title§§ 'Dopoil ritorno di Oncologia. Servono ora i nuovi reparti = Dopo il ritorno di Oncologia, ora servono i nuovi reparti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501957403636.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "LIBERTA SICILIA" del 05 Oct 2025

Siracusa ritrova un presidio d'eccellenza, ma la sanità provinciale resta ancora incompleta. L'Osservatorio Civico incalza Regione e Asp: «Bene Oncologia, ma occorre attivare neurochirur - gia, terapia intensiva neonatale e le altre unità promesse per fermare l'esodo dei pazienti»

pubDate§§ 2025-10-05T03:41:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501957403636.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501957403636.PDF', 'title': 'LIBERTA SICILIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501957403636.PDF tp:ocr§§ Dopo il ritorno di Oncologia. Servono ora i nuovi reparti L’Osservatorio Civico Dopo il ritorno di Oncologia, ora servono i nuovi reparti Siracusa ritrova un presidio d’eccellenza, ma la sanità provinciale resta ancora incompleta. L’Osservatorio Civico incalza Regione e Asp: «Bene Oncologia, ma occorre attivare neurochirurgia, terapia intensiva neonatale e le altre unità promesse per fermare l’esodo dei pazienti» Pag. 5 C i sono certamente delle criticità nel sistema sanitario siracusano ma le opinioni pubbliche, assuefatte e sfiduciate, preferiscono sfogarsi sui social in insulti ed invettive. Raramente si occupano invece di cercare di cambiare e far cambiare le cose ai decisori pubblici e quando si parla di sanità lo si fa quindi spesso per parlare di casi di malasanità. Se in passato nella nostra provincia fossero state attive realtà differenziate dai partiti ma non contro di essi, come l’Osservatorio Civico, che in soli due anni, da quando è stato fondato da personaggi molto conosciuti a Siracusa come il compianto Aldo Garozzo, Donatella Lo Giudice, Giuseppe Capodieci, Salvo Sorbello, Cetty Moscatt, Alberto Leone e numerosi altri, è riuscito a diventare interlocutore serio e credibile in materia di tutela della salute, molto probabilmente non si sarebbero verificati gli scippi a nostro danno, che hanno favorito la sanità catanese in primo luogo. Ricordiamo che nel 2018, quando si stava lavorando sottotraccia a danno della provincia di Siracusa, che venne privata della possibilità di avere un ospedale di secondo livello a vantaggio di Catania, il governo regionale di allora, guidato dal catanese Nello Musumeci con l’altro conterraneo Ruggero Razza assessore alla sanità, affermò: “si investirà sul capoluogo siracusano, che deve avere un ospedale degno di questo nome risolvendo una situazione imbarazzante”. Sono passati già 7 anni da allora e Catania ha tre Dea di secondo livello, facendo leva su un bacino d’utenza che comprende anche noi e Ragusa… Ora le cose stanno finalmente cambiando, la presenza di una realtà civica forte e preparata come l’Osservatorio Civico, che, sulla stessa lunghezza d’onda della Fondazione Gimbe a livello nazionale, incalza Regione, Asp e Comuni sulle problematiche sanitarie, sta comportando dei miglioramenti visibili, anche in relazione alla realizzazione del nuovo ospedale di Siracusa, che a un certo punto sembrava essere stata inghiottita dalle solite sabbie mobili. Giustificata allora la soddisfazione per il ritorno del reparto di oncologia a Siracusa, senza penalizzare i pazienti della zona sud. “Abbiamo sollecitato con insistenza questo trasferimento - dichiarano il presidente dell’Osservatorio Civico Salvo Sorbello, i vice Donatella Lo Giudice e Alberto Leone ed il coordinatore tecnico-scientifico Franco Cirillo - così come ci eravamo impegnati in precedenza per l’apertura del padiglione realizzato nell’area dell’ospedale Umberto I per la Terapia intensiva, dotato di tecnologie all’avanguardia e che restava inspiegabilmente chiuso, nonostante fosse costato svariati milioni di euro. Oncologia è uno dei reparti di eccellenza, diretto dal dott. Paolo Tralongo (presidente del Collegio Italiano dei Primari Oncologi Ospedalieri), su cui può contare la sanità siracusana. In attesa del nuovo ospedale, vanno valorizzati e resi sempre più funzionali i reparti esistenti, oltre all’apertura di quelli previsti come neurochirurgia, radiologia interventistica, chirurgia maxillo facciale, plastica, toracica, terapia intensiva neonatale, per venire incontro alle esigenze dei pazienti (solo quelli di oncologia sono più di 600) e dei loro familiari e per frenare il flusso di pazienti in fuga dalla nostra provincia”. ---End text--- Author: Redazione Heading: L’Osservatorio Civico Highlight: Image:Da sx: Franco Cirillo, Salvo Sorbello, Anselmo Madeddu e Donatella Lo Giudice -tit_org- ‘Dopoil ritorno di Oncologia. Servono ora i nuovi reparti Dopo il ritorno di Oncologia, ora servono i nuovi reparti -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501957403636.PDF §---§ title§§ «Tumori, vaccini e liste d'attesa Affronteremoltemi che cl riguardano» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501640904683.PDF description§§

Estratto da pag. 23 di "MATTINO DI PADOVA" del 05 Oct 2025

e liste d'attesa Affronteremoltemi che cl riguardano»

pubDate§§ 2025-10-05T05:14:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501640904683.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501640904683.PDF', 'title': 'MATTINO DI PADOVA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501640904683.PDF tp:ocr§§ Parla l’organizzatrice Daniela Minerva, la direttrice di “Salute” «Oggi in medicina succedono cose bellissime, noi le racconteremo» «Tumori, vaccini e liste d’attesa Affronteremo i temi che ci riguardano» F estival di Salute rappresenta un appuntamento che ogni anno mette in dialogo scienziati, medici, premi Nobel, artisti e intellettuali. Un’occasione unica per raccontare la straordinaria rivoluzione in corso nella medicina, tra terapie personalizzate, nuove tecnologie digitali e sfide legate ai modelli di sanità del futuro. A coordinare l’evento c’è Daniela Minerva, direttrice del supplemento Salute di “Repubblica”. Direttrice, qual è la missione di questo evento? «Il festival nasce per raccontare cosa succede oggi in medicina. E succedono cose bellissime. La genetica, l’intelligenza artificiale, le nuove tecnologie stanno cambiando radicalmente il modo di affrontare malattie