title§§ Boarded tanker linked to nine drone attacks link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100301767705985.PDF description§§
Estratto da pag. 12 di "DAILY TELEGRAPH" del 03 Oct 2025
Estratto da pag. 1 di "oggitreviso.it" del 03 Oct 2025
Estratto da pag. 1 di "tecnomedicina.it" del 03 Oct 2025
Estratto da pag. 12 di "VOCE DI MANTOVA" del 03 Oct 2025
Estratto da pag. 9 di "DOMANI" del 03 Oct 2025
Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 03 Oct 2025
Estratto da pag. 14 di "GIORNALE" del 03 Oct 2025
De francesco a pagina 14 Approvato il Dpfp: Pil tagliato a 0,5% quest'anno, ma il deficit torna nei parametri
pubDate§§ 2025-10-03T04:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303245607324.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303245607324.PDF', 'title': 'GIORNALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303245607324.PDF tp:ocr§§ MANOVRA, OBIETTIVO TAGLIO IRPEF PIÙ FONDI PER LA SANITÀ De Francesco a pagina 14 Manovra, taglio all’Irpef e più sanità Approvato il Dpfp: Pil tagliato a +0,5% quest’anno, ma il deficit torna nei parametri Fisco, famiglie e lavoro. Sono queste le tre direttrici sulle quali si concentrerà la legge di Bilancio, secondo quanto reso noto dal ministero dell’Economia al termine del Consiglio dei ministri di ieri che ha approvato il Dpfp. La manovra, si legge nel comunicato, «darà luogo a una ricomposizione del prelievo fiscale riducendo l’incidenza del carico sui redditi da lavoro e si garantirà un ulteriore rifinanziamento del fondo sanitario nazionale, con particolare attenzione ai redditi medi, e darà seguito agli interventi sulla natalità e sulla conciliazione vita-lavoro». In programma anche «specifiche misure volte a stimolare gli investimenti delle imprese e a garantirne la competitività», come richiesto da Confindustria. «Confermiamo la linea di ferma e prudente responsabilità che tiene conto della necessità della tenuta della finanza pubblica nel rispetto delle nuove regole europee e delle imprescindibili tutele a favore della crescita economica e sociale dei lavoratori e delle famiglie», ha commentato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Nessun riferimento, invece, al capitolo pensioni, segno che non c’è intenzione di stravolgere i meccanismi della Fornero (come anticipato dal Giornale di ieri). Il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), che sostituisce la Nadef prevede per quest’anno un deficit al 3% del Pil, in miglioramento rispetto alla stima del 3,3% di aprile contenuta nel Dfp. Un dato che consente al governo di presentarsi a Bruxelles con l’obiettivo di uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo, con un anno di anticipo rispetto a quanto ipotizzato in primavera. Nel 2026 il rapporto deficit/Pil è fissato al 2,8%, per poi scendere al 2,6% nel 2027 e al 2,3% nel 2028. Nel Dpfp si dà anche conto dell’incremento dello 0,15% nel 2026, dello 0,3% nel 2027 e dello 0,5% nel 2028 da destinare alle spese della difesa (12 miliardi cumulativi). Tale incremento, si precisa, «è subordinato all’uscita dalla procedura» di extradeficit. Sul fronte della crescita, le nuove stime sono caute: Pil allo 0,5% nel 2025, allo 0,7% nel 2026, allo 0,8% nel 2027 e allo 0,9% nel 2028. Valori lievemente rivisti al ribasso rispetto al Dfp di aprile, quando si ipotizzava +0,6% quest’anno e +0,8% il prossimo. Lo scenario resta influenzato da un contesto geopolitico incerto, ma il governo segnala margini di miglioramento grazie alla spesa primaria netta e a un possibile effetto espansivo di un decimale derivante dalla manovra. Il tasso di crescita del valore del Pil programmatico si attesta per il 2026 allo 0,7%; nel 2027 allo 0,8%; nel 2028 allo 0,9%. Il tasso di crescita tendenziale risulta pari allo 0,7% nel 2026 e nel 2027 e allo 0,8% nel 2028. Insomma, le leggi di Bilancio non dovrebbero essere restrittive anche se la spinta propulsiva sarà contenuta. Il Dpfp affronta anche il nodo del debito pubblico: dopo i picchi legati al Superbonus, il rapporto rispetto al Pil è previsto in calo, fino al 136,4% nel 2028, un livello inferiore alle proiezioni del Programma di stabilità (nel 2026 sarà inferiore al 137,8% stimato ad aprile). Il documento, che sarà inviato a Bruxelles e alle Camere (già calendarizzato in Aula il 9 ottobre), rappresenta il primo passo verso la quarta legge di Bilancio del governo Meloni. Dopo il Dpfp, infatti, toccherà al Documento programmatico di bilancio, atteso entro il 15 ottobre a Bruxelles, e quindi alla manovra vera e propria, che dovrà arrivare alle Camere entro il 20 del mese. ---End text--- Author: Gian Maria De Francesco Heading: Highlight: Giorgetti: «Confermiamo la linea di responsabilità ma tuteleremo la crescita» Image: -tit_org- Manovra, obiettivo taglio irpef piu fondi per la sanita Manovra, taglio all’Irpef e più sanità -sec_org- tp:writer§§ Gian Maria De Francesco guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303245607324.PDF §---§ title§§ Medici in fuga dall'Italia, 133% rispetto al 2022 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303246407316.PDF description§§
Estratto da pag. 31 di "ITALIA OGGI" del 03 Oct 2025
Estratto da pag. 21 di "LIBERO" del 03 Oct 2025
È ora legittimo chiedere in farmacia sconfezionamento e riconfezionamento "personalizzato" delle medicine. Un risparmio per utenti e servizio sanitario
