title§§ Anziché a?rontare i problemi irrisolti, il Governo fa la vittima e straparla d'odio link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092303268107658.PDF description§§

Estratto da pag. 60 di "GAZZETTA D'ALBA" del 23 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-23T06:42:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092303268107658.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092303268107658.PDF', 'title': "GAZZETTA D'ALBA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092303268107658.PDF tp:ocr§§ Anziché affrontare i problemi irrisolti, il Governo fa la vittima e straparla d’odio ECONOMIA & POLITICA di Giacomo Battaglino fatti: nel 2024 ben 5,8 milioni di italiani non si sono curati per le attese troppo lunghe o perché non erano in grado di pagarne i costi; tra il 2023 e il 2024 il numero è cresciuto più del passato (Gimbe e Istat). A ottobre 2022, il Governo di Giorgia Meloni ereditò 2.771 miliardi di euro di debito pubblico; a luglio 2025 i miliardi erano 3.056 (Bankitalia): più 285 miliardi di euro, 552mila miliardi di lire. Dal 2022 al 2025 (primi semestri) i morti sul lavoro sono saliti da 14,8 a 15,1 per milione di occupati (Vega). Eccetera. Dal Governo parole e fumo. Parole. La premier Meloni esulta: «Lo stanziamento del 2025 per la sanità è il più alto di sempre!»: con questi risultati? «Il Governo ha rimesso in ordine i conti» (Speranzon, Fdi): facendo nuovo debito per 280 milioni di euro (550 miliardi di lire) al giorno. Voglio «proteggere gli italiani» (Matteo Salvini, vicepremier e ministro): lavoratori esclusi? C’è poi il fumo. Per parlar d’altro, Meloni e Salvini piangono sul «clima d’odio» creato dalla sinistra contro di loro. Con l’aria da santa Maria Goretti e san Domenico Savio, fingono di non capire che quella è rabbia, non odio, dei cittadini delusi dalle promesse elettorali tradite. Il Governo si vanta del nulla. I ---End text--- Author: Giacomo Battaglino Heading: ECONOMIA & POLITICA di Giacomo Battaglino Highlight: Image: -tit_org- Anziché a?rontare i problemi irrisolti, il Governo fa la vittima e straparla d’odio -sec_org- tp:writer§§ Giacomo Battaglino guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092303268107658.PDF §---§ title§§ «In ritardo ospedali e Case di Comunità» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301740905714.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 23 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-23T04:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301740905714.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301740905714.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301740905714.PDF tp:ocr§§ Lacorazza all’attacco: «Sarebbero già dovuti essere nel pieno esercizio» «In ritardo ospedali e Case di Comunità» “Non ci voleva la zingara per capire che in Basilicata c’è un ritardo di 150 milioni di euro di investimenti solo sul PNRR. Sono gli stessi atti approvati dalla Giunta regionale che affiancano ormai i negativi dati della Fondazione GIMBE che ci collocano in basso alle classifiche nazionali e i 350/400 milioni di euro pagati nell’ultimo triennio, con compensazioni petrolifere, dalla Regione per curare i lucani fuori. I problemi e i ritardi su Ospedali e Case di Comunità erano già evidenti dal richiamo del MEF a inizio dello scorso anno per il pasticcio fatto con il cofinanziamento e le necessarie correzioni per le quali si è dovuto attendere l’assestamento di bilancio a fine 2024, come quest’anno”. Lo dichiara Piero Lacorazza, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, che aggiunge: “Ora si ammetta di aver fallito perché Ospedali e Case di Comunità sarebbero già dovuti essere nel pieno esercizio. Sul punto ho fatto richiesta di audizione il 24 luglio e speriamo che sia calendarizzata al più rapidamente. Quando, speriamo presto, si taglieranno i nastri non si festeggi il buon Governo ma si chieda scusa per il ritardo. Segnalo in questo contesto la Casa di Comunità di Lagonegro: è l’emblema concreto di questi ritardi, le cui motivazioni tecniche sono esattamente la prova di quanto affermato. Per questo oggi depositiamo un’interrogazione. Contestualmente sollecitiamo le risposte, aggiornate a oggi, alle interrogazioni depositate ben otto mesi fa (28 gennaio 2025) e ancora non riscontrate, su elisoccorso h24, il cui balletto infinito tra Assessore regionale e Asp sembra ormai una telenovela sulla pelle dei cittadini, e sull’appalto del lotto 1 padiglione A dell’ospedale sempre a Lagonegro, perché abbiamo compreso ormai che le questioni rilevanti non hanno carattere dell’urgenza quotidiana come comunicati, post e partecipazione ai convegni. Per il lotto 1 non si può infatti attendere il 2031/2032, anche perché essendo gli altri interventi in serie si arriverà all’obiettivo del polo ospedaliero nel 2040”. “È necessario, lo ribadisco ancora, premiare, in sede di gara, qualità e velocità della realizzazione, così come recare il minor disagio possibile per evitare conseguenze sulla gestione ordinaria dell’ospedale. Se non ora quando Lagonegro e il lagonegrese avranno un’adeguata risposta alla domanda di cura e di salute? L’assessore regionale Latronico – conclude Lacorazza - sarà domani in Consiglio regionale e spero che, senza attendere i formali tempi di risposta all’interrogazione, approfitti per fare chiarezza sulle questioni poste. Il nostro sistema sanitario regge grazie agli sforzi e alla dedizione del personale, che merita un sincero ringraziamento. La politica, invece, continua a mancare nella programmazione e nelle scelte strategiche, preferendo photo opportunity e partecipazioni a convegni ai fatti concreti.” ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- «In ritardo ospedali e Case di Comunità» -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301740905714.PDF §---§ title§§ Vaccini e Covid: le parole che mancano link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741105712.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "FOGLIO" del 23 Sep 2025

Quello che l 'Italia può fare per non seguire la strada pericolosa americana

pubDate§§ 2025-09-23T04:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741105712.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741105712.PDF', 'title': 'FOGLIO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741105712.PDF tp:ocr§§ Vaccini e Covid: le parole che mancano Quello che l’Italia può fare per non seguire la strada pericolosa americana N egli Stati Uniti, il comitato Acip dei Cdc ha introdotto un cambiamento significativo nella strategia vaccinale antiCovid: la vaccinazione non è più raccomandata per tutti, né per categorie prioritarie, ma affidata unicamente alla “decisione clinica condivisa” tra cittadino e professionisti sanitari. Un approccio che, almeno sulla carta, considera il rapporto rischio-beneficio individuale, ma che di fatto rischia di abbassare pericolosamente l’attenzione pubblica su una malattia che, seppur meno aggressiva rispetto alle fasi iniziali della pandemia, continua a colpire duramente le persone più fragili. Spostare l’onere decisionale interamente sul paziente e sul medico, senza una raccomandazione pubblica chiara, potrebbe indebolire la percezione dell’importanza del vaccino e alimentare la disinformazione. Il rischio più grande è che questa scelta venga presa a modello anche in Italia nel prossimo futuro, dove troppo spesso si importano tardi e male i modelli altrui, soprattutto se americani. E intanto, mentre si discute di strategie, manca l’essenziale: l’organizzazione. A pochi giorni dall’avvio della campagna antinfluenzale (1° ottobre in molte regioni), solo stamattina sarà stata pubblicata la circolare ufficiale del ministero della Salute per la campagna vaccinale antiCovid per la stagione autunnale/invernale 2025/26. Anche stavolta il vaccino sarà fortemente consigliato a tutti i fragili, agli over 60, così come agli ospiti delle strutture per lungodegenti, alle donne in gravidanza o nel periodo postpartum, comprese le donne che stanno allattando, e agli operatori sanitari e sociosanitari. Almeno fino a ieri, però, le regioni non erano state ancora messe al corrente dei tempi di consegna delle dosi aggiornate, né sanno se queste saranno disponibili in tempo utile per avviare la campagna vaccinale contro il Covid in concomitanza con quella per l’influenza. Bisogna accelerare i tempi visto che le regioni avevano comunicato i loro fabbisogni già ad agosto e la stagione influenzale è ormai imminente. Di tempo se ne è già perso troppo. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Vaccini e Covid: le parole che mancano -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741105712.PDF §---§ title§§ L'ex Dogane: «Conte sapeva delle mascherine farlocche cinesi» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741605705.PDF description§§

Estratto da pag. 17 di "GIORNALE" del 23 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-23T04:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741605705.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741605705.PDF', 'title': 'GIORNALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741605705.PDF tp:ocr§§ INCHIESTA SUL COVID L’ex Dogane: «Conte sapeva delle mascherine farlocche cinesi» Palazzo Chigi sapeva che l’Italia importava (e strapagava) mascherine cinesi farlocche, inutili se non dannose. La prova la dà in commissione Covid l’ex funzionario delle Dogane Miguel Martina, cacciato dopo aver fatto questa scoperta e oggi risarcito. In un messaggino datato 8 maggio 2020 whatsapp all’allora sottosegretario a Palazzo Chigi Riccardo Fraccaro, che Martina conosceva in quanto militante grillino della primissima ora, così come in successivo incontro a Palazzo Chigi del luglio 2020, l’ex dirigente avrebbe messo al corrente l’esecutivo del rischio per la salute che l’Italia correva dopo la norma che - secondo un’interpretazione lasca - sdoganava mascherine prive di certificazione e marchio Ce contraffatto, comprate dal commissario