title§§ "Università aperta" Studenti a tu per tu con 23 aziende
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Estratto da pag. 15 di "GAZZETTA DI MANTOVA" del 04 Oct 2025
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tp:ocr§§ La presentazione Incontro ieri all’università FOTO DIGANGI “Università aperta” Studenti a tu per tu con 23 aziende Per 2 giorni porte aperte alla città e ai ragazzi degli istituti superiori In programma incontri anche con scienziati • Venerdì 10 e sabato 11 ottobre alla Fondazione Univermantova, in via Scarsellini 2, avranno luogo gli eventi “Il tempo del lavoro” e “La cultura della cura”, aperti a tutti e dedicati in modo particolare agli studenti delle superiori e dell’università. Nella giornata di venerdì, dalle 14.30 alle 18, i ragazzi avranno modo di incontrare 23 aziende mantovane e parlare di Linkedin insieme a Giovanni Giamboni, Hr della agenzia Copiaincolla. Il pomeriggio sarà inoltre animato da: momenti di confronto sul tema del recruiting, una mostra sulle filiere produttive dell’economia circolare e la possibilità di condividere esperienze di studio, di lavoro e di socialità con la community Mantova Student Network. Dalle 18 alle 19 ci sarà anche il convegno “Spazio: ieri, oggi, domani...”, che avrà come ospite Amalia Ercoli Finzi, scienziata aerospaziale e professoressa del Politecnico di Milano. «L’obiettivo - ha spiegato ieri l’assessora Adriana Nepote durante la presentazione degli incontri - è quello di raggruppare studenti delle superiori, universitari e cittadinanza intera, e introdurli al percorso lavorativo, coinvolgendo le diverse aziende presenti sul nostro territorio. Vogliamo mettere in contatto i ragazzi con la realtà produttiva della nostra città in modo che possano comprendere meglio cosa vogliono fare una volta concluso il percorso scolastico e universitario». Durante l’evento di sabato 11, intitolato “La cultura della cura” ci saranno una conferenza e una tavola rotonda insieme a Nino Cartabellotta, presidente fondazione Gimbe e specialista in gastroenterologia e medicina interna, e il professor Francesco Castelli, rettore dell’università degli studi di Brescia. «L’ottica è quella di portare il contributo accademico alla discussione sul tema della cura», ha affermato ieri la professoressa Magali Zuanon. A presentare l’incontro erano presenti Luisa Lavagnini, coordinatrice generale nuove iniziative di Univermantova, e la professoressa Donatella Placidi. Caterina Pavani ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:La presentazione Incontro ieri all’università FOTO DIGANGI -tit_org- “Università aperta” Studenti a tu per tu con 23 aziende -sec_org-
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title§§ Regioni, il "grande equivoco" «Troppi poteri, ordine sparso»
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Estratto da pag. 8 di "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA BARI" del 04 Oct 2025
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tp:ocr§§ pena sanitar Regioni, il “grande equivoco” «Troppi poteri, ordine sparso» Enrico CONTE L e ormai prossime elezioni regionali arriveranno a quasi 60 anni dall’istituzione delle Regioni ordinarie. Quelle delle origini doppiarono la Cassa per Mezzogiorno, che aveva dato buona prova nel sostenere l’infrastrutturazione del Sud: tecnostrutture di livello avevano fatto la differenza con personale altamente qualificato e con una visione del Paese. Poi arrivarono le istituzioni politiche regionali che, in particolare nei territori con debole storia amministrativa, non riuscirono a sottrarsi alla tentazione di scambiare denaro pubblico con voti e clientele. Fu intercettato quel punto critico della società meridionale che faceva fatica a riconoscersi nello Stato che, proprio allora, dando attuazione al disegno costituzionale del ’48, prevedeva un ampio decentramento e l’attribuzione di poteri legislativi e risorse, dal centro alla periferia. Nella stagione in corso il dibattito politico è stato centrato sulla scelta dei candidati presidenti, mentre restano sullo sfondo le cose da fare: tra le tante, dare attuazione al sistema sanitario previsto dal Pnrr (le Case e gli Ospedali di comunità, la medicina del territorio), completare il ciclo dei rifiuti, rendere operativo il piano delle coste e delle erosioni, ricostruire il paesaggio e l’economia agricola brutalizzate dalla Xylella, aggiornare la legge urbanistica e, ancora, investire sulla formazione professionale degli operatori dei servizi, a partire da quelli sanitari, e sull’educazione civica e ambientale, sostenere le università e la loro terza missione, elaborare un piano che possa conciliare la reindustrializzazione con l’economia del turismo. Gianfranco Viesti, ordinario di Economia applicata dell’Università di Bari, e Vincenzo Tondi della Mura, ordinario di Diritto costituzionale di Unisalento: da dove partire? Viesti: «Tutto è importante, la qualità di un governo si misura da come riesce a declinare i suoi compiti, ma certo la sanità riveste un ruolo centrale, migliorare il sistema sanitario regionale è il compito più importante». Tondi della Mura: «Sul tema