title§§ Il senso dell ' umanità in tempi di IA Ai Dialoghi la giornata più attesa
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Estratto da pag. 23 di "EDICOLA DEL SUD BARI BAT" del 27 Sep 2025
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tp:ocr§§ Il senso dell’umanità in tempi di IA Ai Dialoghi la giornata più attesa 2 TRANI La terza giornata dei Dialoghi di Trani, in programma sabato 27 settembre, si annuncia tra le più dense del festival. La mattina si apre alle 9.30 alle Dimore Marinare con il consueto appuntamento «Caffè e quotidiani con l’autore» insieme a Piero Dorfles e Tonino Lacalamita. Alle 10, a Palazzo San Giorgio, Enrico Pedemonte riflette sull’impatto delle piattaforme digitali con «La fattoria degli umani». Segue alle 11 il filologo Maurizio Bettini, che dialoga su mito ed ecologia, e a mezzogiorno Michela Marzano presenta «Qualcosa che brilla», romanzo che indaga speranza e resistenza. Tra piazze e biblioteche Il pomeriggio si apre alle 16.30 in Piazza Quercia con il confronto tra Sigfrido Ranucci ed Emiliano Fittipaldi sul giornalismo d’inchiesta. Alle 18 spazio alla scienza con l’esperto di intelligenza artificiale Nello Cristianini. Dalle 19 in poi, incontri paralleli: Björn Larsson a Palazzo San Giorgio, Rosy Bindi e Nino Cartabellotta in piazza sul futuro della sanità, mentre in biblioteca Massimiliano Virgilio e Lucia De Mari riportano in scena Matilde Serao. Alle 19.30 Shady Alizadeh e Carmen Pellegrino affrontano il tema dei diritti in Iran. La serata prosegue in Piazza Quercia con il dialogo «Cosa significa essere umani?» (ore 20), la lectio filosofica di Pietro Del Soldà (20.45) e, alle 21.30, il gran finale con Concita De Gregorio che presenta «Di madre in figlia». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Tra gli ospiti di oggi anche Concita De Gregorio -tit_org- Il senso dell ’ umanità in tempi di IA Ai Dialoghi la giornata più attesa -sec_org-
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title§§ Una lezione difficile da imparare
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Estratto da pag. 21 di "NAZIONE" del 27 Sep 2025
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tp:ocr§§ La gestione della sanità Una lezione difficile da imparare Luigi Caroppo ono passati anni dai tempi del Covid in cui si chiamava a gran voce la necessità della sanità territoriale. Nel frattempo sono arrivati, per fortuna, i milioni a valanga del Pnrr. Nonostante tutto però la lezione non è stata imparata completamente. Come dicevano gli insegnanti ai colloqui con i genitori: «L’allievo si impegna ma potrebbe fare di più». Così lo stesso per chi ha in mano le redini della sanità pubblica. Parliamo di Governo, Regione, Asl, Aziende universitarie ospedaliere come Careggi a Firenze, Le Scotte di Siena, le strutture pisane, per intenderci. Le case di comunità sono un elemento fondamentale per le cure intermedie, per far respirare ospedali e pronto soccorso, per concentrare l’assistenza di base. Ne sono previste 77 in Toscana. Al momento molti cantieri avviati e poche già operative. Ritardi diffusi, lavori da spingere. La situazione della sanità pubblica ha superato la piena emergenza, è da incubo. Ha sentenziato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe: «Negli ultimi 15 anni, dall’estrema destra all’estrema sinistra passando per governi tecnici, nessuno può dirsi innocente. La politica ha pensato che il Servizio sanitario nazionale potesse salvarsi tagliando fondi e rinviando riforme. Oggi ci troviamo con liste d’attesa incompatibili con la malattia. Quando il cittadino non può pagare, è costretto a rinunciare». Questa è la realtà terribile. Chi non ha i soldi non si cura. Il paradosso italiano e toscano è palese: si passa da grandi specialisti che operano nel settore pubblico, fanno ricerca e innovano a carenze incredibili per le quali anche trovare posto per un esame diagnostico abituale diventa un miraggio. La sanità pubblica è stata una conquista che va difesa e rilanciata, è una sistema sanitario basato sull’universalità e l’uguaglianza. La legge del 1978 ha riconosciuto la salute come diritto fondamentale. Non va lasciato indietro nessuno, a maggior ragione se ha bisogno di cure. S ---End text--- Author: Luigi Caroppo Heading: Highlight: Image: -tit_org- Una lezione difficile da imparare -sec_org-
tp:writer§§ LUIGI CAROPPO
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§---§
title§§ Screening oncologici, in Basilicata prevenzione al top. "Ora puntiamo a colmare le disuguaglianze territoriali"
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Estratto da pag. 7 di "NUOVA DEL SUD" del 27 Sep 2025
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tp:ocr§§ Screening oncologici, in Basilicata prevenzione al top. “Ora puntiamo a colmare le disuguaglianze territoriali” RIONERO IN VULTURE L’osservatorio nazionale screening ha pubblicato i dati relativi alla diffusione degli screening oncologici in Italia nel 2024. La Basilicata si attesta tra le regioni virtuose per l’adesione agli screening oncologici di mammella, cervice uterina e colon-retto offerti gratuitamente. I dati pubblicati dall’Osservatorio si riferiscono agli inviti effettuati nel 2024 con una rispondenza all’invito raccolta fino al 30 aprile del 2025. Per lo screening mammografico la Basilicata si posiziona al quinto posto a livello nazionale sui dati relativi all’adesione dei cittadini, con 74 per cento. Dati che da media nazionale si attestano al 53,8 mentre per le regioni di Sud e isole di fermano al 40 per cento facendo registrare, inoltre, un miglioramento rispetto ai dati 2023 quando l’adesione era pari a 72,8. Per lo screening cervico uterino la Basilicata raggiunge il sesto posto sull’adesione con il 56,9 per cento rispetto ad una media nazionale che si ferma al 42 e ad una media delle regioni di Sud e isole che scende al 32,7 per cento. Per quanto riguarda lo screening del colon retto la Basilicata mantiene il nono posto rispetto alle altre regioni italiane con un’adesione del 38,9 per centro rispetto ad una media nazionale di 35,8 che scende a 21.1 per Sud e isole. L’osservatorio nazionale Screening è un organismo tecnico-scientifico istituito per supportare il ministero della Salute e le Regioni italiane nella gestione e nello sviluppo dei programmi di screening oncologico. I dati dell’osservatorio, lo scorso maggio, sono stati analizzati anche dalla fondazione Gimbe e da questa