title§§ Se gli esami medici slittano si può ottenere il rimborso link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091902965108580.PDF description§§

Estratto da pag. 100 di "GENTE" del 19 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-19T07:34:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091902965108580.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091902965108580.PDF', 'title': 'GENTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091902965108580.PDF tp:ocr§§ SE GLI ESAMI MEDICI SLITTANO SI PUÒ OTTENERE IL RIMBORSO LE ATTESE PER COLONSCOPIE, VISITE GINECOLOGICHE E ALTRE PRESTAZIONI TROPPO SPESSO NON RISPETTANO I TEMPI DETTATI DAI MEDICI DI BASE. IN QUESTI CASI, SE SI SCEGLIE DI ANDARE DAL PRIVATO, LA SPESA PUÒ ESSERE COPERTA. QUI VI SPIEGHIAMO COME di Mariella Palermo Salute COSA FARE DI FRONTE ALLA MALASANITÀ S ono 904 i giorni di attesa per una colonscopia presso l’Azienda sanitaria 8 di Cagliari; 748 quelli per una visita ginecologica all’ospedale di Tolmezzo, in Friuli-Venezia Giulia; 661 per un elettrocardiogramma da sforzo nell’Azienda sanitaria di Lecce. Sono tutti accertamenti clinici di classe P (Programmabile) che dovrebbero essere eseguiti entro un massimo di 120 giorni. E allora, che si fa? Si rinuncia a curarsi, come hanno fatto nel 2024 5,8 milioni di italiani, o ci si rivolge al privato e si sborsano di tasca propria 40,6 miliardi di euro, cioè il 26% della spesa sanitaria del nostro Paese (dati Gimbe 2024). UNA RICHIESTA ALLE ASL Eppure, c’è un decreto legislativo, il n.124 del 1998, che afferma il diritto del cittadino di ottenere il rimborso dalla propria Asl nel caso in cui questa non sia in grado di rispettare i tempi prescritti. Come fare? «Se il Cup, Centro unico per le prenotazioni, fissa la prestazione sanitaria oltre i tempi stabiliti dal nostro medico curante, si può inviare una Pec o una raccomandata alla direzione sanitaria della propria Asl, con la quale si diffida l’ente a effettuarla nei tempi richiesti dal medico e che, diversamente, verrà effettuata presso strutture private, con successiva richiesta di rimborso al netto del ticket, come prevede la legge del ‘98», ci dice l’avvocato Rita Lasagna, fondatrice di avvocatosalute.it. «Un esempio di modello da compilare e inviare via Pec o raccomandata all’Asl, si può scaricare gratuitamente dal nostro sito, importante allegare: la ricetta elettronica del medico di base; il documento che riporta la data disponibile oltre i termini (che viene fornito alla prenotazione al Cup in Rete o in farmacia, o la data comunicata a voce dall’addetto al telefono) e il documento di riconoscimento: nel 95% dei casi, il cittadino ottiene la prestazione sanitaria nei tempi previsti». E se invece l’Asl non risponde? «Si può eseguire la prestazione medica presso strutture private e iniziare un’azione legale per ottenere il rimborso, soprattutto quando si tratta di spese mediche molto costose. Noi di avvocatosalute.it uniamo più richieste per un’azione ? legale comune più incisiva». ---End text--- Author: Mariella Palermo Heading: Salute COSA FARE DI FRONTE ALLA MALASANITÀ Highlight: Image:L’ASSALTO L’esterno del Cup, il Centro unico per le prenotazioni de L’Aquila, in Abruzzo, preso d’assalto dai pazienti. In alto, Alberto Sordi (1920-2003) ne Il medico della mutua, del 1968. -tit_org- Se gli esami medici slittano si può ottenere il rimborso -sec_org- tp:writer§§ Mariella Palermo guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091902965108580.PDF §---§ title§§ La cura diventa un miraggio link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091902244701520.PDF description§§

Estratto da pag. 19 di "MF" del 19 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-19T01:35:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091902244701520.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091902244701520.PDF', 'title': 'MF'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091902244701520.PDF tp:ocr§§ In Italia liste d’attesa, pronto soccorso al collasso, carenza di medici e disuguaglianze territoriali La cura diventa un miraggio Ocse/Gimbe: spesa per la sanità (6,3% sul pil) sotto la media Ue N el 2024 la fotografia della spesa sanitaria italiana restituisce un’immagine impietosa: il nostro Paese si colloca al 14° posto tra i 27 Stati europei dell’area Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e all’ultimo posto tra quelli del G7. Con una spesa pubblica pari al 6,3% del Pil, l’Italia resta sotto la media Ocse (7,1%) e sotto quella europea (6,9%). Tradotto in cifre