che fino a pochi anni fa erano condanne. Penso ai tumori, che negli ultimi vent’anni hanno visto un calo enorme della mortalità grazie a screening, diagnosi precoce e terapie mirate. Ma lo stesso vale per malattie neurologiche come la sclerosi multipla o il Parkinson, oggi trattabili in modo impensabile in passato. La scienza medica ci offre strumenti sempre più potenti: lo abbiamo visto anche con il Covid e i vaccini, che ci hanno permesso di rialzarci». Uno dei focus sarà l’oncologia? «Sì, sabato mattina, in aula magna, parleremo di tumori con i migliori specialisti. L’oncologia procede a una velocità incredibile: ciò che oggi sembra sperimentale, tra dieci anni sarà routine clinica. Per questo vogliamo non solo raccontare i progressi già in atto, ma anche dare uno sguardo al futuro. E poi c’è un tema che mi tocca molto da vicino: come tante famiglie italiane, anche la mia conosce il dramma di una malattia oncologica. La differenza rispetto a trent’anni fa è che oggi c’è sempre la speranza che si possa fare qualcosa, anche nei casi più difficili». Si parlerà anche di vaccini, spesso al centro di polemiche. «Certo. Vogliamo riportare il dibattito sui dati scientifici. I vaccini hanno allungato la vita media, salvato bambini e protetto milioni di anziani. Oggi abbiamo nuove possibilità: dal vaccino contro il virus respiratorio sinciziale per i neonati a quello contro l’herpes zoster negli over 70. Sono strumenti che permettono di vivere meglio e più a lungo, ed è importante spiegarlo con chiarezza». Il festival avrà momenti di confronto diretto con il pubblico? «Sì, abbiamo pensato a un format che chiamiamo “A voi il microfono”. In sala, giovedì, venerdì e sabato, le persone potranno rivolgere domande direttamente ai grandi specialisti presenti. Si parlerà, ad esempio, di colesterolo o di obesità, temi che generano spesso confusione. Crediamo che ascoltare le domande reali dei cittadini e offrire risposte basate sull’evidenza sia un servizio fondamentale». Tra i nodi più discussi in sanità ci sono le liste d’attesa. «Assolutamente. Non basta che la scienza metta a disposizione strumenti straordinari: serve che i cittadini possano accedervi. Ne parleremo venerdì con Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che analizzerà dati e possibili soluzioni. È un tema cruciale: altrimenti il rischio è di alimentare frustrazione e disuguaglianze». Padova e il Veneto sono considerate eccellenze sanitarie. Cosa resta da migliorare? «Il Veneto ha fatto meglio di tante altre regioni, ma c’è sempre margine di crescita. Proprio per questo avremo con noi, giovedì mattina, il presidente Luca Zaia: gli chiederemo quali passi ulteriori si possono compiere per consolidare e rafforzare un modello che già oggi è un riferimento nazionale». C’è anche un tema sociale ed etico da affrontare, giusto? «Sì, perché la scienza non basta da sola. Accanto ai progressi biomedici dobbiamo interrogarci su chi potrà beneficiarne e come. Oggi le disuguaglianze rischiano di amplificarsi: chi può permettersi esami e cure private ha un vantaggio enorme, mentre chi deve attendere mesi rischia che la malattia peggiori. È qui che entra in gioco la politic a sanitaria. Ecco perché il festival vuole anche stimolare un dibattito pubblico su come garantire i diritti fondamentali, a partire dall’accesso universale alla cura». In sintesi, cosa troveranno i visitatori al Festival di Salute? «Troveranno speranza e conoscenza. La medicina di oggi ci dimostra che non siamo mai disarmati di fronte alla malattia. È vero, la vita resta fragile, ma la scienza ci regala continuamente nuove opportunità. Il festival vuole raccontarle, renderle accessibili e comprensibili a tutti, perché la salute è un bene comune e universale». — F.CEN. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Daniela Minerva, organizzatrice del Festival di Salute a Padova «Abbiamo un format che si chiama “A voi il microfono” il pubblico potrà rivolgere domande ai grandi specialisti» «Padova e il Veneto hanno strutture e personale d’eccellenza, ma resta ancora molto che si può fare» -tit_org- «Tumori, vaccini e liste d’attesa Affronteremoltemi che cl riguardano» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501640904683.PDF §---§ title§§ Diversi ma uguali link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501641404684.PDF description§§

Estratto da pag. 22 di "MATTINO DI PADOVA" del 05 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-05T05:14:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501641404684.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501641404684.PDF', 'title': 'MATTINO DI PADOVA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501641404684.PDF tp:ocr§§ Diversi ma La medicina si adatta sempre più ai nostri corpi Se ne parla a Padova dall’8 all’11 ottobre uguali Che cosa intendiamo oggi quando parliamo di medicina e di salute? È a questa domanda, complessa e attuale, a cui il Festival di Salute proverà a dare risposta dall’8 all’11 ottobre a Padova. Quattro giornate dense di incontri, riflessioni e testimonianze che racconteranno la rivoluzione in atto: la medicina personalizzata resa possibile dalla decodifica del genoma, l’uso delle tecnologie digitali per diagnosi e terapie, l’impatto delle crisi economiche sui sistemi sanitari, fino al delicato equilibrio tra diversità individuali e uguaglianza dei diritti. Sul palco – e in streaming – si alterneranno scienziati, premi Nobel, intellettuali e artisti, offrendo prospettive diverse su una medicina che punta alle «cascate molecolari» delle malattie, ma senza smarrire il valore dei protocolli, dell’universalismo e del diritto alla cura. PADOVA CITTÀ DELLA SALUTE L’8 ottobre il Festival si aprirà con i saluti istituzionali del sindaco Sergio Giordani e di Daniela Minerva. La città viene raccontata come un ecosistema della cura, attraverso un dialogo con voci come Romolo Bugaro, Gilberto Muraro, Rosario Rizzuto, Ivo Tiberio e Roberto Tosetto, moderati da Paolo Possamai. La giornata prosegue con una riflessione su come Padova possa essere «Una città per amica», con Giuseppe Farina e Andrea Micalizzi, e si concentra poi sui più piccoli con Giuseppe Zaccaria. Spazio anche a prevenzione e alimentazione con Francesco Cera e Valerie Tikhonoff. Il pomeriggio porta in primo piano due grandi protagonisti