title§§ Anziché a?rontare i problemi irrisolti, il Governo fa la vittima e straparla d'odio link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092303268107658.PDF description§§
Estratto da pag. 60 di "GAZZETTA D'ALBA" del 23 Sep 2025
Estratto da pag. 7 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 23 Sep 2025
Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 23 Sep 2025
Quello che l 'Italia può fare per non seguire la strada pericolosa americana
pubDate§§ 2025-09-23T04:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741105712.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741105712.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741105712.PDF tp:ocr§§ Vaccini e Covid: le parole che mancano Quello che l’Italia può fare per non seguire la strada pericolosa americana N egli Stati Uniti, il comitato Acip dei Cdc ha introdotto un cambiamento significativo nella strategia vaccinale antiCovid: la vaccinazione non è più raccomandata per tutti, né per categorie prioritarie, ma affidata unicamente alla “decisione clinica condivisa” tra cittadino e professionisti sanitari. Un approccio che, almeno sulla carta, considera il rapporto rischio-beneficio individuale, ma che di fatto rischia di abbassare pericolosamente l’attenzione pubblica su una malattia che, seppur meno aggressiva rispetto alle fasi iniziali della pandemia, continua a colpire duramente le persone più fragili. Spostare l’onere decisionale interamente sul paziente e sul medico, senza una raccomandazione pubblica chiara, potrebbe indebolire la percezione dell’importanza del vaccino e alimentare la disinformazione. Il rischio più grande è che questa scelta venga presa a modello anche in Italia nel prossimo futuro, dove troppo spesso si importano tardi e male i modelli altrui, soprattutto se americani. E intanto, mentre si discute di strategie, manca l’essenziale: l’organizzazione. A pochi giorni dall’avvio della campagna antinfluenzale (1° ottobre in molte regioni), solo stamattina sarà stata pubblicata la circolare ufficiale del ministero della Salute per la campagna vaccinale antiCovid per la stagione autunnale/invernale 2025/26. Anche stavolta il vaccino sarà fortemente consigliato a tutti i fragili, agli over 60, così come agli ospiti delle strutture per lungodegenti, alle donne in gravidanza o nel periodo postpartum, comprese le donne che stanno allattando, e agli operatori sanitari e sociosanitari. Almeno fino a ieri, però, le regioni non erano state ancora messe al corrente dei tempi di consegna delle dosi aggiornate, né sanno se queste saranno disponibili in tempo utile per avviare la campagna vaccinale contro il Covid in concomitanza con quella per l’influenza. Bisogna accelerare i tempi visto che le regioni avevano comunicato i loro fabbisogni già ad agosto e la stagione influenzale è ormai imminente. Di tempo se ne è già perso troppo. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Vaccini e Covid: le parole che mancano -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741105712.PDF §---§ title§§ L'ex Dogane: «Conte sapeva delle mascherine farlocche cinesi» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741605705.PDF description§§
Estratto da pag. 17 di "GIORNALE" del 23 Sep 2025
Estratto da pag. 8 di "MANIFESTO" del 23 Sep 2025
Estratto da pag. 8 di "MANIFESTO" del 23 Sep 2025
Estratto da pag. 35 di "REPUBBLICA" del 23 Sep 2025
Estratto da pag. 24 di "SOLE 24 ORE" del 23 Sep 2025
Bartoloni —a pag. 24
pubDate§§ 2025-09-23T04:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742005709.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742005709.