pro capite, significa 3.835 dollari a persona, ben 854 in meno rispetto alla media europea e 790 in meno rispetto a quella Ocse. Il divario complessivo è stimato in 43 miliardi di euro. A pagare il prezzo più alto, però, sono i cittadini: liste d’attesa interminabili, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali sempre più marcate. Nel 2024, ben 5,8 milioni di persone – quasi una su dieci – hanno rinunciato a visite o prestazioni sanitarie, spesso costrette a pagare di tasca propria. Tutti dati elaborati dalla Fondazione Gimbe che, nero su bianco, tratteggiano ancora una volta una sanità tricolore che soffre un sottofinanziamento che sembra diventare strutturale. L’analisi della Fondazione, basata sui dati Ocse aggiornati al 30 luglio 2025, mette a confronto la spesa italiana con quella dei principali partner. Tra i Paesi europei che investono più di noi si va dalla Spagna, che destina 58 dollari in più pro capite, alla Germania che arriva a 8.080 dollari, più del doppio rispetto all’Italia. «Il sottofinanziamento pubblico della sanità italiana – avverte il presidente di GIMBE Nino Cartabellotta in una nota stampa della Fondazione – è ormai una questione strutturale. Sta generando tensioni crescenti in Parlamento e difficoltà enormi nelle Regioni, sempre più in affanno nel garantire i livelli essenziali di assistenza mantenendo in equilibrio i bilanci. Di fatto siamo i primi tra i Paesi poveri: solo alcune nazioni dell’Est e dell’Europa meridionale spendono meno di noi». La forbice si è aperta progressivamente dal 2011, anno in cui la spesa italiana era allineata alla media europea. Poi, complici tagli e definanziamenti operati da tutti i governi, il divario ha iniziato a crescere: 430 dollari nel 2019, aumentato ancora durante la pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia. Oggi il gap pro capite è arrivato a 729 euro. Il confronto con i Paesi del G7 è ancora più drammatico. Dal 2008 al 2024 l’Italia è rimasta stabilmente ultima. Se allora il distacco era contenuto, oggi è diventato «abissale». Nel 2024 la Germania ha più che doppiato la spesa italiana e il Regno Unito – che condivide con noi un modello sanitario universalistico – ha superato in pochi anni Canada e Giappone, avvicinandosi alla Francia grazie agli incrementi registrati dopo la pandemia. Di fronte a questi numeri, Cartabellotta lancia un monito: «Il dibattito sul definanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al teatrino pre-Manovra, in cui il ministro della Salute cerca di strappare qualche miliardo al Mef (ministero dell’Economia e delle Finanze). Serve un patto tra tutte le forze politiche, indipendente dagli avvicendamenti di governo, per rifinanziare progressivamente la sanità pubblica». Che fare allora per cercare, se non di invertire almeno di bloccare questa tendenza a spendere sempre meno in sanità, dando invece impulso ad altre spese come quelle sugli armamenti? Ripartire da una considerazione del capitolo di spesa sulla salute come prioritario non solo per i cittadini ma per la tenuta stessa del Sistema Paese. E per farlo l’occasione non può essere più propizia del confronto politico che porterà a stilare la legge di Bilancio 2026. «Se non investiamo in sanità, pagheremo tutto con gli interessi: in disuguaglianze, malattie, impoverimento e perdita di futuro», chiosa Cartabellotta. (riproduzione riservata) Carlo Buonamico ---End text--- Author: Carlo Buonamico Heading: Highlight: Image: -tit_org- La cura diventa un miraggio -sec_org- tp:writer§§ CARLO BUONAMICO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091902244701520.PDF §---§ title§§ Bindi, la sanità e i mea culpa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901750705684.PDF description§§

Estratto da pag. 111 di "ESPRESSO" del 19 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-19T03:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901750705684.