title§§ Ugo Ciarrocchi in Senato per il convegno: “Sanità e sicurezza, nuovi ospedali per un’Italia più resiliente”
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Estratto da pag. 1 di "cronachefermane.it" del 18 Sep 2025
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tp:ocr§§ Ugo Ciarrocchi in Senato per il convegno: “Sanità e sicurezza, nuovi ospedali per un’Italia più resiliente” VOTO - Il candidato di Noi Moderati alle prossime elezioni regionali, ha avuto modo di partecipare al dialogo tra istituzioni, professionisti, imprenditori e docenti universitari per ragionare sulle nuove necessità edilizie, informatiche, tecnologiche in ambito sanitario 18 Settembre 2025 - Ore 11:41 ... Facebook X LinkedIn Whatsapp Stampa EmailUgo CiarrocchiLo scorso 16 settembre, Ugo Ciarrocchi, candidato con Noi Moderati, nella circoscrizione di Fermo alle prossime elezioni regionali, è stato invitato a partecipare in Senato al convegno: “Sanità e sicurezza, nuovi ospedali per un’Italia più resiliente. Le sfide della normativa NTC 2018”. Un’opportunità per affrontare da vicino il tema della Sanità, tra sfide future e confronti con altre realtà.«Il 16 Settembre scorso ho avuto l’onore di essere invitato, presso il Senato della Repubblica, Sala caduti di Nassirya, al Convegno “Sanità e sicurezza, nuovi ospedali per un’Italia più resiliente. Le sfide della normativa NTC 2018”. Si è trattato di un dialogo tra istituzioni, professionisti, imprenditori e docenti universitari per ragionare sulle nuove necessità edilizie, informatiche, tecnologiche in ambito sanitario al fine di sviluppare un sistema integrato e interconnesso che risponda alle attuali esigenze del malato, degli operatori e di tutti i fruitori delle strutture sanitarie. Perché, al di là delle chiacchiere, ciò che conta è affrontare i problemi coinvolgendo le migliori risorse del paese che si confrontino costantemente con la politica, quella sana – afferma Ciarrocchi – a nulla servono le critiche di rito, strumentalmente azionate dalla sinistra per svilire e denigrare la Giunta Acquaroli. Piuttosto, ci si informi, si studi e si lavori con serietà. La sanità è un ambito che sta a cuore a tutti, a destra come a sinistra, ed è ipocrita e specioso addebitare responsabilità a chi ha ereditato problemi antichi che la sinistra, ai precedenti e pluridecennali governi regionali, sicuramente in buona fede, non è comunque riuscita a risolvere. Si lavora insieme, confrontandosi continuamente e raccogliendo iniziative efficaci, da chiunque provengano, ma sempre nel rispetto del principio democratico della maggioranza».Spazio elettorale a pagamento Articoli correlati Ugo Ciarrocchi in Senato per il convegno: “Sanità e sicurezza, nuovi ospedali per un’Italia più resiliente” Il Governo in piazza per Acquaroli. Giorgia Meloni: «Francesco fa e non dice. Non fidatevi di chi parla soltanto» «A Pesaro in migliaia per Ricci, Schlein, Bonaccini e l’Alleanza del Cambiamento» Interporto, Salvini all’inaugurazione del nuovo edificio ristrutturato: «Sarà moltiplicatore di posti di lavoro» «La politica fermana può esistere anche senza di lui ma Cesetti continua a mischiare le carte» Replica al vetriolo di Calcinaro Opere pubbliche, Cesetti attacca Calcinaro: «Fa propaganda ingannevole e scorretta» Api, Ricci: «Assenza della Regione molto grave. Quando governeremo chiederemo chiarezza, trasparenza e tutele per i lavoratori» Svem e Its, Cola (Pd): «Responsabilità politica della giunta Acquaroli» Fratelli d’Italia, Donzelli lancia Acquaroli: «Guida di buonsenso e risultati concreti per le Marche» Regionali, sulle infrastrutture il monito di Loira (Pd): «Basta proclami, senza confronto e progetti niente sviluppo» Ricci: «Dati Gimbe: spesa sanitaria in Italia al 6.3% del pil, come Regione chiederemo almeno il 7%» “I Marchigiani per Acquaroli”: «Fiducia e futuro confermando la leadership del presidente» Acquaroli: «Confronto, pragmatismo e programmazione la nostra strada maestra per le Marche» Cesetti: «Subito un presidio fisso di polizia a Lido Tre Arch
i» Ciarrocchi (Noi Moderati): «Pronto a rappresentare le problematiche dei piccoli proprietari immobiliari» © RIPRODUZIONE RISERVATA Torna alla home page » Iscriviti alla newsletter di Cronache Fermane
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title§§ Cencetti sulle promesse del centrodestra: «I marchigiani non sono stupidi: basta passerelle elettorali»
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Estratto da pag. 1 di "cronachefermane.it" del 18 Sep 2025
