title§§ 8° Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale Mercoledì alle 10.30 diretta webtv - Saluti di Ascani e Castellone - Agenparl link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100702984809928.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "agenparl.eu" del 07 Oct 2025
Estratto da pag. 1 di "agenparl.eu" del 07 Oct 2025
Estratto da pag. 1 di "corrierenazionale.net" del 07 Oct 2025
La notizia è di ieri. Dal 12 dicembre al 7 gennaio l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna sospenderà le operazioni chirurgiche programmate. Lo stop di tre…
pubDate§§ 2025-10-07T06:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100703204408060.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100703204408060.PDF', 'title': 'corrierenazionale.net'} tp:url§§ https://www.corrierenazionale.net/2025/10/07/italia-ultima-nel-g7-per-spesa-sanitaria/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100703204408060.PDF tp:ocr§§ Italia ultima nel G7 per spesa sanitaria Ambiente, Natura & Salute Sanità al collasso: 6 milioni di italiani senza cure nel 2024 (ph: Freepik) Di Giovanni Ierfone Del 7 Ottobre 2025 alle ore 07:30 Solo il 6,3% del PIL contro il 7,1% dell’OCSE. In media 854 dollari per abitante in meno rispetto all’Europa. Un divario di 43 miliardi, che pesa su liste d’attesa record. Nel 2024, quasi 6 milioni di persone hanno rinunciato a curarsiLa notizia è di ieri. Dal 12 dicembre al 7 gennaio l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna sospenderà le operazioni chirurgiche programmate. Lo stop di tre settimane servirà per contenere i costi. L’allarme è stato lanciato dal direttore del dipartimento di Clinica ortopedica e traumatologia, Davide Donati, e dal direttore del dipartimento di Patologie complesse, Cesare Faldini. La decisione, avvertono, rischia di allungare ulteriormente i tempi d’attesa per gli oltre 27mila pazienti in lista, che già oggi attendono in media 18 mesi per un intervento. Un quadro drammatico che si riflette anche in altri ospedali. A Viterbo, Alessandra Petronio, 36 anni, mamma di un bambino di 5, è deceduta domenica 28 settembre 2025 all’ospedale Santa Rosa per una grave emorragia al basso ventre. Era stata ricoverata d’urgenza e trasferita in terapia intensiva, dove ha trascorso la notte prima del decesso. La Procura ha aperto un’inchiesta e disposto l’autopsia per accertare eventuali responsabilità. Un sistema sotto pressioneI casi del Rizzoli e di Alessandra Petronio si inseriscono in un quadro più ampio, quello di un Sistema Sanitario Nazionale (SSN) sempre più sotto pressione. Secondo i dati della Fondazione GIMBE, presentati in vista della Legge di Bilancio 2026, l’Italia nel 2024 ha destinato alla sanità pubblica il 6,3% del PIL, contro una media OCSE del 7,1% e una media europea del 6,9%. La spesa per cittadino è ferma a 3.835 dollari, 854 dollari in meno rispetto alla media dei paesi europei. Il divario non è sempre stato così ampio. Fino al 2011 il nostro Paese era allineato alla media europea. Poi i tagli, introdotti dai governi successivi, hanno progressivamente ampliato la forbice. Nel 2019 il gap aveva raggiunto i 430 dollari per abitante. Con la pandemia lo scarto è aumentato. Altri paesi hanno investito massicciamente nella sanità, noi molto meno. Nel 2024 il divario ha raggiunto 729 euro pro capite, pari a 43 miliardi di euro in meno sulla popolazione residente. Tra i paesi del G7, l’Italia resta stabilmente all’ultimo posto per spesa sanitaria individuale. La Germania ha più che raddoppiato l’investimento italiano, arrivando a 8.080 dollari. Anche il Regno Unito, che, come l’Italia, adotta un “modello sanitario universalistico”, in cui la salute è considerata un diritto e non una merce, ha aumentato la spesa dopo la pandemia, superando Canada e Giappone. Le conseguenze sui cittadiniI numeri si traducono in difficoltà concrete. Nel 2024, secondo i dati ISTAT analizzati