title§§ p i f link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/30/2025093003264407630.PDF description§§
Estratto da pag. 46 di "GAZZETTINO PADOVA" del 30 Sep 2025
Estratto da pag. 1 di "huffingtonpost.it" del 30 Sep 2025
di Valentina Nicolì O
pubDate§§ 2025-09-30T04:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/30/2025093003102407002.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/30/2025093003102407002.PDF', 'title': 'huffingtonpost.it'} tp:url§§ https://www.huffingtonpost.it/economia/2025/09/29/news/centrodestra_diviso_su_extraprofitti_e_rottamazione_forza_italia_punta_sulla_sanita-20149722/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/30/2025093003102407002.PDF tp:ocr§§ CONTENUTOPERGLI ABBONATI Manovra, il centrodestra non si mette d'accordo. Forza Italia: cinque miliardi sulla sanità di Valentina Nicoli In attesa de/ documento di finanza pubblica, che it governo dovrebbe passare alfe Camere a inizio ottobre. Forza Ita/fa e Lega litigano su extrapro fitti a ¡le banche e pace fiscale. Intanto Tajani propone di dirottare i 5 m if ¡ardi per fa rottamazione sulla sanità 29 Settembre 2025 alle 18:48 PARTECIPA ALLA CONVERSAZIONE In attesa che dal Consiglio dei ministri arrivi alle Camere, a inizio 11 canalla-duque ottobre, il documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), comice della prossima legge di bilancio, monta la polemica all'intemo della maggioranza. Gli attriti in chiaro, in particolare tra Lega e Forza Italia, ruotano soprattutto attorno al contributo dalle banche e alla pace fiscale, con la rottamazione delle cartelle esattoriali. Nelle pieghe dei botta e risposta, però, affiorano due parole su cui ancora la nebbia rimane fitta: salari e sanità. Uno dei mantra del governo alla vigilia dell'apertura ufficiale dei lavori sulla manovra è aiutare il ceto medio, parola d'ordine peraltro politicamente necessaria al centrodestra per consolidare la propria base di consenso. La misura di punta è il calo dell'aliquota Irpef dal 35% al 33% per i redditi fino a 50mila euro, con la possibilità di un ampliamento ai 6 Ornila euro. Una misura rispetto alla quale, ancora una volta, il viceministro al Mef Maurizio Leo specifica che bisogna vedere "come trovare le risorse perché tutto è legato a questo aspetto". L'operazione costerebbe infatti tra i 4 e i 5 miliardi di euro e riguarderebbe 13,5 milioni di contribuenti. Nel frattempo, però, il ministro Giancarlo Giorgetti scarta di lato e lancia un monito per nulla scontato. In Aula al Senato, qualche giorno fa, ha invitato "le parti datoriali private" a fare "anch'esse la loro parte" e a riconoscere "ai lavoratori aumenti stipendiali". Il governo, dal canto suo, non sembra intenzionato a fare un ripensamento sul salario minimo" che, nelle parole del sottosegretario al lavoro, il leghista Claudio Durigon, "sarebbe l'abbattimento dei salari verso il basso, dobbiamo dare più forza alla contrattazione collettiva ma lo si fa dando iniezioni positive non negative". Quel che è certo è che tra il 2019 e il 2024, come rilevato dall'Istat, il potere d'acquisto dei salari italiani si è eroso in modo significativo, perdendo circa il io, 5%, con un parziale recupero nel 2024 e nel 2025, non sufficiente però a compensare le perdite. Oggi l'Italia registra le cifre peggiori tra i paesi del G20, con un calo dell'8,7%. Il fiscal drag, inoltre, "ha eroso i redditi dei cittadini italiani per un ammontare stimato di oltre 25 miliardi di euro, solo parzialmente restituiti con le misure di politica fiscale", come si legge nell'ordine del giorno presentato dalle opposizioni (e bocciato) m sede di approvazione al Senato della risoluzione sul Dpfp. Ovviamente non sipossono fare i conti senza l'oste Confindustria. Emanuele Orsini ha risposto con cordiale cautela al fermo invito di Giorgetti, rivendicando il "bei lavoro" che le parti datoriali stanno facendo con i sindacati e il fatto che "noi siamo tra quelli che pagano meglio, si può fare di più e infatti abbiamo proposto contratti di produttività su cui stiamo ragionando perché quella è la via". Ma il numero