della ricerca: Andrea Crisanti, che spiegherà perché la medicina nasce dai laboratori, e Emanuele Cozzi, che accompagnerà il pubblico nel mondo dei trapianti. La giornata si chiude in musica con il concerto per il sangue, nell’aula magna: un intreccio emozionante tra storie cliniche e note, con Giustina De Silvestro, Gino Gerosa, Alois Saller e l’orchestra Asclepio. NUOVA MEDICINA E IARMACI CHE CURANO Il 9 ottobre la mattinata si apre con il racconto del “modello Veneto” da parte del presidente Luca Zaia. Subito dopo, lo scrittore David Quammen condurrà il pubblico nel mondo di «Nostra Signora evoluzione». Un panel d’eccezione – Elena Cattaneo, Lucia Del Mastro, Alberto Mantovani, Rosario Rizzuto, moderati da Annalisa Cuzzocrea – discuterà invece del difficile rapporto tra scienza, leadership e attacchi alla medicina. Spazio anche al teatro civile con Andrea Pennacchi in «Tolleranza zero» (in difesa del vino). Il pomeriggio è dedicato all’innovazione terapeutica: si parlerà di spesa e valore dei farmaci con Robert Giovanni Nisticò, di Parkinson e rigenerazione neuronale, di nuove cure per Bpco, di tumori polmonari, prevenzione cardiovascolare e protezione dei più fragili. In serata, un appuntamento speciale al teatro Verdi: Alessandro Barbero, introdotto da Daniela Mapelli, terrà la sua lectio-spettacolo «La peste del Trecento». LA SALUTE SI COSTRUISCE La terza giornata, il 10 ottobre, intreccia medicina, stili di vita e urbanistica. Aureliano Stingi apre parlando di prevenzione, mentre Carlo Ratti porta la sua visione di città intelligenti e inclusive. Spazio poi ai diritti dei pazienti reumatologici, alle connessioni tra alcol e sesso, e alla resilienza di fronte alla sclerosi multipla. Il filosofo Umberto Galimberti rifletterà invece sul ruolo della medicina nell’età della tecnica. Nel pomeriggio, focus su innovazioni e rischi: dall’Ai applicata al cuore (Francesco Musumeci), alla vitamina D, dall’uso corretto degli antibiotici (Matteo Bassetti), ai diritti dei pazienti con Nino Cartabellotta, fino ai rischi digitali e al disagio adolescenziale, raccontato da Michela Marzano. La serata si chiude con Eros, una conversazione tra Edoardo Prati e Raffaella De Santis. TUMORI E LA SCIENZA CHE SALVA LA VITA L’ultima giornata, l’11 ottobre, guarda all’oncologia e alle sfide più avanzate della ricerca. Interverranno Piero Carninci, Stefano Piccolo, Anna Sapino. Spazio anche a prevenzione del fumo, effetti delle e -cig, invecchiamento e longevità, con il premio Nobel Venki Ramakrishnan che racconterà come «mangiare poco allunghi la vita». Il pomeriggio sarà dedicato alla scienza come bene comune, con il nobel Giorgio Parisi e Marino Zerial, e a tanti altri temi: scompenso cardiaco, Rsv nei bambini, lotta all’Aids, dislessia, diritto al lavoro e ruolo dell’impresa. Il gran finale è affidato al teatro Verdi, con Vittorio Lingiardi e Federica Fracassi nello spettacolo «Corpo, umano». DIVERSITÀ E UGUAGLIANZA: IL FILO ROSSO In tutte le giornate, un tema ritorna con forza: la tensione tra diversità e uguaglianza. Una medicina di precisione, infatti, riconosce l’unicità biologica di ciascun individuo. Ma resta imprescindibile la bussola dei diritti universali, delle prove scientifiche e dell’accesso equo alle cure. — ---End text--- Author: Flavio Centamore Heading: Highlight: Image:Qui a fianco l’aula magna di Palazzo del Bo, a destra la sala del teatro Verdi Sono due delle location del centro di Padova in cui si terranno gli incontri del Festival di Salute dall’8 all’11 ottobre -tit_org- Diversi ma uguali -sec_org- tp:writer§§ Flavio Centamore guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501641404684.PDF §---§ title§§ Una sanità sempre piu lontana dagli standard europei link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501900902083.PDF description§§

Estratto da pag. 36 di "STAMPA" del 05 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-05T02:18:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501900902083.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501900902083.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501900902083.PDF tp:ocr§§ UNA SANITÀ SEMPRE PIÙ LONTANA DAGLI STANDARD EUROPEI O gni anno a settembre va in scena il solito copione: il Ministro della Salute annuncia pressioni sul Mef per strappare qualche miliardo in più e dare ossigeno a un fondo sanitario sempre più asfittico, alimentando le speranze di tutti gli attori del pianeta sanità e dei cittadini. Ma puntualmente, le roboanti cifre annunciate vengono ridimensionate, perché la sanità pubblica continua a rimanere ai margini dell’agenda di tutti i governi. Compressa tra i vincoli di bilancio e un’inerzia politica motivata per decenni da una granitica certezza: l’Italia vanta un’aspettativa di vita tra le più alte del mondo, a fronte di una spesa pubblica “sobria”. Certezza che oggi si è sgretolata sotto il peso di dati allarmanti. Viviamo più a lungo, ma invecchiamo sempre peggio: si riducono gli anni in buona salute, soprattutto per le donne, con enorme impatto sulla spesa sanitaria e sociale, oltre che sulle famiglie. La tanto decantata “sobrietà” della nostra spesa è stata mantenuta sacrificando il personale sanitario: professionisti qualificati sempre più in fuga dal Servizio sanitario nazionale (Ssn), giovani sempre meno attratti da alcune carriere, con l’inevitabile desertificazione di alcune professioni (es. infermieri) e specialità mediche (es. emergenza-urgenza). Ma soprattutto, dati, narrative e sondaggi confermano che il fiore all’occhiello del Paese, il Ssn, sia ormai avvizzito e che oggi la vera emergenza del Paese è la tutela della salute secondo quei principi di universalità, uguaglianza ed equità che tutto il mondo ci ha sempre invidiato. È il fallimento totale del sistema di tutela della salute: l’assenza di una visione politica, oltre 15 anni di definanziamento e il mancato avvio di riforme per ammodernare il Ssn stanno trasformando un diritto universale in un privilegio per pochi. Eppure, sul delicato equilibrio tra diritti da garantire e risorse da allocare, anche la Corte Costituzionale ha cambiato radicalmente posizione: dal principio di “diritto finanziariamente condizionato” a quello di “spesa costituzionalmente necessaria”. Che impone allo Stato il dovere di garantire il finanziamento dei livelli