pubDate§§ 2025-10-03T04:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303246907321.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303246907321.PDF', 'title': 'LIBERO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303246907321.PDF tp:ocr§§ DAL CONSIGLIO DI STATO VIA LIBERA AL “DEBLISTERING” Basta farmaci che avanzano Ora se ne può acquistare solo la quantità necessaria È ora legittimo chiedere in farmacia sconfezionamento e riconfezionamento “personalizzato” delle medicine. Un risparmio per utenti e servizio sanitario ¦ In termine tecnico si chiama “deblistering”. Per noi comuni mortali è più semplicemente il confezionamento personalizzato dei farmaci. Una pratica in uso in molti Paesi europei Regno Unito, Germania, Francia -, ma non in Italia, con l’eccezione della Lombardia, che con una circolare era stata la prima regione a dettare le linee guida del servizio di competenza delle farmacie già nel 2022. L’avanguardia lombarda fin qui era rimasta quasi un unicum (hanno legiferato in materia anche Veneto, Umbria e Toscana) e perlopiù relegata alla gestione delle Rsa. Lo scorso 2 settembre, però, il Consiglio di Stato con una sentenza che promette di fare storia, ha accolto il ricorso di una farmacia piemontese di Moncalieri che si era vista bloccare il servizio dall’Asl Torino 5 e stabilito non solo che il deblistering è una pratica lecita, ma soprattutto che le linee guida emesse da Regione Lombardia possono essere seguite anche dalle altre regioni in assenza di norme specifiche. Ma cosa s’intende per deblistering e perché può essere una buona pratica da applicare? Secondo statistiche recenti in Italia 9 milioni di persone assumono almeno 5 compresse al giorno e quasi 3 milioni ne ingeriscono 10. Di questi circa il 50% non aderisce correttamente alla terapia, sbagliando a prendere le pastiglie, dimenticandosene o non rispettando l’orario dell’assunzione. Con la conseguenza da un lato di riacutizzare le malattie aumentando il numero di accessi nei Pronto Soccorso e i ricoveri in ospedale; dall’altro di aumentare la spesa del Servizio sanitario nazionale, che solo per questi problemi è stimata in circa 19 miliardi all’anno. Ecco allora che aderire in maniera corretta alla terapia diventa importante. Ed è qui che entra in gioco il deblistering. In sostanza le farmacie che aderiscono a questo protocollo preparano buste personalizzate ai pazienti, che contengono le dosi giornaliere delle medicine da prendere. Con tutti i benefici che non è difficile immaginare. Come detto far passare questi principi non è stato semplicissimo, almeno fino alla pubblicazione della sentenza. Capofila della rivoluzione che ha portato a questo risultato è Alessandro Iadecola, Ceo dell’azienda Remedio Semplifarma: «Si tratta di una battaglia che noi abbiamo avviato a partire dal 2018, con un obiettivo preciso: innovare il Servizio Sanitario Nazionale puntando sull’aderenza terapeutica come leva di efficienza e tutela della salute pubblica. L’attività di deblistering prosegue il Ceo - che noi da sempre promuoviamo attraverso un sofisticato sistema automatizzato di riconfezionamento dei farmaci che viene personalizzato in base alle esigenze specifiche di ogni paziente, migliora di fatto la gestione delle terapie per i pazienti politrattati, favorisce l’aderenza terapeutica alle cure soprattutto nei pazienti cronici, anziani e nelle Rsa, genera valore per farmacie e nel Sistema Sanitario Nazionale perché la riduzione di errori nell’assunzione dei farmaci può portare a una contrazione della spesa sanitaria pubblica, evitando la dispersione di farmaci acquistati, ma non utilizzati». E non è finita qui, perché secondo Iadecola «il riconoscimento del deblistering come parte integrante della Farmacia dei Servizi apre anche la prospettiva che, in futuro, questa attività possa essere sostenuta e rimborsata dal servizio sanitario nazionale, al pari di altri servizi già previsti». Il valore positivo della sentenza è sottolineato anche da Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia: «Il deblistering è una grande opportunità per i cittadini, non solo per quelli che sono nelle case di cura. Penso ad esempio agli anziani che vivono a casa e sono meno seguiti, ma questa pratica in futuro potrebbe riguardare tutti i pazienti anche i bambini, per esempio nell’aiutare i genitori a preparare la quantità esatta di sciroppi e medicine da somministrare ai figli». Secondo Annarosa Racca, poi, «la pratica del deblistering», al momento concentrata soprattutto in Lombardia «è in continua crescita e certamente la sentenza del Consiglio di Stato potrà dare una mano alla sua diffusione. Si tratta di uno dei tanti servizi che le farmacie danno ai cittadini». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: FABIO RUBINI Heading: Highlight: ADEGUAMENTO Una pratica in uso in molti Paesi europei come Francia, Regno Unito, Germania PILLOLE Nove milioni di italiani assumono 5 compresse al giorno, tre milioni addirittura 10 Image:Il deblistering consiste nello sconfezionare i farmaci industriali e nel riconfezionarli in dosi personalizzate -tit_org- Basta farmaci che avanzano Ora se ne può acquistare solo la quantità necessaria -sec_org- tp:writer§§ FABIO RUBINI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303246907321.PDF §---§ title§§ Salute mentale e giovani adesso c'è una strategia = Salute mentale la riforma riparte Giovani al centro link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303244807332.PDF description§§
Estratto da pag. 13 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 03 Oct 2025
Estratto da pag. 10 di "RIFORMISTA" del 03 Oct 2025
La decisione sul tari?ario delle prestazioni sanitarie rilancia il tema della sostenibilità economica del SSN e del ruolo del privato accreditato Chance per ripensare il sistema su basi tecniche, reali e non ideologiche