uno di Confindustria ha sottolineato anche che per fare un raffronto con gli altri Paesi bisogna tenere conto "del costo fiscale del paese sulla busta paga al netto del lavoratore". Insomma, meno tasse come condizione per aumentare i salari. Chanto alla sanità, l'ha evocata Antonio Tajani in persona come strumento per rigettare l'ipotesi di una nuova rottamazione da 5 miliardi di euro su cui batte Matteo Salvini. "Piuttosto che fare la rottamazione delle cartelle", ha detto il segretario di Forza Italia, "allora è meglio spendere 5 miliardi per la sanità visto che ce n'è bisogno". E non sembra una frase buttata 11, visto che Paolo Barelli, capogruppo di F I alla Camera, ha dato maggiore sostanza alla proposta di Tajani. "L'Italia soffre una grave carenza di personale e strutture: servono almeno 10.000 medici e 20.000 infermieri in più solo per raggiungere la media europea", ha spiegato Barelli. "Abbiamo meno di 3 posti letto ogni 1.000 abitanti, contro i 4 della media Uè e i 5 della Germania. Questo pesa sulla pressione dei pronto soccorso, sui tempi delle visite specialistiche e sull'intero sistema sanitario". A certificare lo stato dell'arte non troppo incoraggiante della sanità italiana ci ha pensato anche la Fondazione Gimbe, che nel suo rapporto rileva come nel 2024 la spesa sanitaria pubblica in Italia si sia attestata al 6,3% del Pii, scendendo a 137,9 miliardi di euro, con una percentuale inferiore sia alla media Ocse (7,1%), sia a quella europea (6,9%). "Da anni è in corso un definanziamento della sanità pubblica. Bisogna invertire la tendenza già dalla prossima finanziaria", ha dichiarato qualche giorno fa all'Huff Post Walter Ricciardi, professore di Igiene all> Università Cattolica. Forza Italia pare intenzionata a perseguire questa strada, e a portare "le sue proposte agli alleati per condividerle. Il ministro Giorgetti mi ha confermato la sua sensibilità sui punti rappresentati da Forza Italia e ne parleremo nei dettagli", ha assicurato Barelli. Resta da vedere ßç che modo la "sensibilità" del titolare del Mef farà breccia tra le file di FI sul nodo banche, visto che Tajani ha detto chiaro e tondo che "finché Forza Italia sarà al governo, non ci saranno mai tasse sugli extraprofitti" (quelle che vorrebbe Salvini per finanziare la rottamazione). Probabilmente, anche in questo caso, la soluzione sarà lessicale. Il vicepremier forzista, infatti, ha anche specificato che "le banche possono dare un contributo, ma non esiste il concetto di extra profitti, non esiste alcuna base giuridica". Da questo "contributo" il governo spera di racimolare tra i 2,5 e i 3 miliardi di euro (Salvini punta a 5 miliardi), non si sa però bene ancora con quale formula, I colloqui con l'Abi sono ancora in corso. -tit_org- Manovra, il centrodestra non sì mette d'accordo. Forza Italia: cinque miliardi sulla sanità -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/30/2025093003102407002.PDF §---§ title§§ lntervista a Giovanni Grasso - «Ambulatori nei weekend e aperti anche di sera per rilanciare la sanità» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/30/2025093003187107701.PDF description§§
Estratto da pag. 37 di "NAZIONE AREZZO" del 30 Sep 2025
Estratto da pag. 15 di "NUOVA DEL SUD" del 30 Sep 2025
Estratto da pag. 1 di "quotidianodelsud.it" del 30 Sep 2025
Estratto da pag. 13 di "AVVENIRE" del 30 Sep 2025
Estratto da pag. 8 di "DUBBIO" del 30 Sep 2025
Un'ordinanza del Tribunale di Milano porta davanti alla Corte Costituzionale il sistema discriminatorio che ostacola l'accesso gratuito alle cure ai più fragili