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901750705684.PDF', 'title': 'ESPRESSO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901750705684.PDF tp:ocr§§ Bindi, la sanità e i mea culpa Cara Rossini, leggo, sull’ultimo numero del L’Espresso, l’intervista a Rosy Bindi sulla sanità. Ecco, la nostra, come al solito, dimentica che una delle principali responsabili della situazione attuale è proprio lei. È stata Bindi, infatti, quando era ministra della Sanità, a introdurre il meccanismo dei tetti di spesa, tuttora vigente, per il quale anche se, per assurdo, avessimo dei finanziamenti infiniti per la sanità, in realtà non potremmo “riversarli” su medici e operatori sanitari, perché ogni anno possiamo spendere per i loro stipendi quello e solo quello. Stipendi che sono, lo ricordo, tra i più bassi in Europa, davanti solo a quelli di Grecia, Romania e Bulgaria, lontanissimi da chi ci precede, la Spagna. Infatti i “medici a gettone” per poter essere pagati più sono inseriti nel capitolo di spesa “beni e servizi”. Le basse retribuzioni, non commisurate alle responsabilità che si prendono nel curare le persone, e l’alto carico di burocrazia sono sicuramente alla base dell’allontanamento di molti medici e operatori sanitari dal Servizio Sanitario Nazionale verso il privato, che Bindi tanto demonizza. Ogni tanto, quindi, cara Bindi, un pubblico mea culpa sarebbe necessario... Dott. Cristiano Meloni Ho inviato a Rosy Bindi l’accesa contestazione del dottor Meloni. Ecco la sua risposta: «Gentile dottore, la ringrazio per l’attenzione che ha voluto riservare alla mia intervista e ringrazio l’Espresso che mi consente di rispondere alla sua lettera. Non sono tanto presuntuosa da ritenere di non aver fatto errori nella mia vita e in particolare quando ho ricoperto l’incarico di ministro della Sanità, ma lei mi attribuisce responsabilità che sono di altri governi e di altri ministri. Non sono stata io a introdurre i tetti di spesa. Nei quattro anni (1996-2000) nei quali sono stata ministro l’unico tetto di spesa che ho mantenuto è stato quello della spesa farmaceutica (da medico saprà che è presente in ogni Paese). Il tetto di spesa del personale è stato introdotto dal secondo governo Berlusconi con la legge di bilancio del 2005. Il ministro della Salute era il prof Girolamo Sirchia, al quale riconosco il grande merito della legge sul fumo, ma che forse non ebbe la forza di opporsi a una decisione sbagliata e purtroppo riconfermata da tutti i governi successivi, compresi quelli di centro sinistra e ovviamente l’attuale. Se avrà la pazienza di leggere il mio libro (“Una sanità uguale per tutti” Solferino editore, ndr) troverà che sostengo anch’io che il tetto di spesa sul personale andrebbe abolito e che i medici e tutti i professionisti sanitari dovrebbero ricevere un trattamento economico pari a quello dei loro colleghi europei. Il contratto firmato con i medici alla fine del mio mandato vide un aumento di un milione di lire al mese (era l’anno 2000 e non c’era l’euro). Un po’ superiore all’aumento di qualche decina di euro dell’ultimo contratto, dovrà riconoscere! Come lei ritengo inaccettabile e persino immorale il ricorso ai gettonisti e i compensi a loro riservati. E come lei sostengo che i tutti i professionisti dovrebbero essere coinvolti nella gestione delle aziende sanitarie: la mia riforma aveva previsto precisi strumenti e procedure che assicurassero la valorizzazione del personale, risorsa indispensabile per una buona sanità. Non demonizzo il privato, caro dottore, ma lo concepisco integrativo e complementare alla gestione pubblica e diretta dei servizi sanitari. Un sistema universalistico finanziato con la fiscalità generale, quindi con i soldi di tutti, non può permettersi di farsi carico del profitto, pur legittimo, di imprenditori privati che purtroppo stanno diventando sempre più numerosi». Rosy Bindi ---End text--- Author: Stefania Rossini Heading: Highlight: stefania.rossini@lespresso.it Altre lettere e commenti su lespresso.it Image: -tit_org- Bindi, la sanità e i mea culpa -sec_org- tp:writer§§ Stefania Rossini guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901750705684.PDF §---§ title§§ Strutture per anziani, stretta su accreditamento link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747705658.PDF description§§

Estratto da pag. 29 di "ITALIA OGGI" del 19 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-19T03:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747705658.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747705658.PDF', 'title': 'ITALIA OGGI'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747705658.PDF tp:ocr§§ Strutture per anziani, stretta su accreditamento Condizioni minime di sicurezza e qualità delle strutture, superare le attuali disomogeneità regionali creando una cornice nazionale unica e coerente per l’intero territorio, valorizzazione della dimensione relazionale e sociale delle strutture per anziani, innovazione tecnologica e flessibilità dei servizi offerti. Sono queste le maggiori novità del decreto del Ministero della salute in materia di criteri condivisi ed omogenei a livello nazionale per l’individuazione dei requisiti necessari delle strutture