pubDate§§ 2025-10-03T04:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303245807322.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303245807322.PDF', 'title': 'RIFORMISTA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303245807322.PDF tp:ocr§§ La sentenza del TAR e il futuro della sanità Occasione per riformare su basi reali ed eque La decisione sul tariffario delle prestazioni sanitarie rilancia il tema della sostenibilità economica del SSN e del ruolo del privato accreditato Chance per ripensare il sistema su basi tecniche, reali e non ideologiche L a recente sentenza del TAR del Lazio, che ha annullato il nuovo tariffario per le prestazioni ambulatoriali e protesiche, rappresenta un passaggio cruciale per il nostro Servizio Sanitario Nazionale. È un’occasione da non sprecare: non si tratta solo di una vittoria per le strutture private accreditate, ma di un richiamo forte alla necessità di ricostruire le fondamenta tecniche ed economiche del sistema, partendo da dati reali, analisi econometriche solide e un confronto serio, trasparente e partecipato. La decisione del giudice amministrativo, nel rilevare la definizione delle tariffe sulla base di costi obsoleti, ci ricorda che un sistema moderno non può reggersi su meccanismi scollegati dalla realtà. È impensabile garantire assistenza di qualità, equa e tempestiva se alle strutture accreditate vengono riconosciuti rimborsi inferiori ai costi sostenuti. Il rischio non riguarda solo la tenuta economica delle strutture, ma l’intero impianto del SSN, considerando il ruolo essenziale che il privato accreditato ricopre: garantisce un terzo dei ricoveri ospedalieri, una quota significativa dell’attività ambulatoriale e lo fa spesso con standard qualitativi elevati e capacità di risposta superiore alla componente pubblica. In questo quadro diventa essenziale guardare con lucidità anche alle tendenze strutturali del nostro sistema. Una di queste è la spesa sanitaria privata, sostenuta direttamente dalle famiglie per beni e servizi sanitari, che si affianca alla spesa pubblica, destinata sia alle strutture pubbliche sia a quelle private accreditate. Si tratta di un elemento strutturale e non transitorio, che va letto in chiave oggettiva e non ideologica. A giugno, il Centro Studi AIOP ha pubblicato un rapporto per chiarire e orientare il dibattito. La spesa privata nel 2024 ammonta a 43,7 miliardi di euro, rispetto ai 138,3 miliardi della spesa pubblica (Istat, Conti Nazionali). Non è un’anomalia italiana né un fenomeno recente: da almeno vent’anni si attesta intorno al 2% del PIL, rappresentando circa un quarto della spesa sanitaria totale. Gran parte di questa spesa è destinata a prestazioni extra-LEA. Questo significa che, in molti casi, non siamo di fronte a una fuga dal pubblico, ma a una scelta consapevole dei cittadini, che pagano di tasca propria non per sfiducia, ma per libertà di scelta o per accedere a prestazioni che il pubblico non offre. Non possiamo ignorare questa dinamica. Al contrario, occorre valorizzarla e integrarla nel sistema complessivo. Se da un lato l’Italia deve aumentare la spesa sanitaria per allinearsi ai partner europei, dall’altro continuare a contrapporre pubblico e privato, spesa pubblica e privata, come se fossero entità antagoniste, significa cedere a una vera e propria perdita di sinderesi, con il rischio di indebolire l’intero impianto proprio nel momento in cui servirebbero coesione e strategia. In questo contesto, sarebbe necessario sviluppare anche forme di ibridizzazione fondate sulla presenza di grandi fondi sociali, che consentano agli iscritti di accedere alle prestazioni erogate dalle diverse componenti del sistema. In questo modo si ridurrebbe la pressione sul SSN, liberando risorse pubbliche da destinare al miglioramento dell’offerta sanitaria e a una presa in carico più tempestiva ed efficace degli utenti più fragili. In un panorama complesso, dunque, la sentenza del TAR si pone come uno spartiacque e apre una possibilità concreta: riscrivere le regole del sistema su basi reali ed eque. ---End text--- Author: Gabriele Pelissero* Heading: Highlight: Image: -tit_org- La sentenza del TAR e il futuro della sanità Occasione per riformare su basi reali ed eque -sec_org- tp:writer§§ Gabriele Pelissero* guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303245807322.PDF §---§ title§§ Screening pediatrico su diabete e celiachia La legge ferma al palo: il primato italiano rischia di diventare un'occasione mancata link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303245707325.PDF description§§
Estratto da pag. 11 di "RIFORMISTA" del 03 Oct 2025
Approvata nel 2023, la legge 130 per il test precoce su diabete di tipo 1 e celiachia attende ancora l'attuazione Tra rallentamenti burocratici e nodi sulla privacy, crescono i costi potenziali per il sistema sanitario e l'economia
