title§§ Spesa sanitaria. Cimbe: Italia sotto la media Ocse link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091701916602177.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "CONQUISTE DEL LAVORO" del 17 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-17T01:38:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091701916602177.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091701916602177.PDF', 'title': 'CONQUISTE DEL LAVORO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091701916602177.PDF tp:ocr§§ RAPPORTO. ”Serve patto tra le forze politiche per rifinanziamento del Ssn” Spesa sanitaria, Gimbe: Italia sotto la media Ocse N el 2024 "l'Italia per spesa sanitaria pubblica pro-capite si colloca 14° posto tra i 27 Paesi europei dell'area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,3% del Pil, percentuale inferiore sia alla media Ocse (7,1%), sia a quella europea (6,9%). E per la spesa pro capite il gap con i Paesi europei è di 43 miliardi di euro. Sono i dati diffusi in un rapporto della Fondazione Gimbe, realizzato in vista dell'imminente discussione sulla legge di Bilancio 2026 per ”fornire elementi oggettivi utili al confronto politico e al dibattito pubblico, al fine di prevenire ogni forma di strumentalizzazione”, dice la Fondazione. La fonte utilizzata è il dataset Oecd Health Statistics, aggiornato al 30 luglio 2025. I confronti con i Paesi Ocse e con quelli europei sono stati effettuati sulla spesa sanitaria pubblica, sia in termini di percentuale del Pil che di spesa pro-capite in dollari a prezzi correnti e a parità di potere d'acquisto. La spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese, ricorda Gimbe, include diversi schemi di finanziamento, di cui uno generalmente prevalente: fiscalità generale (per esempio Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (Usa, Svizzera). Il primo dato analizzato è che nel 2024 la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta dunque al 6,3% del Pil. Tra i Paesi europei dell'area Ocse sono 13 quelli che destinano alla sanità una quota del Pil superiore a quella italiana, con un divario che va dai +4,3 punti percentuali della Germania (10,6% del Pil) a +0,1 punti percentuali del Portogallo (6,4% del Pil). Per quanto riguarda la spesa sanitaria pubblica pro-capit, nel 2024 in Italia si attesta a 3.835 dollari, valore nettamente inferiore sia alla media Ocse (4.625) con una differenza di 790 dollari sia soprattutto alla media dei paesi europei (4.689) con una differenza di 854 dollari. Tra gli Stati membri dell'Ue, sono 13 i Paesi che investono più dell'Italia: si va dai +58 dollari della Spagna (3.893) ai +4.245 della Germania (8.080). Commenta il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta: ”Di fatto in Europa per spesa pubblica pro-capite l'Italia è prima tra i Paesi poveri: precede solo alcuni paesi dell'Est e dell'Europa Meridionale, visto che Repubblica Ceca, Slovenia e Spagna investono più di noi”. Fino al 2011, però, riporta la fondazione, la spesa sanitaria pro-capite in Italia era allineata alla media europea. Poi, per effetto di tagli e definanziamenti operati da tutti i Governi il divario si è progressivamente ampliato, raggiungendo i 430 dollari nel 2019. Il gap si è ulteriormente allargato durante la pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell'Italia; il trend si è confermato nel 2023, con una spesa stabile in Italia, e nel 2024, quando l'incremento è stato inferiore alla media degli altri Paesi europei. Sottolinea Cartabellotta: ”Il dibattito sul definanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al solito teatrino prima della Manovra: una partita al ribasso per capire se il ministro della Salute riuscirà a strappare qualche miliardo in più al Mef. Serve invece un patto tra tutte le forze politiche, che prescinda dagli avvicendamenti di Governo e sancisca un impegno non negoziabile per rifinanziare progressivamente la sanità pubblica. Un impegno strategico da accompagnare a riforme strutturali del Ssn da sostenere con continuità e convinzione politica”. G.G. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Spesa sanitaria. Cimbe: Italia sotto la media Ocse -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091701916602177.PDF §---§ title§§ Sanitàt: Italien bei Ausgaben unter Mittelwerten link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703204708050.PDF description§§

