoccupazioni della fondazione. Il Governo prevede nel Documento di economia e finanza (Def) che il rapporto tra spesa sanitaria pubblica e Pil scenderà dal 6,4% del 2023 al 6,2% nel 2027, con un taglio reale stimato in oltre 3 miliardi di euro rispetto ai fabbisogni attuali."Ma dietro l'aumento dei miliardi si cela un imponente e costante definanziamento, perché cambiando unità di misura le rassicuranti cifre assolute diventano solo illusioni contabili", spiega Cartabellotta, "in altre parole, se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fsn è aumentato di 11,1 miliardi, è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi". Una riduzione che, secondo Gimbe, “non consentirà di garantire i Livelli essenziali di assistenza (LEA)” su tutto il territorio nazionale, soprattutto nelle regioni già in difficoltà strutturale. «L’aumento della spesa sanitaria privata – ribadisce Cartabellotta – rompe il patto tra cittadini e istituzioni. Il Servizio sanitario nazionale, rischia di diventare un sistema per chi può pagare. È una deriva che dobbiamo arrestare subito». La Fondazione Gimbe rivolge un appello al Governo e al Parlamento affinché il rifinanziamento del Servizio sanitario nazionale diventi una priorità politica. «Le risorse previste oggi – conclude Cartabel
lotta – non bastano nemmeno a coprire l’aumento dei costi per personale, energia e farmaci. Senza un piano di rifinanziamento pluriennale e riforme strutturali sulla governance, la sanità rischia un progressivo smantellamento». ? ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Senza un piano di rifinanziamento pluriennale e riforme strutturali sulla governance, la sanità pubblica italiana rischia un progressivo smantellamento Image:Nino Cartabellotta presidente Fondazione Gimbe -tit_org- Gimbe: «Sanità in crisi ritardi e costi alle stelle Uno su dieci rinuncia» -sec_org-
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title§§ Sanità, mancano 13 miliardi Un italiano su 10 non si cura Pochi infermieri nelle corsie
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Estratto da pag. 8 di "GAZZETTINO" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Sanità, mancano 13 miliardi Un italiano su 10 non si cura Pochi infermieri nelle corsie IL DOSSIER ROMA Mancano all'appello poco più di 13 miliardi. Secondo l'ultimo Rapporto Gimbe ecco a quanto ammontano le risorse che sono state tolte alla Sanità. Un vuoto che acuisce la crisi del Servizio sanitario nazionale e che contribuisce a spianare la strada al privato. Oggi, per curarsi le famiglie pagano di tasca propria 41,3 miliardi di euro. Ma 1 italiano su 10, oltre 5,8 milioni pari al 9,9% della popolazione, non ce la fa a sobbarcarsi anche questa spesa ed è costretto a rinunciare ad almeno una prestazione sanitaria. «Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Ssn», ha lanciato l'allarme Nino Cartabellotta, presidente Gimbe. Il quale ha ricordato che la quota di Pil destinata al Fondo sanitario nazionale, così prevede la legge di Bilancio 2025, scenderà dal 6,1% del 2025-2026 al 5,9% nel 2027 e al 5,8% nel 2028, una riduzione in termini assoluti di 13,1 miliardi di euro. In compenso, il Documento programmatico di finanza pubblica stima un rapporto tra spesa sanitaria e Pil stabile al 6,4% per gli anni 2025, 2027 e 2028, con un leggero aumento al 6,5% nel 2026. «Senza un deciso rifinanziamento a partire dalla legge di Bilancio 2026 - avverte la Fondazione – il divario tra stima di spesa e risorse allocate costringerà le Regioni a una scelta dolorosa per i propri residenti: ridurre i servizi o aumentare la pressione fiscale». Nel 2024 la spesa sanitaria ha raggiunto i 185 miliardi, di cui 137,46 miliardi di spesa pubblica. La spesa privata ha superato i 47 miliardi. L’86,7% della spesa privata grava direttamente sui cittadini, mentre solo il 13,3% è intermediata. In questo contesto la quota di popolazione che rinuncia ad andare dal dottore varia molte da una regione all'altra. Il picco massimo, 17,7%, si registra in Sardegna. Nel Lazio l'asticella scende al 12%, in Lombardia al 10,3% e in Campania all'8,6%. Dai dati del ministero della Salute emerge che nel 2023 oltre la metà delle 29.386 strutture sanitarie presenti sul territorio, il 58%, erano private accreditate. Nel 2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato ha raggiunto quota 28,7 miliardi. Ma a correre davvero, segnala la Fondazione, è il privato puro: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie presso le strutture completamente a pagamento è aumentata del 137%, passando da 3,05 miliardi a 7,23 miliardi. NUMERI Il rapporto Gimbe accende poi un faro sugli squilibri del personale sanitario. Nella Sanità italiana i medici non mancano, mentre gli infermieri sono una categoria in via di estinzione. Nel 2023 i medici dipendenti erano 109.024, pari a 1,85 per 1.000 abitanti, e quelli convenzionati 57.880. Secondo i dati Ocse, che includono tutti i medici in attività, specializzandi compresi, il numero sale a 315.720 medici, ovvero 5,4 ogni 1.000 abitanti. Solo l’Austria ci supera. Al contrario, gli infermieri sono 6,5 ogni 1.000 abitanti, contro una media Ocse di 9,5. Secondo i dati nazionali, nel 2023 gli infermieri dipendenti erano in tutto 277 mila. La Fondazione Gimbe ha analizzato quanto manca al raggiungimento dei 14 obiettivi previsti dalla Missione Salute del Pnrr. Dal monitoraggio è emerso che 4 target sono in anticipo o già completati (ristrutturazioni degli ospedali, assistenza domiciliare per gli over 65, grandi apparecchiature, contratti di formazione specialistica). Altri 5 non sono valutabili per mancanza di dati. Sono 2 invece i target che presentano ritardi e riguardano gli interventi di antisismica e l'adozione da parte di tutte le Regioni del Fascicolo sanitario elettronico. Ma sulla vicenda dei medici prende posizione Alberto Oliveti, presidente della fondazione Enpam (medici e odontoiatri). Conti sotto controllo per le pensioni dei medici, ma Oliveti ha messo in guardia sull’importanza di difendere il flusso contributivo. «La nostra Cassa è solida, con un patrimonio importante e una sostenibilità garantita. Ma il futuro ci chiama all'attenzione - ha detto, intervenendo all’83° congresso Fimm
g in corso a Villasimius (Cagliari) - Per i prossimi 15 anni è atteso un saldo previdenziale negativo dovuto all'aumento dei pensionati e alla penuria di nuovi contribuenti». Per Oliveti, «l’effetto sui bilanci sarà mitigato dai guadagni degli investimenti e per alcuni anni consumeremo un po’ di patrimonio, che del resto abbiamo accumulato apposta». Il presidente dell’ente va oltre. «Non aumenteremo i contributi, non ridurremo le prestazioni e non ritoccheremo l’età pensionabile. Dobbiamo però essere molto attenti al flusso dei contributi e quindi alle remunerazioni che li generano. In questo senso penso che 60 euro di quota capitaria annua per il medico di famiglia siano un’indecenza. Un compenso insopportabile che ignora i costi fissi, che aumentano, e il ruolo cruciale del medico». Rosario Dimito Francesco Bisozzi © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: fosario Dimito :-: Francesco Bisozzi Heading: Highlight: LA FONDAZIONE GIMBE: NEL 2024 LA SPESA TOTALE PER IL SETTORE TOCCA I 185 MILIARDI A QUOTA 47 QUELLA GESTITA DAI PRIVATI Image:OSPEDALI Poco personale -tit_org- Sanità, mancano 13 miliardi Un italiano su 10 non si cura Pochi infermieri nelle corsie -sec_org-
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title§§ Piemonte tra le regioni più virtuose d'italia per la sanità = Piemonte tra le Regioni più virtuose in sanità
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Estratto da pag. 5 di "GIORNALE DEL PIEMONTE" del 09 Oct 2025
Riboldi sottolinea i risultati positivi del sistema sanitario e rilancia l'impegno sulle liste d'attesa
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tp:ocr§§ TORINO PIEMONTE TRA LE REGIONI PIÙ VIRTUOSE D’ITALIA PER LA SANITÀ Piemonte tra le Regioni più virtuose in sanità Riboldi sottolinea i risultati positivi del sistema sanitario e rilancia l’impegno sulle liste d’attesa RAPPORTO GIMBE Puccio a pagina 5 ¦ Il Piemonte si conferma anche nel 2025 tra le Regioni italiane più virtuose in ambito sanitario, secondo l’ottava edizione del Rapporto Gimbe sullo stato del Servizio Sanitario Nazionale, presentato a Roma. A sottolinearlo è lo stesso Assessorato regionale alla Sanità, che evidenzia come la Regione mantenga la piena adempienza ai Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), distinguendosi per efficienza in tutte le aree principali: prevenzione, assistenza territoriale e ospedaliera. Un risultato che, secondo l’Amministrazione regionale, premia l’impegno costante di operatrici e operatori sanitari, delle strutture e dell’intero sistema regionale. Il report rileva anche segnali positivi sul contenimento della spesa sanitaria privata, sul miglioramento del saldo della mobilità sanitaria e sull’avanzamento della digitalizzazione, in particolare con il Fascicolo Sanitario Elettronico e i servizi di telemedicina. Non mancano però alcuni criticità. In particolare, viene richiamata l’attenzione sull’urgenza di affrontare il nodo delle liste d’attesa, prima causa di rinuncia alle cure, e sulla crescente difficoltà nel reperire nuove persone laureate in medicina e infermieristica, soprattutto nelle aree interne. Guardando al futuro, l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi ha annunciato che il nuovo Piano Socio Sanitario Regionale 2025-2030, in fase avanzata di redazione, porrà al centro il contrasto all’ospedalizzazione evitabile e alle disuguaglianze territoriali. L’obiettivo è quello di rafforzare ciò che funziona, correggere ciò che rallenta e garantire il diritto alla salute in modo equo su tutto il territorio piemontese. Intanto, prendono il via le consultazioni sul nuovo Piano Socio-sanitario. La Commissione Sanità del Consiglio Regionale del Piemonte, guidata dal presidente Luigi Icardi, ha infatti recentemente approvato il calendario delle consultazioni territoriali relative alla bozza del Piano Socio-Sanitario 2025– 2030. Gli incontri, organizzati per quadranti provinciali, hanno l’obiettivo di raccogliere osservazioni, proposte ed eventuali richieste di modifica al testo da parte di istituzioni, ordini professionali, associazioni e altri soggetti interessati. Il percorso di ascolto prenderà ufficialmente il via il prossimo 20 ottobre, con un primo incontro a Torino, presso la sede della Città Metropolitana, rivolto agli operatori e ai rappresentanti del capoluogo e della sua provincia. Una seconda riunione, sempre nella stessa sede, è prevista per il 27 ottobre con altri interlocutori territoriali. Il 29 ottobre, invece, la Commissione si sposterà ad Alessandria, dove incontrerà i referenti delle province di Alessandria e Asti. Prima dell’incontro è previsto un sopralluogo all’Ospedale infantile della città. Il 24 novembre sarà la volta del quadrante nordorientale, che comprende le province di Novara, Vercelli, Biella e Verbano-Cusio-Ossola: l’appuntamento si terrà presso l’Università di Novara. L’ultima tappa territoriale è fissata per il 1° dicembre a Fossano, in provincia di Cuneo, all’interno del castello degli Acaja. Infine, il ciclo di incontri di confronto si concluderà con due riunioni a Torino, previste per il 15 e 19 dicembre, sempre presso la sede della Città Metropolitana, e dedicate alle realtà regionali come ordini professionali, sindacati, cooperative, organizzazioni di categoria e associazioni. Per garantire un coinvolgimento più ampio possibile, la Commissione regionale ha previsto anche consultazioni online, destinate alle realtà locali attive nell’ambito socio-sanitario. Questo canale resterà aperto fino al prossimo 19 dicembre. Parallelamente, anche il Comune di Torino prosegue il proprio percorso di confronto, interno ed esterno, in merito alle proposte contenute nel Piano 20252030. Ieri pomeriggio, nella sed
uta della Commissione Comunale Sanità, presieduta da Vincenzo Camarda, sono state audite a Palazzo Civico le associazioni di categoria. ---End text--- Author: Eliana Puccio Heading: RAPPORTO GIMBE Highlight: Image:Il Piemonte mantiene la piena adempienza ai Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) -tit_org- Piemonte tra le regioni più virtuose d'italia per la sanità Piemonte tra le Regioni più virtuose in sanità -sec_org-
tp:writer§§ Eliana Puccio
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title§§ «La sanità in agonia, ai privati 41 miliardi»
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Estratto da pag. 4 di "GIORNALE DI BRESCIA" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ «La sanità in agonia, ai privati 41 miliardi» LA DENUNCIA ROMA La «lenta agonia» – del Servizio Sanitario Nazionale rischia di aprire sempre più la strada al privato. È quanto emerge dall'ottavo Rapporto Gimbe che monitora sostenibilità ed efficienza del Ssn. Tra le criticità evidenziate: aumento della spesa privata e rinuncia alle cure, carenza di personale e ritardi nell'assistenza territoriale. Negli ultimi tre anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure. Nonostante l'Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1.000 abitanti contro la media Ocse di 9,5) e nella medicina generale, con oltre 5.500 medici mancanti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza registra inoltre gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo. «Nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - ma con il taglio alla percentuale di Pil, la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Allarme. Un ospedale // ANSA -tit_org- «La sanità in agonia, ai privati 41 miliardi» -sec_org-
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title§§ Flop del Servizio sanitario Spese per 41 miliardi a carico delle famiglie
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Estratto da pag. 6 di "GIORNALE DI SICILIA" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Flop del Servizio sanitario Spese per 41 miliardi a carico delle famiglie Il Rapporto Gimbe evidenzia che, negli ultimi tre anni, alla sanità pubblica sono mancati 13,1 mld di euro ROMA La «lenta agonia» del Servizio sanitario nazionale rischia di aprire sempre più la strada al privato. È quanto emerge dall’ottavo Rapporto Gimbe, presentato alla Camera dei deputati, che monitora sostenibilità ed efficienza del Ssn. Tra le criticità evidenziate: aumento della spesa privata e rinuncia alle cure, carenza di personale e ritardi nell’assistenza territoriale. Negli ultimi tre anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure. Nonostante l’Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1.000 abitanti contro la media Ocse di 9,5) e nella medicina generale, con oltre 5.500 medici mancanti. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza registra inoltre gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo. «Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi di euro - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil, la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025. Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Ssn, che apre la strada a interessi privati». Un’analisi che ha riacceso il dibattito sulla sostenibilità e l’efficacia del Ssn, dividendo le forze politiche. Licia Ronzulli, senatrice di Forza Italia e vicepresidente del Senato, contesta il quadro troppo pessimista. Per Ilenia Malavasi, deputata del Pd della commissione affari sociali, il vero problema risiede invece nell’esecutivo che resta «immobile». ---End text--- Author: Michela Di Carlo Heading: Highlight: Image:Costi altissimi Molti non si curano -tit_org- Flop del Servizio sanitario Spese per 41 miliardi a carico delle famiglie -sec_org-
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title§§ La sanità in lenta agonia « 41 miliardi vanno dalle famiglie ai privati»
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Estratto da pag. 5 di "GIORNALE DI VICENZA" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Allarme del Gimbe La sanità in lenta agonia « 41 miliardi vanno dalle famiglie ai privati» Secondi in Europa per numero di medici, ma un italiano su dieci nell’ultimo anno ha dovuto rinunciare ad accedere alle cure • ROMA La «lenta agonia» del Servizio Sanitario Nazionale rischia di aprire sempre più la strada al privato. È quanto emerge dall'ottavo Rapporto Gimbe, presentato alla Camera dei deputati, che monitora sostenibilità ed efficienza del Ssn. Tra le criticità evidenziate: aumento della spesa privata e rinuncia alle cure, carenza di personale e ritardi nell'assistenza territoriale. Negli ultimi tre anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure. Nonostante l'Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1.000 abitanti contro la media Ocse di 9,5) e nella medicina generale, con oltre 5.500 medici mancanti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza registra inoltre gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo. «Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi di euro - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil, la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Allarme Un ospedale ANSA -tit_org- La sanità in lenta agonia « 41 miliardi vanno dalle famiglie ai privati» -sec_org-
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title§§ Ursula, guerra russa contro l'Ue
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Estratto da pag. 3 di "ITALIA OGGI" del 09 Oct 2025
Manovra, vertice. Sanità, meno soldipubblicie cure in calo
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tp:ocr§§ Von der Leyen: «Rispondere». Nuova Flotilla, abbordaggio. Nobel chimica per tre Ursula, guerra russa contro l’Ue Manovra, vertice. Sanità, meno soldi pubblici e cure in calo a presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha lanciato nell’aula dell’europarlamento l’allarme sulla guerra ibrida scatenata dalla Russia e ha annunciato che l’Ue «deve rispondere». «Nelle ultime due settimane caccia Mig hanno violato lo spazio aereo dell'Estonia e i droni hanno sorvolato siti critici in Belgio, Polonia, Romania, Danimarca e Germania. I voli sono stati bloccati, i jet sono stati fatti decollare e sono state dispiegate contromisure per garantire la sicurezza dei nostri cittadini, ha ricordato il capo dell’esecutivo Ue, che ha aggiunto: «Saremo al fianco di ogni Stato membro preso di mira e preserveremo insieme la pace ovunque sia minacciata. Non devono esserci dubbi in proposito». L • La Procura della Repubblica di Milano ha chiesto ieri il commissariamento giudiziario per Tod’s spa. Secondo gli inquirenti, il marchio del lusso non avrebbe controllato fenomeni di sfruttamento del lavoro nella catena di produzione, dove imprese gestite da cinesi avrebbero sfruttato lavoratori impegnati nella manifattura di divise per il gruppo guidato da Diego Della Valle. Gli accertamenti in corso si inseriscono nella linea di altri casi che hanno riguardato colossi della moda, per i quali si è proceduto al commissariamento. • È sempre meno pubblico e sempre meno esteso il Servizio sanitario nazionale. Il vero fiore all’occhiello del welfare state all’italiana, secondo la fondazione Gimbe, negli ultimi tre anni si è visto tagliare fondi per 13,1 miliardi, e le famiglie italiane hanno dovuto spendere 41,3 miliardi per curarsi. Molti, però, non ce l’hanno fatta e il 10% dei cittadini ha rinunciato alle cure. • Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha promulgato la legge che istituisce la festa nazionale per il 4 ottobre, giorno dedicato a San Francesco patrono d’Italia, Nello stesso tempo, però, il capo dello Stato ha scritto ai presidenti di senato e camera dei deputati, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, per chiedere correttivi. In particolare Mattarella sottolinea come non sia possibile che la stessa giornata sia contemporaneamente «qualificata come festività nazionale e solennità civile», e ha chiesto di «chiarire se ci sia Santa Caterina». Anche la nuova Flotilla, composta di 9 imbarcazioni e diretta verso Ga2a City, è stata intercettata dall’esercito di Israele, che ha abbordato le barche a circa 120 miglia marine dalla costa della Striscia, in acque internazionali. Secondo le Idf, tutti i 150 attivisti arrestati saranno espulsi al più presto. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha spiegato che i 9 italiani a bordo della Flotilla sono stati trasferiti nel porto di Ashdod, in attesa di essere trasportati nello stesso luogo dove erano stati raccolti gli attivisti della prima Flotilla, dal quale poi saranno rimpatriati in Italia. Tajani ha chiesto agli israeliani di garantire «tutti i loro diritti». Continua a pagina 5 L a Royal Swedish Academy of Sciences ha assegnato il premio Nobel per la chimica 2025 al giapponese Susumu Kitagawa, al britannico Richard Robson e al giordano Omar M. Yaghi per lo sviluppo di strutture metallo-organiche, un nuovo tipo di architettura molecolare con grandi cavità che consentono di raccogliere acqua dall’aria del deserto, di estrarre le sostanze inquinanti dall’aria, di catturare l’anidride carbonica e di immagazzinare l’idrogeno. • Summit di maggioranza sulla manovra di bilancio da 16 miliardi a palazzo Chigi, dove i leader del centrodestra si sono incontrati per raggiungere un’intesa politica sui contenuti della legge che sarà presentata e approvata dal consiglio dei ministri del prossimo 13 ottobre. Domani, 10 ottobre, è previsto un vertice con i sindacati e lunedì, prima della riunione della premier Giorgia Meloni con i suoi ministri, l’esecutivo riceverà i rappresentanti delle aziende. Dal 15 al 17 ottobre il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, sa
rà a Washington per i lavori del Fondo monetario internazionale, dove arriverà con la manovra già in tasca. In commissione Bilancio del Senato è stato ascoltato il capo del dipartimento Economia e Statistica della Banca d’Italia, Andrea Brandolini, che ha spiegato come sia necessario indicare nella manovra «coperture chiare e credibili» per le spese previste. • Riunione del consiglio dei ministri a Palazzo Chigi, dove sono stati esaminati in via preliminare numerosi provvedimenti: 11 tra schemi di disegno di legge e decreti legislativi, un Dpr, e infine leggi regionali. • Si è gettato dalla finestra dopo che un ufficiale giudiziario, accompagnato dalle forze dell’ordine, ha bussato alla sua porta per eseguire uno sfratto. È morto così a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, un uomo di 71 anni, che non ha sopportato l’onta di essere cacciato di casa per morosità dopo non avere pagato l’affitto per circa due anni. L’anziano suicida, secondo alcune dichiarazioni di conoscenti, sarebbe stato affetto da ludopatia e per questo avrebbe accumulato debiti. • C’è finalmente il nome del candidato del centrodestra in Campania, per la sfida con l’ex presidente della Camera, Roberto Fico. Si tratta del viceministro degli Esteri ed esponente di Fratelli d’Italia, Edmondo Cirielli, che dopo i sì di Lega, Fdi e Noi moderati ha ricevuto anche l’approvazione da parte di Forza Italia, dopo un braccio di ferro infinito che ha ritardato la decisione in vista delle consultazioni dei prossimi 23 e 24 novembre. Capolista del partito di Giorgia e Arianna Meloni potrebbe essere l’ex ministro della cultura e attuale corrispondente Rai da Parigi, Gennaro Sangiuliano. • Con 532 voti a favore, 78 contrari e 2 astensioni l’aula dell’europarlamento ha approvato la posizione negoziale dell’Ue sulla revisione del regolamento Ocm (Organizzazione comune dei mercati agricoli), compreso un emendamento che vieta di denominare «bistecche», «burger», «salsicce» e «scaloppine» prodotti che non siano esclusivamente a base di carne. La proposta, per entrare in vigore, dovrà essere approvata dagli Stati membri. •Sebastien Lecornu, primo ministro francese dimissionario per non essere riuscito a formare una maggioranza che lo sostenga, ha smentito ieri di essere in procinto di tornare a palazzo Mautignon. Le ultime consultazioni frenetiche per evitare lo scioglimento dell’assemblea nazionale sono ancora in corso e potrebbero durare fino a questa mattina. ---End text--- Author: GIAMPIERO DI SANTO Heading: Highlight: Image: -tit_org- Ursula, guerra russa contro l'Ue -sec_org-
tp:writer§§ GIAMPIERO DI SANTO
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title§§ Un italiano su 10 rinuncia a curarsi
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Estratto da pag. 27 di "ITALIA OGGI" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ GIMBE Un italiano su 10 rinuncia a curarsi Servizio sanitario nazionale in erosione. Un italiano su dieci rinuncia a curarsi per i costi troppo elevati. Solo negli ultimi tre anni la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi pesano sulle famiglie. Ulteriore campanello d’allarme è la cronica carenza di infermieri e medici di base. È quanto emerge dall’8° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale presentato l’8 ottobre 2025 da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Nonostante nel triennio 2023-2025 fosse previsto un incremento di 11,1 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi nel 2022 a 136,5 miliardi nel 2025, il potere d’acquisto di queste risorse risulta eroso dall’inflazione. Nel solo 2023 l’inflazione ha raggiunto il 5,7%, contribuendo a una riduzione della spesa sanitaria di 4,7 miliardi, seguita da ulteriori cali nel 2024 (-3,4 miliardi) e nel 2025 (-5 miliardi). La spesa sanitaria in rapporto al Pil è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% nel 2023, per poi stabilizzarsi al 6,1% nel biennio successivo. A fronte di un Ssn sotto pressione i cittadini sostengono una quota crescente dei costi. Tra il 2016 e il 2023, le spese sanitarie sostenute dalle famiglie presso strutture private sono più che raddoppiate, passando da 3,05 a 7,23 miliardi di euro (+137%). Nel 2024, secondo l’Istat, la spesa sanitaria complessiva in Italia toccherà i 185,12 miliardi. Di questi, 137,46 miliardi (74,3%) provengono dal settore pubblico, mentre 47,66 miliardi (25,7%) saranno a carico del privato. Ma il dato più significativo riguarda la componente diretta con ben 41,3 miliardi (22,3%) pagati dalle famiglie, contro appena 6,36 miliardi (3,4%) coperti da fondi sanitari o assicurazioni. In pratica, l’86,7% della spesa privata non è intermediata. Oltre 5,8 milioni di italiani, quasi il 10% della popolazione, hanno dovuto affrontare spese mediche senza alcuna forma di copertura. Sul fronte del personale medico, il Ssn soffre una grave carenza di infermieri: 6,5 ogni mille abitanti contro una media Ocse di 9,5. Ma è la medicina territoriale a mostrare le crepe più profonde, mancando all’appello oltre 5.500 medici di base. _____© Riproduzione riservata______ n ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Un italiano su 10 rinuncia a curarsi -sec_org-
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title§§ Tidei (Iv): "Rischiamo una crisi sanitaria»
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Estratto da pag. 2 di "LATINA OGGI" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Salute Tidei (Iv): Rischiarne una crisi sanitaria» La consignera regionale commenta gli ultimi dati forniti dal Gimbe L'INTERVENTO mieri, oltre alla difficoltà di accesso a molte prestazioni, stanno minan,., ,., dolafiduciadeicittadininelsistema — ManettaTidei , capogruppo dil- pubblico. L'esponente pocalia Viva al Consiglio regionale del , 3 ^iesto un cambio rfi rotta, Lazioha commentato i_dati diffus. m investimenti, nuove dalaFondazioneGIMBEsuIlostato e una revisione dei fìdelServizioSanitanoNazionale.de- „anziamenti per garantire una safinendo la situazione allarmante e accessibile a tutti. · inaccettabile . Il rapporto segnala un progressivo de finanziamento della sanità pubblica, con oltre 13 miliardi dieuro persi negli ultimi tré anni , mentre le famiglie italiane hanno pagato più di 41 miliardi di tasca propria. Inoltre, un italiana su dieci ha rinunciato alle cure nel 2024. Tidei ha sottolineato che nel Lazio, la carenza di medici e infer- SftlPfiCCtJZlOME UStFTOlA -tit_org- Tidei (Iv): "Rischiamo una crisi sanitaria» -sec_org-
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title§§ «Migliala di lucani rinunciano alle cure»
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Estratto da pag. 12 di "LE CRONACHE LUCANE" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ VIZZELLO (BCC) SUI DATI CIMBE: «UN DIRITTO PER TUTTI E DIVENTATO UN PRIVILEGI «Migliala di lucani rinunciano alle cure » POTENZA «Sono 60 mila i lucani costretti a rinunciare a curarsi perché non hanno i soldi per pagarsi di tasca propria le cure di cui necessitano e che il sistema sanitario regionale eroga con tempi biblici o in forme non appropriate rispetto alle loro necessità di salute. Un dato allarmante che più di qualunque altro descrive lo stato comatoso della sanità lucana ñ che richiede ben altro rispetto alle chiacchiere quotidianamente elargite dall'Assessore Latronico». A dichiararlo, in una nota, è il Capogruppo in Consiglio regionale di Basilicata Casa Comune Giovanni VÌzaello, che così commenta Ã80 Rapporto Gimbe sul Sistema Sanitario Nazionale. «Quando tanti cittadini sono condannati a rinunciare ad un diritto prioritario come quello alla salute, l'unico qualificato dall'articolo 32 della Costituzione come fondamentale, laddove nessun altro diritto è definito tale" -sottolinea Vizziello-"·vuol dire che quel diritto pensato per tutti si è trasformato in un privilegio di pochi, appunto quelli che si possono permettere di pagare privatamente ü costo di una visita, di un esame diagnostico o di un intervento chirurgico. Il tema dell'accessibilità ai servizi sanitari nella nostra regione, di fatto impedito dalle lunghe liste d'attesa e quello della non eccelsa qualità delle prestazioni sanitarie erogate ai cittadini, testimoniato dall'elevata migrazione sanitaria - spiega Viz" ziello - sono autentici macigni del nostro sistema sanitario, che condannano i cittadini a scegliere se pagare privatamente le prestazioni o rinunciare alle stesse. Al cospetto dei dati che emergono daITS0 Rapporto Gimbe e che descrivono un sensibile peggioramento delle condizioni di salute dei lucani - conclude Vizziello - l'Assessore Latronico nella relazione sulla sanità illustrata in Consiglio regionale si è limitato a rivendicare, con successo, la riduzione nel 2024 dello squilibrio finanziario regionale , non comprendendo che il problema non è solo quello di tenere i conti in ordine, ma soprattutto quello di garantire ai cittadini l'accesso a prestazioni sanitarie adeguate». Giovanni Vizziello i - iE ti S à ? s ? - S a sessi -tit_org- «Migliala di lucani rinunciano alle cure» -sec_org-
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title§§ L'agonia della Sanità pubblica «Uno su 10 rinuncia alle cure» = Divieto di social per gli under 14, la proposta arriva in Parlamento
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/09/2025100901736204492.PDF
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Estratto da pag. 5 di "LEGGO" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ ll report Gimbe: in tre anni persi 13 miliardi L’agonia della Sanità pubblica «Uno su 10 rinuncia alle cure» Divieto di social per gli under 14, la proposta arriva in Parlamento (C) Ced Digital e Servizi | 1759966502 | 93.63.249.37 | sfoglia.leggo.it Nel ddl a firma Lega anche lo stop a WhatsApp e un “tutor” tra i 14 e i 16 anni DIPENDENZA DIGITALE d Negli ultimi tre anni la Sanità ha perso 13 miliardi. Lo sottolinea un rapporto del Gimbe, secondo il quale la spesa per le famiglie è di 41 miliardi. Un italiano su 10 ha dovuto rinunciare alle cure e l'Italia resta indietro in Europa per il numero degli infermieri. Loiacono a pagina 5 Social vietati agli under 14. In Parlamento arrivano proposte di legge ad hoc per controllare l’uso della rete da parte dei giovanissimi che si muovono senza controllo tra le pagine di Facebook, TikTok, X, e Instagram. L’ultimo ddl sul tema arrivato in Senato, a firma della leghista Erika Stefani, chiede il divieto ai minori di 14 dell'utilizzo delle piattaforme e fino ai 16 anni dovranno avere il consenso dei genitori. Le piattaforme dovranno quindi dotarsi «di efficaci sistemi» per verificare l’età e l’autorizzazione a navigare e postare storie e foto online. Il testo prevede anche la messa al bando per i minori della messaggistica istantanea, come WhatsApp, Telegram, Facebook Messenger, Signal e Skype. Un ulteriore giro di vite dunque, dopo il divieto dell’uso degli smartphone a scuola imposto dal ministro all’istruzione Valditara, contro la deriva social e i rischi ad essa commessi. Sulla stessa linea anche la proposta di legge presentata da Riccardo Zucconi, deputato di Fratelli d’Italia, che prevede per gli under 14 il divieto di accedere ai social e un adeguato controllo affinché non abbiano un profilo social prima dei 16 anni e che non vadano sui siti vietati, come quelli pornografici o con gioco d’azzardo e scommesse. Sul tema c’è anche il ddl a prima firma della senatrice di FdI Lavinia Mennuni e sottoscritto anche da esponenti di Pd, Fi e Lega, che pone invece a 15 anni il limite d'età per accedere ai social ma i genitori possono dare il consenso prima del tempo. Nella norma è previsto anche l’inserimento in tutti i social del tasto “Emergenza" con cui i minori in difficoltà potranno contattare direttamente il 114, il numero d’emergenza infanzia. Anche all’estero stanno partendo misure analoghe: in Danimarca il primo ministro Mette Frederiksen ha annunciato il divieto dei social network agli under 15, l’Australia vieta i social agli under 16 già dal 2024 e la Grecia ha proposto all’Ue di stabilire un limite di età per i minori sui social. riproduzione riservata ® ---End text--- Author: Lorena Loiacono Heading: DIPENDENZA DIGITALE Highlight: Image: -tit_org- L'agonia della Sanità pubblica «Uno su 10 rinuncia alle cure» Divieto di social per gli under 14, la proposta arriva in Parlamento -sec_org-
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title§§ AGGIORNATO - L'agonia della Sanità pubblica «Uno su 10 rinuncia alle cure» = Il Gimbe: «La sanità in lenta agonia, negli ultimi 3 anni persi 13 miliardi»
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Estratto da pag. 2 di "LEGGO" del 09 Oct 2025
Il report: un italiano su 10 rinuncia alle cure. Allarme nelle corsie: «Forte carenza di infermieri»
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tp:ocr§§ ll report Gimbe: in tre anni persi 13 miliardi L’agonia della Sanità pubblica «Uno su 10 rinuncia alle cure» Il Gimbe: «La sanità in lenta agonia, negli ultimi 3 anni persi 13 miliardi» Il report: un italiano su 10 rinuncia alle cure. Allarme nelle corsie: «Forte carenza di infermieri» VIETATO AMMALARSI d Negli ultimi tre anni la Sanità ha perso 13 miliardi. Lo sottolinea un rapporto del Gimbe, secondo il quale la spesa per le famiglie è di 41 miliardi. Un italiano su 10 ha dovuto rinunciare alle cure e l'Italia resta indietro in Europa per il numero degli infermieri. Loiacono a pagina 5 Una lenta agonia, è questo l’allarmante stato di salute del sistema sanitario italiano: i conti non tornano e i pazienti rinunciano a curarsi. È quanto emerge dall’ottavo Rapporto Gimbe, sulla sostenibilità e sull'efficienza della sanità pubblica. Il sistema sanitario, negli ultimi tre anni, ha perso 13,1 miliardi di euro e ben 41,3 miliardi di spesa per la salute sono ormai a carico delle famiglie che possono ancora permetterselo. Con conseguenze disastrose visto che un italiano su 10 ammette di dover rinunciare alle cure. «Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Ssn - ha spiegato ieri Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - che spiana inevitabilmente la strada a interessi privati di ogni forma. Continuare a distogliere lo sguardo significa condannare milioni di persone a rinunciare alle cure ed al diritto fondamentale alla salute». I dati della Fondazione Gimbe mostrano un sistema in grave perdita: la percentuale del Fondo sanitario nazionale sul Pil, al 31 dicembre 2024, è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023 fino al 6,1% nel 2024-2025. Si tratta, in euro, di una riduzione di 4,7 miliardi nel 2023, 3,4 miliardi nel 2024 e 5 miliardi nel 2025: «Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fsn è aumentato di 11,1 miliardi- spiega il presidente - è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi di euro. Le conseguenze sono l’aumento delle disuguaglianze, le famiglie schiacciate da spese insostenibili, cittadini costretti a rinunciare alle cure, personale demotivato che lascia la sanità pubblica. È la lenta agonia di un bene comune che rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi». Il report mostra infatti un'Italia spaccata in due dove solo 13 Regioni rispettano i Livelli essenziali di assistenza, con prestazioni e servizi da garantire a tutti i cittadini gratuitamente o con il ticket e, ancora una volta, a restare indietro è il Sud dove si salvano solo Puglia, Campania e Sardegna. Altra nota dolente riguarda il personale sanitario con una forte carenza di infermieri: «In Italia - sottolinea il report Gimbe - sono 6,5 ogni 1.000 abitanti contro una media Ocse di 9,5». In sofferenza anche la medicina generale dove mancano all’appello oltre 5.500 professionisti. riproduzione riservata ® ---End text--- Author: Lorena Loiacono Heading: VIETATO AMMALARSI Highlight: Image: -tit_org- AGGIORNATO - L'agonia della Sanità pubblica «Uno su 10 rinuncia alle cure» Il Gimbe: «La sanità in lenta agonia, negli ultimi 3 anni persi 13 miliardi» -sec_org-
tp:writer§§ Lorena Loiacono
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title§§ La ricerca del Gimbe «La sanità in agonia ai privati 40 miliardi»