analisi la Basilicata si piazzava prima per l’adesione agli screening oncologici tra le Regioni del Mezzogiorno, a metà classifica del report sui dati 2023. Il sistema di sorveglianza Passi (progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia), invece, è uno studio qualitativo che utilizza interviste telefoniche a campione per raccogliere informazioni sullo stato di salute e gli stili di vita della popolazione adulta dai 18 ai 69 anni. I dati verificati a livello nazionale sono quelli diffusi dall’osservatorio nazionale screening. Questi sono dati quantitativi validati a livello nazionale e si basano sul numero di persone che realmente si sono sottoposte ad uno screening oncologico regionale. “I dati reali pubblicati dall’osservatorio nazionale screening ci restituiscono un quadro positivo rispetto all’adesione dei cittadini lucani alle tre campagne di screening organizzato dice il direttore generale dell’Irccs Crob Massimo De Fino che prosegue siamo lieti di apprendere che tutti gli sforzi compiuti, anche in riferimento alla sensibilizzazione per la partecipazione della cittadinanza, stanno avendo un buon riscontro. A breve organizzeremo una conferenza stampa al dipartimento Salute della Regione Basilicata per chiarire in maniera inequivocabile quali sono i dati attendibili e gli indicatori da seguire per monitorare correttamente l’andamento degli screening oncologici regionali”. “I dati diffusi dall’osservatorio nazionale Screening - spiega l’assessore regionale alla Salute e Politiche della Persona Cosimo Latronico - confermano che la Basilicata sta costruendo un modello solido di prevenzione oncologica. Aver superato la media nazionale e registrato performance superiori a quelle del Mezzogiorno in tutti e tre i programmi di screening è il frutto di un impegno condiviso tra istituzioni, strutture sanitarie e cittadini. Questi risultati ci incoraggiano a consolidare e ampliare i percorsi di prevenzione, perché l’adesione agli screening non è solo un dato statistico: è uno strumento di tutela del diritto alla salute, che permette diagnosi precoci e cure più efficaci. La sfida ora è rafforzare ulteriormente la partecipazione, riducendo le disuguaglianze territoriali e sociali, così da garantire a tutti i lucani pari opportunità di accesso ai programmi di prevenzione oncologica”. ---End text--- Author: Re
dazione Heading: Highlight: L’assessore Latronico commenta positivamente i dati del 2024 pubblicati dall’osservatorio nazionale: alta la percentuale di esami contro il tumore della mammella (ma anche colon retto e cervico uterino) rispetto al resto del Paese Image: -tit_org- Screening oncologici, in Basilicata prevenzione al top. “Ora puntiamo a colmare le disuguaglianze territoriali” -sec_org-
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title§§ Screening oncologici della mammella, Basilicata virtuosa
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Estratto da pag. 10 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 27 Sep 2025
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tp:ocr§§ Screening oncologici della mammella, Basilicata virtuosa | L’OSSERVATORIO L’Osservatorio Nazionale Screening ha pubblicato i dati relativi alla diffusione degli screening oncologici in Italia nel 2024. La Basilicata si attesta tra le Regioni virtuose per l'adesione agli screening oncologici di mammella, cervice uterina e colonretto offerti gratuitamente. I dati pubblicati dall’Osservatorio si riferiscono agli inviti effettuati nel 2024 con una rispondenza all’invito raccolta fino al 30 aprile del 2025. Per lo screening mammografico la Basilicata si posiziona al quinto posto a livello nazionale sui dati relativi all’adesione dei cittadini, con 74.0 per cento. Dati che da media nazionale si attestano al 53.8 mentre per le Regioni di Sud e isole di fermano al 40 per cento facendo registrare, inoltre, un miglioramento rispetto ai dati 2023 quando l’adesione era pari a 72.8. Per lo screening cervico uterino la Basilicata raggiunge il sesto posto sull’adesione con 56.9 per cento rispetto ad una media nazionale che si ferma al 42.0 e ad una media delle Regioni di Sud e isole che scende al 32.7 per cento. ng mammella Per quanto riguarda lo screening del colon retto la Basilicata mantiene il nono posto rispetto alle altre Regioni italiane con un’adesione del 38.9 per centro rispetto ad una media nazionale di 35.8 che scende a 21.1 per Sud e isole. L'Osservatorio Nazionale Screening è un organismo tecnico-scientifico istituito per supportare il Ministero della Salute e le Regioni italiane nella gestione e nello sviluppo dei programmi di screening oncologico. I dati dell’Osservatorio, lo scorso maggio, sono stati analizzati anche dalla Fondazione Gimbe e da questa analisi la Basilicata si piazzava prima per l'adesione agli screening oncologici tra le Regioni del Mezzogiorno, a metà classifica del report sui dati 2023. Il sistema di sorveglianza PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), invece, è uno studio qualitativo che utilizza interviste telefoniche a campione per raccogliere informazioni sullo stato di salute e gli stili di vita della popolazione adulta dai 18 ai 69 anni. I dati verificati a livello nazionale sono quelli diffusi dall’Osservatorio Nazionale Screening. enzione n retto: nferma no posto ---End text--- Author: Redazione Heading: L’OSSERVATORIO Highlight: Prevenzione colon retto: si conferma il nono posto Image:Screening mammella -tit_org- Screening oncologici della mammella, Basilicata virtuosa -sec_org-
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title§§ Una lezione difficile da imparare
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Estratto da pag. 21 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 27 Sep 2025
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§---§
title§§ Giovane dottoressa morta «Ha trascurato il malessere» I colleghi: vittima del lavoro
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Estratto da pag. 19 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 27 Sep 2025
Maddalena Carta, 38 anni, era l'unico medico di base per 5mila abitanti L'allarme dei sindacati: «Le istituzioni dopo questa scomparsa intervengano»
