title§§ Se l'ideologia di Trump sull'autismo mette a rischio la salute link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403079506663.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "AVVENIRE" del 24 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-24T04:40:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403079506663.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403079506663.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403079506663.PDF tp:ocr§§ Se l’ideologia di Trump sull’autismo mette a rischio la salute IL «PROCLAMA» INFONDATO CONTRO IL PARACETAMOLO O ltre che al Nobel per la Pace, Donald Trump aspira anche a quello per la Medicina? Ironie a parte, c’è da chiedersi cosa possa aver spinto il presidente Usa a indicare l’altra sera, in maniera così netta, un collegamento causa-effetto tra l’assunzione di paracetamolo da parte delle donne in gravidanza e il moltiplicarsi dei casi di autismo tra i bambini. Un’indicazione sonoramente respinta ieri dalla comunità scientifica internazionale, a partire dall’Agenzia europea del Farmaco (Ema), e dai detrattori del presidente Usa, secondo cui le parole di Trump rispondono a una visione puramente ideologica, evidenziata anche dalla battaglia dei “Maga” contro i vaccini obbligatori. «Con effetto immediato, la Food and Drag Administration (Fda) informerà i medici che l'uso di paracetamolo o Tylenol può essere associato a un rischio molto elevato di autismo – ha tuonato il numero uno della Casa Bianca –. Per questo motivo, le donne incinte non dovrebbero assumere il Tylenol, a meno che non sia strettamente necessario». Un messaggio netto, scandito con la forza di un ordine politico più che con la prudenza di una raccomandazione scientifica. A sostegno delle sue affermazioni, Trump e il suo segretario alla Sanità, l’antivaccinista Robert F. Kennedy Jr., hanno citato una revisione condotta da epidemiologi della Harvard T.H. Chan School of Public Health e del Mount Sinai di New York. Una revisione, quindi non una nuova ricerca, che ha analizzato 46 studi già pubblicati sul possibile legame tra l’uso di paracetamolo in gravidanza e problemi nello sviluppo neurocognitivo dei bambini, compreso l’autismo. In oltre metà dei lavori valutati è emersa un’associazione statistica, ma senza che sia stato dimostrato un nesso causale diretto. Gli stessi autori della revisione hanno sottolineato che i dati vanno letti con cautela, perché derivano da studi osservazionali, facilmente influenzabili da altri fattori: febbre, infezioni o predisposizione genetica materna. In una lettera ai medici, la stessa Fda ha sottolineato che una relazione causale tra paracetamolo e l’autismo «non è stata stabilita» e «nella letteratura scientifica sono presenti studi contrari». Trump, nel frattempo, ha trasformato un tema complesso in un proclama, accendendo il riflettore sul farmaco da banco più diffuso negli Stati Uniti. Sul fronte scientifico, il quadro è molto più articolato. L’autismo non è una malattia unica, ma un disturbo dello sviluppo con manifestazioni molto variabili. I casi diagnosticati sono aumentati sensibilmente. Negli anni ’90 si parlava di 1 bambino su 150, oggi i casi sono circa 1 su 31. La comunità scientifica concorda però sul fatto che la crescita sia dovuta soprattutto al miglioramento delle capacità diagnostiche, a criteri clinici più inclusivi e alla maggiore consapevolezza delle famiglie. Quanto alle cause, le evidenze più robuste indicano una forte componente genetica combinata a fattori ambientali. Da anni Trump strizza l’occhio alla retorica novax. A suo dire, «i bambini ricevono troppe vaccinazioni». La sua ultima uscita sembra inserirsi nella cornice ideologica del movimento Maga, che fa dell’attacco alla scienza istituzionale una bandiera. Il pericolo, secondo molti esperti, è indurre panico tra le donne in gravidanza, indotte a non utilizzare il paracetamolo nemmeno quando necessario e con rischi maggiori anche per il feto. Le linee guida però restano chiare: in gravidanza questo principio attivo è ancora il farmaco di prima scelta. PAOLO M. ALFIERI ---End text--- Author: PAOLO M ALFIERI Heading: IL «PROCLAMA» INFONDATO CONTRO IL PARACETAMOLO Highlight: Image: -tit_org- Se l'ideologia di Trump sull’autismo mette a rischio la salute -sec_org- tp:writer§§ PAOLO M ALFIERI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403079506663.PDF §---§ title§§ Dal Covid all'epatite Le cinque crociate di Trump contro medicine e vaccini link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403078806676.PDF description§§

Estratto da pag. 22 di "CORRIERE DELLA SERA" del 24 Sep 2025

Tagliati fondi alla ricerca. Le mosse di Kennedy Jr