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Estratto da pag. 4 di "LIBERTÀ" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ La ricerca del Gimbe «La sanità in agonia ai privati 40 miliardi» Secondi per numero di medici, ma un italiano su 10 nell’ultimo anno ha rinunciato alle cure ROMA La «lenta agonia» del Servizio Sanitario Nazionale rischia di aprire sempre più la strada al privato. È quanto emerge dall'ottavo Rapporto Gimbe, presentato alla Camera dei deputati, che monitora sostenibilità ed efficienza del Ssn. Tra le criticità evidenziate: aumento della spesa privata e rinuncia alle cure, carenza di personale e ritardi nell'assistenza territoriale. Negli ultimi tre anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure. Nonostante l'Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1.000 abitanti contro la media Ocse di 9,5) e nella medicina generale, con oltre 5.500 medici mancanti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza registra inoltre gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo. «Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi di euro - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil, la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025». Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Ssn, che apre la strada a interessi privati». Un'analisi che ha riacceso il dibattito sulla sostenibilità e l'efficacia del Ssn, dividendo le forze politiche sulla direzione da imprimere al futuro della sanità pubblica. Licia Ronzulli, senatrice di Forza Italia e vicepresidente del Senato, contesta il quadro troppo pessimista, sottolineando gli sforzi del governo: «Il nostro sistema soffre, è vero, ma non è in ginocchio. Negli ultimi tre anni il governo ha valorizzato il personale e rafforzato l'assistenza». Per Ilenia Malavasi, deputata del Pd della commissione affari sociali, il vero problema risiede invece nell'esecutivo che resta «immobile, incapace di affrontare la carenza di infermieri e medici di base». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:L’interno di un ospedale ANSA -tit_org- La ricerca del Gimbe «La sanità in agonia ai privati 40 miliardi» -sec_org-
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title§§ Sanità, la Basilicata investe 60 milioni per ridisegnare il sistema
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Estratto da pag. 9 di "LINEA MEZZOGIORNO" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ REGIONE Presentato il rapporto, nuove assunzioni e investimenti con fondi Pnrr Sanità, la Basilicata investe 60 milioni per ridisegnare il sistema POTENZA - Case e Ospedali di Comunità, 1.623 nuove assunzioni e investimenti per oltre 60 milioni di euro per le strutture territoriali:. Presentato ieri alla Regione, il rapporto “Un anno di sanità lucana” dall’assessore alla Salute, Politiche per la Persona e Pnrr Cosimo Latronico (nella foto). Al centro del documento il tema della cura sul territorio che si traduce in un piano organico di investimenti e riforme: nuove Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali Operative Territoriali, oltre a un vasto programma di assunzioni e di rafforzamento della medicina di prossimità. Con la Basilicata che ridisegna il proprio modello di cura. «La salute si difende nel territorio, con fiducia e prossimità - commenta l’assessore Latronico - abbiamo voluto riportare la sanità nei luoghi della vita quotidiana dei cittadini investendo in strutture e persone che rendano la cura più accessibile, umana e continua». Il piano triennale dei fabbisogni 2025-2027 prevede 1.623 nuove assunzioni, tra medici, infermieri e personale sanitario, con circa 200 infermieri di comunità destinati ai servizi territoriali. Parallelamente, da quest’anno è operativo il ruolo unico dei medici di medina generale, con la nascita delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (Aft) e delle Unità Complesse di Cure Primarie (Uccp), strumenti pensati per integrare il lavoro dei medici di base, dei pediatri e degli specialisti. Un ruolo decisivo è affidato anche al Pnrr - Missione 6 spiegano da via Verrastro che finanzia 19 nuove strutture territoriali tra Potenza e Matera, oltre a investimenti in telemedicina, digitalizzazione e tecnologie diagnostiche avanzate per oltre 60 milioni di euro. Quanto ai dati diffusi dalla Fondazione Gimbe, riferiti al 2023, finiti nel mirino dell’opposizione, l’assessore ha replicato che «meritano una riflessione più ampia e meno allarmistica». Il riferimento è all’8° Rapporto Gimbe sul Sistema Sanitario Nazionale, dal quale emerge che “60 mila lucani sono costretti a rinunciare alle cure per indisponibilità economica”. Un dato «allarmante che richiede ben altro rispetto alle chiacchiere quotidianamente elargite dall’assessore Latronico» denuncia il capogruppo di Basilicata Casa Comune in consiglio regionale Giovanni Vizziello. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità, la Basilicata investe 60 milioni per ridisegnare il sistema -sec_org-
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title§§ Pochi screening ma tanta mobilità
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Estratto da pag. 4 di "LINEA MEZZOGIORNO" del 09 Oct 2025
Campania Male le campagne di prevenzione e del tutto insuf?ciente la medicina territoriale
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tp:ocr§§ Pochi screening ma tanta mobilità Campania Male le campagne di prevenzione e del tutto insuf?ciente la medicina territoriale Il ministero della Salute da un lato, l’Agenas dall’altro e la Fondazione Gimbe dall’altro ancora. Da qualunque lato la si voglia guardare la sanità campana non gode di buona salute. Qualche miglioramento in positivo non si può dire che non c’è stato, ma i problemi di venti anni fa sono gli stessi di oggi. Con un’aggravante da non sottovalutare: da 2015 ad oggi in Campania sono stati persi 1.123 posti letto. Attualmente se ne contano 11.393 nelle strutture pubbliche e 5.457 in quelle private accreditate. Questa perdita non sarebbe stata un problema se fossero stati potenziati i servizi di prevenzione e la medicina territoriale che invece, secondo l’ultimo monitoraggio del ministero della Salute, continuano a fare dell’Italia un Paese diviso in due. Con un Nord che cresce ed un Sud che arranca. E tra le regioni del Sud, la Campania di certo non emerge quanto a risultati brillanti. La prevenzione Campagne di sensibilizzazione e giornate di screening gratuti, soprattutto per prevenire il cancro. In Campania ci sono ma restano ancora sotto la media nazionale. Secondo il report 2023 dell’Osservatorio nazionale screening della Fondazione Gimbe, lo screening mammografico nel 2023 ha raggiunto un’estensione dell’82,8 per cento. L’adesione però è ferma al 27 per cento contro una media Italia del 49,3 per cento. Risultato: la Campania occupa il penultimo posto della classifica. Le cose peggiorano quando si parla di screening del colon-rettale: l’estensione è al 63,3 per cento e l’adesione crolla al 12,5 per cento. Ultimo posto anche in questo caso. Tutto questo incide negativamente sul tasso di mortalità evitabile che, stando all’ultimo monitoraggio del ministero della Salute, rischia di aumentare del 70 per cento soprattutto in età pediatrica. La medicina territoriale Alla diminuzione dei posti letto ospedalieri corrisponde anche l’insufficienza di strutture sanitarie non ospedaliere residenziali e semiresidenziali che decongestionerebbero i pronto soccorso. In Campania ce ne sono appena 114: quindi il penultimo posto, prima della Sicilia che ne ha 98, è assicurato. Purtroppo le prospettive di miglioramento non sono facile. Infatti, ad un anno dal traguardo del PNRR, delle 172 Case di comunità previste non ne è stata aperta neanche una. Quindi i pronto soccorso restano super affollati ed il personale medico e sanitario è costretto a turni massacranti di lavoro ed esposti al rischio di continue aggressioni. La mobilità interregionale Con un quadro così sconcertante, nonostante da qualche anno la Campania riesca a raggiungere la sufficienza nella garanzia dei Lea (Livelli essenziali di assistenza), non sorprende che tanti sono gli infermieri che decidono di migrare in altre regioni (soprattutto al Nord). Dai dati Agenas, raccolti nel 2022, il 44 per cento dei «migrates» proviene da una regione del Sud. Nello stesso anno, i Sistemi sanitari regionali meridionali hanno attirato 98mila pazienti e solo il 15 per cento della mobilità attiva totale. Le regioni dalle quali si «fugge» di più sono la Calabria e la Campania: in un solo anno, oltre 6mila pazienti oncologici campani (3.299) e calabresi (3.090) hanno ricevuto assistenza fuori dai confini regionali. Seguono Sicilia e Puglia. In questa classifica, quindi la Campania detiene un primato. Ma ad un primato negativo ne corrisponde, per fortuna, uno positivo. Nel Programma nazionale «Equità nella Salute» 2021-2027, alla Campania è destinata la crifra più alta: 120 milioni e 300mila euro circa. ---End text--- Author: Angela Cappetta Heading: Highlight: Image: -tit_org- Pochi screening ma tanta mobilità -sec_org-
tp:writer§§ Angela Cappetta
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title§§ Sanità, Schillaci annuncia più fondi ma il peso rispetto al Pil è solo al 6,5%
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Estratto da pag. 9 di "MANIFESTO" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Sanità, Schillaci annuncia più fondi ma il peso rispetto al Pil è solo al 6,5% LA PREVISIONE È DI UNA QUOTA AGGIUNTIVA INTORNO AI 2,2 MILIARDI II Nonostante le delusioni del passato, Orazio Schillaci ci spera anche questa volta. Nella manovra 2026 il governo potrebbe aggiungere uno stanziamento aggiuntivo al capitolo sanità. Il ministro delle finanze Giancarlo Giorgetti glielo avrebbe promesso negli incontri tenuti nella fase di preparazione del Documento programmatico di bilancio che il governo deve inviare entro il 15 alla Commissione europea per il via libera e che conterrà le cifre di massima della legge finanziaria. Il punto di partenza sono 4 miliardi: è l’aumento al Fondo sanitario nazionale già previsto nella legge finanziaria dello scorso anno. Sono molti soldi, ma in buona parte saranno assorbiti dall’inflazione che fa aumentare anche i costi. Lo testimonia il documento programmatico di finanza pubblica approvato dal governo il 2 ottobre: a legislazione vigente, nel 2026 il peso sul Pil della spesa sanitaria dovrebbe passare dal 6,4% di oggi al 6,5%, un aumento impercettibile che sparirà nel 2027 quando si tornerà al livello attuale e che dipende dalla revisione al ribasso delle previsioni sul Pil. A questi miliardi già stanziati «se ne aggiungeranno 2,2, 2,5 per rendere più adeguato il Fondo sanitario nazionale» ha detto ieri Schillaci al Corriere della Sera. Dichiarazioni che assomigliano molto a quelle di un anno fa, quando il ministro auspicava un investimento di 3,7 miliardi e poi nella legge di bilancio si dovette accontentare di uno. Peraltro, segnala la fondazione Gimbe nel suo rapporto annuale sui numeri della sanità presentato ieri a Montecitorio, l’investimento governativo cresce più lentamente della spesa effettiva: la differenza sempre più ampia ricade sulle risorse proprie delle regioni ma soprattutto sulla spesa privata dei cittadini, che tra il 2023 e il 2024 è aumentata del 4% e sfiora ormai i 48 miliardi, compresa la quota intermediata dalle assicurazioni. Lo spostamento ha premiato la sanità privata «pura» che dal 2016 al 2023 ha più che raddoppiato gli incassi (da 3,1 a 7,2 miliardi, più 137%). Sono tendenze di lungo periodo: il rapporto Gimbe mostra come il calo dell’investimento governativo in rapporto al Pil è iniziato nel 2014 e, salvo il biennio pandemico 2020-21, è proseguito sotto tutti i governi da allora. Nel frattempo, i bisogni sanitari di una popolazione sempre più anziana (anche tra gli operatori sanitari) non sono certo diminuiti. Il conto dei decimali di Pil in più o in meno rischia infatti di essere fuorviante. Stabilizzare la spesa sanitaria rispetto al fatturato nazionale non garantisce il mantenimento degli standard attuali, già non entusiasmanti. Non c’è solo l’invecchiamento di pazienti e dottori. Le riforme in corso sostenute in parte con i fondi del Pnrr, prima tra tutte quella della sanità territoriale, comportano un cospicuo cofinanziamento pubblico dal punto di vista delle risorse umane. Gli adeguamenti millimetrici – veri o presunti – non bastano a garantire la tenuta di un sistema così complesso, che richiederebbe piuttosto uno spostamento rilevante delle risorse sul versante della prevenzione. Le crepe che si aprono iniziano a diventare visibili. I medici di famiglia del sindacato Snami attaccano la riforma delle Case di comunità che il governo non ha saputo trasformare in una prospettiva accattivante per i professionisti e indicono uno sciopero per il 5 novembre. Il medico di base, denuncia il loro segretario Angelo Testa, «sta diventando un semplice ingranaggio amministrativo, dipendente del sistema ma con tutti gli svantaggi della convenzione». Senza una specializzazione universitaria che ne riqualifichi il ruolo, il medico di medicina generale rimarrà un dottore di serie B. Anche per i medici ospedalieri l’attesa di un rilancio che non arriva mai sta portando alla disaffezione nei confronti della missione pubblica e alla diffusione dei corporativismi. Lo testimonia la proposta dell’Anaao, il sindacato dei medici ospedalieri, che ieri con un
documento della direzione ha proposto una revisione radicale dell’organizzazione del lavoro medico nel Ssn: la sigla chiede maggiori prospettive di carriera, più libertà nell’attività intramoenia e una contrattazione autonoma del comparto sanitario rispetto alla Pubblica amministrazione. ---End text--- Author: ANDREA CAPOCCI Heading: LA PREVISIONE È DI UNA QUOTA AGGIUNTIVA INTORNO AI 2,2 MILIARDI Highlight: I privati hanno più che raddoppiato gli incassi: da 3,1 a 7,2 miliardi di euro, più 137% Image: -tit_org- Sanità, Schillaci annuncia più fondi ma il peso rispetto al Pil è solo al 6,5% -sec_org-
tp:writer§§ ANDREA CAPOCCI
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title§§ «Hospice pediatrico studiato per tenere genitori e famiglie vicino al loro bimbi»
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Estratto da pag. 7 di "MATTINO DI PADOVA" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ L’ex rettore Zaccaria ha presentato il progetto di via Falloppio «Pronto nel 2027 grazie ai fondi raccolti con una Fondazione» «Hospice pediatrico studiato per tenere genitori e famiglie vicino ai loro bimbi» I n Italia, sono 30 mila i bambini che hanno bisogno di avere accesso a cure palliative pediatriche e solo il 25% di loro hanno accesso agli hospice pediatrici. È partito da questi dati l’intervento di Giuseppe Zaccaria, presidente della Fondazione “La miglior vita possibile’, che ha dialogato con la giornalista di “Salute” Valeria Pini, proseguendo la giornata del Festival nell’aula magna di Palazzo del Bo. «Il numero di questi bambini aumenta del 5% l’anno – ha evidenziato Zaccaria – Si tratta di malattie rare, inguaribili ma curabili. Nel corso di questi anni, grazie a innovazione tecnologica e scientifica, si è reso possibile innalzare la qualità di vita di questi bambini. Gli hospice pediatrici sono diversi da quelli dell’adulto, spesso identificati come luoghi di fine vita della persona. Significano, invece, vita: proprio grazie alla ricerca, bambini o ragazzi e ragazze che vivevano pochi mesi o pochi anni, molto spesso arrivano alla vita adulta e necessitano di un’assistenza molto specifica». Una vita difficile, che deve essere sostenuta in tutti i modi possibili: «Il modello di cura adottato per la prima volta dall’hospice pediatrico di Padova è basato su un’idea semplice – prosegue Zaccaria – Ovvero tenere i bambini vicino alle loro famiglie, ma sostenendoli costantemente con una rete ospedaliera regionale coordinata dal centro per le cure palliative pediatriche. I letti che sono in terapia semintensiva servono per monitoraggio e per follow up, così come per situazioni critiche che devono essere affrontate nel modo necessario». Proprio in questi mesi, la Fondazione si appresta ad avviare i lavori per una nuova struttura dedicata alla cura di questi giovani pazienti: «Le strutture attuali dell’hospice erano troppo anguste, per i medici, per gli infermieri e per i parenti dei bambini e ragazzi – ha spiegato Zaccaria – Ci siamo rivolti alla Regione, abbiamo acquistato l’immobile in via Falloppio e contiamo di finire i lavori nel 2027. Ogni volta che c’è una situazione legata alle malattie rare, le famiglie vanno sostenute: spesso, la mamma abbandona il lavoro, nascono infiniti problemi psicologici con gli altri fratelli e, molte volte, le coppie non reggono. Nel 64% dei casi, le madri interrompono il lavoro. Tra i progetti della Fondazione, inoltre, c’è quello di ristrutturare una serie di ambienti in via San Massimo che ospiteranno alcuni appartamenti, per dare sollievo alle famiglie, ai caregiver, sia perché possano stare vicini al paziente sia perché si possano distrarre». Recentemente, la Fondazione ha sottoscritto un protocollo con il Comune di Padova per la realizzazione di un parco inclusivo: «In via Sant’Eufemia c’è un parco riservato ai bambini e alle loro famiglie – ha concluso l’ex rettore Giuseppe Zaccaria – Ci stiamo impegnando per un restyling del parco, perché possa essere fruibile sia dai bambini pazienti sia dai disabili, un parco inclusivo che accolga allo stesso modo tutti, i bambini cosiddetti normali sia chi ha diversi gradi di malattia e disabilità. Il concetto di cura è globale, prende in considerazione tutti gli aspetti, da quello strettamente fisico a quello psicologico». — E.FRA. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: IL PROGRAMMA DI OGGI E DOMANI MATTINA La nuova medicina - Aula Magna dell'Università di Padova (09.30 -13.00) OGGI Sergio Giordani 9.30 Benvenuti a Padova Luca Zaia 9:40 Modello Veneto 10:25 Nostra signora Evoluzione David Quammen Elena Cattaneo, 11:05 Attacco alla medicina: Lucia Del Mastro, il "no" alla scienza di Trump Alberto Mantovani, e la leadership dell'Europa Rosario Rizzuto 12:10 Tolleranza zero Andrea Pennacchi (in difesa del vino) Daniela Minerva Daniela Minerva Gabriele Beccaria Annalisa Cuzzocrea Luca Ubaldeschi POMERIGGIO Farmaci: l'innovazione che cura Aula Magna dell'Università di Padova (14.15 - 17.20) Michele Bocc
i Robert Giovanni Nisticò 14:15 Farmaci: spendiamo troppo. Spendiamo bene? Chi ci guadagna Angelo Antonini, 14:45 Rigenerare i neuroni Elisa Manacorda Simona Gatti per curare il Parkinson Salvatore D'Antonio, Claudio Inna D'Aria 15:10 Tornare a respirare: Micheletto, Fabiano Di Marco le nuove cure per la BPCO Silvia Novello Elisa Manacorda 15:30 Tumore del polmone: Sara Pilotto i farmaci che ci sono Paolo Bonanni, Fabio Landa2abal Daniela Minerva 15:55 Proteggiamo i fragili 16:25 Colesterolo: cosa fare per Alberto Zambon Federico Mereta evitare infarto e ictus SOIRÉE Teatro Verdi (17.45 -19.00) 17:45 L'università come motore Daniela Mapelli dell'innovazione 18:00 La peste del Trecento Alessandro Barbero MATTINA La salute si costruisce Aula Magna dell'Università di Padova (9.30-13.00) Daniela Mapelli DOMANI La salute si costruisce .... Aureliano Stingi E si comincia a tavola 9:30 Cuore: prima che si ammali Nicola Ferri 9:50 Malattie reumatologiche: Antonella Celano, Roberta non siamo cittadini di serie B Ramonda, Alessandra Salierno Carlo Ratti 10:25 Intelligenti e inclusive: le città che sogniamo Giovanni Addolorato, 11:00 Alcol e sesso: Anna Teresa Palamara cosa fare Ambra Giovannetti, Rachele 11.30 Sclerosi multipla: oltre Michelacci, Paola Perini i limiti, vita possibile Umberto Galimberti 12:00 La medicina nell'età della tecnica intervista registrata di Cinzia Lucchelli Elisa Manacorda Letizia Gabaglio Gabriele Beccaria Elvira Naselli Letizia Gabaglio Gabriele Beccaria POMERIGGIO La salute si costruisce (14.30 -18.30) 14:30 Il cuore salvato dall'intelligenza artificiale 14:50 Corpi che ballano Francesco Musumeci Federico Mereta Lella Costa Daniela Minerva 15.25 Vitamina D: ossa, muscoli e non solo 15:45 Antibiotici: sì, no, quando 16:35 Salute: il diritto non è uguale per tutti 17:05 Bulli digitali Marco Di Monaco, Paola Minghetti Irma D'Aria Matteo Bassetti Federico Mereta Nino Cartabellotta Monica Bastiani, Valentina Giacalone 17:25 Il disagio degli adolescenti: Michela Marzano non lasciamoli soli Daniela Minerva Giulia Cimpanelli Stefania Aloia SOIRÉE Aula Magna dell'Università di Padova 18:15 Eros Edoardo Prati Raffaella De Santis ROBERTO TOSETTO (INTERPORTO) «Va salvaguardato il benessere delle persone nell’ambito lavorativo, tutelandole dal rischio di sviluppare patologie lavoro-correlate» IVO TIBERIO (CITTÀ SANE) «La prevenzione è centrale nel nostro sistema sanitario e serve anche un approccio olistico che guardi alla salute della collettività» Image:Il progetto del nuovo hospice pediatrico che sorgerà in via Sant’Eufemia entro il 2027 -tit_org- «Hospice pediatrico studiato per tenere genitori e famiglie vicino al loro bimbi» -sec_org-
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title§§ Fenice, fallisce Ja mediazione Sciopero alla prima di Wozzeck
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Estratto da pag. 10 di "MATTINO DI PADOVA" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ IL caso il RAPPORTO venezi, GIMBE è rottura. il sovrintendente: «Denigrazione basata sulla simpatia» nerale, con oltre 5.5 dici mancanti. Il Pia zionale di Ripresa lienza registra inoltr ritardi: solo il 4,4% d se della comunità è mente operativo. «Se è certo che ne La lenta agonia della sanità Fenice, fallisce la mediazione Salgono i costi per le famiglie Sciopero alla prima di Wozzeck Tra le criticità evidenziate Camilla Gargioni / VENEZIA l’aumento della spesa privata e la rinuncia alle cure, «Dilegua, o notte/ Tramontala carenza di personale te, stelle/ Tramontate, stele i ritardi nell’assistenza le/All’alba vincerò». È il finale della celebre aria “Nessun dorma” dalla Turandot di PucROMA cini. Ma, alla Fenice, la notte La «lenta agonia» Servinon si dilegua e ladel tempesta zio Sanitario Nazionale rilegata alla nomina di Beatrischia di aprire sempre più ce Venezi a direttore musicala strada al privato. le dall’autunno 2026È quantuona to emerge dall'ottavo Rapuno sciopero all’unanimità. porto Gimbe, presentato ieIl tavolo di mediazione voluri alla deputati, to dal Camera sindaco dei e presidente che monitora sostenibilità della Fondazione Teatro La Fenice non è riuscito a ricucire la cesura tra il sovrintendente del teatro di campo San Fantin e i rappresentanti CARITAS delle maestranze. Muro contro muro, la fumata nera dopo tre ore ci confronto. A saltare, sarà la prima di Wozzeck di Berg, venerdì 17 ottobre: l’idea è di organizzare un’assemblea a cielo aperto in un campo alle 18, con an«Unapiccoli contrazione della che concerti perplatea coindei beneficiari del 40-47%, volgere la cittadinanza. senza che questoilabbia miglio«Nonostante sindaco che ratocercato l'efficacia nel raggiungere ha di convincerci deli più fragili». È uno dei datiprepiù la bontà della decisione significativi passaggio dal sa, a precisa del richiesta di revoReddito Cittadinanza ca della di nomina non c’èall'Asstata segno di Inclusione emerdisponibilità né da che parte sua gono Rapporto di Caritas né deldal Sovrintendente», sottoItaliana sulle Trentin politichedidiFials, conlinea Marco trasto allaproposto povertà. La mi«ci è stato unvice percornistro del Lavoroe edidelle politiso conoscitivo avvicinache sociali, Maria Teresa Belmento con Venezi, ma andalucci, precisa: «Nessuno ha inva attivato prima della nomitesoSiamo restringere gliin strumenti na. separati casa». Il «L’Assegno d non elimina tema costante sul tavolo, infatti, è stato il curriculum di Beatrice Venezi: il sindaco ha sottolineato che decisione è stata una scelta “basata sulla fiducia”. I lavoratori hanno chiesto – come avevano anticipato sin dalla lettera rivolta al sovrintendente e durante il lancio dei volantini ai di protezione sociale, sforconcerti dedicati a ogni Mahler– zorevoca è statodella voltonomina, a condividere la ricorcon maggiore equità tra i cittadando che non c’è tempo né dinianno le opportunità uscire un di marginediper una dalle condizioni di una valutazione seria. Mapassiva anche povertà». Secondo il Rapporqui, il primo cittadino ha glisto, «si sarebbe modificasato. «Perchépotuto dovrebbe fare re lapasso misura con un intervento un indietro? Le ho detverticale, concentrando le rito: “Non ti sognare”», affersorseBrugnaro, verso i più«sono poveri;convinal conma trario, si è scelto un approccio to che questa nomina potreborizzontale, ha ristretto la be dare una che grande speranza platea, al teatro, indipendentemente perché puntare su dal livello di povertà, lascianuna giovane di 35 anni che do nuclei fragili scoperti». —di non ha l’esperienza di una di inclusione la povertà» 70, ma che ci propone delle sfide importanti». TOSCANA Un braccio di ferro in cui si è inserito anche il sovrintendente, ribadendo che Venezi ha capacità di attrarre spettatori – come era accaduto al teatro di Cagliari da lui diretto prima della nomina alla Fenice– dove aveva contato 14 Eugenio Giani avrebbe mila presenze. «Siamo voludi to un evento di chiusurabaunifronte a una denigrazione co,sulla con simpatia», tutti i leaderafferma del camsata po largo. E,«Ho in
vece, ci saranColabianchi, anticipato no tanti proprio eventi quanti sono i la nomina per evitapartiti che lo sostengono: già re interferenze, non mi sono alle spalle l'iniziativa conalAnconsultato con il ministro gelo Bonelli e Nicola Fratola Cultura Alessandro Giuli e il governatore ricandinonianni, ho avuto indicazioni da dato per il centrosinistra sarà Roma». In campo San Fantin, primatra al iteatro Cartiere Carmentre corridoi del teacon la segretatrorara era di inFirenze corso la discussiodelanche Pd Ellypassati Schleinalcuni e Stefane,ria sono no Bonaccini, poi con Matteo orchestrali in attesa di scopriRenzi edell’incontro, la sua Casa riformista re l’esito qualConte non Il campo la - spiega Nino si Cartabellotta, che cittadino è fermato ad presidente ascoltare chidella uscivaFondaziodal portoGimbe - è altrettanto vene del teatro. ro«Da cheparte con ilnostra taglioc’èalla perapertucentuale Pil, la sanità ha ra fin dadidomani, nessuno lasciato per strada 13,1 mivuole uno stato di crisi che si liardi. Infatti, percentuaprocrastini nel la tempo, siamo le del Fsn continua sul Pil al 31Trentin, dicemaperti», bre soluzione 2024 è scesa 6,3% «La è la dal revoca di del 2022 al 6% del i2023, quella nomina per tutti motiper attestarsi 6,1% nel vi che sono statial espressi». La 2024-2025. Siamo testimoquestione verrà portata anni diaun lentonazionale. ma inesorabiche livello «Ne le smantellamento Ssn, vogliamo parlare condel il sottoche apre laalla strada a interessegretario Cultura Giansi privati». — marco Mazzi», sottolinea Mauro Vianello di Fistel Cisl. Venezi, da contratto, andrebbe a dirigere due opere liriche e tre concerti all’anno, oltre che partecipare all’ideazione della programmazione con il sovrintendente Colabianchi. Nel continuo botta e risposta, non si è arrivati alla quadra: il primo cittadino ha anche messo tra i punti di diin piazza Strozzi, infine scussione il bilancio, nelè attesenanche a Pisa con Più Eurososoche questa vicenda potrebE il M5s? Giuseppesul Conte bepa. avere ripercussioni biarriverà capoluogo toscalancio (danelnon dimenticare no la venerdì programche primae ha di in stagione lo ma unanno incontro pubblico in scorso è saltata, allora non è era proprio prevista la locui scontro su altri temi). presenza delmondo governatore. Intanto, nel dell’ope«Assurdo che ilche centrosinira, non è sfuggito Venezi stradirigerà non abbia la non piùlaa voglia inizio onoforza diascendere piazzadia vembre Sassari in Salomè sostegno Giani», l'accusa Strauss. La di Fenice, invece, redi Renzi - a questo sta nello che stallo tra lepunto parti.chiama chi a raccolta i fiorentini All’alba, vincerà? — va da Giani rgo è diviso ---End text--- Author: Camilla Gargioni / Heading: Highlight: Image:Un pronto soccorso ANSA ed efficienza del Ssn. Tra le criticità evidenziate dal rapporto ci sono l’auza di personale e i ritardi nell'assistenza territoriale. Negli ultimi tre anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure, spiega ancora il Rapporto. Nonostante l'Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1.000 abi Beatrice Venezi è nominata direttore musicale della Fenice dal 2026 -tit_org- Fenice, fallisce Ja mediazione Sciopero alla prima di Wozzeck -sec_org-
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title§§ Sanità, mancano 13 miliardi Un italiano su 10 non si cura Pochi infermieri nelle corsie
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Estratto da pag. 2 di "MESSAGGERO" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Sanità, mancano 13 miliardi Un italiano su 10 non si cura Pochi infermieri nelle corsie IL DOSSIER ROMA Mancano all'appello poco più di 13 miliardi. Secondo l'ultimo Rapporto Gimbe ecco a quanto ammontano le risorse che sono state tolte alla Sanità. Un vuoto che acuisce la crisi del Servizio sanitario nazionale e che contribuisce a spianare la strada al privato. Oggi, per curarsi le famiglie pagano di tasca propria 41,3 miliardi di euro. Ma 1 italiano su 10, oltre 5,8 milioni pari al 9,9% della popolazione, non ce la fa a sobbarcarsi anche questa spesa ed è costretto a rinunciare ad almeno una prestazione sanitaria. «Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Ssn», ha lanciato l'allarme Nino Cartabellotta, presidente Gimbe. Il quale ha ricordato che la quota di Pil destinata al Fondo sanitario nazionale, così prevede la legge di Bilancio 2025, scenderà dal 6,1% del 2025-2026 al 5,9% nel 2027 e al 5,8% nel 2028, una riduzione in termini assoluti di 13,1 miliardi di euro. In compenso, il Documento programmatico di finanza pubblica stima un rapporto tra spesa sanitaria e Pil stabile al 6,4% per gli anni 2025, 2027 e 2028, con un leggero aumento al 6,5% nel 2026. «Senza un deciso rifinanziamento a partire dalla legge di Bilancio 2026 - avverte la Fondazione – il divario tra stima di spesa e risorse allocate costringerà le Regioni a una scelta dolorosa per i propri residenti: ridurre i servizi o aumentare la pressione fiscale». Nel 2024 la spesa sanitaria ha raggiunto i 185 miliardi, di cui 137,46 miliardi di spesa pubblica. La spesa privata ha superato i 47 miliardi. L’86,7% della spesa privata grava direttamente sui cittadini, mentre solo il 13,3% è intermediata. In questo contesto la quota di popolazione che rinuncia ad andare dal dottore varia molte da una regione all'altra. Il picco massimo, 17,7%, si registra in Sardegna. Nel Lazio l'asticella scende al 12%, in Lombardia al 10,3% e in Campania all'8,6%. Dai dati del ministero della Salute emerge che nel 2023 oltre la metà delle 29.386 strutture sanitarie presenti sul territorio, il 58%, erano private accreditate. Nel 2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato ha raggiunto quota 28,7 miliardi. Ma a correre davvero, segnala la Fondazione, è il privato puro: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie presso le strutture completamente a pagamento è aumentata del 137%, passando da 3,05 miliardi a 7,23 miliardi. NUMERI Il rapporto Gimbe accende poi un faro sugli squilibri del personale sanitario. Nella Sanità italiana i medici non mancano, mentre gli infermieri sono una categoria in via di estinzione. Nel 2023 i medici dipendenti erano 109.024, pari a 1,85 per 1.000 abitanti, e quelli convenzionati 57.880. Secondo i dati Ocse, che includono tutti i medici in attività, specializzandi compresi, il numero sale a 315.720 medici, ovvero 5,4 ogni 1.000 abitanti. Solo l’Austria ci supera. Al contrario, gli infermieri sono 6,5 ogni 1.000 abitanti, contro una media Ocse di 9,5. Secondo i dati nazionali, nel 2023 gli infermieri dipendenti erano in tutto 277 mila. La Fondazione Gimbe ha analizzato quanto manca al raggiungimento dei 14 obiettivi previsti dalla Missione Salute del Pnrr. Dal monitoraggio è emerso che 4 target sono in anticipo o già completati (ristrutturazioni degli ospedali, assistenza domiciliare per gli over 65, grandi apparecchiature, contratti di formazione specialistica). Altri 5 non sono valutabili per mancanza di dati. Sono 2 invece i target che presentano ritardi e riguardano gli interventi di antisismica e l'adozione da parte di tutte le Regioni del Fascicolo sanitario elettronico. Ma sulla vicenda dei medici prende posizione Alberto Oliveti, presidente della fondazione Enpam (medici e odontoiatri). Conti sotto controllo per le pensioni dei medici, ma Oliveti ha messo in guardia sull’importanza di difendere il flusso contributivo. «La nostra Cassa è solida, con un patrimonio importante e una sostenibilità garantita. Ma il futuro ci chiama all'attenzione - ha detto, intervenendo all’83° congresso Fimmg in
corso a Villasimius (Cagliari) - Per i prossimi 15 anni è atteso un saldo previdenziale negativo dovuto all'aumento dei pensionati e alla penuria di nuovi contribuenti». Per Oliveti, «l’effetto sui bilanci sarà mitigato dai guadagni degli investimenti e per alcuni anni consumeremo un po’ di patrimonio, che del resto abbiamo accumulato apposta». Il presidente dell’ente va oltre. «Non aumenteremo i contributi, non ridurremo le prestazioni e non ritoccheremo l’età pensionabile. Dobbiamo però essere molto attenti al flusso dei contributi e quindi alle remunerazioni che li generano. In questo senso penso che 60 euro di quota capitaria annua per il medico di famiglia siano un’indecenza. Un compenso insopportabile che ignora i costi fissi, che aumentano, e il ruolo cruciale del medico». Infine Oliveti conclude: «Come Enpam chiediamo che a una professione che deve agire con scienza, coscienza e sapienza venga dato riconoscimento finanziario e supporto, come risorse per i collaboratori di studio e per sostenere la genitorialità». Rosario Dimito Francesco Bisozzi ---End text--- Author: Rosario Dimito :-: Francesco Bisozzi Heading: Highlight: LA FONDAZIONE GIMBE: NEL 2024 LA SPESA TOTALE PER IL SETTORE TOCCA I 185 MILIARDI A QUOTA 47 QUELLA GESTITA DAI PRIVATI OLIVETI (ENPAM): «CASSA SOLIDA MA 60 EURO ALL’ANNO PER I MEDICI DI FAMIGLIA SONO UNA VERA INDECENZA» Image:È raddoppiata in dieci anni la spesa sanitaria delle famiglie -tit_org- Sanità, mancano 13 miliardi Un italiano su 10 non si cura Pochi infermieri nelle corsie -sec_org-
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title§§ Sanità, 160 mila persone rinunciano alle cure
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Estratto da pag. 56 di "MESSAGGERO ABRUZZO" del 09 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-09T02:41:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità, 160 mila persone rinunciano alle cure Il report di Gimbe sul 2024. L’assessore: «Sono delle stime, non numeri reali» IL DOSSIER Un abruzzese su otto non si cura. Più precisamente: 160mila persone avrebbero rinunciato a una o più prestazioni sanitarie nel 2024, cioè, appunto, il 12,6% dell'intera popolazione. Oltre tre punti percentuali in più dell’anno prima, oltre due e mezzo in più della media nazionale. Numeri allarmanti. A stimarli è la fondazione Gimbe nel suo ultimo rapporto. Che ci dice anche altre cose. Per esempio che l'aspettativa di vita in Abruzzo è di 83 anni, sotto di pochi mesi a quella italiana. Ma anche che, a dispetto di tutto questo, la nostra regione è quella che ha più medici e infermieri della media: 12,6 ogni mille abitanti, 0,7 in più del resto del Paese. E non solo, perché in proporzione ottiene più soldi dal Fondo sanitario nazionale e questo capitolo di entrata cresce più della media. E poi ci sono i progetti finanziati dal Pnrr: qui luci e ombre. Al 30 giugno di quest’anno nessuna casa di comunità era entrata in servizio sulle 42 programmate, ma erano già attive tutte le centrali operative previste e sei dei 15 ospedali di comunità. Per l’assessore regionale alla Salute Nicoletta Verì, però, questi numeri vanno presi con prudenza. «Non sono reali, altrimenti implicherebbero problemi ben più seri di quelli legati ad un’indagine statistica», dice rispondendo al Pd che sottolineava i 160mila abruzzesi che rinunciano alle cure. «Abbiamo già spiegato come si arriva a quel dato», cioè «considerando fattori come il quadro socio-economico, le reti viarie e i tempi per raggiungere i punti di erogazione dei servizi». In altre parole: «Non è stato fatto un sondaggio tra gli abruzzesi dal quale è emerso quel numero». E sul Pnrr? «Siamo in linea con i cronoprogrammi stabiliti a livello ministeriale». Luca Tomassoni © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Luca Tomassoni Heading: Il report di Gimbe sul 2024. L’assessore: «Sono delle stime, non numeri reali» Highlight: Image:Un ospedale abruzzese -tit_org- Sanità, 160 mila persone rinunciano alle cure -sec_org-
tp:writer§§ Luca Tomassoni
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title§§ Sanità, la fuga dalle cure: in 104mila rinunciano = La fuga dalla Sanità, in 104mila rinunciano a visite mediche e cure
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Estratto da pag. 56 di "MESSAGGERO UMBRIA" del 09 Oct 2025
>I numeri 2024 peggiorano quelli del '23 »Sistema promosso per numero di medici Dato umbro più alto della media nazionale e infermieri dipendenti in base agli abitanti
pubDate§§ 2025-10-09T01:37:00+00:00