Domenico Arcuri con commesse milionarie e destinate ai sanitari, la cui mortalità Covid è tra le più alte d’Occidente. «È l’inquietante conferma di ciò che era già trapelato nei mesi scorsi - dicono in una nota i parlamentari Fdi in commissione, che annunciano un’interrogazione parlamentare alla presidenza del Consiglio, al ministro della Salute Orazio Schillaci e al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti - ulteriori gravi accuse si profilano nei confronti del governo di Giuseppe Conte, su cui è doveroso fare approfondimenti». Nonostante l’ostruzionismo dei commissari dell’opposizione Francesco Boccia, Ylenia Zambito (entrambi Pd) e del grillino Alfonso Colucci con domande ingenue («Ma lei è sicuro che Fraccaro ha letto il messaggio?»), allusive e a volte persino minacciose nei confronti di Martina - tanto che il presidente Marco Lisei (Fdi) ha dovuto sospendere più volte la seduta - l’ex funzionario ha anche discusso del suo esposto in Procura a Roma per «epidemia colposa», allegando i file audio di una sua conversazione precedente, del 14 aprile 2020, con il suo capo di allora all’Antifrode del Lazio Domenico Cosmo Tallino che lo aveva minacciato di ritorsioni se non si fosse fermato nel denunciare «le merde finite ai medici»: «Le mascherine sono un affare di Stato che stritola tutti», l’affermazione riversata ai pm romani lo scorso otto agosto (di cui ha dato conto il Giornale) con l’ipotesi di un possibile rapporto causa-effetto tra il mancato controllo sulle mascherine e l’altissima mortalità italiana nonostante due lockdown e l’obbligo vaccinale tutto da verificare, con responsabilità di Pd e M5s sulla pandemia evidenti. ---End text--- Author: Felice Manti Heading: Highlight: Image:RESPONSABILITÀ L’ex premier Giuseppe Conte -tit_org- L’ex Dogane: «Conte sapeva delle mascherine farlocche cinesi» -sec_org- tp:writer§§ Felice Manti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741605705.PDF §---§ title§§ Tar Lazio, bocciato il tariffario sanitario link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742805701.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "MANIFESTO" del 23 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-23T04:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742805701.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742805701.PDF', 'title': 'MANIFESTO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742805701.PDF tp:ocr§§ Tar Lazio, bocciato il tariffario sanitario Tutto da rifare per il tariffario sanitario, la tabella che fissa i compensi che lo stato rimborsa alle aziende private che forniscono visite, esami e terapie in convenzione con il servizio sanitario nazionale. Il Tar del Lazio ha bocciato il nuovo tariffario introdotto nel 2025 dal governo Meloni, accogliendo così il ricorso proposto dalle associazioni imprenditoriali del settore. Secondo le aziende, il governo avrebbe fissato tariffe troppo basse rispetto ai costi e ai profitti attesi mettendo a rischio la sostenibilità della medicina convenzionata. Il tribunale ha dato loro ragione, sostenendo che nel formulare le nuove tariffe il governo non avrebbe svolto un’adeguata istruttoria sui costi effettivamente sostenuti. Per il servizio sanitario nazionale, tuttavia, fare a meno della sanità convenzionata è al momento impossibile senza allungare le liste d’attesa. Perciò, il Tar ha stabilito che il tariffario rimane provvisoriamente e ha dato un anno al governo per adeguare i rimborsi alla sanità privata. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Tar Lazio, bocciato il tariffario sanitario -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742805701.PDF §---§ title§§ In cerca della conferma il presidente promette nuovi ospedali link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742305708.PDF description§§

Estratto da pag. 8 di "MANIFESTO" del 23 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-23T04:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742305708.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742305708.PDF', 'title': 'MANIFESTO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742305708.PDF tp:ocr§§ BEN QUATTORDICI I NOSOCOMI PROGRAMMATI MA NON CI SONO I FONDI NÉ IL PERSONALE In cerca della conferma il presidente promette nuovi ospedali II In campagna elettorale gli elettori marchigiani hanno familiarizzato con sigle come Zes e Tav, acronimi che sanno di futuro e di velocità. Ma oltre la metà del bilancio regionale è vincolata alla spesa sanitaria ed è ancora su quel terreno che l’esito delle elezioni inciderà di più. Nel 2020, quando la destra ha strappato al centrosinistra la regione, era stato uno dei temi decisivi. La coalizione a guida Pd fu accusata della chiusura di diversi ospedali periferici, il meloniano Francesco Acquaroli promise l’apertura di nuove strutture e vinse. In effetti, i governi post-berlusconiani della metà degli anni Dieci hanno imposto vincoli di spesa alle regioni - e obiettivi di sicurezza ed efficacia - che nei