pubDate§§ 2025-09-24T04:40:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403078806676.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403078806676.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403078806676.PDF tp:ocr§§ DalCovidall’epatite Lecinquecrociate diTrumpcontro medicineevaccini Tagliatifondiallaricerca.LemossediKennedyJr La politica sanitaria promossa dall’amministrazione di Donald Trump, presidente Usa, è stata caratterizzata fin da subito da un profondo scetticismo verso istituzioni e prassi scientifiche consolidate. Da quando il presidente ha scelto Robert Kennedy Jr. (già noto per le sue posizioni antiscientifiche e contro i vaccini) alla guida della Sanità e della commissione Maha (Make America Healthy Again), il dipartimento federale ha visto succedersi licenziamenti di massa, smantellamenti dei programmi e cambiamenti delle politiche vaccinali. Contro il vaccino Covid All’inizio di settembre Kennedy Jr. ha ribadito che i vaccini a mRna (tra cui quello Covid) sono «pericolosi e mortali» (nonostante non ci siano prove in merito) e ha annunciato il taglio di 500 milioni di dollari di fondi per lo sviluppo di nuovi farmaci a tecnologia mRna (quella che è valsa il premio Nobel per la Medicina nel 2023 a Karikó e Weissman). A maggio lo stesso Kennedy aveva dichiarato che i funzionari della Sanità non avrebbero più raccomandato l’immunizzazione anti Covid a bambini e donne incinte in buona salute. In seguito, si sono aggiunte altre due restrizioni: la Food and Drug Administration (Fda) ha autorizzato il vaccino solo per gli over 65 e i più giovani affetti da patologie e recentemente Kennedy ha imposto che l’accesso alla vaccinazione venga dato a questi soggetti solo dopo l’assenso di un medico. Meno dosi per i bimbi A giugno Kennedy Jr. ha rimosso tutti e 17 gli esperti della Commissione di consulenza sulle pratiche di vaccinazione (Acip) e li ha rimpiazzati con persone di sua scelta, la maggior parte delle quali avevano espresso posizioni no-vax. La Commissione ora sta cambiando le regole del calendario vaccinale per l’infanzia: da poco ha votato per impedire l’accesso al vaccino quadrivalente (morbillo-parotite-rosolia-varicella) ai bambini sotto i 4 anni e comunque ha imposto un’iniezione distinta per la varicella. La decisione è stata motivata da «un rischio elevato di convulsioni febbrili» (già incluso negli avvertimenti vaccinali e mai considerato pericoloso). Si sta anche pensando di posticipare all’età di 12 anni il vaccino contro l’epatite B, attualmente somministrato ai neonati: Kennedy ha lasciato intendere che possa causare autismo, nonostante la mancanza di dati a conferma). L’epidemia di morbillo Nemmeno la recente epidemia di morbillo che ha colpito gli Usa, dopo che il Paese era stato libero dalla malattia per anni, è bastata a far fare all’amministrazione Trump marcia indietro sullo scetticismo vaccinale. Solo dopo 1.491 casi, in prevalenza tra persone non immunizzate, e 3 morti (tra cui 2 bimbi precedentemente sani), Kennedy Jr. ha dovuto riconoscere che i vaccini «proteggono i singoli e contribuiscono all’immunità della comunità», ma ha comunque dichiarato che in Texas (lo Stato più colpito) si sarebbe dovuta assumere vitamina A (trattamento che non è un sostituto dei vaccini e che poteva essere pericoloso se assunto in dosi eccessive). Autismo e paracetamolo L’attacco più recente contro un farmaco risale ancora a lunedì: Trump ha appoggiato teorie che collegano l’assunzione del comune antidolorifico paracetamolo (Tylenol) durante la gravidanza all’insorgere di disturbi dello spettro autistico. Peccato che non sia stato mai dimostrato, nonostante ampi studi (uno effettuato in Svezia su 2 milioni di bambini) e il paracetamolo sia la più valida alternativa per le future mamme in presenza di febbre alta. L’amministrazione Trump ha anche anticipato l’intenzione di presentare la leucovorina (una forma di vitamina B9) come possibile «terapia» a favore dei bambini con autismo, ma non esistono studi robusti che dimostrino l’efficacia del composto nel prevenire la sindrome. Fondi revocati Altre «crociate» sono state portate avanti da Trump tramite tagli ai fondi: congelati quelli per il PEPFAR, un programma che fornisce trattamenti contro l’Hiv in Africa e in altre parti del mondo; è stato interrotto il programma per la ricerca di un vaccino contro l’Hiv; è stato revocato un ordine di Biden che aveva introdotto un meccanismo di negoziazione diretta dei prezzi dei farmaci per Medicare (la copertura assicurativa voluta dalla riforma di Obama). ---End text--- Author: Silvia Turin Heading: Highlight: Le tappe Le promesse iniziali La nuova commissione Il taglio dei fondi ? ? Lo scorso febbraio Robert F. Kennedy Jr. aveva promesso che se fosse diventato segretario alla Salute del governo Usa non avrebbe cambiato in modo radicale le regole sui vaccini. Ma le decisioni successive contraddicono quelle parole A giugno Kennedy ha rimosso tutti e 17 gli esperti della Commissione di consulenza sulle pratiche di immunizzazione e li ha rimpiazzati con persone di sua scelta, la maggior parte delle quali hanno espresso in passato posizioni novax ? Kennedy ha annunciato il taglio di 500 milioni di dollari di fondi per lo sviluppo di nuovi vaccini a base mRNA, sostenendo, all’inizio di settembre, che i vaccini a mRNA (tra cui quello anti Covid) sono pericolosi e mortali (nonostante non ci siano prove in merito) I limiti ai Cdc Donne in gravidanza ? ? Il segretario ha anche limitato le capacità dei Centers for disease control and prevention (Cdc), l’agenzia federale che si occupa