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tp:ocr§§ Cencetti sulle promesse del centrodestra: «I marchigiani non sono stupidi: basta passerelle elettorali» ELEZIONI - Il candidato di Progetto Marche, interviene su argomenti come Atim, Svem e Zes puntando il dito contro quelle che a suo dire sono state le false promesse da parte dell'attuale maggioranza di governo 18 Settembre 2025 - Ore 13:33 ... Facebook X LinkedIn Whatsapp Stampa EmailStefano CencettiTorna ad intervenire il candidato di Progetto Marche alle prossime elezioni regionali, Stefano Cencetti, che stavolta punta il dito contro l’attuale maggioranza e le varie questioni spinose messe sul tavolo della campagna elettorale, dall’Atim alla Svem, passando per la Zes promessa poche settimane fa dalla premier Giorgia Meloni.«In queste settimane stiamo assistendo a una serie di annunci che hanno il sapore dell’ennesima passerella politica: Atim, Svem, l’Ufficio scolastico provinciale di Fermo e perfino la Zes. Tutte decisioni calate dall’alto e comunicate solo a ridosso delle elezioni, come se i cittadini potessero essere ingannati da qualche promessa dell’ultimo minuto. Ma i marchigiani non sono stupidi – afferma Cencetti – sanno riconoscere quando si tratta di mosse di convenienza politica, fatte non per il bene del territorio, ma per il vantaggio elettorale di chi governa. La verità è che i cittadini hanno bisogno di chiarezza e trasparenza: vogliono sapere come vengono utilizzati i soldi pubblici, che sono soldi nostri, delle famiglie e delle imprese che ogni giorno pagano le tasse. Non è accettabile che tutto venga “cerato” e nascosto, con operazioni di facciata che hanno il solo scopo di apparire».«Prendiamo la Zes. Solo poche settimane fa, alla Mole Vanvitelliana, la destra al governo regionale ci raccontava una favola: il ministro Tajani ci ha dipinto come esempio nazionale nell’export, la premier Giorgia Meloni ha definito le Marche un modello nel turismo, nel lavoro e nelle imprese, la ministra Santanchè ha ribadito con forza lo stesso concetto, soprattutto sul fronte del turismo e il presidente uscente Francesco Acquaroli ha fatto da eco a tutte queste dichiarazioni. Insomma, le Marche sarebbero una regione in perfetta salute. Ma allora mi chiedo: se tutto andava così bene, perché improvvisamente oggi serve la Zes? Qui qualcuno sta giocando al gioco delle tre carte con i marchigiani. Ma i cittadini vedono e capiscono: non si lasciano più abbindolare – continua Cencetti – noi, come coalizione di centrosinistra, abbiamo dimostrato serietà. In tempi non sospetti abbiamo depositato un programma di 56 pagine, chiaro e concreto, con una visione del presente e del futuro delle Marche: un’idea di regione nuova, capace di cambiare davvero e subito, con proposte attuabili e fattibili. E dall’altra parte? Nulla. Io il programma della coalizione di centrodestra, con a capo il presidente uscente Acquaroli, non l’ho mai visto. Perché non esiste. Non hanno un’idea di Marche, non hanno una visione. Hanno basato la loro campagna elettorale solo su un attacco frontale al nostro candidato presidente Matteo Ricci e a tutti noi candidati consiglieri. Nessuna proposta, nessuna prospettiva, solo propaganda. E quando annunciano provvedimenti come Atim, Svem, Ufficio scolastico e Zes, non è merito della giunta regionale, ma del governo nazionale a cui obbediscono ciecamente. Ancora una volta, nessuna autonomia, nessuna idea, nessuna capacità di guidare le Marche. Per questo faccio un appello ai marchigiani: aprite gli occhi. Guardate e toccate con mano ciò che vi ho detto. Non fatevi ingannare da chi arriva all’ultimo minuto con promesse fatte solo per raccogliere voti. Noi offriamo una visione concreta, una strada chiara, un’idea di futuro che mette davvero al centro i cittadini. Il tempo delle passerelle è finito. È ora di scegliere chi ha un programma, una visione e il coraggio di realizzarla».Spazio elettorale a pagamentoStefano Cencetti Ar
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title§§ L’Italia è 14esima in Europa per spesa procapite nella sanità pubblica, dal 2008 a oggi prosegue il definanziamento
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Estratto da pag. 1 di "greenreport.it" del 18 Sep 2025