da GIMBE, 5,8 milioni di persone hanno dovuto rinunciare a curarsi. Quasi una su dieci. Le motivazioni principali sono due: liste d’attesa troppo lunghe (6,8% della popolazione) e impossibilità economica (5,3%). La quota di chi rinuncia è cresciuta del 51% rispetto al 2023. Una tendenza confermata anche da un sondaggio Ipsos per la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale. L’80% degli italiani dichiara di aver rinunciato almeno una volta alle cure del SSN a causa dei tempi di attesa. Tra chi rinuncia, l’84% si rivolge al privato quando può permetterselo, mentre il 20% rinuncia del tutto. La percentuale sale al 28% tra le persone in difficoltà economica. Il risultato è un sistema a doppio binario in cui l’accesso alle cure dipende sempre più dal reddito. L’Italia resta sotto la media europea, con un divario crescente risp etto a Germania, Francia e Regno Unito (ph: GIMBE)La posizione in EuropaNell’Unione Europea, 13 paesi investono più dell’Italia in sanità pubblica. Il distacco va dai 58 dollari della Spagna ai 4.245 della Germania. L’Italia precede solo alcuni paesi dell’Est e dell’Europa meridionale. Repubblica Ceca, Slovenia e Spagna destinano alla sanità più risorse a testa. Anche tra i paesi OCSE, sono 13 quelli che riservano alla sanità una quota di PIL superiore a quella italiana. Il divario varia dai 4,3 punti percentuali della Germania (10,6% del PIL) agli 0,1 punti del Portogallo (6,4%). Le implicazioni strutturaliNino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, riassume così la situazione. “Il sottofinanziamento pubblico della sanità italiana è ormai una questione strutturale, che sta mettendo in grandi difficoltà tutte le Regioni, sempre più in affanno nel garantire i livelli essenziali di assistenza mantenendo in ordine i bilanci. Ma oggi il conto più salato di queste scelte lo pagano anzitutto i cittadini, costretti a confrontarsi ogni giorno con liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate”. Il problema non riguarda solo le prestazioni programmate. Anche l’emergenza-urgenza mostra segni di sofferenza. I pronto soccorso sono sempre più sovraccarichi, con tempi di attesa che si allungano e personale sotto pressione. Le strutture faticano a garantire una risposta tempestiva ed efficace. In molte Regioni si moltiplicano gli episodi di blocco o chiusura temporanea dei reparti. Verso la manovra 2026I dati della Fondazione GIMBE, elaborati su fonti OCSE aggiornate al 30 luglio 2025, arrivano mentre il Parlamento avvia la discussione sulla Legge di Bilancio 2026. L’obiettivo dichiarato è fornire elementi oggettivi al confronto politico, evitando strumentalizzazioni. “È urgente pianificare – conclude Cartabellotta – un progressivo rilancio del finanziamento pubblico della sanità, non per risalire le classifiche internazionali, ma per restituire forza e dignità al SSN e garantire a tutte le persone, ovunque vivano e a prescindere dal loro reddito, l’inalienabile diritto alla tutela della salute sancito dalla Costituzione. Perché, se non investiamo sulla salute, pagheremo tutto con gli interessi in disuguaglianze, malattia, impoverimento e perdita di futuro”. Nel frattempo, la Procura di Viterbo prosegue le indagini sulla morte di Alessandra Petronio. Ma la domanda di fondo resta. Quali sono le responsabilità di sistema che trasformano casi individuali in questioni collettive? Quanto pesa, nelle storie personali di chi muore o rinuncia a curarsi, il progressivo definanziamento di una sanità pubblica che dovrebbe garantire a tutti il diritto alla salute? 60 SHARES Share on Facebook Post on X Follow us Visualizzazioni: 5 #spesa sanitaria #rinunce alle cure #G7 #liste d’attesa #salute Sanità Last modified: Del 6 Ottobre 2025 alle ore 17:01 Previous Story: “Digital Realty e DXC” – Insieme per potenziare l’AI nelle aziende a livello globale About the Author / Giovanni Ierfone Lascia un commento Annulla rispostaIl tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *Commento * Nome * Email * Sito web ? Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.Sanità al collasso: 6 milioni di italiani senza cure nel 2024 (ph: Freepik)Solo il 6,3% del PIL contro il 7,1% dell’OCSE. In media 854 dollari per abitante in meno rispetto all’Europa. Un divario di 43 miliardi, che pesa su liste d’attesa record. Nel 2024, quasi 6 milioni di persone hanno rinunciato a curarsiLa notizia è di ieri. Dal 12 dicembre al 7 gennaio l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna sospenderà le operazioni chirurgiche programmate. Lo stop di tre settimane servirà per contenere i costi. L’allarme è stato lanciato dal direttore del dipartimento di Clinica ortopedica e traumatologia, Davide Donati, e dal direttore del dipartimento di Patologie complesse, Cesare Faldini. La decisione, avvertono, rischia di allungare ulteriormente i tempi d’attesa per gli oltre 27mila pazienti in lista, che già oggi attendono in media 18 mesi per un intervento. Un quadro drammatico che si riflette anche in altri ospedali. A Viterbo, Alessandra Petronio, 36 anni, mamma di un bambino di 5, è deceduta domenica 28 settembre 2025 all’ospedale Santa Rosa per una grave emorragia al basso ventre. Era stata ricoverata d’urgenza e trasferita in terapia intensiva, dove ha trascorso la notte prima del decesso. La Procura ha aperto un’inchiesta e disposto l’autopsia per accertare eventuali responsabilità. Un sistema sotto pressioneI casi del Rizzoli e di Alessandra Petronio si inseriscono in un quadro più ampio, quello di un Sistema Sanitario Nazionale (SSN) sempre più sotto pressione. Secondo i dati della Fondazione GIMBE, presentati in vista della Legge di Bilancio 2026, l’Italia nel 2024 ha destinato alla sanità pubblica il 6,3% del PIL, contro una media OCSE del 7,1% e una media europea del 6,9%. La spesa per cittadino è ferma a 3.835 dollari, 854 dollari in meno rispetto alla media dei paesi europei. Il divario non è sempre stato così ampio. Fino al 2011 il nostro Paese era allineato alla media europea. Poi i tagli, introdotti dai governi successivi, hanno progressivamente ampliato la forbice. Nel 2019 il gap aveva raggiunto i 430 dollari per abitante. Con la pandemia lo scarto è aumentato. Altri paesi hanno investito massicciamente nella sanità, noi molto meno. Nel 2024 il divario ha raggiunto 729 euro pro capite, pari a 43 miliardi di euro in meno sulla popolazione residente. Tra i paesi del G7, l’Italia resta stabilmente all’ultimo posto per spesa sanitaria individuale. La Germania ha più che raddoppiato l’investimento italiano, arrivando a 8.080 dollari. Anche il Regno Unito, che, come l’Italia, adotta un “modello sanitario universalistico”, in cui la salute è considerata un diritto e non una merce, ha aumentato la spesa dopo la pandemia, superando Canada e Giappone. Le conseguenze sui cittadiniI numeri si traducono in difficoltà concrete. Nel 2024, secondo i dati ISTAT analizzati da GIMBE, 5,8 milioni di persone hanno dovuto rinunciare a curarsi. Quasi una su dieci. Le motivazioni principali sono due: liste d’attesa troppo lunghe (6,8% della popolazione) e impossibilità economica (5,3%). La quota di chi rinuncia è cresciuta del 51% rispetto al 2023. Una tendenza confermata anche da un sondaggio Ipsos per la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale. L’80% degli italiani dichiara di aver rinunciato almeno una volta alle cure del SSN a causa dei tempi di attesa. Tra chi rinuncia, l’84% si rivolge al privato quando può permetterselo, mentre il 20% rinuncia del tutto. La percentuale sale al 28% tra le persone in difficoltà economica. Il risultato è un sistema a doppio binario in cui l’accesso alle cure dipende sempre più dal reddito. L’Italia resta sotto la media europea, con un divario crescente rispetto a Germania, Francia e Regno Unito (ph: GIMBE)La posizione in EuropaNell’Unione Europea, 13 