title§§ Eventi Festival di Salute: al via l'edizione 2025 dell'appuntamento del vertical GEDI dedicato a scienza e medicina
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Estratto da pag. 14 di "DAILY MEDIA" del 08 Oct 2025
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tp:ocr§§ Eventi Festival di Salute: al via l’edizione 2025 dell’appuntamento del vertical GEDI dedicato a scienza e medicina A Padova dall’8 all’11 ottobre, 4 giorni con più di 100 ospiti, tra cui premi Nobel, medici e scienziati da tutto il mondo Il Festival di Salute, l’evento principale del verticale GEDI dedicato alla scienza e alla medicina, torna a Padova con la nuova edizione in programma da oggi, mercoledì 8 ottobre, fino a sabato 11 ottobre. Un palinsesto ricco di talk, interviste e spettacoli tra il Teatro Verdi e l’Aula Magna dell’Università di Padova, con oltre 50 appuntamenti e più di 100 ospiti tra cui premi Nobel, ricercatori, aziende, istituzioni e personaggi dal mondo dello sport e dello spettacolo. Quattro giorni per parlare della rivoluzione medica in corso, con i progressi sulla ricerca scientifica, l’innovazione portata dall’AI, il diritto alla sanità, raccolte sotto il titolo dell’edizione “Così diversi, così uguali”. Tra gli interventi più attesi i Premi Nobel Venki Ramakrishnan e Giorgio Parisi, David Quammen, Alessandro Barbero, Matteo Bassetti, Nino Cartabellotta, Elena Cattaneo, Andrea Crisanti, Lella Costa, Umberto Galimberti, Sergio Giordani, Vittorio Lingiardi, Alberto Mantovani, Michela Marzano, Andrea Pennacchi, Edoardo Prati, David Quammen, Carlo Ratti, Lidia Ravera, Luca Zaia e molti altri. Dopo il successo dello scorso anno, anche in questa edizione il Festival di Salute aprirà le porte del Villaggio della Prevenzione, offrendo al pubblico la possibilità di effettuare visite e test gratuiti di screening, oltre a consulenze da parte di medici ed esperti. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Eventi Festival di Salute: al via l’edizione 2025 dell’appuntamento del vertical GEDI dedicato a scienza e medicina -sec_org-
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title§§ Ssn in bilico e sanità diventata mercé C'era una volta il diritto alla salute
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Estratto da pag. 11 di "DOMANI" del 08 Oct 2025
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tp:ocr§§ L'8° RAPPORTO CIMBE SUL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE SARÀ PRESENTATO OGGI A MONTECITOR Ssn in bilico e sanità diventata mere ' C ' era una volta il diritto alla salute NINOCARTABELLOTTA medico e presidente Fondazione Gimbe a tutela della salute è il più importante tra i diritti, non solo perché è l'unico che i a Padri costituenti J hanno definito «fondamentale», ma soprattutto perché il nostro stato di salute e di benessere condiziona l'esercizio di tutti gli altri diritti sociali e civili e la possibilità di godere delle libertà che la vita d offre. È però anche il diritto più fragile perché nessuno può esercitarlo in autonomia, ma dipende dalla qualità ed efficienza del Servizio sanitario nazionale (Ssn), istituito proprio per tutelare il diritto alla tutela della salute, che tuttavia finisce per indebolirlo quando non riesce a erogare servizi e prestazioni sanitarie in modo equo, universale e accessibile. infine, il diritto alla tutela della salute è anche il più evanescente, perché la Repubblica dell'artìcolo 32 si riconosce in quella «leale collaborazione» tra governo e regioni che oggi spesso si trasforma in conflitto istituzionale, con compromessi al ribasso e gravi conseguenze per le fasce più deboli della popolazione. E in questa evanescenza si dissolve la capacità del cittadino di orientare il proprio voto, perché, davanti a un Ssn che arranca, di chi sono le responsabilità? È il governo che ha stanziato poche risorse? Sono le regioni incapaci di programmare l'assistenza? O le aziende sanitarie che non riescono a garantire servizi e prestazioni? Origini e futuro del Ssn Per rendere effettivo questo diritto fondamentale, il 23 dicembre 1978 il parlamento approvò a larghissima maggioranza la legge 833 che, in attuazione dell'art. 32 della Costituzione, istituì il Ssn - Un radicale cambio di rotta nella nitela della salute: un modello di sanità pubblica ispirato a princìpi di universalismo, uguaglianza ed equità, finanziato dalla fiscalità generale, che ha garantito eccellenti risultati di salute e che tutto 11 mondo contìnua ad ammirare. Ma, come la storia insegna, i diritti non sono per sempre. Nel marzo 2013, con il lancio della campagna "Salviamo il nostro Servìzio sanitario nazionale", la Fondazione Gimbe avvertì che la perdita del Ssn non sarebbe arrivata con il fragore improvviso di una valanga, bensì come il lento e silenzioso scivolamento di un ghiacciaio: un processo lento e inesorabile, destinato a erodere nel tempo il diritto costituzionale alla tutela della salute. Oggi , quasi tredici anni dopo, dati, narrative e sondaggi dimostrano che quel diritto è ampiamente compromesso per le fasce sodo-economiche più deboli, per gli anziani fragili e per chi vive al Sud. E che la tenuta del Ssn è prossima al punto di non ritorno. I suoi princìpi fondanti sono stati traditi e la quotidianità di milioni di persone è segnata da intollerabili disagi: tempi di attesa interminabili, pronto soccorso sovraffollati, difficoltà a trovare un medico di famiglia vicino casa, diseguaglianze territoriali e sociali, migrazione sanitaria, aumento della spesa privata sino alla rinuncia alle cure. Nel frattempo, la percezione pubblica del valore del Ssn si è involuta; la salute non più come un bene da tutelare, ma come una mercé da vendere e comprare. Una deriva che ha spianato la strada a una sanità sempre più regolata dal libero mercato, dove le prestazioni sono accessibili solo a chi può pagare di tasca propria o dispone di una polizza assicurativa. Un servizio o un sistema? Parallelamente, si è diffusa in sordina l'espressione "Sistema sanitario nazionale": un apparente sinonimo che segna in realtà un'involuzione concettuale. Infatti, "sistema"—dal greco systìma — richiama l'insieme di strumenti e procedure che fanno funzionare un'organizzazione complessa: governance, budget, bilanci, logistica, flussi informativi. Mentre "servizio" — dal latino servitium — evoca l'agire per il benessere altrui, orientando lo sguardo ai bisogni e alla cura del singo