pubDate§§ 2025-09-30T03:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/30/2025093001764505799.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/30/2025093001764505799.PDF', 'title': 'DUBBIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/30/2025093001764505799.PDF tp:ocr§§ IL CONTRIBUTO DI 2MILA EURO CHIESTO A CHI NON PUÒ LAVORARE È straniero, invalido e deve pagare se vuole curasi: il caso alla Consulta Diritto alla salute: il paradosso della “tassa” per stranieri disabili Un’ordinanza del Tribunale di Milano porta davanti alla Corte Costituzionale il sistema discriminatorio che ostacola l’accesso gratuito alle cure ai più fragili ANCHE CHI LAVORAVA REGOLARMENTE IN ITALIA, DEVE PAGARE UN CONTRIBUTO DI 2MILA EURO PER IL SERVIZIO SANITARIO QUANDO L’INVALIDITÀ GLI IMPEDISCE DI MANTENERE L’IMPIEGO DAMIANO ALIPRANDI A PAGINA 12 U na recente ordinanza del Tribunale di Milano, firmata dalla dottoressa Paola Ghinoy, ha il sapore di quelle decisioni che segnano uno spartiacque nella storia del diritto. Non tanto per la sua complessità tecnica, quanto per la cruda verità che mette a nudo: nel nostro Paese esistono persone che, pur essendo regolarmente autorizzate a soggiornare, non usufruiscono dell’assistenza sanitaria gratuita. Sono gli stranieri con disabilità, titolari di permesso per “residenza elettiva”, che dal 2024 devono pagare 2mila euro l’anno per accedere al Servizio Sanitario Nazionale. La cifra non è casuale. È il risultato di una modifica legislativa che ha quintuplicato il contributo minimo richiesto, trasformando quello che era già un ostacolo in una vera e propria barriera invalicabile per chi sopravvive con una pensione di invalidità di poche migliaia di euro l’anno. UNA DISCRIMINAZIONE “PERFETTA” I protagonisti di questa vicenda sono due uomini, un cittadino egiziano e uno pakistano, entrambi divenuti disabili dopo aver lavorato regolarmente in Italia per anni. Il primo, affetto da sindrome schizoaffettiva e problematiche spinali, aveva lavorato dal 2003 al 2012 prima che la malattia lo rendesse totalmente inabile. Il secondo, pakistano, aveva un permesso per motivi umanitari dal 2009 e aveva lavorato fino al 2022, quando una lesione midollare lo ha reso paraplegico. Entrambi avevano accesso gratuito al Servizio Sanitario Nazionale quando erano abili al lavoro. Entrambi lo hanno perso nel momento in cui ne avevano più bisogno: quando la disabilità li ha resi completamente dipendenti dalle cure mediche. Il meccanismo è diabolico nella sua perfezione: proprio la condizione che rende indispensabili le cure sanitarie è quella che ne impedisce l’accesso gratuito. Come spiega chiaramente l’ordinanza, questi stranieri «non sono stati soggetti all’iscrizione obbligatoria nel 2024 proprio in conseguenza della loro sopravvenuta condizione di disabilità, avendo potuto invece godere dell’iscrizione obbligatoria in precedenza, nel periodo in cui, abili al lavoro, erano titolari di un permesso di soggiorno per lavoro». L’ESCLUSIONE CHE SFIDA LA LOGICA L’articolo 34 del Testo Unico sull’Immigrazione disegna una mappa dell’accesso alle cure che sembra seguire una logica precisa, ma che alla prova dei fatti rivela contraddizioni profonde. L’iscrizione obbligatoria e gratuita spetta a chi ha permessi per lavoro, famiglia, protezione internazionale, cure mediche. Il permesso per “residenza elettiva”, invece, relega chi lo possiede nell’area dell’iscrizione volontaria a pagamento. La ratio della distinzione dovrebbe essere chiara: l’iscrizione gratuita per chi ha un legame stabile con l’Italia (lavoratori, familiari) o particolari esigenze di tutela (rifugiati, chi ha bisogno di cure). Ma cosa accade quando il permesso per residenza elettiva viene rilasciato proprio a chi aveva un permesso per lavoro o famiglia e lo ha dovuto convertire a causa della sopravvenuta disabilità? Si crea quello che il Tribunale definisce un “paradosso”: persone che hanno dimostrato il proprio radicamento sul territorio italiano, che hanno contribuito al sistema produttivo e fiscale, vengono private dell’accesso gratuito alle cure proprio quando ne hanno più bisogno. E questo non per una scelta del legislatore consapevole delle conseguenze, ma per l’applicazione meccanica di una norma che non considera le specificità della disabilità. I numeri raccontano storie che le parole faticano a descri vere. Il cittadino egiziano ha un reddito annuo di 18.816 euro, principalmente dalla pensione di invalidità. Per lui, i 2mila euro di contributo rappresentano oltre il 10% del reddito totale. Il cittadino pakistano ha un reddito di 15.936 euro: per lui la