di salute pubblica. A fine agosto ha spinto al licenziamento della direttrice Susan Monarez proprio per gli scontri sul tema dei vaccini L’attacco contro un farmaco più recente è di lunedì scorso: Trump ha appoggiato teorie non dimostrate che collegano l’assunzione del paracetamolo (Tylenol) durante la gravidanza all’autismo e ha esortato le donne incinte a evitarlo Chi è ? Robert F. Kennedy Jr. è il segretario alla Salute del governo statunitense nella seconda amministrazione del presidente Donald Trump ? Kennedy è da tempo uno dei principali esponenti del movimento antivaccinista statunitense ? In passato ha sostenuto varie teorie infondate, come quella della falsa relazione tra vaccini e autismo ? La parola MAHA Sigla di «Make America Healthy Again» (Rendiamo di nuovo l’America sana). Slogan e un movimento guidato da Robert F. Kennedy Jr e che riecheggia «Make America Great Again» reso popolare da Trump. Secondo i suoi sostenitori la corruzione nelle industrie alimentari e farmaceutiche è una delle principali cause dei problemi di salute negli Usa. Posticipo Si sta pensando di posticipare ai 12 anni il vaccino contro l’epatite B ora dato ai neonati Image:Al governo Robert F. Kennedy Jr, segretario della Salute e dei Servizi Umani della seconda amministrazione Trump. È membro della famosa famiglia Kennedy (Ap) -tit_org- Dal Covid all’epatite Le cinque crociate di Trump contro medicine e vaccini -sec_org- tp:writer§§ Silvia Turin guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403078806676.PDF §---§ title§§ "Paracetamolo e autismo non c'è alcun legame" l'Oms smentisce gli Usa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403079806666.PDF description§§

Estratto da pag. 23 di "REPUBBLICA" del 24 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-24T04:40:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403079806666.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403079806666.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403079806666.PDF tp:ocr§§ “Paracetamolo e autismo non c’è alcun legame” l’Oms smentisce gli Usa di MICHELE BOCCI l mondo scientifico cerca di correre ai ripari dopo le dichiarazioni di Trump sul collegamento tra paracetamolo assunto in gravidanza e autismo nei bambini (il farmaco è «probabilmente associato a un rischio notevolmente aumentato» del problema, ha detto). Non si tratta di immagine ad effetto, si sta proprio muovendo il mondo della sanità: dall’Oms, all’Europa, fino agli organismi tecnici italiani, oltre a tantissimi esperti. Tutti dicono che non cambia niente riguardo alle indicazioni del farmaco, praticamente l’unico suggerito a chi aspetta un figlio quando ha febbre e dolori. Il paracetamolo, in generale, è tra i medicinali più usati al mondo. In Italia è il primo per consumo tra antipiretici e antidolorifici, ogni giorno una persona ogni cento ne assume una dose. La statunitense Fda, Food and drug administration, dopo le parole del presidente ha detto che cambierà il foglietto illustrativo ma non le indicazioni. Nel “bugiardino” si riporteranno infatti «le prove che suggeriscono che l’uso di paracetamolo da parte delle donne in gravidanza può essere associato a un aumento del rischio di condizioni neurologiche come l’autismo e l’Adhd nei bambini». Però Fda ricorda che «è l’unico farmaco da banco approvato per il trattamento della febbre durante la gravidanza, che se è alta può rappresentare un rischio per i nascituri. Inoltre, l’aspirina e l’ibuprofene hanno effetti avversi ben documentati sul feto». Quindi «resta ragionevole per le donne utilizzare il paracetamolo in certe situazioni». L’Ema, l’agenzia del farmaco euI ropea, ieri mattina si è affrettata a dire che nel nostro continente le cose non cambiano: «Il farmaco può essere usato in gravidanza, in conformità con le raccomandazioni ufficiali. Rimane un’opzione importante per il trattamento del dolore o della febbre nelle donne – ha detto afferma Steffen Thirstrup, di Ema – Dopo una rigorosa valutazione dei dati scientifici non abbiamo trovato prove che l’assunzione causi autismo nei bambini». Una portavoce della commissione europea ha sintetizzato: «Al momento non vi è alcuna ragione per modificare le raccomandazioni Ue sull’uso del farmaco». L’Organizzazione mondiale della sanità ha aggiunto che come il paracetamolo «neanche i vaccini hanno dimostrato di causare autismo». Il portavoce dell’Oms, Tarik Jasarevic, ha spiegato che alcuni studi basati solo su osservazioni e che non includono gruppi di controllo o trattamento, avevano «suggerito una possibile associazione tra l’esposizione prenatale al paracetamolo e l’autismo. Tuttavia le prove rimangono discordanti. Altri studi non hanno riscontrato alcuna relazione del genere». Mentre anche dal Regno Unito si respingevano le tesi di Trump, Aifa ha confermato la posizione europea. «Alla luce delle più recenti valutazioni scientifiche non emergono nuove evidenze che richiedano modifiche alle raccomandazioni in vigore sull’uso del paracetamolo in gravidanza», dicono dall’Agenzia del farmaco: «L’indicazione è di usarlo in gravidanza alla dose efficace più bassa, per il tempo più breve