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742005709.PDF tp:ocr§§ Svolta in corsia Pronte 3mila nuove Tac grazie al Pnrr Bartoloni —a pag. 24 Salute 24 Svolta in corsia: ecco 3mila nuove Tac, risonanze e mammografi Il piano del Pnrr. Installati quasi il 90% dei grandi apparecchi in anticipo rispetto alla scadenza di giugno Valle d’Aosta, Veneto Lazio e Sicilia al traguardo. Ma con le carenze di personale rischiano di lavorare meno G li ospedali italiani alle prese con un parco macchine che scricchiola da tutte le parti visto che per oltre metà è già vecchio e superato possono finalmente cominciare a rifiatare grazie al Pnrr: in anticipo con l'ultima scadenza fissata a giugno 2026 in molte corsie i medici hanno già cominciato a sfruttare quasi 2800 nuovo tecnologie diagnostiche di ultima generazione, come Tac, risonanze magnetiche, acceleratori lineari, angiografi, ecotomografi, sistemi radiologici fissi e mammografi su cui il Pnrr investe 1,2 miliardi. Per una volta il traguardo fissato dalla Ue di installare 3100 grandi apparecchiature potrebbe essere raggiunto anche in anticipo rispetto alla scadenza della prossima estate fissata per questo piano di ammodernamento visto che in gran parte delle Regioni ne sono già funzionanti nove su dieci. Si tratta di una importante svolta che consente di svecchiare il parco macchine più importante: quello delle grandi apparecchiature che in Italia sono circa 9mila e dunque ne sarà sostituito più di una su tre (in tutto i macchinari sono 67mila). I benefici per i pazienti non mancano: diagnosi più tempestive e accurate, percorsi terapeutici personalizzati e minori rischi di errori diagnostici e infine meno esposizioni alle radiazioni e quindi più sicurezza. Ma soprattutto si spera che questo rinnovamento di parte dei macchinari con cui il Servizio sanitario nazionale fa ogni giorno diagnosi e controlli su milioni di pazienti ogni anno possa dare una mano anche a tagliare le liste d'attesa. «Prendersi cura della salute delle persone significa anche garantire macchinari all'avanguardia per prestazioni più performanti e quindi benefici per i pazienti. La possibilità di impiegare apparecchiature di ultima generazione potrà dare anche un contributo importante sul fronte dello smaltimento delle liste d'attesa. Siamo impegnati a dare piena attuazione agli investimenti del Pnrr, come dimostra questo investimento, per una sanità ancora più efficiente e vicina ai bisogni dei cittadini», spiega al Sole 24 ore il ministro della Salute Orazio Schillaci. In realtà nell'arrivo di queste grandi apparecchiature negli ospedali non è filato tutto liscio: la prima scadenza prevista per il loro collaudo era la fine del 2024, ma nella revisione del Pnrr chiesta dal Governo e approvata da Bruxelles nel 2023 il termine è slittato - tra qualche polemica - alla fine a giugno 2026. Tra i motivi dello slittamento anche la necessità degli ospedali di fare qualche piccolo lavoro e aggiustamento in corsia per poter installare questi grandi macchinari. Ora però nonostante qualche residuo ritardo, il traguardo sembra finalmente vicino: il target europeo è di 3100 apparecchi poi saliti a 3185 e ad agosto scorso erano 2834 quelli consegnate agli ospedali, di cui 2773 collaudate e quindi operativi (quasi il 90%). Ovviamente non mancano le differenze locali: ci sono Regioni come Valle d'Aosta, Lazio, Veneto e Lombardia che oscillano con percentuali di installato tra il 100% e il 94% e altre come Molise, Trento e Sardegna che sono invece tra il 57% e il 68 per cento. «La sostituzione di oltre 3mila apparecchiature installate da oltre cinque anni con i fondi Pnrr è sicuramente un ottimo punto di partenza per il rinnovamento del parco installato. Tecnologie all'avanguardia garantiscono non solo una migliore capacità diagnostica, ma anche una maggiore velocità di refertazione: aspetti fondamentali per la riduzione delle liste d'attesa e per la prevenzione di molte patologie che, grazie a dati più accurati, potranno essere intercettate precocemente», ribadisce Alessandro Preziosa, Presidente Elettromedicali Confindustria dispositivi medici. Che sottolinea però come sia ora cruciale «disporre del personale adeguato per effettuare le refertazioni: senza professionisti formati e in numero sufficiente, anche le tecnologie più avanzate rischiano di non esprimere appieno il loro potenziale». Per Preziosa però è «necessario guardare avanti. Il Pnrr rappresenta un'opportunità straordinaria, ma non può essere considerato un intervento isolato: occorre programmare investimenti strutturali e costanti, che consentano di mantenere aggiornato il parco tecnologico con continuità. Servono strumenti di pianificazione pluriennale, criteri di acquisto