percentuale sale al 12,5%. Ma c’è un dettaglio che rende il quadro ancora più amaro. Se questi stessi cittadini fossero italiani, con lo stesso reddito da pensione di invalidità, non pagherebbero nulla per l’accesso al servizio sanitario. L’articolo 63 della legge 833/1978 prevede infatti l’esenzione dal contributo per chi non è tenuto alla presentazione della dichiarazione dei redditi, categoria che include i percettori di sole pensioni di invalidità. La discriminazione, dunque, non è solo tra stranieri regolari e irregolari, o tra stranieri con diversi titoli di soggiorno. È una discriminazione che si stratifica, creando gerarchie di accesso alle cure che hanno come unico discrimine la nazionalità. A parità di condizione economica e sanitaria, il cittadino italiano non paga nulla, lo straniero deve versare un terzo del proprio reddito. IL DIRITTO ALLA SALUTE COME PRIVILEGIO DI CITTADINANZA L’ordinanza del Tribunale di Milano tocca uno dei nodi più profondi del rapporto tra diritti fondamentali e cittadinanza. L’articolo 32 della Costituzione proclama che la Repubblica “tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo” e “garantisce cure gratuite agli indigenti”. Non parla di cittadini, ma di individui. Non distingue per nazionalità, ma solo per condizione economica. Eppure la legislazione ordinaria ha costruito un sistema in cui l’accesso gratuito alle cure dipende dal colore del passaporto e dal tipo di permesso di soggiorno. Un sistema in cui, come nota amaramente il Tribunale, lo straniero regolare può trovarsi in condizioni peggiori dello straniero irregolare, che almeno ha diritto alle “cure urgenti ed essenziali” di cui all’articolo 35 del TUI. È qui che la discriminazione rivela la sua natura più iniqua: lo straniero senza permesso di soggiorno può accedere gratuitamente al pronto soccorso per un infarto, lo straniero regolare con disabilità deve pagare 2mila euro per una visita oncologica di controllo. L’ordinanza pone alla Corte Costituzionale due questioni alternative. La prima, principale, chiede di dichiarare illegittimo l’articolo 34 comma 1 del TUI nella parte in cui non prevede l’iscrizione obbligatoria per i titolari di permesso per residenza elettiva derivante da conversione di precedente titolo e attribuito per percezione di prestazione di invalidità. La seconda, subordinata, mira all’articolo 34 comma 3, chiedendo di eliminare il contributo minimo fisso di 2mila euro e tornare al sistema proporzionale al reddito effettivo. La decisione del Tribunale di Milano non è isolata. Le associazioni ASGI, APN, NAGA ed Emergency stanno promuovendo cause simili in tutta Italia, costruendo un fronte giudiziario che mira a scardinare una delle discriminazioni più evidenti del nostro ordinamento. La Corte Costituzionale si troverà davanti a una questione che tocca equilibri delicati tra tutela dei diritti fondamentali, sostenibilità economica del sistema sanitario e discrezionalità del legislatore in materia di immigrazione. Ma difficilmente potrà ignorare l’evidenza di una discriminazione che colpisce i più vulnerabili nel momento del maggior bisogno. ---End text--- Author: DAMIANO ALIPRANDI Heading: ANCHE CHI LAVORAVA REGOLARMENTE IN ITALIA, DEVE PAGARE UN CONTRIBUTO DI 2MILA EURO PER IL SERVIZIO SANITARIO QUANDO L’INVALIDITÀ GLI IMPEDISCE DI MANTENERE L’IMPIEGO Highlight: Image: -tit_org- È straniero, invalido e deve pagare se vuole curasi: il caso alla Consulta Diritto alla salute: il paradosso della “tassa” per stranieri disabili -sec_org- tp:writer§§ DAMIANO ALIPRANDI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/30/2025093001764505799.PDF §---§ title§§ Caos medici, slitta il profilo sintetico dei pazienti link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/30/2025093001764005794.PDF description§§
Estratto da pag. 11 di "SOLE 24 ORE" del 30 Sep 2025
Estratto da pag. 14 di "SOLE 24 ORE" del 30 Sep 2025
Di —a p..14