essenziali di assistenza per l’effettivo esercizio del diritto alla tutela della salute. Ma qual è oggi il quadro reale del finanziamento pubblico del Ssn e della spesa sanitaria? Quali sono i dati e dove inizia la propaganda? Quali sono i rischi per le Regioni e per i cittadini? • Dal 2022 al 2025 il fondo sanitario sale di 11,1 miliardi di euro: da 125,4 a 136,5 miliardi. Ma la quota di Pil destinata alla sanità scende dal 6,3% del 2022 al 6,1% del 2024-2025. Senza questo “taglio”, oggi il fondo sanitario potrebbe contare su 13,3 miliardi in più. • Nel 2024 la spesa sanitaria pubblica è stata il 6,3% del Pil: sotto le medie Ocse (7,1%) e Ue (6,9%). Per spesa pro-capite l’Italia è 14a su 27 Paesi europei, con un divario di 43 miliardi rispetto alla media Ue. Nel G7 siamo ultimi, distanti anni luce da Germania e Francia. • Il Documento di Finanza Pubblica 2025 ha “cristallizzato” la previsione di spesa sanitaria al 6,4% del Pil fino al 2028. Ma la Legge di Bilancio 2025 ha assegnato il 6,1% del Pil nel 2025-2026, il 5,9% nel 2027 e il 5,8% nel 2028. Tradotto: oggi mancano 9,1 miliardi di euro nel 2026, 10,2 nel 2027 e 13,3 nel 2028. Poiché le Regioni non avranno le risorse per coprire questi “buchi”, saranno costrette a due scelte impopolari: aumentare le tasse o tagliare i servizi. In entrambi i casi, a pagare il conto saranno i cittadini. Ma dietro questi freddi numeri ci sono sofferenze, disagi e attese interminabili. Quasi 60 milioni di persone devono fare i conti con liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più profonde. E con la necessità di pagare di tasca propria visite e esami o a dover rinunciare del tutto: nel 2024 lo hanno fatto 5,8 milioni di persone. Ecco perché con l’imminente avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2026 il dibattito sul (de)finanziamento della sanità non deve limitarsi al teatrino pre-Manovra, né allo scontro politico tra maggioranza e opposizione. Ma richiede un patto tra tutte le forze politiche che prescinda dagli avvicendamenti di governo: un impegno non negoziabile per rifinanziare progressivamente il fondo sanitario e avviare contestualmente riforme strutturali, anche se impopolari. Con l’obiettivo di restituire forza e dignità al Ssn e garantire un diritto costituzionale a tutte le persone, a prescindere dalla loro capacità di spesa e dal Cap di residenza. Perché è vero che la crisi della sanità pubblica non è solo un problema di risorse; ma è altrettanto vero che senza risorse – da destinare anzitutto a rimotivare i professionisti sanitari – l’inalienabile diritto alla tutela della salute diventerà un miraggio sempre più lontano, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione. Proprio quegli indigenti a cui la Repubblica deve garantire cure gratuite. — *Presidente Fondazione Gimbe ---End text--- Author: NINO CARTABELLOTTA Heading: Highlight: Image: -tit_org- Una sanità sempre piu lontana dagli standard europei -sec_org- tp:writer§§ NINO CARTABELLOTTA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501900902083.PDF §---§ title§§ Norme italiane sull'obesità tra speranze e sostenibilità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501958303629.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "AVVENIRE" del 05 Oct 2025

Italia prima al mondo ad avere una legge su questo tema. Ma non basta

pubDate§§ 2025-10-05T03:40:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501958303629.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501958303629.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501958303629.PDF tp:ocr§§ Norme italiane sull’obesità tra speranze e sostenibilità Italia prima al mondo ad avere una legge su questo tema. Ma non basta U na notizia che non è passata certo inosservata quella piombata sulla giornata inaugurale del congresso della Società Italiana dell’Obesità. L’obesità è malattia per legge. E l’Italia è il primo Paese al mondo ad essersi dotato di una legge per la prevenzione e la cura dell’obesità, che prevede un programma nazionale con queste finalità, un piano di formazione per i medici e i pediatri e l’istituzione, presso il Ministero della Salute, dell’Osservatorio per lo studio dell’obesità. Questo apre la strada ad un miglior accesso alle cure. Che ci sono, sono validissime, ma sono attualmente a carico del cittadino. «L’obesità è un’emergenza globale, che interessa molto anche il nostro Paese. Averla riconosciuta oggi come una vera e propria malattia testimonia la volontà piena di affrontarla come una priorità nazionale - questo a caldo il commento dell’On. Pella, Capogruppo in Commissione Bilancio per Forza Italia e primo firmatario della legge. Da oggi l’Italia è il primo Paese al mondo ad avere una legge simile, e l’auspicio è che possa farsene anche portavoce a livello europeo: la legge sarà fondamentale per avviare iniziative di prevenzione e di sensibilizzazione, legandole magari ad eventi sportivi e a campagne di informazione per ridurre lo stigma e gli episodi di bullismo legati a questa malattia». Tra i principali stakeholder interessati dalle ricadute di questa legge, ci sono le industrie del farmaco, protagoniste della rivoluzione della cura, dopo anni di ricerche. «Quella di ieri è stata una giornata molto importante per le persone che vivono con l’obesità e l’Italia dimostra ancora una volta di essere un leader a livello mondiale grazie a questa legge storica, che riconosce l’obesità come una malattia - commenta Elias Khalil, Presidente e Amministratore Delegato Lilly Italy Hub. Ma è solo un primo step. Da oggi si può cominciare a lavorare sui Livelli Essenziali di Assistenza insieme a tutti gli stakeholder, dalla Società Italiana dell’Obesità e alle associazioni pazienti, al Governo, all’Aifa. Dobbiamo trovare il modo di rendere disponibile l’innovazione farmaceutica ai pazienti che ne hanno bisogno per trattare la loro malattia. Dobbiamo trovare il modo di renderla sostenibile per il sistema. E noi siamo pronti». M. R. M. ---End text--- Author: m.r.m. Heading: Highlight: Image:Elias Khalil, Presidente e Amministratore Delegato Lilly Italy Hub -tit_org- Norme italiane sull’obesità tra speranze e sostenibilità -sec_org- tp:writer§§ M.R.M. guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501958303629.PDF §---§ title§§ Un paradosso che esiste e resiste link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501957003632.PDF description§§