orientati all'innovazione e politiche di rimborso che premino l'uso delle tecnologie più avanzate». Per Nicoletta Gandolfo presidente della Società di radiologia medica «il personale è pronto, perché quando c'è una nuova tecnologia è prevista anche la formazione. Il problema può essere quello della carenza di personale per far lavorare a pieno regime queste apparecchiature, mancano non solo medici radiologi ma anche tecnici di radiologia e infermieri che sono fondamentali per far lavorare le radiologie più grandi». «Quindi - conclude la presidente Sirm - è necessario che a ogni installazione l'ospedale programmi il personale necessario per far lavorare quell'apparecchio quanto necessario altrimenti si spreca una grande opportunità». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Salute 24 Highlight: Impiegare apparecchi di ultima generazione può dare un contributo importante sul fronte delle liste d'attesa Per le imprese dopo il Pnrr vanno programmati investimenti strutturali e costanti Image:L’ammodernamento. Il Pnrr investe 1,2 miliardi per finanziare un piano di sostituzione dei grandi apparecchi di diagnostica: oltre 3100 tra Tac, angiografi, Rmn. ecotomografi, sistemi radiologici fissi. La scadenza prevista per installarli è entro giugno 2026 La mappa delle installazioni La fotografia sulle nuove grandi apparecchiature negli ospedali ORDINATE CONSEGN. COLLAUD. % COLLAUDI* 0 Lazio Valle d’Aosta Veneto Sicilia Lombardia Toscana Marche Piemonte P.A. Bolzano Emilia R. Basilicata Liguria Calabria Abruzzo Campania Friuli V.G. Umbria Puglia Sardegna P.A. Trento Molise TOTALE 50 100 327 322 321 108 2 2 2 100 185 182 181 100 283 256 250 95 380 363 359 94 120 113 112 93 57 54 52 91 181 163 159 88 23 21 20 87 239 210 205 86 49 41 40 85 60 52 51 84 284 254 241 84 89 74 74 83 402 339 337 83 41 38 33 80 47 34 33 77 270 213 205 75 97 71 69 71 26 16 16 62 23 16 13 57 3.185 2.834 2.773 88 La tipologia delle grandi apparecchiature ORDINATE CONSEGN. COLLAUD. % COLLAUDI** 0 Ecotomografi Acceleratori lineari Gamma Camere/Tac Mammografi Gamma Camere Pet/Tac Tac Sist. Radiologici fissi Angiografi Rmn TOTALE 50 100 969 965 965 104 83 79 75 96 55 51 49 96 297 288 284 96 78 73 71 91 35 31 30 88 344 295 293 88 938 775 746 80 195 150 144 75 191 127 116 65 3.185 2.834 2.773 89 (*) Su target minimi. (**) Su target Eu, Fonte: ministero della Salute orazio schillaci Ministro della Salute -tit_org- Svolta in corsia Pronte 3mila nuove Tac grazie al Pnrr Svolta in corsia: ecco 3mila nuove Tac, risonanze e mammografi -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742005709.PDF §---§ title§§ Big Pharma via da Londra Rischio contagio nella Ue = Big Pharma in fuga da Londra. L'Europa rischia l'effetto domino link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741205717.PDF description§§ pubDate§§ 2025-09-23T04:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741205717.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741205717.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741205717.PDF tp:ocr§§ Big Pharma via da Londra Rischio contagio nella Ue tra dazi usa e politiche nazionali Big Pharma in fuga da Londra. L’Europa rischia l’effetto domino Geopolitica. Le farmaceutiche rivedono la mappa degli investimenti: riduzione nei mercati percepiti come meno redditizi e rilancio negli Usa Francesca Cerati —a pag. 5 Per anni il Regno Unito ha giocato un ruolo di primo piano nel panorama delle scienze della vita: più di 30 premi Nobel, oltre il 10% delle pubblicazioni globali in biomedicina, un ecosistema che ha contribuito a un quarto dei farmaci approvati dalla Fda nell’ultimo decennio. Oggi però questa leadership appare incrinata. Nell’ultima settimana una serie di decisioni delle multinazionali farmaceutiche – da Merck a Eli Lilly, da AstraZeneca a Sanofi – hanno messo in pausa o cancellato progetti di ricerca e sviluppo per miliardi di sterline. La radice della crisi è duplice: il braccio di ferro con il Servizio sanitario nazionale (Nhs) sui prezzi dei farmaci e il nuovo contesto geopolitico-commerciale, dominato dalla minaccia dei dazi statunitensi voluti da Donald Trump. Una combinazione che rischia di