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tp:ocr§§ Cartabellotta (Gimbe): «Serve invece un patto tra tutte le forze politiche, sancisca un impegno non negoziabile per rifinanziare progressivamente la sanità pubblica»Di Redazione Greenreport18 Settembre 2025 | Scienza e tecnologieSecondo i dati messi in fila dalla Fondazione Gimbe in vista dell’imminente discussione sulla Legge di Bilancio 2026 – attingendo al dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 30 luglio 2025 – nel 2024 l’Italia per spesa sanitaria pubblica pro-capite si colloca 14° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,3% del PIL, percentuale inferiore sia alla media OCSE (7,1%), sia a quella europea (6,9%). E per la spesa pro capite il gap con i Paesi europei è di 43 miliardi di euro.«Il sottofinanziamento pubblico della sanità italiana – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – è ormai una questione strutturale che, oltre a generare tensioni crescenti in Parlamento, sta mettendo in grandi difficoltà tutte le Regioni, sempre più in affanno nel garantire i livelli essenziali di assistenza mantenendo in ordine i bilanci. Ma oggi il conto più salato di queste scelte miopi lo pagano anzitutto i cittadini, costretti a confrontarsi ogni giorno con liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e la necessità sempre più frequente a pagare di tasca propria visite e prestazioni sanitarie fino a rinunciare del tutto. Nel 2024 sono state costrette a farlo ben 5,8 milioni di persone, quasi 1 su 10».Nel 2024, la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta al 6,3% del PIL, un valore nettamente inferiore sia alla media OCSE (7,1%) che a quella europea (6,9%). Tra i paesi europei dell’area OCSE sono 13 quelli che destinano alla sanità una quota del PIL superiore a quella italiana, con un divario che va dai 4,3 punti percentuali della Germania (10,6% del PIL) a 0,1 punti percentuali del Portogallo (6,4% del PIL).In particolare, sempre nel 2024 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia si attesta a $ 3.835, un valore nettamente inferiore sia alla media OCSE ($ 4.625) con una differenza di $ 790, sia soprattutto alla media dei paesi europei ($ 4.689) con una differenza di $ 854. Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, sono 13 i Paesi che investono più dell’Italia: si va dai $ 58 della Spagna ($ 3.893) ai $ 4.245 della Germania ($ 8.080). «Di fatto in Europa – commenta il Presidente – per spesa pubblica pro-capite l’Italia è prima tra i paesi poveri: precede solo alcuni paesi dell’Est e dell’Europa Meridionale, visto che Repubblica Ceca, Slovenia e Spagna investono più di noi». Fino al 2011, la spesa sanitaria pro-capite in Italia era allineata alla media europea; poi, per effetto di tagli e definanziamenti operati da tutti i Governi, il divario si è progressivamente ampliato, raggiungendo i $ 430 nel 2019. Il gap si è ulteriormente allargato durante la pandemia, quando gli altri paesi hanno investito molto più dell’Italia; il trend si è confermato nel 2023, con una spesa stabile in Italia, e nel 2024, quando l’incremento è stato inferiore alla media degli altri Paesi europei. «L’entità di questo progressivo definanziamento – commenta Cartabellotta – è imponente: al cambio corrente dollaro/euro il gap pro-capite nel 2024 ha raggiunto € 729. Applicato all’intera popolazione residente, corrisponde un divario complessivo di € 43 miliardi. Una erosione progressiva di risorse pubbliche al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) che, soprattutto dopo la pandemia, è sempre più in affanno. Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2024 – spiega il Presidente – racconta una storia di progressivo arretramento: l’Italia è sempre rimasta all’ultimo posto tra i paesi del G7. Se tuttavia nel 2008 il distacco era contenuto, oggi è diventato abissale».Che fare? «Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2026 – conclude Cartabellotta – è proprio dall’impietoso confronto con gli altri Pa
esi europei e del G7 che bisogna ripartire. Da quel divario imponente frutto di una visione arrendevole che ha dimenticato un principio fondamentale: la salute delle persone non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e della tenuta sociale del Paese. Ecco perché la Fondazione GIMBE si appella al Governo e al Parlamento affinché prendano atto dell’enorme e crescente divario strutturale rispetto agli altri Paesi avanzati, senza trasformare il tema in scontro politico. È urgente pianificare un progressivo rilancio del finanziamento pubblico della sanità: non per risalire le classifiche internazionali, ma per restituire forza e dignità al SSN e garantire a tutte le persone, ovunque vivano e a prescindere dal loro reddito, l’inalienabile diritto alla tutela della salute sancito dalla Costituzione. Perché se non investiamo sulla salute, pagheremo tutto con gli interessi: in disuguaglianze, malattia, impoverimento e perdita di futuro».