pubDate§§ 2025-09-30T03:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/30/2025093001764705797.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/30/2025093001764705797.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/30/2025093001764705797.PDF tp:ocr§§ progetto cuore un nuovo modello di cura per il malato di Massimo Massetti —a p. 14 Un modello nuovo per curare le malattie cardiovascolari Sanità d’eccellenza Massimo Massetti P er secoli la salute delle persone è stata affidata alla sapienza del medico, alla sua conoscenza della medicina ma anche del malato grazie al suo intuito e saggio buonsenso. Il progresso scientifico e la tecnologia sono stati di grandissimo aiuto soprattutto negli ultimi decenni e hanno permesso traguardi inimmaginabili fino a qualche anno fa. Insieme alle grandi conquiste, la medicina moderna ha tuttavia condotto a una sempre maggiore specializzazione delle competenze e, con esse, anche a una crescente frammentazione della cura vissuta spesso dai malati come un percorso ad ostacoli, tra le liste di attesa per semplici esami diagnostici o le difficoltà per il ricovero in ospedale. E dunque nel nostro Paese viviamo un’epoca dove l’invecchiamento progressivo della popolazione e l’aumento dei flussi migratori creano crescenti bisogni sanitari che minano la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale. Non a caso, le difficoltà di accesso alle cure soprattutto nelle periferie e al di fuori dei centri urbani, la mancanza di un vero riferimento nei diversi momenti della cura (esami, terapie e ricoveri) creano tensione e insofferenza crescente nei malati e nelle loro famiglie. Al malessere dei malati si aggiunge quello del personale sanitario, medici e infermieri, chiamati a sostenere ritmi di lavoro stressanti, talvolta insostenibili. Contemporaneamente, e non è una contraddizione, è proprio il Servizio Sanitario Nazionale che regge grazie alla passione e allo spirito di sacrificio di chi ci lavora e ci tiene a mantenere un modello di assistenza pubblico, pressoché unico al mondo, basato sui principi di Universalità (Salute per tutti), Equità (Uguale accesso per uguali bisogni) e Gratuità (Salute bene universale non vendibile). Ma, di fronte ai grandi cambiamenti intervenuti in poco meno di 50 anni, tale modello non è più sostenibile senza una profonda rivisitazione di sé stesso. Non parlo di riforma perché di solito le riforme vengono associate a quelle istituzionali, oppure suscitano forti diffidenze in virtù del retro-pensiero che qualcuno ci rimetta: qui si tratta di andare alla radice, di capire che il modello attuale di cura, fondato sulla successione di singole prestazioni, non è più sostenibile economicamente e lascia ormai fuori alcuni milioni di persone che rinunciano a curarsi (problema potenzialmente esplosivo, dalle conseguenze sociali non prevedibili). Il ricorso alla sanità a pagamento aggrava il divario tra chi può garantirsi la salute e chi no in un circolo vizioso che non sembra arrestarsi nemmeno dopo i recenti incrementi del finanziamento pubblico e le misure in favore delle politiche sanitarie. Insieme a tantissimi colleghi stiamo lavorando per proporre una soluzione che intervenga sulla causa della crisi sanitaria e non solo sulle sue conseguenze: è necessario cambiare il paradigma della cura spostandola dalla prestazione all’intero problema di salute. Questo significa nuovi modelli organizzativi integrati nelle cure mediche e un’organizzazione che prende in cura la persona malata in tutti i suoi disagi, non soltanto quelli causati dalla malattia in quel momento prevalente. I passi in avanti sono rilevanti: come è noto, la legge di bilancio 2024 con i decreti attuativi in via di approvazione, ha dato la possibilità alle Regioni di sperimentare nuovi modelli organizzativi basati proprio su tale paradigma e, contemporaneamente, il Ministero della Salute ha attivato un Tavolo tecnico su queste tematiche. È in questo contesto che si inserisce il progetto C.U.O.R.E. (Cardiovascular Unique Offer Reingeenered) che la Fondazione Policlinico Gemelli, insieme all’Istituto Toniolo e all’Università Cattolica, realizza in collaborazione con la Fondazione Roma, da sempre all’origine di opere uniche nel contesto socio-sanitario. C.U.O.R.E. rappresenta