title§§ La sanità italiana, un conto salato per i cittadini e l’eterna rincorsa ai partner europei link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703213008149.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "asefibrokers.com" del 17 Sep 2025
L’Italia si ritrova al quattordicesimo posto su ventisette Paesi europei dell’OCSE per spesa pro-capite e, udite udite, all’ultimo posto tra i Paesi del G7. Parliamo di un misero 6,3% del PIL, una percentuale che ci lascia indietro rispetto alla media OCSE del 7,1% e a quella europea del 6,9%, con un gap pro-capite che sfiora i 43 miliardi di euro.
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Estratto da pag. 1 di "corrierenazionale.net" del 17 Sep 2025
Nel 2023 soltanto 13 regioni italiane hanno rispettato gli standard essenziali di cura fissati dal Ministero della Salute. Un dato che fotografa un Servizio…
pubDate§§ 2025-09-17T06:50:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703211007985.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703211007985.PDF', 'title': 'corrierenazionale.net'} tp:url§§ https://www.corrierenazionale.net/2025/09/17/cure-essenziali-italia-spaccata-nord-promosso-sud-in-affanno/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703211007985.PDF tp:ocr§§ Cure essenziali, Italia spaccata: Nord promosso, Sud in affanno Ambiente, Natura & Salute LEA in Italia: la mappa evidenzia le differenze tra regioni nell’accesso ai servizi sanitari (ph: GIMBE) Di Giovanni Ierfone Del 17 Settembre 2025 alle ore 08:00 I dati del Ministero della Salute e l’analisi GIMBE confermano: Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna in testa, al Mezzogiorno si salvano solo Puglia, Campania e Sardegna. Cresce la mobilità sanitaria, la spesa pubblica aumenta ma le disuguaglianze restano Nel 2023 soltanto 13 regioni italiane hanno rispettato gli standard essenziali di cura fissati dal Ministero della Salute. Un dato che fotografa un Servizio Sanitario Nazionale frammentato, in cui la qualità e la quantità delle prestazioni garantite dipendono in larga misura dal luogo di residenza.È quanto emerge dalla Relazione ministeriale sul monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e dall’analisi indipendente condotta dalla Fondazione GIMBE (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze). La “pagella” del MinisteroOgni anno il Ministero valuta l’erogazione dei LEA, ovvero le prestazioni sanitarie che tutte le Regioni e Province autonome devono garantire gratuitamente o con ticket. Dal 2020 lo strumento di riferimento è il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), che comprende 88 indicatori, ridotti a 26 nella versione semplificata utilizzata per la “pagella” ufficiale. “Si tratta a tutti gli effetti della “pagella” ufficiale per valutare i servizi sanitari regionali – conferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – che “promuove” le Regioni adempienti e identifica le criticità in quelle inadempienti”.Il punteggio si articola in tre macro-aree (prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale, assistenza ospedaliera) e solo chi raggiunge almeno 60 punti in ciascuna sezione viene considerato in regola. Promossi e bocciatiLe Regioni complessivamente in linea con gli standard restano 13, come nel 2022. Tra queste spiccano Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna, che guidano la classifica con punteggi molto elevati e costanti nelle tre aree. Puglia, Campania e Sardegna sono le uniche realtà del Mezzogiorno a superare la soglia, seppure con margini ridotti.Al contrario, Calabria, Sicilia, Abruzzo, Molise, Valle d’Aosta e la Provincia autonoma di Bolzano registrano insufficienze in una o più aree, documentando squilibri interni tra ospedale e territorio. Il divario territorialeL’analisi GIMBE, che ha elaborato un punteggio unico sommando le tre aree, mette in luce in maniera più netta la frattura Nord-Sud. Tra le prime dieci Regioni sei sono del Nord, tre del Centro e solo una del Sud. Nelle ultime posizioni, fatta eccezione per la Valle d’Aosta, compaiono esclusivamente Regioni meridionali.Il dato conferma che l’accesso a cure di qualità non è uniforme e che il principio di equità sancito dalla Costituzione resta disatteso La mobilità sanitariaQuesta asimmetria si traduce anche in fenomeni di mobilità sanitaria interregionale. Uno studio condotto da Università di Pisa, Bari, Roma Tre e Bocconi stima che oltre mezzo milione di persone ogni anno si spostino dal Sud al Nord per ricevere cure, generando flussi economici pari a circa 3,7 miliardi di euro nel 2019. Non si tratta solo di percezione di maggiore qualità, ma anche della necessità di reperire prestazioni non disponibili in termini di tempistiche, specializzazione o infrastrutture nelle regioni di residenza. Dal Sud al Nord: mezzo milione di persone in cerca di cure migliori (ph: GIMBE)La spesa e i limiti della gestioneUn ulteriore elemento riguarda le risorse. La Corte dei Conti, nella relazione sulla gestione finanziaria 2021-2023, rileva un aumento complessivo della spesa sa nitaria regionale da 139,9 a 152,9 miliardi di euro (+9,3%). Nonostante ciò, le disuguaglianze territoriali non si riducono: alcune regioni faticano a garantire uniformemente i LEA e le differenze tra aree “ricche” e “povere” si confermano, talvolta ampliandosi. Il peso del carico di malattiaSul piano epidemiologico, lo studio italiano del Global Burden of Disease pubblicato su The Lancet Public Health mostra come dal 2000 al 2021 il carico complessivo di malattia resti più alto nel Mezzogiorno. La disparità non riguarda solo l’accesso ai servizi sanitari, ma anche la prevalenza di fattori di rischio, la mortalità prematura e gli anni vissuti con disabilità. Le analisi socio-economicheIl 58° Rapporto Censis segnala come le disuguaglianze sanitarie, intrecciate a quelle sociali ed economiche, costituiscano una criticità per la coesione del Paese. I cittadini del Sud dichiarano un peggior accesso ai servizi e tempi di attesa più lunghi. Cresce inoltre il ricorso alla sanità privata da parte di chi può permetterselo, mentre strumenti potenzialmente correttivi, come la telemedicina, restano adottati in modo frammentario. Un ulteriore elemento emerge dal Rapporto SDGs 2025 di Istat: oltre il 60% degli indicatori legati alla salute e al benessere nelle regioni meridionali si colloca al di sotto della media nazionale. Campania, Calabria e Sicilia risultano particolarmente penalizzate, non solo per i dati sanitari ma anche per i fattori correlati – povertà, istruzione, esclusione sociale – che incidono sulla salute. Ospedale vs territorioL’analisi condotta da Il Sole 24 Ore sulle “pagelle” ministeriali conferma che le performance più vicine ai target riguardano le prestazioni ospedaliere, mentre quelle di prevenzione e di assistenza territoriale restano in ritardo. Il quadro generale restituisce sistemi regionali in cui l’offerta appare squilibrata, con buone strutture ospedaliere ma servizi territoriali insufficienti. Una questione di dirittiNel complesso, le diverse analisi convergono su un punto: la tutela della salute in Italia continua a dipendere dalla geografia. La mobilità sanitaria, il peso del carico di malattia e i dati sulla spesa certificano che il Servizio Sanitario Nazionale, pur garantendo universalità a livello formale, fatica a tradurre questo principio in pratica.Il rischio, sempre più evidente, è che il diritto alla salute resti subordinato alla residenza, con una frattura Nord-Sud che non si attenua e che altre politiche settoriali (dai Piani di rientro ai commissariamenti) non sembrano in grado di colmare. 60 SHARES Share on Facebook Post on X Follow us Visualizzazioni: 2 #sanitàitaliana #lea2023 #dirittoallasalute cure essenziali disuguaglianze Last modified: Del 16 Settembre 2025 alle ore 18:41 Previous Story: Investimenti Tech Emergenti: Clima, Salute, Longevità About the Author / Giovanni Ierfone Lascia un commento Annulla rispostaIl tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *Commento * Nome * Email * Sito web ? Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.LEA in Italia: la mappa evidenzia le differenze tra regioni nell’accesso ai servizi sanitari (ph: GIMBE)I dati del Ministero della Salute e l’analisi GIMBE confermano: Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna in testa, al Mezzogiorno si salvano solo Puglia, Campania e Sardegna. Cresce la mobilità sanitaria, la spesa pubblica aumenta ma le disuguaglianze restano Nel 2023 soltanto 13 regioni italiane hanno rispettato gli standard essenziali di cura fissati dal Ministero della Salute. Un dato che fotografa un Servizio Sanitario Nazionale frammentato, in cui la qualità e la quantità delle prestazioni garantite dipendono in larga misura dal luogo di residenza.