trasformare la Gran Bretagna da hub globale dell’innovazione a terra incerta per gli investimenti farmaceutici. Lo stallo dei prezzi Al centro delle tensioni interne c’è la decisione del governo britannico di portare dal 15,5% al 31,3% la quota delle vendite di farmaci innovativi che le aziende devono restituire al Nhs. Una mossa che, secondo l’Abpi (l’associazione dell’industria farmaceutica britannica), rende il Regno Unito tre volte meno competitivo della Germania e quattro volte meno della Francia. «Ci sono molte spie di allarme che lampeggiano in rosso - ha dichiarato Richard Torbett, Ceo dell’associazione industriale - Il governo deve ridurre i tassi di recupero a livelli competitivi e migliorare il modo in cui vengono valutati i nuovi farmaci». Il clima politico, già teso, è stato descritto da David Grainger, venture capitalist nel settore biotech, come “anti-business”: «Risolvere lo stallo dei prezzi contribuirebbe a ripristinare la fiducia, ma il peggio potrebbe ancora venire se non cambia l’agenda politica». Le scelte delle multinazionali Le parole si traducono in fatti. Merck ha annullato un centro di ricerca e sviluppo da 1 miliardo di sterline a Londra, chiudendo anche i laboratori presso il Francis Crick Institute. Eli Lilly ha congelato l’apertura di un incubatore biotecnologico da 279 milioni di sterline e sospeso la distribuzione del farmaco antiobesità tirzepatide, annunciando contestualmente un aumento del prezzo del 170%. Nemmeno i campioni di casa sono immuni: AstraZeneca ha bloccato l’espansione da 200 milioni di sterline del suo sito di Cambridge, mentre la francese Sanofi ha chiarito che non valuterà «alcun investimento sostanziale» fino a quando non ci saranno «miglioramenti tangibili nell’attuale contesto commerciale». Qualche eccezione resiste: BionTech conferma un piano decennale da 1,3 miliardi di dollari per due nuovi centri di ricerca e una sede londinese, mentre Roche mantiene le proprie strutture ma avverte che la posizione del Regno Unito «come destinazione per investimenti globali è precaria». L’ombra lunga dei dazi Usa Se la politica interna pesa, la variabile geopolitica rischia di avere un effetto dirompente. Da mesi l’amministrazione Trump minaccia dazi fino al 200% su farmaci importati, con l’argomento che «gli Stati Uniti pagano più di tutti per l’innovazione mentre altri Paesi beneficiano di prezzi più bassi». Il solo annuncio ha già orientato strategie aziendali: AstraZeneca, per esempio, ha annunciato un maxi-investimento da 50 miliardi di dollari negli Stati Uniti entro il 2030, motivandolo anche con l’incertezza sui dazi. Gsk ha fatto lo stesso con un piano da 30 miliardi. Come osserva un’analisi della Cambridge Economic Policy Associates, le aziende farmaceutiche stanno “ricalibrando” la geografia degli investimenti: riduzione della presenza in mercati percepiti come meno redditizi e rilancio negli Usa, che restano il principale mercato mondial e per volumi e margini. In altre parole, i dazi Usa sono una leva reale e potente: hanno spinto le multinazionali a ripensare investimenti e localizzazioni e accelerato trend già in atto. Non sono tuttavia l’unica ragione: questioni interne (prezzi, rimborsi, fiscalità, clima politico) hanno fatto il resto. Rischio contagio in Europa La domanda è inevitabile: la crisi britannica è un caso isolato o un’anticipazione di ciò che può accadere altrove in Europa? Le condizioni che hanno portato al congelamento degli investimenti in UK non sono uniche. In molti Paesi europei l’industria denuncia politiche di prezzo rigide, lunghi tempi di approvazione, tassazione elevata. L’Efpia (European federation of pharmaceutical industries and associations) ha più volte sottolineato che l’Europa «sta perdendo attrattività» rispetto a Usa e Asia, e che senza incentivi concreti gli investimenti potrebbero spostarsi altrove. E la vulnerabilità di ciascun paese dipenderà da quanto è attrattivo il mercato domestico (prezzi netti), dagli incentivi locali per R&S/manifattura, dalla presenza di cluster di eccellenza e dalla velocità/efficacia della risposta politica (incentivi, riforme regolatorie). Più nel dettaglio, qual è la situazione