piccoli ospedali si fatica a rispettare. E questo ha portato ad accentrare i servizi specializzati in poche strutture medio-grandi. Superata la crisi Covid, i temi all’ordine del giorno sono ancora quelli. Sotto la scorza populista, tuttavia, le accuse e le promesse ripetute dal centrodestra anche in questa campagna elettorale rischiano di peggiorare ulteriormente il servizio. Se la sanità marchigiana ha un problema storico, infatti, è lo squilibrio tra una rete ospedaliera iper-frammentata e la debolezza dell’assistenza territoriale. Negli anni del centrosinistra gli investimenti a favore del territorio avevano portato la regione al quinto posto in Italia nella valutazione dei Livelli essenziali di assistenza. Con l’avvento della destra, e la promessa demagogica di nuovi ospedali senza risorse e senza personale, la situazione è peggiorata. Snocciola i dati Claudio Maria Maffei, ex direttore sanitario in Asl e ospedali marchigiani, poi coordinatore scientifico della rete Chronic-On e del tavolo tecnico sulla sanità del Pd regionale e oggi attento analista del servizio sanitario locale. «Siamo la regione con la peggiore rete di servizi nell’area della salute mentale» spiega, «al secondo posto come lunghezza dei tempi di attesa per la chirurgia dei tumori maligni e come qualità dell’organizzazione dell’assistenza oncologica secondo i dati Agenas, abbiamo pienamente funzionanti solo due Case della Comunità sulle 29 finanziate col Pnrr e sulle 40 promesse». Secondo Maffei, non è di nuove strutture prive di risorse che ha bisogno la regione, ma di una razionalizzazione delle risorse esistenti e di un rafforzamento della sanità territoriale che faccia fronte all’invecchiamento della popolazione, alla diffusione delle patologie croniche e al problema senza risposta adeguata del disagio mentale. La campagna elettorale però viene prima della salute. «Siamo inondati da un numero infinito di cantieri ospedalieri, contro le norme e sottofinanziati» spiega ancora Maffei. Fa l’esempio del Piemonte, che ha 27 ospedali rispetto ai 14 programmati da Acquaroli (e i 10 previsti dalla legge per le Marche) ma ha anche una popolazione tre volte più grande. Acquaroli intende costruire tre nuovi ospedali a Pesaro, Macerata e San Benedetto. Ma allo scopo ha stanziato solo 371 milioni, poco più della metà dei costi previsti. L’importante è aprire cantieri, sarà la giunta futura a occuparsi di far quadrare i conti. Tra i progetti spiccano la riapertura dell’ospedale di Cingoli e il potenziamento di quello di Pergola, strutture che faticavano a funzionare per la mancanza di personale. Visto che il sottofinanziamento rimane, le nuove micro strutture sottrarranno risorse a quelle esistenti. Ma non sfugge a nessuno l’obiettivo elettorale delle operazioni: Cingoli è il feudo dell’ex poliziotto Filippo Saltamartini, assessore alla sanità, all’immigrazione e alla sicurezza della giunta Acquaroli, mentre Pergola è il paese natio dell’assessore ai lavori pubblici Francesco Baldelli. Mentre si promettono nuovi ospedali (vuoti) la sanità territoriale rimane sguarnita. Le 40 Case di Comunità non funzioneranno mai «per carenza di personale». In compenso la giunta punta sulle «farmacie dei servizi», gr adite al sottosegretario farmacista (e meloniano) Marcello Gemmato. E su 50 punti salute, un’iniziativa locale non prevista dalle norme ministeriali: in sostanza «un ambulatorio con un infermiere tolto ad altre attività territoriali». Riportare il centrosinistra al governo della regione però non è una garanzia di per sé, avverte Mattei. Nel programma di governo c’è «tutto quel che serve in termini di cornice», ma la realizzazione è un’altra faccenda. «Se il centrosinistra e il Pd governeranno come hanno fatto nell’ultima legislatura prima di questa, non ci riusciranno o ci riusciranno molto poco» spiega. «Se prima di cambiare le Marche cambieranno sé stessi potranno fare molto». ---End text--- Author: ANDREA CAPOCCI Heading: Highlight: Funzionano solo due Case di Comunità sulle 29 finanziate col Pnrr Image:Ospedale di Cingoli, in provincia di Macerata -tit_org- In cerca della conferma il presidente promette nuovi ospedali -sec_org- tp:writer§§ ANDREA CAPOCCI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742305708.PDF §---§ title§§ Farmaci, corre la spesa 2025 e brucia i fondi in manovra link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742205707.PDF description§§