della scelta dei candidati presidente sembra essersi perso il senso dell’originaria istituzione. Le Regioni, prima generalmente allineate rispetto alle politiche nazionali con riguardo all’interesse nazionale - scomparso dal testo costituzionale del 2001 ma che doveva diventare “bene comune della nazione” - procedono da tempo in ordine sparso. Con un sistema che si è sclerotizzato: le Regioni si pongono infatti in maniera avversativa, con l’aggiunta che la Corte Costituzionale (n.64/2025), con riguardo al terzo mandato, avverte che occorre evitare la captatio benevolentiae. Quanto alle cose da fare, direi preliminarmente che, constatato il caparbio rifiuto della realtà da parte del legislatore regionale, occorrerebbe innanzitutto colmare questo scollamento e basare sulla stessa ogni azione regolatrice e programmatica». La finanza regionale è per lo più di natura derivata. A 25 anni dalla riforma del Titolo V della Costituzione, resta incompiuta l’attuazione del federalismo fiscale, ex articolo 119 della Costituzione. Terna rilanciato dalla Corte costituzionale (n.192/2024) che ha dichiarato parzialmente incostituzionale la legge Calderoli sull’Autonomia differenziata. Non sarà che un sistema che non lega la tassazione a chi viene eletto (come per lo Stato e i Comuni) agevoli una certa irresponsabilità degli amministratori, con le Regioni che pesano il 30% della spesa pubblica? Viesti: «I nuovi meccanismi di finanza regionale sono totalmente inattuati. Sono rimasti a prima del 2001, senza passi in avanti. Sono stati dati molti poteri, ma senza potestà fiscale, peraltro i meccanismi di distribuzione delle risorse dovrebbero essere superati, sono penalizzanti in particolare per la Puglia, e per il sistema dei trasporti». Tondi della Mura: «Direi di sì. La Corte costituzionale (n.192/2024) ha ribadito la continuità che deve esserci tra federalismo fiscale e Lep e che è improcrastinabile l’attuazione de
l fondo perequativo, attuando un modello cooperativo. La legge Calderoli è stata infatti sostanzialmente demolita». L’Italia, lo ha ricordato recentemente Isaia Sales, non aveva alcuna tradizione regionale. Prima del 1861 esistevano sette Stati. L’unico territorio preunitario che si è ritrovato regione è quello toscano: perché istituzioni senza storia e senza radicamento popolare sono diventate così centrali nelle politiche? Viesti: «Perché sono stati dati molti, troppi, poteri. Cosa che dovrebbe indurre ad un ripensamento. Nello stesso tempo c’è stato un indebolimento del Parlamento e dei partiti nazionali, e il maggioritario previsto per l’elezione dei governatori ha fatto il resto, congiuntamente alla personalizzazione dei ruoli di leadership. E così accade che il Parlamento non fa le politiche mentre le Regioni fanno quello che vogliono». Tondi della Mura: «Non sono del tutto d’accordo. Una certa vocazione territoriale c’è sempre stata. Pensiamo al caso Sabaudo e all’Italia unitaria con la quale convivevano aspirazioni federaliste. È vero, invece, che nell’impianto costituzionale del ‘48 c’era un'altra prospettiva per avvicinare ai cittadini le politiche pubbliche, cosa che è stata disattesa». Agli inizi degli anni ‘80 del ‘900 la speranza di vita di chi risiedeva al Nord era, in media, di quasi due anni inferiore rispetto al Sud (Silvio Lanaro, l’Italia Nuova, identità e sviluppo, 1861-1988). Ciò era riferibile alla “mortalità da benessere” (infarti, tumori). Oggi la situazione è capovolta. Ha forse inciso il diverso funzionamento della sanità passata alla competenza regionale, pur in un quadro in cui i fattori di rischio per la salute (Taranto fa eccezione) sono ugualmente distribuiti? Viesti: «È avvenuto che migliorassero di molto le condizioni di contesto al Nord, né si può dire che la sanità al Sud fosse migliore. Nello stesso tempo va detto che secondo l’Istat la “mortalità evitabile”, grazie a prevenzione primaria (vaccinazioni, stili di vita, diagnosi precoci), sicurezza e salute pubblica (incidenti stradali e sul lavoro) è un fattore che colloca la Puglia nella media nazionale. Stesso discorso quanto a speranza di vita alla nascita, dove si registra un miglioramento, in particolare in Puglia». Tondi della Mura: «I dati della Fondazione Gimbe certificano importanti divari: in Puglia l’8,4% dei cittadini rinuncia alle cure, contro il 7,6% della media nazionale, la spesa è di 499 euro a testa, contro la media nazionale di 730 euro. Quanto ai piani di rientro dai deficit che pongono limiti di spesa e rispetto di parametri, ricordo che per la Puglia, dalla prima edizione, sono passati 14 anni. Emblematica è la questione del “fine pena sanitaria mai”, con riguardo alla sequenza dei piani di rientro per disavanzo sanitario strutturale, spesso motivo di commissariamento regionale. In tali casi piuttosto che porre in essere il suggerimento avanzato dalla C. Costituzionale di procedere alla sostituzione della struttura inefficiente con personale esterno altamente qualificato fornito, e pagato, direttamente dallo Stato in modo da evitare ogni possibile condizionamento ambientale, la risposta dello Stato è stata di provocare un effetto moltiplicatore di