lo e di una collettività di quasi 59 milioni di persone senza distinzioni di reddito, luogo di residenza, condizione sociale o lavorativa. Oggi, purtroppo, il fiore all'occhiello del paese si è ormai avvizzito e — anche se poco se ne parla — la vera emergenza nazionale è la tutela della salute, un'emergenza dovuta al fallimento delle politiche sanitarie che stanno, inconsapevolmente (?). trasformando un diritto universale in un privilegio per pochi Un'emergenza che nasce da una profonda involuzione strutturale, funzionale e culturale del Ssn, conseguenza dell'inerzia di tutti i governi che negli ultimi 15 anni lo hanno progressivamente indebolito, svalutandone i princìpi fondanti attraverso gravi azioni e omissioni. Anzitutto, trattare la sanità come un costo da tagliare, anziché come un investimento strategico prioritario per la salute delle persone e la crescita del paese. In secondo luogo, ridurre il perimetro delle tutele pubbliche per finanziare sussidi individuali, illudendosi di mantenere il consenso politico e dimenticando che qualche euro in più in busta paga non potrà mai compensare i costi di un accertamento diagnostico o una visita specialistica. Ancora, non mettere la salute al centro di tutte le scelte politiche, non solo sanitarie ma anche sodali, economiche, industriali e ambientali. Infine, consentire alla politica partirica di avvilupparsi alle politiche sanitarie, anteponendo spesso interessi di parte alla tutela della salute individuale e collettiva. Questa inerzia politica è stata a lungo giustificata da una granitica certezza: l'Italia vanta un'aspettativa di vita tra le più alte del mondo, a fronte di una spesa pubblica "sobria". Ma oggi quella certezza si è sgretolata: viviamo più a lungo ma invecchiamo peggio, con meno anni vissuti in buona salute e pesanti ricadute economiche e sociali, E sull'altare della "sobrietà" della spesa è stata sacrificata la motivazione del personale sanitario, con effetti diffìcilmente reversibili: professionisti qualificati in fuga dal Ssn, giovani sempre meno attratti da alcune carriere, fino alla desertificazione di alcune professioni (es. infermieri) e specialità mediche (es. emergenza-urgenza). Certezze sulla salute Considerato che perdere il Ssn non significa solo compromettere la salute delle persone, ma anche mortificarne la dignità e limitare le loro capacità di realizzare ambizioni e obiettivi, è indispensabile ribadire tré incontrovertibili certezze. Primo: la sostenibilità del Ssn è una scelta culturale e politica, perché il sistema è tanto sostenibìle quanto noi vogliamo che lo sia- Secondo: la perdita di Tutto cambia La salute era un bene da tutelare ma oggi è come una mercé da vendere un Ssn pubblico, finanziato dalla fiscalità generale e fondato su universalità, eguaglianza ed equità, provocherebbe un disastro sanitario, economico e sociale senza precedenti. Terzo: senza una rapida inversione di rotta, il "ghiacciaio" continuerà a scivolare, trasformando un Servizio sanitario nazionale nato per garantire un diritto costituzionale in 21 Sistemi sanitari regionali basati sulle regole del libero mercato. Un rischio che il paese deve assolutamente scongiurare. Perché, se la Costituzione tutela il diritto alla salute di tutti, la sanità deve essere per tutti. V . a sanxva -tit_org- Ssn in bilico e sanità diventata mercé C'era una volta il diritto alla salute -sec_org-
tp:writer§§ NINO CARTABELLOTTA
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title§§ Gimbe, la lenta agonia dell'Ssn apre la strada al privato
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Estratto da pag. 2 di "dottnet.it" del 08 Oct 2025
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tp:ocr§§ Cimbe, la lenta agonia dell'Ssn apre la strada al privato SANITÀ PUBBLICA REDAZIONE DOTTNET I 08/10/2025 13:55 Cartabellotta: "Da anni i Governi, di ogni colore politico, promettono di difendere il Servizio Sanitario, ma nessuno ha mai avuto la visione e la determinazione per rilanciarlo con adeguate risorse e riforme" Siamo testimoni di un lento ma inesorabile smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale, che spiana inevitabilmente la strada a interessi privati di ogni forma. Continuare a distogliere lo sguardo significa condannare milioni di persone a rinunciare non solo alle cure, ma a un diritto fondamentale: quello alla salute. Da anni i Governi, di ogni colore politico, promettono di difendere il Servizio Sanitario Nazionale, ma nessuno ha mai avuto la visione e la determinazione necessarie per rilanciarlo con adeguate risorse e riforme strutturali. Le drammatiche conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: aumento delle disuguaglianze, famiglie schiacciate da spese insostenibili, cittadini costretti a rinunciare a prestazioni sanitarie, personale sempre più demotivato che abbandona la sanità pubblica. È la lenta agonia di un bene comune che rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi». Così Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, ha aperto - presso la Sala della Regina della Camera dei Deputati - la presentazione dell'8° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Definanziamento perenne. Dopo i tagli del decennio 2010-2019 e le imponenti risorse assegnate nel 2020-2022 assorbite interamente dalla pandemia, il fondo sanitario nazionale (FSN) nel triennio 20232025 è cresciuto di ben € 11,1 miliardi: da € 125,4 miliardi del 2022 a € 136,5 miliardi del 2025. Risorse in buona parte erose dall'inflazione - che nel 2023 ha toccato il 5,7% - e dall'aumento dei costi energetici. «Ma dietro l'aumento dei miliardi - afferma Cartabellotta - si cela un imponente e costante denn anzi amento, perché cambiando unità di misura le rassicuranti cifre assolute diventano solo illusioni contabili». Infatti, la percentuale del FSN sul PIL al 31 dicembre 2024 è scesa dal 6,3% del 2022 al 6% del 2023, per attestarsi al 6,1% nel 2024-2025, pari a una riduzione in termini assoluti di € 4,7 miliardi nel 2023, € 3,4 miliardi nel 2024 e € 5 miliardi nel 2025. «In altre parole spiega il Presidente - se è certo che nel triennio 2023-2025 il FSN è aumentato di € 11,1 miliardi, è altrettanto vero che con il taglio alla percentuale di PIL la sanità ha lasciato per strada € 13,1 miliardi». Dal punto di vista previsionale, il Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP) 2025 del 2 ottobre 2025 stima un rapporto spesa sanitaria/PIL stabile al 6,4% per gli anni 2025, 2027 e 2028, con un leggero aumento al 6,5% nel 2026, legato alla lieve revisione al ribasso delle stime di crescita economica. Tuttavia, la Legge di Bilancio 2025 racconta un'altra storia: la quota di PIL destinata al FSN scenderà dal 6,1% del 2025-2026 al 5,9% nel 2027 e al 5,8% nel 2028. Questo divario tra previsione di spesa e finanziamento pubblico rischia di scaricarsi sui bilanci delle Regioni; € 7,5 miliardi per il 2025, € 9,2 miliardi nel 2026, € 10,3 miliardi nel 2027, € 13,4 miliardi nel 2028. «Senza un deciso rifinanziamento a partire dalla Legge di Bilancio 2026 - avverte Cartabellotta questo divario tra stima di spesa e risorse allocate costringerà le Regioni a scelte dolorose per i propri residenti: ridurre i servizi o aumentare la pressione fiscale». Eppure il finanziamento della sanità pubblica non è una variabile negoziabile, come ribadito dalla Corte Costituzionale con il netto cambio di passo dal "diritto finanziariamente condizionato" alla "spesa costituzionalmente necessaria" per finanziare i LEA: la Consulta ha riaffermato che la tutela della salute è un diritto incomprimibile che lo Stato deve garantire prioritariamente, recuperando le risorse necessarie da altri capitoli di spesa pubblica. Riparto del fondo sanitario lontano dall'equità. La revisione dei criteri di riparto ha introdotto lievi eff