Estratto da pag. 1 di "CORRIERE SALUTE" del 05 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-05T03:40:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501957003632.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501957003632.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501957003632.PDF tp:ocr§§ ? L’editoriale Un paradosso che esiste e resiste A proposito della salute dei reni, di cui si parla diffusamente nelle prossime pagine, esiste e persiste da sempre un paradosso. L’insufficienza renale cronica è una malattia che esige uno dei prezzi più alti da pagare sia a livello individuale sia collettivo (basti pensare all’impatto della dialisi in termini di qualità della vita e di costi per il Servizio sanitario nazionale), eppure è anche una di quelle che costerebbe meno in termini di prevenzione sia in chiave personale sia «di sistema». Se infatti, esistono condizioni che la determinano su cui si può fare ancora relativamente poco, ne esistono altre, e sono la maggioranza, sulle quali si può fare molto o moltissimo, con poco o pochissimo. A cominciare dall’aderenza alle terapie per tenere sotto controllo la pressione arteriosa alta, oppure per il diabete di tipo 2, solo per citare due fattori di rischio molto diffusi, che impattano significativamente sulla salute renale. Un altro aspetto che deve essere considerato è, poi, quello dei controlli utili a monitorare la funzionalità di questi organi, in modo da consentire di mettere in atto tempestivamente le strategie per scongiurare, o almeno ritardare molto o moltissimo, l’evoluzione della malattia. Per sapere se i reni stanno bene bastano un esame del sangue che misuri la creatinina e uno delle urine, ed entrambi hanno un costo risibile rispetto ad indagini necessarie in altre circostanze. Fra l’altro oggi eseguire questi controlli conta ancora di più rispetto al passato grazie alle innovazioni terapeutiche che sono già a disposizione e a quelle in arrivo. A questo scopo risultati significativi sono già stati ottenuti grazie all’elaborazione di un Ppdta (Percorso Preventivo Diagnostico Terapeutico Assistenziale) da parte della Società Italiana di Nefrologia con il Ministero della Salute. Un passo avanti molto importante, ad alto impatto in termini di costo/beneficio, sarebbe ora la trasformazione «in realtà» della proposta di legge per l’introduzione dello screening precoce della malattia renale cronica negli ambulatori di medicina generale. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Luigi Ripamonti Heading: Highlight: Image: -tit_org- Un paradosso che esiste e resiste -sec_org- tp:writer§§ Luigi Ripamonti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501957003632.PDF §---§ title§§ Intervista a Simone Amoroso - Amoroso "Sul fine vita il Parlamento segua le coordinate della Corte" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501957103633.PDF description§§

Estratto da pag. 25 di "REPUBBLICA" del 05 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-05T03:41:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501957103633.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501957103633.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501957103633.PDF tp:ocr§§ Amoroso “Sul fine vita il Parlamento segua le coordinate della Corte” l’intervista di CONCHITA SANNINO ROMA l fine vita? Ci vuole equilibrio e pazienza, c’è bisogno di molto impegno e di dedizione. Ma dopo le coordinate che questa Corte ha offerto con le note sentenze, è compito del Parlamento, che ha l’ampia discrezionalità di porre una disciplina a regime. Ovviamente nel rispetto della Costituzione». Giovanni Amoroso, classe ‘49, già giudice di Cassazione e direttore del Massimario, da gennaio presiede la Corte Costituzionale. Fuori, spira l’onda dei conflitti, quando non di dichiarata ostilità, contro le toghe. Lui, toni bassi, l’autorevolezza del professore, rifugge da ogni polemica, ma non rinuncia a spiegare, ricordare. Alle sue spalle, in ufficio, sembra un rifugio quel verde che troneggia nella natura di “Maggio”, lo splendido trittico a olio di Balla. Presidente Amoroso, c’è sempre una storia di sofferenza, oggi è quella di Ada, a scuotere il torpore della politica. Perché manca ancora una legge sul suicidio assistito? «Com’è noto, la Corte aveva già differito la sua iniziale decisione proprio per deferenza verso il legislatore. Poi è intervenuta con quattro sentenze: e ha tracciato le coordinate per una disciplina di non punibilità per chi agevola il suicidio medicalmente assistito. Ora tocca davvero al legislatore». Che arranca. Per di più, dalla proposta di legge, il centrodestra ora esclude il Servizio Sanitario nazionale. Non si rischia la “privatizzazione” del fine vita? «Non è facile trovare un condiviso punto di equilibrio. In Austria, dopo la sentenza della Corte costituzionale, il Parlamento nel 2021 ha approvato la legge in tempi relativamente rapidi. Nel Regno Unito, il Progetto di legge sugli adulti malati terminali (End of Life) del 2024 è all’esame del Parlamento. Quando c’è bisogno di scelte e non di selfie, il Palazzo rinvia, ha paura? Voi l’avete già bacchettato. «Dobbiamo dire che il nostro bicameralismo perfetto aiuta a migliorare la qualità dei testi legislativi, ma ne allunga i tempi di approvazione. Ricordiamoci però che i Costituenti impiegarono I “soltanto” un anno e mezzo per redigere ex novo la Costituzione, che, pur con qualche modifica, regge egregiamente da quasi 80 anni». Meloni, all’Onu, ha parlato di ‘convenzioni non piú attuali’ e di un diritto ‘calpestato’ da ‘magistrature politicizzate’. Cosa ne pensa? «La Corte si tiene sempre fuori dal dibattito politico e credo che anche per questo goda di una fiducia bipartisan. Quanto al tema dell’immigrazione e del diritto d’asilo, oggetto di norme nazionali ed europee, sulle quali c’è stata una recente e nota decisione della Corte di giustizia, la questione potrebbe venire all’esame anche della nostra Corte: quindi devo astenermi da considerazioni di merito». Il tema però è sul tavolo: non lo avete studiato, giorni fa, con la Corte di giustizia dell’Ue? «Certo, perché quello della protezione internazionale è più che mai tema delicato e complesso…» Su cui la sentenza della Corte Ue, del primo agosto, ha