diseguaglianze e privazioni, emblematico il caso Calabria, che già sconta condizioni di sanità diseguale, C. Cost. n.26/2023 (ndr: è di questi mesi la notizia del Commissariamento di tutte le aziende sanitarie da parte della Presidente della Regione Sardegna). L’incapacità della politica di superare questo ritardo è sotto gli occhi di tutti, con la C.Cost. che è intervenuta 13 volte sulle leggi regionali Puglia che non si attenevano ai vincoli di spesa. E’ difficile non pensare che, in questa materia, non ci sia stato un uso della legge a fini propagandistici. E un ostinato rifiuto della realtà con la quale obbligatoriamente misurarsi. Il Pnrr, tra le riforme abilitanti, prevede che, entro giugno 2026, venga definito il quadro fiscale subnazionale attraverso il completamento del federalismo fiscale della legge 42/2009, con l’obiettivo di migliorare la trasparen
za delle relazioni fiscali tra i diversi livelli di governo, e assegnare le risorse alle amministrazioni sub nazionali sulla base di criteri oggettivi. Sarà rispettato questo obiettivo? Viesti: «Non sarà rispettato. Quando negli anni ’10 vennero verificate le risorse assegnate al Sud si accertò che erano inferiori. Avrebbero dovuto farlo allora. Adesso il tentativo di porvi rimedio da parte della Commissione Cassese legandolo ai LEP è fortemente sperequato, e nello stesso tempo non è stato rivisto il meccanismo per la determinazione delle risorse sulla base di costi e fabbisogni standard. Il punto è che il meccanismo è molto complesso e non mi sembra ci siano le condizioni per superalo». o” so» © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Enrico CONIE Heading: Highlight: Viesti: meccanismi di finanza regionale del tutto inattuati Tondi della Mura: prima erano allineate al quadro nazionale Viesti: Parlamento indebolito e leadership regionali rafforzate Image:ENRICO CONTE Già dirigente pubblico GIANFRANCO VIESTI Professore ordinario di Economia applicata all’Università di Bari VINCENZO TONDI DELLA MURA Professore ordinario di Diritto costituzionale di Unisalento -tit_org- Regioni, il “grande equivoco” «Troppi poteri, ordine sparso» -sec_org-
tp:writer§§ Enrico CONIE
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title§§ Cartabellotta Show alla Camera
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Estratto da pag. 15 di "VERITÀ" del 04 Oct 2025
Il presidente della Fondazione Gimbe mercoledì sarà a Montecitorio a presentare il nuovo rapporto dell'ente. Che in passato «premiava» le Regioni che lo finanziano
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tp:ocr§§ Cartabellotta Show alla Camera Il presidente della Fondazione Gimbe mercoledì sarà a Montecitorio a presentare il nuovo rapporto dell’ente. Che in passato «premiava» le Regioni che lo finanziano n L’ottavo Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale, che sarà presentato mercoledì prossimo nientemeno che alla Camera dei Deputati, nientemeno che in presenza del ministro della Salute Orazio Schillaci, delle due vicepresidenti di Camera e Senato Anna Ascani e Mariolina Castellone e del Presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, sarà davvero la cartina di tornasole dei rapporti di potere che ruotano intorno alla salute pubblica e condizionano - per ragioni che non sembrano esattamente correlate alle performances regionali - le valutazioni sulle prestazioni sanitarie in Italia. L’evento è già stato annunciato da un comunicato che si distingue, come sempre, per l’oratoria roboante e disordinata del presidente Gimbe, il gastroenterologo siciliano Nino Cartabellotta: «La Fondazione ha avvisato che la perdita del Ssn non sarebbe mai avvenuta con il fragore di una valanga, ma come un silenzioso e inesorabile scivolamento di un ghiacciaio, nell’arco di decenni». Non mancano gli appelli in ultima istanza ai diritti costituzionali e ai principi fondanti del Ssn («universalità, uguaglianza, equità»), né le lagnanze intrise di retorica sulle «ricadute sanitarie, economiche e sociali che colpiscono soprattutto le persone più fragili e meno abbienti». Certo, qualche verità Cartabellotta la sussurra a mezza bocca, ad esempio quando scrive che lo «scivolamento del ghiacciaio» affonda le sue radici «nell’imponente definanziamento pubblico che ha profondamente indebolito il Ssn nel decennio 2010-2019», ossia quello in cui l’Italia è stata governata dal centrosinistra (esecutivi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e Conte) e la salute è stata affidata al montiano Renato Balduzzi (20112013), alla piddina Beatrice Lo re nzi n (2013-2018), alla grillina Giulia Grillo e al piddino Roberto Speranza, come ha confermato anche Milena Gabanelli nel suo Dataroom, quantificando i tagli in 37 miliardi in dieci anni. È a questo, del resto, che serve la fondazione di Cartabellotta, esegeta dei famosi Lea (livelli essenziali di assistenza): valutare le prestazioni sanitarie delle regioni italiane. Con un piccolo particolare, documentato dalla Verità : il rapporto del gastroenterologo «indipendente», che tra quattro giorni sarà ricevuto in pompa magna alla Camera per rilasciare le sue pagelle annuali, vede