etti redistributivi per le Regioni del Mezzogiorno, compensando solo in parte lo svantaggio che assegna più risorse alle Regioni con popolazione più anziana. Infatti, in termini di riparto prò-capite, nel 2024 la Liguria (€ 2.261) guida la classifica, seguita da Molise (€ 2.235), Sardegna (€ 2.235) e Umbria (€ 2.232), tutte Regioni con un indice di vecchiaia elevato. Al contrario, escludendo le Province autonome, le Regioni più giovani ricevono quote prò-capite inferiori alla media nazionale: Campania (€ 2.135), Lombardia (€ 2.154), Lazio (€ 2.164) e Sicilia (€ 2.166). Rispetto alla media nazionale di € 2.181 prò-capite, nel 2024 il gap va dai +€ 79,84 della Liguria ai -€ 80,18 della Provincia autonoma di Bolzano. Differenze che in valori assoluti vanno dai +€ 159,5 milioni del Piemonte ai -€ 256,5 milioni della Campania e ai -€ 268,5 milioni della Lombardia. «I meccanismi di riparto - denuncia Cartabellotta - restano profondamente iniqui. La quota non pesata del 60% limita la capacità di rispondere ai nuovi bisogni di salute, soprattutto quelli emergenti tra i giovani e le fasce socialmente svantaggiate. Inoltre, le nuove variabili su mortalità precoce e condizioni socioeconomiche pesano troppo poco: solo 1º ,5% sul riparto complessivo Infine, in assenza di criteri oggettivi e trasparenti, la quota premiale si è trasformata in un meccanismo di compensazione politica». Spesa sanitaria: il peso sulle famiglie e le rinunce alle cure. Secondo i dati ISTAT, la spesa sanitaria per il 2024 ammonta a € 185,12 miliardi: € 137,46 miliardi di spesa pubblica (74,3%) e € 47,66 miliardi di spesa privata di cui € 41,3 miliardi (22,3%) pagati direttamente dalle famiglie (out of pocket) e € 6,36 miliardi (3,4%) da fondi sanitari e assicurazioni. Complessivamente 1'86,7% della spesa privata grava direttamente sui cittadini, mentre solo il 13,3% è intermediata. «La spesa delle famiglie - spiega Cartabellotta - viene inoltre "arginata" da fenomeni che riducono l'equità dell'accesso e peggiorano le condizioni di salute: limitazione delle spese per la salute, indisponibilità economica temporanea e, soprattutto, rinuncia alle prestazioni sanitarie». Un fenomeno esploso nel 2024 quando ha coinvolto 1 italiano su 10 (oltre 5,8 milioni di persone), ossia il 9,9% della popolazione, con marcate differenze regionali: dal 5,3% della Provincia autonoma di Bolzano al 17,7% della Sardegna. Il quadro è destinato a peggiorare, complice l'aumento della povertà assoluta che nel 2023 ha colpito 2,2 milioni di famiglie (8,4%). «L'aumento della spesa a carico delle famiglie osserva Cartabellotta - rompe il patto tra cittadini e Istituzioni con milioni di persone costrette a pagare la sanità di tasca propria o, se indigenti, a rinunciare alle prestazioni. E soprattutto senza più la sicurezza di poter contare su una sanità pubblica che garantisca certezze». Livelli Essenziali di Assistenza, mobilità sanitaria e divari Nord-Sud. Il 2023 certifica un'Italia spaccata: solo 13 Regioni rispettano i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), prestazioni e servizi da garantire a tutti i cittadini gratuitamente o previo pagamento di un ticket. Al Sud si salvano solo Puglia, Campania e Sardegna. La cartina al tornasole degli adempimenti LEA è la mobilità sanitaria che nel 2022 vale oltre 5 miliardi: Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto raccolgono il 94,1% del saldo attivo, mentre il 78,8% del saldo passivo si concentra in 5 Regioni del Sud (Abruzzo, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia) e nel Lazio, che registrano un saldo negativo oltre € 100 milioni. Le conseguenze di questa permanente "frattura strutturale" tra Nord e Sud si riflettono anche nell'aspettativa di vita che in tutte le Regioni del Mezzogiorno è pari o inferiore alla media nazionale. Le stime ISTAT per il 2024 indicano una media nazionale di 83,4 anni con nette differenze regionali: dagli 84,7 anni della Provincia autonoma di Trento agli 81,7 della Campania, un gap di ben 3 anni.. «Un drammatico segnale - commenta Cartabellotta - che testimonia la bassa qualità dei servizi sanitari del Mezzogiorno, o
ltre al fallimento di Piani di rientro e Commissariamenti nella riqualificazione e riorganizzazione sanitaria delle Regioni del Sud: qui i cittadini vivono una sanità peggiore, devono spendere per curarsi altrove e pagano imposte regionali più alte». Espansione dei soggetti privati. «Nessun Governo - spiega Cartabellotta - ha mai dichiarato di voler privatizzare il SSN. Ma il continuo indebolimento della sanità pubblica favorisce la continua espansione dei soggetti privati, ben oltre la sanità privata convenzionata». Oggi i soggetti privati in sanità si muovono su quattro fronti: erogatori (convenzionati o "privato puro"), investitori (fondi di investimento, banche, gruppi industriali), terzi paganti (assicurazioni, fondi sanitari), oltre a tutti i contraenti di partenariati pubblico-privato. «Un ecosistema complesso e intricato - aggiunge il Presidente - dove è difficile mantenere l'equilibrio tra l'obiettivo pubblico della tutela della salute e quello imprenditoriale della generazione di profìtti». Secondo i dati del Ministero della Salute, nel 2023 su 29.386 strutture sanitarie, 17.042 (58%) sono private accreditate e prevalgono sul pubblico in varie aree: assistenza residenziale (85,1%), riabilitativa (78,4%), semi-residenziale (72,8%) e specialistica ambulatoriale (59,7%). Nel 2024 la spesa pubblica destinata al privato convenzionato ha raggiunto € 28,7 miliardi, ma in termini percentuali è scesa al minimo storico del 20,8%. A correre davvero è invece il "privato puro": tra il 2016 e il 2023 la spesa delle famiglie presso queste strutture è aumentata del 137%, passando da € 3,05 miliardi a € 7,23 miliardi. Nello stesso periodo la spesa out of pocket nel privato accreditato è cresciuta "solo" del 45%, con un divario che si è ridotto da € 2,2 miliardi nel 2016 a € 390 milioni nel 2023. «Questo scenario - avverte Cartabellotta - documenta una profonda evoluzione dell'ecosistema dei privati in sanità, dove il libero mercato si sta espandendo grazie alle sinergie tra finanziatori ed erogatori privati, creando un binario parallelo e indipendente dal pubblico, riservato solo a chi può permetterselo». Squilibri del personale sanitario: tanti medici, pochissimi infermieri. In Italia nel 2023 i medici dipendenti sono 109.024, pari a 1,85 per 1.000 abitanti, e quelli convenzionati 57.880. Ma secondo i dati OCSE, che includono tutti i medici in attività compresi gli specializzandi, il nostro Paese conta ben 315.720 medici, ovvero 5,4 ogni 1.000 abitanti. Siamo secondi dopo l'Austria, con un valore nettamente superiore alla media OCSE (3,9) e a quella dei paesi europei (4,1). «Questi numeri osserva Cartabellotta - dimostrano che in Italia non c'è affatto carenza di medici, ma attestano una loro fuga continua dal SSN e carenze selettive in specialità ritenute poco attrattive e nella medicina generale». Al podio per numero di medici fa da contraltare la posizione di coda del nostro Paese per il numero di infermieri: 6,5 ogni 1.000 abitanti rispetto alla media OCSE di 9,5 (figura 11). Secondo i dati nazionali, nel 2023 sono 277.164 gli infermieri dipendenti, pari a 4,7 per 1.000 abitanti, con un range che varia da 3,53 della Sicilia a 6,86 della Liguria (figura 12). A peggiorare lo scenario si aggiunge il crollo dell'attrattività per la professione: per l'anno accademico 2025/2026 il rapporto tra domande presentate e posti disponibili al Corso di Laurea in Infermieristica è crollato a 0,92. Sul fronte della medicina territoriale, al 1° gennaio 2024 si stima una carenza di 5.575 medici di medicina generale e di 502 pediatri di libera scelta, che rende spesso difficile trovare un professionista vicino al proprio domicilio. Infine, le retribuzioni restano ben al di sotto della media OCSE: a parità di potere di acquisto per i consumi privati, per i medici specialisti la retribuzione media in Italia è di $ 117.954 (media OCSE $ 131.455) e per gli infermieri ospedalieri di $ 45.434 (media OCSE $ 60.260). «Rimane incomprensibile - commenta Cartabellotta - la scelta di formare più medici, senza prima attuare misure concrete per