appunto suscitato altre polemiche. Perché? «La decisione enuncia un principio molto netto: afferma che uno Stato membro può procedere alla designazione di Paesi di origine sicuri con un atto legislativo, a condizione però che la designazione possa essere oggetto del controllo dei giudici, sul rispetto delle condizioni sostanziali di quella qualificazione». Non la colpisce il grado di animosità nei rapporti tra la destra e le toghe? C’è chi ha attaccato anche la Corte, dopo la sentenza sul figlio di due madri. «Ho già avuto modo di dire che nessuna sentenza può ritenersi immune da critiche, anche aspre. Ma non parlerei di attacchi alla Consulta: per la tenuta del sistema democratico si deve poter fare affidamento su una Corte che ha sì una composizione mista, ma decide collegialmente. Una Corte collocata al vertice dell’ordinamento sia per svolgere il controllo di costituzionalità sulle leggi, sia per essere giudice dei possibili conflitti tra poteri dello Stato». È quasi varata la riforma della giustizia: lei vo ta al referendum? «Sì, certo: credo che, per quello confermativo, sia un dovere civico, tanto più che non c’è il quorum di validità. Che è previsto invece per il referendum abrogativo, verso il quale l’elettore può scegliere legittimamente di non andare a votare, se ritiene che quel tema vada discusso in Parlamento». Per il centrodestra, il ddl sulla separazione tra pm e giudici serve a sanare lungaggini e mali della giustizia. È d’accordo? «In realtà la riforma ha poco a che fare con i tempi della giustizia. Sono altre le misure rilevanti, come quelle processuali introdotte di recente, per effetto delle quali, ad esempio, si è ridotta la durata dei giudizi in Cassazione. La riforma mira a ridimensionare l’incidenza delle correnti della magistratura associata. Ma ciò dipenderà poi dalla a legge di attuazione». Non c’è il rischio che la battaglia tra il Sì e il No lasci macerie? «Guardi, anche il referendum tra monarchia e repubblica fu molto divisivo, e poco dopo l’Assemblea costituente aprì i lavori, in un clima di sostanziale unitarietà. Oggi, in una prospettiva ben minore, il referendum deve esser visto come espressione fondamentale di partecipazione del popolo alla formazione dell’ordinamento giuridico». Autonomia differenziata: Calderoli promette “per dicembre le intese su materie No-lep”. Ma se la Corte ha messo “tanti paletti”, come si chiude tutto in tre mesi? «Occorre sempre rifarsi alla sentenza 192 del 2024. Se lo Stato intende accogliere una richiesta relativa a una funzione di materia “no-Lep”, ma che incida su un diritto civile o sociale, occorrerà comunque prima la fissazione del Lep: cioè la misurazione dellivello essenziale delle prestazioni e del costo standard». Si attende la sentenza sul caso Todde. La comunicazione è stata rinviata perché ‘sensibile’, per non turbare il clima delle regionali? «No. In generale, è più giusto informare sull’esito, quando c’è la motivazione. Ciò perché il comunicato, steso in una forma più comprensibile, deve potersi appoggiare sulle argomentazioni della Corte che siano già conoscibili. E noi dobbiamo sempre parlare il linguaggio del diritto». ---End text--- Author: CONCHITA SANNINO Heading: Highlight: I Costituenti impiegarono solo un anno e mezzo per redigere ex novo la Costituzione Con quattro sentenze tracciate le linee per la disciplina di non punibilità per chi agevola il suicidio assistito Image:Simone Amoroso, presidente della Corte Costituzionale T T Una manifestazione sul fine vita -tit_org- Intervista a Simone Amoroso - Amoroso “Sul fine vita il Parlamento segua le coordinate della Corte” -sec_org- tp:writer§§ Conchita Sannino guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501957103633.PDF §---§ title§§ Contro i tumori femminili la ricerca fa grandi passi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501957503637.PDF description§§

Estratto da pag. 30 di "REPUBBLICA" del 05 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-05T03:41:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501957503637.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501957503637.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501957503637.PDF tp:ocr§§ Contro i tumori femminili la ã³ñåãñà randi passi II 19 ottobre torna a Milano la PittaRosso Pink Parade, camminata benefica a sostegno degli studi scientifici, in collaborazione con la Fondazione Veronesi. E dal 17 visite e consulti gratuiti per la prevenzione con medici, ricercatori e nutrizionisti O'/IRMA D'ARIA 1 momento in cui una donf na riceve una diagnosi di c tumore al seno è un tè che cambia tutto: il tem pò sembra fermarsi, pensieri si affollano e la domanda che prevale è sempre la stessa, "cosa mi succederà adesso?". Dietro questa domanda c'è il bisogno di sicurezza, di cure efficaci ma anche tollerabili, di terapie capaci di rispettare la persona oltre che la malattia. La ricerca oggi si muove prò prio in questa direzione: curare di più e meglio, ma soprattutto evitare trattamenti inutili, ri ducendo il peso che accompagna la vita delle pazienti. Per sostenerla, e aumentare la consapevolezza sul l'importanza delle prevenzione dei tumori femminili, toma la PittaRosso Pink Parade, nata dalla collaborazione tra PittaRosso e Fondazione Veronesi, il prossimo 19 ottobre 2025 a Milano, ma anche in tutta Italia in modalità dif fusa. Ogni anno nel nostro Paese vengono diagnosticati circa 55.900 nuovi casi di tumore al seno, il più frequente tra le donne di ogni età. In 30 anni il tasso di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è passato da 83% a 88% grazie alla ricerca scientifica come quella che da ol tré vent'anni sostiene Fondazione Umberto Veronesi finanziando più di 650 ricercatori e oltre 30 progetti pluriennali su tumore al seno, all'utero e all'ovaio, con l'obiettivo di scoprire nuove strategie e migliorare i percorsi di cura. «Il nostro impegno», spiega Paolo Veronesi, presidente di Fonda zione Umberto Veronesi Ets e direttore del Programma di Señólo già dell'Istituto Europeo di Onco logia di Milano, «va nella stessa direzione intrapresa oltre 50 anni fa da mio padre: migliorare non solo i tassi di guarigione, ma an che la qualità di vita delle pazien ti. Puntiamo su terapìe sempre più mirate e personalizzate, con meno effetti collaterali per chi si ammala». Oggi, grazie