casualmente promosse le Regioni che finanziano la sua Fondazione. Come se un docente rimandasse un alunno per poi offrirsi come insegnante di ripetizioni durante l’estate, promuovendolo a settembre. È sicuramente un caso, ma le 13 regioni che nel 2023 hanno rispettato gli standard essenziali di cura sono, fatalità, tutte governate dal centrosinistra. E, coincidenza, le «diseguaglianze regionali» rispetto al Nord evidenziate dal fondatore di Gimbe vedono promosse soltanto la Puglia (governata dall’indipendente di centrosinistra Michele Emiliano), la Campania (amministrata dal piddino Vincenzo De Luca) e la Sardegna (in mano alla grillina Alessa ndra Todde). Al Nord la Lombardia, governata dal leghista Attilio Fontana, sembra quasi una regione del Terzo Mondo, a differenza delle virtuose Emilia Romagna e Toscana. Alcune amministrazioni di centrodestra hanno capito l’antifona e si sono piegate al metodo Gimbe: la Calabria di Roberto Occhiuto (Forza Italia) gli ha affidato uno studio sulle liste d’attesa da 80.000 euro più Iva. La Fondazione del gastroenterologo siciliano l’ha punita a metà: è sempre inadempiente ma meno di prima. Anche la Basilicata di Vito Bardi (Forza Italia) a fine 2024 ha concordato con Gimbe un progetto formativo biennale, così come la Valle d’Aosta, che si è rivolta alla Fondazione (guidata, per inciso, da Cartabellotta, dalla moglie Giuseppina Drago e da due dei suoi tre figli, consiglieri del Cda): chissà se mercoledì le loro performances risulteranno migliorate o no. © RIPRODUZIONE RISERVATA
---End text--- Author: MADDALENA LOY Heading: Highlight: Image:PRESENZIALISTA Nino Cartabellotta [Imagoeconomica] -tit_org- Cartabellotta Show alla Camera -sec_org-
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title§§ Mantova Università Aperta, una due giorni rivolta al futuro
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Estratto da pag. 10 di "VOCE DI MANTOVA" del 04 Oct 2025
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tp:ocr§§ Mantova Università Aperta, una due giorni rivolta al futuro MANTOVA È stata presentata ieri la nuova edizione di “Mantova Università Aperta”, che il 10 e 11 ottobre animerà la sede di UniverMantova. Due giornate pensate per connettere studenti, aziende e cittadinanza, con il sostegno del Comune, degli atenei convenzionati e di numerosi partner territoriali. «Vogliamo accompagnare i ragazzi nel percorso universitario e professionale, offrendo uno sguardo sul futuro delle professioni e della sanità» ha spiegato l’assessore Adriana Nepote, sottolineando l’impegno degli assessorati alle Politiche giovanili e all’Università. Il 10 ottobre sarà dedicato a “Il tempo del lavoro”: 23 aziende incontreranno gli studenti, con focus sul recruiting, LinkedIn e una mostra sull’economia circolare. «È un’occasione per dialogare direttamente con le imprese e capire quali siano le competenze emergenti» ha osservato Luisa Lavagnini, coordinatore di UniverMantova. Il pomeriggio si chiuderà con l’incontro “Spazio: ieri, oggi, domani…” con Amalia Ercoli Finzi, scienziata di fama mondiale. L’11 ottobre il tema sarà “La cultura della cura”. «L’Accademia lancia una sfida al territorio, per ripensare la cura in chiave multidisciplinare» ha sottolineato la docente Magalì Zuanon. La professoressa Donatella Placidi ha aggiunto: «Il dottor Nino Cartabellotta e il rettore Francesco Castelli sapranno raccontare lo stato di salute del nostro sistema sanitario con un linguaggio vicino a tutti». Un tassello in più verso «Mantova città universitaria», ha concluso Nepote. (abb) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Mantova Università Aperta, una due giorni rivolta al futuro -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Riforma della disabilità, medici in prima linea
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Estratto da pag. 29 di "ITALIA OGGI" del 04 Oct 2025
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tp:ocr§§ Riforma della disabilità, medici in prima linea Medici in prima linea nell’attuazione della fase 2 della riforma della disabilità. Infatti, devono profilarsi all’Inps per avere l’abilitazione a inviare il certificato medico introduttivo, necessario all’avvio del procedimento per la valutazione della disabilità. Lo spiega l’Inps nel messaggio n. 2806/2025, dopo l’estensione della sperimentazione, dallo scorso 30 settembre, alle province di Alessandria, Genova, Isernia, Lecce, Macerata, Matera, Palermo, Teramo, Vicenza, nonché alla regione autonoma della Valle d’Aosta e alla provincia autonoma di Trento. La fase 2. La sperimentazione è stata prevista dal dlgs n. 62/2024 che ha riformato, tra l’altro, i criteri e le modalità di accertamento della condizione di disabilità, affidandola in via esclusiva all’Inps, su tutto il territorio nazionale, dal 1° gennaio 2027. Ha preso il via il 1° gennaio di quest’anno e durerà fino al 31 dicembre 2026, in due fasi: la prima in nove province (Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Perugia, Frosinone, Salerno, Sassari ,Trieste); la seconda, al via dal 30 settembre, in altre nove province (Alessandria, Genova, Isernia, Macerata, Matera, Palermo, Lecce, Teramo, Vicenza), più