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tp:ocr§§ Il report Sanità, la fuga dalle cure: in 104mila rinunciano La fuga dalla Sanità, in 104mila rinunciano a visite mediche e cure I numeri 2024 peggiorano quelli del ‘23 `Sistema promosso per numero di medici Dato umbro più alto della media nazionale e infermieri dipendenti in base agli abitanti ` PERUGIA In Umbria sempre più persone rinunciano a curarsi, evitando visite e diagnosi: nel 2024 oltre 104 mila pazienti hanno dichiarato di aver rinunciato a una o più prestazioni sanitarie, che in termini percentuali fa scivolare la regione tra quelle dove la salute personale è sempre più in secondo piano, attestandosi al 12,2 per cento della popolazione, contro una media italiana del 9,9%. Ma non solo: gli umbri che non accedono ai servizi sanitari (probabilmente per motivi economici o per altre problematiche) hanno visto incrementarsi di circa tre punti percentuali rispetto al 2023. Canestrelli a pag. 58 IL FOCUS PERUGIA In Umbria sempre più persone rinunciano a curarsi, evitando visite e diagnosi: nel 2024 oltre 104 mila pazienti hanno dichiarato di aver rinunciato a una o più prestazioni sanitarie, che in termini percentuali fa scivolare la regione tra quelle dove la salute personale è sempre più in secondo piano, attestandosi al 12,2 per cento della popolazione, contro una media italiana del 9,9%. Ma non solo: gli umbri che non accedono ai servizi sanitari (probabilmente per motivi economici o per altre problematiche) hanno visto incrementarsi di circa tre punti percentuali rispetto al 2023. Intanto, si scopre che in Umbria gli organici relativi a medici e infermieri si presentano sopra la media nazionale, mentre aumentano i fondi pro-capite per sanità regionale. Ma andiamo con ordine. Continua a essere alta l’attenzione per la salute generale degli umbri che rinunciano a visite, analisi o accertamenti specialistici con i dati del preoccupante fenomeno che sembrano essere ogni anno in crescita, con più di un cittadino su dieci che ammette di non curarsi più a dovere. Una fotografia della situazione regionale arriva dall'ottavo rapporto della fondazione Gimbe, che oltre a ricercare quella parte della popolazione che non si cura più, ha analizzato e monitorato la sostenibilità e l'efficienza del sistema sanitario nazionale, compresa l’Umbria. Per quello che riguarda il riparto del Fondo sanitario nazionale nel 2023 (anno in cui sono stati modificati i criteri) il dato regionale è risultato essere pari a 2.171 euro pro-capite (con un incremento di 94 rispetto all'anno precedente, superiore alla media nazionale di 71). Secondo Gimbe, nel 2024, come detto, la regione Umbria ha invece ricevuto 2.232 euro pro-capite, cifra superiore alla media nazionale che si è attestata a 2.181 euro. «I nuovi criteri di riparto - hanno spiegato gli esperti del Gimbe nel loro rapporto assicurano più risorse alle regioni con popolazione più anziana e l'Umbria possiede un indice di vecchiaia particolarmente elevato. Mentre nella regione l'aspettativa di vita alla nascita, in relazione a dati riferiti sempre al 2024, è pari a 83,9 anni, contro una media nazionale di 83,4 anni». Poi c’è il capitolo del personale sanitario: in questo caso Gimbe ha tracciato un quadro rispetto agli organici del personale sanitario a livello regionale, quadro che presenta dati migliori rispetto alla media nazionale. In particolare nel 2023 in Umbria si registrano 14 unità di ogni 1.000 abitanti (media Italia 11,9); 2,3 medici dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 1,85); 5,99 infermieri dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 4,7); il rapporto medici-infermieri è pari a 2,6 (media Italia 2,54). Capitolo case di comunità: riguardo al Pnrr (su dati Agenas al 30 giugno 2025) a fronte di una programmazione complessiva di 22, al 30 giugno 2025, sei hanno già attivato almeno un servizio, cinque tutti quelli obbligatori di cui due con presenza di medici e infermieri, mentre, altro dato, il 100 per cento delle centrali operative territoriali sono pienamente funzionanti e certificate. Riguardo gli ospedali di comunità, a fronte di una programmazione
complessiva di 16, al 30 giugno 2025 7 (44%) sono stati dichiarati attivi dalla Regione. Per quello che riguarda la performance sugli adempimenti dei livelli essenziali di assistenza (Lea) l’Umbria ha un punteggio di 257 nel 2023, migliorandosi di 9 punti rispetto al 2022, mentre si posiziona al settimo posto per la prevenzione collettiva e al decimo posto per l’assistenza distrettuale e ospedaliera, risultando adempiente secondo il nuovo sistema di garanzia. Infine, riguardo la mobilità sanitaria viene evidenziato un saldo negativo (-36,6 milioni di euro nel 2022), con una presenza limitata del privato accreditato. Il rapporto prende in esame anche le altre regioni, evidenziando come “la revisione dei criteri di riparto ha introdotto lievi effetti redistributivi per le regioni del Mezzogiorno, compensando solo in parte lo svantaggio che assegna più risorse alle regioni con popolazione più anziana. Infatti, in base all'indagine Gimbe, in termini di riparto pro-capite, nel 2024 la Liguria (2.261 euro) guida la classifica, seguita da Molise (2.235 euro), Sardegna (2.235 euro) e, appunto, l’Umbria (2.232 euro), tutte regioni con un indice di vecchiaia elevato. Al contrario, escludendo le province autonome, le regioni più giovani ricevono quote pro-capite inferiori alla media nazionale: Campania (2.135 euro), Lombardia (2.154 euro), Lazio (2.164 euro) e Sicilia (2.166 euro). Selenio Canestrelli ---End text--- Author: Selenio Canestrelli Heading: Highlight: L’ASPETTATIVA DI VITA è DI 83,9 ANNI CONTRO GLI 83,4 REGISTRATO IN ITALIA Image:Stefania Proietti presidente della Regione -tit_org- Sanità, la fuga dalle cure: in 104mila rinunciano La fuga dalla Sanità, in 104mila rinunciano a visite mediche e cure -sec_org-
tp:writer§§ Selenio Canestrelli
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title§§ Sanità, in Umbria si vive più a lungo Ma in 100mila rinunciano a curarsi
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Estratto da pag. 39 di "NAZIONE UMBRIA PERUGIA" del 09 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-09T06:31:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità, in Umbria si vive più a lungo Ma in 100mila rinunciano a curarsi L’ottavo rapporto Gimbe analizza e monitora la sostenibilità e l’efficienza del Sistema sanitario PERUGIA L’anno scorso sono aumentati ulteriormente gli umbri che hanno riunciato a curarsi una o più volte negli ospedali o nei Centri di salute pubblici. E questo nonostante il numero dei medici e infermieri sia tra i più alti in Italia, con un aumento dei fondi da parte del Governo nazionale: segno che l’organizzazione è certamente da migliorare. Un’eredità pesante insomma, che la Giunta-Tesei di centrodestra ha lasciato alla governatrice Stefania Proietti. In Umbria, dunque, nel 2024 il 12,2% dei cittadini, oltre 104 mila persone, ha dichiarato di avere rinunciato ad una o più prestazioni sanitarie (media Italia 9,9%) con un incremento di 3 punti percentuali rispetto al 2023. Il dato è proposto dall’ottavo rapporto Gimbe, che analizza e monitora la sostenibilità e l’efficienza del Sistema sanitario nazionale. Riguardo al riparto del Fondo sanitario nazionale nel 2023 (anno in cui sono stati modificati i criteri) in regione è stato pari a 2.171 pro capite (con un incremento di 94 rispetto all’anno precedente, superiore alla media nazionale di 71). Secondo Gimbe nel 2024 la regione ha ricevuto 2.232 euro pro-capite, cifra superiore alla media nazionale di 2.181. I nuovi criteri di riparto, infatti - viene spiegato -, assicurano più risorse alle Regioni con popolazione più anziana e l’Umbria possiede un indice di vecchiaia «particolarmente elevato». Nella regione - si legge sempre nel rapporto - l’aspettativa di vita alla nascita (dati 2024) è pari a 83,9 anni (media nazionale 83,4). Gimbe ha tracciato un quadro che rispetto agli organici del personale sanitario a livello regionale (con dati migliori della media nazionale). In particolare nel 2023 in Umbria si registrano 14 unità di ogni 1.000 abitanti (media Italia 11,9); 2,3 medici dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 1,85); 5,99 infermieri dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 4,7); il rapporto medici-infermieri è pari a 2,6 (media Italia 2,54). Riguardo al Pnrr (dati Agenas al 30 giugno 2025), per le case della comunità: a fronte di una programmazione complessiva di 22, al 30 giugno 2025, solo 6 hanno attivato almeno un servizio, cinque tutti quelli obbligatori di cui due con presenza di medici e infermieri. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità, in Umbria si vive più a lungo Ma in 100mila rinunciano a curarsi -sec_org-
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title§§ Sanità in crisi: negli ultimi tré anni persi 13 miliardi
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Estratto da pag. 8 di "NOTIZIA GIORNALE" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Sanità in crisi: negli ultimi tré anni persi 13 miliare La lenta agonia del Servili;) Sanitario Nazionale rischia di aprire sempre più In strada al privato, È quanto emerge clall'ottavu Rapporto Gimbe, che analizza e monitora la sostenibilità e l'efficienza del Ssn: negli ultimi tré anni, afferma Cimbe, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono a carico delle famiglie. In particolare, un italiano su 10 ha dovuto rinunciare alle cure e non ostante l'Italia sia al secondo posto in Europa per numero di medici, resta indietro per quanto riguardagli infermieri. [I Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per la salute registra inoltre gravi ritardi; solo ¡I 4,4% delle case della comunità ù pienamente operativo. La sanità italiana, dunque, "resta vittima di un imponen te e costante de finanziamento" E questo nonostante l'aumento nominale del Fondo Sanitario Nazionale (Fsn) di 11,1 miliardi di euro nel triennio 2023-2025, da 125,4 miliardi del 2022 a 136,5 miliardi nel 202S.Gran parte delle risorse aggiuntive, infatti, è stata assorbita dall'inflazione e dai maggiori costi energetici. "Dietro l'aumento dei miliardi sì cela un imponente e costante de finanziamento, perché cambiando unità di misura le rassicuranti cifre assolute diventano solo illusioni contabili", spiega il presidente Nino CartabeUotca La quota del Fsn sul Pii è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% nel 2Û23, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025, con perdite in termini assoluti di 13,1 miliardi. Il divario Ita previsione di spesa e risorse pubbliche rischia di scaricarsi sui bilanci regionali, con un impatto stimato di 7,5 miliardi nel 2025 e fino a 13.4 miliardi nel202e,afìfennaG¡inbe, R.M. Il report Gimbe Un italiano su dieci ha rinunciato a curarsi Sborsati nel privato 41 miliardi Gli aumenti del Fondo erosi dall'inflazione -tit_org- Sanità in crisi: negli ultimi tré anni persi 13 miliardi -sec_org-
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title§§ AGGIORNATO- Sanità in crisi: negli ultimi tre anni persi 13 miliardi
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Estratto da pag. 8 di "NOTIZIA GIORNALE" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Sanità in crisi: negli ultimi tré anni persi 13 miliardi La lenta agonia del Servizio Sanitario Nazionale rischia di aprire sempre più 1ë strada al privato. È quanto emerge1 dall'ottavo Rapporto Gimbe, che analizza e monitora la sostEnibilita e l'efficienza del Ssn: negli ultimi tre anni, afferma Cimbe, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono a carico delle Famiglie. In particolare, un italiano su 10 ha dovuto rinunciare alla cure e nonostante l'Italia sia al secondo posto in Europa per numero di medici, resta indietro per quanto riguardagli infermieri, [I Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per la salute registra inoltre gravi ritardi; solo il 4,4% delle case della comunica È pienamente operativo. La sanità italiana, dunque, "resta vittima di un imponen te e costante de finanziamento" E questo nonostante l'aumento nominale del Fondo Sanitario Nazionale (Fsn) di 11,1 miliardi di euro nel triennio 2023-2Û25, da 125,4 miliardi del 2022 a 136,5 miliardi nel 2025.Gran parte delle risorse agciuntive, infatti, è stata assorbita dall'infla/ione e dai maggiori costi energetici. "Dietro l'aumento dei miliardi si cela un imponente e costante de finanziamento i perché cambiando unità di misura le rassicuranti cifre assolute diventano solo illusioni conlabili", spiega il presidente Nino Cartabellotta La quota del Fsn sul Pii è scesa dal 6,3% Jel 2022 al 6% nel 2Û23, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025, con perdite in termini assoluti di 13,1 miliardi. Il divario trai previsione di spesa e risorse pubbliche rischia di scaricarsi sui bilanci regionali, con un impatto stimato di 7,5 miliardi nel 2025 e fino a 13,4 miliardi nel202e,aflfènnaG¡mbe. R.M. Il report Gimbe Un italiano su dieci ha rinunciato a curarsi Sborsati nel privato 41 miliardi Gli aumenti del Fondo erosi dall'inflazione -tit_org- AGGIORNATO- Sanità in crisi: negli ultimi tre anni persi 13 miliardi -sec_org-
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title§§ Sanità, spunta l'idea di pagare di più i medici fedeli al Ssn
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Estratto da pag. 19 di "NT ENTI LOCALI" del 09 Oct 2025
Indennità di esclusività più pesante. Assunzioni: piano da 30mila ingressi
pubDate§§ 2025-10-09T08:05:00+00:00
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tp:ocr§§ Personale Sanità, spunta l'idea di pagare di più i medici fedeli al Ssn Indennità di esclusività più pesante. Assunzioni; piano da ÇÎïï³²à ingressi di Marzio Hartolfini 09 Ottobre 2025 Un "premio" a quei medici che giurano fedeltà al Servizio sanitario nazionale, potenziando la cosiddetta indennità di esclusività che vincola già oggi i camici bianchi a lavorare solo negli ospedali pubblici anche quando fanno la libera professione (la cosiddetta intramoenia). Questa l'ultima idea su cui si punta per rendere di nuovo attrattivo il Ssn. L'indennità come detto è già presente nelle buste paga dei medici e varia nel suo importo in base all'anzianità: ora al ministero della Salute si lavora per renderla più pesante anche per dare un segnale preciso a chi decide di non fuggire dal Ssn, come stanno invece già facendo da anni molti camici bianchi. L'idea di aumentare questa voce - invece che l'indennità di specificità presente in tutte le buste paga dei medici comprese quelle di chi fa libera professione fuori dal Ssn - è una delle misure che potrebbe vedere la luce nella legge di bilancio tra quelle destinate al personale che è la priorità numero uno del ministro della Salute Grazio Schillaci. Il nodo ovviamente è la copertura visto che a esempio per finanziare un aumento netto in busta paga di 200 euro servirebbero circa 300 milioni. Per questo in queste ore si sta lavorando per affinare gli interventi che poi vedranno la luce nel testo atteso in consiglio dei ministri cercando di far bastare la coperta che come sempre è troppo corta. L'asticella delle risorse in più nella manovra per la Sanità per il 2026 balla già da settimane tra i 2 e i 2,5 miliardi, con il ministro Schillaci che spera di chiudere come minimo a metà del range e cioè a 2,2 miliardi. Una dote in più non scontata: l'anno scorso si era partiti con l'obiettivo di ottenerne 3 ßç più per poi scoprire, con il testo della legge di bilancio in mano che ce n'erano meno della metà a disposizione. Stavolta però le richieste dovrebbero andare in porto, anche se rischiano di non essere sufficienti per tutte le priorità portate al tavolo del Mef nelle settimane scorse. L'altra priorità riguarda gli infermieri che sono quelli che mancano di più: per questo il piano sulle assunzioni da circa çîò³³à ingressi - anticipato nei giorni scorsi dal Sole 24 ore - dovrebbe privilegiare il comparto sanitario che ne assorbirebbe 2Smila. Per gli infermieri si parla anche di un aumento dell'indennità di specificità e la possibilità di fare libera professione come fanno già oggi i medici. In pista anche risorse per le liste d'attesa. Il nodo delle risorse mai sufficienti è emerso anche ieri alla presentazione del rapporto annuale Cimbe secondo il quale negli ultimi tré anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure. «Colpisce il dato del gap tra la spesa pubblica prevista dal Documento di Programmazione di Finanza Pubblica, che prevede una percentuale sul Pii del 6,4 %, e lo stanziamento previsto dall'ultima Legge di Bilancio che invece si ferma al 6,1%. Questo gap significa che mancheranno 7 miliardi nel 2025 e quasi io nel 2026. Chi mette le risorse che mancano?», ha detto ieri la segretaria Pd, Elly Schlein. -tit_org- Sanità, spunta l’idea di pagare di più i medici fedeli al Ssn -sec_org-
tp:writer§§ Marzio Bartoloni
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§---§
title§§ Mobilità passiva e oltre il 10% dei lucani che rinuncia del tutto a curarsi: sanità in zona rossa
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/09/2025100903204908047.PDF
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Estratto da pag. 11 di "NUOVA DEL SUD" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Mobilità passiva e oltre il 10% dei lucani che rinuncia del tutto a curarsi: sanità in zona rossa POTENZA – In “fascia rossa” per gli adempimenti necessari a garantire livelli Essenziali di Assistenza, mobilità sanitaria e divario con il Nord; il 10,8% dei lucani rinuncia a curarsi: sono i dati che segnano lo “stato di salute” del Servizio Sanitario in Basilicata contenuti nell’ottavo Rapporto che la Fondazione Gimbe dedica al Servizio Sanitario Nazionale. Il punto di “più grave malattia” del Ssr è lo stato dei Livelli essenziali di assistenza. Alla Basilicata (in fascia rossa) è attribuito un punteggio complessivo di 189 punti. Il 2023 – sottolinea il Rapporto - certifica un’Italia spaccata: solo 13 Regioni rispettano i Livelli Essenziali di Assistenza, prestazioni e servizi da garantire a tutti i cittadini gratuitamente o previo pagamento di un ticket. Al Sud si salvano solo Puglia, Campania e Sardegna. La cartina al tornasole degli adempimenti Lea è la mobilità sanitaria che nel 2022 vale oltre 5 miliardi: Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto raccolgono il 94,1% del saldo attivo, mentre il 78,8% del saldo passivo si concentra in 5 Regioni del Sud (Abruzzo, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia) e nel Lazio, che registrano un saldo negativo oltre 100 milioni. Per Gimbe Le conseguenze di questa permanente “frattura strutturale” tra Nord e Sud si riflettono anche nell’aspettativa di vita che in tutte le Regioni del Mezzogiorno è pari o inferiore alla media nazionale. Le stime Istat per il 2024 indicano una media nazionale di 83,4 anni con nette differenze regionali: in Basilicata 83 anni. “Un drammatico segnale - commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta - che testimonia la bassa qualità dei servizi sanitari del Mezzogiorno, oltre al fallimento di Piani di rientro e Commissariamenti nella riqualifiMo dei a cu cazione e riorganizzazione sanitaria delle Regioni del Sud: qui i cittadini vivono una sanità peggiore, devono spendere per curarsi altrove e pagano imposte regionali più alte”. Nel rapporto si sostiene inoltre che il riparto tra le Regioni del fondo sanitario nazionale è lontano dall’equità. La revisione dei criteri di riparto ha introdotto lievi effetti redistributivi per le Regioni del Mezzogiorno, compensando solo in parte lo svantaggio che assegna più risorse alle Regioni con popolazione più anziana. Infatti, in termini di riparto pro-capite, nel 2024 la Liguria ( 2.261) guida la classifica, seguita da Molise ( 2.235), Sardegna ( 2.235) e Umbria ( 2.232), tutte Regioni con un indice di vecchiaia elevato. In Basilicata la media pro-capite è di 2.214 euro. “I meccanismi di riparto – denuncia Cartabellotta – restano profondamente iniqui. La quota non pesata del 60% limita la capacità di rispondere ai nuovi bisogni di salute, soprattutto quelli emergenti tra i giovani e le fasce socialmente svantaggiate”. La spesa diretta delle famiglie per la salute incide fortemente sulle cure sino a ridurre l’equità dell’accesso e a peggiorare le condizioni di salute attraverso limitazione delle spese per la salute, indisponibilità economica temporanea e, soprattutto, rinuncia alle prestazioni sanitarie. Un fenomeno con marcate differenze regionali: dal 5,3% della Provincia autonoma di Bolzano al 17,7% della Sardegna e da noi il 10,8% della popolazione. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: I dati contenuti nell’ottavo rapporto della fondazione Gimbe che segnano lo stato di salute del servizio sanitario in Basilicata Image:Alcune tabelle dell’ottavo rapporto della fondazione Gimbe sul servizio sanitario nazionale -tit_org- Mobilità passiva e oltre il 10% dei lucani che rinuncia del tutto a curarsi: sanità in zona rossa -sec_org-
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title§§ Gimbe: «Sanità in crisi ritardi e costi alle stelle Uno su dieci rinuncia»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/09/2025100903119707051.PDF
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Estratto da pag. 4 di "NUOVA FERRARA" del 09 Oct 2025
Al Servizio nazionale tagliati 13 miliardi in 3 anni
pubDate§§ 2025-10-09T04:29:00+00:00
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tp:ocr§§ Gimbe: «Sanità in crisi ritardi e costi alle stelle Uno su dieci rinuncia» Al Servizio nazionale tagliati 13 miliardi in 3 anni Roma La sanità pubblica italiana continua a perdere terreno. A fotografare una situazione sempre più critica è il nuovo report della Fondazione Gimbe, che analizza i dati della spesa sanitaria nazionale e mette in luce un fenomeno ormai strutturale: l’aumento della spesa privata a carico delle famiglie e la crescente rinuncia alle cure da parte di milioni di cittadini. Nel 2024, secondo le elaborazioni della fondazione su base Istat, la spesa sanitaria complessiva ha raggiunto i 185,12 miliardi di euro. Di questi, 137,46 miliardi (pari al 74,3%) sono stati coperti da risorse pubbliche, mentre 47,66 miliardi – quasi un quarto del totale – provengono da tasche private. All’interno di questa spesa privata, 41,3 miliardi di euro (22,3%) sono stati pagati direttamente dai cittadini ('out of pocket'), e solo 6,36 miliardi (3,4%) hanno beneficiato di forme di intermediazione tramite fondi sanitari, casse mutualistiche o assicurazioni. In termini relativi, ciò significa che l’86,7% della spesa sanitaria privata grava ancora direttamente sui cittadini, con appena il 13,3% coperto da strumenti collettivi o assicurativi. Un trend che, per il presidente della fondazione Nino Cartabellotta, testimonia il progressivo indebolimento del sistema pubblico: «La spesa delle famiglie continua a crescere e viene ormai 'arginata' da fenomeni che minano l’equità di accesso alle cure e peggiorano le condizioni di salute, come la rinuncia alle prestazioni sanitarie o la temporanea indisponibilità economica. In sostanza, milioni di persone sono costrette a pagare la sanità di tasca propria o, se indigenti, a rinunciarvi del tutto». Secondo le stime della fondazione, nel corso del 2024 circa 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno rinunciato a una o più prestazioni sanitarie. Le motivazioni più frequenti riguardano i costi troppo alti, le liste d’attesa eccessive e la distanza dai servizi, specie nelle aree interne o nel Mezzogiorno. Le differenze territoriali restano fortissime: si passa dal 5,3% di rinunce nella Provincia autonoma di Bolzano al 17,7% in Sardegna, con punte elevate anche in Calabria, Sicilia e Campania. Il modello universalistico del Servizio sanitario nazionale, fondato sul principio di garantire cure gratuite e accessibili a tutti, appare sempre più sotto pressione. Secondo Gimbe, la riduzione del finanziamento pubblico e il ricorso crescente al privato hanno di fatto spostato l’onere delle cure sui cittadini, con un rischio evidente: «trasformare il diritto alla salute in un privilegio economico». Il definanziamento del Servizio sanitario nazionale è al centro delle preoccupazioni della fondazione. Il Governo prevede nel Documento di economia e finanza (Def) che il rapporto tra spesa sanitaria pubblica e Pil scenderà dal 6,4% del 2023 al 6,2% nel 2027, con un taglio reale stimato in oltre 3 miliardi di euro rispetto ai fabbisogni attuali."Ma dietro l'aumento dei miliardi si cela un imponente e costante definanziamento, perché cambiando unità di misura le rassicuranti cifre assolute diventano solo illusioni contabili", spiega Cartabellotta, "in altre parole, se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fsn è aumentato di 11,1 miliardi, è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi". Una riduzione che, secondo Gimbe, “non consentirà di garantire i Livelli essenziali di assistenza (LEA)” su tutto il territorio nazionale, soprattutto nelle regioni già in difficoltà strutturale. «L’aumento della spesa sanitaria privata – ribadisce Cartabellotta – rompe il patto tra cittadini e istituzioni. Il Servizio sanitario nazionale, rischia di diventare un sistema per chi può pagare. È una deriva che dobbiamo arrestare subito». La Fondazione Gimbe rivolge un appello al Governo e al Parlamento affinché il rifinanziamento del Servizio sanitario nazionale diventi una priorità politica. «Le risorse previste oggi – conclude Cartabel
lotta – non bastano nemmeno a coprire l’aumento dei costi per personale, energia e farmaci. Senza un piano di rifinanziamento pluriennale e riforme strutturali sulla governance, la sanità rischia un progressivo smantellamento». ? ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Senza un piano di rifinanziamento pluriennale e riforme strutturali sulla governance, la sanità pubblica italiana rischia un progressivo smantellamento Image:Nino Cartabellotta presidente Fondazione Gimbe -tit_org- Gimbe: «Sanità in crisi ritardi e costi alle stelle Uno su dieci rinuncia» -sec_org-
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§---§
title§§ Sanita Sardegna ultima in Italia = Un sardo su 6 rinuncia alle cure l'isola maglia nera tra le regioni
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/09/2025100903119407044.PDF
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Estratto da pag. 7 di "NUOVA SARDEGNA" del 09 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-09T04:29:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità I dati della Fondazione Gimbe: un sardo su sei rinuncia alle cure Centore a pagina 7 Fondazione Gimbe Allarme medici di base: sono diminuiti del 39% Un sardo su 6 rinuncia alle cure l’isola maglia nera tra le regioni Cagliari I numeri disegnano una sanità sarda in profonda difficoltà anche se non mancano risorse e personale. Il quadro emerge dall’ottavo rapporto sul servizio sanitario nazionale presentato alla Camera dalla Fondazione Gimbe. Secondo i dati Istat, la spesa sanitaria per il 2024 ammonta a 185,12 miliardi di euro: 137,46 miliardi di spesa pubblica e 47, 66 miliardi di spesa privata, di cui 41, 3 miliardi pagati direttamente dalle famiglie e 6, 36 miliardi da fondi sanitari e assicurazioni. «La spesa delle famiglie – afferma Nino Cartabellotta, presidente Gimbe, nel suo intervento di presentazione del report – viene inoltre arginata da fenomeni che riducono l’equità dell’accesso e peggiorano le condizioni di salute: limitazione delle spese per la salute, indisponibilità economica temporanea e, soprattutto, rinuncia alle prestazioni sanitarie. Secondo il rapporto si è di fronte a «un fenomeno esploso nel 2024 quando ha coinvolto 1 italiano su 10, ma che in Sardegna arriva a 1 su 6. L’aumento della spesa a carico delle famiglie – osserva Cartabellotta – rompe il patto tra cittadini e istituzioni con milioni di persone costrette a pagare la sanità di tasca propria o, se indigenti, a rinunciare alle prestazioni. E soprattutto senza più la sicurezza di poter contare su una sanità pubblica che garantisca certezze». I dati sardi sono sconfortanti. Nel 2024 oltre 270mila sardi, pari al 17, 2% della popolazione, hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria. Nel 2023 erano pari al 13,7. In valori assoluti c’è stato un incremento di 55mila persone. Il valore più basso nazionale si ha a Bolzano (5, 3). Sul fronte dell’assistenza territoriale invece la Sardegna registra una grave carenza di medici di medicina generale: il 60,6% supera il massimale di 1.500 assistiti, contro una media nazionale del 51, 7%. Al primo gennaio 2024 ogni medico sardo segue in media 1.391 pazienti, a fronte di un rapporto ottimale di 1 ogni 1.200. Secondo la Fondazione Gimbe, nell’Isola mancano almeno 150 medici di base. Il quadro è aggravato dal calo costante di professionisti: tra il 2019 e il 2023 i medici di famiglia sono diminuiti del 39%, a fronte di una riduzione media nazionale del 12, 7%. A preoccupare anche la scarsa attrattiva della professione: nel 2024 i partecipanti al concorso nazionale per la formazione in medicina generale in Sardegna sono stati il 28% in meno rispetto ai posti disponibili, contro una media del 15%». Eppure i medici non mancano nell’isola. Ve ne sono 2, 59 ogni mille abitanti, 0, 7 in più della media nazionale. Siamo la prima regione in Italia per medici stabilizzati, superando Valle d’Aosta, toscana e Liguria. Idem per i medici di medicina generale: solo il 60 per cento supera il massimale di 1500 (nel 2024 portato a 1800) , sopra la media italiana (51,7) , ma ben distante da Lombardia e Veneto. Dati bassi anche per la differenza tra partecipanti al bando per Mmg e borse finanziate: nel 2024 17 posti sono rimasti scoperti, il 28 per cento, quasi il doppio della media nazionale, ma lontani dai vuoti di Marche Molise e Bolzano, vicine o oltre il 65 per cento. Impressionante il calo dei medici di medicina generale dal 2019 al 2023: – 40 per cento, oltre tre volte la media nazionale. (gcen) © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: I numeri 60,7 È la percentuale di ragazzi dai 6 ai 13 ani in carico ai pediatri di libera scelta nell’isola. La media nazionale è 81,2. Guidano la classifica Liguria, Toscana e Veneto, con il 90 per cento dei minori seguiti 48 Sono i milioni destinati ai medici “gettonisti”. L’isola è al quarto posto, superata da Piemonte, Lombardia e Toscana, che però hanno una base di residenti e di medici mancanti molto più elevata 80 Sono le case della salute programmate. Ad oggi solo 27 hanno almeno un servizio dichiara
to attivo. Nessuna ha tutti i servizi obbligatori attivi 24 Sono le centrali operative territoriali previste. A giugno 2025 ne erano funzionanti e certificate 16. Due regioni non hanno raggiunto il target. L’altra è la Campania, ma lì manca poco 34 Sono gli ospedali di comunità programmati. Solo due sono attivi. In valore relativo il dato peggiore a livello nazionale Image:Nino Cartabellotta È il presidente di Fondazione Gimbe, che ha presentato il suo rapporto giunto alla ottava edizione Quattro minori tra i 6-13 anni su dieci non sono seguiti da un pediatra -tit_org- Sanita Sardegna ultima in Italia Un sardo su 6 rinuncia alle cure l’isola maglia nera tra le regioni -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Intervista a Luigi Maxia - «Dato terribile per operatori e pazienti I pensionati non sanno a chi rivolgersi»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/09/2025100903118207064.PDF
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Estratto da pag. 7 di "NUOVA SARDEGNA" del 09 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-09T04:30:00+00:00
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tp:ocr§§ «Dato terribile per operatori e pazienti I pensionati non sanno a chi rivolgersi» Luigi Maxia, segretario Cimo: «Oggi troppi piccoli centri scoperti» Cagliari Luigi Maxia, chirurgo pediatrico, è presidente regionale di Cimo, e presidente sardo di Cimo-Fesmed. Il suo commento sul rapporto Gimbe è netto. «Terribile, per operatori e pazienti», dice. Le soluzioni, percorribili, però non mancherebbero. Perché terribile? I numeri dicono che da noi per mille abitanti ci sono più medici della media nazionale. «La Sardegna ha un primato di cui faremmo volentieri a meno: i medici burocrati, coloro che invece di esercitare svolgono attività solo amministrative. E non sto parlando naturalmente dei medici di medicina generale, ma di tutti coloro che non indossano il camice. Sono tanti, molti di più di quanto si pensi». Tra i numeri della Sardegna nel rapporto emerge l’elevata percentuale di medici di base con massimale: dieci punti sopra la media nazionale. «Dato che si presta a molte considerazioni: la prima è che la maggior parte dei medici sta nei centri urbani e lascia scoperti i centri minori. La seconda è che anche nei centri maggiori i servizi a supporto della medicina generale sono scomparsi. Prima facevano da filtro tra l’ambulatorio e il pronto soccorso. Ma non è questo il dato più preoccupante, bensì il terribile 17%». È il dato che fotografa la percentuale di popolazione che rinuncia alle cure. «Ma chiediamoci chi sono queste persone: anziani e pensionati con pluripatologie che non si possono permettere di andare dal privato e che non hanno poliambulatori o case di comunità vicine; si avvicinano ai grandi ospedali, e ne vengono respinti». Lei ha mandato una lettera ai consiglieri regionali suggerendo soluzioni per portare in periferia i giovani medici. «Oggi il contratto nazionale impedisce di pagare un medico a Sassari in misura diversa da un suo parigrado a Sorgono. Se facessimo entrare solo per la contrattazione integrativa gli ospedalieri e i medici di medicina generale nel comparto regionale, potremmo incentivare chi va nelle periferie, anche in servizi come le indennità di ambulatorio. Altro tema fattibile subito è estendere la rete ospedaliera facendo sì che gli ospedali hub adottino i più piccoli. Oggi gli accordi sono dentro le singole aziende. Bisogna far circolare i medici a livello regionale, sostenendo i giovani. Queste sono due soluzioni fattibili. L’alternativa è vedere i dati Gimbe nel 2026 peggiori».(gcen) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: La Sardegna ha un primato di cui faremmo a meno: troppi medici burocrati che svolgono solo attività amministrati va Image:Luigi Maxia Chirurgo pediatrico, è segretario regionale del sindacato dei medici ospedalieri Cimo -tit_org- Intervista a Luigi Maxia - «Dato terribile per operatori e pazienti I pensionati non sanno a chi rivolgersi» -sec_org-
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title§§ La lenta agonia della sanità Salgono i costi per le famiglie
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Estratto da pag. 6 di "NUOVA VENEZIA" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ La lenta agonia della sanità Salgono i costi per le famiglie IL RAPPORTO GIMBE Tra le criticità evidenziate l’aumento della spesa privata e la rinuncia alle cure, la carenza di personale e i ritardi nell’assistenza ROMA La «lenta agonia» del Servizio Sanitario Nazionale rischia di aprire sempre più la strada al privato. È quanto emerge dall'ottavo Rapporto Gimbe, presentato ieri alla Camera dei deputati, che monitora sostenibilità ed efficienza del Ssn. Tra le criticità evidenziate dal rapporto ci sono l’aumento della spesa privata e rinuncia alle cure, la carenza di personale e i ritardi nell'assistenza territoriale. Negli ultimi tre anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure, spiega ancora il Rapporto. Nonostante l'Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1.000 abitanti contro la media Ocse di 9,5) e nella medicina generale, con oltre 5.500 medici mancanti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza registra inoltre gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo. «Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi di euro - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil, la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025. Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Ssn, che apre la strada a interessi privati». — ---End text--- Author: Redazione Heading: IL RAPPORTO GIMBE Highlight: Image:Un pronto soccorso ANSA -tit_org- La lenta agonia della sanità Salgono i costi per le famiglie -sec_org-
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title§§ Nel 2024 oltre 400mila pugliesi hanno rinunciato a curarsi
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Estratto da pag. 5 di "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Nel 2024 oltre 400mila pugliesi hanno rinunciato a curarsi Nel 2024 il 10,9% dei pugliesi (424 mila persone) ha dichiarato di aver rinunciato ad una o più prestazioni sanitarie (media Italia 9,9%) con un incremento di 2,5 punti percentuali rispetto al 2023. Sono questi alcuni dei dati presenti nell'ottavo rapporto Gimbe, che analizza e monitora la sostenibilità e l'efficienza del Ssn (Servizio sanitario nazionale). Per quel che riguarda il capitale umano impegnato in ambito sanitario, secondo il report, in Puglia nel 2023 si registrano 10,8 unità di personale sanitario ogni 1.000 abitanti (media Italia 11,9); 1,74 medici dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 1,85); 4,41 infermieri dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 4,7). Nello stesso anno il punteggio totale degli adempimenti della Regione ai livelli essenziali di assistenza (Lea), ovvero le prestazioni che il Ssn eroga gratuitamente o tramite il pagamento di un ticket, è di 228 (punteggio max 300). Secondo l'analisi Gimbe, la Puglia si posiziona al decimo posto tra le regioni e province autonome ed è risultata adempiente secondo il Nuovo sistema di garanzia (Nsg). Rispetto al 2022, nel 2023 il punteggio totale della regione è migliorato (+2). In dettaglio, dalla valutazione dei 26 indicatori, suddivisi in tre aree (prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale ed assistenza ospedaliera), la Puglia si colloca: in 11esima posizione per l'area della prevenzione; 14esima per l'area distrettuale e nona per l'area ospedaliera. Sul fronte della mobilità sanitaria regionale, secondo il report, nel 2022 si registra un saldo negativo rilevante, pari a - 230,2 milioni di euro in aumento di 98,7 milioni di euro rispetto al 2021. A livello nazionale, negli ultimi tre anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure. Nonostante l'Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1.000 abitanti contro la media Ocse di 9,5) e nella medicina generale, con oltre 5.500 medici mancanti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza registra inoltre gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo. «Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi di euro - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil, la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025. Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Ssn, che apre la strada a interessi privati». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Il report di Gimbe sull’efficienza del Servizio sanitario nazionale Image:In Puglia nel 2023 si registrano 10,8 unità di personale sanitario ogni 1.000 abitanti -tit_org- Nel 2024 oltre 400mila pugliesi hanno rinunciato a curarsi -sec_org-
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title§§ Sanità in crisi Costi a carico delle famiglie