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title§§ Festa dell’Unità, oggi la prima giornata a piazza del Teatro
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Estratto da pag. 1 di "laquilablog.it" del 18 Sep 2025
Torna all’Aquila la Festa dell’Unità che, da giovedì 18 settembre a sabato 20 settembre, animerà Piazza del Teatro con dibattiti, incontri e serate musicali.
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tp:ocr§§ L’AQUILA – Torna all’Aquila la Festa dell’Unità che, da giovedì 18 settembre a sabato 20 settembre, animerà Piazza del Teatro con dibattiti, incontri e serate musicali.Una Festa, spiega il Pd, che avrà rilevanza ben oltre i confini cittadini e provinciali: quella dell’Aquila infatti, su indicazione della segreteria Schlein, è la Festa nazionale del Partito democratico sul tema della sanità; un riconoscimento importante al lavoro portato avanti in questi anni, sul territorio, dal partito provinciale e cittadino a difesa del servizio sanitario pubblico e universale, contro i tagli imposti dalla giunta Marsilio, in favore di una sanità territoriale vicina alle cittadine e ai cittadini.“Accanto alle centinaia di iniziative e dibattiti svolti nelle feste di tutta Italia, abbiamo voluto un appuntamento nazionale dedicato a quello che è un tema prioritario dell’agenda politica del Partito democratico”, le parole di Marina Sereni, Responsabile Salute e Sanità nella Segreteria nazionale del Pd. “Abbiamo accolto molto volentieri l’invito del Pd della Federazione dell’Aquila, che ringrazio, a ospitare questo appuntamento anche perché si tratta di un territorio, un’area interna, che rappresenta la vittima per eccellenza del definanziamento e della privatizzazione strisciante della Sanità messi in atto dal governo Meloni e da quello regionale di Marco Marsilio” aggiunge Sereni.L’evento sarà l’occasione per riaffermare l’impegno del partito sui temi della cura e della salute come bene comune e non come servizio individuale da acquisire, ma vuole rappresentare anche l’apertura del cantiere per la costruzione dell’alternativa all’amministrazione cittadina di destra, con lo sguardo rivolto alle forze politiche di centrosinistra, ai movimenti civici, alle associazioni che condividono l’urgenza di offrire una alternativa forte e credibile alle aquilane e agli aquilani.Per questo, nel dibattito di apertura previsto per giovedì 18 settembre alle ore 17, dal titolo “L’Aquila: un laboratorio per l’alternativa”, ci si metterà all’ascolto di alcune voci della città, su temi ritenuti strategici, per iniziare a delineare il progetto per L’Aquila di domani attraverso l’esperienza di chi la vive ogni giorno.Dopo i saluti dei segretari cittadino, provinciale e regionale, Nello Avellani, Stefano Albano e Daniele Marinelli, interverranno la fotografa Claudia Pajewski, Jacopo Scotti, Consultant Red Bull Italia e membro Breaking Division world Sport Dance Federation, Claudia Aloisio, presidente del Comitato Civico 99, Valentina Di Nardo, consigliera Aduc Preturo, l’avvocata Alessandra Lopardi e Roberto Aloisio del GSSI.A tirare le fila del dibattito saranno il senatore Michele Fina, tesoriere nazionale del Pd, e il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni.A seguire, alle ore 19, il dibattito di respiro nazionale su “Le tante Italie: la sfida per il futuro del Sistema sanitario nazionale” che vedrà confrontarsi Marina Sereni con Massimo Cialente, già sindaco dell’Aquila, Silvio Paolucci, capogruppo Pd in Consiglio regionale, Serenella Caravella, ricercatrice dello Svimez e Nino Cartabellotta, presidente della fondazione GIMBE.Dalle ore 21, spazio alla musica con Impronte d’autore duo, Lingue e la Municipal che animeranno Piazza del Teatro fino a tarda sera.