pubDate§§ 2025-10-03T04:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303245707325.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303245707325.PDF', 'title': 'RIFORMISTA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303245707325.PDF tp:ocr§§ Screening pediatrico su diabete e celiachia La legge ferma al palo: il primato italiano rischia di diventare un’occasione mancata Approvata nel 2023, la legge 130 per il test precoce su diabete di tipo 1 e celiachia attende ancora l’attuazione Tra rallentamenti burocratici e nodi sulla privacy, crescono i costi potenziali per il sistema sanitario e l’economia A pprovata nel settembre 2023 con una maggioranza trasversale e celebrata come un primato mondiale, la Legge 130, che introduce lo screening su scala nazionale per diabete di tipo 1 e celiachia nei bambini e ragazzi tra 0 e 17 anni, sembrerebbe oggi ancora al palo. A distanza di oltre due anni, l’attuazione della norma rischia di incagliarsi in un limbo burocratico che ne compromette le potenzialità sanitarie, economiche e sociali. A rilanciare l’allarme è Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei Deputati e primo firmatario della legge, intervenuto all’Urania Policy & Business Forum la settimana scorsa, che ha chiarito: «Il progetto pilota ha funzionato. Ora è tempo di passare alla fase nazionale. Le risorse ci sono, ma da mesi assistiamo a un rimpallo tra Garante della Privacy, Conferenza Stato-Regioni e Ministero della Salute». Il riferimento è al progetto sperimentale coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, che ha già individuato centinaia di casi sommersi e predisposizioni genetiche nelle regioni coinvolte. Risultati che dimostrano il valore dello screening precoce non solo per migliorare gli esiti clinici, ma anche per ridurre i costi a lungo termine del Servizio Sanitario Nazionale, attraverso diagnosi tempestive e minore incidenza di complicanze. La questione, tuttavia, si è spostata su un terreno tecnico e normativo: la protezione dei dati personali. Da parte sua, l’Autorità Garante per la Privacy, in risposta a Mulè, ha voluto chiarire di aver dato via libera allo schema di decreto attuativo già il 30 gennaio 2025, “in tempi rapidissimi, con parere favorevole e senza alcuna condizione”. Ma il quadro sembrerebbe in realtà più sfumato. Da fonti ministeriali emerge che, a fine luglio, il Garante avrebbe chiesto nuovi approfondimenti in seguito ad alcune modifiche apportate allo schema iniziale dalle Regioni. Cambiamenti che inciderebbero sul trattamento dei dati sensibili, richiedendo un ulteriore passaggio istruttorio. In altre parole, il parere favorevole del gennaio scorso potrebbe non essere più sufficiente alla luce degli aggiornamenti intervenuti. Così, quello che sulla carta doveva essere un iter fluido – supportato da evidenze scientifiche, risorse già stanziate e volontà politica – si è trasformato in un tragitto a ostacoli. Il tempo, però, non è una variabile neutra. Ogni mese che passa senza l’avvio del programma nazionale di screening significa centinaia di casi non intercettati in tempo utile, con costi umani e sanitari difficili da quantificare. Eppure, il quadro regolatorio nazionale ed europeo offre già esempi concreti di come la tutela della privacy e la sanità pubblica possano convivere senza paralisi. La chiave è nella governance: strumenti digitali, consenso informato rafforzato e standard interoperabili possono garantire sia la sicurezza dei dati sia l’efficacia del monitoraggio. Il nodo da sciogliere ora è politico, prima ancora che amministrativo. Tocca al Ministero della Salute fare sintesi tra le esigenze delle Regioni, i vincoli normativi e le urgenze del sistema sanitario. Se la legge 130 dovesse arenarsi, a farne le spese non sarebbe solo una misura di prevenzione: sarebbe l’intero ecosistema della sanità pubblica, che da anni cerca di evolversi verso un modello predittivo e personalizzato, fondato su prevenzione e digitalizzazione. Nella foto Giorgio Mulè ---End text--- Author: Alessandro Caruso Heading: Highlight: Image: -tit_org- Screening pediatrico su diabete e celiachia La legge ferma al palo: il primato italiano rischia di diventare un’occasione mancata -sec_org- tp:writer§§ Alessandro Caruso guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303245707325.PDF §---§ title§§ Intervista a Francesco Zaffini - La ricetta di Zaffini «Una sanità attrattiva e più sostenibile» = L'appello di Za?ni: «Una sanità più attrattiva e?ciente e sostenibile. Così rilanciamo il sistema» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303246207326.PDF description§§
Estratto da pag. 9 di "RIFORMISTA" del 03 Oct 2025
Il presidente della commissione A?ari sociali del Senato spiega le nuove regole per professioni sanitarie, sanità integrativa e farmaci innovativi
pubDate§§ 2025-10-03T04:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303246207326.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303246207326.PDF', 'title': 'RIFORMISTA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303246207326.PDF tp:ocr§§ L’€CONOMISTA La ricetta di Zaffini «Una sanità attrattiva e più sostenibile» L’appello di Zaffini: «Una sanità più attrattiva efficiente e sostenibile. Così rilanciamo il sistema» Il presidente della commissione Affari sociali del Senato spiega le nuove regole per professioni sanitarie, sanità integrativa e farmaci innovativi D i cosa ha più bisogno oggi la spesa sanitaria nazionale? La risposta è nel progetto di riforma delle professioni sanitarie, con le novità sulla formazione universitaria, il razionale della riforma della sanità integrativa, il punto sulle cure e i farmaci innovativi e la strada per attrarre investimenti internazionali nel settore. «L’obiettivo – spiega Zaffini, presidente della commissione Affari sociali del Senato - è quello di rafforzare l’attrattività del Servizio sanitario nazionale e di garantire elevati standard di qualità e sicurezza delle cure. Tra le misure previste: incremento del personale sanitario, potenziamento della formazione specialistica, contrasto alle carenze di organico». a pag. 9 D i cosa ha più bisogno oggi la spesa sanitaria nazionale? La risposta è nel progetto di riforma delle professioni sanitarie, con le novità sulla formazione universitaria, il razionale della riforma della sanità integrativa, il punto sulle cure e i farmaci innovativi e la strada per attrarre investimenti internazionali