È quanto emerge dalla Relazione ministeriale sul monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e dall’analisi indipendente condotta dalla Fondazione GIMBE (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze). La “pagella” del MinisteroOgni anno il Ministero valuta l’erogazione dei LEA, ovvero le prestazioni sanitarie che tutte le Regioni e Province autonome devono garantire gratuitamente o con ticket. Dal 2020 lo strumento di riferimento è il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), che comprende 88 indicatori, ridotti a 26 nella versione semplificata utilizzata per la “pagella” ufficiale. “Si tratta a tutti gli effetti della “pagella” ufficiale per valutare i servizi sanitari regionali – conferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – che “promuove” le Regioni adempienti e identifica le criticità in quelle inadempienti”.Il punteggio si articola in tre macro-aree (prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale, assistenza ospedaliera) e solo chi raggiunge almeno 60 punti in ciascuna sezione viene considerato in regola. Promossi e bocciatiLe Regioni complessivamente in linea con gli standard restano 13, come nel 2022. Tra queste spiccano Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna, che guidano la classifica con punteggi molto elevati e costanti nelle tre aree. Puglia, Campania e Sardegna sono le uniche realtà del Mezzogiorno a superare la soglia, seppure con margini ridotti.Al contrario, Calabria, Sicilia, Abruzzo, Molise, Valle d’Aosta e la Provincia autonoma di Bolzano registrano insufficienze in una o più aree, documentando squilibri interni tra ospedale e territorio. Il divario territorialeL’analisi GIMBE, che ha elaborato un punteggio unico sommando le tre aree, mette in luce in maniera più netta la frattura Nord-Sud. Tra le prime dieci Regioni sei sono del Nord, tre del Centro e solo una del Sud. Nelle ultime posizioni, fatta eccezione per la Valle d’Aosta, compaiono esclusivamente Regioni meridionali.Il dato conferma che l’accesso a cure di qualità non è uniforme e che il principio di equità sancito dalla Costituzione resta disatteso La mobilità sanitariaQuesta asimmetria si traduce anche in fenomeni di mobilità sanitaria interregionale. Uno studio condotto da Università di Pisa, Bari, Roma Tre e Bocconi stima che oltre mezzo milione di persone ogni anno si spostino dal Sud al Nord per ricevere cure, generando flussi economici pari a circa 3,7 miliardi di euro nel 2019. Non si tratta solo di percezione di maggiore qualità, ma anche della necessità di reperire prestazioni non disponibili in termini di tempistiche, specializzazione o infrastrutture nelle regioni di residenza. Dal Sud al Nord: mezzo milione di persone in cerca di cure migliori (ph: GIMBE)La spesa e i limiti della gestioneUn ulteriore elemento riguarda le risorse. La Corte dei Conti, nella relazione sulla gestione finanziaria 2021-2023, rileva un aumento complessivo della spesa sanitaria regionale da 139,9 a 152,9 miliardi di euro (+9,3%). Nonostante ciò, le disuguaglianze territoriali non si riducono: alcune regioni faticano a garantire uniformemente i LEA e le differenze tra aree “ricche” e “povere” si confermano, talvolta ampliandosi. Il peso del carico di malattiaSul piano epidemiologico, lo studio italiano del Global Burden of Disease pubblicato su The Lancet Public Health mostra come dal 2000 al 2021 il carico complessivo di malattia resti più alto nel Mezzogiorno. La disparità non riguarda solo l’accesso ai servizi sanitari, ma anche la prevalenza di fattori di rischio, la mortalità prematura e gli anni vissuti con disabilità. Le analisi socio-economicheIl 58° Rapporto Censis segnala come le disuguaglianze sanitarie, intrecciate a quelle sociali ed e conomiche, costituiscano una criticità per la coesione del Paese. I cittadini del Sud dichiarano un peggior accesso ai servizi e tempi di attesa più lunghi. Cresce inoltre il ricorso alla sanità privata da parte di chi può permetterselo, mentre strumenti potenzialmente correttivi, come la telemedicina, restano adottati in modo frammentario. Un ulteriore elemento emerge dal Rapporto SDGs 2025 di Istat: oltre il 60% degli indicatori legati alla salute e al benessere nelle regioni meridionali si colloca al di sotto della media nazionale. Campania, Calabria e Sicilia risultano particolarmente penalizzate, non solo per i dati sanitari ma anche per i fattori correlati – povertà, istruzione, esclusione sociale – che incidono sulla salute. Ospedale vs territorioL’analisi condotta da Il Sole 24 Ore sulle “pagelle” ministeriali conferma che le performance più vicine ai target riguardano le prestazioni ospedaliere, mentre quelle di prevenzione e di assistenza territoriale restano in ritardo. Il quadro generale restituisce sistemi regionali in cui l’offerta appare squilibrata, con buone strutture ospedaliere ma servizi territoriali insufficienti. Una questione di dirittiNel complesso, le diverse analisi convergono su un punto: la tutela della salute in Italia continua a dipendere dalla geografia. La mobilità sanitaria, il peso del carico di malattia e i dati sulla spesa certificano che il Servizio Sanitario Nazionale, pur garantendo universalità a livello formale, fatica a tradurre questo principio in pratica.Il rischio, sempre più evidente, è che il diritto alla salute resti subordinato alla residenza, con una frattura Nord-Sud che non si attenua e che altre politiche settoriali (dai Piani di rientro ai commissariamenti) non sembrano in grado di colmare. 60 SHARES Share on Facebook Post on X Follow us Visualizzazioni: 2Visualizzazioni: 2 tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703211007985.PDF §---§ title§§ Cure essenziali, Italia spaccata: Nord promosso, Sud in affanno - Il Corriere Nazionale link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703211107986.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "corrierenazionale.net" del 17 Sep 2025
Nel 2023 soltanto 13 regioni italiane hanno rispettato gli standard essenziali di cura fissati dal Ministero della Salute. Un dato che fotografa un Servizio…
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Cresce la mobilità sanitaria, la spesa pubblica aumenta ma le disuguaglianze restano Nel 2023 soltanto 13 regioni italiane hanno rispettato gli standard essenziali di cura fissati dal Ministero della Salute. Un dato che fotografa un Servizio Sanitario Nazionale frammentato, in cui la qualità e la quantità delle prestazioni garantite dipendono in larga misura dal luogo di residenza.È quanto emerge dalla Relazione ministeriale sul monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e dall’analisi indipendente condotta dalla Fondazione GIMBE (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze). La “pagella” del MinisteroOgni anno il Ministero valuta l’erogazione dei LEA, ovvero le prestazioni sanitarie che tutte le Regioni e Province autonome devono garantire gratuitamente o con ticket. Dal 2020 lo strumento di riferimento è il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), che comprende 88 indicatori, ridotti a 26 nella versione semplificata utilizzata per la “pagella” ufficiale. “Si tratta a tutti gli effetti della “pagella” ufficiale per valutare i servizi sanitari regionali – conferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – che “promuove” le Regioni adempienti e identifica le criticità in quelle inadempienti”.Il punteggio si articola in tre macro-aree (prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale, assistenza ospedaliera) e solo chi raggiunge almeno 60 punti in ciascuna sezione viene considerato in regola. Promossi e bocciatiLe Regioni complessivamente in linea con gli standard restano 13, come nel 2022. Tra queste spiccano Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna, che guidano la classifica con punteggi molto elevati e costanti nelle tre aree. Puglia, Campania e Sardegna sono le uniche realtà del Mezzogiorno a superare la soglia, seppure con margini ridotti.Al contrario, Calabria, Sicilia, Abruzzo, Molise, Valle d’Aosta e la Provincia autonoma di Bolzano registrano insufficienze in una o più aree, documentando squilibri interni tra ospedale e territorio. Il divario territorialeL’analisi GIMBE, che ha elaborato un punteggio unico sommando le tre aree, mette in luce in maniera più netta la frattura Nord-Sud. Tra le prime dieci Regioni sei sono del Nord, tre del Centro e solo una del Sud. Nelle ultime posizioni, fatta eccezione per la Valle d’Aosta, compaiono esclusivamente Regioni meridionali.Il dato conferma che l’accesso a cure di qualità non è uniforme e che il principio di equità sancito dalla Costituzione resta disatteso La mobilità sanitariaQuesta asimmetria si traduce anche in fenomeni di mobilità sanitaria interregionale. Uno studio condotto da Università di Pisa, Bari, Roma Tre e Bocconi stima che oltre mezzo milione di persone ogni anno si spostino dal Sud al Nord per ricevere cure, generando flussi economici pari a circa 3,7 miliardi di euro nel 2019. Non si tratta solo di percezione di maggiore qualità, ma anche della necessità di reperire prestazioni non disponibili in termini di tempistiche, specializzazione o infrastrutture nelle regioni di residenza. Dal Sud al Nord: mezzo milione di persone in cerca di cure migliori (ph: GIMBE)La spesa e i limiti della gestioneUn ulteriore elemento riguarda le risorse. La Corte dei Conti, nella relazione sulla gestione finanziaria 2021-2023, rileva un aumento complessivo della spesa sa nitaria regionale da 139,9 a 152,9 miliardi di euro (+9,3%). Nonostante ciò, le disuguaglianze territoriali non si riducono: alcune regioni faticano a garantire uniformemente i LEA e le differenze tra aree “ricche” e “povere” si confermano, talvolta ampliandosi. Il peso del