arginarne le fuga dalla sanità pubblica e restituire attrattività e prestigio alla carriera nel SSN. Ovvero rischiamo di investire denaro pubblico per regalare professionisti al privato o all'estero». Riforma dell'assistenza territoriale. Il recente monitoraggio Agenas sull'attuazione del DM 77/2022 rileva ritardi e disomogeneità regionali. Fatta eccezione per le Centrali Operative Territoriali il cui target è stato già raggiunto, al 30 giugno 2025 delle 1.723 Case della Comunità programmate, 218 (12,7%) avevano attivato tutti i servizi previsti e di queste solo 46 (2,7%) disponevano di personale medico e infermieristico (tabella 3). Per gli Ospedali di Comunità, a fronte di 592 strutture programmate, solo 153 (26%) sono state dichiarate attive, per complessivi 2.716 posti letto (tabella 4). Quanto all'Assistenza Domiciliare Integrata, la copertura formale è garantita in tutte le Regioni tranne che in Sicilia (78%). Ma dietro i numeri emergono diseguaglianze nell'erogazione dei singoli servizi, con carenze significative in quelli socio-assistenziali, Stato di avanzamento del PNRR: luci e ombre. Per portare a termine la Missione Salute mancano 14 obiettivi da raggiungere entro il 30 giugno 2026, una data che segna non solo la scadenza degli adempimenti burocratici, ma la reale consegna di strutture e servizi ai cittadini. Dal monitoraggio indipendente GIMBE emerge che 4 target sono in anticipo o già completati: ristrutturazioni degli ospedali, assistenza domiciliare per gli over 65, grandi apparecchiature, contratti di formazione specialistica; altri 5 non sono valutabili per mancanza di dati pubblici. 2 i target presentano ritardi: riguardo agli interventi di antisismica, al 25 febbraio 2025 risultano attivi o conclusi circa 86 cantieri, ma la spesa totale non raggiunge 1º 1 % del finanziamento e nel Mezzogiorno è del 6% circa. Relativamente all'adozione da parte di tutte le Regioni del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE), al 31 marzo 2025 solo 6 documenti su 16 - lettera di dimissione ospedaliera, referti di laboratorio e di radiologia, prescrizione farmaceutica e specialistica e verbale di pronto soccorso - sono disponibili in tutte le Regioni. Inoltre, solo il 42% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del FSE con un divario enorme tra le Regioni: dall'I % in Abruzzo, Calabria e Campania al 92% in EmiliaRomagna. Infine, 3 target risultano in netto ritardo: potenziamento delle terapie intensive e semiintensive, attivazione di Case di Comunità e Ospedali di Comunità. «Nonostante la rimodulazione al ribasso concessa dall'Europa - osserva Cartabellotta - i ritardi sono molto preoccupanti, in particolare in alcune Regioni. Anche perché, oltre al completamento delle strutture, rimane il nodo del personale: carenza di infermieri e incertezze sulla reale disponibilità dei medici di famiglia a lavorare in queste strutture». In dettaglio, il target prevede che dovranno essere pienamente funzionanti almeno 1.038 Case della Comunità e almeno 307 Ospedali di Comunità, dotati di servizi e personale sanitari entro il 30 giugno 2026. Al 30 giugno 2025, per 218 Case della Comunità (21%) sono stati dichiarati attivi tutti i servizi, ma di queste solo 46 (4,4%) dispongono di personale medico e infermieristico; gli Ospedali di Comunità dichiarati attivi dalle Regioni erano invece solo 153 (49,8%). «In questo scenano - avverte Cartabellotta - la "volata finale" del PNRR impone una convergenza di sforzi tra Governo, Regioni e ASL per trasformare le risorse in servizi accessibili per i cittadini. Altrimenti rischiamo di lasciare in eredità alle future generazioni strutture vuote, tecnologie digitali non integrate nel SSN insieme ad un pesante indebitamento, sprecando così un'occasione irripetibile per rafforzare la sanità pubblica». Il Piano di Rilancio del SSN. «Il futuro del SSN - conclude Cartabellotta - si gioca su una scelta politica netta: considerare la salute un investimento strategico del Paese o continuare a trattarla come un costo da comprimere. Il Piano di Rilancio della Fondazione GIMBE punta
in una direzione chiara: rafforzare e innovare quel modello di SSN istituito nel 1978, finanziato dalla fiscalità generale e basato su princìpi di universalità, uguaglianza ed equità, al fine di garantire il diritto costituzionale alla tutela della salute a tutte le persone. Ma perché questo Piano sia attuabile, la Fondazione GIMBE invoca un nuovo patto. Un patto politico che superi ideologie partiti che e avvicendamenti di Governo, riconoscendo nel SSN un pilastro della democrazia, uno strumento di coesione sociale e un motore di sviluppo economico; un patto sociale che renda i cittadini consapevoli del valore della sanità pubblica e li educhi a un uso responsabile dei servizi; un patto professionale in cui tutti gli attori della sanità devono rinunciare ai privilegi di categoria per salvaguardare il bene comune». -tit_org- Gimbe, la lenta agonia dell'Ssn apre la strada al privato -sec_org-
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title§§ Intervista a Mario Bertolissi - Bertolissi: «Impresari soffocati da burocrazia»
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Estratto da pag. 8 di "GAZZETTINO" del 08 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-08T00:53:00+00:00
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tp:ocr§§ Bertolissi: «Impresari soffocati da burocrazia» L’intervista «H visto che per la campagna elettorale Forza Italia ha piazzato l’autonomia nel simbolo e ha battuto la Lega». Il costituzionalista Mario Bertolissi guarda alla sfida regionale, stupito che sia il partito del segretario Tosi a sorpassare quello guidato da Stefani; ma anche di fronte alla posizione di Fratelli d’Italia, che non ne è mai stata interessata alla questione e in ragione delle sue tradizioni sempre favorevole all’accentramento. A cosa serve l’autonomia se la maggioranza dei veneti è scontenta della sanità? «Gimbe, la fondazione che si occupa di sanità ed è contro l’autonomia differenziata, in un’indagine uscita un mese fa certificava che il Veneto è al primo posto in Italia per i Livelli Essenziali di Assistenza (Lea). È vero che ci sono difficoltà enormi, ma se mancano i medici la responsabilità non è della Regione». Autonomia da cosa e da chi? «Da chi vorrebbe che ci fossero meno laccioli da parte del centro. Ogni giorno si leggono articoli che dicono che si muore asfissiati dalla burocrazia; e le leggi che la regolano sono nazionali. Le imprese fanno fatica, basta pensare che l’economista Carlo Cottarelli ha documentato il costo complessivo delle aziende a causa dell’inefficienza dell’amministrazione, stimato in 57 miliardi l’anno. I piccoli imprenditori lottano per sopravvivere ogni giorno; a loro non interessa quello che accade a Roma: l’importante è che lo Stato non si metta in mezzo, mentre lavorano su un piano internazionale con produzioni di nicchia e il resto è palude burocratica». E che risorse ci sono per sostenerla questa autonomia? «Ci sono dei ministri che invece di occuparsi del bene pubblico e dimostrare il senso delle istituzioni nel ruolo che svolgono, fanno i demagoghi. Proposte della Lega come quella di fare il Ponte sullo Stretto sono discutibili. È noto che il problema dell’autonomia non interessa a Salvini, la Lega è il partito più accentrato e i veneti che si esprimono sull’argomento non sono quelli iscritti al partito, ma che hanno le loro tradizioni. Non a caso in territori governati prima della Serenissima e poi dall’Austria furono luoghi di pluralismo e integrazione. Il Manzoni nei Promessi Sposi quando Renzo Tramaglino passa l’Adda dal territorio dello Stato di Milano a quello della Serenissima, gli fa dire “terra di San Marco, terra di libertà”, un’usanza che è rimasta». Filomena Spolaor © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Filomena Spolaor Heading: L’intervista Highlight: Image: -tit_org- Intervista a Mario Bertolissi - Bertolissi: «Impresari soffocati da burocrazia» -sec_org-