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Messina, al Policlinico medici con le bodycam
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Estratto da pag. 1 di "livesicilia.it" del 18 Sep 2025
Sono entrate in funzione, nel Policlinico G. Martino di Messina, le bodycam per il personale che lavora in Pronto Soccorso
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tp:ocr§§ MESSINA – Sono entrate in funzione, nel Policlinico G. Martino di Messina, le bodycam per il personale che lavora in Pronto Soccorso. Si tratta di mini fotocamere indossate sulla divisa, azionabili in caso di necessità e in grado di registrare video e audio.Una misura voluta dalla direzione aziendale per contrastare eventuali episodi di aggressione, verbale e fisica, nei confronti del personale sanitario. In dotazione a medici, infermieri e Oss, i dispositivi sono dotati di utenze personali, differenziate per ciascun operatore.“Come noto – ha detto il direttore generale Giorgio Giulio Santonocito – i reparti di emergenza, il pronto soccorso in particolare, sono tra i più esposti ad episodi di rabbia e impazienza che, in alcuni casi, sfociano in forme di violenza ingiustificate. L’utilizzo di questi dispositivi pensiamo possa essere anche un deterrente per limitare comportamenti non corretti e per far sentire più al sicuro gli operatori che ogni giorno vivono la quotidianità del pronto soccorso”.La sicurezza resta il tema caldo. Cosa cambierà ?In pianta organica un vuoto di 250 poliziottiLe parole del segretario generale Leonardo La PianaI dati della Fondazione GimbeGli orari delle visiteIl dettaglio dei lavoriEnnesimo episodio di violenzaLe parole del primo cittadino Mario CutelloC'è tempo fino al 30 settembreCome candidarsi, scadenza e tutto quello che c'è da sapereL'incarico oggetto del bando è quinquennaleIl caos senza che nessuno rispetti le regoleLa lettera dell'ex sindaco CammarataLa riflessione sui massacri nella StrisciaCangemi, accusato di aver ucciso il cognato, non risponde al...In programma la convalida dell'arresto di Giuseppe CangemiSimone Bilello non sarebbe deceduto per un traumaEra capace di intendere e volere mentre torturava la moglie...Indaga la poliziaSequestrati quasi 3 kg di hashish e 900 grammi di...Direttore Responsabile: Roberto Puglisi Autorizzazione del tribunale di Palermo N. 39 del 17/10/2008 Sede legale: Via della Libertà , 56 - 90143 Palermo Ufficio Registro delle imprese di Palermo N. REA 277361 - P.I. 05808650823 - Capitale Sociale: 50.000 euro interamente versati Tel.: 0916119635 - Email: redazione@livesicilia.it - amministrazione@livesicilia.it - commerciale@livesicilia.it LiveSicilia.it Srl è iscritta nel Registro degli operatori di comunicazione al numero 19965.
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title§§ Spesa sanitaria pro capite, Gimbe: “Italia ultima nel G7 e sotto la media Ocse”
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Estratto da pag. 1 di "nursetimes.org" del 18 Sep 2025
Spesa sanitaria pro capite, l''analisi Gimbe in vista della manovra 2026: "Italia ultima nel G7 e sotto la media Ocse"
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title§§ La sanità che avanza a fatica. Crescita moderata del finanziamento, ma resta il divario territoriale Nord-Sud. L’annuario statistico della Ragioneria
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/18/2025091802984309925.PDF
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Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 18 Sep 2025
Nel 2024 la spesa sanitaria pubblica cresce, ma rallenta rispetto agli anni pandemici e conferma forti disparità tra Nord e Sud. Ospedali e personale assorbono la maggior parte dei fondi, mentre prevenzione e territorio restano marginali. I fondi del Pnrr spingono l’innovazione, ma permangono ostacoli strutturali e gestionali. L’ANNUARIO
pubDate§§ 2025-09-18T14:02:00+00:00