carico di malattiaSul piano epidemiologico, lo studio italiano del Global Burden of Disease pubblicato su The Lancet Public Health mostra come dal 2000 al 2021 il carico complessivo di malattia resti più alto nel Mezzogiorno. La disparità non riguarda solo l’accesso ai servizi sanitari, ma anche la prevalenza di fattori di rischio, la mortalità prematura e gli anni vissuti con disabilità. Le analisi socio-economicheIl 58° Rapporto Censis segnala come le disuguaglianze sanitarie, intrecciate a quelle sociali ed economiche, costituiscano una criticità per la coesione del Paese. I cittadini del Sud dichiarano un peggior accesso ai servizi e tempi di attesa più lunghi. Cresce inoltre il ricorso alla sanità privata da parte di chi può permetterselo, mentre strumenti potenzialmente correttivi, come la telemedicina, restano adottati in modo frammentario. Un ulteriore elemento emerge dal Rapporto SDGs 2025 di Istat: oltre il 60% degli indicatori legati alla salute e al benessere nelle regioni meridionali si colloca al di sotto della media nazionale. Campania, Calabria e Sicilia risultano particolarmente penalizzate, non solo per i dati sanitari ma anche per i fattori correlati – povertà, istruzione, esclusione sociale – che incidono sulla salute. Ospedale vs territorioL’analisi condotta da Il Sole 24 Ore sulle “pagelle” ministeriali conferma che le performance più vicine ai target riguardano le prestazioni ospedaliere, mentre quelle di prevenzione e di assistenza territoriale restano in ritardo. Il quadro generale restituisce sistemi regionali in cui l’offerta appare squilibrata, con buone strutture ospedaliere ma servizi territoriali insufficienti. Una questione di dirittiNel complesso, le diverse analisi convergono su un punto: la tutela della salute in Italia continua a dipendere dalla geografia. La mobilità sanitaria, il peso del carico di malattia e i dati sulla spesa certificano che il Servizio Sanitario Nazionale, pur garantendo universalità a livello formale, fatica a tradurre questo principio in pratica.Il rischio, sempre più evidente, è che il diritto alla salute resti subordinato alla residenza, con una frattura Nord-Sud che non si attenua e che altre politiche settoriali (dai Piani di rientro ai commissariamenti) non sembrano in grado di colmare. 60 SHARES Share on Facebook Post on X Follow us Visualizzazioni: 2 #sanitàitaliana #lea2023 #dirittoallasalute cure essenziali disuguaglianze Last modified: Del 16 Settembre 2025 alle ore 18:41 Previous Story: Investimenti Tech Emergenti: Clima, Salute, Longevità About the Author / Giovanni Ierfone Lascia un commento Annulla rispostaIl tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *Commento * Nome * Email * Sito web ? Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.LEA in Italia: la mappa evidenzia le differenze tra regioni nell’accesso ai servizi sanitari (ph: GIMBE)I dati del Ministero della Salute e l’analisi GIMBE confermano: Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna in testa, al Mezzogiorno si salvano solo Puglia, Campania e Sardegna. Cresce la mobilità sanitaria, la spesa pubblica aumenta ma le disuguaglianze restano Nel 2023 soltanto 13 regioni italiane hanno rispettato gli standard essenziali di cura fissati dal Ministero della Salute. Un dato che fotografa un Servizio Sanitario Nazionale frammentato, in cui la qualità e la quantità delle prestazioni garantite dipendono in larga misura dal luogo di residenza.È quanto emerge dalla Relazione ministeriale sul monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e dall’analisi indipendente condotta dalla Fondazione GIMBE (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze). La “pagella” del MinisteroOgni anno il Ministero valuta l’erogazione dei LEA, ovvero le prestazioni sanitarie che tutte le Regioni e Province autonome devono garantire gratuitamente o con ticket. Dal 2020 lo strumento di riferimento è il Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), che comprende 88 indicatori, ridotti a 26 nella versione semplificata utilizzata per la “pagella” ufficiale. “Si tratta a tutti gli effetti della “pagella” ufficiale per valutare i servizi sanitari regionali – conferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – che “promuove” le Regioni adempienti e identifica le criticità in quelle inadempienti”.Il punteggio si articola in tre macro-aree (prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale, assistenza ospedaliera) e solo chi raggiunge almeno 60 punti in ciascuna sezione viene considerato in regola. Promossi e bocciatiLe Regioni complessivamente in linea con gli standard restano 13, come nel 2022. Tra queste spiccano Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna, che guidano la classifica con punteggi molto elevati e costanti nelle tre aree. Puglia, Campania e Sardegna sono le uniche realtà del Mezzogiorno a superare la soglia, seppure con margini ridotti.Al contrario, Calabria, Sicilia, Abruzzo, Molise, Valle d’Aosta e la Provincia autonoma di Bolzano registrano insufficienze in una o più aree, documentando squilibri interni tra ospedale e territorio. Il divario territorialeL’analisi GIMBE, che ha elaborato un punteggio unico sommando le tre aree, mette in luce in maniera più netta la frattura Nord-Sud. Tra le prime dieci Regioni sei sono del Nord, tre del Centro e solo una del Sud. Nelle ultime posizioni, fatta eccezione per la Valle d’Aosta, compaiono esclusivamente Regioni meridionali.Il dato conferma che l’accesso a cure di qualità non è uniforme e che il principio di equità sancito dalla Costituzione resta disatteso La mobilità sanitariaQuesta asimmetria si traduce anche in fenomeni di mobilità sanitaria interregionale. Uno studio condotto da Università di Pisa, Bari, Roma Tre e Bocconi stima che oltre mezzo milione di persone ogni anno si spostino dal Sud al Nord per ricevere cure, generando flussi economici pari a circa 3,7 miliardi di euro nel 2019. Non si tratta solo di percezione di maggiore qualità, ma anche della necessità di reperire prestazioni non disponibili in termini di tempistiche, specializzazione o infrastrutture nelle regioni di residenza. Dal Sud al Nord: mezzo milione di persone in cerca di cure migliori (ph: GIMBE)La spesa e i limiti della gestioneUn ulteriore elemento riguarda le risorse. La Corte dei Conti, nella relazione sulla gestione finanziaria 2021-2023, rileva un aumento complessivo della spesa sanitaria regionale da 139,9 a 152,9 miliardi di euro (+9,3%). Nonostante ciò, le disuguaglianze territoriali non si riducono: alcune regioni faticano a garantire uniformemente i LEA e le differenze tra aree “ricche” e “povere” si confermano, talvolta ampliandosi. Il peso del carico di malattiaSul piano epidemiologico, lo studio italiano del Global Burden of Disease pubblicato su The Lancet Public Health mostra come dal 2000 al 2021 il carico complessivo di malattia resti più alto nel Mezzogiorno. La disparità non riguarda solo l’accesso ai servizi sanitari, ma anche la prevalenza di fattori di rischio, la mortalità prematura e gli anni vissuti con disabilità. Le analisi socio-economicheIl 58° Rapporto Censis segnala come le disuguaglianze sanitarie, intrecciate a quelle sociali ed e conomiche, costituiscano una criticità per la coesione del Paese. I cittadini del Sud dichiarano un peggior accesso ai servizi e tempi di attesa più lunghi. Cresce inoltre il ricorso alla sanità privata da parte di chi può permetterselo, mentre strumenti potenzialmente correttivi, come la telemedicina, restano adottati in modo frammentario. Un ulteriore elemento emerge dal Rapporto SDGs 2025 di Istat: oltre il 60% degli indicatori legati alla salute e al benessere nelle regioni meridionali si colloca al di sotto della media nazionale. Campania, Calabria e Sicilia risultano particolarmente penalizzate, non solo per i dati sanitari ma anche per i fattori correlati – povertà, istruzione, esclusione sociale – che incidono sulla salute. Ospedale vs territorioL’analisi condotta da Il Sole 24 Ore sulle “pagelle” ministeriali conferma che le performance più vicine ai target riguardano le prestazioni ospedaliere, mentre quelle di prevenzione e di assistenza territoriale restano in ritardo. Il quadro generale restituisce sistemi regionali in cui l’offerta appare squilibrata, con buone strutture ospedaliere ma servizi territoriali insufficienti. Una questione di dirittiNel complesso, le diverse analisi convergono su un punto: la tutela della salute in Italia continua a dipendere dalla geografia. La mobilità sanitaria, il peso del carico di malattia e i dati sulla spesa certificano che il Servizio Sanitario Nazionale, pur garantendo universalità a livello formale, fatica a tradurre questo principio in pratica.Il rischio, sempre più evidente, è che il diritto alla salute resti subordinato alla residenza, con una frattura Nord-Sud che non si attenua e che altre politiche settoriali (dai Piani di rientro ai commissariamenti) non sembrano in grado di colmare. 60 SHARES Share on Facebook Post on X Follow us Visualizzazioni: 2Visualizzazioni: 2 tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703211107986.PDF §---§ title§§ Fratelli d’Italia, Donzelli lancia Acquaroli: «Guida di buonsenso e risultati concreti per le Marche» link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702954108508.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "cronachefermane.it" del 17 Sep 2025