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Estratto da pag. 7 di "PREALPINA" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Sanità in crisi Costi a carico delle famiglie ROMA - La «lenta agonia» del Servizio Sanitario Nazionale rischia di aprire sempre più la strada al privato. È quanto emerge dall'ottavo Rapporto Gimbe, presentato ieri alla Camera dei deputati, che monitora sostenibilità ed efficienza del Ssn. Tra le criticità evidenziate: aumento della spesa privata e rinuncia alle cure, carenza di personale e ritardi nell'assistenza territoriale. Negli ultimi tre anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure. Nonostante l'Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1.000 abitanti contro la media Ocse di 9,5) e nella medicina generale, con oltre 5.500 medici mancanti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza registra inoltre gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo. «Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi di euro - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil, la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025. Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Ssn, che apre la strada a interessi privati». Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato, contesta il quadro troppo pessimista: «Il nostro sistema soffre, ma non è in ginocchio. Negli ultimi 3 anni il governo ha valorizzato il personale e rafforzato l'assistenza». Per Ilenia Malavasi, deputata del Pd in Commissione affari sociali, «serve superare il tetto di spesa per il personale sanitario e incrementare le risorse per il Fondo Sanitario Nazionale». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità in crisi Costi a carico delle famiglie -sec_org-
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title§§ Sos: «La sanità in agonia» Persi 13 miliardi in 3 anni
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Estratto da pag. 4 di "PROVINCIA DI COMO" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Alberto Stefani, candidato per il centrodestra in Veneto ANSA Sos: «La sanità in agonia» Persi 13 miliardi in 3 anni ROMA La «lenta agonia» del Servizio Sanitario Nazionale rischia di aprire sempre più la strada al privato. È quanto emerge dall'ottavo Rapporto Gimbe, presentato alla Camera dei deputati, che monitora sostenibilità ed efficienza del Ssn. Tra le criticità evidenziate: aumento della spesa privata e rinuncia alle cure, carenza di personale e ritardi nell'assistenza territoriale. Negli ultimi tre anni, la sanità ¦ pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure. Nonostante l'Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1.000 abitanti contro la media Ocse di 9,5) e nella medicina generale, con oltre 5.500 medici mancanti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza registra inoltre gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo. «Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi di euro - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil, la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025. Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Ssn, che apre la strada a interessi privati». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sos: «La sanità in agonia» Persi 13 miliardi in 3 anni -sec_org-
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title§§ Sos: «La sanità in agonia» Persi 13 miliardi in 3 anni
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Estratto da pag. 4 di "PROVINCIA DI LECCO" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Alberto Stefani, candidato per il centrodestra in Veneto ANSA Sos: «La sanità in agonia» Persi 13 miliardi in 3 anni ROMA La «lenta agonia» del Servizio Sanitario Nazionale rischia di aprire sempre più la strada al privato. È quanto emerge dall'ottavo Rapporto Gimbe, presentato alla Camera dei deputati, che monitora sostenibilità ed efficienza del Ssn. Tra le criticità evidenziate: aumento della spesa privata e rinuncia alle cure, carenza di personale e ritardi nell'assistenza territoriale. Negli ultimi tre anni, la sanità ¦ pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure. Nonostante l'Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1.000 abitanti contro la media Ocse di 9,5) e nella medicina generale, con oltre 5.500 medici mancanti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza registra inoltre gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo. «Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi di euro - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil, la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025. Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Ssn, che apre la strada a interessi privati». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sos: «La sanità in agonia» Persi 13 miliardi in 3 anni -sec_org-
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title§§ Sos: «La sanità in agonia» Persi 13 miliardi in 3 anni
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Estratto da pag. 4 di "PROVINCIA DI SONDRIO" del 09 Oct 2025
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title§§ «la sanità pubblica è in agonia, dalle famiglie una spesa di 41 miliardi a favore dei privati»
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Estratto da pag. 28 di "PROVINCIA QUOTIDIANO DI CREMONA" del 09 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-09T04:50:00+00:00
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tp:ocr§§ DENUNCIA DEL GIMBE «LA SANITÀ PUBBLICA È IN AGONIA, DALLE FAMIGLIE UNA SPESA DI 41 MILIARDI A FAVORE DEI PRIVATI» ROMA La «lenta agonia» del Servizio Sanitario Nazionale rischia di aprire sempre più la strada al privato. È quanto emerge dall'ottavo Rapporto Gimbe, presentato alla Camera dei deputati, che monitora sostenibilità ed efficienza del Ssn. Tra le criticità evidenziate: aumento della spesa privata e rinuncia alle cure, carenza di personale e ritardi nell'assistenza territoriale. Negli ultimi tre anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure. Nonostante l'Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1.000 abitanti contro la media Ocse di 9,5) e nella medicina generale, con oltre 5.500 medici mancanti. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza registra inoltre gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo. «Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi di euro - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil, la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025. Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Ssn, che apre la strada a interessi privati». Un'analisi che ha riacceso il dibattito sulla sostenibilità e l'efficacia del Ssn. Licia Ronzulli, senatrice di Forza Italia e vicepresidente del Senato, contesta il quadro troppo pessimista, sottolineando gli sforzi del governo: «Il nostro sistema soffre, è vero, ma non è in ginocchio». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Un ospedale pubblico (Ansa) -tit_org- «la sanità pubblica è in agonia, dalle famiglie una spesa di 41 miliardi a favore dei privati» -sec_org-
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title§§ «Lasciato indietro chi non può pagare le cure»
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Estratto da pag. 5 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ «Lasciato indietro chi non può pagare le cure» Lacorazza: «Questo è un vero allarme sociale» L’ALLERTA «L’ottavo Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario regionale sbatte in faccia all’assessore Latronico la drammatica realtà della sanità lucana. Sempre più cittadini restano senza cure e il dato è impietoso: in Basilicata si passa dal 6,7% del 2023 al 10,8% nel 2024. Due anni fa erano 35.727 i lucani che, a causa delle liste d’attesa e dell’impossibilità di sostenere i costi delle prestazioni private, rinunciavano a curarsi; oggi sono diventati 57.589. Parliamo di un incremento del 4,1%, quasi il doppio della media nazionale. La Basilicata è tra le regioni che fanno peggio in assoluto». Lo dichiara il capogruppo del Pd Piero Lacorazza in Consiglio regionale, Piero Lacorazza, che aggiunge: «Questo dato si aggiunge a quello della mobilità sanitaria passiva, ovvero alle persone che scelgono di curarsi fuori regione, numero anch’esso in aumento nel 2024, in un contesto di deficit di bilancio coperto dalle compensazioni ambientali derivanti dalle attività estrattive. Alla rinuncia di chi cerca di curarsi qui si sommano le criticità di chi va a curarsi altrove, e il deficit che ne deriva viene coperto con risorse che dovrebbero invece essere destinate allo sviluppo e al sostegno delle imprese, provenienti appunto dalle compensazioni legate al petrolio». «Ora – prosegue Lacorazza – l’assessore Latronico potrà elencare tutti i suoi “però” e i suoi “ma”, ma i dati ufficiali sono questi e non si possono ignorare. È questo il dato emerso, quello che più ci ha colpito. Ovviamente continueremo ad approfondire il rapporto della Fondazione, ma le chiacchiere stanno a zero: non si può fare la battaglia contro la verità». Il Governo regionale, ha concluso Lacorazza, «sta lasciando indietro cittadini e famiglie che non possono permettersi le cure. Questo ci dicono i numeri, ed è preoccupante, siamo di fronte a un vero e proprio allarme sociale. L’assessore alla Salute decida se continuare con la sua narrazione o prendere finalmente contatto con la realtà e con i bisogni dei cittadini». ---End text--- Author: Redazione Heading: L’ALLERTA Highlight: Image:Piero Lacorazza -tit_org- «Lasciato indietro chi non può pagare le cure» -sec_org-
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title§§ I lucani rinunciano alle cure
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Estratto da pag. 5 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ SANITÀ Allarme dal Rapporto Gimbe sul Sistema Sanitario Nazionale I lucani rinunciano alle cure Il dato riguarda il 10,8% dei pazienti. Latronico: «Problema di accessibilità» La sanità italiana boccheggia. E il rischio di ritrovarsi a dover optare tra il pantano del Servizio sanitario nazionale e la ben più esosa strada del privato non è solo più alto ma, in un certo senso, una scelta obbligata. Sempre che il portafogli del paziente lo consenta. Il che, per molti italiani, risulta quantomeno difficile. È l’inquietante quadro descritto nell’ottavo Rapporto Gimbe sulle prestazioni sanitarie fornite dal servizio nazionale che, numeri alla mano, appare sempre meno a misura di cittadino e, al contempo, sempre più vulnerabile all’influsso della medicina privata come alternativa tangibile. Il problema, tuttavia, non è solo nei numeri, che pure sono notevoli in relazione al peso del Ssn sul Pil nazionale. Al 31 dicembre 2024, la percentuale è scesa al 3,4% (circa 5 miliardi), riduzione notevole rispetto al 6,3% di incidenza registrato nel 2022, per un totale di oltre 13 miliardi in meno. Dato che stona con l’aumento di 11 miliardi del Fabbisogno sanitario nazionale (Fsn) e che, di fatto, segna quello che il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, chiama «un lento ma inesorabile smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale, che spiana inevitabilmente la strada a interessi privati di ogni forma». Senza dimenticare che, secondo il La sa italia lascia stra 13 mi rapporto, il peso maggiore in termini economici grava sulle famiglie italiane che, da sole, coprono 41,3 miliardi della spesa. Seppur con numeri differenti, il declino in termini di prestazioni e finanziamenti coinvolge ogni territorio, Basilicata inclusa. Anzi, dati alla mano, la sanità lucana paga un dazio piuttosto pesante sul piano, particolarmente delicato, dell’accesso alle cure che, in molti casi, non va oltre il tentativo di prenotazione. La regione figura infatti al settimo posto nella graduatoria nazionale relativa alle persone che, nel 2024, hanno rinunciato a usufruire di una o più prestazioni sanitarie (o alle cure in generale), con il 10,8%. Percentuale superiore alla media nazionale, che si attesta al 9,9%, e di poco inferiore a quella di Puglia e Molise (10,9%). Comunque preoccupante, in quanto in netto aumento rispetto al 2023 (6,7%) e perché riguardante un bacino di utenza che sfiora le 60 mila unità che, per ragioni legate in primo luogo all’accessibilità, ha scelto di optare per la rinuncia e, laddove possibile, rivolgersi a prestazioni private a costi superiori. In sostanza, il problema non sarebbe da ricondurre alla qualità dei servizi quanto, piuttosto, alla difficoltà cronica delle strutture sanitarie di rispondere alle esigenze dei pazienti, soprattutto per mancanza di risorse o per una distrianità ana a per ada liardi buzione deficitaria di quelle a disposizione. Col rischio, concreto, di generare lacune nel Servizio sanitario nazionale e, di conseguenza, l’impossibilità di usufruirne appieno: «Continuare a distogliere lo sguardo significa condannare milioni di persone a rinunciare non solo alle cure, ma a un diritto fondamentale: quello alla salute – ha detto ancora Cartabellotta –. Da anni i Governi, di ogni colore politico, promettono di difendere il Servizio sanitario nazionale, ma nessuno ha mai avuto la visione e la determinazione necessarie per rilanciarlo con adeguate risorse e riforme strutturali». Con conseguenze quali «l’aumento delle disuguaglianze, famiglie schiacciate da spese insostenibili, cittadini costretti a rinunciare a prestazioni sanitarie, personale sempre più demotivato che abbandona la sanità pubblica. È la lenta agonia di un bene comune che rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi». Un quadro estremamente complesso che, peraltro, va a colpire indistintamente praticamente ogni territorio, con differenze obbligate in termini di capacità di spesa. L’indagine Gimbe ha infatti messo in evidenza alcune problematiche strutturali non tanto del comparto sanitario, quanto dell’impalcatura di sostegno
che dovrebbe garantirne il funzionamento. Ne deriva che, per regioni più legate alle prestazioni tramite Ssn e osservanti anche in termini di accesso ai farmaci tramite prescrizione medica, come la Basilicata, lo scotto sia peggiore. Un concetto rimarcato dall’assessore alla Sanità lucana, Cosimo Latronico, secondo il quale «non si tratta di un problema di qualità del sistema sanitario lucano, ma di accessibilità e condizioni socioeconomiche che influenzano la fruizione dei servizi… La rinuncia alle cure è un fenomeno che colpisce tutto il Mezzogiorno, non solo la Basilicata. È legato a fattori strutturali come i redditi più bassi e la spesa sanitaria privata procapite inferiore, 377 euro in Basilicata contro i 730 di media nazionale». Criticità che, chiaramente, gravano maggiormente sulle aree distrettuali o, comunque, meno sulle cosiddette “macroaree” che, per quel che riguarda l’adempimento dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), si erano mostrate migliori nel 2023. Decisamente più marcato il dato relativo alle Case di Comunità, ferme alle 19 programmate senza servizi attivi (situazione condivisa con altre regioni del Mezzogiorno, come la Campania e in buona parte la Puglia), e agli Ospedali di Comunità (5 programmati, zero dichiarati attivi al 30 giugno 2025), sui quali la Regione ha comunque garantito il rispetto dei tempi di messa in funzione. Per quel che riguarda le prestazioni offerte, il trend regionale è in linea con quello nazionale, la differenza, non trascurabile, è sulla penalizzazione diretta a un territorio che, meno di altri, può adeguarsi all’opzione più costosa. ---End text--- Author: DAMIANO MATTANA Heading: Highlight: La sanità italiana lascia per strada 13 miliardi Image:Percentuale di persone che hanno rinunciato a una o più prestazioni sanitarie (2024) -tit_org- I lucani rinunciano alle cure -sec_org-
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title§§ «Il diritto di tutti diventa privilegio per pochi
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Estratto da pag. 5 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ «Il diritto di tutti diventa privilegio per pochi Vizziello: «Equità, non solo conti in regola» IL PUNTO «Sono 60 mila i lucani costretti a rinunciare a curarsi perché non hanno i soldi per pagarsi di tasca propria le cure di cui necessitano e che il sistema sanitario regionale eroga con tempi biblici o in forme non appropriate rispetto alle loro necessità di salute. Un dato allarmante che più di qualunque altro descrive lo stato comatoso della sanità lucana e che richiede ben altro rispetto alle chiacchiere quotidianamente elargite dall’assessore Latronico». A dichiararlo, in una nota, è il Capogruppo in Consiglio regionale di Basilicata Casa Comune Giovanni Vizziello, che così commenta l’ottavo Rap- Giovanni Vizziello porto Gimbe sul Sistema Sanitario Nazionale. «Quando tanti cittadini sono condannati a rinunciare a un diritto prioritario come quello alla salute, l’unico qualificato dall’articolo 32 della Costituzione come fondamentale, laddove nessun altro diritto è definito tale - sottolinea Vizziello - vuol dire che quel diritto pensato per tutti si è trasformato in un privilegio di pochi, appunto quelli che si possono permettere di pagare privatamente il costo di una visita, di un esame diagnostico o di un intervento chirurgico». «Il tema dell’accessibilità ai servizi sanitari nella nostra regione, di fatto impedito dalle lunghe liste d’attesa e quello della non eccelsa qualità delle prestazioni sanitarie erogate ai cittadini, testimoniato dall'elevata migrazione sanitaria - spiega Vizziello - sono autentici macigni del nostro sistema sanitario, che condannano i cittadini a scegliere se pagare privatamente le prestazioni o rinunciare alle stesse». «Al cospetto dei dati che emergono dall’ottavo Rapporto Gimbe e che deo scrivono un sensibile peggioramento delle condizioni di salute dei lucani - conclude Vizziello - l’assessore Latronico nella relazione sulla sanità illustrata in Consiglio regionale si è limitato a rivendicare, con successo, la riduzione nel 2024 dello squilibrio finanziario regionale, non comprendendo che il problema non è solo quello di tenere i conti in ordine, ma soprattutto quello di garantire ai cittadini l’accesso a prestazioni sanitarie adeguate». ---End text--- Author: Redazione Heading: IL PUNTO Highlight: Image:Giovanni Vizziello -tit_org- «Il diritto di tutti diventa privilegio per pochi -sec_org-
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title§§ Garofalo parla del Rapporto Gimbe «Agonia della sanità»
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Estratto da pag. 15 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. COSENZA" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Garofalo parla del Rapporto Gimbe «Agonia della sanità» CASSANO CASSANO – «La “lenta agonia” del Servizio Sanitario Nazionale rischia di aprire sempre più la strada alla sanità privata». A sostenerlo in una nota è Francesco Garofalo, portavoce del Comitato Spontaneo di Cittadini per la tutela della salute pubblica di Cassano. La “lenta agonia” della sanità pubblica a favore della sanità privata, riservata solo a chi ha le risorse per potersela permettere è testimoniata – a dire del portavoce del Comitato Spontaneo di Cittadini per la tutela della salute pubblica di Cassano «da quanto emerge dall’ottavo Rapporto Gimbe, che analizza e monitora la sostenibilità e l’efficienza del servizio sanitario nazionale negli ultimi tre anni. Secondo Gimbe - sottolinea Francesco Garofalo -,la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono a carico delle famiglie. In particolare - rimarca il portavoce del Comitato Spontaneo di Cittadini per la tutela della salute pubblica di Cassano - emerge un dato drammatico: un italiano su 10 ha dovuto rinunciare alle cure e nonostante l’Italia sia al secondo posto in Europa per numero di medici, mentre resta indietro per quanto riguarda gli infermieri. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per la salute registra - tiene a sottolineare Francesco Garofalo - gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo. In Calabria, e alle nostre latitudini, - sostiene alla fine - non si è da meno dove si continua ad avere pronto soccorsi intasati, ambulanze del servizio emergenza 118 senza medici a bordo, postazioni di guardie mediche sguarnite e una scarsa organizzazione della medicina territoriale. Capitolo a parte - conclude il portavoce del comitato - per quello che riguarda le liste d’attesa» a. i. ---End text--- Author: a. i. Heading: CASSANO Highlight: Image: -tit_org- Garofalo parla del Rapporto Gimbe «Agonia della sanità» -sec_org-
tp:writer§§ a. i.
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title§§ «La lenta agonia della sanità pubblica»
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Estratto da pag. 8 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. REGGIO CALABRIA" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ «La lenta agonia della sanità pubblica» ROMA –«Siamo testimoni di un lento, ma inesorabile smantellamento del Servizio sanitario nazionale, che spiana inevitabilmente la strada a interessi privati di ogni forma» è la denuncia del Presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta durante la sua apertura della presentazione dell'ottavo Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale nella Sala della Regina della Camera dei Deputati. Cartabellotta nella sua relazione ha affermato: «continuare a distogliere lo sguardo significa condannare milioni di persone a rinunciare non solo alle cure, ma a un diritto fondamentale: quello alla salute». «Nessun Governo ha mai dichiarato di voler privatizzare il Ssn. Ma - puntualizza il presidente Gimbe- il continuo indebolimento della sanità pubblica favorisce la continua espansione dei soggetti privati, ben oltre la sanità privata convenzionata». Un dato che ha sottolineato come: «Tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie nel privato puro è aumentata del 137%». Poi ha rimarcato come: «da anni i governi, di ogni colore politico, promettono di difendere il Servizio sanitario nazionale, ma nessuno ha mai avuto la visione e la determinazione necessarie per rilanciarlo con adeguate risorse e riforme strutturali. Le drammatiche conseguenze - aggiunge sono sotto gli occhi di tutti: aumento delle disuguaglianze, famiglie schiacciate da spese insostenibili, cittadini costretti a rinunciare a prestazioni sanitarie, personale sempre più demotivato che abbandona la sanità pubblica. E’ la lenta agonia di un bene comune che rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi». Dunque un dato che emerge chiaramente dall’analisi del rapporto è come il privato stia trovando sempre più spazio rispetto al pubblico, come afferma lo stesso presidente: «A correre davvero è il “privato puro”: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie presso queste strutture è aumentata del 137%. Questo scenario - commenta Cartabellotta - documenta una profonda evoluzione dell’ecosistema dei privati in sanità, dove il libero mercato si sta espandendo grazie alle sinergie tra finanziatori ed erogatori privati, creando un binario parallelo e indipendente dal pubblico, riservato solo a chi può permetterselo». Altro aspetto importante sottolineato riguarda la carenza di medici più volte messa in luce, per cui il presidente Gimbe afferma: «resta incomprensibile la scelta di formare più dottori senza prima attuare misure concrete per arginarne la fuga dal Ssn e restituire attrattività. In Italia abbiamo tanti medici rispetto alla media Ue ma pochi infermieri». E dopo aver analizzato i numeri aggiunge: «questi numeri dimostrano che in Italia non c'è affatto carenza di medici, ma attestano una loro fuga continua dal Ssn e carenze selettive in specialità ritenute poco attrattive e nella medicina generale. Ovvero rischiamo di investire denaro pubblico per regalare professionisti al privato o all'estero». Altro dato considerato durante Pre sul S la relazione in base ai dati Istat, è la spesa sanitaria per il 2024 che ammonta a 185,12 miliardi, 137,46 miliardi di spesa pubblica (74,3%), 47,66 miliardi di spesa privata di cui 41,3 miliardi (22,3%) pagati direttamente dalle famiglie (out of pocket) e 6,36 miliardi (3,4%) da fondi sanitari e assicurazioni. Complessivamente l'86,7% della spesa privata grava direttamente sui cittadini, mentre solo il 13,3% è intermediata. «La spesa delle famiglie - spiega Cartabellotta - viene inoltre “arginata” da fenomeni che riducono l’equità dell'accesso e peggiorano le condizioni di salute: limitazione delle spese per la salute, indisponibilità economica temporanea e, soprattutto, rinuncia alle prestazioni sanitarie. Un fenomeno esploso nel 2024 quando ha coinvolto 1 italiano su 10 (oltre 5,8 milioni di persone), ossia il 9,9% della popolazione, con marcate differenze regionali». Per quanto riguarda la Calabria dalla valutazione dei 26 indicatori del Nuovo sistema di garanzia (Nsg), suddivisi in tre aree (prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale ed assi
stenza ospedaliera), la Regione si colloca: 13ma per l'area della prevenzione; 20ma per l'area distrettuale; 17ma per l'area ospedaliera. Nel 2022, inoltre, si rileva un saldo negativo rilevante della mobilità sanitaria regionale, pari a -304,8 milioni di euro, in aumento di 52,4 milioni di euro rispetto al 2021. Mentre per quanto riguarda Fsn (Fondo sanitario nazionale) pro-capite, così come è stato diffuso dal rapporto dalla fondazione Gimbe sul Servizio sanitario nazionale, in Calabria la cifra leggermente superiore rispetto a media nazionale nel 2023, qui il riparto del Fsn pro-capite è stato pari a 2.091 euro. Rispetto al 2022 la regione ha registrato un incremento del Fsn pro-capite di 83 euro, superiore alla media nazionale di 71 euro. rto mbe Nel 2024 la regione ha ricevuto 2.182 euro pro-capite, cifra lievemente superiore alla media nazionale di 2.181 euro. Altro aspetto è la rinuncia alle prestazioni sanitarie in Calabria, nel 2024 il 10% dei cittadini (oltre 180 mila persone), ha dichiarato di aver rinunciato ad una o più prestazioni sanitarie (media Italia 9,9%) con un incremento di 2,7 punti percentuali rispetto al 2023. Per quanto riguarda l'aspettativa di vita alla nascita, nel 2024 in Calabria si è assestata a 82,3 anni (media nazionale 83,4). Nel 2023, a livello regionale si registrano: 10,2 unità di personale sanitario ogni 1.000 abitanti (media Italia 11,9); 1,84 medici dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 1,85); 4 infermieri dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 4,7); il rapporto medici-infermieri è pari a 2,18 (media Italia 2,54). In merito alle Case di Comunità in Calabria a fronte di una programmazione complessiva di 63 Case, al 30 giugno 2025, due hanno attivato almeno un servizio e due hanno attivato tutti i servizi obbligatori ma senza la presenza di medici e infermieri (fonte Agenas). Le Centrali operative territoriali: al 30 giugno 2025 il 100% delle Centrali sono pienamente funzionanti e certificate. Sugli Ospedali di comunità, a fronte di una programmazione complessiva di 20 Ospedali, al 30 giugno 2025 nessuno è stato dichiarato attivo dalla Regione. Nel 2023 il punteggio totale degli adempimenti della Regione Calabria ai Livelli essenziali di assistenza (Lea), ovvero le prestazioni che il Ssn eroga gratuitamente o tramite il pagamento di un ticket, è di 177 (punteggio max 300). Secondo l’analisi Gimbe la Calabria si posiziona 19ma tra le Regioni e Province autonome ed è risultata inadempiente secondo il Nuovo sistema di garanzia (Nsg) con un punteggio insufficiente nell'area dell'assistenza distrettuale). Tuttavia, rispetto al 2022 (anno in cui la Regione è risultata comunque inadempiente), nel 2023 il punteggio totale della Regione è migliorato (+41). ---End text--- Author: GIOVANNA TERANOVA Heading: Highlight: Presentato l’ottavo Rapporto sul Ssn della Fondazione Gimbe Image: -tit_org- «La lenta agonia della sanità pubblica» -sec_org-
tp:writer§§ GIOVANNA TERANOVA
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title§§ Sanità, tolti 13 miliardi Ed è polemica = Meno fondi, riforme flop La lenta agonia del Ssn
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/09/2025100901670204968.PDF
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Estratto da pag. 12 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 09 Oct 2025
I dati del Rapporto Gimbe: in tre anni 13 miliardi in meno
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tp:ocr§§ Sanità, tolti 13 miliardi Ed è polemica IL RAPPORTO GIMBE Neanche il Pnrr è riuscito a incidere. Liste d’attesa in finite Meno fondi, riforme flop La lenta agonia del Ssn I dati del Rapporto Gimbe: in tre anni 13 miliardi in meno a “lenta agonia” del Servizio Sanitario Nazionale rischia di aprire sempre più la strada al privato. È quanto emerge dall’ottavo Rapporto Gimbe che monitora sostenibilità ed efficienza della sanità pubblica. Le criticità? Aumento della spesa privata e rinuncia alle cure, carenza di personale e ritardi nell'assistenza territoriale. Negli ultimi tre anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro. a pagina XII L overno della salute, negli ultimi tre anni mancano all’appello 13,1 miliardi di euro che si aggiungono ai 41,3 miliardi a carico delle famiglie, senza contare che un italiano su 10 rinuncia alle cure. Quanto al personale non sono tanto i medici che mancano (l’Italia è al secondo posto in Europa per presenze) ma gli infermieri, rispetto alla cui dotazione siamo fanalino di coda. Infine ci sono da mettere in conto le liste d’attesa, nodo irrisolto della sanità delle Regioni, e il Pnrr, un flop annunciato visto che, arrivati quasi al giro di boa del 2026 in cui occorre concludere tutto, Case e ospedali di Comunità sono ancora al palo per il 95% e solo il 4,4% delle Case della Comunità è davvero attivo. Eccolo il quadro a tinte fosche che Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, definisce di «lenta agonia» del Servizio Sanitario Nazionale, dipinto presentando presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati l’8° Rapporto sul Servizio G Sanitario Nazionale (SSN). «Da anni i governi, di ogni colore politico, promettono di difendere il Servizio Sanitario Nazionale ma nessuno ha mai avuto la visione e la determinazione necessarie per rilanciarlo con adeguate risorse e riforme strutturali. Le conseguenze? Aumento delle disuguaglianze, famiglie schiacciate da spese insostenibili, cittadini costretti a rinunciare a prestazioni sanitarie, personale sempre più demotivato che abbandona la sanità pubblica. È la lenta agonia di un bene comune che rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi». Accendiamo i fari su quello che viene considerato un definanziamento perenne: dopo i tagli del decennio 2010-2019 e le imponenti risorse assegnate nel 2020-2022 assorbite interamente dalla pandemia, il fondo sanitario nazionale on Sanità): aumenta enta il Pil (FSN) nel triennio 2023-2025 è cresciuto di ben 11,1 miliardi: da 125,4 miliardi del 2022 a 136,5 miliardi del 2025. Risorse però in buona parte erose dall’inflazione e dall’aumento dei costi energetici. «Ma dietro l’aumento dei miliardi – afferma Cartabellotta – si cela un imponente e costante definanziamento, perché cambiando unità di misura le rassicuranti cifre assolute diventano solo illusioni contabili». Infatti, la percentuale del FSN sul PIL al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025 pari a una riduzione in termini assoluti di 4,7 miliardi nel 2023; 3,4 miliardi nel 2024 e 5 miliardi nel 2025. «In altre parole – spiega Cartabellotta – se è certo che nel triennio 20232025 il FSN è aumentato di 11,1 miliardi, è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di PIL la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi». Dal punto di vista previsionale, il DPFP 2025 stima un rapporto spesa sanitaria/PIL stabile al 6,4% per gli anni 2025, 2027 e 2028, con un leggero aumento al 6,5% nel 2026, legato alla lieve revisione al ribasso delle stime di crescita economica. Tuttavia, la Legge di Bilancio 2025 racconta un’altra storia: la quota di PIL destinata al FSN scenderà dal 6,1% del 2025-2026 al 5,9% nel 2027 e al 5,8% nel 2028. Questo divario rischia di scaricarsi sui bilanci delle Regioni: 7,5 miliardi per il 2025, 9,2 miliardi nel 2026, 10,3 miliardi nel 2027, 13,4 miliardi nel 2028 che costringerà le Regioni, secondo Cartabellotta, a ridurre i servizi o aumentare la pressione fiscale. Il punto di vista di Cartabellotta non è univoco tra gli anali
sti: «Il Ssn è stato creato 45 anni fa e nel 1996 spendevamo 57 miliardi di lire – avverte Claudio Zanon, direttore scientifico dell’Osservatorio innovazione di Motore Sanità - oggi 130 miliardi di euro non bastano. Quanti settori della spesa pubblica hanno questa dinamica? Esiste una “legge statistica” per cui in tutti i Paesi del mondo la spesa sanitaria (pubblica e privata) è strettamente correlata con il livello di sviluppo economico misurato dal Pil pro capite. Se Germania e Francia spendono di più è perché la loro economia è più sviluppata, il loro Pil supera quello italiano del 39 e del 20% . E questo vale anche per i redditi di medici, insegnanti e personale sanitario. L’Italia raggiungerà le medesime possibilità di finanziamento pubblico se e quando il suo Pil toccherà i 35-40.000 euro pro-capite. Questa è la via se non si vuole finanziare la sanità a debito, come stiamo già facendo». «Se il sistema non regge o ne è in pericolo la sostenibilità - aggiunge Zanon - o si cambia modello o si cambia modello di finanziamento. Non esiste una terza via. È dunque chiaro che il Fns per non andare a debito deve accompagnare la crescita economica del Paese e che il solo rapporto rispetto al Pil è fuorviante. Ed è dunque lecito chiedersi: è sufficiente aumentare il finanziamento?». La Legge di Roemer (a un letto costruito corrisponde un letto occupato), dimostra che l’aumento della disponibilità di risorse sanitarie - dice ancora Zanon - può portare a un aumento del loro utilizzo anche in assenza di un reale aumento del bisogno di cure. Fuchs ha analizzato il ruolo del mercato e dello Stato nel sistema sanitario, riconoscendo i vantaggi e i limiti di entrambi gli approcci. In sintesi i sistemi più proiettati al mercato hanno liste d’attesa inferiori, maggiore efficienza, più attenzione all’innovazione ma maggiori costi, e disuguaglianze. Sistemi più proiettati sul pubblico hanno invece garanzie di accesso universale, costi inferiori e più sostenibili, maggiori attese, difficoltà all’accesso all’innovazione. «È dunque auspicabile un sistema che sfrutti al meglio le caratteristiche di entrambi – conclude Zanon - considerando che se aumento le dotazioni finanziarie ed umane risolvo temporaneamente le attese ma non controllo l’appropriatezza della domanda». La chiave è utilizzare l’innovazione: organizzativa, farmaco-biologica e tecnologica. Gli esempi? L’ospedale virtuale, la farmacia dei servizi, la tecnologia digitale, l’intelligenza ibrida (mix artificiale ed umana), l’analisi dei dati che migliorerà l’organizzazione e la gestione del SSN omogeneizzando meglio l’offerta. ---End text--- Author: ETTORE MAUTONE Heading: IL RAPPORTO GIMBE Highlight: Ma Zanon (Motore Sanità): la spesa aumenta se aumenta il Pil Image: -tit_org- Sanità, tolti 13 miliardi Ed è polemica Meno fondi, riforme flop La lenta agonia del Ssn -sec_org-
tp:writer§§ Ettore Mautone
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title§§ Gimbe, nel 2024 in Puglia 400mila persone hanno rinunciato alle cure
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Estratto da pag. 2 di "QUOTIDIANO DI BARI" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Gimbe, nel 2024 in Puglia 400mila persone hanno rinunciato alle cure Nel 2024 il 10,9% dei pugliesi (424 mila persone) ha dichiarato di aver rinunciato ad una o più prestazioni sanitarie (media Italia 9,9%) con un incremento di 2,5 punti percentuali rispetto al 2023. Sono questi alcuni dei dati presenti nell’ottavo rapporto Gimbe, che analizza e monitora la sostenibilità e l’efficienza del Ssn (Servizio sanitario nazionale). Per quel che riguarda il capitale umano impegnato in ambito sanitario, secondo il report, in Puglia nel 2023 si registrano 10,8 unità di personale sanitario ogni 1.000 abitanti (media Italia 11,9); 1,74 medici dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 1,85); 4,41 infermieri dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 4,7). Nello stesso anno il punteggio totale degli adempimenti della Regione ai livelli essenziali di assistenza (Lea), ovvero le prestazioni che il Ssn eroga gratuitamente o tramite il pagamento di un ticket, è di 228 (punteggio max 300). Secondo l’analisi Gimbe, la Puglia si posiziona al decimo posto tra le regioni e province autonome ed è risultata adempiente secondo il Nuovo sistema di garanzia (Nsg). Rispetto al 2022, nel 2023 il punteggio totale della regione è migliorato (+2). In dettaglio, dalla valutazione dei 26 indicatori, suddivisi in tre aree (prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale ed assistenza ospedaliera), la Puglia si colloca: in 11esima posizione per l’area della prevenzione; 14esima per l’area distrettuale e nona per l’area ospedaliera. Sul fronte della mobilità sanitaria regionale, secondo il report, nel 2022 si registra un saldo negativo rilevante, pari a - 230,2 milioni di euro - in aumento di 98,7 milioni di euro rispetto al 2021. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Gimbe, nel 2024 in Puglia 400mila persone hanno rinunciato alle cure -sec_org-
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title§§ Le misure Aluti al neonati torna il bonus casa al 50% Sì al contributo dalle banche