regione autonoma Valle d’Aosta e provincia autonoma di Trento. La profilazione. Il possesso del profilo di «medico certificatore», spiega l’Inps, è un requisito indispensabile per poter compilare e trasmettere il certificato medico introduttivo, che deve avvenire unicamente tramite apposito applicativo sul sito dell’Inps. I medici certificatori già profilati possono già utilizzare il proprio profilo per l’acquisizione dei nuovi certificati medici introduttivi, relativi a soggetti residenti o domiciliati nei nuovi territori coinvolti nella sperimentazione. I medici certificatori che si profilano per la prima volta, invece, devono richiedere una specifica abilitazione ai servizi telematici compilando il modulo AP110 (è scaricabile dal sito dell’Inps). Una volta compilato, il modulo va trasmesso con posta elettronica certificata (Pec) alla sede Inps competente per territorio. Il requisito formativo. Il possesso del profilo di «medico certificatore» rappresenta un requisito indispensabile per la compilazione e trasmissione del certificato medico introduttivo, possibile esclusivamente dal sito dell’Inps. È richiesto un solo requisito, quello formativo, del quale l’Inps deve acquisire la relativa documentazione. Il ministero della salute, spiega l’Inps, ha precisato che tale requisito, per medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali del servizio sanitario nazionale, medici in quiescenza iscritti all’albo, medici liberi professionisti e medici in servizio presso strutture private accreditate, s'intende soddisfatto con la realizzazione del dossier formativo di gruppo della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) del triennio 2023/2025. Gli altri medici (in servizio presso Asl o aziende ospedaliere o istituti di ricovero e cura a carattere scientifico o centri di diagnosi e cura di malattie rare), invece, sono esenti dalla verifica del requisito della formazione. Carla De Lellis _____© Riproduzione riservata _____ n ---End text--- Author: Carla De Lellis Heading: Highlight: Image: -tit_org- Riforma della disabilità, medici in prima linea -sec_org-
tp:writer§§ Carla De Lellis
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§---§
title§§ Agenas: aumenta il personale ma pochi specialisti e infermieri
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Estratto da pag. 11 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 04 Oct 2025
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tp:ocr§§ Agenas: aumenta il personale ma pochi specialisti e infermieri LA SANITÀ Nel 2023 anno il personale dipendente del servizio sanitario nazionale è cresciuto di circa 20 mila unità rispetto all'anno precedente, passando da 681.852 a 701.170 unità con una crescita di quasi il 3%. Tuttavia restano forti carenze soprattutto nella disponibilità di infermieri e di alcuni specialisti. Preoccupa, inoltre, il futuro quando un numero cospicuo di professionisti uscirà dal mercato del lavoro senza un ricambio sufficiente. Sono i trend che emergono dal rapporto dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas). Dopo la perdita di circa 30 mila unità di personale sanitario tra il 2014 e il 2019, dalla pandemia il numero di professionisti ha ripreso a crescere e nel 2023 si contavano 51.647 mila operatori in più rispetto al 2019. ---End text--- Author: Redazione Heading: LA SANITÀ Highlight: Image: -tit_org- Agenas: aumenta il personale ma pochi specialisti e infermieri -sec_org-
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title§§ Crescono i casi di West Nile Dall'inizio dell'anno sono 718 In dieci mesi 49 morti
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Estratto da pag. 13 di "TEMPO" del 04 Oct 2025
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tp:ocr§§ L’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ Crescono i casi di West Nile Dall’inizio dell’anno sono 718 In dieci mesi 49 morti ••• Salgono a 718 in Italia i casi confermati da inizio anno di infezione da West Nile virus nell’uomo. Quarantanove in tutto i decessi. A certificarlo è il dodicesimo bollettino della sorveglianza pubblicato ieri dall’Istituto superiore di sanità (Iss). Tra i casi confermati, 341 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva e 57 sono stati gli asintomatici identificati in donatori di sangue. E ancora: 309 i casi di febbre, 4 i casi asintomatici e 7 quelli sintomatici. I decessi notificati in tutto sono stati 49. Di questi 7 in Piemonte, 5 in Lombardia, 2 in Emilia Romagna, 18 nel Lazio, 14 in Campania, 2 in Calabria e 1 Sardegna. La letalità, calcolata sulle forme neuro-invasive confermate e finora segnalate, risulta pari al 14,4% (nel 2018 20%, nel 2024 14%). Nello stesso periodo sono stati segnalati 10 casi di Usutu virus. Salgono a 75, invece, le Province con dimostrata circolazione del Wnv appartenenti a 17 Regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria,Sicilia e Sardegna. ANG. BRU. ---End text--- Author: ANG.BRU. Heading: Highlight: Image: -tit_org- Crescono i casi di West Nile Dall’inizio dell’anno sono 718 In dieci mesi 49 morti -sec_org-
tp:writer§§ ANG.BRU.