Estratto da pag. 1 di "cronachefermane.it" del 17 Sep 2025
Estratto da pag. 1 di "cronachefermane.it" del 17 Sep 2025
Estratto da pag. 1 di "cronachefermane.it" del 17 Sep 2025
Estratto da pag. 1 di "lindipendente.online" del 17 Sep 2025
Estratto da pag. 1 di "news-town.it" del 17 Sep 2025
Estratto da pag. 1 di "ordinemedicilatina.it" del 17 Sep 2025
Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della Provincia di Latina
pubDate§§ 2025-09-17T00:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702113900198.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702113900198.PDF', 'title': 'ordinemedicilatina.it'} tp:url§§ https://ordinemedicilatina.it/spesa-sanitaria-pubblica-2024-gimbe-italia-al-63-del-pil-ben-sotto-la-media-ocse-del-71/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702113900198.PDF tp:ocr§§ Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della Provincia di Latina--PARTIAL-- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702113900198.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pubblica in Italia: il confronto con l'Europa è impietoso - Pharmaretail link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703057609511.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "pharmaretail.it" del 17 Sep 2025
In vista dell’imminente discussione sulla Legge di Bilancio 2026, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2024 nei
pubDate§§ 2025-09-17T14:41:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703057609511.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703057609511.PDF', 'title': 'pharmaretail.it'} tp:url§§ https://www.pharmaretail.it/news/spesa-sanitaria-pubblica-italia-sotto-media-europea/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703057609511.PDF tp:ocr§§ In vista dell’imminente discussione sulla Legge di Bilancio 2026, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2024 nei Paesi OCSE: l’obiettivo è quello di fornire elementi oggettivi utili al confronto politico e al dibattito pubblico, al fine di prevenire ogni forma di strumentalizzazione. Secondo quanto riportato dall’analisi Gimbe, nel 2024 l’Italia per spesa sanitaria pubblica pro-capite si colloca 14° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La fonte utilizzata è il dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 30 luglio 2025.Spesa pro-capite fra le più basse in Europa«Il sottofinanziamento pubblico della sanità italiana è ormai una questione strutturale che, oltre a generare tensioni crescenti in Parlamento, sta mettendo in grandi difficoltà tutte le Regioni, sempre più in affanno nel garantire i livelli essenziali di assistenza mantenendo in ordine i bilanci» ha dichiarato Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe presentando i dati «Oggi il conto più salato di queste scelte miopi lo pagano anzitutto i cittadini, costretti a confrontarsi ogni giorno con liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e la necessità sempre più frequente di pagare di tasca propria visite e prestazioni sanitarie fino a rinunciare del tutto. Nel 2024 sono state costrette a farlo ben 5,8 milioni di persone, quasi 1 su 10».Nel 2024, la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta al 6,3% del PIL, un valore nettamente inferiore sia alla media OCSE (7,1%) che a quella europea (6,9%). Tra i Paesi europei dell’area OCSE sono 13 quelli che destinano alla sanità una quota del PIL superiore a quella italiana, con un divario che va dai +4,3 punti percentuali della Germania (10,6% del PIL) a +0,1 punti percentuali del Portogallo (6,4% del PIL). Figura 1. Spesa sanitaria pubblica nei Paesi OCSE in % del PIL (anno 2024 o più recente disponibile)Per quanto riguarda la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia, nel 2024 si attesta a $3.835, un valore nettamente inferiore sia alla media OCSE ($4.625) con una differenza di $790, sia rispetto alla media dei Paesi europei ($4.689) con una differenza di $ 854. Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, sono 13 i Paesi che investono più dell’Italia: si va dai +$ 58 della Spagna ($ 3.893) ai +$ 4.245 della Germania ($ 8.080). «Di fatto in Europa per spesa pubblica pro-capite l’Italia è prima tra i Paesi poveri: precede solo alcuni Paesi dell’Est e dell’Europa Meridionale, visto che Repubblica Ceca, Slovenia e Spagna investono più di noi» ha commentato Cartabellotta «Fino al 2011, la spesa sanitaria pro-capite in Italia era allineata alla media europea; poi, per effetto di tagli e definanziamenti operati da tutti i Governi, il divario si è progressivamente ampliato, raggiungendo i $ 430 nel 2019. Il gap si è ulteriormente allargato durante la pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia; il trend si è confermato nel 2023, con una spesa stabile in Italia, e nel 2024, quando l’incremento è stato inferiore alla media degli altri Paesi europei.Infine guardando al trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2024, l’Italia è sempre rimasta all’ultimo posto tra i Paesi del G7. Nel 2024 l’Italia si conferma fanalino di coda con una spesa pro-capite di $ 3.835, mentre la Germania l’ha più che doppiata raggiungendo i $ 8.080. Un caso significativo è quello del Regno Unito, che condivide con l’Italia un modello sanitario universalistico: se fino al 2019 ha registrato una crescita modesta, a partire dalla pandemia ha progressivamente aumentato in modo consistente la spesa pubblica, superando in soli cinque anni Canada e Giappone e posizionandosi poco al di sotto della Francia. Figura 2. Trend spesa pubblica pro-capite 2008-2024: Paesi del G7«Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2026 – ha concluso Cartabellotta – è proprio dall’impietoso confronto con gli altri Paesi europei e del G7 che bisogna ripartire. Da quel divario imponente frutto di una visione arrendevole che ha dimenticato un principio fondamentale: la salute delle persone non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e della tenuta sociale del Paese».(Visited 3 times, 3 visits today) tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703057609511.PDF §---§ title§§ Sanità, Mazzella (M5S): “Milioni al Nord, bocciati i fondi per il Santobono di Napoli” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702726510456.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "politicamentecorretto.com" del 17 Sep 2025
politicamentecorretto.com - Sanità, Mazzella (M5S): “Milioni al Nord, bocciati i fondi per il Santobono di Napoli”
pubDate§§ 2025-09-17T20:23:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702726510456.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702726510456.PDF', 'title': 'politicamentecorretto.com'} tp:url§§ https://www.politicamentecorretto.com/2025/09/17/sanita-mazzella-m5s-milioni-al-nord-bocciati-i-fondi-per-il-santobono-di-napoli/ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702726510456.PDF tp:ocr§§ Sanità, Mazzella (M5S): “Milioni al Nord, bocciati i fondi per il Santobono di Napoli”Naufraga un emendamento che avrebbe garantito importanti risorse per l’ospedale pediatrico Santobono Pausilipon di Napoli. A denunciarlo è il senatore del Movimento 5 Stelle Orfeo Mazzella, che accusa il governo di gravi disparità tra Nord e Sud nella destinazione delle risorse sanitarie.Tutto comincia con una proposta di emendamento a firma M5S, presentata da Orfeo Mazzella. L’emendamento prevedeva lo stanziamento di 5 milioni di euro a favore del Santobono di Napoli per rafforzare i servizi di urgenza ed emergenza pediatrica e neonatale, specie nelle forme più complesse, oltre che garantire cure specialistiche di alta complessità. torresette.newsLa misura, però, è stata respinta. Secondo Mazzella, il Santobono è stato “dimenticato” dalla maggioranza, in uno scenario dove invece aumentano gli stanziamenti per ospedali del Nord, già tradizionalmente meglio attrezzati. torresette.newsParallelamente al rifiuto del suo emendamento, Mazzella richiama l’attenzione su un piano governativo che ha stanziato oltre 627 milioni di euro per ammodernare aziende sanitarie e presidi ospedalieri nelle aree di Milano, Brescia e dell’area insubrica. A questi si aggiungono circa 103 milioni provenienti da fondi della legge di bilancio 2019. torresette.newsL’accusa è che tali stanziamenti rafforzino realtà già ben servite, mentre per il Sud — e Napoli in particolare — manchino finanziamenti adeguati. secondo Mazzella, questa disparità non è solo politica, ma ha effetti concreti sul diritto alla salute. torresette.newsMazzella richiama in causa evidenze già raccolte da organizzazioni come la Fondazione GIMBE. Il rapporto GIMBE, dice, ha messo in luce come il Sud stia subendo un ritardo ormai strutturale: alcune regioni meridionali non riescono a garantire livelli essenziali di assistenza (LEA), mentre le disuguaglianze con il Nord si accentuano. torresette.newsNon è un fenomeno nuovo. Diversi atti del Movimento 5 Stelle avevano già denunciato come il Fondo Sanitario Nazionale, così come la distribuzione delle risorse ordinarie, penalizzi la Campania e le regioni meridionali per via di criteri che premiano popolazioni più grandi, patologie meno complesse, e territori meno “fragili”. Agenparl+1Da parte sua, Mazzella accusa l’esecutivo di “doppiopesismo”. “Non sono contrario al potenziamento della sanità ovunque — ha dichiarato —, ma è imbarazzante che si rafforzino sistemi già efficienti, mentre le aree più fragili restano indietro.” torresette.newsNel campo politico, la questione apre un fronte sull’equità nella spesa pubblica, sulla coesione territoriale, e sul rispetto del diritto alla salute sancito dalla Costituzione. Per molti nel Sud, la bocciatura dell’emendamento al Santobono diventa simbolo non solo di una mancanza di risorse, ma di una mancanza di volontà politica.Per l’ospedale Santobono, non avere quei 5 milioni significa rinviare o ridimensionare interventi che riguardano settori delicati come l’emergenza pediatrica/neonatale, cure ad alta complessità, e quindi impattare direttamente sulla capacità del presidio di rispondere efficacemente ai bisogni della popolazione infantile.A livello regionale e nazionale, il caso rafforza la percezione che le politiche sanitarie stiano privilegiando il Nord, e che il Mezzogiorno resti territorio “di rincorsa” nelle infrastrutture sanitarie, nella dotazione tecnologica, nella disponibilità di personale specializzato, nelle convenzioni per il trasferimento di pazienti.Mazzella e il M5S chiedono che si apra una revisione dei criteri di riparto delle risorse sanitarie, includendo in modo più forte indicatori come la deprivazione socioeconomica, la mortalità, la carenza infrastrutturale, e non solo la popolazione o l’età media.Si invoca anche una maggiore trasparenza nei piani del governo: quali progetti specifici saranno finanziati nel Sud, con quali tempi, e con quali importi , perché “non bastano annunci, servono fatti”, come afferma il senatore. torresette.newsLa vicenda del Santobono di Napoli è diventata un caso emblematico delle tensioni sempre vive tra Nord e Sud nel sistema sanitario nazionale. Mentre il governo annuncia investimenti miliardari per strutture già ben servite, il rifiuto di finanziamenti per presidi meridionali accende il dibattito sul principio di uguaglianza di fronte al bisogno e sul ruolo dello Stato nel compensare squilibri storici.Se non cambia l’orientamento dei finanziamenti, non sarà solo il Santobono a subire le conseguenze: saranno i bambini, le famiglie, le comunità del Sud che continueranno a pagare il prezzo più alto, non solo in termini economici ma anche in termini di salute, opportunità e qualità della vita.Informazione equidistante ed imparziale, che offre voce a tutte le fonti di informazioneSalva il mio nome, email e sito web in questo browser per la prossima volta che commento.''La Voce degli AVVOCATI'' si fregia del patrocinio morale dell'Ordine Degli Avvocati di Roma.NUMERO ZEOGennaio-Febbraio 2007Registrazione al tribunale di Roma n. 41 del 15/02/2007Edito e diretto daSalvatore VigliaIn redazioneinterviste, politica, cultura e società Rainero SchembriFrancesco Amoroso: giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testata (Roma)Nino BellinviaLoredana Biffo: giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testata (Torino)Domenico BilottiAlessandra BrogliaGiovanna CanzanoGiulio Caporale : giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testataNicola Clemente: giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testata (Napoli)Arnaldo De PortiAntonio Di GiovanniDario GhezziFrancesco Napolitano: giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testata (Napoli)Paolo Natale:giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testata (Roma)Goffredo PalmeriniRenato Pierriarte, cultura e societàDaniela CoppolaMonica Michetti: giornalista pubblicista abilitato dalla nostra testata (Roma)Elena VigianoRedazioni Estere:da Atene:politica internazionaleSergio Coggiola: (Direttore di "Eureka" mensile in lingua italiana per gli italiani all'estero edito in Grecia)cultura e politicaAngelo Saracini-------------------dagli U.S.A.politica, cultura e societa'Emanuela Medoro-------------------dal Peru' - Lima -politica, cultura e societa'Alberto Calle-------------------da Londra:Donato ZagaroneWeb ManagerCesare BramanteQuesto sito utilizza cookie tecnici e di profilazione. 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Gimbe: “Italia al 6,3% del Pil, ben sotto la media Ocse del 7,1%” link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702943108362.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 17 Sep 2025
Quanto a spesa pro-capite, la situazione non migliora: l''Italia si assesta al 14° posto in Europa con un gap di 43 miliardi di euro. Siamo il fanalino di coda tra i Paesi del G7. Gimbe:
pubDate§§ 2025-09-17T09:07:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702943108362.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702943108362.PDF', 'title': 'quotidianosanita.it'} tp:url§§ https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=131964 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702943108362.PDF tp:ocr§§ Tweet stampa Spesa sanitaria pubblica 2024. Gimbe: “Italia al 6,3% del Pil, ben sotto la media Ocse del 7,1%” Quanto a spesa pro-capite, la situazione non migliora: l'Italia si assesta al 14° posto in Europa con un gap di 43 miliardi di euro. Siamo il fanalino di coda tra i Paesi del G7. Gimbe: "Serve un patto tra tutte le forze politiche per rifinanziare progressivamente la sanità pubblica. Un impegno strategico da accompagnare a riforme strutturali del Ssn da sostenere con continuità e convinzione politica". 16 SET - Nel 2024 l’Italia per spesa sanitaria pubblica pro-capite si colloca 14° posto tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,3% del PIL, percentuale inferiore sia alla media Ocse (7,1%), sia a quella europea (6,9%). E per la spesa pro capite il gap con i Paesi europei è di € 43 miliardi."Il sottofinanziamento pubblico della sanità italiana – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe – è ormai una questione strutturale che, oltre a generare tensioni crescenti in Parlamento, sta mettendo in grandi difficoltà tutte le Regioni, sempre più in affanno nel garantire i livelli essenziali di assistenza mantenendo in ordine i bilanci. Ma oggi il conto più salato di queste scelte miopi lo pagano anzitutto i cittadini, costretti a confrontarsi ogni giorno con liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e la necessità sempre più frequente a pagare di tasca propria visite e prestazioni sanitarie fino a rinunciare del tutto. Nel 2024 sono state costrette a farlo ben 5,8 milioni di persone, quasi 1 su 10". In vista dell’imminente discussione sulla Legge di Bilancio 2026, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2024 nei paesi Ocse, con l’obiettivo di fornire elementi oggettivi utili al confronto politico e al dibattito pubblico, al fine di prevenire ogni forma di strumentalizzazione.La fonte utilizzata è il dataset Oecd Health Statistics, aggiornato al 30 luglio 2025. I confronti con i paesi Ocse e con quelli europei sono stati effettuati sulla spesa sanitaria pubblica, sia in termini di percentuale del PIL che di spesa pro-capite in dollari a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto. È utile ricordare che la spesa sanitaria pubblica di ciascun paese include diversi schemi di finanziamento, di cui uno generalmente prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. Usa, Svizzera).Spesa sanitaria pubblica in percentuale del Pil. Nel 2024, la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta al 6,3% del Pil, un valore nettamente inferiore sia alla media Ocse (7,1%) che a quella europea (6,9%). Tra i paesi europei dell’area Ocse sono 13 quelli che destinano alla sanità una quota del Pil superiore a quella italiana, con un divario che va dai +4,3 punti percentuali della Germania (10,6% del PIL) a +0,1 punti percentuali del Portogallo (6,4% del Pil).Spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2024 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia si attesta a $ 3.835, un valore nettamente inferiore sia alla media Ocse ($ 4.625) con una differenza di $ 790, sia soprattutto alla media dei paesi europei ($ 4.689) con una differenza di $ 854. Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, sono 13 i Paesi che investono più dell’Italia: si va dai +$ 58 della Spagna ($ 3.893) ai +$ 4.245 della Germania ($ 8.080)."Di fatto in Europa – commenta il Presidente – per spesa pubblica pro-capite l’Italia è prima tra i paesi poveri: precede solo alcuni paesi dell’Est e dell’Europa Meridionale, visto che Repubblica Ceca, Slovenia e Spagna investono più di noi". Fino al 2011, la spesa sanitaria pro-capite in Italia era allineata alla media europea; poi, per effetto di tagli e definanziamenti operati da tutti i Governi, il divario si è progressivamente ampliato, raggiungendo i $ 430 nel 2019. Il gap si è ulteriormente allargato durante la pandemia, quando gli altri paesi hanno investito molto più dell’Italia; il trend si è confermato nel 2023, con una spesa stabile in Italia, e nel 2024, quando l’incremento è stato inferiore alla media degli altri Paesi europei."L’entità di questo progressivo definanziamento – commenta Cartabellotta – è imponente: al cambio corrente dollaro/euro il gap pro-capite nel 2024 ha raggiunto € 729. Applicato all’intera popolazione residente, corrisponde un divario complessivo di € 43 miliardi. Una erosione progressiva di risorse pubbliche al Servizio Sanitario Nazionale che, soprattutto dopo la pandemia, è sempre più in affanno". Spesa sanitaria pubblica pro-capite: confronto con i paesi del G7. "Il trend della spesa sanitaria pubblica pro-capite dal 2008 al 2024 – spiega il Presidente – racconta una storia di progressivo arretramento: l’Italia è sempre rimasta all’ultimo posto tra i paesi del G7. Se tuttavia nel 2008 il distacco era contenuto, oggi è diventato abissale". Nel 2024 l’Italia si conferma fanalino di coda con una spesa pro-capite di $ 3.835, mentre la Germania l’ha più che doppiata raggiungendo i $ 8.080. Particolarmente significativo è il caso del Regno Unito, che condivide con l’Italia un modello sanitario universalistico: se fino al 2019 ha registrato una crescita modesta, a partire dalla pandemia ha progressivamente aumentato in modo consistente la spesa pubblica, superando in soli cinque anni Canada e Giappone e posizionandosi poco al di sotto della Francia. "Questo dimostra – commenta Cartabellotta – che il dibattito sul definanziamento della sanità non può ridursi ogni anno, al solito teatrino prima della Manovra: una partita al ribasso per capire se il Ministro della Salute riuscirà a strappare qualche miliardo in più al Mef. Serve invece un patto tra tutte le forze politiche, che prescinda dagli avvicendamenti di Governo e sancisca un impegno non negoziabile per rifinanziare progressivamente la sanità pubblica. Un impegno strategico da accompagnare a riforme strutturali del Ssn da sostenere con continuità e convinzione politica"."Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2026 – conclude Cartabellotta – è proprio dall’impietoso confronto con gli altri Paesi europei e del G7 che bisogna ripartire. Da quel divario imponente frutto di una visione arrendevole che ha dimenticato un principio fondamentale: la salute delle persone non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e della tenuta sociale del Paese. Ecco perché la Fondazione Gimbe si appella al Governo e al Parlamento affinché prendano atto dell’enorme e crescente divario strutturale rispetto agli altri Paesi avanzati, senza trasformare il tema in scontro politico. È urgente pianificare un progressivo rilancio del finanziamento pubblico della sanità: non per risalire le classifiche internazionali, ma per restituire forza e dignità al Ssn e garantire a tutte le persone, ovunque vivano e a prescindere dal loro reddito, l’inalienabile diritto alla tutela della salute sancito dalla Costituzione. Perché se non investiamo sulla salute, pagheremo tutto con gli interessi: in disuguaglianze, malattia, impoverimento e perdita di futuro". 16 settembre 2025© Riproduzione riservataAltri articoli in Studi e Analisi Si torna a scuola! Ma per alcuni genitori è motivo di preoccupazione La sanità e i marchingegni contabili Pnrr. L’allarme della Cgil: “Speso solo 34% dei fondi, completati un terzo dei progetti” Covid. I nuovi casi proseguono la crescita. Nell’ultima settima sono stati quasi 3 mila, 11 i decessi Salute alimentare, in Italia limitato l’uso di antimicrobici negli animali critici per l’uomo. Il Rapporto del Ministero Primari senza concorso e Aou ‘fai da te’: i sindacati ricorrono per difendere legalità, forma zione e sanità pubblica tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702943108362.PDF §---§ title§§ Tetano. Italia maglia nera nella Ue/See: 28 casi su 73 segnalati nel 2023. Il Report Ecdc link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702911909186.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 17 Sep 2025
L’Italia da sola ha rappresentato il 38% del totale dei casi segnalati. Tra il 2019 e il 2023 il nostro Paese ha riportato il 40% dei casi europei (111 su 277), in gran parte classificati come probabili e concentrati per il 91% negli over 65, soprattutto donne. L’Ecdc richiama l’urgenza di mantenere alta la copertura vaccinale, in particolare tra gli anziani, per prevenire nuove infezioni e decessi
pubDate§§ 2025-09-17T13:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702911909186.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702911909186.PDF', 'title': 'quotidianosanita.it'} tp:url§§ https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=132015 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702911909186.PDF tp:ocr§§ Tweet stampa Tetano. Italia maglia nera nella Ue/See: 28 casi su 73 segnalati nel 2023. Il Report Ecdc L’Italia da sola ha rappresentato il 38% del totale dei casi segnalati. Tra il 2019 e il 2023 il nostro Paese ha riportato il 40% dei casi europei (111 su 277), in gran parte classificati come probabili e concentrati per il 91% negli over 65, soprattutto donne. L’Ecdc richiama l’urgenza di mantenere alta la copertura vaccinale, in particolare tra gli anziani, per prevenire nuove infezioni e decessi 17 SET - Crescono i casi di tetano. Nel 2023, 26 Paesi dell’Ue/See hanno segnalato 73 casi, con un leggero aumento rispetto ai 53 casi riportati nel 2022: è il numero più alto dal 2019 quando sono stati segnalati 69 casi scesi a 32 nel 2020, e poi cresciuti nel 2021 (50 casi) e nel 2022 (53 casi). Dei casi segnalato nel 2023, 13 (18%) sono stati confermati, 58 (79%) sono stati classificati come probabili. Soprattutto, l’Italia ha rappresentato il 38% di tutti i casi notificati, i Paesi Bassi, Polonia e Romania hanno complessivamente contribuito al 32% delle segnalazioni. Undici Paesi invece non hanno registrato casi.Tra il 2019 e il 2023, l’Italia ha riportato il 40% (n=111) di tutti i casi notificati nell’Ue/See (n=277). In questo periodo, il Paese ha segnalato per lo più casi probabili (93%), a differenza degli anni precedenti al 2018, quando i casi erano classificati principalmente come confermati. Tuttavia, la definizione di caso utilizzata per le notifiche non ha mai coinciso con quella europea. Dei 111 casi segnalati dall’Italia tra il 2019 e il 2023, il 91% ha riguardato persone di età pari o superiore a 65 anni.Questo il quadro tracciato dall’ultimo report dell’Ecdc. Il tetano è una grave malattia causata dalla neurotossina del batterio Clostridium tetani, che penetra attraverso le ferite e si sviluppa in condizioni di scarsa ossigenazione. A differenza di altre malattie prevenibili con il vaccino, il tetano non è contagioso e può essere contratto solo tramite contaminazione diretta con spore presenti nel terreno, nella polvere e nelle feci. La neurotossina colpisce il sistema nervoso, provocando rigidità e spasmi muscolari. La malattia si presenta in tre forme: generalizzata, localizzata e cefalica, con la forma generalizzata che risulta la più comune.La vaccinazione rappresenta il principale metodo di prevenzione e riduce significativamente l’incidenza della malattia nelle aree con programmi di immunizzazione completi. Il tetano rimane invece una minaccia nelle zone con copertura vaccinale insufficiente, colpendo in particolare i neonati e le madri. Il trattamento prevede l’impiego di immunoglobuline, antibiotici e la cura delle ferite, ma una volta che la tossina si lega ai neuroni non può più essere neutralizzata. Nonostante la diminuzione dei casi in Europa, è essenziale mantenere alta la copertura vaccinale, soprattutto tra gli anziani e i gruppi a rischio.I dati. La fascia d’età più colpita è quella degli adulti di età pari o superiore a 65 anni, con una prevalenza di donne.Nel 2023 sono stati segnalati 13 casi mortali di tetano (pari al 21% dei 63 casi con esito noto), per lo più in donne di età superiore ai 79 anni. Questo numero supera il numero annuale di decessi segnalati nel periodo 2019-2022 (intervallo: 5-11).L’attuale situazione epidemiologica nell’Ue/See, evidenzia l’Ecdc, potrebbe essere spiegata dalla minore copertura vaccinale o dal calo dell’immunità tra le popolazioni più anziane. La copertura vaccinale media ponderata per la popolazione UE/SEE contro difterite, tetano, tossoide e pertosse (DTP3) tra i bambini di un anno è leggermente diminuita ma è rimasta elevata, raggiungendo il 92,8% nel 2023 (94,3% nel 2019, 93,4% nel 2020, 93,6% nel 2021, 93,4% nel 2022).Data la gravità del tetano, avverte l’Ecdc, è necessario mantenere elevati tassi di vaccinazione in tutte le fasce d’età idonee e continuare a sviluppare e attuare strategie per proteggere gruppi specifici, in particolare gli anziani, nei paesi con tassi più elevati di malattia. 17 settembre 2025© Riproduzione riservataAllegati: Il ReportAltri articoli in Studi e Analisi Quasi 1 persona su 4 nell’UE vive con limitazioni funzionali: quando salute, disabilità e povertà si intrecciano. Il rapporto Eurostat Spesa sanitaria pubblica 2024. Gimbe: “Italia al 6,3% del Pil, ben sotto la media Ocse del 7,1%” Si torna a scuola! Ma per alcuni genitori è motivo di preoccupazione La sanità e i marchingegni contabili Pnrr. L’allarme della Cgil: “Speso solo 34% dei fondi, completati un terzo dei progetti” Covid. I nuovi casi proseguono la crescita. Nell’ultima settima sono stati quasi 3 mila, 11 i decessi tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702911909186.PDF §---§ title§§ Quasi 1 persona su 4 nell’UE vive con limitazioni funzionali: quando salute, disabilità e povertà si intrecciano. Il rapporto Eurostat link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702911609187.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "quotidianosanita.it" del 17 Sep 2025
