title§§ «Mai così a rischio il Servizio sanitario» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801669004954.PDF description§§

Estratto da pag. 16 di "AVVENIRE" del 28 Sep 2025

Rosy Bindi: ma possiamo ancora permeltercelo comballendo definanziamento, autonomia eprivatizzazioni

pubDate§§ 2025-09-28T05:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801669004954.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801669004954.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801669004954.PDF tp:ocr§§ L’ANALISI «Mai così a rischio il Servizio sanitario» Rosy Bindi: ma possiamo ancora permettercelo combattendo definanziamento, autonomia e privatizzazioni L a corsa alla privatizzazione che strizza l’occhio a fondi e assicurazioni, lo spezzettamento nei tanti sistemi regionali che guardano al libero mercato - e che viene accentuato dall’autonomia differenziata -; e, soprattutto, la riduzione dei finanziamenti: eccoli i mali del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Mai coguale sì lontano dai principi dettati dalmette la Costituzione, che ne hanno ispirato la nascita (1978); mai coel sì vicino a tradire il suo stesso geegie noma che poggia su universalio la tà, equità, globalità di assistenza, nome e finanziamento attraverso la fiscalità generale. L’Sos a difesa del Ssn che, pure, continua a garantire prestazioni giudicate tra le migliori al mondo, è Rosy Bindi, ministro della Sanità dal 1996 al 2000. Porta la sua firma il libro Una sanità uguale per tutti. Perché la salute è un diritto (Solferino, 174 pagine, 16,50 euro): una fotografia dei passi che hanno portato il nostro Paese a dotarsi di un sistema unico e ambizioso, copiato e complesso, che arriva dopo un cinquantennio fatto di riforme, controriforme, leggi e decreti. Bindi, in questo percorso, ha scritto una pagina importante: fu lei a vergare il decreto legislativo 229 del 1999. Una sorta di risposta alla cosiddetta “controriforma” del 1992 voluta dall’allora ministro Francesco De Lorenzo, e che, spiega Bindi, mise in discussione la legge istitutiva del 1978 firmata dalla ministra Tina Anselmi, minandone le fondamenta con la volontà di aprire alle privatizzazioni. La misura di Rosy Bindi del ‘99 mirava a tornare al disegno originario, ben distante dall’«iniquo sistema ibrido dei mercati». Uno dei quali, quello della «spesa privata intermediata, gestita da fondi, casse mutue e assicurazioni», avverte Bindi, si avvia a costituire, per il governo Meloni, la «“seconda gamba” dell’assistenza sanitaria, un sistema parallelo al Ssn ma finanziato dalle famiglie». Il libro offre una disamina di tutta la spesa del Ssn, da quella farmaceutica ai rimborsi destinati alle grandi holding del settore. In un continente che invecchia, l’Italia lo fa anche di più, scrive Bindi, ma l’aumento dell’aspettativa di vita «è compromesso non solo dall’aumento della povertà ma anche dalla diffusione di malattie croniche». E allora la cura delle fragilità è centrale. Lo è ancora di più quando si parla di risorse della non autosufficienza, che investe quasi 4 milioni di cittadini. In questo contesto, l’assistenza domiciliare stenta a decollare e le prestazioni offerte sono «del tutto insufficienti»; inoltre, la legge 33 del 2023 sulla non autosufficienza «deve essere completata», e ci sono solo «pochi soldi per pochissimi disabili». Le risorse economiche sono al centro del lavoro di Rosy Bindi perché è dal rifinanziamento del Ssn, secondo l’ex ministra, che dipende il suo rilancio. Emblematiche in tal senso alcune tabelle che riassumono la spesa sanitaria, passata dai 110 miliardi del 2014 ai 138 del 2024; numeri che farebbero pensare ad una robusta iniezione di investimenti se non fosse da rapportare alla percentuale del Pil, passata dal 6,70 di 11 anni fa, al 6,30 dell’anno scorso. Ben distanti, cioè, da quanto occorrerebbe. Capitolo a parte l’autrice lo dedica al “caso Di Bella”, che prende il nome dal fisiatra modenese, scomparso nel 2003, che proponeva una multiterapia con più molecole per curare il cancro ma che non ebbe riscontri nella sperimentazione avviata dal ministero nel 1998. Ogni drammatico passaggio di quanto accadde tra il ’97 e il ’98, viene ricostruito dall’allora ministra che racconta un contesto in cui «la razionalità del metodo scientifico fu declassata a mera opinione». Una storia che sembra ripetersi: «Oggi la comunità scientifica mondiale deve fare i conti con le ricadute delle politiche sovraniste e del populismo tecnocratico», mentre «il governo Meloni, con una decisione scandalosa, ha schierato l’Italia al fianco dell’America di Trump e del suo min istro No Vax sui temi della salute globale». Il Covid sembra non aver insegnato nulla... ---End text--- Author: VITO SALINARO Heading: Highlight: Nel libro “Una sanità uguale per tutti”, l’ex ministra mette in guardia dalla logica del profitto e indica le strategie di rilancio, 26 anni dopo la riforma che porta il suo nome Image: -tit_org- «Mai così a rischio il Servizio sanitario» -sec_org- tp:writer§§ VITO SALINARO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801669004954.PDF §---§ title§§ Senza un vero umanesimo della cura non c'è futuro per la salute e la sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801669104955.PDF description§§

Estratto da pag. 19 di "AVVENIRE" del 28 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-28T05:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801669104955.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801669104955.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801669104955.PDF tp:ocr§§ La necessità di un ripensamento del settore, oltre la logica economica SENZA UN VERO UMANESIMO DELLA CURA NON C’È FUTURO PER LA SALUTE E LA SANITÀ I l recente documento del Partito Democratico “Per il diritto alla salute, per la sanità pubblica, dalla mobilitazione alle proposte” coglie nel segno quando afferma che occorre «produrre una svolta nelle politiche pubbliche», come confermano anche i tanti documenti stilati da esperti e operatori negli ultimi anni, che indicano la necessità di un ripensamento profondo del settore. È come dire che, di fronte ad una complessità inedita, data da una società sempre più fragile (per invecchiamento, denatalità, solitudini, disagio psichico), una politica in crisi (per disaffezione, tendenze autarchiche, egoismi, conflittualità sterile), e un pianeta in sofferenza (per crisi climatica e rischi sociali e ambientali di salute e malessere), i paradigmi tradizionali non funzionano più. E non possiamo sperare di uscire dalla crisi attraverso le consuete logiche economiche, finanziarie e burocratiche, che tanti mali hanno prodotto in termini di disattenzione per le reali esigenze delle persone e delle comunità, per i quali salute, malattia e cura non sono atti burocratici e fonti di spesa, ma eventi di senso e di relazione, che richiedono approcci intersettoriali e dinamici. Occorre quindi ribaltare l’approccio dominante e partire dalla considerazione dei segnali provenienti dalla realtà sociale, in particolare dalle esperienze di associazionismo e cittadinanza attiva, pratiche di buona cura, budget di salute, medicina e welfare di comunità e territorio, che tentano di operare nella direzione di una cura umanizzata centrata sulla relazione terapeutica, sulle interconnessioni tra istituzioni e soggetti di offerta, su One Health e sulla salute in tutte le politiche. Tutti i più recenti contributi sul tema della sanità puntano il dito sulla situazione infermieristica. Secondo la Ragioneria dello Stato la carenza numerica di infermieri in Italia è di almeno 65 mila unità, con 6 infermieri per mille abitanti, a fronte dei 12 di Usa e Germania, e tuttavia le iscrizioni ai corsi di laurea di infermieristica, invece di crescere, stanno crollando (del 52% tra 2010 e 2014). Non si è capito in sostanza che, oltre alla pesantezza delle mansioni e alla modestia delle retribuzioni, giocano un ruolo cause più profonde legate alla crisi di identità della professione infermieristica, sottoposta a stress enormi in termini di problematiche umane e sociali da affrontare e di contrazione degli spazi e dei tempi di relazionalità e di cura vera. Dopo alcune attenzioni dedicate al tema in epoca di Covid, cioè in un frangente di natura eccezionale, ci voleva un film di recente uscita nelle sale (L’ultimo turno) con il quale la regista svizzera Petra Volpe mette a fuoco il dramma umano di una infermiera lacerata dallo scontro tra le esigenze della relazione terapeutica e le logiche disumanizzanti, per chiarire i termini della questione. Dal punto di vista del rapporto tra condizioni di vita e salute, la recente pubblicazione di un Rapporto sulle solitudini a cura dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (From Loneliness to Social Connection) pone sul tappeto dati e considerazioni molto interessanti, con stime aggiornate in termini di morti evitabili in ambito cardio-vascolare, di diabete e di malattia mentale, nonché di