in Francia, Germania e Italia? Sanofi ha ribadito la volontà di mantenere legami stretti con università e centri di ricerca nazionali, ma parallelamente rafforza gli investimenti negli Stati Uniti. L’Eliseo insiste perché Parigi resti polo europeo, ma il rischio di delocalizzazione esiste. Il potente comparto chimico-farmaceutico tedesco ha lanciato l’allarme sugli effetti dei dazi e sul calo di competitività. Berlino dispone però di un sistema di incentivi fiscali e di cluster di eccellenza che rendono meno probabile un esodo massiccio, almeno nel breve periodo. L’Italia con forte vocazione manifatturiera (primo esportatore farmaceutico Ue nel 2023), ha più volte avvertito che i dazi Usa sarebbero “devastanti” per l’industria. Roma spinge per una risposta coordinata europea, ma le aziende italiane – spesso terziste o integrate in supply chain globali – sono particolarmente esposte alle delocalizzazioni. Quali scenari? Da qui, sono due gli scenari che si profilano per l’Europa. Nel primo, la Gran Bretagna resta un caso emblematico ma isolato: l’Ue interviene con incentivi, un quadro regolatorio armonizzato e strategie per attrarre trial clinici e R&D, arginando la fuga delle multinazionali. Nel secondo, l’effetto domino si propaga: le aziende riducono progressivamente gli investimenti in mercati con prezzi bassi e regole rigide, concentrandosi negli Usa. L’Europa rischia così di diventare consumatrice, più che produttrice, di innovazione. La visione degli analisti Gli analisti concordano che la risposta sarà politica prima ancora che industriale. «Il Regno Unito sta perdendo opportunità perché sottovaluta i benefici economici e sociali degli investimenti nella produzione di medicinali innovativi», recita lo studio commissionato alla Cambridge Economic Policy Associates. Lo stesso discorso potrebbe valere per l’Europa se Bruxelles e i governi nazionali non correggeranno la rotta. Insomma, la crisi tra Big Pharma e Londra è il frutto di una combinazione esplosiva: politiche di prezzo percepite come penalizzanti e l’attrazione esercitata dal mercato statunitense, rafforzata dalla minaccia dei dazi. Ma è anche un campanello d’allarme per il resto d’Europa. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Francesca Cerati Heading: tra dazi usa e politiche nazionali Highlight: -58% competitività farmaceutica Russell Abberley, presidente di Abpi:«Gli investimenti diretti esteri nelle scienze della vita sono diminuiti del 58% tra il 2021 e il 2023» ricerca & sviluppo La crisi britannica degli investimenti In una sola settimana quattro multinazionali del farmaco hanno cancellato o congelato gli investimenti in GB. Nel frattempo, Bristol Myers Squibb e Novartis hanno ridotto la loro presenza, mentre Pfizer, AbbVie e Johnson & Johnson mantengono il riserbo sulle strategie future. •10 settembre – Merck cance lla il progetto da 1 miliardo di sterline per un centro di ricerca e sviluppo a Londra. Trasferisce tutte le attività di ricerca dal Regno Unito agli Stati Uniti. •12 settembre – AstraZeneca blocca l’espansione da 200 milioni di sterline del sito di Cambridge, uno dei poli strategici della ricerca nel Paese. •15 settembre – Sanofi annuncia che non prenderà in considerazione «alcun investimento sostanziale» in R&S in UK finché non cambierà il contesto commerciale. •19 settembre – Eli Lilly congela l’apertura di un incubatore biotecnologico da 279 milioni di sterline (“Gateway Labs”) e sospende la distribuzione del farmaco anti-obesità, in attesa di «maggiore chiarezza sull’ambiente delle scienze della vita». © RIPRODUZIONE RISERVATA Negli altri Paesi Ue l’impatto sarà differenziato: dipende da politiche nazionali e capacità di reazione Image:La nuova mappa. Le aziende farmaceutiche ricalibrano gli investimenti e o o i e a. AstraZeneca. La più grande farmaceutica inglese ha sospeso un investimento pianificato di 200 milioni di sterline nel suo sito di ricerca di Cambridge -tit_org- Big Pharma via da Londra Rischio contagio nella Ue Big Pharma in fuga da Londra. L’Europa rischia l’effetto domino -sec_org- tp:writer§§ Francesca Cerati guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741205717.PDF §---§