nel settore. «L’obiettivo – spiega Zaffini, presidente della commissione Affari sociali del Senato - è quello di rafforzare l’attrattività del Servizio sanitario nazionale e di garantire elevati standard di qualità e sicurezza delle cure». È recentissima l’approvazione da parte del CdM del disegno di legge delega di riforma delle professioni sanitarie. Cosa si aspetta il Governo dagli effetti economici delle novità? «Si tratta di un disegno di legge-delega che avvia una profonda riforma delle professioni sanitarie, con l’obiettivo di modernizzare il sistema, renderlo più efficiente e adeguato all’evoluzione scientifica e tecnologica. La misura prevede ampia rimodulazione sia dal punto di vista formativo che ordinistico. L’obiettivo è quello di rafforzare l’attrattività del Servizio sanitario nazionale e di garantire elevati standard di qualità e sicurezza delle cure. Tra le misure previste: incremento del personale sanitario, potenziamento della formazione specialistica, contrasto alle carenze di organico anche tramite forme di lavoro flessibile che permettano ad esempio l’impiego degli specializzandi nel SSN, particolare attenzione a chi opera in condizioni difficili come i Pronto Soccorso o in aree disagiate, semplificazione delle attività amministrative e rafforzamento delle norme sulla sicurezza dei professionisti». Riuscirà il nuovo percorso per i ragazzi che intraprendono la Facoltà di Medicina a colmare il gap dei professionisti del settore che mancano sul mercato? E perché. «Siamo in linea col fabbisogno nazionale stimato. La novità principale è il superamento del test d’ingresso e l’introduzione di un semestre aperto con accesso libero, durante il quale gli studenti possono iscriversi anche a un altro corso affine. Al termine delle iscrizioni (25 luglio), risultano 64.825 studenti registrati: 54.313 per Medicina e chirurgia, 4.473 per Odontoiatria e 6.039 per Veterinaria. La riforma segna un cambio di passo nella valutazione degli aspiranti professionisti, passando da un sistema di valutazione superficiale ed estemporaneo basato sui cd. “test tolc”, ad una valutazione più ampia e consapevole del percorso dello studente nell’arco del primo semestre di studi. Il MUR ha stimato un fabbisogno di 30.000 nuovi medici entro il 2030. Per rispondere a questa esigenza c’è un incremento programmato e sostenibile delle immatricolazioni, compatibile con le capacità degli atenei e le risorse disponibili». La spesa sanitaria nazionale vale circa il 7% del Pil e insieme a pensioni e istruzione fa da padrona in termini di peso economico sul Bilancio dello Stato. Di cosa ha più bisogno la spesa sanitaria oggi? «In primis di prevenzione. L’aspettativa di vita media italiana è tra le più alte al mondo (83,3 anni). Con già oggi oltre 14 milioni di over 65. È molto importante puntare sia sulla prevenzione primaria, attraverso la promozione di corretti stili di vita, un’alimentazione bilanciata e corretta e lo svolgimento di attività fisica, sia secondaria attraverso campagne di screening e immunizzazione. L’assistenza sanitaria preventiva produce anche vantaggi economici, come risparmi nella spesa sanitaria e aumento della produttività dei lavoratori. Ogni euro speso in prevenzione ne fa risparmiare ben tre. In settimana in Senato è stato approvato in seconda lettura il ddl “Disposizioni per il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica e strategie di prevenzione, contrasto e presa in carico del paziente”, che introduce misure dedicate alla prevenzione e alla cura dell’obesità, riconosciuta come malattia progressiva e recidivante, strettamente collegata ad altre patologie di rilevanza sociale. Oltre alla prevenzione, la spesa sanitaria nazionale ha bisogno di aumentare l’attrattività delle professioni per fronteggiare le carenze di organici. Perciò il Governo oltre ad aumentare i posti disponibili a Medicina e le borse di specializzazione, ha rinnovato il contratto del comparto sanità e sta rinnovando quello dei medici». Veniamo alla idea di riforma della sanità integrativa che prevede un sistema misto in cui dopo il pensionamento lo Stato sostituisce la parte contributiva del datore di lavoro per creare un sistema di long term care. Qual è la ratio della riforma, chi ne beneficia e chi ne sopporterà i costi? «La riforma del secondo pilastro è necessaria perché la spesa sanitaria privata già nel 2022 aveva raggiunto il valore record di 41,5 miliardi di euro, con altri 25 miliardi destinati a prestazioni socio-assistenziali. Obiettivo di oggi ridurre l’impatto economico sulle famiglie, aumentando l’intermediazione collettiva della spesa sanitaria, che va meglio regolata, organizzata e vigilata. La riforma rafforzerebbe la sanità complementare, in un’ottica di sussidiarietà e integrazione col SSN. Puntiamo a raddoppiare il numero dei cittadini coperti da fondi complementari, passando da 15 a 30 milioni. Per farlo occorre estendere i Piani Sanitari contrattuali ai familiari dei lavoratori e valutare il mantenimento dell’iscrizione dei pensionati, con una contribuzione volontaria. Non solo. Includere lavoratori autonomi e partite IVA tra i beneficiari, allargando la base dei fondi sanitari con regole omogenee e incentivi fiscali, estendere la copertura sanitaria anche al pubblico impiego, contrastare l’elusione contributiva e creare un fondo solidaristico pubblico per gli indigenti (modello social card). Necessaria infine anche una revisione regolatoria del modello dei fondi stessi per accrescere trasparenza, competenza ed efficienza. Col controllo di un’Autorità di Vigilanza ad hoc». Parliamo di cure e farmaci innovativi. Come il