possibile e con la frequenza minima compatibile con il trattamento». ---End text--- Author: ‘MICHELE BOCCI Heading: Highlight: Dopo le dichiarazioni di Trump sui rischi del farmaco in gravidanza, anche l’Ema replica: “In Europa non cambia nulla” Image:È polemica tra Usa e Europa dopo le frasi della Casa Bianca sui rischi del paracetamolo portavoce dell’Oms, Tarik Jasarevic, ha spiegato che alcuni studi bacompatibile con il trattamento». ©RIPRODUZIONE RISERVATA -tit_org- “Paracetamolo e autismo non c'è alcun legame” l'Oms smentisce gli Usa -sec_org- tp:writer§§ 'MICHELE BOCCI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403079806666.PDF §---§ title§§ Intervista a Giovanni Palermo - Medici di famiglia e di pronto soccorso «Giusto fare rete» = «Serve un filo diretto fra rete ospedaliera e medico di famiglia Conta la passione» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403078406672.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "SECOLO XIX" del 24 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-24T04:40:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403078406672.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403078406672.PDF', 'title': 'SECOLO XIX'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403078406672.PDF tp:ocr§§ Silvia Pedemonte e Bruno Viani / PAGINA 6 Medici di famiglia e di pronto soccorso «Giusto fare rete» CATEGORIA IN DIFFICOLTÀ Giovanni Palermo Professionista d’emergenza tornato in ospedale «Le Case di Comunità potrebbero rappresentare la soluzione ideale» «Serve un filo diretto fra rete ospedaliera e medico di famiglia Conta la passione» Il medico di pronto soccorso chiede più dialogo con i colleghi sul territorio. Quello di famiglia è oberato dalla burocrazia. Interviste parallele. L’INTERVISTA/1 Silvia Pedemonte / GENOVA «L a priorità? È la nascita di una rete, di un filo diretto tra il medico di famiglia e la presa in carico ospedaliera. E le Case di comunità potrebbero essere la risposta». Giovanni Palermo ha 62 anni, è genovese e ha un’esperienza professionale se non unica quantomeno davvero particolare: dopo 25 anni in primissima fila, come medico del pronto soccorso, ha scelto di approdare al ruolo di medico di medicina generale. Per poi tornare, dopo un anno, al sacro fuoco: l’emergenza. Il ruolo nel pronto soccorso. Nel primo congresso ligure dei dottori di medicina generale è stato lanciato un vero e proprio sos: il ricambio generazionale latita, qualcuno ha gettato la spugna per burnout, i più sono sommersi da mail e WhatsApp dei pazienti. Dottor Palermo, cosa ne pensa? «Mi sento di poter confermare questo quadro. Nel 2024 ho scelto il percorso come medico di famiglia a Cogoleto. Avevo 1.600 pazienti e arrivavo anche a ricevere, dico a spanne, dalle 60 alle 70 telefonate al giorno dalle 8 di mattina alle 8 di sera. E poi c’è tantissima burocrazia». È tornato in prima linea al pronto soccorso per la burocrazia e lo stress di non staccare mai? «No, quello no. Assolutamente. Sono tornato sui miei passi perché ho capito che senza l’emergenza provavo un vuoto. È il mio sacro fuoco, nell’anno da medico di famiglia mi mancava il lavoro del pronto soccorso». C’è anche una motivazione economica, nella scelta? «No. L’inquadramento è differente, perché il medico di famiglia è un libero professionista ma in quel ruolo guadagnavo di più che in pronto soccorso. I soldi non sono la motivazione. È stata una scelta dettata dalla passione che ho per il lavoro in prima linea». Ha iniziato nel 1990 a Voltri assieme al professore Paolo Cremonesi. E lo ha seguito nelle sue esperienze, dall’elisoccorso al pronto soccorso al Galliera. «E al Galliera sono tornato. L’emergenza è il mio mondo». Ha le due visioni, due esperienze vissute: quella del medico di famiglia, in studio e quello nel pronto soccorso. Cosa si sente di dire a chi dice che i pronto soccorso sono affollati perché non è sufficiente il filtro dei dottori di famiglia? «Rifletterei per prima cosa sull’età media della popolazione genovese e ligure con un’importante quota di over 65, di pazienti con pluripatologie. Non è semplice per un dottore che ha 1600 pazienti riuscire a seguire tutti in modo tempestivo o, per esempio, avere esami diagnostici in tempi rapidi. Una quota di pazienti può essere, per questo, indirizzata verso i pronto soccorso. C’è poi però un altro aspetto: perché ci sono pazienti che, davanti a risposte che non ritengono soddisfacenti da parte del proprio medico di fiducia, scelgono di recarsi negli ospedali». Come si risolve questa situazione? «Con una rete di collegamento fra studio e ospedali. Nelle Case di comunità, poi, potrebbero trovare risposta tutti quei casi di bassa complessità decongestionando, così, gli ospedali». Il medico di famiglia è ancora un figura rispettata e di riferimento? «Assolutamente sì». I medici di famiglia sono sotto scacco per le comunicazioni continue. In pronto soccorso, però, ci sono vere e proprie violenze. «Per fortuna a me non è mai capitato ma a dei colleghi, purtroppo, sì. L’utenza è stressata, ci sono persone che hanno un carattere maggiormente bellicoso e a volte la situazione nelle attese