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Estratto da pag. 13 di "REPUBBLICA" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Le misure Aiuti ai neonati torna il bonus casa al 50% Sì al contributo dalle banche il dossier di GIUSEPPE COLOMBO e VALENTINA CONTE ROMA l conto della quarta manovra del governo Meloni lo pagheranno anche le banche. Ma senza versare una sovrattassa allo Stato. La formula scelta dall’esecutivo si chiama «contributo di scopo». Da concordare al tavolo con l’Associazione bancaria italiana (Abi) che si appresta a essere formalmente aperto a valle delle interlocuzioni informali in corso da alcune settimane. Non passa la linea massimalista di Matteo Salvini, che a poche ore dal vertice di maggioranza a Palazzo Chigi aveva rilanciato un intervento unilaterale sugli istituti «che hanno guadagnato più di 500 milioni di euro solo sui tassi di interesse applicati ai correntisti e sulle commissioni bancarie». Tocca al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, spiegare che l’intenzione è chiedere «un contributo in modo concertato». Risolverà in parte il tema delle maggiori entrate (in tutto 6 miliardi) che servono a mettere insieme le coperture della manovra, oltre ai tagli di spesa (10 miliardi). Con 16 miliardi a disposizione si finanzieranno il taglio dell’Irpef per il ceto medio (fino a 50 mila euro di reddito), e la rottamazione quinquies delle cartelle fiscali. Ma anche il pacchetto famiglia, con una spinta alla natalità, e il rifinanziamento del Fondo sanitario nazionale. Risorse anche alle imprese e alla proroga dei bonus edilizi (prima casa). Allo studio anche misure per mitigare l’impatto dell’aumento dei requisiti per la pensione. I ---End text--- Author: GIUSEPPE COLOMBO :-: VALENTINA CONTE Heading: il dossier di GIUSEPPE COLOMBO e VALENTINA CONTE ROMA Highlight: Taglio Irpef L’asticella dei benefici si ferma ai redditi fino a 50mila euro L’asticella del taglio dell’Irpef si fermerà a 50mila euro. Ecco la soglia dei redditi dei lavoratori che beneficeranno della riduzione delle tasse. Il segnale al ceto medio costerà 2,7-2,8 miliardi, un importo decisamente inferiore agli oltre 5 miliardi che avrebbe richiesto un intervento fino a 60mila euro, come sollecitato da Forza Italia. Dopo l’aiuto ai redditi medio-bassi, il governo decide dunque di spostare il focus della politica fiscale sui redditi medi. Ma il beneficio non sarà per tutti. A un certo punto (la soglia è in via di definizione), si annullerà. Non a 60 o 70mila euro: l’idea è collocare l’asticella più in su. L’obiettivo è evitare che a beneficiare del taglio delle tasse siano anche i contribuenti facoltosi. Ecco perchè la riduzione sarà annullata attraverso una sterilizzazione delle detrazioni per un importo pari a 440 euro, il valore massimo dello sconto che sarà garantito invece ai redditi fino a 50mila euro come garantito dal viceministro dell’Economia, Maurizio Leo. Previdenza Aumento dell’età pensionabile il blocco non sarà per tutti «Sterilizzazione selettiva». Il blocco dell’aumento di tre mesi nell’età e nei contributi per andare in pensione dal primo gennaio del 2027 non sarà per tutti. «Ci sono i più meritevoli e i meno meritevoli», ha rivelato ieri sera il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in audizione parlamentare sul Dpfp, il nuovo Documento di programmazione di finanza pubblica. E quindi, lavoratori «precoci e usuranti devono avere un trattamento diverso». E così, alla vigilia della manovra, il ministro Giorgetti smentisce se stesso, visto che sin da gennaio sosteneva di fermare per tutti il rialzo dei requisiti dovuti alla migliore speranza di vita. Lo si farà solo per chi ha cominciato a lavorare prima dei 19 anni o impiegato in mestieri pesanti. In entrambi i casi queste categorie escono già oggi in anticipo sull’età canonica e con meno contributi. Ma si eviterà di agganciare i requisiti alla speranza di vita. Si vedrà per quanto tempo. Resta in piedi anche l’ipotesi di uno stop dei tre mesi per chi ha almeno 64 anni. Il ministro però non ne ha parlato in audizione. Gimbe: “Un italiano su dieci non ha i soldi per curarsi la sanità ha perso 13 miliardi” l ministro alla Sanità Orazio Schillaci aspetta 2,5 mil
iardi extra dalla manovra, ma l’analisi della fondazione Gimbe sui conti del settore è durissima, e lo sarebbe anche se arrivassero quelle risorse. Usando i dati già pubblicati, tra gli altri, da Istat, Ocse, Agenas e Mef, il presidente della fondazione Nino Cartabellotta analizza la situazione economica e anche assistenziale del sistema pubblico. Come noto, il dato assoluto del valore del Fondo sanitario nazionale non basta a comprendere di quante risorse dispongono realmente le Regioni per fornire assistenza ai cittadini. Bisogna valutare il rapporto con il Prodotto interno lordo. Ebbene, nel triennio 2023-2025 il Fondo è cresciuto di 11,1 miliardi di euro (da 125,4 del 2022 a 136,5 del 2025) ma le risorse sono state in buona parte erose dall’inflazione, che nel 2023 ha toccato il 5,7%, e dall’aumento dei costi energetici. «Nel triennio 2023-2025 il Fondo è aumentato - spiega Cartabellotta - ma con il taglio alla percentuale di Pil la sanità ha laI sciato per strada 13,1 miliardi». Il rapporto tra la spesa sanitaria (più alta del Fondo) e il Pil segue gli stessi principi, e si attesta sul 6,4-6,5%, molto più in basso dei più grandi Paesi europei. L’Istat ha analizzato l’impatto sulle famiglie della spesa sanitaria privata, dati che Gimbe ha ribadito ieri. Gli itaIl ministro Schillaci liani l’anno scorso hanno sborsi aspetta sato 41,3 miliar2,5 miliardi dalla di di euro. Proprio la necessilegge di bilancio tà di pagare certi servizi (soprattutto visite ed esami) fa sì che le persone che non possono permetterselo rinuncino alle prestazioni sanitarie. Il fenomeno nel 2024 ha coinvolto un italiano su 10 (oltre 5,8 milioni di persone). — MI.BO. ©RIPRODUZIONE RISERVATA Rottamazione Sanatoria per le tasse dal ’23 solo i grandi debiti in 108 rate Arriva la quinta edizione della rottamazione delle cartelle fiscali. Ma la nuova rateizzazione dei debiti con il Fisco, senza il pagamento di interessi e sanzioni, sarà flessibile e selettiva. Il numero massimo delle rate (108) sarà garantito solo a chi ha una o più cartelle con importi molto elevati. Al contrario, le “piccole” cartelle potranno essere saldate in un arco temporale più ristretto. In sintesi: il meccanismo sarà calibrato sui debiti. Più alti sono, maggiore sarà il numero delle rate su cui il contribuente potrà spalmare i pagamenti. Si studia una rata minima da 50 euro, con la possibilità di aumentarla a 100 euro per i debiti più esigui, fino a mille euro. Una sorta di importo di garanzia per assicurare entrate certe e non esigue alle casse pubbliche. Gli altri paletti sono legati ai debiti da includere nella rottamazione. Esclusa la possibilità di tirare dentro i carichi affidati agli agenti della riscossione fino al 31 dicembre 2023, l’ipotesi più accreditata è di fermarsi sei mesi prima, al 30 giugno 2023, anche se non è escluso di retrocedere ancora, fino al 31 dicembre 2022. Famiglia Contributo statale ai genitori per un fondo previdenziale Il modello di riferimento è il Trentino-Alto Adige. È lì che il governo ha pescato l’idea di un fondo previdenziale complementare per i nuovi nati. Sulla scia della legge regionale che ha istituito «un incentivo all’iscrizione a forme di previdenza complementare di nuovi/e nati/e», l’esecutivo punta a replicare il meccanismo su scala nazionale. L’idea è sostenuta soprattutto da Fratelli d’Italia, che punta a rafforzare così le misure in favore della famiglia e della natalità. In pratica si prevede l’erogazione di un contributo economico a favore di ogni nuovo nato per incentivare l’apertura di un fondo di previdenza complementare intestato al minore. Nel pacchetto dedicato alla famiglia (tra 500 milioni e 1 miliardo) spazio anche alla proroga del congedo parentale facoltativo all’80% dello stipendio per tre mesi, dopo la fine di quello obbligatorio. La misura scade il 31 dicembre 2025: l’idea è allungarla di un anno, ma in ambienti di governo non si esclude anche una proroga strutturale Image: -tit_org- Le misure Aluti al neonati torna il bonus casa al 50% Sì al contributo dalle banche -sec_org-
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title§§ Rapporto Gimbe sulla Sanità "In 400mila rinunciano alle cure" = Sanità, 400mila pazienti hanno rinunciato a curarsi
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Estratto da pag. 5 di "REPUBBLICA BOLOGNA" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Rapporto Gimbe sulla Sanità “In 400mila rinunciano alle cure” Sanità, 400mila pazienti hanno rinunciato a curarsi Nel 2024 oltre 392mila persone in Emilia-Romagna hanno dichiarato di aver rinunciato alle cure sanitarie per i tempi di attesa troppo lunghi o per i costi troppo elevati sia nel privato che nel pubblico. Complessivamente si tratta dell’8,8% dei cittadini, una percentuale in crescita di tre punti rispetto al 2023. Un dato preoccupante, anche se restiamo sempre sotto alla media italiana, che è del 9,9%. Ma con una percentuale più alta del Veneto ( 7,9%) o della Toscana (8,2%). È uno dei dati dell’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe. A a pagina 5 el 2024 oltre 392mila persone in Emilia-Romagna hanno dichiarato di aver rinunciato alle cure sanitarie per i tempi di attesa troppo lunghi o per i costi troppo elevati sia nel privato che nel pubblico. Complessivamente si tratta dell’8,8% dei cittadini, una percentuale in crescita di tre punti rispetto al 2023. Un dato preoccupante, anche restiamo sempre sotto alla media italiana, che è del 9,9%. Ma già più alta del Veneto, dove a rinunciare alle prestazione sanitarie nel 2024 è stato il 7,9% della popolazione. O della Toscana dove siamo all’8,2%. È uno dei dati che emerge dall’ultimo rapporto di Gimbe sullo stato della sanità in Italia, intitolato “La lenta agonia del sistema sanitario nazionale spiana la strada al privato”. «L’aumento della spesa a carico delle famiglie – osserva il presidente Nino Cartabellotta – rompe il patto tra cittadini e istituzioni con milioni di persone in Italia costrette a pagare la sanità di tasca propria o, se indigenti, a rinunciare alle prestazioni. E soprattutto senza più la sicurezza di poter contare su una sanità pubblica che garantisca certezze». Il tema di come ridurre le liste di attesa è da mesi al centro del dibattito, dopo che nel 2024 il ministro della sanità Orazio Schillaci ha promesso una piattaforma con tutti i dati, regione per regione. Trasparenza che tuttavia non è arrivata, perché le Regioni si rifiutano di rendere questi dati pubblici. È stato proprio Lorenzo Broccoli, dirigente dell’Emilia-RoN magna, in qualità di coordinatore tecnico della commissione salute delle regioni ha firmare prima dell’estate una lettera in cui le regioni chiedevano al governo più tempo, prima della condivisione di questi dati. Intanto qui si riempiono le liste di attesa virtuali, ovvero le cosiddette preliste (create nel 2024 ) dove tra gennaio e giugno erano quasi quarantamila i cittadini emiliano-romagnoli inseriti in prelista dall’Ausl e di questi ne erano stati presi in carico appena 14mila. Dati migliori al Sant’Orsola, che nello stesso periodo ha inserito in prelista 8126 persone e ne ha prese in carico 7.258. Ma è lecito chiedersi che fine avranno fatto le persone che non risultano prese in carico: sono andate nel privato o hanno rinunciato a curarsi? Complessivamente parliamo di 26mila persone, solo per il primo semestre 2025. Dove invece l’Emilia-Romagna va invece molto bene è sul fronte dell’attuazione del Pnrr, perché è seconda dopo la Lombardia per case di comunità realizzate. Delle 187 programmate secondo l’ultimo monitoraggio di Agenas, relativo al primo semestre 2025, ce ne sono già 140 con almeno un servizio attivo. Un dato che ci pone al secondo posto in Italia dopo la Lombardia. Sono però soltanto otto quelle con tutti i servizi dichiarati attivi, inclusa la presenza di medici e infermieri. Un dettaglio fondamentale, visto che una volta costruite le case di comunità si porrà il tema di farle funzionare. ---End text--- Author: CATERINA GIUSBERTI Heading: Highlight: Il rapporto Gimbe segnala che nel 2024 l’8,8% dei cittadini in regione ha fatto a meno di una o più prestazioni, cifra in crescita Image:Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, con sede a Bologna S -tit_org- Rapporto Gimbe sulla Sanità “In 400mila rinunciano alle cure” Sanità, 400mila pazienti hanno rinunciato a curarsi -sec_org-
tp:writer§§ Caterina Giusberti
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title§§ Sanità, Campania penalizzata ha perso 256 milioni di fondi = Sanità, allarme fondi in Campania "Così meno cure per le fasce deboli"
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/09/2025100902070100651.PDF
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Estratto da pag. 2 di "REPUBBLICA NAPOLI" del 09 Oct 2025
II rapporto della Fondazione Gimbe denuncia lo squilibrio nel reparto delle risorse. La nostra regione tra le più colpite. Cala l'assistenza agli ammalati, siamo ultimi per aspettativa di vita Il report Gimbe rilancia il caso dello squilibrio nella ripartizione dei finanziamenti: "Nel Mezzogiorno i cittadini hanno una assistenza peggiore e pagano tasse più alte"
pubDate§§ 2025-10-09T01:00:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità, Campania penalizzata ha perso 256 milioni di fondi Il rapporto della Fondazione Gimbe denuncia lo squilibrio nel reparto delle risorse. La nostra regione tra le più colpite. Cala l’assistenza agli ammalati, siamo ultimi per aspettativa di vita Sanità, allarme fondi in Campania “Così meno cure per le fasce deboli” Il report Gimbe rilancia il caso dello squilibrio nella ripartizione dei finanziamenti: “Nel Mezzogiorno i cittadini hanno una assistenza peggiore e pagano tasse più alte” A a pagina 2 ui arrivano meno fondi e si muore prima. E il privato (non quello accreditato) inizia ad affacciarsi anche qui. Va male ovunque, ma in Campania va peggio. Ecco l’ultimo report di Gimbe. Vediamo in particolare come si piazza la nostra regione. Innanzitutto è necessario sottolineare il definanziamento che interessa l’intero Paese. Nonostante a partire dal 2020, cioè dalla pandemia, il Fondo sanitario nazionale sia passato dai 125,4 miliardi del 2022 ai 136,5 del 2025, si registra un’assegnazione scarsa delle risorse. Dice il presidente Nino Cartabellotta: «Senza un deciso rifinanziamento, il divario tra stima di spesa e risorse allocate costringerà le regioni a scelte dolorose: ridurre i servizi o aumentare la pressione fiscale». Fondo sanitario: il primo nodo riguarda il riparto dei finanziamenti, tutt’altro che equo nella sua distribuzione. E solo di recente c’è stata una revisione dei criteri che, però, ha migliorato solo in parte l’erogazione per le regioni del Mezzogiorno, compensando in maniera minima lo svantaggio che privilegia le regioni la cui popolazione à più anziana. Le differenze sono notevoli: in termini pro-capite, nel 2024 la Liguria ha avuto 2.261 euro, seguita da Molise e Sardegna Q (2.235) e Umbria (2.232), tutte con un indice di vecchiaia elevato. Al contrario, le più “giovani” usufruiscono di quote inferiori alla media. E quale è la più penalizzata? Proprio la Campania con 2.135 euro a cui si accoda la Lombardia con 2.154, il Lazio con 2.164 e la Sicilia con 2.166. Differenze che in valori assoluti vanno dai + 159,5 milioni del Piemonte ai - 256,5 della Campania. «I meccanismi di riparto – insiste Cartabellotta – restano profondamente iniqui. La quota non pesata del 60% limita la capacità di rispondere ai nuovi bisogni di salute, soprattutto quelli emergenti tra i giovani e le fasce socialmente svantaggiate». Livelli Essenziali di Assistenza. Nonostante la Campania abbia superato gli esami sui Lea non le è stato consentito di uscire dal Piano di rientro (ieri al Tar il ricorso della Regione, sentenza prevista il 5 novembre). Nel 2023 solo 13 regioni rispettano prestazioni e servizi. E, appunto, al sud si salvano Puglia, Campania e Sardegna. «La cartina di tornasole dei Lea – si legge nel report Gimbe - è la mobilità sanitaria che nel 2022 vale oltre 5 miliardi: Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto raccolgono il 94,1% del saldo attivo, mentre il 78,8% del saldo passivo si concentra in 5 Regioni del Sud (Abruzzo, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia) e nel Lazio». Aspettativa di vita. Altro nodo cruciale. I nostri concittadini hanno una vita media più breve tanto da essere ultimi nella classifica. Premesso che in tutto il meridione la sopravvivenza è pari o inferiore alla media nazionale, a cui le stime Istat per il 2024 assegnano 83,4 anni, ma con nette differenze tra nord e sud: dagli 84,7 anni della provincia autonoma di Trento agli 81,7 della Campania. Un gap di 3 anni. «Un drammatico segnale – dice Cartabellotta – che testimonia la bassa qualità dei servizi sanitari del Sud dove i cittadini vivono una sanità peggiore, devono spendere per curarsi altrove e pagano tasse più alte». Sanità privata e privata accreditata. Sono 4 i fronti privati in sanità: convenzionati o “privato puro”; fondi di investimento; assicurazioni. Secondo i dati del ministero, nel 2023 su 29.386 strutture, 17.042 (58%) sono private accreditate e prevalgono sul pubblico. A correre davvero è invece il “privato puro”: tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie presso queste strutture è aumentata del 137%, pa
ssando da 3,05 miliardi a € 7,23 miliardi. ---End text--- Author: GIUSEPPE DEL BELLO Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità, Campania penalizzata ha perso 256 milioni di fondi Sanità, allarme fondi in Campania “Così meno cure per le fasce deboli” -sec_org-
tp:writer§§ Giuseppe Del Bello
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title§§ Sanità, FdIe privati all'attacco di Schifani = Le spine della Sanità paralizzano l'Ars Fdl e privati all'attacco
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Estratto da pag. 4 di "REPUBBLICA PALERMO" del 09 Oct 2025
Imeloniani: subito chiarimenti sul caso Cardiochirurgie. In agitazione le Rsa convenzionate Gelo per una nuova nomina a Catania. Manovra quater ferma in aula Le rsa convenzionate proclamanolostato di agitazione: "Rette basse"
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tp:ocr§§ Sanità, FdI e privati all’attacco di Schifani I meloniani: subito chiarimenti sul caso Cardiochirurgie. In agitazione le Rsa convenzionate Le spine della Sanità paralizzano l’Ars FdI e privati all’attacco Gelo per una nuova nomina a Catania. Manovra quater ferma in aula Le rsa convenzionate proclamano lo stato di agitazione: “Rette basse” di MIRIAM DI PERI E GIUSI SPICA Nuovo scontro sulla sanità nella maggioranza alla Regione. Nel giorno in cui comincia il voto della manovra quater all’Ars, cala di nuovo il gelo tra FdI e gli alleati per una nomina a Catania, i meloniani chiedono un’audizione sui dati errati sulle Cardiochirurgie pediatriche e le rsa dichiarano lo stato di agitazione. A a pagina 4 Nell’arco di una manciata di ore, attorno alla sanità la maggioranza di governo finisce col trasformarsi in una maionese impazzita. È il giorno in cui l’ottavo rapporto della fondazione Gimbe sul servizio sanitario fotografa un’Italia letteralmente spaccata in due, con la Sicilia che perde dieci posizioni nell’erogazione dei livelli essenziali d’assistenza , mentre le lacune maggiori si registrano sulla mobilità passiva e l’assistenza domiciliare. Il governo regionale incassa i dati snocciolati dal report della fondazione guidata da Nino Cartabellotta: è il giorno della manovrina in aula, mentre nella maggioranza non si registrano spiragli per ricucire lo strappo tra Schifani e i vertici di Fratelli d’Italia. I fronti che contribuiscono a far crescere la tensione non mancano: da una parte l’ennesima nomina che i meloniani leggono come una sberla tra gli alleati, dall’altra i privati che insorgono contro le rette «inadeguate» per le Rsa. La Regione ha riconosciuto un aumento del 5% delle rette, ma dall’Aiop il presidente della sezione socio-sanitaria, Riccardo Morana, lamenta che «questo incremento è un segnale importante ma non sufficiente, perché non garantisce la copertura dei costi minimi delle aziende e, pertanto, rende insostenibile la gestione dei servizi sociosanitari erogati dalle Rsa». Non esattamente un dettaglio, soprattutto nello stesso giorno in cui la fondazione Gimbe ricorda che la Sicilia è l’unica regione a non garantire la copertura dell’assistenza domiciliare. Insomma, anziani e soggetti fragili siciliani spesso non accedono all’assistenza domiciliare e rischiano di non potere permettersi il soggiorno nelle Rsa. In questo clima, l’aula in cui è in discussione la manovrina è impantanata. Le opposizioni attaccano per tutto il giorno, la replica di Alessandro Dagnino arriva «in prime time, un onore per me» ironizza dai banchi del governo. Perché la seduta convocata per le 12 e aggiornata alle 15, va avanti per ore in un dibattito surreale nel corso del quale non si va mai oltre la discussione generale. Non c’è accordo su nessun articolo, soprattutto sui cosiddetti emendamenti territoriali. L’opposizione fa la sua parte, Antonello Cracolici annuncia la richiesta di voto segreto su ogni singolo articolo, Nuccio Di Paola attacca il governatore: «È un presidente assente, che non si presenta in aula e che non sa scegliere». Lo dice con chiarezza il capogruppo di Fratelli d’Italia, Giorgio Assenza, che ha festeggiato i suoi 70 anni in aula, in una giornata chiusa con un nulla di fatto: «Il rischio è che diventi un Vietnam che non fa bene a nessuno». D’altronde, è già accaduto con le variazioni di bilancio estive: alla fine a passare sono state le norme indispensabili, mentre tutto il resto era stato rinviato a fine anno. Si sta verificando il medesimo scenario, aggravato dalla volontà di Fratelli d’Italia di restare sull’Aventino dopo la nomina del dirigente della pianificazione strategica, Salvatore Iacolino. Con la goccia che ieri ha fatto traboccare il vaso: la nomina all’Asp di Catania del nuovo direttore sanitario Gianfranco Di Fede, gradito agli autonomisti di Raffaele Lombardo e salutato con soddisfazione del forzista Nicola D’Agostino. I meloniani, ancora una volta, restano alla porta nonostante si tratti di una nomina tecnica e non politica. Tra i corridoi del palazzo gli esponenti del
l’azionista di maggioranza del centrodestra sono furiosi, la risposta difficilmente tarderà ad arrivare. Da Forza Italia c’è chi prova a calmare gli animi: se da queste pagine Luca Sbardella aveva sottolineato le assenze in aula sull’elezione del componente della corte dei conti, i berlusconiani Gaspare Vitrano, Edy Tamajo e Nicola d’Agostino fanno sapere in una nota di essere rimasti bloccati in un ingorgo stradale. «Una manovra finanziaria surreale - afferma Ismaele La Vardera in aula - piena di mance ma questa volta però i deputati ci hanno messo la faccia, di bronzo oserei direi». Un’aula balcanizzata. In cui, però, restano imbrigliati anche i fondi per l’assistenza agli studenti disabili, attesa dalle famiglie costrette a enormi sacrifici, o le somme per azzerare i canoni irrigui ai contadini che hanno ricevuto la bolletta, nonostante l’acqua nelle campagne troppo spesso non sia arrivata. ---End text--- Author: MIRIAM DI PERI Heading: Highlight: Il rapporto Gimbe boccia l’Isola per livelli essenziali di assistenza e mobilità passiva record I meloniani restano sull’Aventino per la conferma di Iacolino I forzisti Tamajo, Vitrano e D’Agostino assenti perché “bloccati nel traffico” Image:T A Sala d’Ercole, sede dell’Ars, si discute la manovra I volti Renato Schifani Presidente della Regione siciliana da settembre del 2022 Gaetano Galvagno Presidente dell’Assemblea regionale siciliana ed esponente FdI Alessandro Dagnino Assessore regionale dell’Economia e della Finanza Sala d’Ercole a Palazzo dei Normanni dove si riunisce l’Assemblea regionale -tit_org- Sanità, FdIe privati all'attacco di Schifani Le spine della Sanità paralizzano l'Ars Fdl e privati all'attacco -sec_org-
tp:writer§§ MIRIAM DI PERI
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title§§ Ospedali top e ritardi la Lombardia a due velocità
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Estratto da pag. 23 di "REPUBBLICA SALUTE" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Ospedali top e ritardi la Lombardia a due velocità Le classifiche celebrano gli istituti sanitari della regione ma i numeri di Gimbe raccontano di un sistema sanitario che premia i privati a scapito del pubblico di A ND RE A BOC CH INI D a una parte le strutture che sono eccellenze a livello internazionale. Dall’altra una offerta sanitaria per il grande pubblico che scivola sempre più in basso: mancanza di servizi territoriali, tempi di attesa più lunghi e personale insufficiente. Se l’eccellenza è concentrata in alcuni centri, per molti cittadini la priorità è poter ottenere cure ordinarie in tempi rapidi senza dover ricorrere al privato o rinunciare del tutto. La fotografia di questa “eccellenza” arriva dal settimanale statunitense Newsweek che insieme a Statista ha stilato la classifica dei migliori ospedali italiani e mondiali. Il report prende in esame 12 specialità: Cardiochirurgia, Cardiologia, Endocrinologia, Gastroenterologia, Neurologia, Neurochirurgia, Ginecologia, Oncologia, Ortopedia, Pediatrica, Urologia e Pneumologia. Le valutazioni di migliaia di esperti, raccolte tra maggio e luglio 2025, dicono che in cinque casi la Lombardia ospita il centro leader in Italia e che in tutte le specialità i suoi ospedali figurano ai primi posti. Per l’Endocrinologia, il San Raffaele di via Olgettina è secondo in Italia e 36esimo al mondo, in Gastroenterologia spicca l’Humanitas: secondo in Italia e 37esimo a livello internazionale, per Neurologia e Neurochirurgia, l’Irccs Besta di via Celoria si conferma primo in Italia in entrambe le discipline. Il Niguarda è secondo per Ginecologia, mentre lo Ieo è primo per Oncologia e 11esimo al mondo. Il Galeazzi è secondo in Italia per Ortopedia, il Buzzi di Milano quarto per Pediatria. In Urologia il San Raffaele è secondo e per la Pneumologia il Niguarda è quinto. Per la Cardiochirurgia il primo posto in Italia è del Monzino. Ma non è tutto oro quel che luccica. Il rapporto Gimbe del 2023 evidenzia che la Lombardia ha perso 14 punti tra il 2022 e il 2023 nella capacità di rispettare i Lea, i livelli essenziali di assistenza. Tradotto: alcuni servizi garantiti dallo Stato sono erogati con minore tempestività e qualità. Ancora più critico il nodo delle liste di attesa: le rinunce alle cure per i tempi troppo lunghi sono in crescita e tra il 2023 e il 2024 la percentuale di chi ha rinunciato a una prestazione sanitaria è aumentata. «È un campanello d’allarme — avverte Carlo Borghetti, consigliere regionale e capogruppo Pd in commissione Sanità al Pirellone — . La nostra sanità è chiusa negli ospedali e non ha saputo investire sui servizi territoriali: un paziente cronico deve trovare risposte vicino casa altrimenti si ammala di più e costa di più al sistema». Il privato, prosegue, «oggi pesa per metà del sistema sanitario lombardo e la Regione deve governarlo: quando dà soldi pubblici deve indicare le prestazioni necessarie perché per un privato è più redditizio un intervento al cuore che una cataratta». La conclusione è amara: «Chi ha soldi si cura nel privato. Chi non può aspetta. Questo non è tollerabile. Servono programmazione, più territorio e un vero governo della sanità privata, altrimenti la Lombardia continuerà a scivolare nei Lea e lasciare indietro i cittadini più fragili». ---End text--- Author: ANDREA BOCCHINI Heading: Highlight: Image:Il Monzino Anche l’ospedale specializzato in cardio-chirurgia è in classifica -tit_org- Ospedali top e ritardi la Lombardia a due velocità -sec_org-
tp:writer§§ ANDREA BOCCHINI
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title§§ Cosi diversi cosi uguali
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Estratto da pag. 102 di "REPUBBLICA SALUTE" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ COS DIVERSI COS UGUALI FESTIVAL DI SALUTE: IL PROGRAMMA 9-11 OTTOBRE, PADOVA Scienziati, artisti, filosofi, uomini e donne delle istituzioni. Oltre 100 intellettuali, per raccontare la nuova medicina,la cultura della salute, le sfide della sanità. Vi aspettiamo a Padova. Oppure in streaming e online sulle pagine di Salute del vostro quotidiano Giovedì 9 ottobre mattina aula magna LA NUOVA MEDICINA 9:30 La città e la salute Sergio Giordani Sindaco di Padova con daniela minerva 9:40 Modello Veneto Luca Zaia Presidente della Regione Veneto con daniela minerva 10:20 Nostra signora Evoluzione David Quammen Scrittore e divulgatore scientifico presenta gabriele beccaria 11:00 Attacco alla medicina: il “no” alla scienza di Trump e la leadership dell’Europa Elena Cattaneo Farmacologa e senatrice a vita Alberto Mantovani Direttore scientifico Humanitas Research Hospital Lucia Del Mastro Direttrice Clinica di Oncologia medica, Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova Rosario Rizzuto Presidente Centro nazionale di terapia genica e farmaci a RNA e Direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche, Università di Padova modera annalisa cuzzocrea 12:00 Tolleranza zero (in difesa del vino) Andrea Pennacchi Drammaturgo e regista teatrale presenta luca ubaldeschi pomeriggio aula magna FARMACI: L’INNOVAZIONE CHE CURA 14:15 Farmaci: spendiamo troppo. Spendiamo bene? Chi ci guadagna? Robert Giovanni Nisticò Presidente Aifa con michele bocci 14:45 Rigenerare i neuroni per curare il Parkinson Simona Gatti Direttore medico Bayer Italia Angelo Antonini Professore ordinario di Neurologia, Università di Padova modera elisa manacorda 15:10 Tornare a respirare: le nuove cure per la Bpco Salvatore D’Antonio Presidente Associazione dei pazienti con Bpco Claudio Micheletto Presidente Associazione italiana pneumologi ospedalieri Fabiano Di Marco Presidente Società italiana di Pneumologia modera irma d’aria 15:30 Tumore del polmone: i farmaci che ci sono Silvia Novello Professoressa ordinaria di Oncologia medica, Università di Torino Sara Pilotto Professoressa associata di Oncologia medica, Università di Verona modera elisa manacorda 15:50 Proteggiamo i fragili Fabio Landa2abal Presidente e amministratore delegato Gsk Italia Paolo Bonanni Professore ordinario di Igiene, Università di Firenze modera daniela minerva 16:25 — a voi il microfono Colesterolo: cosa fare per evitare infarto e ictus Alberto Zambon Professore di Medicina, Università di Padova con federico mereta soirée teatro verdi 17:45 L’università come motore dell’innovazione Daniela Mapelli Rettrice Unversità di Padova con daniela minerva 18:00 La peste del ’300 Alessandro Barbero Storico, scrittore e divulgatore presenta daniela minerva Venerdì 10 ottobre mattina aula magna LA SALUTE SI COSTRUISCE 9:50 Malattie reumatologiche: non siamo cittadini di serie B Antonella Celano Presidente Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare Alessandra Salierno Referente nazionale per la comunicazione della Società italiana di Farmacia ospedaliera Roberta Ramonda Professoressa di Reumatologia, Università di Padova modera letizia gabaglio 10:20 Intelligenti e inclusive: le città che sogniamo Carlo Ratti Curatore Biennale Architettura 2025 di Venezia con gabriele beccaria 11:00 Avere 20 anni senza paure Giovanni Addolorato Direttore U.O Medicina interna e Patologie alcol correlate, Fondazione Irccs Policlinico Gemelli-Università Cattolica Roma Anna Teresa Palamara Direttorice del Dipartimento di Malattie infettive, Iss modera elvira naselli 11:30 Sclerosi multipla: oltre i limiti la vita possibile Paola Perini Dirigente medico Clinica neurologica di Padova Rachele Michelacci Vicepresidente Associazione italiana Sclerosi multipla Ambra Giovannetti Psicologa e psicoterapeuta modera letizia gabaglio 12:00 La medicina nell’età della tecnica Umberto Galimberti Filosofo, saggista e psicoanalista presenta gabriele beccaria pomeriggio aula magna LA SALUTE SI COSTRUISCE 14:30 Il cuore salvato dall’intelligenza artificiale Francesco Musumeci Senior C
onsultant in Cardiac Surgery, Ismett-Upms di Palermo con federico mereta 14:50 Corpi che ballano Lella Costa Attrice presenta daniela minerva 15:20 Vitamina D: ossa, muscoli e non solo Mario Di Monaco Responsabile Centro malattie metaboliche dell’osso, Presidio ospedaliero San Camillo di Torino Paola Minghetti Direttrice Dipartimento di Scienze farmaceutiche, Università di Milano modera irma d’aria 15:45 — a voi il microfono Antibiotici: sì, no, quando Matteo Bassetti Direttore Clinica Malattie infettive, Policlinico Irccs San Martino di Genova con federico mereta 16:30 Salute: il diritto non è uguale per tutti Nino Cartabellotta Presidente Fondazione Gimbe con daniela minerva 17:00 Il disagio degli adolescenti: non lasciamoli soli Michela Marzano Filosofa e scrittrice con stefania aloia 17:45 Bulli digitali Monica Bastiani Responsabile Head Office People Care & Dei, Assicurazioni Generali Valentina Giacalone Fondatrice associazione no-profit contro il bullismo modera giulia cimpanelli sera aula magna 18:15 Eros Edoardo Prati Giovane divulgatore di cultura classica alla Generazione Z con raffaella de santis Sabato 11 ottobre mattina aula magna TUMORI: LE NUOVE CURE E LA VITA DEI PAZIENTI 9:30 Tumori: la frontiera Piero Carninci Genetista, Human Technopole Stefano Piccolo Professore di Biologia molecolare, Università di Padova Anna Sapino Direttrice scientifica Istituto di Candiolo Irccs modera daniela minerva 10.00 I danni delle E-cig Intervista a Erika von Mutius Pediatra e allergologa, Università Ludwig-Maximilians di Monaco di tiziana moriconi 10:10 Fumo: il costo della vita Franco Perrone Presidente nazionale Aiom con elvira naselli 10:30 Age pride Lidia Ravera Scrttrice e giornalista presenta daniela minerva 11:00 Il diritto di essere curati, sempre Francesca Patriarca Responsabile Centro Trapianti e Terapie cellulari, Clinica Ematologica, Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale Giuseppe Toro Presidente Nazionale Ail modera elisa manacorda 11:20 Tumori gastrici: aperta la strada per curarli Riccardo Caccialanza Direttore Struttura Complessa Dietetica e Nutrizione clinica, Fondazione Irccs Policlinico San Matteo, Pavia (video collegamento) Claudia Santangelo Presidente Associazione Vivere senza stomaco si può Francesca Bergamo Dirigente medico UOC Oncologia 1, Istituto oncologico Veneto Irccs, Padova modera irma d’aria 11.55 Mangiare poco allunga la vita Intervista a Venki Ramakrishnan Premio Nobel per la Chimica 2009 di valeria pini 12:00 — a voi il microfono Come si fa a dimagrire Roberto Vettor Professore di Medicina Interna, Università di Padova Ezio Di Flaviano Responsabile Reparto Riabilitazione nutrizionale, Policlinico di Abano Terme, Padova modera federico mereta pomeriggio aula magna LA SCIENZA CHE CI SALVA LA VITA 14:30 A cosa serve la scienza Marino Zerial Direttore Human Technopole Giorgio Parisi Premio Nobel per la Fisica 2021 (video collegamento) modera gabriele beccaria 15:00 La ricerca che crea valore Chiara De Marchi Divulgatrice scientifica Giovanna Scroccaro Direttrice Direzione Farmaceutico, protesica e dispositivi medici, Regione Veneto Gennaro Daniele Direttore Unità Fase 1, Policlinico Gemelli di Roma modera letizia gabaglio 15:30 Cuore stanco Pasquale Perrone Filardi Presidente Società italiana di Cardiologia Elena Murelli Senatrice (video collegamento) Salvatore Di Somma Cardiologo, professore di medicina interna e di emergenza, Università La Sapienza Roma modera letizia gabaglio 16:00 Una difesa per i bambini Eugenio Baraldi Direttore Istituto ricerca pediatrica Città della Speranza, Padova Luca Sbrogiò Direttore Dipartimento Prevenzione Ulss 6 Euganea, Padova modera irma d’aria 16:30 Un mondo senza Aids Annamaria Cattelan Direttrice Struttura Complessa Malattie infettive, Azienda Ospedaliera Padova Marco Falaguasta Presidente sede Padova di Anlaids Diego Passoni Conduttore radiofonico e scrittore modera letizia gabaglio 17:00 Dislessico famigliare Giampaolo Morelli Attore e conduttore televisivo Gloria Bellicchi Attrice modera valeria pini 17:20 Manifes
to per il lavoro Emma Ruzzon Presidente Consiglio degli Studenti, Università di Padova con daniela minerva 17:45 La ricerca che crea lavoro Rachele Scarpa Deputata Antonio Santocono Presidente di Infocamere Francesco Ciscato Sturtupper, ricercatore Cnr Guido Saracco Professore di Fondamenti chimici delle tecnologie ed ex rettore del Politecnico di Torino modera federico ferrazza 18:00 Arrivederci Sergio Giordani Sindaco di Padova con daniela minerva soirée teatro verdi 19:00 Corpo, umano Spettacolo di e con Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista e Federica Fracassi, attrice Regia di Gianni Forte ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: LIVE Inquadrando il QR Code si accede alla piattaforma di iscrizione per il Festival di Salute eventi.salute.eu/ salute2025: qui è consultabile il programma per prenotarsi e partecipare agli incontri e alle serate e per usufruire dei servizi del Villaggio della Prevenzione. Il Festival sarà trasmesso in streaming sulle HP de la Repubblica, La Stampa e Huffington Post. E gli interventi, arricchiti da interviste e analisi, saranno disponibili sulle pagine web di Salute del vostro quotidiano. A Padova saremo nell’Aula Magna dell’Università e al Teatro Verdi per la lezione di Alessandro Barbero e lo spettacolo Corpo, umano di Vittorio Lingiardi e Federica Fracassi. Image: -tit_org- Cosi diversi cosi uguali -sec_org-