tp:writer§§ Filomena Spolaor
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title§§ L'Aifa spinge sul sistema per un accesso più rapido alle cure
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Estratto da pag. 11 di "AVVENIRE" del 08 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-08T06:37:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ SANITÀ L’Aifa spinge sul sistema per un accesso più rapido alle cure U n accesso più rapido alle terapie, sicurezza dei pazienti, accesso equo e universale ai farmaci e superamento della frammentazione nelle attività degli uffici, con snellimento della burocrazia. Questi gli obiettivi del nuovo regolamento dell’Agenzia Italiana del Farmaco che punta a potenziare l’Health Technology Assessment (Hta), il sistema che in sanità consente di valutare la congruità dei prezzi in rapporto ai benefici terapeutici, per coniugare l’accesso all’innovazione farmaceutica e la sostenibilità economica. Presentato a Roma, con il “Regolamento di funzionamento e coordinamento del personale” dell’Aifa, ha spiegato il presidente, Robert Nisticò «abbiamo voluto potenziare e meglio specificare le funzioni dell’Hta, che sempre più ricoprirà un ruolo centrale nel determinare prezzi e accesso alla rimborsabilità dei nuovi farmaci. Perché l’equità di accesso ai farmaci – ha aggiunto – passa sia per lo snellimento delle procedure autorizzative ma anche attraverso la sostenibilità economica del sistema, senza la quale non c’è nemmeno universalità del servizio. L’obiettivo è quello di diventare una agenzia più moderna». Le nuove regole puntano a rendere più efficiente l’agenzia, con immediate ricadute sulla disponibilità di farmaci per i cittadini. È «un significativo passo in avanti verso l’ottimizzazione e lo snellimento delle procedure burocratiche, finalizzato a ridurre i tempi di ultimazione dei procedimenti autorizzativi, che era già due anni fa l’intento dichiarato del legislatore al momento di dare il via libera alla riforma dell’Aifa», ha affermato il direttore tecnico-scientifico dell’Azienda Italiana del Farmaco, Pierluigi Russo. In questo contesto, però, l’attenzione è anche al sistema produttivo. «L’obiettivo strategico è riportare in Italia la produzione dei principi attivi dei farmaci salvavita, oggi per l’80% realizzati in Cina e in India, per garantire l’autonomia nazionale in un comparto cruciale per la sicurezza sanitaria», ha detto il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. Proprio su questo fronte il rapporto Rapporto dell’Osservatorio Egualia-Nomisma conferma una situazione critica per tutta l’Europa. Il Vecchio Continente acquista infatti dall’estero il 48% dei principi attivi, il 60% degli intermedi e l’85% delle materie prime regolamentate. Non è l’unica criticità. Il settore in Italia, con 10.900 addetti diretti e un valore della produzione di 6,4 miliardi, rappresenta un’eccellenza. Tuttavia, il comparto degli equivalenti, per un verso è alle prese con l’aumento dei costi di produzione, cresciuti di quasi un terzo in meno di 5 anni, dall’altro si confronta con prezzi di vendita stabili e in alcuni casi in calo. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Approvato il nuovo regolamento per valutare la congruità dei prezzi dei farmaci rispetto ai benefici Image: -tit_org- L’Aifa spinge sul sistema per un accesso più rapido alle cure -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Fascicolo sanitario elettronico, accelera l'Emilia Romagna con 4,3 milioni attivati
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Estratto da pag. 8 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 08 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-08T06:37:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Fascicolo sanitario elettronico, accelera l’Emilia Romagna con 4,3 milioni attivati O ltre 4,3 milioni di fascicoli sanitari elettronici (Fse) attivi, con una percentuale di consenso alla consultazione prossima al 90%. Quasi 68 milioni gli accessi di cittadine e cittadini nel 2024, pari a una media di 6,7 milioni al mese, e oltre 72 milioni i documenti sanitari consultati. Risultati che segnano un'accelerazione significativa rispetto al panorama nazionale: nel primo trimestre 2025, il 65% dei cittadini emiliano-romagnoli ha utilizzato almeno una volta il Fse, contro una media italiana ferma al 21%. L'Emilia-Romagna conferma ”la sua eccellenza nel campo dell'innovazione sanitaria e digitale e guida anche le statistiche per il coinvolgimento dei professionisti: il 92% delle cittadine e dei cittadini ha autorizzato il proprio medico ad accedere al Fse, rispetto a una media nazionale del 42%, con il 100% dei medici di medicina generale e pediatri e il 97% degli specialisti abilitati che hanno effettuato almeno un'operazione nel sistema”. Anche i farmacisti hanno trovato nel Fascicolo uno strumento fondamentale, con oltre 19 milioni di accessi per consultare prescrizioni dematerializzate. A. B. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Fascicolo sanitario elettronico, accelera l'Emilia Romagna con 4,3 milioni attivati -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Intervista a Orazio Schillaci - Sanità, più fondi Schillaci: «Ora infermieri da tanti Paesi» = «Più fondi per la sanità, arriveranno infermieri non solo dall'India»
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Estratto da pag. 15 di "CORRIERE DELLA SERA" del 08 Oct 2025
Il ministro Schillaci: «2,5 miliardi oltre ai 4 già previsti »
pubDate§§ 2025-10-08T06:37:00+00:00
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tp:ocr§§ PARLA IL MINISTRO Sanità, più fondi Schillaci: «Ora infermieri da tanti Paesi» «Più fondi per la sanità, arriveranno infermieri non solo dall’India» Il ministro Schillaci: «2,5 miliardi oltre ai 4 già previsti » «L a sanità sarà protagonista di questa Manovra. Ai 4 miliardi già previsti lo scorso anno per il 2026 se ne aggiungeranno altri 2,5». Parla il ministro Orazio Schillaci. «Con paghe migliori la professione diventerà attrattiva grazie a tre nuovi percorsi specialistici». a pagina 15 ROMA «La sanità sarà protagonista di questa legge di bilancio. Ai 4 miliardi già previsti lo scorso anno per il 2026 se ne aggiungeranno altri 2,2-2,5 miliardi per rendere più adeguato il fondo sanitario nazionale», mette a fuoco gli impegni del governo per la prossima finanziaria il ministro della Salute, Orazio Schillaci. Al ministro dell’Economia, il collega Giancarlo Giorgetti, è sulla stessa lunghezza d’onda. A che punto siete? «La trattativa è in corso. Su un punto siamo tutti d’accordo. I soldi serviranno per far fronte alla carenza di personale quindi per assumere medici e infermieri. La popolazione invecchia e così aumentano i bisogni. La pressione sugli operatori va alleggerita». Fra medici e infermieri chi ha più urgenza di rinforzi? «Rispetto al pre-pandemia i medici non sono diminuiti numericamente. Restano sguarnite alcune specialità. Il numero degli infermieri invece è tra i più bassi dei Paesi Ocse rispetto alla popolazione». Assumerete infermieri indiani come lei aveva annunciato? «Il