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title§§ La generazione Covid arriva a scuola. E son guai = La generazione Covid ora va a scuola E paga il prezzo del lungo isolamento
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Estratto da pag. 15 di "VERITÀ" del 04 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-04T03:45:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ I PRIMI STUDI SUI NATI DURANTE I LOCKDOWN RILEVANO DEFICIT MOTORI E DI SOCIALIZZAZIONE La generazione Covid arriva a scuola. E son guai La generazione Covid ora va a scuola E paga il prezzo del lungo isolamento Uno studio dell’Università di Washington sottolinea come il lockdown abbia assottigliato la corteccia cerebrale dei bambini nati in quel periodo. E in Italia cresce l’allarme per il rischio suicidio tra i più piccoli n A sei mesi dalla loro nascita, i b a m b i n i n at i durante la pandemia hanno maggiori difficoltà motorie e sociali. E questo indipendentemente dal virus contratto dalle loro madri. Nella Bergamasca aumentano a dismisura i casi di autolesionismo dovuto al lockdown tanto che si inizia a parlare di emergenza. a pagina 15 n Sono nati durante la pandemia. Bambini che oggi hanno quattro o cinque anni e che sono venuti al mondo mentre quest’ultimo si fermava. Strade vuote, scuole chiuse, mascherine che coprivano i volti dei loro genitori ogni volta che si trovavano di fronte a qualcuno. Erano le regole del tempo. Addio espressioni. Niente abbracci. Diffidenza per chiunque - possibile untore - ti si parasse davanti. Poi l’ingresso al nido. E allora le mascherine aumentavano. Le file dei genitori, i calzari da indossare (perché il virus notoriamente si annidava ovunque) e il distanziamento. Proprio quando i bambini hanno bisogno di stare attaccati, perché tutto passa dal tatto e dal gusto. I due sensi più svantaggiati in quel periodo. E così quei bambini, nati tra il 2020 e il 2021, oggi sono cresciuti. Sono quella che ora viene chiamata generazione Covid. Quella che porta il peso di politiche scellerate che, in Italia, sono state portate avanti dal ministro della Salute dell’epoca, Roberto Speranza, da Giuseppe Conte e Mario Draghi. Bambini che hanno - non tutti ovviamente - deficit, in alcuni casi anche importanti. Perché il Covid per loro non è mai stato una minaccia mentre le restrizioni sì. Lo stress li ha influenzati. E parecchio. Newsweek ha infatti dedicato a loro un importante servizio di copertina in cui si ripercorrono quelli che sono stati i loro primi anni di vita. Hanno avuto vantaggi, certo. I loro genitori hanno passato più tempo con loro. I più grandi hanno potuto fare attività importanti come il giardinaggio o cucinare in famiglia. Ma c’è anche - ed è questo il dato più preoccupante - un lato oscuro. La rivista statunitense, infatti, rilancia uno studio della Columbia University realizzato su 255 bambini nati tra marzo e dicembre 2020, che rivela come questi ultimi abbiano sviluppato, nei primi sei mesi di vita, minori capacità sociali e motorie rispetto a coloro che sono nati prima del Covid. Nel documento si legge infatti: «I punteggi medi tra i neonati nati durante la pandemia indipendentemente dal fatto che le loro madri avessero contratto il Covid durante la gravidanza o meno erano inferiori ai punteggi relativi alle abilità motorie grossolane, fini e sociali di 62 neonati pre-pandemia nati negli stessi ospedali». Che, tradotto, vuol dire: il virus non ha impattato in alcun modo su di loro, lo stress però sì. Certo, si tratta ancora di risultati parziali, come nota la dottoressa Sani Dumitriu, a capo della ricerca: «Questi bambini hanno appena cinque anni e abbiamo appena iniziato il nostro studio». Che ora verrà ampliato, interessando oltre 500 giovani. Perché, prosegue la ricercatrice, queste «piccole variazioni meritano un’atte nz ion e particolare perché, a livello di popolazione, possono avere un impatto significativo sulla salute pubblica. Lo sappiamo da altre pandemie e disastri naturali». Del resto, quello della Columbia University è solo l’ultimo di tanti studi su questo tema. Qualche giorno fa, L’Eco di Bergamo ha pubblicato un’inchiesta sugli effetti che la pandemia (e soprattutto le restrizioni) ha avuto sui giovani. I dati sono impressionanti: «In Bergamasca, stando alle rilevazioni della Regione che ha condotto un’apposita ricerca su tutto il territorio lombardo, tra gennaio e luglio gli ospedali hanno preso in carico 73 minori per “comportam