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tp:ocr§§ Tweet stampa La sanità che avanza a fatica. Crescita moderata del finanziamento, ma resta il divario territoriale Nord-Sud. L’annuario statistico della Ragioneria Nel 2024 la spesa sanitaria pubblica cresce, ma rallenta rispetto agli anni pandemici e conferma forti disparità tra Nord e Sud. Ospedali e personale assorbono la maggior parte dei fondi, mentre prevenzione e territorio restano marginali. I fondi del Pnrr spingono l’innovazione, ma permangono ostacoli strutturali e gestionali. L’ANNUARIO 18 SET - Ogni anno l’Annuario Statistico della Ragioneria Generale dello Stato ci restituisce una fotografia dettagliata della macchina pubblica italiana: numeri, saldi, flussi di cassa. Ma al di là delle grandi cifre, ciò che più ci tocca da vicino è come queste risorse vengano distribuite e impiegate per i servizi essenziali, primo tra tutti quello sanitario. E proprio la spesa per la salute racconta, anche quest’anno, una storia fatta di contrasti, fragilità strutturali ma anche segnali di investimento.Nel 2024, la spesa sanitaria pubblica si è confermata una delle voci più rilevanti del bilancio pubblico, pur registrando una crescita moderata rispetto agli anni pandemici. Dopo il picco del 2020-2021, alimentato dall’emergenza Covid, nel 2023-2024 si osserva una tendenza al riequilibrio: la spesa è aumentata, ma l’incidenza sul PIL è calata al 6,4%, rispetto al 7,4% del 2020. Questo non significa che si spenda meno, ma che la ripresa dell’economia ha ridotto il peso percentuale della sanità sul totale del prodotto interno lordo.Uno dei dati più interessanti — e preoccupanti — riguarda la forte disomogeneità nella spesa pro capite tra le diverse regioni italiane. Secondo le tabelle sulla spesa statale regionalizzata, mentre la provincia autonoma di Bolzano supera i 2.400 euro per abitante, regioni come la Calabria si fermano ben al di sotto di questa soglia. In mezzo, un’Italia “a due velocità” in cui l’accesso ai servizi sanitari pubblici varia sensibilmente in base alla geografia.Se si guarda alla composizione della spesa, gli ospedali continuano ad assorbire la fetta più importante. La spesa ospedaliera e i costi per il personale sanitario rappresentano oltre il 45% del totale, mentre l’assistenza territoriale, la medicina generale e soprattutto la prevenzione sanitaria restano in secondo piano. Un dato che lascia intendere quanto il sistema italiano sia ancora centrato sulla “cura” più che sulla “prevenzione”.Nel 2023 e 2024, grazie anche ai fondi del Pnrr, sono stati avviati diversi progetti di rinnovamento: digitalizzazione delle strutture sanitarie, investimenti in telemedicina, rafforzamento della medicina territoriale. Tuttavia, l’attuazione concreta di questi programmi si scontra con due limiti strutturali: la burocrazia complessa e la carenza di personale tecnico e sanitario, che rischiano di rallentare l’impatto delle riforme.Altro elemento chiave emerso dall’annuario è la pressione che la sanità esercita sui bilanci regionali. Otto regioni italiane risultano in piano di rientro, con tre casi commissariati, a causa della difficoltà nel sostenere i costi del servizio sanitario. La compartecipazione statale, pur significativa, non riesce a colmare il gap tra fabbisogno e risorse effettivamente disponibili. Questo obbliga molte amministrazioni a manovre restrittive, spesso a discapito dell’offerta sanitaria locale.L’Annuario Statistico 2025 mostra con chiarezza che la sanità continua a essere uno dei pilastri della spesa pubblica italiana. Ma ci ricorda anche che investire in salute non significa solo aumentare i fondi: serve una visione strategica che punti sull’equità territoriale, sull’efficienza della spesa e sul rafforzamento della medicina del territorio. 18 settembre 2025© Riproduzione riservataAllegati: AnnuarioAltri articoli in Studi e Analisi Personale sanitario. “Europa sempre
più dipendente da medici e infermieri formati all’estero”. E il futuro non è roseo: entro il 2030 mancheranno 950 mila operatori La mobilità attiva migliora la salute. Ma in Italia solo il 10% degli adulti usa la bici e il 39% va a piedi per gli spostamenti quotidiani Arresto cardiaco, fuori dall’ospedale sopravvivenza del 7,5% in Ue; 6,6% in Italia. Lo studio “EuReCa Three Tetano. Italia maglia nera nella Ue/See: 28 casi su 73 segnalati nel 2023. Il Report Ecdc Quasi 1 persona su 4 nell’UE vive con limitazioni funzionali: quando salute, disabilità e povertà si intrecciano. Il rapporto Eurostat Spesa sanitaria pubblica 2024. Gimbe: “Italia al 6,3% del Pil, ben sotto la media Ocse del 7,1%”
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title§§ Gimbe: Italia ultima per spesa sanitaria pubblica, gap con Paesi Ue e G7 oltre i 40 mld
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Estratto da pag. 1 di "rifday.it" del 17 Sep 2025