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tp:ocr§§ Giovane dottoressa morta «Ha trascurato il malessere» I colleghi: vittima del lavoro Maddalena Carta, 38 anni, era l’unico medico di base per 5mila abitanti L’allarme dei sindacati: «Le istituzioni dopo questa scomparsa intervengano» NUORO «Siamo dinanzi all’ennesima, inaccettabile morte sul lavoro». Con queste parole dure, il presidente della Federazione degli Ordini dei Medici Fnomceo, Filippo Anelli, commenta la morte di Maddalena Carta, medico di famiglia di 38 anni, che assisteva circa 1800 pazienti a Dorgali, comune in provincia di Nuoro. La dottoressa sarebbe deceduta dopo aver trascurato un malessere, probabilmente per non lasciare da soli i suoi assistiti vista l’assenza per malattia degli altri due medici di famiglia dell’area. «La giovane collega – afferma Anelli – è rimasta l’unico medico di medicina generale a presidiare una comunità di 5000 assistiti, i suoi e quelli di due colleghi. Una comunità che non ha voluto lasciare, nonostante il malessere che la attanagliava. Alla sua salute ha anteposto la cura dei pazienti, e questo le è costato la vita. Una morte sul lavoro. Lo Stato, in tutte le sue espressioni, ha il dovere e l’obbligo di mettere in atto provvedimenti per evitare morti come questa». Il decesso è avvenuto al Brotzu di Cagliari, l’ospedale dove è stata trasferita in elisoccorso, dopo che la sua situazione clinica si era aggravata, e le prime cure prestatele al nosocomio San Francesco di Nuoro non stavano sortendo gli effetti sperati. Quello dell’eccesso di lavoro per i sanitari è un tema già esploso durante il periodo della pandemia da Covid-19, quando vi erano stati vari decessi di medici e infermieri, impegnati in turni massacranti. C’è poi anche il tema dell’assenza di medici in alcune zone del Paese, con l’impossibilità di ferie o permessi, pena l’interruzione del pubblico servizio. La Fnomceo si è espressa anche su questo, «condannando una situazione che vede sempre più territori sguarniti dei più essenziali presidi di assistenza, in primis il medico di famiglia, con conseguenti sovraccarichi di lavoro per chi resta». Anelli ha poi ricordato come la Cassazione abbia sancito la legittimità del risarcimento del danno biologico per il superlavoro del medico, stabilendo che «il limite dell’orario di lavoro deve coincidere con la tutela della salute». Anche la Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) punta il dito contro il ‘superlavoro’: «Questo è il volto disumano del sovraccarico assistenziale - sottolinea il sindacato. La morte della dottoressa Carta deve far riflettere sui carichi di lavoro richiesti ai medici di medicina generale, ancor più in territori nei quali le carenze sono enormi e l’assistenza ricade interamente sui medici di famiglia». «La morte di questa giovane professionista - commenta la Società italiana dei medici di medicina generale (Simg) - è un monito per riforme e investimenti necessari per la medicina generale, baluardo del Ssn. Servono un sostegno concreto con personale amministrativo e infermieristico ma anche riforme pensate sulle esigenze dei territori». Intanto la situazione non sembra in via di miglioramento: stando all’ultimo report Gimbe, c’è una carenza di 5500 medici in Italia, col 52% che ha un sovraccarico di assistiti, e 7300 che andranno in pensione entro il 2027. La situazione appare in una sorta di loop, anche per l’invecchiamento della popolazione (gli over 80 sono triplicati dall’85 ad oggi), che ne aumenta i bisogni di assistenza a fronte di un calo dell’offerta di assistenza sanitaria. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Antonio Petrucci Heading: Highlight: LA SITUAZIONE 1 I NUMERI Oltre 5.500 medici mancano all’appello Secondo il Gimbe mancano 5500 medici in Italia, col 52% che ha un sovraccarico di assistiti, e 7300 che andranno in pensione entro il 2027. Dati che mal si conciliano con quelli sull’invecchiamento della popolazione 2 LE REGOLE DEL SETTORE Le soluzioni tampone per le carenze Qualora non sia presente nel proprio Comune si cercano medici nel territorio limitrofo o, in extrema ratio, l
e Asl possono concordare con i medici di famiglia per un accesso ad ambulatori in cui gravitano medici diversi che mettono a disposizione un monte ore in più. FILIPPO ANELLI (FNOMCEO) «Non ha voluto lasciare, nonostante il malessere che la attanagliava. Alla sua salute ha anteposto la cura dei pazienti» Image:Maddalena Carta, medico di famiglia di 38 anni, assisteva circa 1800 pazienti a Dorgali, Nuoro -tit_org- Giovane dottoressa morta «Ha trascurato il malessere» I colleghi: vittima del lavoro -sec_org-
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title§§ Sta male ma visita lo stesso muore medico di base "Troppi carichi di lavoro"
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Estratto da pag. 27 di "REPUBBLICA" del 27 Sep 2025
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tp:ocr§§ Sta male ma visita lo stesso muore medico di base “Troppi carichi di lavoro” Maddalena Carta, 38 anni, stroncata da una malattia infettiva a Nuoro. “Era rimasta l’unico dottore a curare oltre 5mila assistiti” di ALESSANDRA ZINITI a chiamato i soccorsi poco prima di perdere i sensi, dopo l’ennesima giornata in studio nonostante il malessere che accusava. Maddalena Carta, 38 anni, giovane medico di famiglia di Dorgali, centro di cinquemila abitanti in provincia di Nuoro, è morta stroncata dalle complicanze di una malattia infettiva che aveva sottovalutato per non assentarsi dal lavoro. Trasportata in ospedale in elisoccorso e da lì in rianimazione, è spirata in 24 ore. Dei tre medici di famiglia del paese era l’unica rimasta in servizio, con ben 1800 pazienti da seguire, visto che i suoi due colH leghi erano entrambi in malattia. Lei, invece, per abnegazione, è rimasta al lavoro. E ora la sua morte rilancia la polemica sull’assoluta inadeguatezza della sanità territoriale. Il presidente della Federazione dell’ordine dei medici, Filippo Anelli definisce quella di Maddalena Carta «un’altra inaccettabile morte sul lavoro». «La giovane collega — dice — era rimasta l’unico medico di medicina generale a presidiare una comunità di cinquemila assistiti. Una comunità che non ha voluto lasciare, nonostante il malessere che la attanagliava. Alla sua salute ha anteposto la cura dei pazienti, e questo le è costato la vita. Lo Stato, in tutte le sue espressioni, ha il dovere e l’obbligo di mettere in atto provvedimenti per evitare morti come questa. È ora di dire basta: nessun medico deve essere lasciato solo a portare sulle sue spalle il peso insostenibile dell’assistenza a un intero paese». Territori sguarniti dei più essenziali presìdi di assistenza, sovraccarichi di lavoro insopportabili per chi è in servizio. Anche la Federazione dei medici di medicina generale punta il dito contro il superlavoro: «Questo è il volto disumano del sovraccarico assistenziale. La morte della dottoressa Carta deve far riflettere sui carichi di lavoro richiesti ai medici di medicina generale, ancor più in territori nei quali le carenze sono enormi e l’assistenza ricade interamente sui medici di famiglia. Il presidente Mattarella e tutto il Paese ne riconoscano il valore». ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: ALESSANDRA ZINITI Heading: Highlight: Image:i numeri 5.500 I dottori che mancano In Italia mancano 5.500 medici di medicina generale (dati Gimbe) 52% Troppi pazienti Oltre la metà dei medici di famiglia ha troppi assistiti 7.300 Maddalena Carta, 38 anni, è morta per una malattia trascurata T Medici anziani Entro il 2027 andranno in pensione altri 7300 dottori -tit_org- Sta male ma visita lo stesso muore medico di base "Troppi carichi di lavoro" -sec_org-
tp:writer§§ Alessandra Ziniti
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title§§ Sarah Gainssforth indaga la Puglia e la gentrificazione
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Estratto da pag. 11 di "REPUBBLICA BARI" del 27 Sep 2025
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tp:ocr§§ La giornalista Sarah Gainsforth interviene oggi alla rassegna Vetrine T Sarah Gainsforth indaga la Puglia e la gentrificazione e nuove frontiere della scienza, la sanità pubblica, la Puglia, il mondo della comunicazione. Sono solo alcuni dei temi che saranno affrontati nei nuovi appuntamenti del festival I Dialoghi di Trani. Alle 12, a palazzo san Giorgio, la scrittrice Michela Marzano, con Carola Carulli, parlerà del suo romanzo Qualcosa che brilla (Rizzoli), una riflessione generazionale sulla speranza e la capacità di resistenza e, alle 16,30, piazza Quercia ospiterà il dialogo tra il conduttore di Report Sigfrido Ranucci ed Emiliano Fittipaldi (Domani) sul giornalismo d’inchiesta, tra libertà di stampa e democrazia. Spazio alla scienza, alle 18, nella stessa piazza, con Nello Cristianini, esperto di intelligenza artificiale e Gaetano Prisciantelli e, alle 19, sempre qui, si parlerà di sanità pubblica con Rosy Bindi, Nino Cartabellotta e il giornalista Pietro Del Soldà. Sempre alle 19, per la sezione “Vetrine”, a cura della boutique Alberto Corallo, che ospita gli eventi, e di Un panda sulla luna, in programma l’incontro con Sarah Gainsforth, tra gli autori del libro inchiesta, edito da Iperborea, The Passenger – Puglia (ne parla con Loredana Ficarelli, direttrice del Politecnico di Bari). Gran finale in piazza Quercia, alle 21,30 per i Dialoghi pop, con la scrittrice e firma di Repubblica Concita De Gregorio che presenta, con Felice Sblendorio, il suo nuovo libro Di madre in figlia (Feltrinelli). Info idialoghiditrani.com. L ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:La giornalista Sarah Gainsforth interviene oggi alla rassegna Vetrine T -tit_org- Sarah Gainssforth indaga la Puglia e la gentrificazione -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Giovane dottoressa morta «Ha trascurato il malessere» I colleghi: vittima del lavoro
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Estratto da pag. 18 di "RESTO DEL CARLINO" del 27 Sep 2025
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tp:ocr§§ Giovane dottoressa morta «Ha trascurato il malessere» I colleghi: vittima del lavoro Maddalena Carta, 38 anni, era l’unico medico di base per 5mila abitanti L’allarme dei sindacati: «Le istituzioni dopo questa scomparsa intervengano» NUORO «Siamo dinanzi all’ennesima, inaccettabile morte sul lavoro». Con queste parole dure, il presidente della Federazione degli Ordini dei Medici Fnomceo, Filippo Anelli, commenta la morte di Maddalena Carta, medico di famiglia di 38 anni, che assisteva circa 1800 pazienti a Dorgali, comune in provincia di Nuoro. La dottoressa sarebbe deceduta dopo aver trascurato un malessere, probabilmente per non lasciare da soli i suoi assistiti vista l’assenza per malattia degli altri due medici di famiglia dell’area. «La giovane collega – afferma Anelli – è rimasta l’unico medico di medicina generale a presidiare una comunità di 5000 assistiti, i suoi e quelli di due colleghi. Una comunità che non ha voluto lasciare, nonostante il malessere che la attanagliava. Alla sua salute ha anteposto la cura dei pazienti, e questo le è costato la vita. Una morte sul lavoro. Lo Stato, in tutte le sue espressioni, ha il dovere e l’obbligo di mettere in atto provvedimenti per evitare morti come questa». Il decesso è avvenuto al Brotzu di Cagliari, l’ospedale dove è stata trasferita in elisoccorso, dopo che la sua situazione clinica si era aggravata, e le prime cure prestatele al nosocomio San Francesco di Nuoro non stavano sortendo gli effetti sperati. Quello dell’eccesso di lavoro per i sanitari è un tema già esploso durante il periodo della pandemia da Covid-19, quando vi erano stati vari decessi di medici e infermieri, impegnati in turni massacranti. C’è poi anche il tema dell’assenza di medici in alcune zone del Paese, con l’impossibilità di ferie o permessi, pena l’interruzione del pubblico servizio. La Fnomceo si è espressa anche su questo, «condannando una situazione che vede sempre più territori sguarniti dei più essenziali presidi di assistenza, in primis il medico di famiglia, con conseguenti sovraccarichi di lavoro per chi resta». Anelli ha poi ricordato come la Cassazione abbia sancito la legittimità del risarcimento del danno biologico per il superlavoro del medico, stabilendo che «il limite dell’orario di lavoro deve coincidere con la tutela della salute». Anche la Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) punta il dito contro il ‘superlavoro’: «Questo è il volto disumano del sovraccarico assistenziale - sottolinea il sindacato. La morte della dottoressa Carta deve far riflettere sui carichi di lavoro richiesti ai medici di medicina generale, ancor più in territori nei quali le carenze sono enormi e l’assistenza ricade interamente sui medici di famiglia». «La morte di questa giovane professionista - commenta la Società italiana dei medici di medicina generale (Simg) - è un monito per riforme e investimenti necessari per la medicina generale, baluardo del Ssn. Servono un sostegno concreto con personale amministrativo e infermieristico ma anche riforme pensate sulle esigenze dei territori». Intanto la situazione non sembra in via di miglioramento: stando all’ultimo report Gimbe, c’è una carenza di 5500 medici in Italia, col 52% che ha un sovraccarico di assistiti, e 7300 che andranno in pensione entro il 2027. La situazione appare in una sorta di loop, anche per l’invecchiamento della popolazione (gli over 80 sono triplicati dall’85 ad oggi), che ne aumenta i bisogni di assistenza a fronte di un calo dell’offerta di assistenza sanitaria. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Antonio Petrucci Heading: Highlight: FILIPPO ANELLI (FNOMCEO) «Non ha voluto lasciare, nonostante il malessere che la attanagliava. Alla sua salute ha anteposto la cura dei pazienti» LA SITUAZIONE 1 I NUMERI Oltre 5.500 medici mancano all’appello Secondo il Gimbe mancano 5500 medici in Italia, col 52% che ha un sovraccarico di assistiti, e 7300 che andranno in pensione entro il 2027. Dati che mal si conciliano con quelli sull’invecchiamento della popolazione 2 LE REGOLE DEL SETTO
RE Le soluzioni tampone per le carenze Qualora non sia presente nel proprio Comune si cercano medici nel territorio limitrofo o, in extrema ratio, le Asl possono concordare con i medici di famiglia per un accesso ad ambulatori in cui gravitano medici diversi che mettono a disposizione un monte ore in più. Image:Maddalena Carta, medico di famiglia di 38 anni, assisteva circa 1800 pazienti a Dorgali, Nuoro -tit_org- Giovane dottoressa morta «Ha trascurato il malessere» I colleghi: vittima del lavoro -sec_org-
tp:writer§§ Antonio Petrucci
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§---§
title§§ "Salute donna" si preoccupa anche di prevenzione maschile
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Estratto da pag. 28 di "AVVENIRE" del 27 Sep 2025
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tp:ocr§§ “Salute donna” si preoccupa anche di prevenzione maschile D a 27 anni a Vimercate è operativa la sezione “Salute donna”, impegnata nel diffondere e nel far comprender quanto sia importante la prevenzione in campo oncologico. Sottoporsi ad una visita di controllo, eseguire un esame diagnostico, può veramente salvare una vita umana. Si tratta di una presenza nota sul territorio, lo testimoniano le innumerevoli telefonate che richiedono alla segreteria telefonica di poter accedere a visite di “mappatura nei” per la prevenzione del tumore della pelle, con liste di attesa che le volontarie cercano di smaltire nel più breve tempo possibile, le richieste di visite senologiche, il tutto esaurito nelle manifestazioni nei mesi della prevenzione. Da alcuni mesi il logo rosa dell’associazione si è colorato di azzurro: «Abbiamo aperto i nostri spazi – dicono le volontarie - al “sesso forte”, (già incluso nelle visite della cute), rendendo operativa “salute uomo”. In questo nuovo cammino di prevenzione viene organizzata per il 10 ottobre alle ore 18, presso Palazzo Trotti, la conferenza “Prostata : prevenzione e terapie, parliamone insieme”, con relatore Giuseppe Procopio, direttore del programma prostata dell’Istituto dei tumori di Milano. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- “Salute donna” si preoccupa anche di prevenzione maschile -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Medico muore per curare i pazienti
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Estratto da pag. 19 di "LIBERO" del 27 Sep 2025
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tp:ocr§§ NUORO Medico muore per curare i pazienti ¦ Maddalena Carta era un medico di famiglia a Dorgali, Nuoro, ed è morta a 38 anni per continuare ad assistere i suoi pazienti. La dottoressa avrebbe trascurato un malessere per non lasciare da soli i cittadini, vista l’assenza per malattia degli altri due medici di famiglia: i suoi 1800 pazienti e gli altri 5000 rimasti senza medico. La sua situazione clinica, riferisce la Fnomceo, si è però aggravata, sino a renderne necessario il ricovero all’ospedale San Francesco di Nuoro e poi il trasferimento in elisoccorso al Brotzu di Cagliari, dove ieri sera si spenta. La dottoressa Carta «è morta sul lavoro. Non possiamo più permettere che siano i singoli professionisti, isolati e sovraccarichi, a reggere da soli il peso di un sistema che necessita di riforme e di investimenti strutturali». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Medico muore per curare i pazienti -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Eccellenze in corsia
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Estratto da pag. 34 di "MILANO FINANZA" del 27 Sep 2025
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tp:ocr§§ All’evento di Class Editori sono state premiate le strutture al top nella sanità italiana pubblica e privata suddivise in 4 categorie: policlinici, centri cardiovascolari, oncologici e ortopedici BEST ITALIAN HOSPITALS 2025 Eccellenze in corsia e cliniche nazionali d’eccellenza sono state protagoniste di Best Italian Hospitals, prima iniziativa editoriale in Italia che premia le performance delle strutture ospedaliere pubbliche e private, riconoscendone il valore strategico nel contesto del sistema sanitario nazionale. Giunto alla quarta edizione, l’evento di Class Editori elabora una classifica basata su uno score multiparametrico - messo a punto da Next Health (parte del network Nh-Net) ed Eversana Intouch - che prende in esame dati clinici, attività di formazione, ricerca e reputazione. Un metodo solido, validato da un L advisory board composto da esperti del mondo accademico, medico-scientifico e manageriale. Nell’ambito di una charity dinner a favore della Bocelli Foundation ospitata martedì 23 settembre dal Circolo Filologico di Milano sono state premiate le realtà risultate migliori. Per quanto riguarda la categoria Policlinici d’eccellenza si è imposto l’Rccs Policlinico Universitario Gemelli, che ha preceduto nell’ordine l’Azienda Ospedaliera Università di Padova e l’Irccs Ospedale San Raffaele. Il Gemelli è stato autentico mattatore di questa edizione, essendosi assicurato il gradino più alto del podio anche come miglior centro cardiologico nazionale - battendo ancora una volta l’ospedale dell’università patavina e il San Raffaele - e miglior polo oncologico, specialità in cui si è imposto sull’Irccs Istituti Europeo di Oncologia (Ieo) e sull’Irccs Humanitas Research Hospital. Quanto alle strutture top per l’ortopedia a spuntarla