Estratto da pag. 3 di "DOLOMITEN" del 17 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-17T07:17:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703204708050.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703204708050.PDF', 'title': 'DOLOMITEN'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703204708050.PDF tp:ocr§§ Sanität: Italien bei Ausgaben unter Mittelwerten ROM (mit). Italien liegt bei den öffentlichen Pro-Kopf-Ausgaben für die Sanität auf Platz 14 unter den 27 europäischen OECDLändern, aber auf dem letzten Platz unter den G7. Die Sanitätsausgaben beliefen sich 2024 auf 6,3 Prozent des Bruttoinlandsprodukts (BIP), ein Wert, der unter dem OECD-Durchschnitt (7,1 Prozent) und dem europäischen Durchschnitt (6,9 Prozent) liegt. Dies besagt eine Analyse der Stiftung Gimbe, die „Stärkung und Wiederherstellung der Würde des öffentlichen Gesundheitsdienstes (SSN)“ fordert. „Die Unterfinanzierung der Sanität setzt alle Regionen unter Druck, Standards einzuhalten und zugleich ausgeglichene Haushalte zu bewahren“, sagte Gimbe-Präsident Nino Cartabellotta. Er warnte vor langen Wartelisten, überfüllten Notaufnahmen, Mangel an Hausärzten sowie regionalen und sozialen Ungleichheiten. Die Bürger müssten daher abwägen, selbst zu bezahlen oder auf Dienste zu © verzichten. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanitàt: Italien bei Ausgaben unter Mittelwerten -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703204708050.PDF §---§ title§§ Tra i Paesi del G7 Italia ultima per spesa sanitaria pro capite link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703092206797.PDF description§§

Estratto da pag. 7 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 17 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-17T04:57:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703092206797.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703092206797.PDF', 'title': 'GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703092206797.PDF tp:ocr§§ Tra i Paesi del G7 Italia ultima per spesa sanitaria pro capite RILEVAZIONE GIMBE l Va all’Italia, secondo la Fondazione Gimbe, il poco invidiabile primato di «fanalino di coda» tra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite: nel 2024 l’Italia si colloca 14/mo posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,3% del Pil, percentuale inferiore sia alla media Ocse (7,1%) sia a quella europea (6,9%). E per la spesa pro capite il gap con i Paesi europei è di 43 miliardi di euro. Un quadro critico a fronte del quale i medici ospedalieri chiedono «misure immediate» ed il Pd annuncia una «opposizione dura». In vista della Legge di Bilancio 2026, la Fondazione Gimbe ha analizzato i dati relativi alla spesa sanitaria pubblica 2024 nei paesi Ocse «con l’obiettivo di fornire elementi oggettivi utili al confronto politico e al dibattito pubblico, al fine di prevenire ogni forma di strumentalizzazione». La fonte utilizzata è il dataset Oecd Health Statistics, aggiornato al 30 luglio 2025. «Il sottofinanziamento pubblico della sanità italiana dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione - è ormai una questione strutturale che, oltre a generare tensioni crescenti in Parlamento, sta mettendo in grandi difficoltà tutte le Regioni, sempre più in affanno nel garantire i livelli essenziali di assistenza mantenendo in ordine i bilanci. Ma oggi il conto più salato di queste scelte miopi lo pagano anzitutto i cittadini, costretti a confrontarsi ogni giorno con liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e la necessità sempre più frequente a pagare di tasca propria visite e prestazioni sanitarie fino a rinunciare del tutto». Nel 2024, ricorda Gimbe, sono state infatti costrette a rinunciare alle cure per motivi economici ben 5,8 milioni di persone, quasi 1 italiano su 10. Tra i Paesi europei dell’area Ocse sono 13 quelli che destinano alla sanità una quota del Pil superiore a quella italiana, con un divario che va dai +4,3 punti percentuali della Germania (10,6% del Pil) a +0,1 punti percentuali del Portogallo (6,4% del Pil). Nel 2024 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia si attesta a 3.835 dollari, un valore nettamente inferiore sia alla media Ocse (4.625 dollari) sia alla media dei Paesi europei (4.689 dollari). Gimbe si appella dunque al Governo e al Parlamento affinché «prendano atto dell’enorme e crescente divario, senza trasformare il tema in scontro politico. È urgente pianificare un progressivo rilancio del finanziamento pubblico della sanità». Dura la posizione del Pd, che parla di «rischio collasso per il Ssn». Critico anche il maggiore sindacato dei medici ospedalieri, l’Anaao Assomed, che chiede «misure immediate». (ansa) ---End text--- Author: ansa Heading: RILEVAZIONE GIMBE Highlight: Image: -tit_org- Tra i Paesi del G7 Italia ultima per spesa sanitaria pro capite -sec_org- tp:writer§§ ansa guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703092206797.