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Estratto da pag. 126 di "REPUBBLICA SALUTE" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ COS DIVERSI COS UGUALI FESTIVAL DI SALUTE: IL PROGRAMMA 9-11 OTTOBRE, PADOVA Scienziati, artisti, filosofi, uomini e donne delle istituzioni. Oltre 100 intellettuali, per raccontare la nuova medicina,la cultura della salute, le sfide della sanità. Vi aspettiamo a Padova. Oppure in streaming e online sulle pagine di Salute del vostro quotidiano Giovedì 9 ottobre mattina aula magna LA NUOVA MEDICINA 9:30 La città e la salute Sergio Giordani Sindaco di Padova con daniela minerva 9:40 Modello Veneto Luca Zaia Presidente della Regione Veneto con daniela minerva 10:20 Nostra signora Evoluzione David Quammen Scrittore e divulgatore scientifico presenta gabriele beccaria 11:00 Attacco alla medicina: il “no” alla scienza di Trump e la leadership dell’Europa Elena Cattaneo Farmacologa e senatrice a vita Alberto Mantovani Direttore scientifico Humanitas Research Hospital Lucia Del Mastro Direttrice Clinica di Oncologia medica, Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova Rosario Rizzuto Presidente Centro nazionale di terapia genica e farmaci a RNA e Direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche, Università di Padova modera annalisa cuzzocrea 12:00 Tolleranza zero (in difesa del vino) Andrea Pennacchi Drammaturgo e regista teatrale presenta luca ubaldeschi pomeriggio aula magna FARMACI: L’INNOVAZIONE CHE CURA 14:15 Farmaci: spendiamo troppo. Spendiamo bene? Chi ci guadagna? Robert Giovanni Nisticò Presidente Aifa con michele bocci 14:45 Rigenerare i neuroni per curare il Parkinson Simona Gatti Direttore medico Bayer Italia Angelo Antonini Professore ordinario di Neurologia, Università di Padova modera elisa manacorda 15:10 Tornare a respirare: le nuove cure per la Bpco Salvatore D’Antonio Presidente Associazione dei pazienti con Bpco Claudio Micheletto Presidente Associazione italiana pneumologi ospedalieri Fabiano Di Marco Presidente Società italiana di Pneumologia modera irma d’aria 15:30 Tumore del polmone: i farmaci che ci sono Silvia Novello Professoressa ordinaria di Oncologia medica, Università di Torino Sara Pilotto Professoressa associata di Oncologia medica, Università di Verona modera elisa manacorda 15:50 Proteggiamo i fragili Fabio Landa2abal Presidente e amministratore delegato Gsk Italia Paolo Bonanni Professore ordinario di Igiene, Università di Firenze modera daniela minerva 16:25 — a voi il microfono Colesterolo: cosa fare per evitare infarto e ictus Alberto Zambon Professore di Medicina, Università di Padova con federico mereta soirée teatro verdi 17:45 L’università come motore dell’innovazione Daniela Mapelli Rettrice Unversità di Padova con daniela minerva 18:00 La peste del ’300 Alessandro Barbero Storico, scrittore e divulgatore presenta daniela minerva Venerdì 10 ottobre mattina aula magna LA SALUTE SI COSTRUISCE 9:50 Malattie reumatologiche: non siamo cittadini di serie B Antonella Celano Presidente Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare Alessandra Salierno Referente nazionale per la comunicazione della Società italiana di Farmacia ospedaliera Roberta Ramonda Professoressa di Reumatologia, Università di Padova modera letizia gabaglio 10:20 Intelligenti e inclusive: le città che sogniamo Carlo Ratti Curatore Biennale Architettura 2025 di Venezia con gabriele beccaria 11:00 Avere 20 anni senza paure Giovanni Addolorato Direttore U.O Medicina interna e Patologie alcol correlate, Fondazione Irccs Policlinico Gemelli-Università Cattolica Roma Anna Teresa Palamara Direttorice del Dipartimento di Malattie infettive, Iss modera elvira naselli 11:30 Sclerosi multipla: oltre i limiti la vita possibile Paola Perini Dirigente medico Clinica neurologica di Padova Rachele Michelacci Vicepresidente Associazione italiana Sclerosi multipla Ambra Giovannetti Psicologa e psicoterapeuta modera letizia gabaglio 12:00 La medicina nell’età della tecnica Umberto Galimberti Filosofo, saggista e psicoanalista presenta gabriele beccaria pomeriggio aula magna LA SALUTE SI COSTRUISCE 14:30 Il cuore salvato dall’intelligenza artificiale Francesco Musumeci Senior C
onsultant in Cardiac Surgery, Ismett-Upms di Palermo con federico mereta 14:50 Corpi che ballano Lella Costa Attrice presenta daniela minerva 15:20 Vitamina D: ossa, muscoli e non solo Mario Di Monaco Responsabile Centro malattie metaboliche dell’osso, Presidio ospedaliero San Camillo di Torino Paola Minghetti Direttrice Dipartimento di Scienze farmaceutiche, Università di Milano modera irma d’aria 15:45 — a voi il microfono Antibiotici: sì, no, quando Matteo Bassetti Direttore Clinica Malattie infettive, Policlinico Irccs San Martino di Genova con federico mereta 16:30 Salute: il diritto non è uguale per tutti Nino Cartabellotta Presidente Fondazione Gimbe con daniela minerva 17:00 Il disagio degli adolescenti: non lasciamoli soli Michela Marzano Filosofa e scrittrice con stefania aloia 17:45 Bulli digitali Monica Bastiani Responsabile Head Office People Care & Dei, Assicurazioni Generali Valentina Giacalone Fondatrice associazione no-profit contro il bullismo modera giulia cimpanelli sera aula magna 18:15 Eros Edoardo Prati Giovane divulgatore di cultura classica alla Generazione Z con raffaella de santis Sabato 11 ottobre mattina aula magna TUMORI: LE NUOVE CURE E LA VITA DEI PAZIENTI 9:30 Tumori: la frontiera Piero Carninci Genetista, Human Technopole Stefano Piccolo Professore di Biologia molecolare, Università di Padova Anna Sapino Direttrice scientifica Istituto di Candiolo Irccs modera daniela minerva 10.00 I danni delle E-cig Intervista a Erika von Mutius Pediatra e allergologa, Università Ludwig-Maximilians di Monaco di tiziana moriconi 10:10 Fumo: il costo della vita Franco Perrone Presidente nazionale Aiom con elvira naselli 10:30 Age pride Lidia Ravera Scrttrice e giornalista presenta daniela minerva 11:00 Il diritto di essere curati, sempre Francesca Patriarca Responsabile Centro Trapianti e Terapie cellulari, Clinica Ematologica, Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale Giuseppe Toro Presidente Nazionale Ail modera elisa manacorda 11:20 Tumori gastrici: aperta la strada per curarli Riccardo Caccialanza Direttore Struttura Complessa Dietetica e Nutrizione clinica, Fondazione Irccs Policlinico San Matteo, Pavia (video collegamento) Claudia Santangelo Presidente Associazione Vivere senza stomaco si può Francesca Bergamo Dirigente medico UOC Oncologia 1, Istituto oncologico Veneto Irccs, Padova modera irma d’aria 11.55 Mangiare poco allunga la vita Intervista a Venki Ramakrishnan Premio Nobel per la Chimica 2009 di valeria pini 12:00 — a voi il microfono Come si fa a dimagrire Roberto Vettor Professore di Medicina Interna, Università di Padova Ezio Di Flaviano Responsabile Reparto Riabilitazione nutrizionale, Policlinico di Abano Terme, Padova modera federico mereta pomeriggio aula magna LA SCIENZA CHE CI SALVA LA VITA 14:30 A cosa serve la scienza Marino Zerial Direttore Human Technopole Giorgio Parisi Premio Nobel per la Fisica 2021 (video collegamento) modera gabriele beccaria 15:00 La ricerca che crea valore Chiara De Marchi Divulgatrice scientifica Giovanna Scroccaro Direttrice Direzione Farmaceutico, protesica e dispositivi medici, Regione Veneto Gennaro Daniele Direttore Unità Fase 1, Policlinico Gemelli di Roma modera letizia gabaglio 15:30 Cuore stanco Pasquale Perrone Filardi Presidente Società italiana di Cardiologia Elena Murelli Senatrice (video collegamento) Salvatore Di Somma Cardiologo, professore di medicina interna e di emergenza, Università La Sapienza Roma modera letizia gabaglio 16:00 Una difesa per i bambini Eugenio Baraldi Direttore Istituto ricerca pediatrica Città della Speranza, Padova Luca Sbrogiò Direttore Dipartimento Prevenzione Ulss 6 Euganea, Padova modera irma d’aria 16:30 Un mondo senza Aids Annamaria Cattelan Direttrice Struttura Complessa Malattie infettive, Azienda Ospedaliera Padova Marco Falaguasta Presidente sede Padova di Anlaids Diego Passoni Conduttore radiofonico e scrittore modera letizia gabaglio 17:00 Dislessico famigliare Giampaolo Morelli Attore e conduttore televisivo Gloria Bellicchi Attrice modera valeria pini 17:20 Manifes
to per il lavoro Emma Ruzzon Presidente Consiglio degli Studenti, Università di Padova con daniela minerva 17:45 La ricerca che crea lavoro Rachele Scarpa Deputata Antonio Santocono Presidente di Infocamere Francesco Ciscato Sturtupper, ricercatore Cnr Guido Saracco Professore di Fondamenti chimici delle tecnologie ed ex rettore del Politecnico di Torino modera federico ferrazza 18:00 Arrivederci Sergio Giordani Sindaco di Padova con daniela minerva soirée teatro verdi 19:00 Corpo, umano Spettacolo di e con Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista e Federica Fracassi, attrice Regia di Gianni Forte ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: LIVE Inquadrando il QR Code si accede alla piattaforma di iscrizione per il Festival di Salute eventi.salute.eu/ salute2025: qui è consultabile il programma per prenotarsi e partecipare agli incontri e alle serate e per usufruire dei servizi del Villaggio della Prevenzione. Il Festival sarà trasmesso in streaming sulle HP de la Repubblica, La Stampa e Huffington Post. E gli interventi, arricchiti da interviste e analisi, saranno disponibili sulle pagine web di Salute del vostro quotidiano. A Padova saremo nell’Aula Magna dell’Università e al Teatro Verdi per la lezione di Alessandro Barbero e lo spettacolo Corpo, umano di Vittorio Lingiardi e Federica Fracassi. Image: -tit_org- Cosi diversi cosi uguali/2 -sec_org-
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Estratto da pag. 150 di "REPUBBLICA SALUTE" del 09 Oct 2025
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onsultant in Cardiac Surgery, Ismett-Upms di Palermo con federico mereta 14:50 Corpi che ballano Lella Costa Attrice presenta daniela minerva 15:20 Vitamina D: ossa, muscoli e non solo Mario Di Monaco Responsabile Centro malattie metaboliche dell’osso, Presidio ospedaliero San Camillo di Torino Paola Minghetti Direttrice Dipartimento di Scienze farmaceutiche, Università di Milano modera irma d’aria 15:45 — a voi il microfono Antibiotici: sì, no, quando Matteo Bassetti Direttore Clinica Malattie infettive, Policlinico Irccs San Martino di Genova con federico mereta 16:30 Salute: il diritto non è uguale per tutti Nino Cartabellotta Presidente Fondazione Gimbe con daniela minerva 17:00 Il disagio degli adolescenti: non lasciamoli soli Michela Marzano Filosofa e scrittrice con stefania aloia 17:45 Bulli digitali Monica Bastiani Responsabile Head Office People Care & Dei, Assicurazioni Generali Valentina Giacalone Fondatrice associazione no-profit contro il bullismo modera giulia cimpanelli sera aula magna 18:15 Eros Edoardo Prati Giovane divulgatore di cultura classica alla Generazione Z con raffaella de santis Sabato 11 ottobre mattina aula magna TUMORI: LE NUOVE CURE E LA VITA DEI PAZIENTI 9:30 Tumori: la frontiera Piero Carninci Genetista, Human Technopole Stefano Piccolo Professore di Biologia molecolare, Università di Padova Anna Sapino Direttrice scientifica Istituto di Candiolo Irccs modera daniela minerva 10.00 I danni delle E-cig Intervista a Erika von Mutius Pediatra e allergologa, Università Ludwig-Maximilians di Monaco di tiziana moriconi 10:10 Fumo: il costo della vita Franco Perrone Presidente nazionale Aiom con elvira naselli 10:30 Age pride Lidia Ravera Scrttrice e giornalista presenta daniela minerva 11:00 Il diritto di essere curati, sempre Francesca Patriarca Responsabile Centro Trapianti e Terapie cellulari, Clinica Ematologica, Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale Giuseppe Toro Presidente Nazionale Ail modera elisa manacorda 11:20 Tumori gastrici: aperta la strada per curarli Riccardo Caccialanza Direttore Struttura Complessa Dietetica e Nutrizione clinica, Fondazione Irccs Policlinico San Matteo, Pavia (video collegamento) Claudia Santangelo Presidente Associazione Vivere senza stomaco si può Francesca Bergamo Dirigente medico UOC Oncologia 1, Istituto oncologico Veneto Irccs, Padova modera irma d’aria 11.55 Mangiare poco allunga la vita Intervista a Venki Ramakrishnan Premio Nobel per la Chimica 2009 di valeria pini 12:00 — a voi il microfono Come si fa a dimagrire Roberto Vettor Professore di Medicina Interna, Università di Padova Ezio Di Flaviano Responsabile Reparto Riabilitazione nutrizionale, Policlinico di Abano Terme, Padova modera federico mereta pomeriggio aula magna LA SCIENZA CHE CI SALVA LA VITA 14:30 A cosa serve la scienza Marino Zerial Direttore Human Technopole Giorgio Parisi Premio Nobel per la Fisica 2021 (video collegamento) modera gabriele beccaria 15:00 La ricerca che crea valore Chiara De Marchi Divulgatrice scientifica Giovanna Scroccaro Direttrice Direzione Farmaceutico, protesica e dispositivi medici, Regione Veneto Gennaro Daniele Direttore Unità Fase 1, Policlinico Gemelli di Roma modera letizia gabaglio 15:30 Cuore stanco Pasquale Perrone Filardi Presidente Società italiana di Cardiologia Elena Murelli Senatrice (video collegamento) Salvatore Di Somma Cardiologo, professore di medicina interna e di emergenza, Università La Sapienza Roma modera letizia gabaglio 16:00 Una difesa per i bambini Eugenio Baraldi Direttore Istituto ricerca pediatrica Città della Speranza, Padova Luca Sbrogiò Direttore Dipartimento Prevenzione Ulss 6 Euganea, Padova modera irma d’aria 16:30 Un mondo senza Aids Annamaria Cattelan Direttrice Struttura Complessa Malattie infettive, Azienda Ospedaliera Padova Marco Falaguasta Presidente sede Padova di Anlaids Diego Passoni Conduttore radiofonico e scrittore modera letizia gabaglio 17:00 Dislessico famigliare Giampaolo Morelli Attore e conduttore televisivo Gloria Bellicchi Attrice modera valeria pini 17:20 Manifes
to per il lavoro Emma Ruzzon Presidente Consiglio degli Studenti, Università di Padova con daniela minerva 17:45 La ricerca che crea lavoro Rachele Scarpa Deputata Antonio Santocono Presidente di Infocamere Francesco Ciscato Sturtupper, ricercatore Cnr Guido Saracco Professore di Fondamenti chimici delle tecnologie ed ex rettore del Politecnico di Torino modera federico ferrazza 18:00 Arrivederci Sergio Giordani Sindaco di Padova con daniela minerva soirée teatro verdi 19:00 Corpo, umano Spettacolo di e con Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista e Federica Fracassi, attrice Regia di Gianni Forte ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: LIVE Inquadrando il QR Code si accede alla piattaforma di iscrizione per il Festival di Salute eventi.salute.eu/ salute2025: qui è consultabile il programma per prenotarsi e partecipare agli incontri e alle serate e per usufruire dei servizi del Villaggio della Prevenzione. Il Festival sarà trasmesso in streaming sulle HP de la Repubblica, La Stampa e Huffington Post. E gli interventi, arricchiti da interviste e analisi, saranno disponibili sulle pagine web di Salute del vostro quotidiano. A Padova saremo nell’Aula Magna dell’Università e al Teatro Verdi per la lezione di Alessandro Barbero e lo spettacolo Corpo, umano di Vittorio Lingiardi e Federica Fracassi. Image: -tit_org- Così diversi così uguali/3 -sec_org-
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Estratto da pag. 3 di "REPUBBLICA SALUTE" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Così diversi così uguali Genomica e hi-tech cambiano la scena. Nel segno della diversità umana. Ma diritti e metodo scientifico chiedono uguaglianza di DA N I E L A M I N E R VA Festival della Salute torna a Padova, con scienziati, filosofi, artisti, grandi clinici, rappresentanti delle istituzioni. Per raccontarvi la straordinaria rivoluzione in atto: la medicina personalizzata che sta riscrivendo ricerca e clinica, l’hi-tech che digitalizza corpi e menti, la politica che mette alla prova un Servizio sanitario sotto attacco. Il giro di boa del millennio ha impresso alla medicina una trasformazione radicale. Una rivoluzione scientifica e culturale che ci chiede una riflessione nuova. E ci chiede di partire dalla necessità di coniugare diversità e uguaglianza. Diversità: perché con la decodifica del genoma umano e la spinta dell’intelligenza artificiale, è nata la medicina di precisione. Diagnosi più accurate, terapie mirate, prevenzione su misura. Una medicina che riconosce che le patologie che ci colpiscono sono determinate geneticamente, dall’ineluttabile intreccio dei nostri geni e delle nostre vite. La biostatistica, cuore della scienza medica, non è superata ma potenziata: i dati diventano alleati nella ricerca e nella pratica clinica. Per offrire cure sempre più adatte a ciascuno di noi. Ma diversità non è solo biologica. È anche etnia, genere, stili di vita, identità, visione del mondo. E se questa ricchezza viene ignorata o repressa, il risultato è malattia: fisica, psichica, sociale. L’omologazione – il mito di un modello unico di successo, giovinezza e forza – produce esclusione e sofferenza. Viviamo in un mondo che premia modelli uniformanti: la distanza tra ciò che siamo Una kermesse di e questi modelli genera disagio, malattre giorni e mezzo tia, errori di vita. Difendere la varietà per raccontare la dell’esistenza è già un atto di salute nuova medicina che pubblica: l’elogio della diversità deve è biologia, clinica, diventare il perno della nuova medicina. Che, però è costruita scientificafilosofia, politica, mente e moralmente sull’uguaglianza. economia. Ma anche La medicina non è tale senza dati solistoria e arte di, terapie testate, protocolli replicabili, validi per tutti gli umani, nel rispetto della loro diversità biologica e di genere. Uguaglianza, appunto, perché siamo una sola specie. Ma anche perché la salute è un bene universale. Oggi più che mai, garantire uguaglianza nella diversità è la sfida. A Padova, abbiamo raccolto un’eccezionale varietà di competenze per formare un quadro di ciò che sta accadendo e accadrà (per registrarsi: eventi.salute.eu/salute2025). IL ---End text--- Author: DANIELA MINERVA Heading: Highlight: Una kermesse di tre giorni e mezzo per raccontare la nuova medicina che è biologia, clinica, filosofia, politica, economia. Ma anche storia e arte Image:E D I TO R I A L E I GRANDI TEMI 1 L’attacco alla medicina di Trump e l’Europa Il no alla scienza della nuova presidenza Usa chiude un capitolo. Ma offre all’Europa la chance di farsi polo scientifico e tecnologico. Ne parleranno Alberto Mantovani (nella foto), Elena Cattaneo, Lucia Del Mastro e Rosario Rizzuto. 2 Salute Stare bene secondo la scienza La scienza salva la vita. Ma a che prezzo? Genetica e IA offrono nuove speranze. Eppure, cresce la sfiducia di una parte dell’opinione pubblica e la sanità fatica a garantire equità. Ne parleranno, tra gli altri, Giorgio Parisi (nella foto), Marino Zerial, Robert Nisticò, Nino Cartabellotta. DIRETTORE RESPONSABILE: Daniela Minerva CAPOREDATTORE: Gabriele Beccaria COORDINAMENTO: Elvira Naselli, Valeria Pini REDAZIONE: Roma: Elena De Stabile, Cinzia Lucchelli ART DIRECTOR: Angelo Rinaldi Francesco Franchi GRAFICA: Marco Fecchio Davide Mottes RICERCA ICONOGRAFICA: Alfredo Albertone Sede Salute: via Cristoforo Colombo 90 00147 Roma E-mail: salute@gedi.it GEDI Gruppo GEDI Via Giuseppe Giacosa 38 10125 Torino GEDI News Network S.p.A. Via Lugaro, 15 10126 Torino CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE 3 Questo mondo che genera disagio PRESIDENTE: Gabri
ele Comuzzo AMMINISTRATORE DELEGATO E DIRETTORE GENERALE: Corrado Corradi CONSIGLIERI: Città sempre più difficili, stili di vita guidati dalla performance e non dalla felicità, adolescenti abbandonati, lavoro che manca. Tutto ciò genera malattia. Ne parleranno, tra gli altri, Carlo Ratti, Michela Marzano (nella foto), Guido Saracco. Gabriele Acquistapace Fabiano Begal Alessandro Bianco Francesco Dini DIRETTORE EDITORIALE: Mario Orfeo Società soggetta all’attività di direzione e coordinamento di GEDI Gruppo Editoriale S.p.A. PRESIDENTE: Paolo Ceretti AMMINISTRATORE DELEGATO: Gabriele Comuzzo Titolare trattamento dati: Gedi News Network Spa. Soggetto autorizzato al trattamento dati (Reg. UE 2016/679): il Direttore Responsabile della testata PUBBLICITÀ: A. Manzoni & C. Via F. Aporti 8 – Milano Tel. 02/574941 STAMPA: TORINO GEDI NEWS NETWORK Via Giordano Bruno 84 Torino REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI ROMA N.189/2018 del 22 novembre 2018 La nostra carta proviene da materiali riciclati o da foreste gestite in maniera sostenibile 4 Il corpo da ripensare: la parola agli artisti La medicina moderna rischia di farci perdere il senso del nostro corpo. Perciò va in scena Corpo, umano di Vittorio Lingiardi e con Federica Fracassi (in foto). E Andrea Pennacchi, Lella Costa, Lidia Ravera ci aiuteranno a ritrovare la strada. 8–11 ottobre 2025 padova -tit_org- Così diversi così uguali -sec_org-
tp:writer§§ Daniela Minerva
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Estratto da pag. 9 di "REPUBBLICA SALUTE" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ ECCO LA NUOVA MEDICINA FESTIVAL DI SALUTE: IL PROGRAMMA 9-11 OTTOBRE, PADOVA Scienziati, artisti, filosofi, uomini e donne delle istituzioni. Oltre 100 intellettuali, per raccontare la rivoluzione scientifica, la cultura della salute, le sfide della sanità. Vi aspettiamo a Padova. In streaming su Repubblica.it. E on demand su repubblica.it/salute/dossier/festival-salute-2025/ ---End text--- Author: Redazione Heading: FESTIVAL DI SALUTE: IL PROGRAMMA 9-11 OTTOBRE, PADOVA Highlight: Giovedì 9 ottobre mattina aula magna pomeriggio aula magna 11:00 Attacco alla medicina: il “no” alla scienza di Trump e la leadership dell’Europa LA NUOVA MEDICINA Elena Cattaneo 9:30 La città e la salute Sergio Giordani Sindaco di Padova con daniela minerva 9:40 Modello Veneto Luca Zaia Presidente della Regione Veneto con daniela minerva Farmacologa e senatrice a vita Alberto Mantovani Direttore scientifico Humanitas Research Hospital Lucia Del Mastro Direttrice Clinica di Oncologia medica, Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova Rosario Rizzuto Presidente Centro nazionale di terapia genica e farmaci a RNA e Direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche, Università di Padova modera annalisa cuzzocrea 12:00 10:20 Tolleranza zero Nostra signora Evoluzione (in difesa del vino) David Quammen Scrittore e divulgatore scientifico presenta gabriele beccaria Andrea Pennacchi Drammaturgo e regista teatrale presenta luca ubaldeschi PREVENZIONE FARMACI: L’INNOVAZIONE CHE CURA 14:15 Farmaci: spendiamo troppo. Spendiamo bene? Chi ci guadagna? Robert Giovanni Nisticò Presidente Aifa con michele bocci 14:45 Rigenerare i neuroni per curare il Parkinson Simona Gatti Direttore medico Bayer Italia Angelo Antonini Professore ordinario di Neurologia, Università di Padova modera elisa manacorda 15:10 Tornare a respirare: le nuove cure per la Bpco Nel Villaggio della Prevenzione, in Via VIII Febbraio, sarà possibile effettuare lo screening lipidico e ricevere consigli. Amici Obesi Onlus fornirà consulenze di specialisti e informazioni sui centri del territorio. Informazioni sulla salute cardiovascolare arrivano, invece, dal test per la valutazione del profilo lipidico, che aiuta a determinare il rischio di infarto e ictus. Per sottoporsi ai test e consultare gli specialisti è sufficiente prenotarsi su: eventi.salute.eu/ salute2025. Salvatore D’Antonio Presidente Associazione dei pazienti con Bpco Claudio Micheletto Presidente Associazione italiana pneumologi ospedalieri Fabiano Di Marco Presidente Società italiana di Pneumologia modera irma d’aria 15:30 Tumore del polmone: i farmaci che ci sono Silvia Novello Professoressa ordinaria di Oncologia medica, Università di Torino Sara Pilotto Professoressa associata di Oncologia medica, Università di Verona modera elisa manacorda 15:50 Proteggiamo i fragili Fabio Landa2abal Presidente e amministratore delegato Gsk Italia Paolo Bonanni Professore ordinario di Igiene, Università di Firenze modera daniela minerva 16:25 - A VOI IL MICROFONO Colesterolo: cosa fare per evitare infarto e ictus Alberto Zambon Professore di Medicina, Università di Padova con federico mereta soirée teatro verdi 17:45 L’università come motore dell’innovazione Daniela Mapelli Rettrice Unversità di Padova con daniela minerva 18:00 La peste del ’300 Alessandro Barbero Storico, scrittore e divulgatore presenta daniela minerva Venerdì 10 ottobre mattina aula magna LA SALUTE SI COSTRUISCE 9:50 Malattie reumatologiche: non siamo cittadini di serie B Antonella Celano Presidente Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare Alessandra Salierno Referente nazionale per la comunicazione della Società italiana di Farmacia ospedaliera Roberta Ramonda Professoressa di Reumatologia, Università di Padova modera letizia gabaglio 10:20 Intelligenti e inclusive: le città che sogniamo Carlo Ratti Curatore Biennale Architettura 2025 di Venezia con gabriele beccaria 11:00 Avere 20 anni senza paure Giovanni Addolorato Direttore U.O Medicina interna e Patologie alcol correlate, Fondazione Irccs
Policlinico Gemelli-Università Cattolica Roma Anna Teresa Palamara Direttorice del Dipartimento di Malattie infettive, Iss modera elvira naselli 11:30 Sclerosi multipla: oltre i limiti la vita possibile Paola Perini Dirigente medico Clinica neurologica di Padova Rachele Michelacci Vicepresidente Associazione italiana Sclerosi multipla Ambra Giovannetti Psicologa e psicoterapeuta modera letizia gabaglio 12:00 La medicina nell’età della tecnica Umberto Galimberti Filosofo, saggista e psicoanalista presenta gabriele beccaria pomeriggio aula magna LA SALUTE SI COSTRUISCE 14:30 Il cuore salvato dall’intelligenza artificiale Francesco Musumeci Senior Consultant in Cardiac Surgery, Ismett-Upms di Palermo con federico mereta 14:50 Corpi che ballano Lella Costa Attrice presenta daniela minerva 15:20 Vitamina D: ossa, muscoli e non solo Mario Di Monaco Responsabile Centro malattie metaboliche dell’osso, Presidio ospedaliero San Camillo di Torino Paola Minghetti Direttrice Dipartimento di Scienze farmaceutiche, Università di Milano modera irma d’aria 15:45 - a voi il microfono Antibiotici: sì, no, quando Matteo Bassetti Direttore Clinica Malattie infettive, Policlinico Irccs San Martino di Genova con federico mereta 16:30 Salute: il diritto non è uguale per tutti Nino Cartabellotta Presidente Fondazione Gimbe con daniela minerva 17:00 Bulli digitali Monica Bastiani Responsabile Head Office People Care & Dei, Assicurazioni Generali Valentina Giacalone Fondatrice associazione no-profit contro il bullismo modera giulia cimpanelli 17:20 Il disagio degli adolescenti: non lasciamoli soli Michela Marzano Filosofa e scrittrice con stefania aloia sera aula magna 18:15 Eros Edoardo Prati Giovane divulgatore di cultura classica alla Generazione Z con raffaella de santis Sabato 11 ottobre mattina aula magna TUMORI: LE NUOVE CURE E LA VITA DEI PAZIENTI 9:30 Tumori: la frontiera Piero Carninci Genetista, Human Technopole Stefano Piccolo Professore di Biologia molecolare, Università di Padova Anna Sapino Direttrice scientifica Istituto di Candiolo Irccs modera daniela minerva 10.00 I danni delle E-cig Intervista a Erika von Mutius Pediatra e allergologa, Università Ludwig-Maximilians di Monaco di tiziana moriconi 10:10 Fumo: il costo della vita Franco Perrone Presidente nazionale Aiom con elvira naselli 10:30 Age pride Lidia Ravera Scrttrice e giornalista presenta daniela minerva 11:00 Il diritto di essere curati, sempre Francesca Patriarca Responsabile Centro Trapianti e Terapie cellulari, Clinica Ematologica, Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale Giuseppe Toro Presidente Nazionale Ail modera elisa manacorda 11:20 Tumori gastrici: aperta la strada per curarli Riccardo Caccialanza Direttore Struttura Complessa Dietetica e Nutrizione clinica, Fondazione Irccs Policlinico San Matteo, Pavia (video collegamento) Claudia Santangelo Presidente Associazione Vivere senza stomaco si può Francesca Bergamo Dirigente medico UOC Oncologia 1, Istituto oncologico Veneto Irccs, Padova modera Irma D’Aria 11.55 Mangiare poco allunga la vita Intervista a Venki Ramakrishnan Premio Nobel per la Chimica 2009 di valeria pini 12:00 - a voi il microfono Come si fa a dimagrire Roberto Vettor Professore di Medicina Interna, Università di Padova Ezio Di Flaviano Responsabile Reparto Riabilitazione nutrizionale, Policlinico di Abano Terme, Padova modera federico mereta pomeriggio aula magna LA SCIENZA CHE CI SALVA LA VITA 14:30 A cosa serve la scienza Marino Zerial Direttore Human Technopole Giorgio Parisi Premio Nobel per la Fisica 2021 (video collegamento) modera gabriele beccaria 15:00 La ricerca che crea valore Chiara De Marchi Divulgatrice scientifica Giovanna Scroccaro Direttrice Direzione Farmaceutico, protesica e dispositivi medici, Regione Veneto Gennaro Daniele Direttore Unità Fase 1, Policlinico Gemelli di Roma modera letizia gabaglio 15:30 Cuore stanco Pasquale Perrone Filardi Presidente Società italiana di Cardiologia Elena Murelli Senatrice (video collegamento) Salvatore Di Somma Cardiologo, professore di medicina int
erna e di emergenza, Università La Sapienza Roma modera letizia gabaglio 16:00 Una difesa per i bambini Eugenio Baraldi Direttore Istituto ricerca pediatrica Città della Speranza, Padova Luca Sbrogiò Direttore Dipartimento Prevenzione Ulss 6 Euganea, Padova modera irma d’aria 16:30 Un mondo senza Aids Annamaria Cattelan Direttrice Malattie infettive, Azienda Ospedaliera Padova Marco Falaguasta Presidente sede Padova di Anlaids Diego Passoni Conduttore radiofonico e scrittore modera letizia gabaglio 17:00 Dislessico famigliare Giampaolo Morelli Attore e conduttore televisivo Gloria Bellicchi, Attrice modera valeria pini 17:20 Manifesto per il lavoro Emma Ruzzon Presidente Consiglio degli Studenti, Università di Padova con daniela minerva 17:45 La ricerca che crea lavoro Rachele Scarpa Deputata Antonio Santocono Presidente di Infocamere Francesco Ciscato Sturtupper, ricercatore Cnr Guido Saracco Professore ed ex rettore del Politecnico di Torino modera federico ferrazza 18:00 Arrivederci Sergio Giordani Sindaco di Padova con daniela minerva soirée teatro verdi 19:00 Corpo, umano Spettacolo di e con Vittorio Lingiardi, psichiatra e psicoanalista e Federica Fracassi, attrice Regia di Gianni Forte D OV E T ROVA RC I Inquadrando il QR Code si accede alla piattaforma di iscrizione per il Festival di Salute eventi.salute.eu/ salute2025: qui è consultabile il programma per prenotarsi e partecipare agli incontri e alle serate e per usufruire dei servizi del Villaggio della Prevenzione. Il Festival sarà trasmesso in streaming sulle HP de la Repubblica, La Stampa e Huffington Post. E gli interventi, arricchiti da interviste e analisi, saranno disponibili sulle pagine web di Salute del vostro quotidiano. A Padova saremo nell’Aula Magna dell’Università e al Teatro Verdi per la lezione di Alessandro Barbero e lo spettacolo Corpo, umano di Vittorio Lingiardi e Federica Fracassi. Image:L’A R C H I T E T T O Elena Cattaneo Carlo Ratti Giovedì 9 alle 11.00 parteciperà al talk “Attacco alla medicina” Venerdì 10 alle 10.20 :“Intelligenti e inclusive: le città che sogniamo” IL PRESIDENTE AIFA L’ O N C O LO G A Robert Nisticò Silvia Novello Giovedì 9 alle 14.15 :“Farmaci: spendiamo troppo. Chi ci guadagna” Giovedì 9 alle 15.30 : “Tumore del polmone: i farmaci che ci sono” L’ I N F E T T I V O LO G O IL CARDIOCHIRURGO Matteo Bassetti Francesco Musumeci Venerdì 10 alle 15.45 protagonista del talk “Antibiotici: sì, no, quando” Venerdì 10 alle 14.30 protagonista del talk “Il cuore salvato dall’IA” I L G E N E T I STA L’AT T R I C E L’ E V E N TO L A S E N AT R I C E S C I E N Z I ATA 8–11 ottobre Piero Carninci Lella Costa Sabato 11 alle 9.30 parteciperà al talk “Tumori: la frontiera” Venerdì 10 alle 14.50 protagonista del monologo “Corpi che ballano” 2025 padova LA SCRITTRICE L’A N A L I S TA G I M B E Lidia Ravera Nino Cartabellotta Sabato 11 alle 10.30 protagonista del monologo “Age Pride” Venerdì 10 alle 16.30 : “Salute: il diritto non è uguale per tutti” L’AT T O R E IL BIOLOGO MOLECOLARE Giampaolo Morelli Stefano Piccolo Sabato 11 alle 17.00 parteciperà al talk “Dislessico famigliare” Sabato 11 alle 9.30 parteciperà al talk “Tumori: la frontiera” L A PATO LO G A I L D I R E T TO R E T E C H N O P O L E Anna Sapino Marino Zerial Sabato 11 alle 9.30 parteciperà al talk “Tumori: la frontiera” Sabato 11 alle 14.30 parteciperà al talk “A cosa serve la scienza” LA FARMACOLOGA I L CO N D U T TO R E R A D I O Giovanna Scroccaro Diego Passoni Sabato 11 alle 15.00 parteciperà al talk “La ricerca che crea valore” Sabato 11 alle 16.30 parteciperà al talk “Un mondo senza Aids” -tit_org- Ecco la nuova medicina -sec_org-
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title§§ Medici e infermieri in calo lite sui dati del ministero = Scontro sulla mancanza di medici Pd: "Smentita la propaganda Cirio"
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Estratto da pag. 5 di "REPUBBLICA TORINO" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Medici e infermieri in calo lite sui dati del ministero Scontro sulla mancanza di medici Pd: “Smentita la propaganda Cirio” L’Agenas certifica il crollo dei sanitari tra il 2019 e il 2023. La Regione: “Stiamo ricostruendo la sanità del Piemonte dopo il Covid” A a pagina 5 lcuni numeretti, nascosti nelle pieghe dell’ultimo rapporto Agenas sul personale sanitario, riaccendono la vecchia polemica fra Pd e giunta regionale sulle assunzioni. D’altronde la relazione dell’agenzia ministeriale, uscita pochi giorni fa, non fa sconti. Asl e ospedali piemontesi fra il 2019 e il 2023 — grossomodo il primo mandato Cirio — hanno perso 289 medici e 473 infermieri, nello stesso periodo i medici di famiglia in servizio sono diminuiti di 220 e i pediatri di 49. «Dati che smentiscono la propaganda di Cirio e Riboldi e confermano la necessità di un piano straordinario di assunzioni che chiediamo da anni. Nel nuovo piaA no socio-sanitario però non c’è traccia di tutto questo», osservano il segretario dem Domenico Rossi e il consigliere Daniele Valle. «Persino nel periodo Chiamparino, dove il Piemonte era in piano di rientro — aggiungono — il calo dei medici era stato più ridotto e gli infermieri erano aumentati». All’attacco, l’assessore alla Sanità Federico Riboldi replica con i dati dell’Osservatorio sul personale istituito a metà 2023: da allora, dice, in due anni gli infermieri in servizio sono aumentati di 437 unità, «a cui va sommato il concorso da 700 professioni sanitarie, di cui 400 infermieri, del mese scorso. Un incremento importante e un trend che vogliamo mantenere». E poco dopo dalla Regione arriva il commento al rapporto della fondazione Gimbe (che da anni monitora lo stato della sanità) uscito proprio in mattinata. «Siamo tra le regioni più virtuose», sottolinea Riboldi, riferendosi non solo al quinto posto nazionale nella griglia Lea, i livelli di assistenza — dato già comunicato dal ministero a febbraio — ma alla «spesa sanitaria privata sotto controllo», al «miglioramento di oltre 14 milioni di euro nella mobilità passiva», al «progresso nella digitalizzazione sanitaria». Più tardi interviene anche il presidente Alberto Cirio. «Il rapporto Gimbe conferma il grande lavoro che stiamo facendo per ricostruire la sanità piemontese dopo gli anni del Covid», sottolinea. Ma anche su questo si apre un altro fronte. Gimbe, ad esempio, conferma come il Piemonte sia la prima regione per uso dei gettonisti con 115 milioni di spesa, in più «mancano 431 medici di medicina generale e siamo tra le regioni più critiche per la carenza dei pediatri di libera scelta» ribatte il Pd con Rossi. ---End text--- Author: ANDREA GATTA Heading: Highlight: Image:T Il Piemonte ha perso 289 medici e 473 infermieri tra il 2019 e il 2023 -tit_org- Medici e infermieri in calo lite sui dati del ministero Scontro sulla mancanza di medici Pd: “Smentita la propaganda Cirio” -sec_org-
tp:writer§§ Andrea Gatta
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title§§ Marche, rinunce alle cure sopra la media italiana: ecco il dossier = Il dossier Gimbe Marche, rinunce alle cure sopra la media nazionale
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Estratto da pag. 42 di "RESTO DEL CARLINO ANCONA" del 09 Oct 2025
Servizio a pagina 10 Niente prestazioni sanitarie per il 10,6% dei marchigiani contro il 9,9% degli italiani Ma l'aspettativa di vita da noi è di 84,2 anni rispetto agli 83,4 nel resto del Paese
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tp:ocr§§ Marche, rinunce alle cure sopra la media italiana: ecco il dossier Servizio a pagina 10 Il dossier Gimbe Marche, rinunce alle cure sopra la media nazionale Niente prestazioni sanitarie per il 10,6% dei marchigiani contro il 9,9% degli italiani Ma l’aspettativa di vita da noi è di 84,2 anni rispetto agli 83,4 nel resto del Paese Nel 2024 il 10,6% dei cittadini marchigiani, oltre 157mila persone, ha dichiarato di aver rinunciato ad una o più prestazioni sanitarie a fronte di una media italiana del 9,9%, con un incremento di 0,9 punti percentuali rispetto al 2023. Di contro l’aspettativa di vita alla nascita (dati 2024) nelle Marche è pari a 84,2 anni, superiore alla media nazionale 83,4. I dati emergono dall’ottavo Rapporto della Fondazione Gimbe che, a livello generale in Italia, ha evidenziato negli ultimi tre anni 13,1 miliardi di euro in meno di risorse alla sanità con 41,3 euro a carico delle famiglie mentre uno su dieci rinuncia alle cure, e infermieri ai minimi. Nel 2023 la regione Marche ha ricevuto quote di riparto del Fondo sanitario nazionali rispettivamente di 2.125 euro pro-capite con un incremento di 66 euro, inferiore alla media Italia (71 euro); mentre nel 2024 si è arrivati a 2.207 euro pro-capite superiore alla media italiana di 2.181 euro ciascuno. Sul fronte del personale sanitario, il dato relativo al 2023, mostra che nella regione ci sono 13,4 unità di personale sanitario ogni mille abitanti, un valore che supera la media italiana di 11,9: il valore marchigiano supera la media nazionale sia per i medici (2,05 ogni mille abitanti contro media Italia 1,85), sia per gli infermieri (5,53 infermieri dipendenti ogni 1.000 abitanti contro 4,7); il rapporto mediciinfermieri è pari a 2,7 (media Italia 2,54). Per quanto riguarda il Pnrr (dati Agenas al 30 giugno 2025 e che riguardano servizi e strutture finanziati con risorse Pnrr e con risorse diverse dal Pnrr), questo il quadro: per le Case della Comunità, a fronte di una programmazione complessiva di 29 Case di Comunità, al 30 giugno scorso, 20 hanno attivato almeno un servizio, cinque hanno attivato tutti i servizi obbligatori di cui uno con presenza di medici e infermieri. In merito alle Centrali Operative Territoriali, sono tutte pienamente funzionanti e certificate (100%). Invece per gli Ospedali di Comunità, a fronte di una programmazione complessiva di nove strutture, al 30 giugno 2025, nessuno è stato dichiarato attivo dalla Regione. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: L’ALTRO DATO Sul fronte del personale sanitario, ci sono 13,4 unità ogni mille abitanti: meglio della media nazionale Image:Luci e ombre in questo ottavo Rapporto della Fondazione Gimbe -tit_org- Marche, rinunce alle cure sopra la media italiana: ecco il dossier Il dossier Gimbe Marche, rinunce alle cure sopra la media nazionale -sec_org- Ancona