un progetto innovativo nella struttura e nella funzione che trasforma la cura per le malattie cardiovascolari grazie a tecnologie di ultima generazione ma soprattutto attraverso il nuovo modello organizzativo centrato sul malato e in continuità con il territorio. L’obiettivo è proprio quello di superare il sistema tradizionale che frammenta i percorsi di cura, per offrire invece un’esperienza integrata, personalizzata, efficiente ed efficace, offrendo una soluzione reale alla crisi sanitaria che stiamo vivendo poiché i risultati già sperimentati diminuiscono sia l’indice di mortalità dei pazienti sia la spesa. Direttore del Dipartimento di Scienza Cardiovascolare del Policlinico Gemelli © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: massimo massetti Heading: Highlight: Image: -tit_org- Un nuovo modello di cura per il malato Un modello nuovo per curare le malattie cardiovascolari -sec_org- tp:writer§§ Massimo Massetti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/30/2025093001764705797.PDF §---§ title§§ Schillaci male anche sulle liste d'attesa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/30/2025093001764105795.PDF description§§
Estratto da pag. 22 di "VERITÀ" del 30 Sep 2025
Estratto da pag. 11 di "VERITÀ" del 30 Sep 2025
Uno studio coreano ha rilevato che, a tre mesi dalla puntura, gli immunizzati colpiti da cancro erano il doppio rispetto ai «no vax». La Fondazione del finanziatore di sieri lo liquida imputando tutto a fumo, alcol e caldo
pubDate§§ 2025-09-30T03:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/30/2025093001764405798.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/30/2025093001764405798.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/30/2025093001764405798.PDF tp:ocr§§ Lo studio: tumori in aumento dopo i vaccini In Sud Corea un’imponente indagine ha coinvolto quasi 3 milioni di persone. Risultato: la somministrazione dei farmaci anti Covid coincide con la crescita di cancri a tiroide, polmone, stomaco, seno, prostata e colon «Più tumori dopo il vaccino Covid» Ma Gates & C. danno la colpa al clima Uno studio coreano ha rilevato che, a tre mesi dalla puntura, gli immunizzati colpiti da cancro erano il doppio rispetto ai «no vax». La Fondazione del finanziatore di sieri lo liquida imputando tutto a fumo, alcol e caldo n Un gruppo di ricercatori di Seul ha rilevato che, a tre mesi dal vaccino contro il Covid, la popolazione immunizzata è stata colpita dal doppio dei tumori rispetto a quella dei cosiddetti «no vax». Neoplasie che hanno interessato stomaco, polmone, seno, tiroide, colon e prostata. Ma, ancora una volta, la Fondazione di Bill Gates liquida tutto dando la colpa a fumo, alcol e surriscaldamento. a pagina 11 n «C ons iderando il rischio sign if icativam ente più elevato di tumore allo stomaco negli individui vaccinati rispetto ai non vaccinati, i medici dovrebbero dare priorità al monitoraggio della possibile insorgenza di questo cancro in relazione alle dosi di richiamo del Covid-19». Il ministero della Salute e le associazioni mediche che continuano a raccomandare nuovi inoculi dovrebbero leggersi questa e altre conclusioni a cui è giunto un gruppo di ricercatori di Seul, che hanno appena pubblicato sulla piattaforma Bmc di Spinger Nature un ampio studio retrospettivo condotto sulla popolazione in Corea del Sud. Avevano a disposizione il database dell’assicurazione sanitaria nazionale e hanno rilevato un aumento dello sviluppo di tumori nei vaccinati contro il Covid. Analizzando l’incidenza del cancro (numero cumulativo di soggetti colpiti da neoplasia) in un anno dalla vaccinazione, dopo 90 giorni risultava il doppio nei vaccinati: 10 su 10.000 rispetto ai 5 su 10.000 nei non vaccinati. A 180 giorni, l’incidenza era di 22 vaccinati su 10.000 colpiti da tumore rispetto ai 14 senza dosi di vaccino (dati cumulativi); dopo 270 giorni, i vaccinati con cancro erano 32 rispetto ai 24 non vaccinati; a 360 giorni avevano una neoplasia 43 vaccinati rispetto ai 34 che non si erano mai fatti inoculare una dose. Lo studio è stato condotto su una larga fetta della