degenera». — ---End text--- Author: Silvia Pedemonte Heading: CATEGORIA IN DIFFICOLTÀ Highlight: “ GIOVANNI PALERMO MEDICO DI PRONTO SOCCORSO Non è semplice per un medico che ha 1600 paz ienti riuscire a seguire tutti in modo tempestivo o, per esempio, avere esami diagnostici in tempi rapidi SUL SECOLO XIX L’inchiesta Una lentissima sostituzione fra chi va in pensione e le nuove leve. E, fra chi è operativo, un elevato rischio burnout. È il doppio allarme che è stato lanciato, nei giorni scorsi, dai medici di medicina generale nel primo congresso ligure della categoria organizzato da Fimmg - la Federazione italiana dei medici di famiglia- e da Simg, la società italiana dei medici di medicina generale e delle cure primarie. Il Secolo XIX ha seguito il convegno, con un articolo uscito sul giornale sabato 20 settembre Image:Il pronto soccorso dell’ospedale Galliera FOTO PAMBIANCHI -tit_org- Intervista a Giovanni Palermo - Medici di famiglia e di pronto soccorso «Giusto fare rete» «Serve un filo diretto fra rete ospedaliera e medico di famiglia Conta la passione» -sec_org- tp:writer§§ Silvia Pedemonte guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403078406672.PDF §---§ title§§ Intervista a Marco Bucci - Bucci: «Pronta la mia riforma Così cambierò la Sanità ligure» = «La mia riforma epocale Un'unica azienda regionale per gestire la sanità ligure» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403079106675.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "SECOLO XIX" del 24 Sep 2025

«Le Asl rimarranno ma si occuperanno solo di assistenza. Sopra di loro ci sarà un'Azienda unica»

pubDate§§ 2025-09-24T04:40:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403079106675.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403079106675.PDF', 'title': 'SECOLO XIX'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403079106675.PDF tp:ocr§§ intervista con il presidente della Regione. entro dicembre la legge sarà discussa in consiglio. L’obiettivo è liberare risorse per le cure Bucci: «Pronta la mia riforma Così cambierò la Sanità ligure» «Le Asl rimarranno ma si occuperanno solo di assistenza. Sopra di loro ci sarà un’Azienda unica» Marco Bucci «La mia riforma epocale Un’unica azienda regionale per gestire la sanità ligure» Il presidente: «Più risorse ai cittadini, chi vive nelle periferie avrà le stesse cure Le cinque Asl saranno aree sanitarie locali sotto la guida di un supermanager» L’INTERVISTA «In Liguria ci sono cinque Asl, le manterremo ma diventeranno aree e si occuperanno solo di servizi sanitari. Sopra di loro nascerà l’Azienda sanitaria ligure». Il presidente della Regione Marco Bucci presenta la riforma della Sanità ligure. «Ci saranno più risorse per chi è malato e per chi è sano. A dicembre può essere approvata in Consiglio regionale ma per andare a regime servirà un anno. Anche l’opposizione dovrà essere d’accordo». GUIDO FILIPPI / PAGINA 7 GENOVA «O ggi in Liguria ci sono cinque Asl: le manterremo con i loro confini, i loro distretti e i loro ospedali. Non saranno più aziende, diventeranno aree sanitarie locali e si occuperanno di tutti i servizi sanitari, ma non più del bilancio, degli aspetti amministrativi, dell’informatica e di tutto ciò che non è assistenza alle persone. Nascerà l’Azienda sanitaria ligure che coordinerà le cinque Asl, affiancata da Liguria Salute con un operation manager. Nel frattempo lavoriamo per un’unica struttura ospedaliera genovese con il San Martino, il Gaslini e il Galliera. Le Asl saranno guidate da un direttore di area che farà riferimento al superdirettore e al suo staff». Il presidente della Regione Marco Bucci presenta la sua riforma della sanità ligure, una svolta epocale. «Ci saranno più risorse per il cittadino, sano e malato. Il succo della riforma è spostare fondi da chi non parla con il malato a chi è a diretto contatto, quindi la gestione sarà unificata, mentre i servizi amministrativi saranno semplificati e ottimizzati. Un esempio: ora abbiamo 65 persone che fanno gli stipendi per 26 mila dipendenti; ci sarà chi, all’interno del sistema, li farà per tutti. Non importa da dove li farà: la centralizzazione sarà operativa, ma non geografica, quindi non si pensi che tutti lavoreranno a Genova, anzi sarà il contrario». In che tempi pensa di applicare la riforma? «Spero che la legge regionale sulla riforma venga approvata in consiglio regionale entro dicembre per poter partire con le nomine e poi avere il tempo per lavorarci sopra. Io dico un anno. Ho appena parlato con i partiti della mia maggioranza e ci sarà chi andrà in giro per la Liguria a spiegarla. Non è definita al 100%, ma la linea è questa. Mi auguro che anche l’opposizione sia d’accordo: ho già preso un appuntamento con Andrea Orlando, perché voglio che sia una riforma bipartisan: lo so che i tempi ne possono risentire, ma preferisco un mese di ritardo piuttosto che sfondare un muro». Pausa, sorriso. «Dobbiamo cambiare e ho già messo in conto le criticità». Quali sono? «Il rischio del centralismo burocratico di un’azienda unica, poi i tempi lunghi della fusione e il pericolo di perdere il collegamento con il territorio