pubbliche e private che assistono le persone anziane non autosufficienti. Il provvedimento, trasmesso alla Conferenza Stato regioni, vuole garantire condizioni di sicurezza e qualità nell’erogazione dell’assistenza, residenziale e semiresidenziale, a carattere sanitario e sociosanitario, in favore delle persone anziane non autosufficienti. Ad esempio, il rilascio dell’accreditamento istituzionale sarà subordinato alla verifica del rispetto dei requisiti nazionali che includeranno aspetti organizzati, formativi e strutturali. Occorrerà assicurare ad ogni ospite uno spazio di vita personale tale da garantire dignità, riservatezza, migliorando così la qualità di vita e l’efficacia dell’intervento assistenziale; garantire percorsi di formazione e aggiornamento del personale sanitario; individuare un responsabile medico della struttura che dovrà vigilare sulla qualità dell'assistenza, del rischio clinico e delle procedure interne. Inoltre, la nuova normativa imporrà alle strutture la dotazione di strumenti finalizzati a garantire la sicurezza del lavoro di cura e delle persone accolte, anche tramite l'implementazione graduale di sistemi di videosorveglianza, nei limiti di quanto previsto dalla normativa del lavoro e dal diritto alla riservatezza delle persone, nonché di soluzioni tecnologiche volte a favorire l'erogazione di prestazioni sanitarie di telemedicina, televisita, teleconsulto e telemonitoraggio. Infine, il provvedimento chiarisce che, per quanto concerne l’adeguamento ai nuovi criteri da parte delle strutture già operative, in maniera particolare per quelli di natura strutturale, saranno previsti tempi di adeguamento graduali. Pasquale Quaranta ---End text--- Author: Pasquale Quaranta Heading: Highlight: Image: -tit_org- Strutture per anziani, stretta su accreditamento -sec_org- tp:writer§§ Pasquale Quaranta guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747705658.PDF §---§ title§§ I vaccini salvano vite altrimenti a rischio link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901750405685.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "LA RAGIONE" del 19 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-19T03:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901750405685.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901750405685.PDF', 'title': 'LA RAGIONE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901750405685.PDF tp:ocr§§ Tante polemiche diffondono dubbi che aumentano i pericoli di Elvira Morena I l Piano nazionale di prevenzione vaccinale è il documento di riferimento che ha come priorità la riduzione o l’eliminazione dei casi di malattie infettive, attraverso l’individuazione di strategie efficaci da implementare sul territorio nazionale per la tutela della salute pubblica. Racchiuso in tre punti, traccia l’equità di accesso alle vaccinazioni (incluso il superamento delle disuguaglianze regionali nelle coperture vaccinali), l’aggiornamento continuo del calendario, il potenziamento della comunicazione istituzionale anche contro la disinformazione, la digitalizzazione e la sorveglianza sulle malattie prevenibili. Nell’agosto di quest’anno il governo ha nominato nuovi membri all’interno del Comitato scientifico. Alcune nomine percepite come no-vax hanno sollevato una forte opposizione da parte della comunità scientifica: «Non possiamo esimerci dall’esprimere profondo sconcerto per la decisione di includere all’interno del Comitato due esponenti legati a posizioni antiscientifiche rispetto ai vaccini». In risposta a tali contestazioni, il Ministero della Salute ha deciso di sciogliere il National Immunization Technical Advisory Group (Nitag), organo di supporto – riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità – nella formulazione delle strategie vaccinali nazionali. Il nuovo Piano nazionale vaccinale 2025-2029 risente delle strategie adottate durante la gestione della pandemia, attraverso l’introduzione di una pluralità di strumenti in cui i vaccini scompaiono come misura preventiva più efficace, anche nel rispetto delle libertà individuali. Il tema rimane centrale nel dibattito tra i sostenitori della libertà vaccinale, che rivendicano il diritto di rifiuto delle vaccinazioni obbligatorie, e le autorità sanitarie che invece ritengono i criteri di libero arbitrio rischiosi per la salute pubblica, soprattutto per i soggetti fragili e immunodepressi. Diversi studi del 2024 mettono in luce una crescente confusione popolare sull’utilità dei vaccini. Secondo il Monitor Engageminds Hub dell’Università cattolica di Cremona, il 42% degli