costi aggiuntivi per le famiglie e per le strutture sanitarie a seguito dell’isolamento sociale. Un vero rilancio del settore potrà avvenire solo se l’immissione di maggiori risorse e la riorganizzazione dei servizi, pur necessari, specie in Italia, saranno accompagnati da una rinnovata centralità delle proposte in tema di superamento delle forme di isolamento sociale e di cura burocratizzata. Anche nel caso delle liste di attesa e del diritto di accesso alle cure, sono le relazioni di cura umanizzate e quelle che si dispiegano all’interno delle reti familiari, comunitarie e associative a far sì che, nonostante tutto, l’Italia si segnali per un buon livello di speranza di vita e di contrasto delle patologie più invalidanti e pericolose rispetto ad altri paesi simili al nostro. Bene fa quindi il documento del Pd a proporre la valorizzazione del ruolo degli Enti Locali con adeguate forme di partecipazione dal basso, coinvolgimento delle associazioni dei pazienti e del Terzo Settore e l’apertura di spazi di consultazione e programmazione, in un’ottica di attenzione al territorio, alla prossimità e alla rete delle cure primarie. Ma appare per ora davvero arduo immaginare che sulla base delle proposte in circolazione e degli investimenti previsti si possa riuscire a modificare il modello di intervento, senza mettere mano, oltre che ai finanziamenti e alle strutture, alla filosofia alla base di un nuovo paradigma altamente umanistico e relazionale, da inserire nella programmazione e nella formazione degli operatori e della dirigenza. Un approccio richiamato dagli osservatori più attenti e sensibili da molto tempo: rispetto alla storia dell’umanità, nella quale la cura si è sempre basata sulla relazione tra curato e curante e tra comunità e individui; nell’ambito delle riflessioni socio-antropologiche più recenti sull’esistenza di un sistema “psico-somato-ambientale” alla base di benessere e salute; e nella realtà dei successi ottenuti nelle situazioni di emergenza sanitaria, ogni qual volta si sono messe in campo risorse di solidarietà tra generazioni e territori e supporti alle forme di cura altamente relazionali. ---End text--- Author: CARLA COLLICELLI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Senza un vero umanesimo della cura non c’è futuro per la salute e la sanità -sec_org- tp:writer§§ CARLA COLLICELLI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801669104955.PDF §---§ title§§ Banche e rottamazione, scintille tra FI e Lega Tajani: i fondi alla sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801668204962.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "CORRIERE DELLA SERA" del 28 Sep 2025

Il muro degli azzurri sugli extraprofitti: mai con noi al governo

pubDate§§ 2025-09-28T05:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801668204962.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801668204962.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801668204962.PDF tp:ocr§§ Banche e rottamazione, scintille tra FI e Lega Tajani: i fondi alla sanità Il muro degli azzurri sugli extraprofitti: mai con noi al governo DALLA NOSTRA INVIATA TELESE (BENEVENTO) Un’Europa che sappia difendere libertà e valori fondanti ma che necessariamente cambi le proprie regole. A partire da quella sul voto all’ unanimità che va abolito, come chiese anche «nell’ultimo comizio prima di morire» Silvio Berlusconi. È nel ricordo del fondatore del partito che il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani, dal palco della festa di Forza Italia a Telese, invoca un radicale cambio di passo dell’Ue. Forte del sostegno personale incondizionato rimarcato, via videomessaggio, dai numeri uno del Partito Popolare europeo, il presidente Manfred Weber e la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. E pronto a rivendicare la stessa «azzurra libertà», come canta l’inno, con gli alleati. In particolare con la Lega di Matteo Salvini che ieri ha rilanciato l’idea di un contributo da 5 miliardi sugli extraprofitti da chiedere alle banche per «sostenere famiglie, artigiani, commercianti e imprese». Proposta respinta con durezza in queste giornate pre-elettorali che hanno visto più volte confrontarsi a distanza Lega e FI in guerra per chi debba contare di più dopo Fratelli d’Italia. «Minacciare extraprofitti non serve a niente. Finché Forza Italia sarà al governo, non ci saranno mai tasse sugli extraprofitti. Le banche possono dare un contributo ma non esiste il concetto di extraprofitti», roba «da