enti autolesivi o suicidari”, l’equivalente di una decina al mese: 56 volte è stato registrato un accesso in pronto soccorso, altre 17 volte c’è stato un ricovero. Se si proiettasse questa tendenza sull’intero 2025, si supererebbero i 120 giovanissimi presi in carico». Lo stare chiusi in casa, il non poter socializzare e l’essere sempre online li ha segnati in modo irreparabile. Tanto che Emi Bondi, past president della Società italiana di psichiatria (Sip) oltre che direttrice del dipartimento di Salute mentale e dipendenze dell’Asst Papa Giovanni, non ha problemi a commentare i numeri presentati dall’Eco di Bergamo in questo modo: «Questi dati confermano quello che purtroppo sappiamo: possiamo parlare di una vera e propria emergenza tra i ragazzi». Ed è davvero così. Fin dall’inizio della pandemia sono stati condotti diversi studi sui giovani e il risultato è stato sempre lo stesso: difficoltà (parecchie) e, soprattutto, ansia. L’e s i to «naturale» dello stare reclusi in casa per un periodo di tempo così lungo. Ma non solo. Uno studio dell’università di Washington pubblicato sulla rivista Pnas (Proceedings of the national academy of sciences) sottolinea come il lockdown abbia assottigliato la corteccia cerebrale dei più giovani: «Arriva una pandemia globale e i loro consueti canali di sfogo dello stress spariscono, mentre la pressione sociale rimane perché ci sono i social. Con il Covid tutti gli adolescenti sono stati isolati, ma le ragazze ne hanno sofferto di più. L’isolamento ha colpito il loro cervello in modo molto più drammatico». Ed è proprio questo il punto. Non è stato il Covid ad annientare le generazioni più giovani, ma il modo in cui esso è stato trattato. E lo stiamo pagando ancora adesso. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MATTEO CARNIELETTO Heading: Highlight: A soffrire di più è stato lo sviluppo delle ragazze nell’adolescenza Una statistica svela che i nati nel 2020 manifestano minori capacità sociali Image: -tit_org- La generazione Covid arriva a scuola. E son guai La generazione Covid ora va a scuola E paga il prezzo del lungo isolamento -sec_org-
tp:writer§§ MATTEO CARNIELETTO
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title§§ Sanità emiliana: 572 morti per codice errato = Sanità emiliana, 572 morti per codici errati
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Estratto da pag. 14 di "VERITÀ" del 04 Oct 2025
pubDate§§ 2025-10-04T03:45:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità emiliana: 572 morti per codice errato L’ecatombe in un solo anno. Il sistema presentato come modello affonda tra ambulanze «cieche», trucchi sulle liste d’attesa e un buco di 645 milioni. Per risparmiare il Rizzoli chiude le sale operatorie per un mese Sanità emiliana, 572 morti per codici errati La sottovalutazione dei rischi durante le chiamate al 118 che ha provocato l’ecatombe è l’emblema del disastro di un modello allo sbando. Le ambulanze viaggiano «al buio» per la mancanza del Gps e il Rizzoli chiude le sale operatorie per risparmiare n In Emilia-Romagna nel 2024 per colpa della sottostima dell’urgenza sulle c h i a m at e d e l 118, si sono verificati 572 decessi nelle nove province, con persone classificate a basso o medio rischio. Molte ambulanze sono prive di navigatore satellitare e sul comparto pesa una buco nei conti da 645 milioni di euro. a pagina 14 di GIARGIO GANDOLA n La Sanità dell’Emilia Romagna è al collasso. Servirebbe un ricovero urgente con l’ambulanza, sempre che il 118 riesca a trovare l’abitazione del paziente. Scrivere che la super celebrata organizzazione sanitaria della Regione fa acqua è come insultare la bandiera, quindi meglio bypassare le teorie e affidarsi alla pratica, alle storie, alle testimonianze. E scoprire che fra voragini di bilancio e surreali realtà quotidiane - i cittadini sono costretti a toccare con mano i limiti strutturali di un sistema enfatizzato dalla narrazione mediatica e dal luogo comune. Il punto di partenza è finanziario e l’ultima delibera regionale (fine luglio) conferma un buco di bilancio di 645 milioni. In realtà il deficit delle singole Ausl ammonterebbe a un miliardo di euro, ridotto del 38% grazie all’utilizzo del tesoretto della Gestione sanitaria accentrata (Gsa), per un disavanzo comunque importante. Quando si è reso conto della voragine, il governatore Michele De Pascale non ha progettato il taglio degli sprechi o una razionalizzazione delle spese, ma ha operato un salasso sugli utenti con aumenti (prestazioni, contributi, farmaci) per 450 milioni: i ticket sono passati da 2 a 4 euro e le statistiche hanno immediatamente certificato che gli emiliani si curano meno. Lo scenario sarebbe da anticamera del default e preluderebbe a un commissariamento da parte dello Stato. Invece l’ex presidente regionale Stefano Bonaccini continua a celebrare la Sanità regionale come «la migliore