paesi investono più dell’Italia in sanità pubblica. Il distacco va dai 58 dollari della Spagna ai 4.245 della Germania. L’Italia precede solo alcuni paesi dell’Est e dell’Europa meridionale. Repubblica Ceca, Slovenia e Spagna destinano alla sanità più risorse a testa. Anche tra i paesi OCSE, sono 13 quelli che riservano alla sanità una quota di PIL superiore a quella italiana. Il divario varia dai 4,3 punti percentuali d ella Germania (10,6% del PIL) agli 0,1 punti del Portogallo (6,4%). Le implicazioni strutturaliNino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, riassume così la situazione. “Il sottofinanziamento pubblico della sanità italiana è ormai una questione strutturale, che sta mettendo in grandi difficoltà tutte le Regioni, sempre più in affanno nel garantire i livelli essenziali di assistenza mantenendo in ordine i bilanci. Ma oggi il conto più salato di queste scelte lo pagano anzitutto i cittadini, costretti a confrontarsi ogni giorno con liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate”. Il problema non riguarda solo le prestazioni programmate. Anche l’emergenza-urgenza mostra segni di sofferenza. I pronto soccorso sono sempre più sovraccarichi, con tempi di attesa che si allungano e personale sotto pressione. Le strutture faticano a garantire una risposta tempestiva ed efficace. In molte Regioni si moltiplicano gli episodi di blocco o chiusura temporanea dei reparti. Verso la manovra 2026I dati della Fondazione GIMBE, elaborati su fonti OCSE aggiornate al 30 luglio 2025, arrivano mentre il Parlamento avvia la discussione sulla Legge di Bilancio 2026. L’obiettivo dichiarato è fornire elementi oggettivi al confronto politico, evitando strumentalizzazioni. “È urgente pianificare – conclude Cartabellotta – un progressivo rilancio del finanziamento pubblico della sanità, non per risalire le classifiche internazionali, ma per restituire forza e dignità al SSN e garantire a tutte le persone, ovunque vivano e a prescindere dal loro reddito, l’inalienabile diritto alla tutela della salute sancito dalla Costituzione. Perché, se non investiamo sulla salute, pagheremo tutto con gli interessi in disuguaglianze, malattia, impoverimento e perdita di futuro”. Nel frattempo, la Procura di Viterbo prosegue le indagini sulla morte di Alessandra Petronio. Ma la domanda di fondo resta. Quali sono le responsabilità di sistema che trasformano casi individuali in questioni collettive? Quanto pesa, nelle storie personali di chi muore o rinuncia a curarsi, il progressivo definanziamento di una sanità pubblica che dovrebbe garantire a tutti il diritto alla salute? 60 SHARES Share on Facebook Post on X Follow us Visualizzazioni: 5Visualizzazioni: 5 tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100703204408060.PDF §---§ title§§ Raccontare la salute: il 28 ottobre a Roma la prima edizione dell’Health Journalism Forum link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100702999310105.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "dire.it" del 07 Oct 2025
Una giornata di confronto tra istituzioni, media e imprese: nasce uno spazio di dialogo generativo sulla comunicazione sanitaria
pubDate§§ 2025-10-07T16:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100702999310105.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100702999310105.PDF', 'title': 'dire.it'} tp:url§§ https://www.dire.it/07-10-2025/1186848-raccontare-la-salute-il-28-ottobre-a-roma-la-prima-edizione-dellhealth-journalism-forum/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100702999310105.PDF tp:ocr§§ Home » Canali » Sanità » Raccontare la salute: il 28 ottobre a Roma la prima edizione dell’Health Journalism ForumROMA – La salute è un bene comune che vive anche di parole, narrazioni, simboli. È nei titoli dei giornali, nei post condivisi, nelle conferenze stampa istituzionali, nelle campagne di prevenzione e persino nei racconti che i pazienti fanno di