Unione sovietica», è l’altolà del vicepremier di FI, che invece ribatte: «Piuttosto che fare la rottamazione, che costa 5 miliardi, allora è meglio spenderli per la sanità, visto che ce n’è bisogno». Dal palco di Telese Tajani insiste sul pantheon forzista, approntato per l’occasione. E rivendica l’appartenenza al Ppe. Il videomessaggio del presidente del Ppe Manfred Weber, fa da viatico: «È il tempo della responsabilità e delle decisioni. E le persone possono contare sul Ppe e su Forza Italia che hanno come elementi comuni delle priorità chiave che sono: competitività, immigrazioni e sicurezza e difesa». Nel segno della libertà e dei valori fondanti dell’ Europa, la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, richiama le «minacce più vicine e tangibili» come la crisi in Medio Oriente, a Ga2a e in Ucraina o Moldavia, «ed è vero che queste sono minacce concrete, ma non sono le uniche: anche in societa’ pacifiche la libertà può essere fragile». «I segnali che ci hanno inviato elettori alle ultime elezioni sono tali — dice Metsola — abbiamo bisogno di una Europa che sappia semplificare le regole». Proprio nel nome della semplificazione, Tajani invoca l’abolizione del voto all’unanimità del Parlamento europeo perché — dice — «se c’è il rischio di non dare le sanzioni ai coloni israeliani più violenti, ai terroristi di Hamas, anche ai ministri israeliani più violenti è perché c’è il voto all’unanimità, quindi basta che uno dice di no e si blocca tutto, anche le decisioni più giuste». Con uno sguardo all’ Europa e uno agli equilibri interni alla maggioranza in tempi di manovra e di imminenti tornate elettorali regionali, Forza Italia cerca la quadra su diverse spinose questioni economiche. Come l’abolizione al tetto degli stipendi nella pubblica amministrazione decisa da una recente pronuncia della Corte costituzionale. Sempre da Telese, il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, assicura: «Adesso dovremmo ragionare su come interpretare correttamente questa sentenza e stiamo lavorando insieme al ministero dell’Economia e delle finanze per definire una circolare, piuttosto che una norma, piuttosto che un decreto del presidenza del Consiglio dei ministri, dove definiremo come muoversi per dar corso al disposto della sentenza». Virginia Piccolillo © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Virginia Piccolillo Heading: Highlight: L’Europa I temi europei alla festa di Forza Italia. Weber: servono responsabilità e decisioni La semplificazione Metsola: abbiamo bisogno di una Ue che sappia semplificare le regole Image:Musica Antonio Tajani, 72 anni, canta sulle note di Un’avventura di Battisti alla festa di FI a Telese -tit_org- Banche e rottamazione, scintille tra FI e Lega Tajani: i fondi alla sanità -sec_org- tp:writer§§ Virginia Piccolillo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801668204962.PDF §---§ title§§ In che modo può essere utile per la salute link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801670204950.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "CORRIERE SALUTE" del 28 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-28T05:03:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801670204950.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801670204950.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801670204950.PDF tp:ocr§§ In che modo può essere utile per la salute C ittadini e pazienti possono usufruire di microlearning in ambito sanitario. «Penso alla prevenzione, a promemoria, a campagne di sensibilizzazione, a informazioni su una particolare patologia, al supporto psicologico» dice Stefano Sandrone. «Con micro-interventi educativi l’apprendimento è meno impegnativo dal punto di vista cognitivo. Inoltre, l’informazione può essere data quando serve, ad esempio per assicurare l’aderenza alle cure o per seguire una riabilitazione a distanza. Si possono utilizzare testi, immagini o video. Programmi di intelligenza artificiale possono convertire il contenuto da un format a un altro, ad esempio dalla parola scritta a un contenuto audio-visivo, in base alle preferenze». In particolare per argomenti medici e sanitari è fondamentale l’attendibilità dei contenuti. Esempi affidabili di microlearning in ambito sanitario: in italiano, la sezione domande e risposte sul sito del Ministero della salute ; in inglese le risorse presenti sul sito dell’Organizzazione mondiale della sanità. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- In che modo può essere utile per la salute -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801670204950.PDF §---§ title§§ Non giudicare è dovere (e privilegio) del medico link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801668304963.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "CORRIERE SALUTE" del 28 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-28T05:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801668304963.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801668304963.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801668304963.PDF tp:ocr§§ NON GIUDICARE È DOVERE (E PRIVILEGIO) DEL MEDICO Diagnosi e prescrizioni vanno tenute separate da fatto che possa avere «colpa» della sua malattia L a morale di tutti i giorni consente ai comuni cittadini di spettegolare su chicchessia. Ai medici, mentre esercitano, questa libertà è negata: non possono dare giudizi morali ai loro assistiti. I giudizi sono istintivi, escono dalla mente prima che si riesca a bloccarli. Se il cittadino se lo può permettere, i medici debbono controllarsi. Non essere giudicante significa curare indipendentemente da ciò che un soggetto merita o vale. Qui è in ballo il giudizio che un medico può dare sulla dignità e sul valore della persona che ha davanti. Ma nemmeno da una visita accurata un medico può ricavare elementi solidi per dedurre quanto una persona vale e merita; il suo sarebbe un pre-giudizio, capace di condizionare la prestazione. Quindi? Semplice: diagnosi e prescrizioni vanno tenute separate da ciò che un malato merita, da quanto vale o dal fatto che possa avere la colpa della sua malattia perché ha adottato stili di vita problematici (ad esempio il fumatore con un infarto, o chi si è ferito perché guidava ubriaco). In sostanza, i medici non possono essere prevenuti nei confronti di alcun paziente. Che una persona sia mite o capricciosa, scura o chiara di pelle, francese, turca, empatica, asociale, meritevole o indegna… nulla di tutto ciò può ostacolare il buon articolarsi della relazione di cura. I malati devono potersi confidare liberamente con i loro medici ed esser certi che possono rivelargli tutto – a cominciare da dettagli che la morale comune potrebbe giudicare biasimevoli, imbarazzanti o vergognosi – senza che le decisioni sulla loro salute ne vengano deformate o limitate. Risultato? Che nei nostri ospedali si verifica qualcosa di straordinario. Che cioè una dottoressa israeliana s’occupi d’un palestinese, un chirurgo omosessuale operi un omofobo, un ateo si prenda cura di un testimone di Geova, un giallo di un nero; e che un ricco, ormai cadavere, doni il suo fegato a un povero a lui perfettamente sconosciuto – e viceversa. Non vi sembra un miracolo? In effetti non lo è: succede davvero ogni giorno dove ci sono medici. Perché il loro è un mestiere che nella relazione con chi soffre non conosce barriere culturali, sociali, etniche, religiose o spirituali. Questo modo laico di lavorare andrebbe ricordato a chi – da una posizione ben più alta – si dovrebbe prendere cura delle sorti del mondo, affinché ne facesse modello applicandone sia il metodo scientifico «evidence-based» sia il profilo umano “moral-based”. Se ci si sforza d’esportare la democrazia, perché non provarci col nostro mestiere, libero da pregiudizi perché impregnato di solidarismo e universalismo? Magari si vivrebbe tutti più in pace e più a lungo. * Senologo e dottore in filosofia ---End text--- Author: Giorgio Macellari Heading: Highlight: ? I malati devono potersi confidare liberamente con i medici ed esser certi che possono rivelare tutto senza che le decisioni sulla loro salute ne vengano condizionate Image: -tit_org- Non giudicare è dovere (e privilegio) del medico -sec_org- tp:writer§§ Giorgio Macellari guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801668304963.PDF §---§ title§§ Gli effetti della denatalità sulla sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801668004964.PDF description§§