progetto è in piedi perché potenzialmente efficace visto che potremmo attingere da una disponibilità di circa 3 milioni di infermieri. Stiamo però vagliando altre soluzioni. In Lombardia hanno preso gli argentini, altri si sono rivolti a Paraguay, Albania e Indonesia. Il problema è trovare professionisti con titoli adeguati ai nostri. Sarà una soluzione tampone». Gli iscritti agli ultimi test di ammissione ai corsi di formazione allarmano: 19 mila candidati per 20 mila posti... «Con paghe migliori, la professione diventerà attrattiva anche grazie all’istituzione di tre nuovi percorsi specialistici che qualificano la categoria. Gli stipendi verranno aumentati già con i fondi della prossima finanziaria: indennità di specificità più alte, meno vincoli al rapporto di esclusività. Una norma prevista già nel “decreto Bollette” del 2023 ma ancora non bene applicata. Sarebbe giusto lasciarli liberi di dedicarsi all’attività fuori servizio, dopo 38 ore di lavoro settimanali». E i medici? «Anche per loro interventi su indennità oltre alla defiscalizzazione. Sono molto ottimista sugli effetti della riforma sulla responsabilità professionale varata dal Consiglio dei ministri, un provvedimento a vantaggio dei cittadini che inciderà in maniera positiva sulla cosiddetta medicina difensiva e quindi sulle liste d’attesa». Aveva promesso attenzione alla salute mentale. «Circa 80 milioni serviranno per finanziare il nuovo piano, ora all’esame della Conferenza Stato-Regioni. Dopo 13 anni si dà linfa a un settore dimenticato. Una cifra importante andrà alla prevenzione, in particolare per i programmi di screening. Arrivano poi nuovi fondi per gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, gli IRCCS, e per gli istituti zooprofilattici». Il sindacato dei medici di famiglia Snami è convinto che l’inserimento nelle case di comunità mortificherà la loro figura e non servirà a decongestionare liste di attesa e pronto soccorso. «I cambiamenti non piacciono mai. Il modello della medicina di base però va riformato. Nella legge delega sulle professioni sanitarie è prevista la creazione di una scuola di specializzazione che sostituirà gli attuali corsi regionali. Entrando nelle case di comunità i medici verranno valorizzati di più perché lavoreranno in un team multidisciplinare e sono convinto che non perderanno il rapporto con i propri pazienti». È tramontato il progetto della dipendenza? «A me non interessa che tipo di rapporto avranno col servizio sanitario, se convenzione o dipendenza. A me interessa che lavorino un certo num
ero di ore nelle Case di comunità». Qual è stata per lei la fase più difficile in 3 anni di governo Meloni? «I primi 3 mesi di governo, quando mi sono trovato di fronte ai 2 milioni di screening saltati durante la pandemia. Ho capito che il problema della sanità non è solo finanziario. C’è bisogno di un cambiamento». L’atteggiamento «no vax» dell’amministrazione Trump negli Stati Uniti condizionerà l’adesione degli italiani ai vaccini contro l’influenza? «La stanchezza vaccinale è un problema sempre esistito. Da medico sono molto preoccupato perché la protezione dei soggetti fragili deve essere la prima delle nostre priorità. I più deboli per età e malattie vanno protetti. Nel 2024, oltre il 75% dei pazienti gravi per complicanze dell’influenza ricoverati in terapia intensiva non era vaccinato. Spero che la gente rifletta. Anche quest’anno lanceremo la campagna per raccomandare la vaccinazione antinfluenzale e sensibilizzare chi è più esposto». ---End text--- Author: Margherita De Bac Heading: Highlight: Chi è ? Orazio Schillaci è stato componente di commissioni sanitarie per la Regione Lazio e per il ministero della Salute ? Dal 2017 al 2022 è stato presidente dell’Associazione italiana di medicina nucleare e imaging molecolare ? L’invecchiamento La popolazione italiana invecchia e di conseguenza aumentano i bisogni La pressione sugli operatori va alleggerita I camici bianchi I medici non sono calati, restano sguarnite alcune specialità. Il numero degli infermieri è tra i più bassi dei Paesi Ocse rispetto alla popolazione I nuovi percorsi Con paghe migliori, la professione diventerà attrattiva anche grazie all’istituzione di tre nuovi percorsi specialistici Image:Al governo Orazio Schillaci è ministro della Salute: nella manovra 2,5 miliardi di risorse aggiuntive 80 19 milioni di euro I fondi che saranno stanziati per finanziare il nuovo piano sulla salute mentale dopo tredici anni di stallo mila Gli iscritti agli ultimi test di ammissione ai corsi di formazione, su un totale di 20 mila posti disponibili -tit_org- Intervista a Orazio Schillaci - Sanità, più fondi Schillaci: «Ora infermieri da tanti Paesi» «Più fondi per la sanità, arriveranno infermieri non solo dall’India» -sec_org-
tp:writer§§ Margherita De Bac
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§---§
title§§ Per tenere in piedi l'Italia serve un progetto sociale per salute e assistenza
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Estratto da pag. 22 di "LIBERO" del 08 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-08T06:37:00+00:00
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tp:ocr§§ Per tenere in piedi l’Italia serve un progetto sociale per salute e assistenza IL COMMENTO ¦ Il sistema socio economico nostrano si dibatte all’interno di un ring virtuale in si rischia uno scontro tra generazioni. Per evitarlo è necessario definire un piano Paese a cui dovranno in prima istanza contribuire le imprese. La sfida su salute, assistenza e previdenza deve costituire sempre più il riferimento sociale di maggior importanza e, a differenza dei decenni scorsi nei quali la programmazione è stata pressoché inesistente, ora deve costituire il pilastro della tenuta sociale. A renderlo tale oltre al Governo, e più in generale l’intera rappresentanza politica parlamentare. devono concorrere le principali rappresentanze delle imprese, ma anche dei lavoratori. Solo un’accorta programmazione può riuscire a coniare le basi di accordi nazionali tra imprese e lavoratori dipendenti, da estendersi a quelli autonomi, che sia basati sull’entità dei contributi da destinare alle forme pensionistiche e per la salute integrative alle obbligatorie che devono aprire anche a quelle per l’assistenza agli anziani, essenzialmente non autosufficienti ma non solo, che oggi è esclusivamente quella pubblica, già gravata dai costi dell’assistenza sanitaria. I fondi o casse previdenziali volontarie integrative costituiscono una realtà finanziaria di prima rilevanza, il patrimonio, comprensivo delle casse ordinistiche obbligatorie, supera i 150 miliardi di euro. Ad esse si affiancano poi le polizze assicurative sanitarie e quelle previdenziali che offrono o una rendita per l’età pensionistica con copertura in caso di morte o invalidità permanente. Chi le sottoscrive beneficia di vantaggi fiscali e si garantisce prestazioni durante l’intera quiescenza in ragione dei versamenti. Entrambe le forme per poter erogare prestazioni adeguate impongono una corresponsione di importi di notevole entità per potere rappresentare integrazioni economiche adeguate e soprattutto le polizze sanitarie impongono franchigie e limiti di utilizzo in crescente restrizione. È completamente carente, e di scarso interesse per le compagnie assicurative, la parte assistenziale per la vecchiaia soprattutto per chi non la capacità di far fronte da sola alle proprie necessità quotidiane, il cui numero con l’avanzamento dell’età della vità