Estratto da pag. 35 di "REPUBBLICA" del 23 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-23T04:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742205707.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742205707.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742205707.PDF tp:ocr§§ ROMA Farmaci, corre la spesa 2025 e brucia i fondi in manovra I dati sui primi 4 mesi segnano un +2%, così i due miliardi extra promessi a Schillaci saranno assorbiti da rincari e fine del Pnrr sANITà di MICHELE BOCCI l ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha promesso al collega della Salute, Orazio Schillaci, uno stanziamento extra da 2 miliardi nella manovra 2026. Sembra una buona notizia, ma tra spese per il Pnrr, per i farmaci e per il personale sanitario, che avrà molto meno di quanto promesso, le Regioni non vedranno un euro in più. La sanità nel 2026, in base a quanto stabilito dalla scorsa manovra, avrà di partenza 4 miliardi in più, soldi che non spostano il rapporto tra la spesa sanitaria e Pil, usato per capire quanti soldi sono realmente destinati alle attività di assistenza. Il dato resta infatti del 6,4% anche nel 2026 come nel 2025, ben al di sotto dei principali Paesi europei. I 4 miliardi, che porteranno il Fondo sanitario a 140 miliardi, saranno “mangiati” tra l’altro tra aumenti delle tariffe delle prestazioni, accantonamenti per i contratti, indennità. L’aumento reale del fondo, quindi, sarebbero i due miliardi promessi da Giogetti. Ma, secondo la stima di alcune Regioni, tra i 7 e i 900 milioni di euro serviranI no a pagare attività previste dal Pnrr che dal 2026 non saranno più finanziate, come l’assistenza domiciliare. Circa 500 milioni, poi, potrebbero andarsene per prevenzione e farmacia dei servizi. Restano altri 500 milioni per gli aumenti al personale proposti da Schillaci. Le Regioni, tra l’altro, disporranno solo di denaro vincolato, senza margini di decisione di spesa. Questi conti non tengono conto di un altro enorme problema della sanità italiana: la spesa farmaceutica. Il suo trend di crescita è preoccupante. Nel 2024 è stata più alta di 2 miliardi rispetto all’anno precedente e Aifa proprio ieri ha detto come sono andati i primi quattro mesi del 2025. La crescita è più contenuta rispetto al 9% dell’anno scorso, si attesa infatti intorno al 2%. Ma sono numeri provvisori. Comunque i costi più alti dei farmaci si coprono con il Fondo sanitario nazionale, comprimendo le risorse per le altre voci legate all’assistenza. ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: sANITà di MICHELE BOCCI Highlight: Image:il ministro Orazio Schillaci 59 anni ministro della Salute -tit_org- Farmaci, corre la spesa 2025 e brucia i fondi in manovra -sec_org- tp:writer§§ Michele Bocci guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742205707.PDF §---§ title§§ Svolta in corsia Pronte 3mila nuove Tac grazie al Pnrr = Svolta in corsia: ecco 3mila nuove Tac, risonanze e mammografi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742005709.PDF description§§

Estratto da pag. 24 di "SOLE 24 ORE" del 23 Sep 2025

Bartoloni —a pag. 24

pubDate§§ 2025-09-23T04:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742005709.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742005709.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742005709.PDF tp:ocr§§ Svolta in corsia Pronte 3mila nuove Tac grazie al Pnrr Bartoloni —a pag. 24 Salute 24 Svolta in corsia: ecco 3mila nuove Tac, risonanze e mammografi Il piano del Pnrr. Installati quasi il 90% dei grandi apparecchi in anticipo rispetto alla scadenza di giugno Valle d’Aosta, Veneto Lazio e Sicilia al traguardo. Ma con le carenze di personale rischiano di lavorare meno G li ospedali italiani alle prese con un parco macchine che scricchiola da tutte le parti visto che per oltre metà è già vecchio e superato possono finalmente cominciare a rifiatare grazie al Pnrr: in anticipo con l'ultima scadenza fissata a giugno 2026 in molte corsie i medici hanno già cominciato a sfruttare quasi 2800 nuovo tecnologie diagnostiche di ultima generazione, come Tac, risonanze magnetiche, acceleratori lineari, angiografi, ecotomografi, sistemi radiologici fissi e mammografi su cui il Pnrr investe 1,2 miliardi. Per una volta il traguardo fissato dalla Ue di installare 3100 grandi apparecchiature potrebbe essere raggiunto anche in anticipo rispetto alla scadenza della prossima estate fissata per questo piano di ammodernamento visto che in gran parte delle Regioni ne sono già funzionanti nove su dieci. Si tratta di una importante svolta che consente di svecchiare il parco macchine più importante: quello delle grandi apparecchiature che in Italia sono circa 9mila e dunque ne sarà sostituito più di una su tre (in tutto i macchinari sono 67mila). I benefici per i pazienti non mancano: diagnosi più tempestive e accurate, percorsi terapeutici personalizzati e minori rischi di errori diagnostici e infine meno esposizioni alle radiazioni e quindi più sicurezza. Ma soprattutto si spera che questo rinnovamento di parte dei macchinari con cui il Servizio sanitario nazionale fa ogni giorno diagnosi e controlli su milioni di pazienti ogni anno possa dare una mano anche a tagliare le liste d'attesa. «Prendersi cura della salute delle persone significa anche garantire macchinari all'avanguardia per prestazioni più performanti e quindi benefici per i pazienti. La possibilità di impiegare apparecchiature di ultima generazione potrà dare anche un contributo importante sul fronte dello smaltimento delle liste d'attesa. Siamo impegnati a dare piena attuazione