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title§§ Rinunce alle cure sopra la media
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Estratto da pag. 34 di "RESTO DEL CARLINO ANCONA" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Rinunce alle cure sopra la media ANCONA Nel 2024, il 10,6% dei marchigiani, oltre 157mila persone, ha dichiarato di avere rinunciato a una o più prestazioni sanitarie a fronte di una media italiana del 9,9%, con un incremento di 0,9 punti percentuali sul 2023. Di contro, l’aspettativa di vita alla nascita (dati 2024) nelle Marche è pari a 84,2 anni, superiore alla media nazionale (83,4). I dati emergono dall’ottavo Rapporto della Fondazione Gimbe. Nel 2023, la Regione Marche ha ricevuto quote di riparto del Fondo sanitario nazionale di 2.125 euro pro capite con un incremento di 66 euro, meno della media italiana (71 euro). Nel 2024 si è arrivati a 2.207 euro pro capite, più della media italiana. Sul fronte del personale sanitario, il dato relativo al 2023 mostra che nella regione ci sono 13,4 unità di personale sanitario ogni mille abitanti, un valore che supera la media italiana pari a 11,9. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Rinunce alle cure sopra la media -sec_org- Ancona
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title§§ Il risiko della nuova giunta Acquaroli detta la road map C'è l'asse Bugaro-Calcinaro
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Estratto da pag. 40 di "RESTO DEL CARLINO ASCOLI" del 09 Oct 2025
Entro la fine della settimana una rosa di proposte da FdI e dagli alleati di centrodestra Consiglio il 27 ottobre, il governatore vuole assessori pronti a lavorare su tutti i dossier
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tp:ocr§§ Il risiko della nuova giunta Acquaroli detta la road map C’è l’asse Bugaro-Calcinaro Entro la fine della settimana una rosa di proposte da FdI e dagli alleati di centrodestra Consiglio il 27 ottobre, il governatore vuole assessori pronti a lavorare su tutti i dossier ANCONA La riconferma a Palazzo Raffaello è arrivata e anche oltre le più rosee aspettative. Adesso è già tempo di procedere con la composizione dell’esecutivo regionale che dovrà accompagnare il presidente Francesco Acquaroli nei prossimi cinque anni di governo. Ma è uno step che, stando agli spifferi al sesto piano della Regione, sarà messo a terra senza correre e con le dovute cautele e rassicurazioni. Il governatore non vuole sbagliare nella composizione della giunta e soprattutto cerca politici o tecnici che siano già pronti ad affrontare un lavoro gravoso. Non solo. L’input è di circondarsi di assessori che abbiano come unico obiettivo quello di sostenere l’attività amministrativa e progettuale per fare crescere le Marche, senza pensare all’ipotesi di candidature post Acquaroli tra cinque anni. In qualche modo, il presidente si sente con le mani più libere rispetto a cinque anni fa e anche forte di una maggiore esperienza da mettere sul tavolo nella composizione dell’esecutivo. Nulla di deciso, quindi, in attesa dei confronti soprattutto con gli alleati di Forza Italia e Lega, che dovranno fare le loro proproste in questi giorni. Quanto al partito del presidente, Fratelli d’Italia, le interlocuzioni sono già iniziate. L’obiettivo è di arrivare nel fine settimana con una rosa di proposte sulle quali Acquaroli potrà dire la sua. Da lunedì si entrerà nel vivo: sarà la settimana decisiva per chiudere il cerchio e per arrivare poi alla nomina degli assessori, che dovranno presentarsi in Consiglio regionale con il presidente il 27 ottobre. Questi sono in qualche modo i tempi e le regole che Acquaroli sembra voler mettere sul piatto, non senza dimenticare le performance in termini di voti ottenuti da alcuni dei candidati, che hanno fatto gridare all’exploit. Dalle prime indicazioni sembra che il presidente possa avere almeno due tasselli già definiti rispetto alle sei caselle che compongono la giunta regionale. Ci riferiamo a Giacomo Bugaro, eletto nelle file di FdI come indipendente (è uno storico rappresentante di Forza Italia) e che riempirebbe il vuoto lasciato nella precedente legislatura rispetto al capoluogo di regione. Una mancanza che Acquaroli ha sempre riconosciuto, ma che per un concatenarsi di situazioni non è riuscito a risolvere. Ora, invece, quella casella sembra subito messa al proprio posto. Altro nome del quale difficilmente il governatore farà a meno è quello di Paolo Calcinaro, sindaco di Fermo, eletto con 9.311 voti, record in regione. Un civico con esperienza amministrativa e che anche in questo caso si posiziona in un territorio che fino a pochi giorni fa non aveva un assessore di riferimento. Le presunte certezze finiscono qui. Restando nel partito del presidente, Fratelli d’Italia dovrebbe poter contare su altri due assessori, oltre a Bugaro. In pole ci sarebbero l’assessore uscente Francesco Baldelli e poi nelle quote rosa l’ascolana Francesca Pantaloni. Molto dipenderà dalle scelte che faranno Forza Italia e la Lega, se proporranno eletti o tecnici, e quali territori rappresenteranno. Restando tra chi siederà in Consiglio regionale, Forza Italia potrebbe puntare su Tiziano Consoli, sindaco di Maiolati Spontini (Ancona), visto che Gianluca Pasqui sembra intenzionato a ricoprire la casella della presidenza del Consiglio regionale. E la Lega? In campo ci sono il maceratese Renzo Marinelli, l’ascolano Andrea Maria Antonini (assessore uscente) e il pesarese Enrico Rossi. Il primo creerebbe un affollamento nel Maceratese, territorio dal quale arriva il governatore e dal quale arriverebbe anche il presidente del Consiglio regionale. Sugli altri due sembra ci sia uno «scontro» interno, con Antonini portato dalla segretaria regionale Giorgia Latini e Rossi sponsorizzato dal deputato Mirco Carloni. Una vicenda che vede Acqua
roli nel «semplice» ruolo di spettatore interessato. Quando saranno ufficializzate le scelte, il governatore potrà dire la sua e avallarle o chiedere altre soluzioni ai partner di governo. Tutto ciò almeno fino alla prossima estate, quando la giunta si allargherà a otto e si potrà dare spazio anche a ulteriori figure in base alle necessità dei vari settori. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Alfredo Quarta Heading: Highlight: VERSO L’ESECUTIVO Le prime caselle per Ancona e Fermo, che finora non hanno avuto assessori di riferimento IL RAPPORTO GIMBE Rinunce alle cure sopra la media ANCONA Nel 2024, il 10,6% dei marchigiani, oltre 157mila persone, ha dichiarato di avere rinunciato a una o più prestazioni sanitarie a fronte di una media italiana del 9,9%, con un incremento di 0,9 punti percentuali sul 2023. Di contro, l’aspettativa di vita alla nascita (dati 2024) nelle Marche è pari a 84,2 anni, superiore alla media nazionale (83,4). I dati emergono dall’ottavo Rapporto della Fondazione Gimbe. Nel 2023, la Regione Marche ha ricevuto quote di riparto del Fondo sanitario nazionale di 2.125 euro pro capite con un incremento di 66 euro, meno della media italiana (71 euro). Nel 2024 si è arrivati a 2.207 euro pro capite, più della media italiana. Sul fronte del personale sanitario, il dato relativo al 2023 mostra che nella regione ci sono 13,4 unità di personale sanitario ogni mille abitanti, un valore che supera la media italiana pari a 11,9. © RIPRODUZIONE RISERVATA Image:Il governatore Francesco Acquaroli nel comitato elettorale, ad Ancona, durante i festeggiamenti per la vittoria bis nelle Marche -tit_org- Il risiko della nuova giunta Acquaroli detta la road map C’è l’asse Bugaro-Calcinaro -sec_org-
tp:writer§§ Alfredo Quarta
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title§§ Rinunce alle cure sopra la media
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Estratto da pag. 40 di "RESTO DEL CARLINO MACERATA" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Rinunce alle cure sopra la media IL RAPPORTO GIMBE ANCONA Nel 2024, il 10,6% dei marchigiani, oltre 157mila persone, ha dichiarato di avere rinunciato a una o più prestazioni sanitarie a fronte di una media italiana del 9,9%, con un incremento di 0,9 punti percentuali sul 2023. Di contro, l’aspettativa di vita alla nascita (dati 2024) nelle Marche è pari a 84,2 anni, superiore alla media nazionale (83,4). I dati emergono dall’ottavo Rapporto della Fondazione Gimbe. Nel 2023, la Regione Marche ha ricevuto quote di riparto del Fondo sanitario nazionale di 2.125 euro pro capite con un incremento di 66 euro, meno della media italiana (71 euro). Nel 2024 si è arrivati a 2.207 euro pro capite, più della media italiana. Sul fronte del personale sanitario, il dato relativo al 2023 mostra che nella regione ci sono 13,4 unità di personale sanitario ogni mille abitanti, un valore che supera la media italiana pari a 11,9. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: IL RAPPORTO GIMBE Highlight: Image: -tit_org- Rinunce alle cure sopra la media -sec_org-
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title§§ Rinunce alle cure sopra la media
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Estratto da pag. 42 di "RESTO DEL CARLINO PESARO" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Rinunce alle cure sopra la media IL RAPPORTO GIMBE ANCONA Nel 2024, il 10,6% dei marchigiani, oltre 157mila persone, ha dichiarato di avere rinunciato a una o più prestazioni sanitarie a fronte di una media italiana del 9,9%, con un incremento di 0,9 punti percentuali sul 2023. Di contro, l’aspettativa di vita alla nascita (dati 2024) nelle Marche è pari a 84,2 anni, superiore alla media nazionale (83,4). I dati emergono dall’ottavo Rapporto della Fondazione Gimbe. Nel 2023, la Regione Marche ha ricevuto quote di riparto del Fondo sanitario nazionale di 2.125 euro pro capite con un incremento di 66 euro, meno della media italiana (71 euro). Nel 2024 si è arrivati a 2.207 euro pro capite, più della media italiana. Sul fronte del personale sanitario, il dato relativo al 2023 mostra che nella regione ci sono 13,4 unità di personale sanitario ogni mille abitanti, un valore che supera la media italiana pari a 11,9. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: IL RAPPORTO GIMBE Highlight: Image: -tit_org- Rinunce alle cure sopra la media -sec_org-
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title§§ «Sanita allo sfascio, da Mastella non una parola»
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Estratto da pag. 2 di "SANNIO QUOTIDIANO" del 09 Oct 2025
«Problemi strutturali irrisolti per l'ospedale "San Pio' e Pronto soccorso aperto solo a ore a Sant'Agata de' Goti. Famiglie sannite pagano il prezzo puù alto»
pubDate§§ 2025-10-09T05:43:00+00:00
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tp:ocr§§ Lega / L’esponente salviniano, Luigi Barone: «Report Gimbe descrive un disastro Campani vanno al nord per curarsi. Solo due le case di comunità aperte» «Sanità allo sfascio, da Mastella non una parola» «Problemi strutturali irrisolti per l'ospedale 'San Pio' e Pronto soccorso aperto solo a ore a Sant'Agata de' Goti. Famiglie sannite pagano il prezzo puà alto» "Ancora una volta l’8° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN), presentato presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati, ha certificato un disastro senza precedenti. Numeri alla mano ha dimostrato che la sanità campana è allo sfascio, e la responsabilità ha un nome e un cognome: Vincenzo De Luca e vent'anni di centrosinistra al governo della Regione. La mobilità sanitaria (il dato che certifica il numero dei pazienti campani che si curano fuori regione) è la ferita più grande: quello della Campania è tra i dati peggiori in Italia. I campani non si fidano della nostra sanità e vanno al Nord per curarsi. Il prezzo che paghiamo è altissimo. I campani pagano le tasse qui, ma si curano altrove. Un doppio danno, morale ed economico. E come se non bastasse il PNRR in Campania resta fermo al palo" così l'esponente leghista Luigi Barone responsabile Enti Locali Lega Salvini Premier Campania. "Nella nostra regione erano previsti 61 Ospedali di Comunità, ne è attivo solo 1, appena il 2%. Erano previste 191 Case della Comunità, ne funzionano solo 2, e una sola dispone di personale medico e infermieristico. Una presa in giro ... la Campania è ultima in Italia per aspettativa di vita, con una media di 81,7 anni contro gli 84,7 della Provincia di Trento. Tre anni di vita in meno ..." quanto poi sottolineato. "È inutile che De Luca e i suoi alleati continuino a raccontare balle. I numeri parlano da soli: milioni di campani che vanno fuori regione a curarsi perché non si fidano del nostro sistema sanitario, un solo ospedale di comunità su 61, due case di comunità su 191, la peggior aspettativa di vita d’Italia e milioni di euro che scappano al Nord ogni anno. Questa non è amministrazione, è fallimento puro. È sconcertante il silenzio degli alleati beneventani di De Luca, a partire dal sindaco di Benevento, Clemente Mastella. Di fronte a questo disastro e a numeri così drammatici, non dicono una parola" le notazioni critiche nei confronti del presidente di Regione uscente, De Luca e del sindaco del capoluogo, Mastella. " Fingono di non vedere, diventando corresponsabili di una sanità al collasso che grava ogni giorno sulla pelle di milioni di famiglie sannite. Da Mastella ci saremmo aspettati una levata di scudi per difendere il diritto alla salute dei cittadini. Invece, nulla: dai problemi strutturali del San Pio all'apertura ad ore del PS del Sant'Alfonso de’ Liguori, emerge solo abbandono, inefficienza e umiliazione. Una tragedia sanitaria ignorata, mentre le famiglie sannite pagano il prezzo più alto. Ci chiediamo come faccia Mastella a stare dalla parte di chi ha causato un danno enorme al suo territorio" i rilievi negativi sulla situazione del nosocomio pubblico sannita. "... La Campania e il Sannio meritano rispetto e una sanità all’altezza dei bisogni dei cittadini, non sceneggiate politiche. De Luca, le sue foglie di Fico e la sinistra devono andare a casa. Una volta per tutte”, la conclusione. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- «Sanita allo sfascio, da Mastella non una parola» -sec_org-
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§---§
title§§ Sanità, i cittadini pagano 41 miliardi ai privati
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Estratto da pag. 6 di "SICILIA CATANIA" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ GIMBE: SISTEMA PUBBLICO IN AGONIA E LA GENTE SI CURA ALTROVE Sanità, i cittadini pagano 41 miliardi ai privati ROMA. La «lenta agonia» del Servizio sanitario nazionale rischia di aprire sempre più la strada al privato. È quanto emerge dall’ottavo Rapporto Gimbe, presentato ieri alla Camera, che monitora sostenibilità ed efficienza del Ssn. Tra le criticità evidenziate: aumento della spesa privata e rinuncia alle cure, carenza di personale e ritardi nell’assistenza territoriale. Negli ultimi tre anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure. Nonostante l’Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1.000 abitanti contro la media Ocse di 9,5) e nella medicina generale, con oltre 5.500 medici mancanti. Il “Pnrr”, inoltre, registra gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo. «Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale è aumentato di 11,1 miliardi - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil, la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi. Infatti, la percentuale del Fsn sul Pil al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025. Siamo testimoni di un lento, ma inesorabile smantellamento del Ssn, che apre la strada a interessi privati». Un’analisi che ha riacceso il dibattito sulla sostenibilità e l’efficacia del Ssn, dividendo le forze politiche sulla direzione da imprimere al futuro della sanità pubblica. Licia Ronzulli, senatrice di Fi e vicepresidente del Senato, contesta il quadro troppo pessimista, sottolineando gli sforzi del governo: «Il nostro sistema soffre, è vero, ma non è in ginocchio. Negli ultimi tre anni il governo ha valorizzato il personale e rafforzato l’assistenza». Per Ilenia Malavasi, deputata Pd della commissione Affari sociali, il vero problema risiede nell’Esecutivo che resta «immobile, incapace di affrontare la carenza di infermieri e medici di base, e di portare avanti riforme territoriali e la medicina di prossimità». ---End text--- Author: MICHELA DI CARLO Heading: Highlight: Il Fabbisogno Sanitario Nazionale Dati in % sul Pil Previsioni del DPFP 7,5 7,2% 7,0 6,6% 6,6% 6,6% 6,7% 6,6% 6,6% 6,5 6,5% 6,5% 6,5% 6,4% 6,3% 6,3% 6,1% 6,1% 6,1% 6,0 6,0% 5,9% 5,8% 5,5 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 2021 2022 2023 2024 2025 2026 2027 2028 Fonte: Fondazione Gimbe L’annuale rapporto evidenzia come il Servizio sanitario abbia perso 13 miliardi Image: -tit_org- Sanità, i cittadini pagano 41 miliardi ai privati -sec_org-
tp:writer§§ Michela Di Carlo
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title§§ Sanità, spunta l'idea di pagare di più i medici fedeli al Ssn
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Estratto da pag. 3 di "SOLE 24 ORE" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Sanità, spunta l’idea di pagare di più i medici fedeli al Ssn Gli incentivi allo studio Indennità di esclusività più pesante. Assunzioni: piano da 30mila ingressi Un “premio” a quei medici che giurano fedeltà al Servizio sanitario nazionale, potenziando la cosiddetta indennità di esclusività che vincola già oggi i camici bianchi a lavorare solo negli ospedali pubblici anche quando fanno la libera professione (la cosiddetta intramoenia). Questa l’ultima idea su cui si punta per rendere di nuovo attrattivo il Ssn. L’indennità come detto è già presente nelle buste paga dei medici e varia nel suo importo in base all’anzianità: ora al ministero della Salute si lavora per renderla più pesante anche per dare un segnale preciso a chi decide di non fuggire dal Ssn, come stanno invece già facendo da anni molti camici bianchi. L’idea di aumentare questa voce - invece che l’indennità di specificità presente in tutte le buste paga dei medici comprese quelle di chi fa libera professione fuori dal Ssn - è una delle misure che potrebbe vedere la luce nella legge di bilancio tra quelle destinate al personale che è la priorità numero uno del ministro della Salute Orazio Schillaci. Il nodo ovviamente è la copertura visto che a esempio per finanziare un aumento netto in busta paga di 200 euro servirebbero circa 500 milioni. Per questo in queste ore si sta lavorando per affinare gli interventi che poi vedranno la luce nel testo atteso in consiglio dei ministri cercando di far bastare la coperta che come sempre è troppo corta. L’asticella delle risorse in più nella manovra per la Sanità per il 2026 balla già da settimane tra i 2 e i 2,5 miliardi, con il ministro Schillaci che spera di chiudere come minimo a metà del range e cioè a 2,2 miliardi. Una dote in più non scontata: l’anno scorso si era partiti con l’obiettivo di ottenerne 3 in più per poi scoprire, con il testo della legge di bilancio in mano che ce n’erano meno della metà a disposizione. Stavolta però le richieste dovrebbero andare in porto, anche se rischiano di non essere sufficienti per tutte le priorità portate al tavolo del Mef nelle settimane scorse. L’altra priorità riguarda gli infermieri che sono quelli che mancano di più: per questo il piano sulle assunzioni da circa 30mila ingressi anticipato nei giorni scorsi dal Sole 24 ore - dovrebbe privilegiare il comparto sanitario che ne assorbirebbe 25mila. Per gli infermieri si parla anche di un aumento dell’indennità di specificità e la possibilità di fare libera professione come fanno già oggi i medici. In pista anche risorse per le liste d’attesa. Il nodo delle risorse mai sufficienti è emerso anche ieri alla presentazione del rapporto annuale Gimbe secondo il quale negli ultimi tre anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure. «Colpisce il dato del gap tra la spesa pubblica prevista dal Documento di Programmazione di Finanza Pubblica, che prevede una percentuale sul Pil del 6,4 %, e lo stanziamento previsto dall’ultima Legge di Bilancio che invece si ferma al 6,1%. Questo gap significa che mancheranno 7 miliardi nel 2025 e quasi 10 nel 2026. Chi mette le risorse che mancano?», ha detto ieri la segretaria Pd, Elly Schlein. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: Per gli infermieri si punta ad aumentare l’indennità e la possibilità di fare la libera professione Image:orazio schillaci Il ministro della Salute -tit_org- Sanità, spunta l’idea di pagare di più i medici fedeli al Ssn -sec_org-
tp:writer§§ Marzio Bartoloni
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§---§
title§§ Sanità, in Piemonte 390 mila persone rinunciano a una o più prestazioni
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Estratto da pag. 45 di "STAMPA TORINO" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ Sanità, in Piemonte 390 mila persone rinunciano a una o più prestazioni Ci sono i punti di forza e di debolezza, come in tutte le Regioni. Tra i secondi, e a prescindere da come si comportano le altre regioni (perchè al netto delle classifiche ciascuno deve guardare in casa propria), spicca il venir meno del diritto alle cure. Parliamo della Sanità piemontese e dell’ottavo rapporto della Fondazione Gimbe: nel 2024 il 9,2% dei cittadini, pari ad oltre 391 mila persone, ha dichiarato di aver rinunciato a una o più prestazioni sanitarie (la media italiana è 9,9%) con un incremento di 0,4 punti percentuali rispetto al 2023. Quasi 400 mila persone: provate a metterle mentalmente tutte in fila, sempre che sia possibile, e vi renderete conto della voragine verso cui scivola un numero crescente di persone. A maggior ragione, in una regione dove l'aspettativa di vita alla nascita è di 83,4 anni: salvo, sovente, essere molti di più. E qui torniamo al discorso della longevità di vita, che non sempre corrisponde alla qualità della vita, fatta di cure. L’assessore alla Sanità Federico Riboldi non sfugge al punto: «Il rapporto fotografa anche i problemi da affrontare con urgenza: le liste d’attesa restano la prima causa di rinuncia alle cure, e la carenza di nuovi laureati in medicina e infermieristica rischia di compromettere la tenuta dei servizi, in particolare nelle aree interne». Carenza, peraltro, confermata almeno fino al 2023 da un altro rapporto, quello di Agenas. «Dal 2019 al 2023 il Piemonte ha perso 283 medici e 473 infermieri - spiega per il Pd Domenico Rossi e Daniele Valle -. Anche i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta sono diminuiti: meno 220 e meno 49. Dati che confermano la denuncia del Pd e la necessità di un piano straordinario di assunzioni chiesto da anni». Quanto ai punti di forza, ce ne sono diversi, rimarca Alberto Cirio. «La piena adempienza ai Livelli essenziali di assistenza - prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera -, la spesa sanitaria privata sotto controllo, il saldo netto della mobilità dei pazienti, che passa da meno 19 milioni a meno 5 milioni, l’avanzamento del Fascicolo Sanitario Elettronico e le iniziative di telemedicina». Resta da garantire «la salute come diritto effettivo su tutto il territorio regionale», spiega Riboldi. La sfida delle sfide. ALE.MON . — ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Quando la salute precipita il pronto soccorso resta la sola opzione -tit_org- Sanità, in Piemonte 390 mila persone rinunciano a una o più prestazioni -sec_org-
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title§§ Povertà, 40mila trentini si privano delle cure = Quarantamila trentini rinunciano alle cure
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/09/2025100903119607050.PDF
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Estratto da pag. 17 di "T QUOTIDIANO" del 09 Oct 2025
di Simone Casciano I7 I dati Gimbe: sono 10mila in più in un anno. Il 56% dei medici di base è oberato
pubDate§§ 2025-10-09T04:29:00+00:00
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tp:ocr§§ Povertà, 40mila trentini si privano delle cure di Simone Casciano 17 Quarantamila trentini rinunciano alle cure I dati Gimbe: sono 10mila in più in un anno. Il 56% dei medici di base è oberato È una fotografia in chiaroscuro del Trentino e della sua sanità quella che emerge dall’ottavo rapporto Gimbe sullo stato del servizio sanitario nazionale e le sue articolazioni locali. Da una parte ci sono le classifiche sui valori complessivi che vedono il Trentino ai primi posti nella classifica generale e nelle varie voci, dall’altra parte però ci sono alcuni dati sentinella che raccontano di una situazione in progressivo peggioramento. Questi dati sono il carico di lavoro dei medici di medicina generale, in Trentino sono il 56% quelli che hanno più di 1.500 pazienti, ma soprattutto il numero di trentini che hanno rinunciato a curarsi. Erano 29mila in Trentino nel 2023, 5,4% della popolazione, sono diventati 40mila nel 2024, il 7,4%, 10mila in più. Una crescita del 37% che suona come un campanello d’allarme per il sistema sanitario trentino, ma di cui vanno identificate le cause profonde. Secondo Gimbe, le motivazioni sono le stesse rilevate a livello nazionale: tempi d’attesa troppo lunghi e difficoltà economiche. Segnali che indicano come anche in Trentino, la soglia di accessibilità alle cure si stia alzando per fasce sempre più ampie della popolazione. In questo quadro non mancano comunque le note positive. La Provincia autonoma di Trento si colloca stabilmente ai vertici delle classifiche Gimbe, con punteggi Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) tra i più elevati del Paese, seconda solo a Emilia-Romagna e Toscana. La qualità complessiva dei servizi sanitari resta quindi elevata, ma il problema è la tenuta del sistema nel medio periodo: la carenza di personale e la pressione crescente sul territorio rischiano di comprometterne la sostenibilità. Tra i dati più significativi c’è quello relativo ai medici di medicina generale. In Trentino, il 56% dei medici ha più di 1.500 assistiti, oltre la soglia considerata ottimale (1.200). Il dato riflette una tendenza nazionale, dove il numero medio di pazienti per medico è di 1.374, ma con punte molto più alte nelle regioni del Nord, il Trentino è all’ottavo posto per carico sui medici di base, prima è la Lombardia dove il 74% dei medici ha più di 1.500 pazienti. «Un carico eccessivo di pazienti significa meno tempo per ciascuno, difficoltà di presa in carico e rischi di cronicizzazione non gestita», sottolinea la Fondazione Gimbe. La situazione si aggrava nelle valli più periferiche, dove trovare un medico disponibile diventa più difficile. Il paradosso è evidente: un sistema che funziona bene, ma che fatica sempre più a farsi accessibile. La buona organizzazione territoriale, la rete ospedaliera efficiente e i risultati nei Lea non bastano a dare risposta a tutti i bisogni, e sempre più persone rinunciano a visite, esami o interventi per mancanza di tempi o risorse. A livello nazionale, il rapporto Gimbe denuncia una tendenza simile, ma amplificata: nel 2024 quasi 5,9 milioni di italiani hanno rinunciato a prestazioni sanitarie, un aumento del 51% rispetto all’anno precedente. Di questi, 3,1 milioni lo hanno fatto per motivi economici e 4 milioni per le liste d’attesa. «È l’indicatore più chiaro del lento scivolamento del Servizio Sanitario verso un modello di sanità selettiva», scrive Gimbe, «dove chi può paga, e chi non può rinuncia». Il Trentino, rispetto alla media italiana, mantiene standard di qualità alti e un bilancio sanitario in equilibrio. I punteggi complessivi del «Nuovo Sistema di Garanzia» (Nsg) lo collocano tra le prime cinque regioni italiane per adempimento dei LEA, grazie anche alla solidità della rete ospedaliera e ai livelli di prevenzione. In particolare il Trentino si colloca al terzo posto con 278 punti a pari merito con l’Emilia Romagna, davanti ci sono solo Toscana (286) e Veneto (288). Tuttavia, anche qui emergono i limiti strutturali comuni a tutto il Paese: personale medico e infermieristico insufficiente, età media elevata, difficol
tà di ricambio generazionale. In particolare preoccupa il quadro per i medici di medicina generale. Secondo GImbe in Trentino ne mancano 57, in aumento rispetto alla carenza di 44 dell’anno precedente. Ma sul lato formazione che il dato diventa allarmante: nel 2024 le iscrizioni alla specializzazione sono state sedici, meno dell’anno precedente: un calo del 40%, tra i più alti a livello italiano. È un numero il cui effetto si vedrà fra qualche anno: quando i nuovi medici arriveranno negli ambulatori della provincia. E nel frattempo molti loro colleghi più anziani saranno andati in pensione. In controluce, dunque, il sistema trentino appare come un modello resiliente ma non invulnerabile. Se da un lato il Trentino resta ai vertici per efficienza e qualità, dall’altro cresce la quota di cittadini esclusi o scoraggiati. In un’Italia dove il Servizio Sanitario Nazionale continua a perdere terreno, la tenuta del modello trentino rappresenta una sfida cruciale. Perché l’efficienza non può essere disgiunta dall’equità, e una sanità che funziona ma non riesce a farsi prossima ai cittadini rischia, lentamente, di perdere la propria ragion d’essere. ---End text--- Author: Simone Casciano Heading: Highlight: Image:. . Rapporto Gimbe: lo stato della sanità in Trentino Persone che hanno rinunciato alle prestazioni sanitarie per Regione 2023 6,7% Basilicata 13,7% Sardegna 9,2% Abruzzo 5,1% Friuli Venezia Giulia 7,2% Lombardia 9,2% Umbria 5,8% Emilia-Romagna 7,3% Calabria 5,9% Campania 5,6% Toscana 8,4% Puglia 7,8% Liguria 7,6% 4.481.813 ITALIA 6,3% Valle d’Aosta 7,0% Sicilia 29.439 5,4% Prov. Aut. di Trento 9,0% Molise 10,5% Lazio 9,7% Marche 7,4% 359.064 Veneto 8,8% Piemonte 27.414 Prov. Aut. di Bolzano 5,1% Fonte: dati Studio Gimbe su dati Istat 2024 Variazione 10,8% 17,2% 12,6% 8,5% 10,3% 12,2% 8,8% 10,0% 8,6% 8,2% 10,9% 10,1% 9,9% 5.838.152 8,4% 9,0% 7,4% 40.343 10,9% 12,0% 10,6% 7,9% 383.325 9,2% 5,3% 28.489 +4,1 +3,5 +3,4 +3,4 +3,1 +3,0 +3,0 +2,7 +2,7 +2,6 +2,5 +2,3 +2,3 1.356.338 +2,1 +2,0 +2,0 10.903 +1,9 +1,5 +0,9 +0,5 24.261 +0,4 +0,2 1.075 Nuovo Sistema di Garanzia: punteggi totali Veneto Toscana Emilia-Romagna Prov. Aut. di Trento Piemonte Lombardia Umbria Marche Friuli Venezia Giulia Puglia Liguria Lazio Campania Prov. Aut. di Bolzano Molise Sardegna Basilicata Abruzzo Calabria Sicilia Valle d’Aosta 288 286 278 278 270 257 257 248 235 228 219 216 206 202 193 192 189 182 177 173 165 Percentuale di Medici di medicina generale con oltre 1.500 assistiti 74,0% 68,7% 65,1% 61,1% 60,6% 58,8% 57,6% 56,1% 55,5% 54,1% 52,4% 51,7% 50,7% 49,4% 48,7% Lombardia Veneto Prov. Aut. di Bolzano Valle d’Aosta Sardegna Campania Emilia-Romagna Prov. Aut. di Trento Marche Piemonte Friuli Venezia Giulia ITALIA Liguria Toscana Lazio Calabria Puglia Umbria Abruzzo Basilicata Sicilia Molise 0% 37,2% 35,0% 34,8% 30,5% 29,3% 25,5% 21,6% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% Withub -tit_org- Povertà, 40mila trentini si privano delle cure Quarantamila trentini rinunciano alle cure -sec_org-
tp:writer§§ Simone Casciano
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/09/2025100903119607050.PDF
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title§§ In un triennio persi 13,1 miliardi
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Estratto da pag. 5 di "T QUOTIDIANO" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ SANITÀ In un triennio persi 13,1 miliardi La «lenta agonia» del Servizio Sanitario Nazionale rischia di aprire sempre più la strada al privato. È quanto emerge dall'ottavo Rapporto Gimbe, che analizza e monitora la sostenibilità e l'efficienza del Ssn: negli ultimi tre anni, afferma Gimbe, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono a carico delle famiglie. In particolare, un italiano su 10 ha dovuto rinunciare alle cure e nonostante l'Italia sia al secondo posto in Europa per numero di medici, resta indietro per quanto riguarda gli infermieri. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per la salute registra inoltre gravi ritardi: solo il 4,4% delle case della comunità è pienamente operativo. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- In un triennio persi 13,1 miliardi -sec_org-
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title§§ Fenice, fallisce la mediazione Sciopero alla prima di Wozzeck
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Estratto da pag. 5 di "TRIBUNA DI TREVISO" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ IL caso il RAPPORTO venezi, GIMBE è rottura. il sovrintendente: «Denigrazione basata sulla simpatia» nerale, con oltre 5.5 dici mancanti. Il Pia zionale di Ripresa lienza registra inoltr ritardi: solo il 4,4% d se della comunità è mente operativo. «Se è certo che ne La lenta agonia della sanità Fenice, fallisce la mediazione Salgono i costi per le famiglie Sciopero alla prima di Wozzeck Tra le criticità evidenziate Camilla Gargioni / VENEZIA l’aumento della spesa privata e la rinuncia alle cure, «Dilegua, o notte/ Tramontala carenza di personale te, stelle/ Tramontate, stele i ritardi nell’assistenza le/All’alba vincerò». È il finale della celebre aria “Nessun dorma” dalla Turandot di PucROMA cini. Ma, alla Fenice, la notte La «lenta agonia» Servinon si dilegua e ladel tempesta zio Sanitario Nazionale rilegata alla nomina di Beatrischia di aprire sempre più ce Venezi a direttore musicala strada al privato. le dall’autunno 2026È quantuona to emerge dall'ottavo Rapuno sciopero all’unanimità. porto Gimbe, presentato ieIl tavolo di mediazione voluri alla deputati, to dal Camera sindaco dei e presidente che monitora sostenibilità della Fondazione Teatro La Fenice non è riuscito a ricucire la cesura tra il sovrintendente del teatro di campo San Fantin e i rappresentanti CARITAS delle maestranze. Muro contro muro, la fumata nera dopo tre ore ci confronto. A saltare, sarà la prima di Wozzeck di Berg, venerdì 17 ottobre: l’idea è di organizzare un’assemblea a cielo aperto in un campo alle 18, con an«Unapiccoli contrazione della che concerti perplatea coindei beneficiari del 40-47%, volgere la cittadinanza. senza che questoilabbia miglio«Nonostante sindaco che ratocercato l'efficacia nel raggiungere ha di convincerci deli più fragili». È uno dei datiprepiù la bontà della decisione significativi passaggio dal sa, a precisa del richiesta di revoReddito Cittadinanza ca della di nomina non c’èall'Asstata segno di Inclusione emerdisponibilità né da che parte sua gono Rapporto di Caritas né deldal Sovrintendente», sottoItaliana sulle Trentin politichedidiFials, conlinea Marco trasto allaproposto povertà. La mi«ci è stato unvice percornistro del Lavoroe edidelle politiso conoscitivo avvicinache sociali, Maria Teresa Belmento con Venezi, ma andalucci, precisa: «Nessuno ha inva attivato prima della nomitesoSiamo restringere gliin strumenti na. separati casa». Il «L’Assegno d non elimina tema costante sul tavolo, infatti, è stato il curriculum di Beatrice Venezi: il sindaco ha sottolineato che decisione è stata una scelta “basata sulla fiducia”. I lavoratori hanno chiesto – come avevano anticipato sin dalla lettera rivolta al sovrintendente e durante il lancio dei volantini ai di protezione sociale, sforconcerti dedicati a ogni Mahler– zorevoca è statodella voltonomina, a condividere la ricorcon maggiore equità tra i cittadando che non c’è tempo né dinianno le opportunità uscire un di marginediper una dalle condizioni di una valutazione seria. Mapassiva anche povertà». Secondo il Rapporqui, il primo cittadino ha glisto, «si sarebbe modificasato. «Perchépotuto dovrebbe fare re lapasso misura con un intervento un indietro? Le ho detverticale, concentrando le rito: “Non ti sognare”», affersorseBrugnaro, verso i più«sono poveri;convinal conma trario, si è scelto un approccio to che questa nomina potreborizzontale, ha ristretto la be dare una che grande speranza platea, al teatro, indipendentemente perché puntare su dal livello di povertà, lascianuna giovane di 35 anni che do nuclei fragili scoperti». —di non ha l’esperienza di una di inclusione la povertà» 70, ma che ci propone delle sfide importanti». TOSCANA Un braccio di ferro in cui si è inserito anche il sovrintendente, ribadendo che Venezi ha capacità di attrarre spettatori – come era accaduto al teatro di Cagliari da lui diretto prima della nomina alla Fenice– dove aveva contato 14 Eugenio Giani avrebbe mila presenze. «Siamo voludi to un evento di chiusurabaunifronte a una denigrazione co,sulla con simpatia», tutti i leaderafferma del camsata po largo. E,«Ho in