ai test genomici, dopo un intervento chirurgico è possibile capire chi può realmente beneficiare della chemioterapia e chi, invece, può evitarla. «L'obiettivo», prosegue Veronesi, «è alleggerire il carico terapeuti co: troppe donne sono medi cáliz zate in maniera pesante e vogliamo ridurre i trattamenti per chi non ne ha davvero bisogno». È quello che si sta cercando di fare attraverso la nuova piattafor ma di ricerca finanziata da Fondazione Umberto Veronesi, che coinvolge cinque istituti di riferimento a livello nazionale - l'Istituto Europeo di Oncologia, l'Irecs Humanitas Research Hospital, l'Irecs Ospedale San Raffaele, l'Istituto Nazionale dei Tumori e l'Assi Papa Giovanni XXIII - e che ruota intorno a uno studio clínico innovativo denominato Violet (acronimo di Valid ation of Individualized Oncotype DX in Early Breast Cancer Treatment). «Si tratta di un progetto che punta a cambiare l'approccio al carcinoma mammario operabile onnono-positivo e Her2-negativo, il sottotipo più diffuso, validando l'uso di un test genomico non più soltanto dopo l'intervento, come accade oggi, ma già nella fase pre-operatoria», prosegue Veronesi. L'obiettivo è semplice e rivoluzionario al tempo stesso: personalizzare il trattamento prima della chirurgia per scegliere in modo più preciso le terapie, ridurre il ricorso alla chemioterapia quando non necessaria e favorire un numero maggiore di interventi conservativi sulla mammella e sul cavo ascellare. Un progetto che consente di coniugare oncologia di precisione e de-escalation terapeutica, cioè trattamenti più mirati e meno invasivi che migliorano la qualità della vita riducendo il rischio di sovra-trattamenti. «Lo studio Violet», spiega Valentina Gambino, coordinatrice delle piattaforme di ricerca e cura di Fondazione L'obiettivo è alleggerire il carico terapeutico, ridurre i trattamenti per chi non ne ha davvero bisogno lit/ Ogni anno in Italia sono diagnosti cati circa 55.900 nuovi casi di tumore al seno, il più frequente tra le donne di ogni età Le visite gratuite acuradiCdieAuxologico Dal 17 al 20 ottobre l'ambulatorio mobile del Centro Diagnostico Italiano offrire vi5ite senologiche gratuite; venerdì 17 in Largo La Foppa e dal 18 al 20 in Piazza Sempione, sede del villaggio della PittaRosso Pink Parade nel weekend. Le visite, prenotabiii al numero 02 48317300 (dal lunedì al venerdì ore 9-17), saranno effettuate dagli specialisti del Cdi, Domenica 19 ottobre si aggiungono anche gli appuntamenti gratuiti organizzati dall'AuxologicoIrccs, i cui medici-ricercatorì e nutrizionisti sarannodisponibili per test e incontri con il pubblico, Per informarsi sulla prevenzione, sul sito di Fondazione Veronesi sono inoltre disponibili manuali e quaderni scaricabili e consumabili gratuitamente, dedicati ad alimentazione, attività fìsica, ps ¡concologia per il benessere del corpo e defla mente. Umberto Veronesi Ets, «prevede l'utilizzo di un test genomico che sulla base dell'espressione di 21 geni tumorali fornisce un punteggio compreso tra O e 100, corrispondente al rischio di recidiva. Questo test consente di omettere la chemioterapia nelle pazienti a basso rischio di recidiva, con tumori meno aggressivi che non beneficiano della chemioterapia ma della sola terapia endocrina». Lo studio Violet vuole andare oltre ed esplorare il ruolo di questo test anche prima dell'intervento chirurgico: «Vogliamo verificare se nelle pazienti con una malattia estesa per le quali è indicata una chemioterapia preoperatoria si possa ridurre il carico di malattia in vista dell'intervento non con la chemioterapia ma con una terapia ormonale preoperatoria, associata a un farmaco innovativo in grado di bloccare le proteine responsabili della proliferazione delle cellule tumorali». Attualmente sono in fase di definizione gli ultimi aspetti regolatori dello studio e si prevede di avviare l'arruolamento delle pazienti a inizio 2026. «Violet è uno studio di fase 2 con durata triennale che prevede l'arruolamento di 150 pazienti con tumore mammario in fase precoce nei diversi centri ospedalieri coinvolti», precisa Gambino. Sempre con l'obiettivo di ridurre il carico di malattia. Fondazione Veronesi Ets sostiene un progetto sulla crioablazione: «Si tratta di una tecnica che usa temperature molto basse per distruggere L'evento le cellule malate», spiega Paolo Veronesi, «numerose ricerche hanno mostrato che la crioablazione è efficace anche perii tumore al seno, ma mancavano finora dati sui suoi benefici a lungo termine e sulla qualità di vita». Fondazione Veronesi sta lavorando anche a un progetto di ricerca sulle forme tumorali più gravi, con metastasi che si sviluppano quando alcune cellule del tumore primario, dette cellule tumorali circolanti (Ctc), si staccano, entrano nel sangue e "viaggiano" nell'organismo. «Le Ctc riescono a sopravvivere nel circolo sanguigno, raggiungono altri organi, si insediano e iniziano acrescere, dando origine a nuove lesioni tumorali», spiega Veronesi, «Studiare queste cellule è fondamentale perché rappresentano sia la chiave della diffusione del tumore, sia un possibile bersaglio per diagnosi e cure innovative. Il problema è che non conosciamo ancora bene le caratteristiche genetiche di queste cellule ne i meccanismi che le rendono così resistenti. Un nuovo progetto di ricerca che stiamo sostenendo si propone di individuare i geni chiave che permettono alle Ctc di sopravvivere e di dare origine a metastasi». Per farlo, gli studiosi useranno un modello animale di tumore al seno triplo negativo, la forma più aggressiva e diffìcile da trattare. Per aprire la strada a nuovi strumenti diagnostici, per prevedere il rischio di recidiva, e a terapie mirate, capaci di bloccare la malattia sul nascere. Gli esami da fare per fasce d'età Oai 25 ai 29 anni • visita senologica ed ecografia mammaria se c'è rischio familiare o seno denso Dal 30 al 44 anni • autooalpazione mensile visita ginecologica annuale •ecografia mammaria su indicazione del medico visita senolo gica in base al rischio individuale Dai45ai49anni • mammografia ogni i-2 anni visita senologica periódica Dal 50 al 69 anni • mammografia ogni 2 anni (screening gratuito del servizio sanitario nazionale) • visita senologica di controllo Dai 70 anni in su • mammografia ogni3 anniseindicatoda medico • esami personalizzati in base aito stato di salute e al rischio Torna la dodicesima edizione della PittaRosso Pink Parade, cammina· di 5 km a sostegno della ricerca scientifica di Fondazione Veronesi sui tumori tipicamente femminili, ossia seno, utero e ovaio. Si tiene domenica 19 ottobre a Milano,con partenza fissata alle IO da viale M< È possibile però partecipare anche in tutta Italia, in modalità diffusa. Iscrizioni sul sito www.pittarossopinkparade.it. -tit_org- Contro i tumori femminili la ricerca fa grandi passi -sec_org- tp:writer§§ IRMA D'ARIA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501957503637.PDF §---§ title§§ Se si ammala chi ci cura link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501956803634.PDF description§§