media e delle patologie del sistema nervoso, in crescita esponenziale. Assume particolare urgenza identificare come poter pianificare un programma sociale che copra le tre componenti citate e si proietti da qui al 2050, tenendo conto che già dal 2035 le stime previdenziali si attestano alla parità tra popolazione attiva e pensionati. Solo le relazioni sindacali possono aprire alla creazione di coperture che comprendano salute, pensioni integrative e assistenza per anziani auto e non sufficienti. Per riuscirci è indispensabile che i Governi prevedano agevolazioni fiscali a favore delle imprese che destinano risorse alle coperture integrative a favore dei propri lavoratori dipendenti, allargate alle fasce di autonomi che svolgono attività a favore di una o più imprese. Pensare che le buste paghe attuali - per la quasi totalità dei lavoratori dipendenti e delle micro partite Iva - possano sobbarcarsi di importi da versare alle integrative e quanto mai illusorio, diverso è definire contrattualmente benefit destinati alle tre punte del sistema sociale, inserendo nei rinnovi contrattuali il benefit sociale. Riuscirci fa bene al Paese, ai lavoratori , ma anche alle imprese che possono trovare nei benefit sociali uno stimolo motivazionale ai propri lavoratori. ---End text--- Author: BRUNO VILLOIS Heading: IL COMMENTO Highlight: Image: -tit_org- Per tenere in piedi l’Italia serve un progetto sociale per salute e assistenza -sec_org-
tp:writer§§ Bruno Villois
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§---§
title§§ Sanità, più risorse per assunzioni e screening
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Estratto da pag. 32 di "REPUBBLICA" del 08 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-08T06:37:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Sanità, più risorse per assunzioni e screening Parte dei 2,2 miliardi servirà a far entrare 25mila infermieri e duemila medici Si amplierà l’età delle campagne di prevenzione Parte dei 2,2 miliardi servirà a far entrare 25mila infermieri e duemila medici Si amplierà l’età delle campagne di prevenzione mpliamento delle età degli screening, assunzioni, soprattutto di infermieri, aumento dei fondi per autismo e salute mentale e poi l’immancabile stanziamento per la farmacia dei servizi. Al ministero alla Salute sono pronte le tabelle che prevedono come utilizzare i soldi in più che dovrebbero arrivare dalla manovra rispetto a quelli già previsti l’anno scorso. Il Fondo sanitario nazionale nel 2026, è stato deciso nella passata Finanziaria, cresceA rà di 4 miliardi, per mantenere sostanzialmente invariato, cioè intorno al 6,4%, il rapporto spesa/Pil. Di recente nel Documento programmatico di finanza pubblica il Mef è stato scritto che «si garantirà un ulteriore rifinanziamento del Fondo sanitario nazionale». Alla Salute sperano che il riferimento sia appunto a soldi in più rispetto a quelli previsti nella scorsa manovra. Si fa anche una cifra: 2,2 miliardi di euro, con la speranza di riuscire a portarla a 2,5. Cosa fare se arriveranno davvero i soldi (l’anno scorso un incremento extra è scomparso in una notte)? A gestire la partita è il capo del dipartimento di Programmazione Francesco Saverio Mennini, fino a poco fa consulente dell’industria farmaceutica e oggi al ministero, cioè nel pubblico. L’idea è quella di dare 5-600 milioni alla Prevenzione. Verranno usati anche per ampliare l’età degli screening. Ad esempio quello per il tumore alla mammella sarà offerto da 45 a 74 anni e non più da 50 a 69. Si parla anche di introdurre controlli per intercettare il tumore al polmone nei forti fumatori. Nello stesso settore, ci saranno poi soldi per la sicurezza sul lavoro. Altri 4-500 milioni serviranno per continuare a finanziare l’Adi, l’assistenza domiciliare, per la quale dal 2026 non ci saranno più fondi del Pnrr. Poi ci sono 450 milioni per il personale. L’idea è quella di fare un piano triennale di assunzioni soprattutto dedicato agli infermieri, perché i medici secondo il ministero non mancano (a parte in alcune specialità). Così entrerebbero 25mila infermieri e 2mila camici bianchi. Il problema sarà però trovare sul mercato professionisti disponibili ad essere assunti e anche modificare i tetti di spesa per il personale. Se si fa questa scelta non verranno dati aumenti a chi già lavora nel sistema sanitario (ma nei 4 miliardi è prevista la crescita dell’indennità di specificità dei medici decisa l’anno scorso). Altri 200 milioni serviranno per finanziare interventi su autismo, malattie rare, salute mentale. La farmacia dei servizi, spinta fortissimo dal sottosegretario-farmacista Marcello Gemmato, dovrebbe avere tra i 70 e gli 80 milioni. Altri soldi andranno per le nuove tariffe di prestazioni sanitarie come la riabilitazione. E poi ci saranno, come sempre, piccoli interventi, da qualche milione, per varie voci. ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità, più risorse per assunzioni e screening -sec_org-
tp:writer§§ Michele Bocci
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title§§ La sanità è in crisi e per i farmaci spendiamo troppo
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/08/2025100803178307810.PDF
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Estratto da pag. 31 di "REPUBBLICA" del 08 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-08T06:37:00+00:00
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tp:ocr§§ La sanità è in crisi e per i farmaci spendiamo troppo Ci sono quelli nuovi che hanno costi elevati ma anche molti doppioni i cui prezzi andrebbero tagliati. Cosa deve fare l’Aifa empre più alta, sempre più dirompente per i conti della sanità italiana. La spesa farmaceutica cresce e giocoforza ci sono meno soldi per finanziare il resto delle attività di assistenza. In questo senso l’anno nero è stato il 2024, quando c’è stato un aumento dell’8,7% rispetto all’anno precedente. In valori assoluti si tratta di quasi 2 miliardi di euro in più, che hanno portato il totale della spesa per le medicine a 23,6 miliardi. Se si considera che il Fondo sanitario nazionale (di circa 140 miliardi) cresce di meno del 3% di anno in anno, si comprende quale sia l’impatto di queste cifre. L’Aifa evidentemente non è stata in grado di tenere sotto controllo i costi. A determinarli c’è stato certamente l’ingresso nel sistema di farmaci innovativi e costosi, ma qualcosa si sarebbe potuto fare per evitare un tale incremento, visto che altre volte si è riusciti ad arginarlo. La prova sono sia i numeri degli anni precedenti al 2022, quando gli aumenti erano ben inferiori al 3%, e pure di questo 2025. L’Agenzia del farmaco rilascia ormai i numeri con grande ritardo, ma di recente ha reso noto l’andamento dei primi quattro mesi di quest’anno dove si vede un incremento di circa il 2%. Si tratta di un dato provvisorio, però, bisogna aspettare ancora prima di capire il reale trend di questo 2025, che se andasse avanti così segnerebbe comunque un aumento di alcune centinaia di milioni. Lo sa bene il presidente dell’Agenzia, Robert Nisticò, che domani alle 14.15 parlerà nell’Aula magna dell’Università di Padova. Nisticò illustrerà strategie e S azioni da intraprendere per tenere sotto controllo la spesa farmaceutica, segno che il problema esiste e che si studia come affrontarlo. Aifa si occupa dell’approvazione dei farmaci e quindi tratta i prezzi con le aziende produttrici e il suo ruolo sarebbe quello di valutare attentamente se un nuovo prodotto ha maggiori capacità di cura di quelli