agli investimenti del Pnrr, come dimostra questo investimento, per una sanità ancora più efficiente e vicina ai bisogni dei cittadini», spiega al Sole 24 ore il ministro della Salute Orazio Schillaci. In realtà nell'arrivo di queste grandi apparecchiature negli ospedali non è filato tutto liscio: la prima scadenza prevista per il loro collaudo era la fine del 2024, ma nella revisione del Pnrr chiesta dal Governo e approvata da Bruxelles nel 2023 il termine è slittato - tra qualche polemica - alla fine a giugno 2026. Tra i motivi dello slittamento anche la necessità degli ospedali di fare qualche piccolo lavoro e aggiustamento in corsia per poter installare questi grandi macchinari. Ora però nonostante qualche residuo ritardo, il traguardo sembra finalmente vicino: il target europeo è di 3100 apparecchi poi saliti a 3185 e ad agosto scorso erano 2834 quelli consegnate agli ospedali, di cui 2773 collaudate e quindi operativi (quasi il 90%). Ovviamente non mancano le differenze locali: ci sono Regioni come Valle d'Aosta, Lazio, Veneto e Lombardia che oscillano con percentuali di installato tra il 100% e il 94% e altre come Molise, Trento e Sardegna che sono invece tra il 57% e il 68 per cento. «La sostituzione di oltre 3mila apparecchiature installate da oltre cinque anni con i fondi Pnrr è sicuramente un ottimo punto di partenza per il rinnovamento del parco installato. Tecnologie all'avanguardia garantiscono non solo una migliore capacità diagnostica, ma anche una maggiore velocità di refertazione: aspetti fondamentali per la riduzione delle liste d'attesa e per la prevenzione di molte patologie che, grazie a dati più accurati, potranno essere intercettate precocemente», ribadisce Alessandro Preziosa, Presidente Elettromedicali Confindustria dispositivi medici. Che sottolinea però come sia ora cruciale «disporre del personale adeguato per effettuare le refertazioni: senza professionisti formati e in numero sufficiente, anche le tecnologie più avanzate rischiano di non esprimere appieno il loro potenziale». Per Preziosa però è «necessario guardare avanti. Il Pnrr rappresenta un'opportunità straordinaria, ma non può essere considerato un intervento isolato: occorre programmare investimenti strutturali e costanti, che consentano di mantenere aggiornato il parco tecnologico con continuità. Servono strumenti di pianificazione pluriennale, criteri di acquisto orientati all'innovazione e politiche di rimborso che premino l'uso delle tecnologie più avanzate». Per Nicoletta Gandolfo presidente della Società di radiologia medica «il personale è pronto, perché quando c'è una nuova tecnologia è prevista anche la formazione. Il problema può essere quello della carenza di personale per far lavorare a pieno regime queste apparecchiature, mancano non solo medici radiologi ma anche tecnici di radiologia e infermieri che sono fondamentali per far lavorare le radiologie più grandi». «Quindi - conclude la presidente Sirm - è necessario che a ogni installazione l'ospedale programmi il personale necessario per far lavorare quell'apparecchio quanto necessario altrimenti si spreca una grande opportunità». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Salute 24 Highlight: Impiegare apparecchi di ultima generazione può dare un contributo importante sul fronte delle liste d'attesa Per le imprese dopo il Pnrr vanno programmati investimenti strutturali e costanti Image:L’ammodernamento. Il Pnrr investe 1,2 miliardi per finanziare un piano di sostituzione dei grandi apparecchi di diagnostica: oltre 3100 tra Tac, angiografi, Rmn. ecotomografi, sistemi radiologici fissi. La scadenza prevista per installarli è entro giugno 2026 La mappa delle installazioni La fotografia sulle nuove grandi apparecchiature negli ospedali ORDINATE CONSEGN. COLLAUD. % COLLAUDI* 0 Lazio Valle d’Aosta Veneto Sicilia Lombardia Toscana Marche Piemonte P.A. Bolzano Emilia R. Basilicata Liguria Calabria Abruzzo Campania Friuli V.G. Umbria Puglia Sardegna P.A. Trento Molise TOTALE 50 100 327 322 321 108 2 2 2 100 185 182 181 100 283 256 250 95 380 363 359 94 120 113 112 93 57 54 52 91 181 163 159 88 23 21 20 87 239 210 205 86 49 41 40 85 60 52 51 84 284 254 241 84 89 74 74 83 402 339 337 83 41 38 33 80 47 34 33 77 270 213 205 75 97 71 69 71 26 16 16 62 23 16 13 57 3.185 2.834 2.773 88 La tipologia delle grandi apparecchiature ORDINATE CONSEGN. COLLAUD. % COLLAUDI** 0 Ecotomografi Acceleratori lineari Gamma Camere/Tac Mammografi Gamma Camere Pet/Tac Tac Sist. Radiologici fissi Angiografi Rmn TOTALE 50 100 969 965 965 104 83 79 75 96 55 51 49 96 297 288 284 96 78 73 71 91 35 31 30 88 344 295 293 88 938 775 746 80 195 150 144 75 191 127 116 65 3.185 2.834 2.773 89 (*) Su target minimi. (**) Su target Eu, Fonte: ministero della Salute orazio schillaci Ministro della Salute -tit_org- Svolta in corsia Pronte 3mila nuove Tac grazie al Pnrr Svolta in corsia: ecco 3mila nuove Tac, risonanze e mammografi -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301742005709.PDF §---§ title§§ Big Pharma via da Londra Rischio contagio nella Ue = Big Pharma in fuga da Londra. L'Europa rischia l'effetto domino link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741205717.