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pro capite, Italia ultima tra i Paesi del G7 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091701759405853.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "GAZZETTA DEL SUD" del 17 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-17T03:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091701759405853.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091701759405853.PDF', 'title': 'GAZZETTA DEL SUD'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091701759405853.PDF tp:ocr§§ LA FONDAZIONE GIMBE Spesa sanitaria pro capite, Italia ultima tra i Paesi del G7 ROMA Va all’Italia, secondo la Fondazione Gimbe, il poco invidiabile primato di “fanalino di coda” tra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite: nel 2024 l’Italia si colloca 14° posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,3% del Pil, percentuale inferiore sia alla media Ocse (7,1%) sia a quella europea (6,9%). E per la spesa pro capite il gap con i Paesi europei è di 43 miliardi di euro. Un quadro critico a fronte del quale i medici ospedalieri chiedono «misure immediate». «Il sottofinanziamento pubblico della sanità italiana - dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione è ormai una questione strutturale che, oltre a generare tensioni crescenti, sta mettendo in grandi difficoltà tutte le Regioni». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Sanità Al 14° posto tra i 27 Paesi Ocse «Servizio nazionale a rischio collasso» -tit_org- Spesa sanitaria pro capite, Italia ultima tra i Paesi del G7 -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091701759405853.PDF §---§ title§§ Sanità: l'Italia ultima per spesa pro-capite link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703234707166.PDF description§§

Estratto da pag. 44 di "GAZZETTA DELLO SPORT" del 17 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-17T05:25:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703234707166.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703234707166.PDF', 'title': 'GAZZETTA DELLO SPORT'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703234707166.PDF tp:ocr§§ Sanità: l’Italia ultima per spesa pro-capite ? L’Italia, secondo la Fondazione Gimbe, è fanalino di coda tra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite: nel 2024 si colloca al 14° posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e in ultimo tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,3% del Pil, sotto sia alla media Ocse (7,1%) che a quella europea (6,9%). ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità: l’Italia ultima per spesa pro-capite -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703234707166.PDF §---§ title§§ Spesa sanitaria pro capite, Italia ultima tra i Paesi del G7 link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703165406649.PDF description§§

Estratto da pag. 5 di "GIORNALE DI SICILIA" del 17 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-17T04:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703165406649.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703165406649.PDF', 'title': 'GIORNALE DI SICILIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703165406649.PDF tp:ocr§§ LA FONDAZIONE GIMBE Spesa sanitaria pro capite, Italia ultima tra i Paesi del G7 ROMA Va all’Italia, secondo la Fondazione Gimbe, il poco invidiabile primato di “fanalino di coda” tra i Paesi del G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite: nel 2024 l’Italia si colloca 14° posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,3% del Pil, percentuale inferiore sia alla media Ocse (7,1%) sia a quella europea (6,9%). E per la spesa pro capite il gap con i Paesi europei è di 43 miliardi di euro. Un quadro critico a fronte del quale i medici ospedalieri chiedono «misure immediate». «Il sottofinanziamento pubblico della sanità italiana - dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione è ormai una questione strutturale che, oltre a generare tensioni crescenti, sta mettendo in grandi difficoltà tutte le Regioni». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image:Sanità Al 14° posto tra i 27 Paesi Ocse «Servizio nazionale a rischio collasso» -tit_org- Spesa sanitaria pro capite, Italia ultima tra i Paesi del G7 -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703165406649.PDF §---§ title§§ Sanità sottofinanziata, Italia fanalino di coda link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702211501078.