Estratto da pag. 18 di "STAMPA" del 05 Oct 2025

pubDate§§ 2025-10-05T03:41:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501956803634.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501956803634.PDF', 'title': 'STAMPA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501956803634.PDF tp:ocr§§ Se si ammala chi ci cura Quattro caregiver su dieci sviluppano disturbi cronici Le più colpite sono le donne mentre il 17% perde il lavoro “Servono indennità e servizi altrimenti il welfare collassa” L’INCHIESTA PAOLO RUSSO U na Finanziaria da lacrime e sangue. Perché servirebbero almeno 50 miliardi se all’improvviso andasse in frantumi quel pilastro di vetro, che nessuno vede, ma che con 7 milioni di caregiver familiari e 1,5 milioni di badanti sorregge il nostro welfare: secondo recenti calcoli del ministero dell’Economia, un loro passo indietro costerebbe 17 miliardi per l’assistenza ad anziani e fragili in Rsa. Ed è quello che sta avvenendo secondo un studio dell’Iss, che rileva come quasi la metà dei caregiver si ammali di una malattia cronica per lo stress psico-fisico di doversi ogni giorno far carico di una popolazione dove oramai gli Over 80 sono 4,5 milioni (il doppio di 30 anni fa) e persino gli ultracentenari sfiorano quota 22 mila. Così il 17% di chi li assiste perde il lavoro e quasi la metà ha sempre più difficoltà a incastrare gli orari lavorativi con quelli dell’assistenza. Un problema che angoscia il 46% di chi assiste i propri cari. Non sorprende allora che uno su cinque riferisca di aver visto la propria relazione di coppia incrinarsi sotto il peso dell’assistenza continua, con separazioni e divorzi in aumento tra chi si occupa da anni di un familiare fragile. L’ultima survey dell’Istituto Superiore di Sanità lo fotografa con crudezza: il 41% dei caregiver sviluppa una malattia cronica che prima non aveva. Ansia, depressione, disturbi muscolo-scheletrici e cardiaci sono le nuove compagne di vita. Due su tre dichiarano di convivere con più di una patologia. Il peso ricade soprattutto sulle donne giovani, spesso schiacciate tra lavoro, figli e anziani non autosufficienti. In molti casi, a saltare è la possibilità stessa di curarsi: visite e ricoveri vengono rimandati per dare priorità al familiare malato. «Le disuguaglianze di genere finiscono per generare nuove disuguaglianze di salute», spiega Elena Ortona, direttrice del Centro di riferimento per la medicina di genere dell’Iss. Una indagine di Cittadinanzattiva conferma le sue parole. Se parliamo di salute fisica l’80% di chi accudisce un familiare ne risente negativamente. Percentuale che sale all’85% quando si parla di benessere psicologico. E per il 69% dei caregiver l’attività di sostegno finisce per impattare in modo «significativamente negativo» sulla vita familiare. In particolare nelle relazioni con coniuge e figli. Non a caso tra i servizi auspicati ma non fruiti, quello maggiormente indicato dai caregiver è il supporto psicologico ed emotivo per contrastare o prevenire depressione e burnout, la condizione di stress che accompagna le esistenze di molti di loro. Anche se maggiori oneri ricadono sulle donne tra i 45 e i 55 anni, che spesso svolgono anche un lavoro fuori casa ma che nella maggior parte dei casi hanno dovuto dire addio alla propria attività per dedicarsi a tempo pieno alla cura di chi in famiglia non è più autonomo. Con una media di 7 ore al giorno di assistenza diretta e 11 di «sorveglianza», documenta un’indagine dell’Istat. Se la dimensione sociale del problema è evidente, quella demografica lo è ancora di più. L’Italia è infatti il secondo Paese più vecchio al mondo dopo il Giappone e se oggi un figlio adulto si fa carico dei genitori anziani, domani per molti non sarà più così, visto che il 30,9% dei nuclei familiari è composto da coppie senza figli e il 37,4% sono single. A differenza di Germania o Francia, dove esistono indennità e servizi strutturati per chi si prende cura dei familiari fragili, in Italia il sostegno pubblico resta una giungla di bonus temporanei e assegni di accompagnamento che raramente coprono i costi reali. Insomma, lo Stato latita. Ne è la riprova il fatto che da noi l’assistenza domiciliare integrata viene erogata a più del 6% degli over 65, ma in media per non più di 18 ore l’anno. Quando gli standard internazionali dicono che le ore necessarie sarebbero 20. Così il peso ri cade sui familiari, che ne scontano il prezzo in termini di salute ma anche economici. Soprattutto le donne, che secondo i dati Inps rielaborati dal Cnel nel 58,4% dei casi sono costrette a ricorrere ai congedi straordinari, mentre secondo l’Istat il 45% abbandona del tutto il lavoro. Non a caso tra chi ha in carico un non autosufficiente il 53,5% dichiara un Isee inferiore a 9 mila euro. Eppure è questo esercito invisibile che si ammala e impoverisce a tenere ancora in piedi un Paese longevo ma fragile. Senza rinforzi però anche l’esercito più volenteroso è destinato a crollare. — 45% La quota di donne costrette a lasciare il lavoro per poter assistere un familiare non autonomo ---End text--- Author: PAOLO RUSSO Heading: Highlight: L’Italia è il secondo Paese più vecchio al mondo dopo il Giappone L’assistenza integrata è erogata al 6% degli over 65, ma soltanto per 18 ore all’anno 8,5 I milioni di caregiver e badanti Senza di loro lo Stato dovrebbe spendere almeno 17 miliardi Image:Nella maggior parte dei casi l’assistenza ai familiari è a carico delle donne -tit_org- Se si ammala chi ci cura -sec_org- tp:writer§§ paolo russo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/05/2025100501956803634.PDF §---§