italiani ne ha scarsa fiducia e lo scetticismo prevale tra persone con basso titolo di studio e mentalità complottistica. Per quanto riguarda gli Usa, il sondaggio dell’Università della Pennsylvania evidenzia che il 28% degli statunitensi crede che il vaccino a mRNA, del tipo adottato contro il Covid, sia responsabile di mutazioni genetiche nell’uomo e causa di migliaia di morti. Vittime della disinformazione sono i truth insensitivity, così definiscono gli americani coloro che hanno difficoltà nel distinguere le notizie fake da quelle vere; mentre nel belief bias le capacità intellettive di riconoscere le verità non ridimensionano i bias cognitivi: scorciatoie mentali che creano una percezione distorta della realtà. Ma basta ripercorrere la storia della sanità nazionale e di quella mondiale per comprendere quanto i vaccini rientrino nel novero delle più grandi conquiste della medicina moderna. Milioni di vite umane sono state salvate da malattie gravissime quali il vaiolo (che ha devastato l’umanità per secoli), la poliomielite, la difterite, il tetano, il colera, l’epatite B, la febbre gialla, la tubercolosi, la meningite da meningococco e altre ancora. I vaccini hanno aumentato l’aspettativa di vita globale e protetto i più vulnerabili attraverso l’immunità di gregge. Oltre a fare da scudo contro le malattie infettive, stanno rivoluzionando campi come l’oncologia: la scoperta del legame tra papilloma virus e cancro del collo dell’utero ha per esempio reso possibile un vaccino in grado di prevenire in un numero di casi fra il 70 e l’80% questo tumore femminile (ancora più diffuso di quello alla mammella). Inoltre, i vaccini sono una risorsa di protezione per i pazienti oncologici più esposti al contagio. Ecco perché non vanno considerati uno strumento medico opzionabile, bensì un mezzo dal grande valore scientifico che garantisce equità e dignità nel diritto universale alla salute. --- End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- I vaccini salvano vite altrimenti a rischio -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901750405685.PDF §---§ title§§ L'assistenza sanitaria in Italia è carente di tecnologie adeguate Soti: per il 91% dei responsabili It le strutture sono obsolete link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747905656.PDF description§§

Estratto da pag. 19 di "MF" del 19 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-19T03:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747905656.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747905656.PDF', 'title': 'MF'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747905656.PDF tp:ocr§§ L’assistenza sanitaria in Italia è carente di tecnologie adeguate Soti: per il 91% dei responsabili It le strutture sono obsolete L e organizzazioni sanitarie sono ad un punto di svolta. Modernizzando l’infrastruttura IT e sfruttando nuove tecnologie come l’IA, l’assistenza ai pazienti può migliorare radicalmente. Secondo l’ultimo rapporto di Soti sul settore sanitario, «Sanità digitale: rischi calcolati e sfide nascoste», l’81% dei responsabili IT a livello globale - e il 74% in Italia - utilizza l’IA per la gestione dei pazienti. Tuttavia, l’IA sta diventando molto più di uno strumento di supporto amministrativo, in quanto svolge un ruolo sempre più ampio e d’impatto nell’assistenza sanitaria e nella fornitura di cure ai pazienti. A livello globale, l’utilizzo dell’IA nelle organizzazioni sanitarie è passato dal 61% nel 2024 all’81% nel 2025, evidenziando un notevole cambiamento nelle priorità di budget (si veda il report 2024 di SOTI). L’aspetto più interessante è però il modo in cui l’IA viene applicata ai vari ambiti dell’assistenza sanitaria. A livello globale, il 96% dei responsabili IT (il 92% in Italia) ha segnalato problemi con i sistemi legacy, per l’IoT e la telemedicina. Quasi tutti (il 99% del campione globale e il 98% fra quello italiano) hanno dichiarato che le loro organizzazioni utilizzano dispositivi connessi o soluzioni di teleassistenza. Quest’ultima aiuta a fornire assistenza ai pazienti da remoto, aumentando l’accessibilità, risparmiando tempo e migliorando la comunicazione. Tuttavia, quasi due terzi delle organizzazioni (65%) utilizzano sistemi non integrati e obsoleti per i dispositivi medici IoT e di teleassistenza. La percentuale più alta si registra in Australia (77%), nel Regno Unito (73%) e in Canada (71%). In Italia la percentuale scende al 58%. Ciò ha un impatto sull’interoperabilità, ad esempio in merito all’accesso ai dati dei pazienti in tempo reale da