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "SOLE 24 ORE" del 23 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-23T04:11:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741205717.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741205717.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741205717.PDF tp:ocr§§ Big Pharma via da Londra Rischio contagio nella Ue tra dazi usa e politiche nazionali Big Pharma in fuga da Londra. L’Europa rischia l’effetto domino Geopolitica. Le farmaceutiche rivedono la mappa degli investimenti: riduzione nei mercati percepiti come meno redditizi e rilancio negli Usa Francesca Cerati —a pag. 5 Per anni il Regno Unito ha giocato un ruolo di primo piano nel panorama delle scienze della vita: più di 30 premi Nobel, oltre il 10% delle pubblicazioni globali in biomedicina, un ecosistema che ha contribuito a un quarto dei farmaci approvati dalla Fda nell’ultimo decennio. Oggi però questa leadership appare incrinata. Nell’ultima settimana una serie di decisioni delle multinazionali farmaceutiche – da Merck a Eli Lilly, da AstraZeneca a Sanofi – hanno messo in pausa o cancellato progetti di ricerca e sviluppo per miliardi di sterline. La radice della crisi è duplice: il braccio di ferro con il Servizio sanitario nazionale (Nhs) sui prezzi dei farmaci e il nuovo contesto geopolitico-commerciale, dominato dalla minaccia dei dazi statunitensi voluti da Donald Trump. Una combinazione che rischia di trasformare la Gran Bretagna da hub globale dell’innovazione a terra incerta per gli investimenti farmaceutici. Lo stallo dei prezzi Al centro delle tensioni interne c’è la decisione del governo britannico di portare dal 15,5% al 31,3% la quota delle vendite di farmaci innovativi che le aziende devono restituire al Nhs. Una mossa che, secondo l’Abpi (l’associazione dell’industria farmaceutica britannica), rende il Regno Unito tre volte meno competitivo della Germania e quattro volte meno della Francia. «Ci sono molte spie di allarme che lampeggiano in rosso - ha dichiarato Richard Torbett, Ceo dell’associazione industriale - Il governo deve ridurre i tassi di recupero a livelli competitivi e migliorare il modo in cui vengono valutati i nuovi farmaci». Il clima politico, già teso, è stato descritto da David Grainger, venture capitalist nel settore biotech, come “anti-business”: «Risolvere lo stallo dei prezzi contribuirebbe a ripristinare la fiducia, ma il peggio potrebbe ancora venire se non cambia l’agenda politica». Le scelte delle multinazionali Le parole si traducono in fatti. Merck ha annullato un centro di ricerca e sviluppo da 1 miliardo di sterline a Londra, chiudendo anche i laboratori presso il Francis Crick Institute. Eli Lilly ha congelato l’apertura di un incubatore biotecnologico da 279 milioni di sterline e sospeso la distribuzione del farmaco antiobesità tirzepatide, annunciando contestualmente un aumento del prezzo del 170%. Nemmeno i campioni di casa sono immuni: AstraZeneca ha bloccato l’espansione da 200 milioni di sterline del suo sito di Cambridge, mentre la francese Sanofi ha chiarito che non valuterà «alcun investimento sostanziale» fino a quando non ci saranno «miglioramenti tangibili nell’attuale contesto commerciale». Qualche eccezione resiste: BionTech conferma un piano decennale da 1,3 miliardi di dollari per due nuovi centri di ricerca e una sede londinese, mentre Roche mantiene le proprie strutture ma avverte che la posizione del Regno Unito «come destinazione per investimenti globali è precaria». L’ombra lunga dei dazi Usa Se la politica interna pesa, la variabile geopolitica rischia di avere un effetto dirompente. Da mesi l’amministrazione Trump minaccia dazi fino al 200% su farmaci importati, con l’argomento che «gli Stati Uniti pagano più di tutti per l’innovazione mentre altri Paesi beneficiano di prezzi più bassi». Il solo annuncio ha già orientato strategie aziendali: AstraZeneca, per esempio, ha annunciato un maxi-investimento da 50 miliardi di dollari negli Stati Uniti entro il 2030, motivandolo anche con l’incertezza sui dazi. Gsk ha fatto lo stesso con un piano da 30 miliardi. Come osserva un’analisi della Cambridge Economic Policy Associates, le aziende farmaceutiche stanno “ricalibrando” la geografia degli investimenti: riduzione della presenza in mercati percepiti come meno redditizi e rilancio negli Usa, che restano il principale mercato mondial e per volumi e margini. In altre parole, i dazi Usa sono una leva reale e potente: hanno spinto le multinazionali a ripensare investimenti e localizzazioni e accelerato trend già in atto. Non sono tuttavia l’unica ragione: questioni interne (prezzi, rimborsi, fiscalità, clima politico) hanno fatto il resto. Rischio contagio in Europa La domanda è inevitabile: la crisi britannica è un caso isolato o un’anticipazione