Governo intende sostenere le aziende farmaceutiche che investono in Italia? «Sui farmaci innovativi la Legge di Bilancio 2025 ha ridefinito il funzionamento del fondo dedicato. L’accesso al rimborso da parte del SSN viene consentito sulla base dei criteri di valutazione per l’attribuzione dell’innovatività terapeutica stabiliti da AIFA. La legge di bilancio ha stabilito l’accesso al fondo per i farmaci innovativi fino a 900 milioni annui, mentre i medicinali a innovatività condizionata possono accedere al fondo dei farmaci innovativi per un importo non superiore a 300 milioni annui. Inoltre, con un emendamento di Fratelli d’Italia alla Legge di Bilancio sono stati destinati fino a 100 milioni di euro del Fondo farmaci innovativi per lo sviluppo di antibiotici reserve, destinati all’uso esclusivo in situazioni di emergenza per il trattamento di infezioni causate da batteri multiresistenti. Sulle terapie avanzate depositerò un ddl sulla promozione dell’accesso equo, sostenibile e tempestivo che prevede l’istituzione del Fondo nazionale sperimentale per il loro rimborso». Come conta il Governo di sostenere l’attrazione degli investimenti esteri in Italia nel se ttore pharma? «Il settore farmaceutico rappresenta una delle eccellenze del made in Italy e riveste un ruolo strategico per l’economia nazionale, grazie a un tessuto industriale vivace e capillarmente diffuso sul territorio, costituito da grandi gruppi insieme a PMI, che nel 2024 hanno generato oltre 56 miliardi di euro di produzione e circa 54 miliardi di export. Il ddl delega recante il Testo Unico della Legislazione Farmaceutica, approvato dal CdM il 18 settembre scorso punta a riordinare e semplificare la normativa di riferimento, con l’obiettivo di rendere il quadro legislativo più chiaro, accorciare i tempi autorizzativi e favorire l’attrattività per gli investitori. Tra i principi guida previsti per l’attuazione della delega rientra anche l’aggiornamento o la revisione dei tetti di spesa del comparto, compresa una rivalutazione dei meccanismi di payback». ---End text--- Author: Paolo Bozzacchi Heading: Highlight: Il MUR ha stimato un fabbisogno di 30mila nuovi medici entro il 2030 Ogni euro speso in prevenzione ne fa risparmiare ben tre Image:misure previ nale sanit formazio alle car mite fo perme degli ticola cond to So te, se amm delle profes Nella foto Francesco Zaffini Rius i ragazz coltà di dei profe m -tit_org- Intervista a Francesco Zaffini - La ricetta di Zaffini «Una sanità attrattiva e più sostenibile» L’appello di Za?ni: «Una sanità più attrattiva e?ciente e sostenibile. Così rilanciamo il sistema» -sec_org- tp:writer§§ Paolo Bozzacchi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303246207326.PDF §---§ title§§ Testo Unico farmaceutica La riforma di Schillaci e Gemmato Un SSN più forte e regole certe per un'industria da 56 miliardi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303246307327.PDF description§§
Estratto da pag. 12 di "RIFORMISTA" del 03 Oct 2025
Dal riordino normativo ai nodi del payback, il provvedimento ridisegna regole e prospettive della ?liera: competitività industriale e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale si giocano nella stessa partita
pubDate§§ 2025-10-03T04:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303246307327.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303246307327.PDF', 'title': 'RIFORMISTA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303246307327.PDF tp:ocr§§ Testo Unico farmaceutica La riforma di Schillaci e Gemmato Un SSN più forte e regole certe per un’industria da 56 miliardi Dal riordino normativo ai nodi del payback, il provvedimento ridisegna regole e prospettive della filiera: competitività industriale e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale si giocano nella stessa partita L a legislazione farmaceutica italiana si prepara a cambiare pelle. Dopo decenni di interventi parziali e norme stratificate, il governo ha deciso di mettere ordine in un settore che vale miliardi e incide sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Il disegno di legge-delega approvato il 18 settembre dal Consiglio dei ministri e presentato al Ministero della Salute dal ministro Orazio Schillaci e dal sottosegretario Marcello Gemmato segna l’avvio di una riforma destinata a pesare sul piano politico ed economico. Oggi la normativa è un mosaico di oltre settecento disposizioni distribuite in cento provvedimenti, con effetti di sperequazione territoriale e incertezza per le imprese. «Era inaccettabile che la normativa fosse ancora legata a due regi decreti del 1934 e del 1938», ha ricordato Gemmato, rivendicando il percorso rapido che da maggio a settembre ha portato al via libera del governo. La cornice politica non è secondaria. Schillaci ha ribadito che «questa riforma non può diventare terreno di contrattazione per interessi di parte» e che il punto di riferimento resta l’interesse dei cittadini e la difesa del SSN pubblico. Gemmato ha parlato di “atto di legislatura”, voluto per rompere la logica dei provvedimenti spot. Il cuore del provvedimento è la revisione dei canali distributivi e della spesa, con attenzione al ruolo delle farmacie territoriali, spesso unico presidio nei piccoli comuni. Altro tassello è l’integrazione delle banche dati: tessera sanitaria, fascicolo elettronico ed ecosistema dati costituiranno un sistema unico, capace di restituire in tempo reale informazioni su prescrizioni e consumi, aprendo la strada a un uso mirato dell’intelligenza artificiale. Ma il Testo Unico non riguarda solo la sanità: è anche industria ed export. «Con 56 miliardi di