un unico luogo, e aumenta le vulnerabilità legate alla sicurezza. In particolare, a livello globale, il 59% delle organizzazioni deve affrontare problemi tecnologici o di inattività (il dato italiano si attesta al 47%) e il 45% (in Italia 37%) afferma che i sistemi legacy rendono le reti vulnerabili agli attacchi. Sempre a livello globale, i responsabili IT incontrano diversi ostacoli nella gestione dei dispositivi a causa delle tecnologie obsolete. In particolare, il 38% del personale IT non è in grado di installare e gestire nuovi dispositivi/stampanti (29% in Italia), il 38% non è in grado di fornire assistenza ai dispositivi da remoto/ottenere informazioni dettagliate sui loro problemi (dato che in Italia scende al 29%) e il 39% perde troppo tempo per risolvere i problemi (29% in Italia). La ricerca ha inoltre rilevato che Regno Unito (47%), Canada (46%) e Australia (43%) hanno avuto il maggior numero di problemi con l’implementazione e la gestione di nuovi dispositivi/stampanti, attestandosi sopra la media globale (39%). È qui che le attuali soluzioni di Mobile Device Management (MDM) falliscono, mentre quelle avanzate di Enterprise Mobility Management (EMM) stanno avendo un impatto rivoluzionario. A livello globale, la sicurezza dei dati è la principale preoccupazione per il 30% delle organizzazioni sanitarie (23% in Italia), con il 13% delle stesse che dichiara che la gestione della protezione dei dispositivi condivisi è la sfida principale (stessa percentuale del Bel Paese). Complessivamente, quasi la metà (43%) dichiara che i problemi legati alla sicurezza sono la sua principale preoccupazione in ambito IT. In Francia, nel 2024, la pensava così il 25% degli intervistati, percentuale che oggi è salita al 51%. Crescita rilevata anche in Canada, passato dal 39% al 53%, Australia, dal 39% al 53%, e la Germania, dal 24% al 41%. Le organizzazioni sanitarie stanno andando nella giusta direzione. Ma per sfruttare pienamente le tecnologie emergenti, devono ridefinire e riallocare tempo e risorse per aggiornare la propria infrastruttura IT. Il report sulla sanità digitale 2025 di SOTI ha coinvolto 1.750 responsabili IT in 11 Paesi per investigare sulle principali prospettive del panorama sanitario. Nei mercati principali (Stati Uniti e Regno Unito) gli intervistati sono stati 200 intervistati mentre in Canada, Messico, Germania, Francia, Svezia, Paesi Bassi, Australia, Italia e Spagna, 150. (riproduzione riservata) ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- L'assistenza sanitaria in Italia è carente di tecnologie adeguate Soti: per il 91% dei responsabili It le strutture sono obsolete -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747905656.PDF §---§ title§§ La sanità per tutti «Non si può rinunciare al diritto a curarsi» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747605657.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 19 Sep 2025

Il libro "Si salvi chi può?" e l'appello a un nuovo patto Pubblico e privato insieme per salvare il sistema

pubDate§§ 2025-09-19T03:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747605657.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747605657.PDF', 'title': 'QUOTIDIANO NAZIONALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747605657.PDF tp:ocr§§ La sanità per tutti «Non si può rinunciare al diritto a curarsi» Il libro “Si salvi chi può?“ e l’appello a un nuovo patto Pubblico e privato insieme per salvare il sistema Code interminabili ai pronto soccorso, mesi per una visita specialistica, 6 milioni di italiani che nell’ultimo anno hanno rinunciato a curarsi. È il ritratto di un Paese che rischia di smarrire una delle sue conquiste più alte: la sanità pubblica, universale e gratuita. Oggi logorata da carenze strutturali, professionisti allo stremo, il ricorso al privato. Da questa urgenza nasce Si salvi chi può? Rinascita o morte della sanità per tutti, firmato dal medico e dirigente sanitario Renzo Berti e dai giornalisti de La Nazione Luigi Caroppo, Ilaria Ulivelli e Stefano Vetusti, con l’introduzione del filosofo Sergio Givone e la prefazione del ricercatore Giuseppe Remuzzi (Istituto Mario Negri). Oltre il libro-inchiesta, un vero viaggio dentro le crepe del sistema e un appello a trovare strade per il rilancio: un nuovo patto pubblico-privato, una rete territoriale che torni a essere il cuore dell’assistenza, la prevenzione come primo cardine. Ma soprattutto il libro (da oggi nelle librerie e online) non è un fine ma un mezzo: gli autori lo porteranno tra la gente per raccogliere le voci, le