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tp:ocr§§ Roma, 18 settembre – Un’analisi condotta dalla Fondazione Gimbe su dati Ocse confermano una situazione nota da anni e che continua purtroppo a persistere: l’Italia si mantiene al di sotto della media per gli investimenti pubblici in sanità. Nel 2024, con il 6,3% del Pil, resta dietro a ben 13 Paesi europei Ocse, dal Portogallo (6,4%) fino alla Germania (10,6%).Sul fronte della spesa pro-capite, i 3.835 dollari investiti dal nostro Paese segnano un divario di 790 dollari rispetto alla media Ocse (4.625) e di 854 dollari rispetto alla media europea (4.689). In Europa, 13 Stati spendono più dell’Italia: dalla Spagna (3.893) fino alla Germania, che ha più che doppiato l’Italia con 8.080 dollari.“Il sotto-finanziamento della sanità italiana è ormai una questione strutturale” afferma Nino Cartabellotta (nella foto), presidente della Fondazione Gimbe. Secondo l’analisi, nel 2024 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a visite o prestazioni sanitarie per motivi economici, pari a quasi un cittadino su dieci.Le conseguenze più visibili del sotto-finanziamento della spesa sanitaria pubblica è la scaturigine dei principali problemi del nostro sistema sanitario: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso in sofferenza, carenza di medici di famiglia e disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate.La spesa sanitaria pro-capite italiana era sostanzialmente allineata alla media europea fino al 2011, evidenzia l’analisi di Gimbe. Da allora, tagli e de-finanziamenti hanno aperto una forbice che nel 2019 aveva già raggiunto i 430 dollari in valori assoluti pro capite. Durante la pandemia, gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia, ampliando ulteriormente il distacco, fino a portarlo a toccare nel 2024 i 729 euro: moltiplicato per la popolazione residente, equivale a un divario complessivo di 43 miliardi di euro in meno di finanziamento rispetto alla media degli altri Paese Ocse.Cartabellotta evidenzia che dal 2008 al 2024 l’Italia è sempre rimasta ultima tra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite, con un distacco che definisce ormai “abissale” rispetto a Germania, Francia, Regno Unito, Canada, Stati Uniti e Giappone.“Il dibattito sul de-finanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al solito teatrino prima della manovra di Bilancio” è la conclusione del presidente di Gimbe. “Serve un patto politio stabile e trasversale che garantisca un rifinanziamento progressivo del Servizio sanitario nazionale accompagnato da riforme strutturali”.Ma converrà darsi una mossa, anziché continuare con la messa di “Nessuno ha finanziato la sanità più di quanto abbiamo fatto noi” che viene cantata ogni qual volta si punta il dito contro lo stato pre-agonico del nostro sistema pubblico di salute. E questo perché l’aumento di risorse, considerato in valore assoluto (come i governi di turno tengono tendenziosamente a fare) non significa nulla se non viene rapportato all’aumento dei costi, del fabbisogno reale e alla dinamica del Pil. Come dimostra la spesa pro-capite tra le più basse dell’area euro evidenziata anche da quest’ultima analisi di Gimbe, la sanità pubblica italiana è gravemente malata, e lo è perché sconta ancora una carenza più che decennale di investimenti che ha portato il sistema sull’orlo dell’implosione. Il tutto nella cornice di un’altra crisi strutturale del Paese, quella demografica, che rende ancora più drammatiche le previsioni per il futuro: meno nati significano meno lavoratori, meno lavoratori significano meno tasse, meno tasse significano meno risorse pubbliche. Chissà se il tradizionale Stellone, questa volta, basterà a proteggerci…Mattinale di informazionedell'Ordine dei Farmacisti di RomaReg. Tribunale di Roma n. 11959del 25/1/1968Direttore responsabile: Emilio CroceRIFday prosegue l'esperienza del mensile RIF - Rassegna informativa dell'Ordine dei Farmacisti di Roma, condotta dal 1968 fino a dicembre 2021In collaborazione con:Art Director Design Strategy s.r.l.RIFday © 2025Mattinale d'informazione per il farmacista
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title§§ Spesa sanitaria pubblica 2024: l'analisi di Fondazione Gimbe
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Estratto da pag. 1 di "tecnicaospedaliera.it" del 18 Sep 2025