vece, ci saranColabianchi, anticipato no tanti proprio eventi quanti sono i la nomina per evitapartiti che lo sostengono: già re interferenze, non mi sono alle spalle l'iniziativa conalAnconsultato con il ministro gelo Bonelli e Nicola Fratola Cultura Alessandro Giuli e il governatore ricandinonianni, ho avuto indicazioni da dato per il centrosinistra sarà Roma». In campo San Fantin, primatra al iteatro Cartiere Carmentre corridoi del teacon la segretatrorara era di inFirenze corso la discussiodelanche Pd Ellypassati Schleinalcuni e Stefane,ria sono no Bonaccini, poi con Matteo orchestrali in attesa di scopriRenzi edell’incontro, la sua Casa riformista re l’esito qualConte non Il campo la - spiega Nino si Cartabellotta, che cittadino è fermato ad presidente ascoltare chidella uscivaFondaziodal portoGimbe - è altrettanto vene del teatro. ro«Da cheparte con ilnostra taglioc’èalla perapertucentuale Pil, la sanità ha ra fin dadidomani, nessuno lasciato per strada 13,1 mivuole uno stato di crisi che si liardi. Infatti, percentuaprocrastini nel la tempo, siamo le del Fsn continua sul Pil al 31Trentin, dicemaperti», bre soluzione 2024 è scesa 6,3% «La è la dal revoca di del 2022 al 6% del i2023, quella nomina per tutti motiper attestarsi 6,1% nel vi che sono statial espressi». La 2024-2025. Siamo testimoquestione verrà portata anni diaun lentonazionale. ma inesorabiche livello «Ne le smantellamento Ssn, vogliamo parlare condel il sottoche apre laalla strada a interessegretario Cultura Giansi privati». — marco Mazzi», sottolinea Mauro Vianello di Fistel Cisl. Venezi, da contratto, andrebbe a dirigere due opere liriche e tre concerti all’anno, oltre che partecipare all’ideazione della programmazione con il sovrintendente Colabianchi. Nel continuo botta e risposta, non si è arrivati alla quadra: il primo cittadino ha anche messo tra i punti di diin piazza Strozzi, infine scussione il bilancio, nelè attesenanche a Pisa con Più Eurososoche questa vicenda potrebE il M5s? Giuseppesul Conte bepa. avere ripercussioni biarriverà capoluogo toscalancio (danelnon dimenticare no la venerdì programche primae ha di in stagione lo ma unanno incontro pubblico in scorso è saltata, allora non è era proprio prevista la locui scontro su altri temi). presenza delmondo governatore. Intanto, nel dell’ope«Assurdo che ilche centrosinira, non è sfuggito Venezi stradirigerà non abbia la non piùlaa voglia inizio onoforza diascendere piazzadia vembre Sassari in Salomè sostegno Giani», l'accusa Strauss. La di Fenice, invece, redi Renzi - a questo sta nello che stallo tra lepunto parti.chiama chi a raccolta i fiorentini All’alba, vincerà? — va da Giani rgo è diviso ---End text--- Author: Camilla Gargioni Heading: Highlight: Image:Un pronto soccorso ANSA ed efficienza del Ssn. Tra le criticità evidenziate dal rapporto ci sono l’auza di personale e i ritardi nell'assistenza territoriale. Negli ultimi tre anni, la sanità pubblica ha perso 13,1 miliardi di euro, mentre 41,3 miliardi sono stati a carico delle famiglie, con un italiano su dieci costretto a rinunciare alle cure, spiega ancora il Rapporto. Nonostante l'Italia sia seconda in Europa per numero di medici, rimane indietro nella disponibilità di infermieri (6,5 ogni 1.000 abi Beatrice Venezi è nominata direttore musicale della Fenice dal 2026 -tit_org- Fenice, fallisce la mediazione Sciopero alla prima di Wozzeck -sec_org-
tp:writer§§ Camilla Gargioni
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§---§
title§§ La salute che non c'è. 270mila sardi rinunciano alle cure
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Estratto da pag. 8 di "UNIONE SARDA" del 09 Oct 2025
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tp:ocr§§ 0 Il rapporto. La Fondazione Gimbe: il numero di medici di base si è ridotto del 39% La salute che non c’è, 270mila sardi rinunciano alle cure Nel 2024 il 17,2% dei sardi, 270mila persone, ha dichiarato di aver rinunciato ad una o più prestazioni sanitarie, contro una media dell'Italia pari 9,9% e con un incremento di 3,5 punti percentuali rispetto al 2023. È quanto emerge dall'ottavo Rapporto sul Servizio sanitario nazionale presentato dalla Fondazione Gimbe. Il volume dell'erogazione di ricoveri e prestazioni specialistiche da parte di strutture private è un indicatore della presenza e della capacità attrattiva del privato accreditato e, in questo caso, l'Isola si colloca in sedicesima posizione con le strutture private che erogano il 22,8% del valore totale della mobilità sanitaria attiva regionale (media Italia 54,4%). I dati Sul versante dei medici di medicina generale, il massimale di 1.500 assistiti viene superato dal 60,6% del totale, mentre la media nazionale è pari al 51,7%. Il numero medio di assistiti per ogni medico all'1 gennaio 2024 nell'intera Regione è pari a 1.391 (media nazionale 1.374). Secondo la stima del Gimbe, che ha tenuto in considerazione il rapporto ottimale pari a 1 medico di medicina generale ogni 1.200 assistiti, all'1 gennaio 2024 in Sardegna mancano 150 professionisti. Tra il 2019 e il 2023 i medici di base, infatti, si sono ridotti del 39%. La media nazionale, invece, si è attestata all'12,7%. E sempre nel 2024 i partecipanti al concorso nazionale per il corso di formazione specifica in medicina generale sono stati inferiori ai posti disponibili: -17 candidati (-28%) rispetto alle borse finanziate (media Italia -15%). Facendo poi riferimento al rapporto ottimale di un pediatra di libera scelta ogni 850 assistiti (secondo quanto previsto dall'ultimo accordo collettivo nazionale) all'1 gennaio 2024 non si registra una carenza nell'Isola ma entro il 2028, 62 pediatri di libera scelta raggiungeranno l'età di pensionamento di 70 anni. Nel 2023, a livello regionale si registrano 14,2 unità di personale sanitario ogni 1.000 abitanti (media Italia 11,9) e in particolare 2,59 medici dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 1,85) che pone la Sardegna prima fra le regioni. Sono, invece, 5,26 gli infermieri dipendenti ogni 1.000 abitanti (media Italia 4,7) con un rapporto medici-infermieri pari a 2,03 Italia 2,54). ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:???? DOSSIER Medici in corsia in un ospedale -tit_org- La salute che non c'è. 270mila sardi rinunciano alle cure -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Il Gimbe scopre (solo ora) i tagli
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Estratto da pag. 14 di "VERITÀ" del 09 Oct 2025
La fondazione di Cartabellotta pubblica il suo ottavo Rapporto sulla sanità. E lamenta le troppe sforbiciate. In passato preferiva bacchettare le visite eccessive dei pazienti
pubDate§§ 2025-10-09T01:38:00+00:00
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tp:ocr§§ Il Gimbe scopre (solo ora) i tagli La fondazione di Cartabellotta pubblica il suo ottavo Rapporto sulla sanità. E lamenta le troppe sforbiciate. In passato preferiva bacchettare le visite eccessive dei pazienti n La Fondazione Gimbe presieduta da Nino Cartabellotta è arrivata al suo ottavo Rapporto sul Servizio sanitario nazionale ripetendo le critiche mosse ai precedenti governi, sostenuti dalla sinistra, eppure il Pd se la prende solo con l’attuale esecutivo. «Non accettiamo come risposta la scarsità delle risorse disponibili. È la politica che sceglie le priorità, così come lo fa sul finanziamento del comparto difesa», è la nota diffusa ieri dai dem, dopo la presentazione dell’analisi alla Camera dei deputati. «Se è certo che nel triennio 2023-2025 il Fondo sanitario nazionale (Fsn) è aumentato di 11,1 miliardi di euro, è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di Pil la sanità ha lasciato per strada 13,1 miliardi di euro», riferiva Cartabellotta. Ecco allora che per i parlamentari del M5s delle commissioni Affari sociali di Camera e Senato il rapporto «smaschera definitivamente le bugie del governo Meloni sulle risorse in sanità». Non basta, definiscono «folle l’atteggiamento del governo, che racimola meno dello stretto indispensabile parlando di coperta corta, ma contemporaneamente trova 20 miliardi per le armi». L’opposizione ha trovato un nuovo pretesto per attaccare l’attuale politica sanitaria, ma nell’alzare i toni dimentica di leggere il rapporto. Innanzitutto Gimbe ricorda «i tagli del decennio 20102019», quando a governare è stata quasi sempre la sinistra, e dopo aver sottolineato «le imponenti risorse assegnate nel 2020-2022 assorbite interamente dalla pandemia», precisa che le disponibilità del Fsn, passate dai 125,4 miliardi di euro del 2022 ai 136,5 miliardi del 2025, sono state «in buona parte erose dall’inflazione, che nel 2023 ha toccato il 5,7%, e dall’aumento dei costi energetici». Diventa strumentale, dunque, la critica sollevata dalle opposizioni contro il governo Meloni. «L’aumento della spesa a carico delle famiglie rompe il patto tra cittadini e istituzioni con milioni di persone costrette a pagare la sanità di tasca propria o, se indigenti, a rinunciare alle prestazioni. E soprattutto senza più la sicurezza di poter contare su una sanità pubblica che garantisca certezze», tuona Cartabellotta. Non la pensava così nel giugno del 2019, quando presentando il quarto rapporto faceva riferimento a che cosa peggiorava ulteriormente lo stato di salute del Sistema sanitario nazionale. Ovvero «la non sempre leale collaborazione tra governo e regioni, oggi ulteriormente perturbata dalle istanze di regionalismo differenziato, e le irrealistiche aspettative di cittadini e pazienti che da un lato condizionano la domanda di servizi e prestazioni, anche se inutili, dall’altro non accennano a cambiare stili di vita inadeguati che aumentano il rischio di numerose malattie». Adesso lamenta che nel 2024 «5,8 milioni di persone hanno rinunciato alle cure», che ovviamente non è un dato positivo. Nel 2019, il quarto rapporto Gimbe denunciava una sanità pubblica che «trascurata dalla politica, cade a pezzi e nel silenzio dei cittadini si avvia verso la privatizzazione». Conteggiava i 37 miliardi di euro tagliati in 10 anni, segnalava «che il Def 2019 riduce progressivamente il rapporto spesa sanitaria/Pil dal 6,6% nel 2019-2020 al 6,5% nel 2021 e al 6,4% nel 2022». Le scelte errate compiute in passato devono ricadere sul governo di centrodestra? Nell’ultimo rapporto Cartabellotta riconosce che in tre anni il Fns è aumentato di 11,1 miliardi. Certo, ci sono state inflazione, costi energetici. Il rapporto tra spesa e Pil era sceso al 6,16% nel 2023 (gli stanziamenti per quell’anno dovevano compensare gli aumenti dei prezzi verificatisi nel precedente periodo Covid), risale però al 6,3% nel 2024 e 2025 e al 6,4% nel 20262027. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: PATRIZIA FLODER REITTER Heading: Highlight: Image:STRABISMO Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe -tit_org- Il
Gimbe scopre (solo ora) i tagli -sec_org-
tp:writer§§ PATRIZIA FLODER REITTER
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title§§ Lo studio dell'Università Bocconi per l'Oms: così le spese mediche private creano povertà
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/09/2025100903163006616.PDF
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Estratto da pag. 13 di "AVVENIRE" del 09 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-09T04:06:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Lo studio dell’Università Bocconi per l’Oms: così le spese mediche private creano povertà LE CONCLUSIONI DELL’ATENEO MILANESE L e chiamano spese “catastrofiche”. Sono quelle che, non rinviabili per la salute ma elevate, rischiano di far saltare il bilancio familiare. Secondo l’Università Bocconi di Milano, già oggi una famiglia su dieci, non trovando risposte adeguate dal Servizio sanitario nazionale, affronta questi costi imprevisti. Se non cambiano le politiche sanitarie, osservano gli esperti, entro il 2060 il peso economico della salute rischia di travolgere molti più italiani. I dati del rapporto dell’Oms, Can people afford to pay for health care? New evidence on financial protection in Italy, firmato da Giovanni Fattore, ordinario del dipartimento di Scienze sociali e politiche alla Bocconi, e Luigi M. Preti, ricercatore al Cergas della stessa università, dicono che, nel 2022 l’8,6% delle famiglie ha affrontato spese sanitarie “catastrofiche” e il 3,7% è caduto o ricaduto sotto la soglia di povertà dopo aver pagato delle cure mediche. Il rapporto evidenzia che i più poveri spendono soprattutto in farmaci (54%), i più ricchi dal dentista (29%). Gli esborsi che possono far andare in bancarotta sono quelli che, per le famiglie più fragili, riguardano medicine e prestazioni ambulatoriali private, la cui scelta è spesso “obbligata” dalle lunghe liste di attesa nel pubblico. In quanto ai farmaci, «la cosa più inquietante è che un miliardo è impiegato per quelli di marca quando sono presenti farmaci equivalenti (generici) meno costosi». Ecco la concentrazione della spesa nel 2022: l’incidenza dei pagamenti catastrofici è stata del 27% tra le famiglie più povere, del 18% tra quelle guidate da persone economicamente inattive, del 13% tra anziani soli e dell’11% tra i nuclei con due o più figli. «La situazione peggiorerà: dal 2025 i ticket sono aumentati in media del 5,8%, con un impatto più forte nel Sud. Nei prossimi decenni, senza investimenti mirati, il diritto alla salute rischia di diventare un lusso», avverte Fattore. «L’invecchiamento, le spinte commerciali verso trattamenti inutili e la stagnazione della spesa pubblica spingeranno più famiglie verso la povertà sanitaria». Per Preti, «senza tetti legati al reddito e con forti disparità regionali, rischiamo due Italie della salute: una dove si accede, e una dove si rinuncia». La ricerca informa che nel Sud la probabilità di impoverirsi per curarsi «è più che doppia rispetto al Nord. E la mobilità sanitaria lo conferma: nel 2022 il 72% dei ricoveri “in fuga” verso altre regioni ha riguardato pazienti meridionali». Anche a livello europeo il confronto è severo: tre anni fa, «l’Italia aveva un livello di spesa sanitaria catastrofica più alto di tutti i Paesi, fatta eccezione per il Portogallo». Il rapporto striglia l’attuale esecutivo visto che la spesa pubblica in salute in Italia (6,7% del Pil nel 2022) «resta inferiore a quella di quasi tutti i Paesi dell’Europa occidentale, e nel 2024 la quota di popolazione a rischio povertà o esclusione sociale era del 23%, sopra la media Ue (21%)». Tra le raccomandazioni per invertire la rotta: un tetto ai ticket proporzionato al reddito; esenzioni a tutte le persone in età lavorativa con redditi bassi; un uso maggiore di farmaci generici; il rimborso dei costi di viaggio per i pazienti più poveri costretti a curarsi lontano. Vito Salinaro ---End text--- Author: Vito Salinaro Heading: LE CONCLUSIONI DELL’ATENEO MILANESE Highlight: Già oggi una famiglia su dieci affronta “pagamenti catastrofici” «Senza una variazione delle politiche, entro il 2060 molti più italiani nei guai» Image: -tit_org- Lo studio dell’Università Bocconi per l’Oms: così le spese mediche private creano povertà -sec_org-
tp:writer§§ VITO SALINARO
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§---§
title§§ È legge: l'obesità è una malattia
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Estratto da pag. 33 di "AVVENIRE" del 09 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-09T04:06:00+00:00
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tp:ocr§§ È legge: l’obesità è una malattia Progressiva e recidivante: l’Italia primo Paese a inserire il sovrappeso tra le patologie. Sei milioni di malati L’Italia è il primo Paese a riconoscere che l’obesità è una malattia e, con una legge, si impegna nella sua prevenzione e nella cura. L’obesità – ha stabilito il Parlamento – è una malattia progressiva e recidivante (significa che si ripresenta più volte nel corso della vita): la legge prevede campagne di sensibilizzazione e di formazione ma anche l’agevolazione dell’inserimento delle persone obese nelle attività scolastiche, lavorative e sportivo-ricreative. Verrà anche creato un osservatorio nazionale e stanziati fondi specifici. Ma il punto più importante è la gratuità delle cure che per gli obesi saranno a carico del Servizio sanitario nazionale. Non subito: prima, è necessario l’inserimento dell’obesità nei Lea, i Livelli essenziali di assistenza, un percorso che potrebbe non essere breve ¦ ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- È legge: l'obesità è una malattia -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Mago dei trapianti gratis in ospedale = Mancano medici, luminare in pensione gratis In corsia
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/09/2025100903162006626.PDF
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Estratto da pag. 16 di "FATTO QUOTIDIANO" del 09 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-09T04:06:00+00:00
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tp:ocr§§ DA PENSIONATO A CAGLIARI Mago dei trapianti gratis in ospedale q LISSIA E VILLEVIEILLE A PAG. 16 SARDEGNA A Cagliari il ritorno del mago dei trapianti Mancano medici, luminare in pensione gratis in corsia L CAGLIARI iste d’attesa fino a un anno per un intervento chirurgico, prenotazioni a sette-otto mesi per un esame diagnostico, attese fino a otto-dieci ore nei pronto soccorso mentre i medici scappano a gambe levate dal servizio pubblico per approdare ai lidi dorati delle cliniche private. Ovunque disservizi, proteste conseguenti e palleggi di responsabilità. È la realtà della sanità in Sardegna, con la Regione che nel tentativo di recuperare efficienza e immagine distrutte dalle politiche fallimentari degli ultimi decenni sembra decisa, in mancanza di forze fresche e di fronte a vuoti spaventosi negli organici, a richiamare in servizio anche chi ha lasciato l’ospedale per raggiunti limiti d’età. L’ultimo ritorno in ordine di tempo è quello di Mauro Frongia, urologo 72enne di riconosciuto talento, in pensione dal 2022, quasi 1400 trapianti di rene in 36 anni di attività e primo in Europa a eseguire interventi con l’u so della chirurgia robotica. Frongia non si è mai fermato: opera in due centri privati, chi lo conosce bene gli attribuisce una passione smisurata per il suo lavoro e un’attenzione non comune per i pazienti. Ma l’idea di rilanciare il suo nome prestigioso all’Urologia dell’Arnas Brotzu, la sua casa per decenni, è stata del neo commissario straordinario Maurizio Marcias, nominato dall’amministrazione Todde e impegnato nella difficile missione di riportare il grande ospedale di Cagliari ai fasti del passato. FRONGIA opererà gratis, in un reparto ridimensionato dalla fine del turnover e proverà a far crescere i pochissimi colleghi che le scuole di specializzazione delle università sarde ancora sfornano. Una sorta di tutoraggio attivo, benedetto dal direttore sanitario dell’azienda ospedaliera Giorgio La Nasa (“non posso commentare, chiedete al commissario s traordinario”) anche lui grande ricercatore nel campo dell’ematologia, anche lui in pensione ma richiamato quest ’estate in servizio gratuito per mettere esperienza e organizzazione dove si rischia il caos. Il contratto per attività gratuita – conferma il commissario straordinario Marcias – è stato firmato alla fine dello scorso mese di giugno, fino a oggi Frongia ha operato due pazienti in una delle sale chirurgiche del Brotzu ma la collaborazione, delibera alla mano, sembra destinata a proseguire malgrado la notizia del suo parziale rientro in campo abbia sollevato un polverone negli ambienti sanitari: “Non c’è alcun rientro nell’organico dell’ospedale – avverte Marcias con tono deciso – c’era l’esigenza di operare alcuni pazienti seguiti da Frongia in un’altra struttura sanitaria evitando faticosi trasferimenti nella penisola. Nient’altro”. Marcias sembra temere ripercussioni interne, tensioni fra i colleghi. La figura di Frongia è ingombrante e porta con sé un pezzo di storia dell’ospedale di Cagliari: “L’urologia del Brotzu è in grado di far fronte alla domanda di assistenza – insiste Marcias – l’ospedale ha 21 sale operatorie efficienti dodici ore al giorno. Abbiamo il 120 per cento dei posti letto occupati, la struttura funziona e posso dire che le criticità esistono soprattutto sui giornali”. Ma allora perché fare ricorso a specialisti in pensione? “C’era l’esigenza di salvaguardare alcuni pazienti seguiti dal dottor Frongia, per questo abbiamo avviato la collaborazione”. IMPOSSIBILE parlare con Mauro Frongia: il suo telefono squilla a vuoto, nessuna risposta ai messaggi. L’assessore regionale alla sanità, Armando Bartolazzi, chiede attraverso l’ufficio stampa il tempo per informarsi sulla vicenda, di cui evidentemente è ignaro. Ma traspare imbarazzo, come se il ritorno in campo di un pezzo da novanta della medicina sarda potesse passare inosservato. E i sindacati? Luigi Maxia, segretario del Cimo, legge la scelta commissariale in chiaroscuro: “Disperdere le grandi professionalità come quella di Mauro Frongia è una cosa stupid
a – è il suo commento – perché medici del suo valore sono fondamentali per la formazione dei più giovani oltreché per la salute dei pazienti. Impossibile però non cogliere il messaggio negativo che questa scelta trasmette all’esterno, significa che la categoria medica non si è rinnovata negli anni, significa che i professionisti migliori sono andati a lavorare nel privato, è un esodo inarrestabile perché il pubblico paga male e il lavoro negli ospedali pubblici comporta sacrifici inaccettabili”. La valutazione finale di Maxia non lascia spazio all’ottimismo: “I dati ufficiali dicono che il 17 per cento dei sardi rinuncia alle cure mediche perché le attese sono assurde e l’assistenza privata costa troppo. Non credo – chiude il sindacalista – che richiamare qualche professionista dalla pensione serva a risolvere la situazione, credo piuttosto che questa decisione abbia un mandante politico e una ragione politica. A chi governa la sanità porrei una domanda banalissima: non appena arriverà all’età pensionabile la mia generazione di medici, i sessantenni, spariranno dagli ospedali pubblici sei medici su dieci. Quella fase è vicinissima, che cosa si intende fare per evitare il disastro?”. ---End text--- Author: Mauro Lissia Heading: Highlight: SCHILLACI: ”100 OSPEDALI COME PRIVATI” “DURANTE il lavoro di monitoraggio delle liste di attesa abbiamo scoperto situazioni che definirei indegne: più di 100 ospedali pubblici in tutta Italia che, per disorganizzazione e mancato controllo, operano di fatto come strutture private”. Lo ha affermato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, rispondendo al question time alla Camera. "Abbiamo deciso di evitare strumentalizzazioni che offuscherebbero le tante buone pratiche, le strutture che funzionano bene, i tantissimi medici che ogni giorno lavorano con dedizione per il bene dei cittadini. Pubblicheremo tutto – ha concluso – ma solo quando i dati saranno sistematici” Image:Ritorno al lavoro Mauro Frongia, urologo 72enne di riconosciuto talento, è in pensione dal 2022 -tit_org- Mago dei trapianti gratis in ospedale Mancano medici, luminare in pensione gratis In corsia -sec_org-
tp:writer§§ Mauro Lissia
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title§§ «Estenderemo gli screening gratuiti»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/09/2025100903167806632.PDF
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Estratto da pag. 3 di "LIBERO" del 09 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-09T04:06:00+00:00
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tp:ocr§§ SCHILLACI «Estenderemo gli screening gratuiti» ¦ «L’estensione dello screening mammografico alle fasce 45-49 e 70-74 anni è un obiettivo prioritario di questo Ministero che è stato messo nella proposta per la prossima legge di bilancio. L’obiettivo è garantire a tutte le donne, ovunque vivano, pari accesso a programmi di diagnosi precoce di qualità». Così il ministro della Salute Orazio Schillaci al question time alla Camera. «È vero che nel 2023 si è registrata una contrazione» della spesa destinata a questa prestazione, ha proseguito il ministro, ma «quel dato fotografa la transizione post-pandemia, quando molte risorse straordinarie mobilitate per l’emergenza sono fisiologicamente rientrate». «Con il decreto-legge 202 del 2024» ha detto ancora «abbiamo autorizzato risorse specifiche per il 2025 e per il 2026 per l’avvio di progetti pilota di rafforzamento e estensione degli screening nelle fasce 45-50 e 70-74 anni. Non stiamo perdendo tempo. Vogliamo premiare chi fa e sosteniamo anche chi è in ritardo». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- «Estenderemo gli screening gratuiti» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Gli ostacoli da rimuovere per la competizione nel mercato delle farmacie
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/09/2025100903162706613.PDF
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Estratto da pag. 16 di "MF" del 09 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-09T04:06:00+00:00
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tp:ocr§§ GLI OSTACOLI DA RIMUOVERE PER LA COMPETIZIONE NEL MERCATO DELLE FARMACIE CONTRARIAN ELa legge annuale per il mercato e la concorrenza è una norma approvata ogni anno, talora in ritardo, per la liberalizzazione dei mercati, il miglioramento della concorrenza, il recepimento delle direttive europee. Serve a rimuovere ostacoli normativi e amministrativi e a tutelare la concorrenza nei settori più diversi, industria, energia, trasporti, servizi, professioni. Il primo compito di una norma di questo tipo è quello definito “levelling the playing field”. Infatti, se non si livella il campo di gioco, non si può concorrere.Il secondo compito è quello di erigere “chinese walls” laddove si presentino conflitti di interessi, oppure condizioni che permettano comportamenti collusivi. Infatti, i comportamenti collusivi producono condizioni di privilegio contrarie alla concorrenza. Il terzo compito è quello di individuare le autorità guardiane del rispetto della concorrenza e della separazione tra gli operatori. L’ultimo compito è quello di definire il mercato rilevante, per stabilire quali operatori vi agiscano. L'emendamento sugli assetti proprietari nel settore farmaceutico, dei dispositivi medici e sanitario, che mira ad introdurre l’articolo 6bis nel disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza 2025, presentato il 10 luglio 2025 (Atti Senato 1578), si propone di realizzare tutti gli obiettivi sopra indicati, già impliciti nelle norme, ma incerti nell’applicazione concreta, a causa della scarsa chiarezza delle norme e degli orientamenti giurisprudenziali che su di esse si sono creati. In primo luogo, mira ad eliminare alcune incompatibilità che, ben lungi dal livellare il campo, escludono alcuni operatori, ponendoli su un piano diverso. In secondo luogo, regolando gli assetti proprietari nel settore farmaceutico e stabilendo limiti ogni volta che si configurano conflitti di interessi o possibilità di comportamenti collusivi tra chi prescrive e chi fornisce prodotti farmaceutici, erige barriere tra operatori per evitare la formazione di intese collusive lesive della concorrenza. In terzo luogo, prevedendo che il ministero della Salute e l’Autorità garante della concorrenza del mercato operino da controllori per assicurare il rispetto sia del livellamento del campo di gioco, sia delle necessarie separazioni, garantisce il rispetto delle regole della concorrenza. Infine, consente di definire il mercato e considerarne la “vicinitas”, particolarmente importante per le farmacie. Il settore farmaceutico richiede una chiara separazione tra dispensazione e prescrizione dei farmaci, ma richiede anche forme collaborative tra numerosi soggetti, i farmacisti, i medici, i produttori di medicinali, i fornitori di informazioni farmaceutiche, le società di capitali con soci non farmacisti, i titolari delle farmacie, i direttori tecnici della farmacia. Si tratta di stabilire, quindi, un equilibrio che consenta collaborazione e competizione, un equilibrio che non può fondarsi sulla sola prescrizione di compatibilità/incompatibilità.È quindi bene, come fa l’emendamento: limitare le incompatibilità generali; disporre norme sui conflitti di interessi, caso per caso, personali e funzionali o informativi; escludere la incompatibilità per alcuni soggetti pubblici e privati (come lo Stato e gli enti pubblici, gli investitori istituzionali e le società, oggi impediti a causa dello svolgimento di altre attività nel settore sanitario, con conseguente diminuzione del pluralismo), a condizione che introducano disposizioni per evitare conflitti di interessi; oppure introdurre incompatibilità personali e fisiche dei titolari degli organi, ma non istituzionali, cioè degli enti e degli organi stessi; ammettere compatibilità, ma a condizione di porre limiti alle integrazioni verticali, di introdurre “muraglie cinesi” che non consentano la formazione di pratiche collusive o di intese e disporre vincoli di fornitura non discriminatoria. Tutto questo, nella proposta di emendamento, diretto a fare definitiva chiarezza in un complesso normativo che s
i è andato accumulando negli anni e non ha trovato la corretta applicazione nella prassi, è completato dalla trasparenza (con obblighi di comunicazione) e dai controlli (con assegnazione dei relativi poteri al ministero della Salute e all’Autorità garante della concorrenza e del mercato). Così il consumatore potrà trarre beneficio dalla concorrenza. (riproduzione riservata) Sabino Cassese giudice emerito della Corte Costituzionale ---End text--- Author: Sabino Cassese Heading: CONTRARIAN Highlight: Image: -tit_org- Gli ostacoli da rimuovere per la competizione nel mercato delle farmacie -sec_org-
tp:writer§§ Sabino Cassese
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§---§
title§§ Come sara la uova sanita integrativa = Sanità integrativa, ora la riforma
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/09/2025100903073106741.PDF
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Estratto da pag. 7 di "MF" del 09 Oct 2025
La continuità del welfare aziendale dovrà essere garantita anche dopo il pensionamento per sgravare il SSN. Ogni euro investito in prevenzione ne fa risparmiare cinque. Assicurazioni private favorevoli
pubDate§§ 2025-10-09T04:07:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Come sarà la nuova sanità integrativa Messia e Pauri a pagina 7 IL SENATORE ZAFFINI PROPONE LA NUOVA FIGURA TERZA DEL GARANTE DELLA SALUTE Sanità integrativa, ora la riforma La continuità del welfare aziendale dovrà essere garantita anche dopo il pensionamento per sgravare il SSN. Ogni euro investito in prevenzione ne fa risparmiare cinque. Assicurazioni private favorevoli MF FESTIVAL DELLE ASSICURAZIONI E DELLA PREVIDENZA N el linguaggio assicurativo si chiama secondo pilastro. È quello che copre le prestazioni sanitarie, ma per il senatore di Fdi Francesco Zaffini, presidente della commissione previdenza e sanità, si tratta di qualcosa di più: una necessità per evitare che il sistema pubblico si pieghi sotto il peso di costi crescenti. Da qui l’urgenza di mettere mano alla sanità integrativa, trasformandola in un forza capace di sostenere il Servizio sanitario nazionale. Al Festival delle assicurazioni, Zaffini ha rilanciato il cantiere della riforma con un’immagine efficace: «Il welfare aziendale oggi chiude l’ombrello proprio quando comincia a piovere, cioè quando il lavoratore va in pensione e, vista l’età, è più soggetto a problemi». La riforma dovrà quindi costruire continuità assistenziale dopo il pensionamento, con una la prima fase a legislazione vigente per mettere ordine tra gli erogatori e una seconda, strutturale, che rafforzi il legame tra Stato e welfare aziendale. Dal senatore è giunta anche la proposta di istituire «un garante della salute», incaricato di fissare standard su tempi e qualità, e vigilare sugli erogatori, in modo da ridurre le diseguaglianze territoriali. «Il ramo Salute sta diventando sempre più centrale e dovrà crescere in relazione con il pubblico», conferma Marco Mazzucco, ad di Blue Assistance. Non è più solo una questione di premi: il settore gestisce un volume crescente di sinistri e ha smesso di fare il semplice pagatore. «Nel 40-50% dei casi indirizziamo gli assicurati verso le strutture del nostro network», spiega Mazzucco, «integrando il lavoro del Ssn e garantendo accessi più rapidi e appropriati, anche grazie alla telemedicina». Un focus operativo è arrivato infine da Giovanna Gigliotti, ad di Unisalute, che ha spiegato come il cuore delle coperture resti l’area esterna ai Lea, l’insieme di prestazioni sanitare che lo Stato deve garantire, dove l’intermediazione di un’assicurazione può fare la differenza sull’appropriatezza clinica e sul prezzo. L’Italia resta infatti indietro nella quota di spesa privata intermediata, appena il 7-8% contro il 50-60% di Germania e Francia, mentre le famiglie pagano di tasca propria per accessi e prestazioni. La riforma dovrà trasformare questa spesa in percorsi tracciabili, con standard condivisi e vigilanza effettiva. Anche seguendo l’agenda pubblica che chiede più prevenzione. «Ogni euro investito in prevenzione ne fa risparmiare cinque», ricorda Zaffini, indicando l’obiettivo di portare la quota del Fondo sanitario nazionale destinata alla prevenzione dal 5% al 7%. Il perimetro sembra dunque tracciato: niente ideologie, dicono gli operatori, ma «un bagno di realtà» che riconosca l’indispensabilità del pubblico e l’utilità di un privato convenzionato già oggi eroga oltre metà delle prestazioni. «La sanità è tutta buona, quella pubblica in primis», osserva Gigliotti, «ma un Paese che invecchia ha bisogno di integrazione per garantire accesso e qualità anche ai più fragili». Se il secondo pilastro riuscirà a trasformare i 40 miliardi di spesa privata annuali in circuiti trasparenti e misurabili, alleggerendo il Ssn e accorciando le liste d’attesa, la sanità integrativa smetterà di essere un tema da addetti ai lavori per diventare un’infrastruttura del benessere collettivo. La sfida è passare dalle immagini alla pratica: far sì che, quando inizia a piovere, l’ombrello resti aperto. (riproduzione riservata) ---End text--- Author: ANDREA PAURI Heading: MF FESTIVAL DELLE ASSICURAZIONI E DELLA PREVIDENZA Highlight: Image:Francesco Zaffini Giovanna Gigliotti Unisalute Marco Mazzucco Blue Assistance -tit_org- Come sara la u
ova sanita integrativa Sanità integrativa, ora la riforma -sec_org-
tp:writer§§ ANDREA PAURI
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title§§ Vaccini e non solo la Scienza è sotto attacco
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/09/2025100903165306659.PDF
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Estratto da pag. 147 di "REPUBBLICA SALUTE" del 09 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-09T04:06:00+00:00
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tp:ocr§§ Vaccini e non solo la Scienza è sotto attacco LA SFIDUCIA NELLA RICERCA di E LV IRA NASELLI A ll’audizione di febbraio al Senato Usa, che doveva decidere della sua nomina, l’attuale ministro della Salute, Robert Kennedy, assicurò – lui che aveva fama di novax – che non avrebbe preso posizione contro i vaccini. Dopo alcuni mesi – a promessa rimangiata su vaccini, e non solo – Kennedy è stato accusato dai senatori democratici di essere un ciarlatano e un ignorante. In mezzo a questi eventi la decapitazione di molti dirigenti dei Cdc, i centri governativi per il controllo e la prevenzione delle malattie, e della Fda, altro ente che si occupa della regolamentazione dei farmaci, e poi il blocco dei finanziamenti a filoni di ricerca sgraditi al popolo Maga, come tutti gli studi sui potenziali vaccini a mRNA, ma anche il ritiro della raccomandazione del vaccino anti-morbillo sotto i 4 anni, e questo dopo l’epidemia che ha colpito di recente gli Stati Uniti, con un adulto e due bambini morti, tutti non vaccinati. Dopo 10 anni senza vittime. Senza tralasciare l’aver riportato a galla la teoria – smentita dalla scienza - con tanto di studio ritirato e medico sostenitore radiato dall’Ordine dei medici – di un legame tra vaccini e autismo. E a proposito di autismo, l’ultima boutade – perché di questo si tratta – è sostenere che l’utilizzo di paracetamolo in gravidanza – considerato sicuro da tutte le principali società scientifiche e dall’Oms – provochi autismo. Insomma, un vero e proprio attacco alla ricerca, che ha portato molti scienziati a migrare in Canada e in Europa in quello che è stato definito asilo scientifico. Ma senza gli studi scientifici non c’è neppure la medicina. Lì dove la scienza è influenzata dalla politica, si fa un cattivo servizio ai cittadini, ai quali si toglie protezione e cura esponendoli a rischi. In realtà ciò che sta accadendo negli Stati Uniti potrebbe non essere un caso isolato lì dove chi deve decidere è più attento agli umori degli elettori che alle prove della scienza. Lo dimostra il caso Nitag, la commissione vaccini dove erano stati nominati due scettici nei confronti dei vaccini: il ministro della Salute Schillaci ha annullato le nomine, non senza polemiche da parte degli stessi esponenti del suo governo. Alcuni dei quali vorrebbero anche abrogare la legge Lorenzin sull’obbligo vaccinale per i bambini proponendo invece la possibilità di scegliere. E poi c’è tutto il post Covid costellato nella comunicazione sui social da attacchi a medici e comunicatori scientifici – Roberto Burioni e Matteo Bassetti su tutti – che difendono i vaccini e rispondono con le evidenze scientifiche a chi reputa l’immunizzazione la madre di tutti i pericoli. Certo, c’entra la poca cultura scientifica che sconta il nostro Paese. Ma forse anche quel complottismo che passa per le scie chimiche fino alla modifica del Dna con i vaccini anti-Covid e che ritiene inutile se non dannoso uno strumento medico come il vaccino, che non solo ha salvato milioni di persone da malattie terribili ma ha permesso di proteggere, con l’immunità di gruppo, tutti quei soggetti fragili che non possono vaccinarsi perché immunodepressi o con malattie oncologiche o i bambini troppo piccoli per essere vaccinati. In quest’ultimo caso vaccinare la mamma e tutti coloro che entrano in contatto con il neonato li protegge indirettamente, con quello che si chiama effetto bozzolo. Un gesto di solidarietà di cui non si coglie l’importanza e il significato. Già, ma allora come si può difendere la scienza, la medicina e la ricerca scientifica dagli attacchi di quei politici che preferiscono andar dietro ai loro elettori che hanno paura e temono le novità, come hanno temuto i vaccini anti–Covid (troppo poco tempo per sperimentarli era l’obiezione, ma il metodo a mRNA si studiava da una decina d’anni)? Risponderanno a questa domande molti degli scienziati e dei ricercatori dal palco del Festival di Salute. Vi aspettiamo. ---End text--- Author: ELVIRA NASELLI Heading: LA SFIDUCIA NELLA RICERCA Highlight: Dagli Stati Uniti arriva un vento
di diffidenza verso i progressi scientifici e la medicina. Tagli di fondi, licenziamenti, blocchi alla ricerca sgradita, ricercatori che vanno via dal Paese. E da noi? L’aria che tira non è delle migliori. Neanche qui Image:3 4 1 Padova 2024: Salute di carta arriva in platea 2 Uno degli appuntamenti del Festival dello scorso anno nel magnifico Palazzo della Ragione 34 Vaccini: perché sono presi di mira dal popolo Maga e dai no vax -tit_org- Vaccini e non solo la Scienza è sotto attacco -sec_org-
tp:writer§§ Elvira Naselli
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/09/2025100903165306659.PDF
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