è stato l’Irccs Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio, che in un derby della Madonnina in formato Esculapio ha battuto l’Irccs Humanitas Research Hospital, mentre l’Ircss bolognese Istituto Ortopedico Rizzoli si è assicurato la terza posizione. Altri riconoscimenti conferiti nel corso della serata sono stati quelli per le Regioni d’Eccellenza, andato alla Lombardia, per la qualità (Ieo) e quantità della ricerca (azienda ospedaliero-universitaria di Ferrara), per le eccellenze digitali (Humanitas), i gruppi privati (San Donato), il 5x1000 (premiati l’istituto oncologico di Candiolo per totale di fondi raccolti e la fondazione Ca’ Granda-Policlinico di Milano per il valore medio per firma). ---End text--- Author: Giorgio Migliore Heading: Highlight: Image:GiampaoloTortora (Gemelli), Stefano Leoni (Ieo-Monzino) e Riccardo Bui (Humanitas) Riccardo Bui (Humanitas), Daniele Piacentini Roberto Crugnola (Gemelli) (Galeazzi-Sant’Ambrogio) e Roberts Mazzuconi e Stefano Leoni (Ieo-Monzino) (San Raffaele) Valentina Regonesi (Fondazione Ca’ GrandaPoliclinico di Milano) Nicoletta Natalini (azienda ospedalierouniversitaria Ferrara) Stefano Leoni (Ieo Monzino) Marco Centenari (San Donato), Giampaolo Tortora (Gemelli) e Riccardo Bui (Humanitas) Gianmarco Sala (istituto oncologico di Candiolo) Roberto Crugnola (Galeazzi-Sant’Ambrogio) e Riccardo Bui (Humanitas) Daniele Piacentini (Gemelli) Guido Bertolaso e Roberts Mazzuconi (Regione (San Raffaele) Lombardia) LE STRUTTURE OSPEDALIERE D'ECCELLENZA PREMIATE DEI BEST ITALIAN HOSPITALS 2025 CATEGORIA CENTRI CARDIOLOGICI D'ECCELLENZA CENTRI ORTOPEDICI D'ECCELLENZA CENTRI ONCOLOGICI D'ECCELLENZA POLICLINICI DI ECCELLENZA TOP ITALIAN HOSPITAL ECCELLENZA DIGITALE GRUPPI PRIVATI DI ECCELLENZA BIHA 2025 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 1 2 3 OSPEDALE REGIONE CITTÀ SCORE Irccs Policlinico Universitario Gemelli Azienda Ospedale - Università Padova Irccs Ospedale San Raffaele Irccs Ospedale Galeazzi Sant'ambrogio Irccs Humanitas Research Hospital Irccs Istituto Ortopedico Rizzoli Irccs Policlinico Universitario Gemelli Irccs Istituto Europeo Di Oncologia Irccs Humanitas Research Hospital Irccs Policlinico Universitario Gemelli Azienda Ospedale - Università Padova Irccs Ospedale San Raffaele Irccs Policlinico Universitario Gemelli
Azienda Ospedale - Università Padova Irccs Ospedale San Raffaele Irccs Humanitas (Gruppo Humanitas) Irccs Galeazzi Sant'ambrogio (Gsd) Irccs Monzino (Gruppo Ieo - Monzino) Gsd - Gruppo San Donato Gruppo Gemelli Gruppo Humanitas Lazio Veneto Lombardia Lombardia Lombardia Emilia Romagna Lazio Lombardia Lombardia Lazio Veneto Lombardia Lazio Veneto Lombardia Lombardia Lombardia Lombardia Lombardia Lazio Lombardia Roma Padova Milano Milano Rozzano Bologna Roma Milano Rozzano Roma Padova Milano Roma Padova Milano Milano Milano Milano Milano Roma Milano 100,00 97,95 96,81 100,00 96,00 94,33 100,00 83,45 80,17 100,00 92,06 88,43 100,00 90,33 89,91 100,00 95,88 94,85 100 67,88 64,29 Withub -tit_org- Eccellenze in corsia -sec_org-
tp:writer§§ Giorgio Migliore
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§---§
title§§ lntervista a Claudio Cricelli - La sanità territoriale La sfida del cambiamento con le case di comunità = Sanità territoriale in trasformazione «Case di comunità, ruolo da definire»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/27/2025092703164206579.PDF
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Estratto da pag. 21 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 27 Sep 2025
Scarcella e Caroppo a pagina 21 Firenze, congresso regionale Simg, il presidente emerito Cricelli: «Ci attendono sfide importanti Formare i medici di famiglia alle nuove tecnologie e affrontare i cambiamenti socio-demografici»
pubDate§§ 2025-09-27T04:33:00+00:00
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tp:ocr§§ TOSCANA Intervista a Cricelli (Simg) La sanità territoriale La sfida del cambiamento con le case di comunità Scarcella e Caroppo a pagina 21 Sanità territoriale in trasformazione «Case di comunità, ruolo da definire» Firenze, congresso regionale Simg, il presidente emerito Cricelli: «Ci attendono sfide importanti Formare i medici di famiglia alle nuove tecnologie e affrontare i cambiamenti socio-demografici» La sanità territoriale sta cambiando. In bene o in male lo dirà il tempo. E le lancette scorrono veloci soprattutto per quegli elementi di rivoluzione legati ai fondi del Pnrr, vedi le case di comunità. Che dovranno essere messe a disposizione e dotate di attrezzature tecnologiche entro giugno 2026. Alla luce delle difficoltà delle regioni a raggiungere l’obiettivo, per la loro realizzazione è previsto l’utilizzo anche di fondi alternativi. La Toscana non è messa male, ma nemmeno benissimo. Dall’ultimo report di Agenas emerge che: delle 76 programmate da contratto istituzionale di sviluppo (Cis) e quindi legate al Pnrr, 23 risultano avere almeno uno dei servizi previsti già attivo. Le altre sono da costruire ex novo o da ristrutturare. La Toscana è anche tra le più ambiziose: a quelle del Pnrr se ne aggiungono altre 47 già attive, quindi 70 sulle 157 totali programmate. Sono solo 7, però, quelle ad oggi con tutti i servizi obbligatori dichiarati attivi, incluso presenza medica e infermieristica. Ed è qui l’altra sfida. Una volta completate e dotate di strumenti, le case di comunità vanno ovviamente riempite di personale sanitario e servizi. Su questo fronte la Toscana è tra le regioni più virtuose. Ad agosto ha portato a casa un accordo che coinvolge i medici di medicina generale, dando loro un ruolo centrale in questa trasformazione: dall’impegno nelle case di comunità, al trasferimento di alcune prestazioni di base e diagnostiche, quindi l’uso di nuove tecnologie. Di questo e molto altro si discuterà oggi a Firenze, nel congresso regionale della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie: “Conoscere per decidere il nostro futuro“. FIRENZE La Toscana come laboratorio della trasformazione sanitaria nazionale. «Restano delle sfide cruciali - spiega Claudio Cricelli, presidente emerito SIMG (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie) - definire il ruolo delle Case di comunità, formare i medici di famiglia alle nuove tecnologie e affrontare i cambiamenti sociodemografici». Professor Cricelli, la medicina generale è destinata a cambiare? «Più di tutti gli altri comparti. Perché c’è stato un