di ciò che può accadere altrove in Europa? Le condizioni che hanno portato al congelamento degli investimenti in UK non sono uniche. In molti Paesi europei l’industria denuncia politiche di prezzo rigide, lunghi tempi di approvazione, tassazione elevata. L’Efpia (European federation of pharmaceutical industries and associations) ha più volte sottolineato che l’Europa «sta perdendo attrattività» rispetto a Usa e Asia, e che senza incentivi concreti gli investimenti potrebbero spostarsi altrove. E la vulnerabilità di ciascun paese dipenderà da quanto è attrattivo il mercato domestico (prezzi netti), dagli incentivi locali per R&S/manifattura, dalla presenza di cluster di eccellenza e dalla velocità/efficacia della risposta politica (incentivi, riforme regolatorie). Più nel dettaglio, qual è la situazione in Francia, Germania e Italia? Sanofi ha ribadito la volontà di mantenere legami stretti con università e centri di ricerca nazionali, ma parallelamente rafforza gli investimenti negli Stati Uniti. L’Eliseo insiste perché Parigi resti polo europeo, ma il rischio di delocalizzazione esiste. Il potente comparto chimico-farmaceutico tedesco ha lanciato l’allarme sugli effetti dei dazi e sul calo di competitività. Berlino dispone però di un sistema di incentivi fiscali e di cluster di eccellenza che rendono meno probabile un esodo massiccio, almeno nel breve periodo. L’Italia con forte vocazione manifatturiera (primo esportatore farmaceutico Ue nel 2023), ha più volte avvertito che i dazi Usa sarebbero “devastanti” per l’industria. Roma spinge per una risposta coordinata europea, ma le aziende italiane – spesso terziste o integrate in supply chain globali – sono particolarmente esposte alle delocalizzazioni. Quali scenari? Da qui, sono due gli scenari che si profilano per l’Europa. Nel primo, la Gran Bretagna resta un caso emblematico ma isolato: l’Ue interviene con incentivi, un quadro regolatorio armonizzato e strategie per attrarre trial clinici e R&D, arginando la fuga delle multinazionali. Nel secondo, l’effetto domino si propaga: le aziende riducono progressivamente gli investimenti in mercati con prezzi bassi e regole rigide, concentrandosi negli Usa. L’Europa rischia così di diventare consumatrice, più che produttrice, di innovazione. La visione degli analisti Gli analisti concordano che la risposta sarà politica prima ancora che industriale. «Il Regno Unito sta perdendo opportunità perché sottovaluta i benefici economici e sociali degli investimenti nella produzione di medicinali innovativi», recita lo studio commissionato alla Cambridge Economic Policy Associates. Lo stesso discorso potrebbe valere per l’Europa se Bruxelles e i governi nazionali non correggeranno la rotta. Insomma, la crisi tra Big Pharma e Londra è il frutto di una combinazione esplosiva: politiche di prezzo percepite come penalizzanti e l’attrazione esercitata dal mercato statunitense, rafforzata dalla minaccia dei dazi. Ma è anche un campanello d’allarme per il resto d’Europa. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Francesca Cerati Heading: tra dazi usa e politiche nazionali Highlight: -58% competitività farmaceutica Russell Abberley, presidente di Abpi:«Gli investimenti diretti esteri nelle scienze della vita sono diminuiti del 58% tra il 2021 e il 2023» ricerca & sviluppo La crisi britannica degli investimenti In una sola settimana quattro multinazionali del farmaco hanno cancellato o congelato gli investimenti in GB. Nel frattempo, Bristol Myers Squibb e Novartis hanno ridotto la loro presenza, mentre Pfizer, AbbVie e Johnson & Johnson mantengono il riserbo sulle strategie future. •10 settembre – Merck cance lla il progetto da 1 miliardo di sterline per un centro di ricerca e sviluppo a Londra. Trasferisce tutte le attività di ricerca dal Regno Unito agli Stati Uniti. •12 settembre – AstraZeneca blocca l’espansione da 200 milioni di sterline del sito di Cambridge, uno dei poli strategici della ricerca nel Paese. •15 settembre – Sanofi annuncia che non prenderà in considerazione «alcun investimento sostanziale» in R&S in UK finché non cambierà il contesto commerciale. •19 settembre – Eli Lilly congela l’apertura di un incubatore biotecnologico da 279 milioni di sterline (“Gateway Labs”) e sospende la distribuzione del farmaco anti-obesità, in attesa di «maggiore chiarezza sull’ambiente delle scienze della vita». © RIPRODUZIONE RISERVATA Negli altri Paesi Ue l’impatto sarà differenziato: dipende da politiche nazionali e capacità di reazione Image:La nuova mappa. Le aziende farmaceutiche ricalibrano gli investimenti e o o i e a. AstraZeneca. La più grande farmaceutica inglese ha sospeso un investimento pianificato di 200 milioni di sterline nel suo sito di ricerca di Cambridge -tit_org- Big Pharma via da Londra Rischio contagio nella Ue Big Pharma in fuga da Londra. L’Europa rischia l’effetto domino -sec_org- tp:writer§§ Francesca Cerati guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/23/2025092301741205717.PDF §---§