sé. In questo magma di storie, dati e opinioni, la qualità della comunicazione diventa parte integrante della qualità della cura. È da questa consapevolezza che nasce l’Health Journalism Forum, la prima manifestazione italiana dedicata a ridefinire i confini dell’informazione sanitaria, che si terrà il 28 ottobre 2025 a Roma, presso Talent Garden.L’Health Journalism Forum è promosso da Social Reporters, la start-up innovativa fondata e guidata da Ilario Vallifuoco, che da anni esplora i linguaggi e le pratiche del Brand Journalism e della Live Communication. Dopo il successo del Brand Journalism Festival – che quest’anno giunge alla sua seconda edizione e che nel 2024 ha registrato oltre 600 partecipanti – nasce dunque un nuovo spazio di confronto, dedicato alla comunicazione sanitaria, con l’intento di comporre un mosaico di prospettive diverse, con un obiettivo comune: rafforzare il rapporto di fiducia tra chi racconta la salute e chi ne è protagonista.La giornata si svilupperà come un percorso narrativo, attraversando le sfide che la comunicazione sanitaria affronta quotidianamente. Dai linguaggi con cui dialogare con le nuove generazioni, alle strategie per disinnescare le fake news. Dai dati e dalle statistiche che possono illuminare o distorcere la realtà, fino allo storytelling che può trasformare la scienza in un racconto condiviso senza intaccarne la verità. Lo sguardo, infine, sarà rivolto al futuro: intelligenza artificiale, fact checking, diritto alla cura come bussola etica in un contesto informativo sempre più accelerato e frammentato.“La comunicazione sanitaria non è un semplice veicolo di informazioni, ma un pilastro fondamentale della cultura della cura. Con l’Health Journalism Forum intendiamo promuovere un dialogo fertile tra istituzioni, media e imprese, capace di elevare la qualità dell’informazione e di restituire dignità e profondità al racconto della salute. Raccontare la salute significa trasformare dati e conoscenze in narrazioni consapevoli, capaci di accendere fiducia, responsabilità e partecipazione collettiva”, dichiara Ilario Vallifuoco.A guidare il dibattito saranno alcune delle voci più autorevoli della sanità italiana, come Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe; Walter Ricciardi, Professore ordinario d’igiene e Medicina Preventiva all’Università Cattolica del Sacro Cuore; Matteo Bassetti, Professore ordinario di Malattie Infettive all’Università degli Studi di Genova e Direttore di Malattie Infettive all’Ospedale Policlinico San Martino. Ascolteremo anche le testimonianze di figure di spicco in ambito aziendale, tra le quali Benedetta Bitozzi, Associate Director Communication, Advocacy & Policy di Lilly Italia; Chiara Gnocchi, Communication & Advocacy Head Novartis Italia, Coordinatrice gruppo Scienze della Vita di Ferpi; Federico Chinni, General Manager di UCBItalia; Elena Spigarolo, Communication Director ab medica, Delegazione Lombardia Ferpi.L’Health Journalism Forum prende vita grazie al sostegno di partner che hanno scelto di condividere questa visione: Eli Lilly, main partner dell’iniziativa, insieme a UniSalute, ab medica, Bayer Italia e Talent Garden. A garantire amplificazione e riflessione mediatica contribuiranno i media partner Agenzia Dire, Fortune Health, About Pharma ed edra. L’evento si svolge con il patrocinio della Commissione Europea, della Regione Lazio e di Ferpi, a testimonianza della rilevanza istituzionale del progetto.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100702999310105.PDF §---§ title§§ La grande fuga dei medici di base dall'Emilia Romagna. Corsi di specializzazione semideserti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100703061709673.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "iltempo.it" del 05 Oct 2025
La grande fuga dei medici di base in Emilia Romagna comincia dall’ultimo corso triennale di specializzazione avviato dalla Regione. Si eran...