storie e i bisogni dei cittadini e degli operatori sanitari. Perché difendere la sanità pubblica significa difendere la democrazia. di Giuseppe Remuzzi * A rimetterci saranno i cittadini: i più fragili, i più poveri. Anziani, soli, dimenticati, sono costretti sempre più spesso a rinunciare alle cure. Non siamo i primi a dirlo, e non è una novità. C’è un precedente illustre che ha il significato di una profezia. Già nel 1945, il presidente americano Truman chiese un servizio sanitario per tutti i suoi cittadini. Un grande progetto che, nel Regno Unito e in Italia portò a sistemi di eccellenza. Ma il congresso statunitense fu contrario e, a ottant’anni di distanza, gli Stati Uniti hanno fallito, incapaci di proteggere i cittadini dal soffrire e morire senza ragione. In America, nessun settore della salute è immune dalla smodata ricerca del profitto, dalle compagnie farmaceutiche alle assicurazioni. Il libro Si salvi chi può? offre una lucidissima, impietosa e meticolosa analisi di ciò che sta accadendo in Italia. Il Servizio sanitario nazionale, la cosa più preziosa che abbiamo, dovrebbe tornare al centro dell’agenda politica. Ma i dati sono impietosi: la rinuncia alle cure è ormai incompatibile con i principi di civiltà e democrazia. La legge Bindi ha creato un sistema a due velocità: gratuito ma lento (nel pubblico) e veloce ma a pagamento (nel privato). La malattia non può essere occasione di profitto. Eppure, non è tutto da buttare. La nostra sanità pubblica sa fare quello che ha saputo fare per Luca, un neonato in condizioni disperate salvato senza che la sua famiglia, di pastori, spendesse un euro. Che futuro può avere un Paese che non consente ai suoi cittadini l’accesso ai servizi essenziali? Difendere la sanità pubblica non significa demonizzare il privato, che può essere una risorsa se inserito in un progetto strutturale con regia saldamente pubblica. Le organizzazioni private possono aiutare il pubblico dove questo è carente, a condizione che non duplichino i servizi, ma li integrino. A questo si aggiungono le differenze tra regioni sui Livelli essenziali di assistenza e le attese infinite nei pronto soccorso, causate da una sanità non governata e con reparti di medicina generale sottodimensionati. Dobbiamo aiutare questi medici e chiederci cosa può fare ciascuno di noi perché possano fare bene il proprio lavoro. Due cose di cui non si parla mai: prevenzione e ricerca scientifica. Basterebbe alimentarsi correttamente per evitare il 50% di tutte le malattie. E non c’è buona cura senza ricerca. La ricerca non solo è essenziale, ma è anche il modo migliore per trattenere medici e infermieri negli ospedali, offrendo loro la possibilità di innovare con robotica, telemedicina e intelligenza artificiale. Facciamolo, per non ridurci a «si salvi chi p uò?». * Ricercatore Istituto Mario Negri © RIPRODUZIONE RISERVATA Da oggi nelle librerie e online è in vendita il libro Si salvi chi può? (edizioni Le Lettere) ---End text--- Author: Giuseppe Remuzzi Heading: Highlight: Image: -tit_org- La sanità per tutti «Non si può rinunciare al diritto a curarsi» -sec_org- tp:writer§§ Giuseppe Remuzzi guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747605657.PDF §---§ title§§ Farmaci, nel testo unico la revisione del payback e le televisite in farmacia link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747305654.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "SOLE 24 ORE" del 19 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-19T03:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747305654.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747305654.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747305654.PDF tp:ocr§§ Farmaci, nel testo unico la revisione del payback e le televisite in farmacia Sì del Cdm alla delega Tra gli obiettivi anche una maggiore produzione in Italia di principi attivi È il primo passo per una riforma molto attesa della governance del farmaco e per mettere ordine a una montagna di norme che si accavallano da quasi 100 anni (sono in vigore ancora regi decreti del 1934 e del 1938). Ieri Palazzo Chigi ha dato il via libera al testo unico sui farmaci, un Ddl delega che assegna al Governo il compito di scrivere uno o più decreti attuativi entro il 31 dicembre 2026 con alcuni obiettivi: innanzitutto la revisione della distribuzione dei medicinali favorendo anche la produzione nazionale di principi attivi ed eccipienti che oggi in gran parte arrivano dall’estero (da Cina e India per il 70-80%) in particolare per quei farmaci destinati a pazienti