già disponibili per la stessa patologia e più economici. Altra cosa di cui si deve occupare è ritrattare i prezzi dei farmaci approvati in passato per ottenere risparmi. In generale, l’Agenzia non rivede ormai da anni il prontuario farmaceutico, cioè l’elenco di tutti i prodotti disponibili nel nostro Paese, nelle farmacie e negli ospedali. Intervenire su quello potrebbe voler dire eliminare “doppioni” e in generale gli sprechi. E proprio riguardo alla distribuzione, va ancora valutato l’impatto sulla spesa della decisione di far acquistare alle farmacie medicinali che un tempo erano comprati dalle aziende sanitarie e ospedaliere, che con le gare spuntavano prezzi più bassi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: Highlight: programma Il QR code Inquadrando il QR Code si accede alla piattaforma di iscrizione per il Festival di Salute con il programma per prenotarsi agli incontri e alle serate e usufruire dei servizi del Villaggio della Prevenzione. Il Festival sarà trasmesso in streaming su La Repubblica, La Stampa e Huffington Post Image:Sulla spesa ha inciso anche la distribuzione in farmacia di prodotti che prima erano comprati direttamente dalle Asl Q Come contenere la spesa? Risponderà il presidente dell’Aifa al Festival di Salute, il 9 alle 14,15 Q -tit_org- La sanità è in crisi e per i farmaci spendiamo troppo -sec_org-
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Estratto da pag. 8 di "SOLE 24 ORE" del 08 Oct 2025
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tp:ocr§§ Farmacie, scuole e Pa: primo ok all’omnibus delle semplificazioni Al Senato. Oggi in Aula il Ddl: in farmacia test, vaccini e scelta del medico Acquisizione automatica dei titoli per l’iscrizione degli studenti ROMA Procedure digitali più facili per le iscrizioni a scuola, nuovi servizi, vaccini e test diagnostici in farmacia, dimezzamento da 12 a 6 dei mesi concessi alle pubbliche amministrazioni per annullare in autotutela autorizzazioni o contributi economici, introduzione del silenzio assenso per gli interventi edilizi autorizzati sugli immobili vincolati, possibilità per i medici di certificare a distanza, con le tecnologie della telemedicina, la malattia che giustifica l’assenza dei dipendenti pubblici. Sono solo alcuni degli ingredienti che saranno serviti oggi all’Aula del Senato dal disegno di legge sulle semplificazioni, arrivato al primo ma decisivo via libera dopo essere parecchio cresciuto nel corso dell’esame in prima commissione al Senato. I 33 articoli del Ddl originario, presentato l’autunno scorso dal ministro per la Pa Paolo Zangrillo e dalla titolare delle semplificazioni Elisabetta Casellati, si sono moltiplicati fino a diventare 73, per costruire un “omnibus delle semplificazioni” che nelle intenzioni di Governo e maggioranza otterrà il via libera definitivo entro l’anno anche alla Camera dopo l’approvazione del Senato. Come capita sempre in questi casi, è impossibile trovare una misura simbolo in grado di trasmettere il senso complessivo del provvedimento. Il cui obiettivo sostanziale si sviluppa nell’azione a tutto campo, chiamata a far crescere in fretta il censimento delle 357 semplificazioni censite fin qui nel Portale «Italia Semplice». Il viaggio in questo dedalo di interventi, allora, può partire da una divisione delle misure in due grandi capitoli: quelle che si rivolgono alle platee più ampie di cittadini e quelle che invece interessano gruppi specifici a cui però indirizzano interventi spesso profondi. Al primo gruppo appartiene senza dubbio la digitalizzazione completa delle iscrizioni alle scuole statali del primo e secondo ciclo di istruzione, in pratica all’infanzia alla maturità. La strada sarà offerta dalla piattaforma «Famiglie e studenti», che allargherà la propria operatività attuando anche nella scuola il principio in base al quale la Pa non deve chiedere agli utenti documentazione già in suo possesso. Per questa ragione, per esempio, la piattaforma acquisirà dalle scuole l’attestazione di ammissione al grado successivo di istruzione, su su fino alla maturità. Ricco di novità anche il capitolo delle farmacie. E soprattutto ai loro utenti, che potranno scegliere in farmacia il medico o il pediatra di base, senza doversi rivolgere all’Asl, ed effettuare test diagnostici con prelievo, nasale, salivare oppure orofaringeo e ricevere tutte le vaccinazioni individuate dal Piano nazionale vaccinale per chi ha più di 12 anni, a patto ovviamente che la struttura abbia spazi adatti. In pista anche i servizi di telemedicina come l’Ecg o un holter pressorio e cardiaco. Tra gli ultimi emendamenti approvati, è contemplata anche la possibilità di fare lo screening dell’epatice C e meno burocrazia sui farmaci per i malati cronici o per chi è appena uscito dall’ospedale. Sempre in ambito sanitario, l’articolo 22 del Ddl permette ai medici di certificare la malattia che giustifica l’assenza del dipendente pubblico anche a distanza, con i sistemi di telemedicina, escludendo in questi casi il rischio di vedersi applicare la maxi sanzione (da uno a cinque anni e da 400 a 1.600 euro) prevista per le false certificazioni in assenza di riscontro diretto. La via telematica al certificato di malattia sarà però percorribile solo in casi e con modalità definite, che saranno fissate da un accordo in Stato-Regioni su proposta del ministro della Salute. Tra i 73 emendamenti approvati in commissione c’è anche quello che rinvia di un anno, a fine 2026, il termine entro il quale adottare la riforma delle regole per i dehors di bar, ristoranti ed esercizi pubblici in genere, liberalizzati ne
l 2020 per gestire l’emergenza pandemica con una disciplina transitoria prorogata fin qui. La riforma, chiesta dall’ultima legge sulla concorrenza, è sostanzialmente pronta, ma il pressing per ottenere un altro anno di tempi supplementari sembra aver vinto. Anche per questo, dopo l’ok del Senato il disegno di legge punta dritto al traguardo dell’approvazione definitiva anche alla Camera entro dicembre. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Gianni Trovati Heading: Highlight: Le altre novità 1 2 TEMPI DIMEZZATI NELLA PA EDILIZIA Bonus e autorizzazioni annullabili in sei mesi Immobili vincolati, sì al silenzio assenso Si riducono da dodici a sei mesi i termini entro cui le Pa possono annullare d’ufficio i provvedimenti amministrativi di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici Possibile il silenzio assenso anche sulla domanda di permesso di costruire relativa a immobili vincolati per i quali gli interventi hanno acquisito i provvedimenti formali di autorizzazione 3 4 codice navigazione BAR E RISTORANTI Regole più snelle per i porti Dehors liberi per un altro anno Il Ddl introduce una fitta serie di interventi di semplificazione per adeguare il codice della navigazione ed evitare il rischio di gap concorrenziale con gli altri Paesi della Ue Un emendamento approvato in commissione fa slittare a fine 2026 i termini entro i quali adottare la riforma delle regole per i dehors, prolungando quindi la liberalizzazione piena post Covid 73 articoli LA CRESCITA DEL DDL Il disegno di legge sulle semplificazioni all’esame del Senato è passato dai 33 articoli della versione originaria agli attuali 73 Per i dipendenti Pa ok alla certificazione della malattia con le tecnologie della telemedicina Image: -tit_org- Farmacie, scuole e Pa: primo ok all’omnibus delle semplificazioni -sec_org-
tp:writer§§ Gianni Trovati
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