del mondo» (bontà sua) e gli apparati del Pd accusano il governo di non intervenire a tappare le falle. In realtà il Fondo sanitario nazionale è aumentato di sei miliardi, quindi in Emilia Romagna (pro quota 7%) arriveranno ulteriori 435 milioni, destinati in questo contesto marziano a evaporare presto. Fra gli sprechi più evidenti ci sono i Cau (Centri di assistenza urgente) voluti dalla giunta Bonaccini per ridurre la pressione sui pronto soccorso. Sono un fallimento e solo a Bologna sono costati 9 milioni. De Pascale ha capito che andrebbero chiusi ma non ha il coraggio di farlo per solidarietà politica. Tutto ciò ha una vittima designata, il paziente. Nel 2024, per colpa della sottostima dell’urgenza sulle chiamate del 118, si sono verificati ben 572 decessi nelle nove province, con persone classificate a basso o medio rischio (codici bianco, verde, giallo invece che rosso). «Durante questi interventi l’auto medica si è trovata davanti a criticità maggiori, che sono sfociate nella morte del paziente», sottolinea il capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, Pietro Vignali, che ha pronta un’interroga zione. «La criticità va approfondita nel dettaglio e devono essere predisposte soluzioni operative per limitare questi episodi». A margine del dramma fa capolino una curiosità: le ambulanze del 118 non hanno a bordo un sistema di navigazione satellitare. La denuncia arriva dal sindacato dei medici e il problema non è marginale, poiché gli operatori di un settore delicato come quello delle emergenze sono costretti a utilizzare le applicazioni dei loro smartphone (Google Maps, Waze). Con tutti i limiti del caso, compresa la responsabilità addoss
ata agli addetti in caso di errori nell’individuare l’abitazione dei pazienti. Il puzzle del dolore riguarda anche le strutture. Per intercettare i fondi del Pnrr la Regione ha allestito un super piano con 84 progetti per le Case di comunità. Finora ne sono stati completati solo 8, ne sono stati rimodulati 6 e 20 prevedono «stralci funzionali». Traduzione dal burocratese: i fabbricati sono stati realizzati solo fino al primo piano e lasciati al grezzo. Piangono anche gli Ospedali di comunità: 7 sono rimasti senza finanziamenti e hanno subìto stralci nei programmi di realizzazione, con il rischio concreto di perdere i milioni (già stanziati) di Bruxelles. Le spie della riserva sono accese ma una è più luminosa delle altre. Riguarda l’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, fiore all’occhiello internazionale: dal 12 dicembre al 7 gennaio dovrà sospendere l’attività chirurgica programmata «per risparmiare». Un segnale devastante, a fronte del salasso ai cittadini e dei fondi statali immessi per sostenere il castello in rovina. In passato la sospensione era avvenuta tre volte: durante le due guerre mondiali e nel periodo del Covid. Il professor Cesare Faldini, direttore del dipartimento Patologie complesse, ha preso le distanze: «Il prezzo della riduzione è a carico del paziente. Meno se ne operano, più si allunga la lista d’attesa. Finora abbiamo 27.000 persone che aspettano la chiamata, si profila la catastrofe». Quello delle liste d’attesa è un problema nazionale, ma per mascherare i ritardi in Emilia Romagna hanno inventato le «pre-liste». Qualche esempio per Bologna: 107 cittadini sono stati inseriti in pre-lista per una valutazione audiologica, solo 1 è stato visitato; 1.550 hanno chiesto un esame dell’occhio, solo 5 sono stati presi in carico; 549 hanno chiesto un’elettromiografia, solo 4 l’hanno ottenuta; 765 hanno chiesto una visita otorinolaringoiatrica, solo 35 sono stati soddisfatti. Una disfatta. La situazione è pesante e il centrodestra unito ha deciso di chiedere l’istituzione di una Commissione d’inchiesta regionale. Conclude Vignali: «Non solo per cercare i responsabili ma per migliorare il sistema. L’obiettivo è quello di affrontare problematiche complesse per restituire ai cittadini diritti, prestazioni e fiducia. La giunta De Pascale non ha voluto razionalizzare le spese, tagliare gli sprechi, operare una riscossione seria. Adesso la costringeremo a farlo». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: GIORGIO GANDOLA Heading: Highlight: A pesare c’è anche un buco nei conti del comparto da 645 milioni di euro Ma il governatore non ha mai attuato un taglio delle spese inutili Vignali (Fi): «Gli operatori dell’auto medica hanno rilevato criticità maggiori di quelle previste, che hanno portato ai decessi» Image: -tit_org- Sanità emiliana: 572 morti per codice errato Sanità emiliana, 572 morti per codici errati -sec_org-
tp:writer§§ GIORGIO GANDOLA
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