con patologie rare, croniche o invalidanti. In cantiere anche «l’adeguamento e la revisione dei tetti della spesa farmaceutica» e dei «meccanismi di payback» che pesano sulle aziende farmaceutiche (nel 2024 per ben 2 miliardi) che da anni ne chiedono l’abolizione. La nuova legislazione punterà anche a una «maggiore integrazione e interoperabilità» delle banche dati esistenti (tessera sanitaria, fascicolo sanitario elettronico, ecc.) per garantire informazioni in tempo reale su prescrizioni, prezzi, consumi, stock dei farmaci e a monitorare le eventuali carenze che si sono aggravate negli ultimi anni. Infine si punta a «rafforzare il ruolo delle farmacie territoriali» dove si potranno effettuare anche televisite e telemonitoraggi «per la presa in carico dei pazienti», prevedendo anche un superamento della pianta organica, con aperture in linea con la programmazione regionale. «Si tratta di un passaggio importante in un'ottica di riordino e semplificazione», ha spiegato ieri il ministro della Salute Orazio Schillaci. Mentre il sottosegretario Marcello Gemmato che ha spinto per il testo unico sottolinea «l’impegno a dare certezze e solidità a un comparto vitale come quello farmaceutico che conta 292.000 occupati di qualità, quasi 100 miliardi di euro di fatturato generati dall’intera filiera, è che ci fa essere il quarto Paese al mondo per export e primo in Europa per produzione industriale». Positiva la reazione delle industrie: per Marcello Cattani presidente di Farmindustria «è un segnale di attenzione importante che dimostra una visione chiara del Governo» per aiutare a «difendere la nostra posizione di leader in Europa». Anche per il presidente di Egualia (i produttori di generici) Stefano Collatina «è un passo atteso e necessario per superare frammentazioni e accelerare l’accesso alle cure». Infine per il presidente di Aifa Robert Nisticò la riforma è una «opportunità di fare il tagliando» per affrontare una «doppia sfida»: «Il contenimento della spesa e al contempo un ampio e tempestivo accesso all’innovazione terapeutica». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: Image:Marcello Gemmato Sottosegretario ministero della Salute -tit_org- Farmaci, nel testo unico la revisione del payback e le televisite in farmacia -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747305654.PDF §---§ title§§ Medici, il 1° ottobre via alle trattative sul contratto link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747805655.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "SOLE 24 ORE" del 19 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-19T03:48:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747805655.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747805655.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747805655.PDF tp:ocr§§ la convocazione dell’aran Medici, il 1° ottobre via alle trattative sul contratto Per il rinnovo del contratto di 130mila medici il primo appuntamento è fissato per il 1 ottobre. Ieri l’Aran, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, ha infatti convocato per inizio mese prossimo le confederazioni e le organizzazioni sindacali per l’apertura della trattativa sul rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro 2022-2024 per l’Area della dirigenza sanitaria. Il rinnovo, come detto, interessa oltre 130mila dirigenti medici, sanitari, veterinari e delle professioni sanitarie. «La filosofia che guida questa tornata negoziale - spiega il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo - è chiara: valorizzare al meglio le risorse disponibili attraverso interventi mirati e di immediato impatto, senza stravolgere l’impianto normativo esistente. Non un limite, ma una strategia per ottenere risultati concreti in tempi rapidi. L’obiettivo prioritario è duplice: migliorare subito le condizioni del personale sanitario e, al tempo stesso, preparare il terreno a una riforma normativa più ampia nel triennio 20252027». Il rinnovo - secondo i primi calcoli - dovrebbe portare ad aumenti da 406 euro lordi al mese. L’intenzione è chiudere presto per cominciare presto i negoziati per il contratto 2025-2027. Un obiettivo sposato anche dal sindacato Cimo-Fesmed che di fronte alle poche risorse a disposizione chiede di chiudere «velocemente le trattative per il 2022-2024 per aprire urgentemente il tavolo per il triennio 2025-2027». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Medici, il 1° ottobre via alle trattative sul contratto -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/19/2025091901747805655.PDF §---§