Quasi un quarto degli europei convive con limitazioni quotidiane dovute a problemi di salute cronici, con donne, anziani e persone a basso reddito tra i più colpiti. Le disuguaglianze si riflettono anche nella soddisfazione di vita e nella fiducia sociale. Il report lancia un appello a politiche inclusive che prevengano – e non solo compensino – le disuguaglianze. IL RAPPORTO
pubDate§§ 2025-09-17T13:12:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702911609187.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702911609187.PDF', 'title': 'quotidianosanita.it'} tp:url§§ https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=132016 tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702911609187.PDF tp:ocr§§ Tweet stampa Quasi 1 persona su 4 nell’UE vive con limitazioni funzionali: quando salute, disabilità e povertà si intrecciano. Il rapporto Eurostat Quasi un quarto degli europei convive con limitazioni quotidiane dovute a problemi di salute cronici, con donne, anziani e persone a basso reddito tra i più colpiti. Le disuguaglianze si riflettono anche nella soddisfazione di vita e nella fiducia sociale. Il report lancia un appello a politiche inclusive che prevengano – e non solo compensino – le disuguaglianze. IL RAPPORTO 17 SET - In Europa, milioni di persone ogni giorno convivono con difficoltà che raramente fanno notizia, ma che pesano come macigni sulla qualità della vita. Il nuovo rapporto di Eurostat 2025, dedicato a salute, disabilità, benessere e discriminazione, racconta un’Europa in cui la disuguaglianza non si misura solo con il reddito, ma si riflette nel corpo, nella mente e nella quotidianità delle persone.Il dato più evidente è anche il più eloquente: quasi una persona su quattro, il 23,9% degli europei con più di 16 anni, dichiara di avere limitazioni nelle attività quotidiane a causa di problemi di salute che durano da almeno sei mesi. Parliamo di condizioni che vanno dalle difficoltà motorie a quelle sensoriali, cognitive, o legate a malattie croniche. E dietro questa cifra si nascondono storie di isolamento, di minor accesso alle cure, di difficoltà economiche spesso silenziose.La disabilità, nel contesto europeo, si conferma fortemente legata a fattori come l’età, il genere, l’istruzione e soprattutto il reddito. Più si è poveri, più è probabile essere malati. Più si è istruiti, più è facile godere di buona salute. Le disuguaglianze sociali si traducono in disuguaglianze fisiche, e viceversa. Una persona con un titolo di studio elevato ha quasi il 25% in più di probabilità di dichiararsi in buona salute rispetto a chi ha solo la scuola dell’obbligo. Chi vive nei quintili di reddito più bassi sperimenta una qualità della salute molto peggiore, tanto che il 28,8% delle persone con disabilità si trova a rischio povertà o esclusione sociale, contro il 17,9% di chi non ha alcuna limitazione. È una forbice che si apre ulteriormente nei contesti dove mancano adeguate politiche di welfare o dove la fragilità economica si accompagna a quella fisica.Le donne, ancora una volta, sono le più colpite. In tutti i Paesi UE, le donne riportano livelli di disabilità superiori rispetto agli uomini, e anche un maggior senso di fatica nel far fronte alle spese quotidiane. E se l’età è il primo fattore che amplifica il rischio — quasi la metà degli over 65 segnala disabilità — non va trascurato l’impatto che tutto ciò ha anche sui più giovani. Tra i bambini sotto i 16 anni, il 4,5% vive con una disabilità moderata o grave, e la percentuale cresce con l’età. I figli di famiglie povere, come spesso accade, sono i più svantaggiati: hanno meno accesso alle cure, meno possibilità di diagnosticare precocemente le difficoltà, meno strumenti per compensare gli ostacoli.Oltre alla salute, il rapporto Eurostat ci racconta anche qualcosa di più intimo: come ci sentiamo, quanto siamo soddisfatti della nostra vita, quanta fiducia abbiamo negli altri. E anche qui, le disuguaglianze si fanno sentire. Nel 2024, la soddisfazione media per la vita si è fermata a 7,2 su 10, in leggero calo rispetto agli anni precedenti. E mentre in Paesi come Finlandia, Slovenia o Romania si superano i 7,7 punti, in Bulgaria il livello di soddisfazione è appena a 6,2. La fiducia verso gli altri, elemento chiave per la coesione sociale, è ancora più fragile: la media europea è 5,8 su 10, ma in Grecia, Cipro e Lituania scende sotto il 5. Anche qui, il livello di istruzione fa la differenza. Le persone con titoli di studio alti tendono a fidarsi di più, a sentirsi più soddisfatte, a vivere con maggiore serenità.Infine, ma non per importanza, il rapporto ci mostra un volto ancora troppo spesso ignorato dell’Europa: quello della d iscriminazione. Il 3,4% degli europei ha sperimentato almeno un episodio di discriminazione in spazi pubblici nell’ultimo anno, una percentuale che sale in modo preoccupante in Paesi come l’Austria e i Paesi Bassi. Ancora più allarmante è il dato su chi ha cercato una casa negli ultimi cinque anni: il 5,9% ha avuto la sensazione di essere stato trattato in modo sfavorevole per motivi legati alla propria origine, genere, età o condizione sociale. In Slovenia, uno su dieci.Tutti questi dati, messi insieme, compongono un quadro complesso ma necessario. Ci parlano di un’Europa in cui salute, benessere e diritti non sono ancora pienamente accessibili per tutti. Dove le condizioni socioeconomiche influenzano profondamente non solo quanto viviamo, ma come viviamo. Dove la disabilità non è solo una condizione fisica, ma spesso un moltiplicatore di svantaggio.Eppure, c’è anche un messaggio di speranza. I numeri aiutano a vedere ciò che spesso resta nascosto. E vedere è il primo passo per agire. Serve una politica che non si limiti a compensare le disuguaglianze, ma che le prevenga. Che investa nella salute pubblica, nell’istruzione, nell’inclusione e nella cultura del rispetto. Perché un’Europa giusta non si misura con il PIL, ma con la capacità di prendersi cura di chi rischia di rimanere indietro. 17 settembre 2025© Riproduzione riservataAllegati: RapportoAltri articoli in Studi e Analisi Tetano. Italia maglia nera nella Ue/See: 28 casi su 73 segnalati nel 2023. Il Report Ecdc Spesa sanitaria pubblica 2024. Gimbe: “Italia al 6,3% del Pil, ben sotto la media Ocse del 7,1%” Si torna a scuola! Ma per alcuni genitori è motivo di preoccupazione La sanità e i marchingegni contabili Pnrr. L’allarme della Cgil: “Speso solo 34% dei fondi, completati un terzo dei progetti” Covid. I nuovi casi proseguono la crescita. Nell’ultima settima sono stati quasi 3 mila, 11 i decessi tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702911609187.PDF §---§ title§§ Salute mentale, la campagna di Unobravo per 'scendere dalla ruota' di ansia e stress link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703209707992.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "tg24.sky.it" del 16 Sep 2025
Leggi su Sky TG24 l''articolo Salute mentale, la campagna di Unobravo per ''scendere dalla ruota'' di ansia e stress
pubDate§§ 2025-09-17T06:53:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703209707992.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703209707992.PDF', 'title': 'tg24.sky.it'} tp:url§§ https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2025/09/17/unobravo-psicologi-online tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703209707992.PDF tp:ocr§§ Aspettative sociali distorte, pressione troppo alta e una malsana cultura della performance a tutti i costi: settembre per molti italiani non è solo il mese del rientro alla quotidianità, ma è anche il momento in cui si ripresentano sentimenti di disillusione e pesantezza. Per affrontarli può essere utile il supporto di un terapeuta. È questo il tema dell’ultima campagna di Unobravo, azienda leader nell’offerta di servizi di psicologia onlineSettembre è il mese delle ripartenze: si torna a studiare, si torna al lavoro. Con la ripresa del tradizionale trambusto quotidiano torna però anche a farsi sentire con forza una sensazione di disillusione e pressione costante, quasi a essere intrappolati dentro una ruota che non smette mai di girare. È così per il 35% degli italiani, secondo la più recente survey condotta da Unobravo (Società Benefit e azienda che offre servizi di psicologia online, grazie a un team di oltre 7mila psicologi) con Dynata, che ha coinvolto un campione rappresentativo della popolazione italiana tra i 20 e i 55 anni. La Ruota, l’ultima campagna di Unobravo, on-air sulle principali piattaforme streaming, racconta proprio quei sentimenti di ansia, tristezza e malinconia che accomunano così tante persone. Lo fa con una narrazione ironica e fuori dagli schemi, affidandola a due soggetti principali: Mondo delle Favole e Buongiorno Mondo!. Entrambi traducono visivamente il concetto chiave della “ruota che gira”. Nel primo soggetto prende la forma delle aspettative sociali distorte, quelle di un mondo fatto di regole contraddittorie e irraggiungibili. La protagonista è una donna travolta da fiabe falsate e imperativi assurdi: “Sii produttiva, ma non in burnout. Viaggia tanto, ma paga il mutuo. Pensa alla carriera, ma