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tp:ocr§§ Nel 2024 l’Italia per spesa sanitaria pubblica pro capite si colloca 14° posto tra i 27 paesi europei dell’area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,3% del Pil, percentuale inferiore sia alla media Ocse (7,1%), sia a quella europea (6,9%). E per la spesa pro capite il gap con i Paesi europei è di 43 miliardi di euro.In vista dell’imminente discussione sulla legge di Bilancio 2026, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2024 nei paesi Ocse, con l’obiettivo di fornire elementi oggettivi utili al confronto politico e al dibattito pubblico, al fine di prevenire ogni forma di strumentalizzazione.La fonte utilizza dalla Fondazione Gimbe è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 30 luglio 2025.I confronti con i paesi Ocse e con quelli europei sono stati effettuati sulla spesa sanitaria pubblica, sia in termini di percentuale del Pil che di spesa pro capite in dollari a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto.È utile considerare che la spesa sanitaria pubblica di ciascun paese include diversi schemi di finanziamento, di cui uno generalmente prevalente: fiscalità generale (es. in Italia e Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. in Germania e Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. in Usa e Svizzera).Nel 2024, la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta, appunto, al 6,3% del PIL, un valore nettamente inferiore sia alla media Ocse (7,1%) sia a quella europea (6,9%). I paesi europei dell’area Ocse che destinano alla sanità una quota del PIL superiore a quella italiana sono 13, con un divario che va dai +4,3% della Germania (10,6% del Pil) a +0,1% del Portogallo (6,4% del Pil). La spesa sanitaria pubblica pro capite in Italia si attesta a $ 3.835. Il valore è nettamente inferiore sia alla media Ocse (4.625 dollari) con una differenza di 790 dollari, sia soprattutto alla media dei paesi europei (4.689 dollari) con una differenza di 854 dollari.Sono 13 i paesi europei che investono più dell’Italia: dai +58 dollari della Spagna (3.893 dollari) ai +4.245 dollari della Germania (8.080 dollari).«Di fatto in Europa – commenta il presidente di Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta – per spesa pubblica pro capite l’Italia è prima tra i paesi poveri: precede solo alcuni paesi dell’Est e dell’Europa Meridionale, visto che Repubblica Ceca, Slovenia e Spagna investono più di noi».Fino al 2011, la spesa sanitaria pro-capite in Italia era allineata alla media europea; poi, per effetto di tagli e definanziamenti operati da tutti i Governi, il divario si è progressivamente ampliato. Il gap si è ulteriormente allargato durante la pandemia, quando gli altri paesi hanno investito molto più dell’Italia; il trend si è confermato nel 2023. «L’entità di questo progressivo definanziamento – commenta Cartabellotta – è imponente: al cambio corrente dollaro/euro il gap pro capite nel 2024 ha raggiunto 729 dollari. Applicato all’intera popolazione residente, corrisponde un divario complessivo di 43 miliardi di dollari. Una erosione progressiva di risorse pubbliche al Ssn che, soprattutto dopo la pandemia, è sempre più in affanno».Per quanto riguarda il confronto con i paesi del G7, l’Italia si conferma fanalino di coda.«Il trend della spesa sanitaria pubblica pro capite dal 2008 al 2024 – commenta il presidente della Fondazione Gimbe – racconta una storia di progressivo arretramento: l’Italia è sempre rimasta all’ultimo posto tra i paesi del G7. Se tuttavia nel 2008 il distacco era contenuto, oggi è diventato abissale».La spesa pro capite del nostro Paese è di 3.835 dollari, mentre la Germania l’ha più che doppiata raggiungendo i 8.080 dollari. Particolarmente significativo è il caso del Regno Unito, che condivide con l’Italia un modello sanitario universalistico: se fino al 2019 ha registrato una crescita modesta, a partire dalla pandemia ha progressivamente aumentato in
modo consistente la spesa pubblica, superando in soli cinque anni Canada e Giappone e posizionandosi poco al di sotto della Francia.«Con l’avvio dei lavori sulla legge di bilancio 2026 – conclude Cartabellotta – è proprio dall’impietoso confronto con gli altri Paesi europei e del G7 che bisogna ripartire.Da quel divario imponente frutto di una visione arrendevole che ha dimenticato un principio fondamentale: la salute delle persone non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e della tenuta sociale del Paese». Abbonati a Tecnica Ospedaliera
tp:writer§§ REDAZIONE
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/18/2025091802754010698.PDF
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