per le decisioni. Non ultimo ci sono le resistenze politiche, ma i vantaggi saranno tantissimi, a partire dal fatto che la risposta sanitaria sarà migliore e meno disomogenea: l’abitante di Bordighera o di Ronco Scrivia deve essere seguito, sotto tutti i punti di vista, come quello di Chiavari, Boccadasse e Carignano. Tutto il personale dipenderà dall’Azienda sanitaria ligure, mentre oggi ci sono cinque contratti e ancora più accordi sindacali». Cambierà la distribuzione delle risorse alle Asl? «Assolutamente no, le risorse che risparmieremo verranno destinate al territorio per migliorare la risposta sanitaria ai liguri. La riforma avrà tre cardini: più risorse per i cittadini che hanno bisogno di cure; potenzieremo i percorsi di presa in carico dei cronici e degli anziani: saremo noi a dar loro assistenza, non loro a cercarci. Io ho avuto un tumore e ho il diabete, devo essere preso in carico: il medico mi deve prenotare la Pet, i prossimi appuntamenti per i controlli e seguirmi in tutto il percorso terapeutico. Sugli anziani e sui cronici abbiamo un grande progetto». In cosa consiste? «La gestione dei pazienti cronici e delle persone anziane è un progetto che porteremo a livello nazionale: siamo un laboratorio nazionale e internazionale. La Liguria ha un indice di vecchiaia altissimo, il 2,76% contro l’1,99% della media nazionale. Il 10,3% dei liguri ha più di 80 anni: parliamo di 156 mila persone che diventano 246 mila se consideriamo gli over 75». Da cosa è partito per la riforma? «La Asl Toscana centro ha più o meno gli stessi numeri di tutte le Asl liguri: più o meno gli stessi abitanti e i chilometri quadrati e gli ospedali. Noi abbiamo 234 Comuni e loro 73 ma per il resto anche i costi di produzione sono simili, a parte il personale: il nostro costa molto meno. Mi sono spiegato? Le case di comunità saranno centrali nella nostra riforma». Quando saranno pronte? «Saranno 32 e saranno pronte entro giugno dell’anno prossimo così come gli 11 ospedali di comunità: abbiamo utilizzato 90 milioni del Pnrr. La telemedicina e il teleconsulto ci faranno fare il salto di qualità e miglioreranno le risposte soprattutto nelle vallate: il nostro direttore generale Bordon ha vinto un premio nazionale proprio su questo, chi meglio di lui?». Come si muoverà con la nomina dei direttori delle Asl? «Se passa la legge, entro dicembre nomino i nuovi direttori: non saranno più generali, ma di area e non dovranno per forza fare parte dell’elenco regionale dei manager». Chi guiderà la nuova Azienda sanitaria ligure? «Abbiamo bisogno di un fuoriclasse, lo stiamo cercando, lo troveremo e si rapporterà con Bordon». Liste d’attesa, ci sono ancora visite ed esami con tempi inaccettabili? «Siamo sotto il 10% di risposte negative per le prestazioni urgenti e brevi, entro i 10 giorni: prima eravamo al 52%. Ora stiamo intervenendo sulle visite e gli esami non urgenti, ma il progetto sui cronici e gli anziani ci aiuterà. Poi ci sono le sale operatorie degli ospedali: devono essere più produttive». Il disavanzo parziale delle Asl e degli ospedali liguri si aggira attorno ai duecento milioni, riuscirete a tenere in equilibrio il bilancio ed evitare nuove tasse? «Il disavanzo non ci sarà». L’altro grosso problema sono le fughe dei pazienti fuori Liguria. «Ci stiamo lavorando, vogliamo riportare i migliori medici liguri che sono andati a lavorare fuori». Che sanità ha trovato quando si è insediato? Sorriso sornione. «In Liguria abbiamo tanti ottimi professionisti e siamo capaci di fare cose di altissimo livello, ma l’alta percezione che ho avuto io deve essere estesa ai nostri concittadini. Abbiamo il dovere di migliorare la produttività su tutto il territorio: lo faremo grazie alla riforma che metterà ordine. Una Tac non può lavorare al 100% al mattino e al 50% dalle due del pomeriggio: anche questo farà parte della riforma. A proposito vorrei fare una appello». Per la riforma? «Se vogliamo avere successo, abbiamo bisogno del sostegno di tutto il personale sanitario, ma soprattutto dei cittadini: devono essere coinvolti, stare dalla nostra parte e chiedere aiuto ai medici. Senza la loro collaborazione non ce la faremo e noi ce la dobbiamo fare per trasformare la sanità ligure».— ---End text--- Author: GUIDO FILIPPI Heading: L’INTERVISTA Highlight: “ MARCO BUCCI PRESIDENTE REGIONE LIGURIA Spero che la legge venga approvata entro dicembre Per metterla in pratica ci vorrà un anno C’è il rischio del centralismo burocratico e di perdere il contatto col territorio, ma i vantaggi sono tanti Alla guida avremo un fuoriclasse Lo stiamo cercando e lo troveremo, si rapporterà con Bordon Image:Marco Bucci è diventato presidente della Regione Liguria dopo essere stato sindaco di Genova PIUMETTI -tit_org- Intervista a Marco Bucci - Bucci: «Pronta la mia riforma Così cambierò la Sanità ligure» «La mia riforma epocale Un’unica azienda regionale per gestire la sanità ligure» -sec_org- tp:writer§§ Guido Filippi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403079106675.PDF §---§ title§§ Medici famiglia, la riforma resta nei cassetti in attesa delle elezioni regionali link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403079406662.