pubDate§§ 2025-10-07T14:08:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100703061709673.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100703061709673.PDF', 'title': 'iltempo.it'} tp:url§§ https://www.iltempo.it/attualita/2025/10/07/news/la-grade-fuga-dei-medici-di-base-dall-emilia-romagna-corsi-di-specializzazione-semideserti-44452939/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100703061709673.PDF tp:ocr§§ La grande fuga dei medici di base in Emilia Romagna comincia dall’ultimo corso triennale di specializzazione avviato dalla Regione. Si erano iscritti in 440 ma si sarebbero presentati in 250. Nei Comuni disagiati, soprattutto quelli dell'Appennino, pare nessuno voglia andare a lavorare così come in alcuni quartieri di Bologna definiti "difficili". Con l'ultimo bando, a giugno, soltanto 220 posti su 1.427 sono stati coperti. Così che la "rossa" l'Emilia Romagna, "terra" del segretario Pd Elly Schlein, si è ritrovata con un"buco" di 1.207 medici. Il corso triennale è necessario e indispensabile per diventare medico di base. Ma forse, in questa regione, manca attrattiva. L'accordo con i sindacati dei medici di medicina generale non è stato raggiunto dopo mesi di trattative.Non piace l’introduzione del ruolo unico che riunisce le funzioni del medico di libera scelta con quelle della ex guardia medica in vista della piena attivazione delle Case di comunità. I medici "rodati" lo snobbano, quelli più giovani accettano solo "per necessità". E la metà degli iscritti al corso di specializzazione pare siano sanitari che lavorano già in ospedale e nei pronto soccorso e sono alla ricerca di una migliore collocazione, dove meno sia lo stress quotidiano dovuto a turni prolungati, ferie e riposi saltati per via della carenza di personale. Altri sono giovani laureati che, in attesa di iscriversi ad un corso di specializzazione migliore (non appena verranno riaperti i bandi), nel frattempo è disposto a fare il medico di base.La situazione in Emilia Romagna non è delle più rosee anche perché non mancano gli abbandoni. Il 10% degli iscritti ai corsi triennali rinuncia prima di completare gli studi. E c'è pure chi, invece, una volta ottenuta la certificazione di medico di base, partecipa a più bandi, anche in città e regioni differenti, per poi scegliere il posto più conveniente. Che spesso non è in Emila. E così ecco che intere zone, soprattutto quelle appenniniche, restano senza camici bianchi, con i pazienti, spesso anziani oppure disabili, costretti a percorrere chilometri e chilometri per farsi visitare e prescrivere farmaci. La carenza di medici di medicina generale costituisce un serio problema per il presidente della Regione, Michele de Pascale e l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi. "Negli ultimi anni la professione di medici di base ha perso sempre più attrattività, rendendo oggi spesso difficile per i cittadini trovarne uno vicino a casa, con conseguenti disagi e rischi per la salute, soprattutto per anziani e persone fragili", denuncia la Fondazione Gimbe. Tra le regioni italiane dove è maggiore la carenza l'Emilia Romagna è la quarta. tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100703061709673.PDF §---§ title§§ Sanità, a Oristano settemila pazienti senza medico di base da gennaio - La Nuova Sardegna link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100703158106413.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "lanuovasardegna.it" del 04 Oct 2025
Tre dottori andranno in pensione, il rischio di restare senza assistenza
pubDate§§ 2025-10-07T04:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100703158106413.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100703158106413.PDF', 'title': 'lanuovasardegna.it'} tp:url§§ https://www.lanuovasardegna.it/oristano/cronaca/2025/10/06/news/settemila-pazienti-senza-medico-di-base-da-gennaio-1.100771654 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100703158106413.PDF tp:ocr§§ oristanocronacaOristano In città l’assistenza sanitaria di base è ormai sull’orlo del baratro. Nei prossimi mesi, 7mila pazienti rimarranno senza medico di famiglia, una situazione che proietta un’ombra cupa sul futuro del sistema territoriale. La crisi, già grave, è destinata ad acuirsi con il recente addio di un medico, andato via sbattendo la porta prima della pensione, stremato non tanto dall’impegno verso i suoi assistiti quanto dall’eccessiva burocrazia. Altri due colleghi si ritireranno presto per aver raggiunto l’età e l’anzianità necessarie. Tutto questo avviene in un periodo problematico di forte carenza di personale. L’Asl risponderà probabilmente con l’istituzione degli ambulatori straordinari, in attesa che nuovi medici presentino le loro candidature, ma il timore è che i