enorme ricambio generazionale, che ancora non si è concluso in Toscana, dove c’è ancora un 40% di medici vicini alla pensione». Si parla spesso di carenza... «Questo perché i medici della vecchia generazione sono entrati in blocco e in blocco escono. Nel frattempo, a parte il ritardo nel crearne di nuovi, il sistema ha deciso che il numero dovesse diminuire: dai 45mila prima del Covid, ora siamo 35mila. Chi entra oggi raggiunge subito il tetto di 1.500 pazienti. Anche di più». Qual è la soluzione? «Stiamo tamponando facendo entrare nuovi medici man mano che fanno il corso. Già al secondo e terzo anno, prima del diploma, cominciano a lavorare. La criticità si esaurirà quando la curva demografica calerà. Ma ci saranno sempre più anziani». Questo impatterà sulle cure? «Esattamente. Come facciamo a reggere? Mettendo mano a una riforma radicale. Non potendo aumentare i finanziamenti, dobbiamo cambiare metodo, invertire le risorse e puntare su un invecchiamento sano, prendere in carico le persone quando sono sane. La medicina generale è la soluzione». E cosa manca? «Personale non medico, infermieri, assistenti. Dobbiamo investire sulla medicina generale spostando su di essa anche le prestazioni diagnostiche, come ha fatto la Toscana con l’accordo integrativo al quale hanno già aderito 400 medici». Sono tanti o pochi? «Su 2220 dottori, sono tantissimi. Perché è un progetto ambizioso, i medici devono ricominciare a imparare e devono avere il tempo. Se da una parte gli si dà nuovi c
ompiti, dall’altra si deve liberli di alcuni oneri. Quindi aumentare il personale non medico e diminuire la burocrazia. Per non parlare dei costi degli affitti». Qui entrano in gioco le case di comunità? «Non possono sostituire gli ambulatori, che hanno pazienti nel raggio di 1 km. Le persone vogliono avere il dottore vicino. La casa di comunità hub deve fornire servizi complessi, ma non può assistere il territorio in modo capillare, l’anziano non può fare 20 km per le cure». Quale sarà quindi il ruolo del medico di famiglia nella casa di comunità? «Deve essere chiarito dal prossimo contratto nazionale. Quello attuale è scaduto da tre anni. Da chiarire anche quali servizi ci saranno nella struttura e quale personale. I medici ci vanno se ci sono le condizioni . La transizione avverrà col tempo». Ma non devono essere attivate entro un anno? «I fondi del Pnrr sono per la struttura. Il personale, gli stipendi, gli strumenti, li paga il servizio sanitario. Abbiamo preso i soldi per costruirci la casa, ma non abbiamo i soldi per comprare i mobili». È un rischio... «Che hanno corso pur di portare i soldi a casa, pensando: “in qualche modo si farà“». Si è parlato anche della possibilità che da autonomi i medici diventino dipendenti... «Era un’ipotesi minacciosa. Ma non lo faranno perché la dipendenza costa tre volte la convenzione. Sarebbe troppo oneroso». ---End text--- Author: Teresa Scarcella Heading: Highlight: La medicina generale è il comparto destinato a cambiare di più per un ricambio generazionale Image:Claudio Cricelli, presidente società di medicina generale LNZ Le case di comunità che cosa sono: o?rono un'assistenza continua con equipe multidisciplinari (medici di famiglia, pediatri, specialisti, infermieri e altri professionisti) per potenziare le cure primarie, la prevenzione, la presa in carico dei pazienti cronici e ridurre gli accessi inappropriati al pronto soccorso. In Toscana* 70 a oggi con almeno uno dei servizi previsti già attivo di queste sono quelle 7 solo 23 legate al Pnrr I fondi del Pnrr a disposizione devono essere utilizzati entro giugno 2026 157 programmate in totale di queste con tutti i servizi obbligatori dichiarati attivi, incluso presenza medica e infermieristica 76 legate al Pnrr 400 su 2.220 medici di medicina generale hanno aderito all'accordo regionale * ultimo report di Agenas -tit_org- lntervista a Claudio Cricelli - La sanità territoriale La sfida del cambiamento con le case di comunità Sanità territoriale in trasformazione «Case di comunità, ruolo da definire» -sec_org-
tp:writer§§ Teresa Scarcella
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/27/2025092703164206579.PDF
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title§§ Commissione Covid, Rezza svela nuovi altarini «Sui vaccini abbiamo perso ogni credibilità» = Rezza choc: «Credibilità persa sui vaccini»
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Estratto da pag. 13 di "VERITÀ" del 27 Sep 2025
L'ex membro della task force rivela alla commissione Covid: «Obbligo non necessario, la gente non si fida più». Poi critica l'Ue: «Ho visto medici russi, mentre Bruxelles si interessava solo alle fiale». E sulla linea dura: «Che errore punire chi era in spiaggia»
pubDate§§ 2025-09-27T04:33:00+00:00
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tp:ocr§§ Commissione Covid, Rezza svela nuovi altarini «Sui vaccini abbiamo perso ogni credibilità» Rezza choc: «Credibilità persa sui vaccini» L’ex membro della task force rivela alla commissione Covid: «Obbligo non necessario, la gente non si fida più». Poi critica l’Ue: «Ho visto medici russi, mentre Bruxelles si interessava solo alle fiale». E sulla linea dura: «Che errore punire chi era in spiaggia» n «I piani pandemici vanno aggiornati». «Io non direi mai che è necessario un obbligo vaccinale». «Non ricordo un medico dell’Unione europea che sia venuto nel primo periodo, nella prima fase, quando noi eravamo in difficoltà». Sono alcune delle dichiarazioni del professor Giovanni Rezza che emergono dai verbali desecretati ieri, relativi dell’audizione dello scorso 29 aprile. In commissione parlamentare d’inchiesta a deporre era l’epidemiologo, già dirigente di ricerca dell’Istituto superiore di sanità, nonché componente della task force coronavirus, (...) segue a pagina 13 Segue dalla prima pagina di PATRIZIA FLODER REITTER (...) attualmente professore straordinario in igiene e sanità pubblica all’università Vita-Salute San Raffaele. Il professore, che ha tenuto a sottolineare, «io ero un ricercatore e non un funzionario ministeriale. Non sono a conoscenza di essere sottoposto a indagini e non sono stato mai imputato in procedimenti penali», prima di passare in rassegna le prime fasi della gestione pandemica si è soffermato sull’origine del virus Covid-19. «Possiamo escludere completamente che ci sia stato l’incidente in laboratorio? Non possiamo escluderlo completamente», dichiara. Sostiene di aver capito «immediatamente che non saremmo riusciti a contenere questo focolaio». Aggiunge: «Il 22 gennaio un comunicato stampa Oms dice: c’è trasmissione interumana. L’Ecd di Stoccolma parla di rischio pandemico basso. Come si fa a dire rischio pandemico basso, quando sappiamo che è un virus che si trasmette da persona a persona?». Già, ma se la task force era stata istituita il 22 gennaio e se Rezza considerava il rischio pandemico alto, perché non si è battuto per prendere misure più incisive? Soprattutto perché spiega di aver detto: «Se il Covid arriva nel momento in cui c’è il picco influenzale, siccome i sintomi possono essere confusi (quante persone sviluppano il Covid in forma grave? Poche rispetto a tutte quelle che invece si ammalano in maniera asintomatica e in forma non grave), sarà la tempesta perfetta. E questo è avvenuto […] in assenza di test di massa, non si riuscì a identificare i primi casi». Quando si presentò il problema dei cinesi che rientravano in Italia, il professore dichiara che «sinceramente ero favorevole a quarantenarli, nel senso di non farli andare a scuola subito, ma questo non successe». Rispondendo al presidente della commissione, Marco Lisei, ribadisce: «Disporre la quarantena per tutti quelli che arrivavano dalla Cina era una misura decisamente impossibile da attuare. Se l’avessero chiesto a me e avessi potuto decidere, forse l’avrei anche fatto». Nel frattempo, prima della notte del 20-21 febbraio 2020, quando al San Matteo di Pavia c’è il primo paziente positivo al Covid, funzionava «una attività di sorveglianza sui casi gravi, che era un adattamento del sistema di sorveglianza dell’influenza […] Tutte le Sari, cioè le infezioni gravi, testate risultarono dopo negative. Con l’ordinanza n. 640 qualcosa è cambiato […] Però è chiaro che per un po’ di tempo…» si è fatto ben poco, lascia intendere Rezza. «Penso che l’Italia, come altri Paesi europei, sia arrivata non del tutto preparata ad affrontare questa pandemia», dichiara. E andavano aggiornati i piani pandemici, lo ribadisce più volte anche dopo una precisa domanda del senatore Guido Liris (Fdi). «Un piano pandemico non deve essere solo scritto sulla carta, ma dev’essere applicato in ogni fase, anche durante quella interpandemica. Le scorte di farmaci e tutto il resto devono essere preparate nel momento in cui non abbiamo ancora l’evento pandemico in atto», evidenzia l’endocrinologo. Il piano del 2006 dice che era influenz
ale, con parti utilizzabili e parti no, però a una domanda di Alberto Bagnai della Lega risponde: «Di fatto, con l’ultimo piano pandemico, quello del 2021, già si prendeva in considerazione il Covid, anche se continuava a essere un Panflu, cioè un piano pandemico influenzale». Riferendosi al prossimo dichiara che «sono previste azioni nei confronti di tutti i virus respiratori, perché alla fine le azioni che si possono fare sono sempre quelle». Quindi, anche se solo influenzale, un piano pandemico aggiornato e applicato avrebbe fatto la differenza. Sui dispositivi di protezione individuale ha dato ragione a Ignazio Zullo di Fdi: «Il nostro Paese era impreparato». Così pure ha riconosciuto che «sui medici di medicina generale effettivamente c’è il problema, che io credo sia molto datato, di cercare di rafforzare la sanità territoriale». Una stoccata l’ha rivolta a Ursula von der Leyen. «Io non ricordo un medico dell’Unione europea che sia venuto nel primo periodo, nella prima fase, quando noi eravamo in difficoltà. Sono arrivati i russi (non so cosa abbiano fatto, ma sono arrivati); sono arrivati gli albanesi; ricordo anche i medici cubani. Però l’Unione europea non ha reagito granché bene e su questo penso che non ci siano molti dubbi […] la Ue si è mossa solo al momento dell’acquisto dei vaccini». Spiega il limite dei dati aggregati, che venivano presentati ogni giorno in sede di Protezione civile: «C’è una differenza fra i dati aggregati e i dati individuali […] quei casi aggregati vengono segnalati per data di segnalazione e di diagnosi al massimo, ma non per data di comparsa». Ma rivendica la scelta di aver affidato la realizzazione dei modelli previsionali sulla diffusione del virus: «Fui io stesso a indicare la fondazione Bruno Kessler, perché ne conoscevo il valore». Ha spiegato che «la task force era sostanzialmente un gruppo di lavoro con figure istituzionali» e alla domanda di Alfonso Colucci (M5s) su «qual è stata l’esigenza tecnica di sostituirla», Rezza ha risposto: «Quando è stato nominato il Cts, quella fu una nomina più politica». La politica, dunque, si è imposta sulla scienza. Lo si comprende dalle parole del professore quando parla di vaccini Covid, anche se non erano oggetto di audizione: «Io non direi mai che è necessario un obbligo vaccinale; direi che è necessario mantenere alte le coperture vaccinali. Dopodiché, obbligo o non obbligo lo decide la politica». Il suo pensiero è ancor più chiaro: «Quando mai in Inghilterra hanno reso obbligatori i vaccini? Però ottengono comunque delle coperture vaccinali molto elevate. Ciò dipende molto anche dalla credibilità delle istituzioni, da quanto la gente ci crede. C’è poco da fare: negli ultimi anni da noi c’è stata una perdita di credibilità delle istituzioni e dobbiamo fare un po’ tutti autocritica». Critica riferita anche all’eccessiva partecipazione di nostri esperti a programmi televisivi: «Abbiamo visto come spesso fossero anche in contraddizione fra di loro, fino ad arrivare addirittura a una competizione l’uno con l’altro». Così pure ammette, parlando delle misure restrittive e rispondendo a Francesco Boccia (Pd): «A volte, si è peccato più per eccesso che per difetto, diciamo la verità; pensiamo al divieto che una persona potesse andare sulla spiaggia da sola». ---End text--- Author: PATRIZIA FLODER REITTER Heading: Highlight: «La nascita del Cts fu una scelta politica Le virostar in tv sono state dannose» «La quarantena per i cinesi di ritorno? Complicata, ma andava fatta» Image:d c c g is d « c s m n ti la le d e « sa re re D b c g to DELIRIO In alto, un agente di polizia costretto a inseguire i bagnanti durante la pandemia. A sinistra, Giovanni Rezza, ex dirigente dell’Istituto superiore di sanità ed ex membro della task force anti Covid [Ansa] -tit_org- Commissione Covid, Rezza svela nuovi altarini «Sui vaccini abbiamo perso ogni credibilità» Rezza choc: «Credibilità persa sui vaccini» -sec_org-
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