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "SOLE 24 ORE" del 24 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-24T04:40:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403079406662.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403079406662.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403079406662.PDF tp:ocr§§ Medici famiglia, la riforma resta nei cassetti in attesa delle elezioni regionali Il nodo Sembra sfumata l’ipotesi della dipendenza, si punta sulla nuova convenzione È il convitato di pietra della Sanità degli ultimi anni: prima evocata, poi annunciata e dopo congelata e infine rimessa nei cassetti la riforma dei medici di famiglia ha un destino ormai alquanto incerto. Di sicuro non vedrà la luce prima delle elezioni regionali di questo autunno: troppo impopolare, anche per palazzo Chigi, intervenire in una materia così sensibile per i pazienti italiani - bene o male legati ai propri dottori di fiducia - prima delle urne, con il rischio di scatenare la reazione dei sindacati di categoria che hanno un forte peso. In realtà il ministro della Salute Orazio Schillaci spalleggiato anche dai governatori aveva preso in mano il dossier nei mesi scorsi con l’intenzione di andare fino in fondo: in pista anche l’ipotesi di trasformare in dipendenti del Servizio sanitario - oggi i medici di famiglia sono liberi professionisti convenzionati con il Ssn - tutti i nuovi giovani dottori usciti dai corsi di formazione (che presto diventeranno di livello universitario e non più regionali). Quell’ipotesi oggi sembra tramontata definitivamente, anche per alcune divisioni tra le Regioni che però almeno sulla carta hanno chiesto al ministro Schillaci di intervenire almeno con una norma di legge che “vincoli” i medici di famiglia a dedicare almeno 16 ore a settimana alle Case di comunità (o al distretto) per fare visite al di fuori dei propri studi medici. Si vedrà se almeno questa seconda ipotesi riuscirà a vedere la luce nei prossimi mesi (si parlava all’interno del Ddl delega di riforma della rete ospedaliera e territoriale). L’ultima opzione che potrebbe viaggiare parallelamente e che al momento è quella più concreta è puntare tutto sulla prossima convenzione, in pratica il “contratto” firmato tra lo Stato e i sindacati di categoria. In questi giorni si sta lavorando agli atti di indirizzo per la medicina convenzionata del triennio 2022-2024. L’idea è che in mancanza di alternative si proverà almeno a far approvare una convenzione “rigida” con paletti molto precisi proprio sulle ore da mettere a disposizione nelle Case di comunità di cui già ci sono le prime disposizioni nell’attuale convenzione. Nei giorni scorsi le Regioni hanno anche approvato delle linee guida proprio per provare a uniformare le attività dei medici di famiglia nelle Case di comunità, ma anche questo semplice documento di indirizzo ha scatenato la reazione di uno dei sindacati più rappresentativi della categoria, lo Smi che ha bocciato le linee guida perché configurano «un rapporto di dipendenza senza le necessarie e dovute tutele». Insomma se queste sono le avvisaglie non c’è da aspettarsi una soluzione facile all’orizzonte. —Mar.B. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Mar B Heading: Highlight: Image: -tit_org- Medici famiglia, la riforma resta nei cassetti in attesa delle elezioni regionali -sec_org- tp:writer§§ Mar B guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403079406662.PDF §---§ title§§ Il flop delle Case di comunità: finora aperte un terzo di quelle previste = Aperte 660 Case di comunità, ma solo 46 hanno tutti i servizi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403078706671.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "SOLE 24 ORE" del 24 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-24T04:40:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403078706671.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403078706671.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403078706671.PDF tp:ocr§§ Il flop delle Case di comunità: finora aperte un terzo di quelle previste sanitÀ territoriale Aperte 660 Case di comunità, ma solo 46 hanno tutti i servizi Sanità. Sono 1.723 le strutture in cantiere: il Sud è in grave ritardo con solo 41 centri aperti, nessuno in Abruzzo, Basilicata, Campania e Bolzano. Manca la presenza di medici e infermieri per visite ed esami Bartoloni e Gobbi —a pag. 3 Barbara Gobbi Ci sono 660 Case di comunità aperte in Italia - un terzo circa delle 1723 programmate dalle Regioni - e solo 41 sono quelle al Sud, nessuna in Abruzzo, Basilicata e Campania (con l’eccezione geografica di Bolzano al Nord). Ma la cosa più clamorosa è che di quelle finora attive soltanto 46 forniscono tutti i servizi sanitari che dovrebbero erogare per legge ai cittadini. In più solo in 172 di queste strutture che dovrebbero dare una mano ad alleggerire le code nei pronto soccorso c'è una presenza di almeno un medico nell'arco delle 12 ore di apertura (24 ore in quelle più grandi) pronto a visitare i pazienti e solo in 162 c'è un ambulatorio infermieristico