produzione e 54 miliardi di export, l’Italia è il primo Paese europeo per manifattura farmaceutica e il quarto al mondo per esportazioni» ha ricordato Gemmato, sottolineando che «la filiera occupa quasi 200mila persone tra addetti diretti e indotto ed è tra i pochi comparti ad aver aumentato costantemente il saldo commerciale positivo negli ultimi dieci anni». Il nodo più delicato resta il payback: secondo il sottosegretario, nel 2024 lo sforamento della spesa ha raggiunto i 4 miliardi, con 2 miliardi a carico delle aziende. «Chi fa impresa ha bisogno di certezza sulle regole», ha avvertito, indicando la necessità di bilanciare esigenze dei bilanci regionali e aspettative degli investitori. C’è anche un profilo strategico. La pandemia ha mostrato la fragilità delle catene di approvvigionamento e la dipendenza europea da fornitori extra-UE per i principi attivi. Rafforzare la capacità produttiva nazionale significa ridurre la vulnerabilità del Paese e consolidare la sovranità farmaceutica europea. In questo senso, il Testo Unico si propone come cornice normativa per sostenere la politica industriale e valorizzare il ruolo dell’Italia nel mercato globale. La digitalizzazione e l’uso dell’intelligenza artificiale rappresentano un ulteriore elemento di attrattività per le imprese. L’ecosistema integrato di dati sanitari potrà infatti favorire la ricerca clinica e lo sviluppo di nuovi farmaci, offrendo strumenti di controllo della spesa più efficaci. Un modello che guarda non solo alla sostenibilità del SSN, ma anche alla possibilità di rendere l’Italia un hub competitivo per le multinazionali del settore. Il cammino, però, non sarà breve. I decreti attuativi dovranno arrivare entro il 31 dicembre 2026, con il contributo di cinque ministeri e il confronto con Parlamento, Regioni e associazioni. Gemmato ha annunciato anche una commissione di studio composta da giuristi e accademici per rafforzare i l lavoro legislativo. Molto dipenderà dalla capacità politica di mantenere intatta la portata innovativa della riforma, resistendo alle pressioni corporative. Se l’iter si concluderà con successo, il Testo Unico potrà davvero rappresentare quella “pietra miliare” evocata dai suoi promotori: uno strumento moderno e sostenibile, capace di coniugare salute pubblica e competitività industriale. ---End text--- Author: Ilaria Donatio Heading: Highlight: Image: -tit_org- Testo Unico farmaceutica La riforma di Schillaci e Gemmato Un SSN più forte e regole certe per un’industria da 56 miliardi -sec_org- tp:writer§§ Ilaria Donatio guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303246307327.PDF §---§ title§§ Servizi e forniture per gli ospedali: un mercato da 6 miliardi stretto tra caro energia ed e?cienza link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303245007330.PDF description§§ pubDate§§ 2025-10-03T04:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303245007330.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303245007330.PDF', 'title': 'RIFORMISTA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303245007330.PDF tp:ocr§§ Servizi e forniture per gli ospedali: un mercato da 6 miliardi stretto tra caro energia ed efficienza Efficienza energetica e continuità operativa: un settore da 6 miliardi che sostiene ogni giorno la sanità pubblica, tra consumi elevati, edifici vetusti e la leva strategica dei contratti con le ESCo V ale circa 6 miliardi di euro il mercato dedicato a energia, servizi tecnici, manutenzioni fabbricati e impianti per gli ospedali pubblici in Italia. Una cifra che fotografa il peso strategico di un comparto che va ben oltre la logistica sanitaria: si tratta infatti di servizi energetici, manutenzione impiantistica, illuminazione, riscaldamento, raffrescamento, sterilizzazione e alimentazione di apparecchiature che garantiscono la continuità operativa delle strutture sanitarie. Sono strutture al servizio di migliaia di pazienti, dipendenti e visitatori, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, determinando un alto consumo di energia: sanità e assistenza sociale, rappresentano più del 25% delle maggiori utenze di energia del settore pubblico italiano. Per lo più ci riferiamo a costruzioni avvenute principalmente nel periodo compreso tra il 1919 e il 1980, ben prima dell’introduzione della normativa relativa all’efficienza energetica degli edifici. Complessivamente il patrimonio del comparto della sanità e assistenza sociale è costituito – dati RSE - da circa 40 milioni di m2 per un totale di circa 9.700 unità catastali. La voce preponderante, in termini di superficie, è quella relativa alle strutture ospedaliere che in media registrano all’anno un consumo termico di 311 kWh/m2 e consumo elettrico di 246 kWh/m2; vale a dire l’equivalente di 2 mila abitazioni. Un ruolo centrale è giocato dai Contratti di Servizio Energia, strumenti che affidano a società specializzate (ESCo) la gestione degli impianti termici ed elettrici, incluse manutenzioni ordinarie e straordinarie. Gli investimenti – dalla sostituzione di caldaie e generatori di vapore alla riqualificazione dell’illuminazione, fino ai sistemi di automazione – vengono finanziati direttamente dalle ESCo e ripagati nel tempo con i risparmi energetici conseguiti. Un modello virtuoso che consente agli ospedali di contenere i costi senza gravare subito sui bilanci. Per il comparto delle forniture ospedaliere il nodo resta la capacità di conciliare sostenibilità economica e ambientale. «Gli ospedali sono il cuore pulsante del nostro Servizio sanitario nazionale – osserva Roberto Rossi, presidente di Assistal, l’Associazione di Confindustria che