Estratto da pag. 12 di "CORRIERE SALUTE" del 28 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-28T05:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801668004964.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801668004964.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801668004964.PDF tp:ocr§§ GLI EFFETTI DELLA DENATALITÀ SULLA SANITÀ Il calo delle nascite ha conseguenze importanti anche sull’organizzazione ospedaliera I l rapporto 2025 Istat sullo stato del Paese ha offerto dati estremamente utili per fare un’efficace «fotografia» dell’Italia. Questi dati non consentono solo la descrizione del naturale cambiamento del Paese ma sono anche la base per alcune riflessioni di carattere politico e sociale, nonché l’indispensabile premessa per scelte di programmazione sanitaria. Tra le molte informazioni fornite ce n’è una che merita particolare attenzione: tra il 2008 e il 2024 la natalità si è ridotta del 36% (passando da 577mila a 370mila nati/anno). In poco tempo, appena 16 anni, abbiamo dunque registrato un cambiamento demografico di grande portata che avrà entro breve ricadute in molti ambiti, da quello scolastico a quello previdenziale. La denatalità ha però conseguenze importanti anche per quanto riguarda l’organizzazione sanitaria in generale e quella ospedaliera in particolare. Per fare un esempio, la competenza dei medici è fortemente legata alla casistica che affrontano e dunque al numero di pazienti che hanno una determinata malattia di cui essi si prendono cura. Se un chirurgo e un anestesista pediatrici, e tutte le altre figure coinvolte, affrontano una o due volte l’anno un intervento di particolare complessità è più facile che si verifichino complicanze perché la loro abilità sarà inferiore a quella di colleghi che eseguono frequentemente quel tipo di intervento. L’Italia storicamente ha sempre fatto fatica a fare scelte di programmazione sanitaria per concentrare i pazienti che richiedono trattamenti più complessi in pochi centri, così da accrescere e consolidare l’esperienza e, di conseguenza, migliorare i risultati. Inoltre, quella sorta di campanilismo che permea il Paese ha spesso fatto sì che «tutti facciano tutto», con il risultato che la casistica delle malattie più gravi risulta spesso dispersa e frammentata. Il problema per i bambini è ancora più importante perché i numeri oggi sono molto contenuti (ad esempio, per la chirurgia del neonato, per i trapianti o per i traumi maggiori). È dunque tempo di definire gli ambiti di competenza e i centri di riferimento, facendo sì che i pazienti siano indirizzati e seguiti lì. Un discorso analogo vale, in modo particolare, per le Terapia Intensive Pediatriche. È di assoluta importanza che i pazienti pediatrici che hanno bisogno di cure rianimatorie siano seguiti nei reparti a loro dedicati anziché approdare nelle Terapia Intensive degli adulti. L’outcome (l’esito finale) è, infatti, decisamente migliore, come ci dice la letteratura medica mondiale. Diventa quindi irrinunciabile organizzare un adeguato sistema di trasporto del paziente pediatrico «critico», sulla scorta di quanto viene fatto da molti anni in altri Paesi. Tuttora però i sistemi sanitari regionali, anche dell’efficiente Regione Lombardia, ne sono privi. *Direttore UO Anestesia e Rianimazione Pediatrica Spedali Civili, Brescia ---End text--- Author: Alberto Giannini Heading: Highlight: ? Diventa urgente definire gli ambiti di competenza e i centri di riferimento, facendo sì che i pazienti siano indirizzati e seguiti adeguatamente Image: -tit_org- Gli effetti della denatalità sulla sanità -sec_org- tp:writer§§ Alberto Giannini guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801668004964.PDF §---§ title§§ Infermieri cercasi La fuga dagli ospedali impoverisce la sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801668604966.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "DOMANI" del 28 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-28T05:04:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801668604966.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801668604966.PDF', 'title': 'DOMANI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801668604966.PDF tp:ocr§§ SALARI SOTTO LA MEDIA UÈ E TURNI MASSACRANTI Infermieri cercasi La fuga dagli ospedali impoverisce la sanità Quest'anno sono state presentate IQmila domande per Scienze infermieristiche a fronte di oltre 20niila posti Sommato agli infermieri che scappano all'estero ¡Iquadroèallarmante FRANCESCAPAOLAIANNACCONE Negli ospedali italiani mancano gli infermieri. Non è un fenomeno improvviso, ma uniogoramento che affonda le radici ben prima della pandemiala professione, colonna portante della sanità pubblica, è sempre meno attrattiva; nimi massacranti, camere bloccate e stipendi tra i più bassi d'Europa hanno reso difficile trovare chi scelga di indossare il camice. La conferma arriva dai dati universitari: nel 2025, per la prima volta, i posti messi abando per Scienze infermieristiche superano