popolazione coreana. Utilizzando il Propensity score matching (Psm), tecnica statistica per ridurre i bias di selezione nella stima degli effetti del trattamento, i ricercatori alla fine hanno incluso un totale di 2.975.035 individui con un’età media di 44 anni, dei quali 1.385.745 maschi (46,58%) e 1.589.290 femmine (53,42%). I vaccinati erano 2.380.028, i non vaccinati 595.007. Quanto al tipo di vaccino, per la prima e la seconda dose 1.928.363 individui (81,02%) avevano ricevuto solo quelli a mRna. Gli Ha2ard ratio (Hr), che esprimono il rapporto tra rischi nelle analisi di sopravvivenza in un gruppo di soggetti trattati rispetto ad un altro di non trattati, nei vaccinati dopo un anno erano aumentati significativamente (con un intervallo di confidenza al 95%) relativamente a 6 tumori: tiroide, polmone, stomaco, mammella, prostata, colonretto. L’incidenza cumulativa più elevata (48, 40) è stata riscontrata nelle donne a un anno dalla vaccinazione contro il Covid. In termini di tipo di vaccino, i vaccini a vettore virale (come Astrazeneca o Janssen di Johnson & Johnson) sono stati associati a un aumento del rischio di tumori alla tiroide, allo stomaco, al colon-retto, ai polmoni e alla prostata; i vaccini a mRna a un aumento del rischio di tumori alla tiroide, al colon-retto, ai polmoni e alla mammella; e la vaccinazione eterologa è stata correlata a un aumento del rischio di tumori alla tiroide e alla mammella. «La popolazione relativamente più giovane (individui sotto i 65 anni) era più vulnerabile ai tumori alla tiroide e alla mammella; al contrario, la popolazione più anziana (75 anni e oltre) era più suscettibile al cancro alla prostata». Per le dosi di richiamo, sono stati considerati 1.067.688 indi vidui con un’età media di 46 anni, 425.055 dei quali maschi (39,81%) e 642.633 femmine (60,19%). La dose principale della vaccinazione di richiamo era BNT162b2 di Pfizer (623.688 individui, 87,62%). «Le dosi di richiamo hanno influenzato sostanzialmente il rischio di tre tipi di cancro nella popolazione vaccinata: tumori gastrici e pancreatici», evidenzia lo studio. Le associazioni osservate tra la vaccinazione contro il Covid e l’incidenza del cancro per età, sesso e tipo di vaccino, rendono «necessarie ulteriori ricerche per determinare se specifiche strategie di vaccinazione possano essere ottimali per le popolazioni», ritenute a rischio o fragili, concludono gli studiosi coreani. La correlazione va approfondita. Tutto il contrario di quanto fa la rivista scientifica The Lancet, che pochi giorni fa ha riportato lo studio dei Global burden of disease (Gbd) 2023 Cancer Collaborators, supportato dalla Fondazione Gates. «L’incidenza globale del cancro è elevata e in aumento, e si prevede che continuerà ad aumentare fino al 2050», dichiarano i ricercatori. L’accento è posto sul fumo, associato al cancro ai polmoni e «questo fattore di rischio potrebbe potenzialmente essere ridotto attraverso politiche mirate». Così pure l’elevato consumo di alcol e l’obesità; il cancro cervicale, collegato a papillomavirus umano ad alto rischio, «e iniziative di vaccinazione hanno il potenziale di ridurlo», viene spiegato. Inoltre «i cambiamenti climatici in tutto il mondo potrebbero ulteriormente alterare l’esposizione ai fattori di rischio per il cancro e altre malattie non trasmissibili nei prossimi anni», è l’avvertimento uscito sulla rivista. Zero riferimenti alle vaccinazioni Covid, l’unica annotazione è «ci auguriamo di poter comprendere l’effetto del Covid sul cancro in analisi future, man mano che questi dati diventeranno più disponibili nel tempo». ---End text--- Author: PATRIZIA FLODER REITTER Heading: Highlight: Le neoplasie hanno interessato stomaco, polmone, tiroide, mammella e prostata Le conclusioni sono un monito a chi continua a suggerire le inoculazioni Image: -tit_org- Lo studio: tumori in aumento dopo i vaccini «Più tumori dopo il vaccino Covid» Ma Gates & C. danno la colpa al clima -sec_org- tp:writer§§ PATRIZIA FLODER REITTER guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/30/2025093001764405798.PDF §---§