rappresenta le ESCo, le imprese di servizi energetici, di facility management e di manutenzione e gestione di impianti tecnologici - i servizi energetici integrati e gli interventi di efficientamento sono strumenti indispensabili per ridurre i costi e liberare risorse da destinare alla qualità dell’assistenza. Serve una strategia di sistema che metta insieme competenze, innovazione e investimenti. E scelte coerenti con le reali possibilità del Paese, quando ad esempio nel recepimento delle direttive europee, ci si attende un incremento notevole delle fonti rinnovabili nella fornitura di energia termica». Dal punto di vista impiantistico, la sostituzione del vettore energetico fossile – principalmente gas metano – con fonti rinnovabili come biometano, solare termico o pompe di calore, presuppone l’esistenza di infrastrutture oggi quasi totalmente assenti. La strada è tracciata: razionalizzare i consumi, diffondere le buone pratiche, potenziare i contratti di servizio energia e programmare investimenti coordinati (favorendo l’utilizzo dei PPP). Ma il tempo stringe: senza risposte sistemiche, l’energia rischia di diventare la variabile che erode la capacità stessa del servizio sanitario di garantire prestazioni adeguate. ---End text--- Author: Cesare Giraldi Heading: Highlight: Image: -tit_org- Servizi e forniture per gli ospedali: un mercato da 6 miliardi stretto tra caro energia ed e?cienza -sec_org- tp:writer§§ Cesare Giraldi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303245007330.PDF §---§ title§§ Dirigenti statali e infermieri, via libera ai contratti 2022/24 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303247007318.PDF description§§ pubDate§§ 2025-10-03T04:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303247007318.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303247007318.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303247007318.PDF tp:ocr§§ Dirigenti statali e infermieri, via libera ai contratti 2022/24 Pubblico impiego Aumenti medi da 558 euro per i vertici delle Pa e da 172 euro nella sanità ROMA Personale della sanità, dirigenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici e accordo quadro sui comparti. La riunione serale del consiglio dei ministri ha messo ieri il timbro anche su un ricco pacchetto di intese nel el pubblico impiego, portato dal ministro per la Pa Paolo Zangrillo. «Vogliamo garantire continuità contrattuale per valorizzare le nostre persone», ha commentato Zangrillo. L’esame finale è stato superato prima di tutto dai contratti 2022/24 del personale sanitario, frutto dell’accordo raggiunto il 18 giugno grazie al decisivo cambio di rotta del sindacato autonomo Nursing Up, e dei dirigenti delle Funzioni centrali, dopo la preintesa firmata il 29 luglio che aveva visto la prima spaccatura del fronte sindacale del «no» con la firma della Uil che aveva lasciato la sola Cgil all’opposizione. Nella riunione di ieri è stato dato poi il via libera al contratto 2019/21 della presidenza del Consiglio (aumenti da 168 euro al mese) e al nuovo accordo quadro sui comparti: che nella forma non cambia niente rispetto alla geografia seguita fin qui dalla contrattazione del pubblico impiego, ma nella sostanza libera la strada all’avvio dei negoziati per la tornata 2025/27 per tutti i comparti e le aree dirigenziali. Si partirà appena certificati i numeri aggiornati della rappresentatività sindacale, passaggio atteso il 4 novembre. Sempre a novembre dovrebbero arrivare in busta paga gli effetti degli altri due contratti, che entreranno in vigore dopo la firma definitiva all’Aran nei prossimi giorni. . Guardando alle dimensioni della platea interessata, l’intesa più importante è quella per il personale non dirigente della sanità. Riguarda più di 581mila persone fra infermieri, tecnici e amministrativi e vale oltre 1,5 miliardi a regime, che si traducono in un aumento medio mensile da 172 euro accompagnato da un arretrato una tantum intorno ai mille euro. In un comparto così differenziato però le medie dicono poco. Perché le voci su misura delle varie professionalità differenziano molto l’impatto sulla busta paga, che per gli infermieri dei pronto soccorso arriva a sfiorare i 517 euro (a regime dal 2026) in un calcolo esteso all’indennità specifica sbloccata dall’intesa. Per chi lavora al pronto soccorso il contratto prevede anche una nuova serie di tutele, legate in particolare al fenomeno delle aggressioni: in questi casi si introduce il patrocinio legale, l’obbligo di riconoscere il supporto psicologico al personale che lo richiede e la possibilità per l’azienda di costituirsi parte civile. Le medie hanno un valore relativo anche per la dirigenza della Pa centrale. Qui si parla di arretrati per 9.400 euro e 558 euro di aumento, che però nel caso dei dirigenti di prima fascia sale fino a 980 euro. Una bella spinta, che per chi occupa posizioni apicali si aggiunge agli spazi aperti dalla sentenza 135/2025 con cui la Consulta ha abolito il vecchio limite dei 255mila euro lordi annui. Ora il tetto è a 311mila euro, in via di aggiornamento verso quota 360mila; ma i criteri saranno differenziati in base al contenuto professionale dell’incarico se il Governo riuscirà in questa impresa. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Gianni Trovati Heading: Highlight: Approvato l’accordo per i negoziati 2025/27 Zangrillo: Garantiamo continuità per valorizzare le nostre persone Image: -tit_org- Dirigenti statali e infermieri, via libera ai contratti 2022/24 -sec_org- tp:writer§§ Gianni Trovati guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/10/03/2025100303247007318.PDF §---§