le domande di iscrizione, con un calo dell'll per cento rispetto al 2024, «È un dato che d preoccupa, anche se previsto—spiega Daniel Pedrotti, vicepresidente Commissione albo infermieri della Federazione nazionale ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) — Oggi ci sono circa 19.000 domande, a fronte di 20.699 posti. I dati sono prowisori, perché bisognerà considerare gli effetti del semestre di Mediana: oltre il 20 per cento degli iscritti ha indicato Infermieristica come prima scelta. Resta però che, per la prima volta, i posti non sono tutti coperti. Al Sud si riesce ancora a fare selezione, mentre al Centro-Nord i posti restano vacanti Ci saranno rientri dalle gra duatorie e riversamenti da Medicina, ma la tendenza è chiara». Secondo la Corte dei conti, mancano oggi circa 65mila infermieri. Il rapporto con i media è squilibrato: 1,5 infermieri per ogni medico, contro una media Ocse di 2,6. In concreto significa più camici bianchi ma meno professionisti dell'assistenza, con conseguenze dirette sulla qualità e la sicurezza delle cure. L'Italia conta 6,5 infermieri ogni mille abitanti, contro gli 8,4 della media Uè e gli 8,9 delTOcse. «Sono numeri molto preoccupanti — aggiunge Pedrotti - A questi 65.000 infermieri mancanti si aggiunge il fatto che i bisogni di salute della popolazione stanno crescendo: l'aspettativa di vita aumenta, il che è positivo, ma comporta anche un maggior carico di assistenzaDobbiamo inoltre rafforzare la prevenzione per rallentare l'insorgenza delle malattie». Verso il pensionamento II quadro è aggravato dal fatto- re generazionale. L'età media cresce, mentrei giovani scelgono altre strade. «Il Paese sta invecchiando e, con esso, i nostri infermieri; nei prossimi 8-10 anni ne andranno in pensione arca 100.000 - avverte Pedrotti—Senza interventi strutturali non saremo in grado di garantire i livelli essenziali di assistenza. Serve rendere la professione più attrattiva, con una visione di lungo periodo». Le ragioni del calo di iscrizioni sono note. Studi comparativi europei confermano che la rerribimone media italiana è più bassa di circa il 20 per cento rispetto a quella dei colleghi dell'Ue. Le prospettive di camera sono scarse, i turni gravosi e la vita privata difficile da conciliare. In un Paese già segnato dal calo demografico, la professione appare poco sostenibile. II problema non riguarda solo la formazione. «La situazione è molto eterogenea; alcune regioni bandiscono concorsi regolarmente, altre hanno ripreso solo di recente. Ma oggi il vero problema non è il concorso, bensì la carenza di infermieri disponibili. Il tasso di occupazione a un anno dalla laurea supera 1'85 per cento», ricorda Pedrotti, citando i dati Istat e Almalaurea. Per il vicepresidente di Fnopi, la soluzione non è rinviabile: «Occorre una cabina di regia interministeriale e investimenti strutturaligia dallaprossima legge di Bilancio, servono percorsi di carriera chiari, valorizzazione delle lauree magistrali, benessere organizzativo, politiche abitative, aumento dell'indennità di specificità infermieristica e modelli assistenziali innovativi». Nel frattempo, migliaia di infermieri scelgono l'estero. «All'estero le prospettive di carrierasonopiù ampie.le competenze riconosciute e le retri buzioni adeguate. Tutto questo porta a maggiore soddisfazione professionale e personale», conclude Pedrotti. Dal fronte sindacale il monito è ancora più netto: «II rischio è che, senza interventi rapidi, il sistema collassi. Già oggi interi reparti lavorano sotto organico cronico, con turni insostenibili e professionisti che scelgono di lasciare il Ssn. Non si tratta solo di salari, ma di riconoscimento: servono percorsi di carriera. valorizzazione delle competenze e, soprattutto, rispetto per un lavoro che regge la sanità pubblica», avverte Romina lannuzzi, infermiera e dirigente nazionale NurSind, Senza infermieri, gli ospedali non funzionano. I medici da soli non bastano, la tecnologia non colma il vuoto. La sanità pubblica rischia di diventare un sistema svuotato dall'interno, se la più numerosa delle professioni sanitarie continua a impoverirsL URIPRQDUZIONE RISERVATA «Servono una cabina di regia Intermtniste- rialee ìnvesìimelìfi strutturali in legge di bilancio», dice Pedmtti (Fnopi) Hi fi j'iNS,'. -tit_org- Infermieri cercasi La fuga dagli ospedali impoverisce la sanità -sec_org- tp:writer§§ FRANCESCAPAOLA IANNACCONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/28/2025092801668604966.PDF §---§