metti su famiglia”. Nel secondo soggetto la ruota è invece il bombardamento costante della vita digitale: qui il protagonista è un uomo alle prese con sveglie, notifiche, like, meme. Un caos crescente che sfocia nel game over. In entrambi i casi è la voce del terapeuta a restituire centralità e prospettiva, ad aprire la possibilità di dare un senso a ciò che si prova.Per dare forma alle angosce e le paure che spingono le persone a cercare un supporto psicologico, Unobravo ha deciso di puntare sull’utilizzo dell'Intelligenza Artificiale nella creazione della campagna. Al contrario, il momento della terapia è quello che segna il ritorno al contesto reale. Uno spazio sicuro in cui fermarsi, rimettere a fuoco come ci si sente, e trovare strumenti reali per affrontare meglio ciò che succede affanna. “Abbiamo scelto di utilizzare l’intelligenza artificiale come mezzo espressivo perché restituisce bene l’idea di un contesto spesso opprimente, da cui è difficile trovare una via d’uscita. Con questa campagna vogliamo ribadire che non esistono scorciatoie o soluzioni magiche: ma trovare “uno bravo” può fare davvero la differenza”, dice Maxim Fernandez, Head of Brand di Unobravo. “Vogliamo dire alle persone – aggiunge – che noi le vediamo davvero: sappiamo quanto possa essere difficile orientarsi tra i pensieri quotidiani e siamo pronti a supportarle quando scelgono di intraprendere un percorso di terapia per stare meglio con sé stesse. A tutti capita di sentirsi intrappolati in una ruota che gira senza sosta: riconoscerlo è già il primo passo per fermarsi e iniziare ad ascoltarsi”.ISCRIVITI AL CANALE WHATSAPP DI SKY TG24Aspettative sociali distorte, pressione troppo alta e una malsana cultura della performance a...È del nostro Paese, secondo i dati della Fondazione Gimbe, il primato da 'fanalino di coda'...Mentre le nuove infezioni da coronavirus sfiorano quota 3mila, spinte dalla diffusione della...Crescono i contagi autoctoni da virus trasmessi dalle zanzare, un fenomeno favorito dai..."Questo livello di calo è preoccupante perché questi farmaci non sono pensati per essere una...Per il consumatore clicca qui per i Moduli, Condizioni contrattuali, Privacy & Cookies, informazioni sulle modifiche contra ttuali o per trasparenza tariffaria, assistenza e contatti. Tutti i marchi Sky e i diritti di proprietà intellettuale in essi contenuti, sono di proprietà di Sky international AG e sono utilizzati su licenza. Copyright 2025 Sky Italia - Sky Italia Srl Via Monte Penice, 7 - 20138 Milano P.IVA 04619241005. SkyTG24: ISSN 3035-1537 e SkySport: ISSN 3035-1545. Segnalazione Abusi tp:writer§§ Sky TG24 guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703209707992.PDF §---§ title§§ Italia ultima dei Paesi G7 per spesa sanitaria pro-capite. I dati link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702885008933.PDF description§§
Estratto da pag. 1 di "tg24.sky.it" del 17 Sep 2025
Leggi su Sky TG24 l''articolo Fondazione Gimbe: ''Italia ultima dei Paesi G7 per spesa sanitaria pro-capite''. I dati
pubDate§§ 2025-09-17T11:56:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702885008933.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702885008933.PDF', 'title': 'tg24.sky.it'} tp:url§§ https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2025/09/17/fondazione-gimbe-spesa-sanitaria-pro-capite-italia tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702885008933.PDF tp:ocr§§ È del nostro Paese, secondo i dati della Fondazione Gimbe, il primato da 'fanalino di coda' tra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel 2024 l'Italia si colloca al 14esimo posto tra i 27 Paesi europei dell'area Ocse e, come detto, in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,3% del Pil, percentuale inferiore sia alla media Ocse (7,1%) sia a quella europea (6,9%). E per la spesa pro capite il gap con i Paesi europei è di 43 miliardi di euro. Si tratta di un quadro critico. I medici ospedalieri chiedono "misure immediate" e il Pd annuncia una "opposizione dura"In vista della Legge di Bilancio 2026, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2024 nei paesi Ocse "con l'obiettivo di fornire elementi oggettivi utili al confronto politico e al dibattito pubblico, al fine di prevenire ogni forma di strumentalizzazione". La fonte utilizzata è il dataset Oecd Health Statistics, aggiornato al 30 luglio 2025. "Il sottofinanziamento pubblico della sanità italiana - dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione - è ormai una questione strutturale che, oltre a generare tensioni crescenti in Parlamento, sta mettendo in grandi difficoltà tutte le Regioni, sempre più in affanno nel garantire i livelli essenziali di assistenza mantenendo in ordine i bilanci. Ma oggi il conto più salato di queste scelte miopi lo pagano anzitutto i cittadini, costretti a confrontarsi ogni giorno con liste d'attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e la necessità sempre più frequente a pagare di tasca propria visite e prestazioni sanitarie fino a rinunciare del tutto". Per approfondire:Migliori ospedali per specialità al mondo, ai primi posti Ieo, Gemelli e Bambin Gesù Second i dati di Gimbe, nel 2024 sono stati costretti a rinunciare alle cure per motivi economici ben 5,8 milioni di persone, quasi un italiano su 10. Tra i Paesi europei dell'area Ocse sono 13 quelli che destinano alla sanità una quota del Pil superiore a quella italiana, con un divario che va dai +4,3 punti percentuali della Germania (10,6% del Pil) a +0,1 punti percentuali del Portogallo (6,4% del Pil). Nel 2024 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia si attesta a 3.835 dollari, un valore nettamente inferiore sia alla media Ocse (4.625 dollari) sia alla media dei Paesi europei (4.689 dollari). Gimbe chiede al governo e al Parlamento che "prendano atto dell'enorme e crescente divario, senza trasformare il tema in scontro politico. È urgente pianificare un progressivo rilancio del finanziamento pubblico della sanità". Dura la posizione del Pd, che parla di "rischio collasso per il Ssn”. "Noi siamo pronti a raccogliere l'appello alla politica e al Parlamento della Fondazione Gimbe. Pronti a discutere con governo e maggioranza se ce ne saranno le possibilità. Ma anche pronti a fare una dura battaglia di opposizione se sentiremo la destra ancora una volta parlare di 'finanziamento record' per la sanità. La difesa della sanità pubblica è per noi una priorità assoluta", afferma Marina Sereni, responsabile Salute. "Il sistema sanitario italiano sta crollando sotto il peso del sottofinanziamento e dell'invecchiamento della popolazione. La sanità deve essere la priorità nella prossima manovra finanziaria, ma temo, purtroppo, che non sarà così", è il commento di Alessio D'Amato, responsabile welfare di Azione. “Mentre i Paesi con sistemi simili al nostro hanno reagito alla pandemia aumentando strutturalmente gli investimenti pubblici nella sanità, il nostro Paese ha scelto la strada opposta: quella dei tagli e del definanziamento. Con l'avvio della discussione della legge di Bilancio 2026, Meloni&Co. non hanno più alibi. Ogni euro negato alla sanità oggi significa più disuguaglianze e meno futuro. Il diritto alla salute sancito dall'art . 32 della Costituzione non è negoziabile. È tempo che questo governo lo ricordi e agisca di conseguenza”, insiste poi il deputato del M5S in commissione Affari sociali Andrea Quartini, coordinatore del Comitato salute e inclusione sociale.Critico anche il maggiore sindacato dei medici ospedalieri, l'Anaao Assomed, che chiede "misure immediate". I dati Gimbe "sono la riprova che la situazione degli investimenti in sanità è grave. Ma questo è noto da tempo e finché si continuerà a fare diagnosi e a trattare la sanità in modo ideologico, la strada sarà in salita. Occorrono invece soluzioni e misure urgenti immediate per arrestare l'emorragia di medici che abbandonano gli ospedali", avverte il segretario nazionale del sindacato, Pierino Di Silverio. "È urgente - prosegue Di Silverio - reinventare il percorso di presa in carico del paziente per evitare che il 70% degli accessi al Pronto Soccorso sia ancora improprio causando per di più un ritardo delle prestazioni sanitarie. Vanno riorganizzati i tempi, i luoghi e i modi di lavoro e probabilmente deve essere rivisto anche il sistema di rimborso delle prestazioni". In definitiva, conclude, "occorre prima di tutto investire adeguatamente le risorse a disposizione e naturalmente crearne di nuove. Il tempo stringe, la disaffezione dei pazienti verso i medici aumenta. A quando la terapia?". Per approfondire:Medici "gettonisti", da oggi stop a nuovi contratti: è allarme negli ospedaliPer il consumatore clicca qui per i Moduli, Condizioni contrattuali, Privacy & Cookies, informazioni sulle modifiche contrattuali o per trasparenza tariffaria, assistenza e contatti. Tutti i marchi Sky e i diritti di proprietà intellettuale in essi contenuti, sono di proprietà di Sky international AG e sono utilizzati su licenza. Copyright 2025 Sky Italia - Sky Italia Srl Via Monte Penice, 7 - 20138 Milano P.IVA 04619241005. SkyTG24: ISSN 3035-1537 e SkySport: ISSN 3035-1545. Segnalazione Abusi tp:writer§§ Sky TG24 guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702885008933.PDF §---§