tempi si allunghino. Per Antonio Sulis, presidente dell’Ordine provinciale dei medici, gli ASCoT non sono la soluzione a lungo termine: «I pazienti hanno diritto ad avere un medico di medicina generale assegnato», afferma non nascondendo la sua profonda preoccupazione per gli scenari futuri.La crisi non è solo numerica, ma strutturale. «Purtroppo, questo è il risultato di un sistema che non può più basarsi sul semplice mettere toppe ogni volta che si presenta una falla – dice –. Il servizio sanitario va organizzato. Il fatto che non si trovino medici disposti a lavorare nemmeno nel capoluogo la dice lunga su una situazione diventata ormai insostenibile». E aggiunge: «Una volta la carenza di medici si verificava solamente nei piccoli centri dell’interno, ma oggi si è estesa ovunque. Non è solo una questione remunerativa: per poter lavorare bene, il medico deve essere supportato da un sistema organizzato». A riprova della gravità della situazione, cita i dati nazionali: «In Sardegna stiamo sempre peggio. Siamo la regione con meno medici rispetto alle esigenze. Non lo dico io, ma i rapporti ufficiali».La conferma arriva dai dati di riduzione percentuale più drastici come il calo del 39 per cento di medici di medicina generale tra il 2019 e il 2023 evidenziati dal rapporto dalla Fondazione Gimbe e anche l’Agenas certifica la costante e significativa riduzione del numero di medici di base e pediatri di libera scelta. Dice ancora il presidente dell’Ordine: «Alla base c’è una assoluta mancanza di programmazione, che non si può fa con gli slogan e le promesse. Programmazione che, sia chiaro, non riguarda solo la medicina territoriale». Antonio Sulis conclude evidenziando che le criticità del sistema sardo come la carenza di personale, l’invecchiamento demografico, la dispersione sono in gran parte legate ai ritardi nell’attuazione delle programmazioni passate e alla necessità urgente di un profondo aggiornamento per allineare i servizi alle esigenze attuali. Intanto a Oristano si riaffaccia lo spettro dell’apertura degli ASCoT per ben settemila pazienti, un numero mai ipotizzato prima, con i tanti disagi che tutto ciò comporta.SpecialeArcipelago SardegnaSpecialeUna città e le sue storie tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100703158106413.PDF §---§ title§§ Presentazione dell'8° Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale con Ascani e Castellone link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100702396900001.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "lopinionista.it" del 06 Oct 2025
ROMA - Mercoledì 8 ottobre, alle ore 10.30, presso la Sala della Regina di Montecitorio si svolgerà la presentazione dell''8° Rapporto Gimbe sul Servizio
pubDate§§ 2025-10-06T22:01:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100702396900001.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100702396900001.PDF', 'title': 'lopinionista.it'} tp:url§§ https://www.lopinionista.it/presentazione-dell8-rapporto-gimbe-sul-servizio-sanitario-nazionale-con-ascani-e-castellone-214762.html tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100702396900001.PDF tp:ocr§§ Anna AscaniROMA – Mercoledì 8 ottobre, alle ore 10.30, presso la Sala della Regina di Montecitorio si svolgerà la presentazione dell’8° Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale. Saluti della vicepresidente della Camera dei Deputati, Anna Ascani, e della vicepresidente del Senato, Mariolina Castellone. Illustra il Rapporto Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. L’appuntamento viene trasmesso in diretta webtv.Alle ore 12 inizieranno gli interventi di Orazio Schillaci, Ministro della Salute, Massimiliano Fedriga, Presidente Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Ugo Cappellacci, Presidente XII Commissione Affari sociali, Camera dei Deputati, Francesco Zaffini, Presidente 10a Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, Senato della Repubblica, Donatella Albini, Responsabile sanità Alleanza Verdi e Sinistra, Andrea Costa, Responsabile sanità Noi Moderati, Alessio D’Amato, Responsabile welfare Azione, Andrea Mandelli, Responsabile sanità Forza Italia, Emanuele Monti, Responsabile sanità Lega per Salvini premier, Annamaria Parente, Responsabile sanità Italia Viva, Andrea Quartini, Responsabile sanità Movimento 5 Stelle, Matteo Rosso, Responsabile sanità Fratelli d’Italia, e Marina Sereni, Responsabile sanità Partito Democratico. tp:writer§§ Redazione L''Opinionista guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100702396900001.PDF §---§ title§§ L'importanza del dato link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/07/2025100703018310179.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "tecnicaospedaliera.it" del 07 Oct 2025