nello stesso range orario per fare medicazioni o altri interventi al bisogno. Infine sono sempre 172 le Case di comunità con tutti i servizi attivi, a parte appunto la presenza stabile di medici e infermieri. Gira intorno a questi numeri la fotografia impietosa scattata dall'ultimo report di Agenas (l’Agenzia per i servizi sanitari regionali) a neanche un anno dal traguardo del Pnrr previsto a giugno 2026 sulla riorganizzazione delle cure sul territorio che solo su queste strutture investe 2 miliardi. Il monitoraggio che riporta i dati al primo semestre di quest'anno certifica due cose: la prima è il ritardo soprattutto al Sud nell'apertura di questi maxi-ambulatori sul territorio nati perché durante il Covid ci si è accorti che ne eravamo sguarniti, un ritardo che potrebbe essere colmato con un miracoloso rush finale anche perché il target minimo fissato dalla Ue a giugno prossimo per non richiedere i fondi indietro è di 1038 strutture in tutto. La seconda “verità” è che anche se si arrivasse ad aprire in un vicino futuro tutte e 1723 le strutture programmate dalle Regioni difficilmente queste avranno il personale necessario per attivare tutti i servizi che dovrebbero erogare per legge (il Dm 77): dai prelievi alle vaccinazioni, dalle cure domiciliari alle prenotazioni delle prestazioni fino all'integrazione con i servizi sociali, ma soprattutto visite anche in telemedicina e i primi esami diagnostici (ecografie, spirometrie, ecc.) che darebbero una mano a smaltire gli accessi in ospedale. Un flop su cui pesa la mancata riforma dei medici di famiglia che si vorrebbe ben presenti in queste strutture (si veda articolo a fianco) e i ritardi delle Regioni nelle assunzioni nonostante i fondi stanziati dal ministro della Salute Schillaci nella scorsa manovra. Ma vediamo i numeri sulle 660 Case di comunità (Cdc) che erano 485 sei mesi prima: in testa nell'attivazione di una Cdc con almeno un servizio attivo, la Valle d'Aosta (tutte e quattro le Case programmate già attivate), il Friuli Venezia Giulia con 30 Cdc attive su 32 programmate, il Veneto con 63 su 99, l'Emilia Romagna (140 Cdc su 187), la Lombardia con 142 su 204, la Toscana con 70 su 157. Mentre Abruzzo, Basilicata, Campania, Bolzano, come detto, sono ancora oggi a zero strutture e fanno poco meglio Calabria (2 su 63 Cdc), Molise (2 su 13), Puglia (1 su 123), Sardegna (27 su 80) e Sicilia (9 su 161). Quando si guarda al personale in termini di presenza medica e infermieristica secondo quanto previsto dal Dm 77 però la musica cambia per tutti o quasi: ben 9 Regioni non centrano l'obiettivo di tutti i servizi attivi (compreso il personale fisso) con zero strutture e sono appunto Abruzzo. Basilicata, Calabria, Campania, Friuli Venezia-Giulia, Bolzano, Bolzano, Trento, Puglia e Sardegna. Un quadro sconfortante, lontanissimo dal parametro standard: presenza medica di 24 ore al giorno per 7 giorni alla settimana nelle Case di comunità “hub” e di almeno 12 ore al giorno per 6 giorni a settimana nell e Case di comunità “spoke”. Mentre per gli infermieri si richiedono almeno 12 ore al giorno, 7 giorni su 7, nelle Cdc hub e almeno 12 ore al giorno (6 giorni su 7) nelle Cdc spoke. La Regione che fa meglio da questo punto di vista è la Lombardia con 12 case di comunità complete di tutto, ma sulle ben 204 che ha programmato. Segue l'Emilia Romagna (8 Cdc con personale e servizi a pieno regime sulle 187 programmate) e la Toscana (7 su 157) e poi il Lazio con 5 case di comunità con tanto di medici e infermieri ma, anche qui, su 146 in cantiere. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: sanitÀ territoriale Highlight: La mappa delle nuove strutture finanziate dal Pnrr La fotografia delle Case di comunità già attive e dei servizi erogati STRUTTURE CON ALMENO UN SERVIZIO ATTIVO CASE DI COMUNITÀ PROGRAMMATE 0 125 250 0 75 150 STRUTTURE CON TUTTI I SERVIZI ATTIVI 0 CASE DI COMUNITÀ PROGRAMMATE 100 0 125 250 STRUTTURE CON ALMENO UN SERVIZIO ATTIVO STRUTTURE CON TUTTI I SERVIZI ATTIVI 0 0 75 150 100 Abruzzo 42 0 0 Piemonte 96 31 1 Basilicata 19 0 0 PA di Bolzano 10 0 0 Calabria 63 2 0 PA di Trento 12 2 0 Campania 191 0 0 Puglia 123 1 0 Emilia R. 187 140 8 Sardegna 80 27 0 Friuli V. G. 32 30 0 Sicilia 161 9 2 Lazio 146 95 5 Toscana 157 70 7 Liguria 33 16 2 Umbria 22 6 2 Lombardia 204 142 12 V. d'Aosta 4 4 1 Marche 29 20 1 Veneto 99 63 3 Molise 13 2 2 ITALIA 1.723* 660 46 (*) Target Ue minimo da raggiungere entro giugno 2026: 1038. Fonte: Report monitoraggio primo semestre 2025 Agenzia per i servizi sanitari regionali 2 miliardi investimenti previsti dal pnrr Il Pnrr stanzia 2 miliardi per l’apertura delle Case di comunità. Secondo l’ultima revisione ne devono essere aperte almeno 1.038 a giugno 2026 approvato il decreto sanità La Camera ha varato il decreto sanità che commissaria l'Agenzia per i servizi sanitari regionali e con un finanziamento dell'Ospedale Bambino Gesù Image: -tit_org- Il flop delle Case di comunità: finora aperte un terzo di quelle previste Aperte 660 Case di comunità, ma solo 46 hanno tutti i servizi -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/24/2025092403078706671.PDF §---§