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "MANIFESTO" del 17 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-17T01:10:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702211501078.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702211501078.PDF', 'title': 'MANIFESTO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702211501078.PDF tp:ocr§§ GIMBE: SOTTO LA MEDIA OCSE E EUROPEA Sanità sottofinanziata, Italia fanalino di coda II Nel 2024 il ministro dell’economia Giorgetti aveva previsto che la spesa sanitaria rimanesse al livello già poco esaltante del 6,4% del Pil, lo stesso precedente alla pandemia. Eppure, nemmeno questo è riuscito al governo Meloni: la spesa si è fermata infatti al 6,3% del prodotto interno lordo nazionale, come evidenzia un nuovo rapporto della Fondazione Gimbe. La spesa italiana rimane ben al di sotto sia della media Ocse (7,1%) che di quella europea, ferma al 6,9%. In termini assoluti, persino la Spagna spende qualcosa più dell’Italia (3.893 contro 3.835 dollari pro-capite). Tra i Paesi paragonabili al nostro per dimensione spicca la differenza con la Germania, che investe in salute oltre il doppio di noi (8.080 dollari per assistito). Per giunta il divario si va allargando: nel 2011 la nostra spesa sanitaria pro-capite era pari alla media dei membri europei dell’Ocse mentre oggi è inferiore di quasi 900 dollari (4689 contro 3835). «Il sottofinanziamento pubblico della sanità italiana è ormai una questione strutturale», dice il presidente del Gimbe Nino Cartabellotta. «Il conto più salato di queste scelte miopi lo pagano anzitutto i cittadini, costretti a confrontarsi ogni giorno con liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e la necessità sempre più frequente a pagare di tasca propria visite e prestazioni sanitarie fino a rinunciare del tutto». L’analisi plana con giusto tempismo sul dibattito pubblico italiano. Entro un mese l’Italia deve presentare a Bruxelles il documento programmatico di bilancio con i numeri principali della legge finanziaria. E per la sanità il passaggio si annuncia difficile. Nel Documento di finanza pubblica dello scorso aprile, il governo aveva previsto un ritocco verso l’alto per la spesa sanitaria pubblica, che dovrebbe tornare al 6,4% - comunque lontanissimo dagli standard internazionali. Da allora però il governo si è impegnato sul fronte degli armamenti, promettendo un aumento della spesa militare fino al 5% del prodotto interno lordo. Il ministro Giorgetti ha garantito al collega della salute Schillaci che i soldi per la sanità ci saranno (anche al di là dei 4 miliardi in più già stanziati nella finanziaria del 2024), ma la coperta è corta. Si tratta comunque di spiccioli: non basteranno a smuovere la spesa sanitaria da quel livello del 6-7% del Pil a cui la spesa si è attestata negli ultimi due decenni indipendentemente dal colore del governo (tranne la parentesi del Covid-19). «Il dibattito sul definanziamento della sanità non può ridursi ogni anno al solito teatrino prima della Manovra, una partita al ribasso per capire se il ministro della Salute riuscirà a strappare qualche miliardo in più al Mef» commenta Cartabellotta. «Serve invece un patto tra tutte le forze politiche, che prescinda dagli avvicendamenti di governo». Chi poi sperava che con il Pnrr si potesse davvero rilanciare il servizio sanitario è rimasto deluso. Il monitoraggio della spesa dei fondi del Recovery Plan reso pubblico lunedì dalla Cgil è impietoso. A 9 mesi dalla scadenza del piano, solo il 34% dei fondi è stato speso. Per le case di comunità, a fine giugno la percentuale scende al 17%. A questo ritmo «serviranno 5 anni per terminare le opere» dice Daniela Barbaresi della segreteria confederale del sindacato. Se anche le strutture venissero realizzate, poi servirebbe il personale, «almeno 35mila unità tra infermieri, operatori sociosanitari, assistenti sociali e altre figure professionali, medici esclusi» quantifica Barbaresi. «Ma ad oggi non risulta nessuna interlocuzione tra ministri della salute e dell’Economia a garanzia delle coperture economiche necessarie». ---End text--- Author: ANDREA CAPOCCI Heading: Highlight: Image:foto Ap -tit_org- Sanità sottofinanziata, Italia fanalino di coda -sec_org- tp:writer§§ ANDREA CAPOCCI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702211501078.PDF §---§ title§§ La ''carica'' dei tremila = Sanità: iniziato il maxi-concorso Infermieri, in tremila per 124 posti Assunzione per uno ogni venticinque link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702039103578.PDF description§§

Estratto da pag. 29 di "NAZIONE UMBRIA PERUGIA" del 17 Sep 2025

Le prove concorsuali, sia scritte che pratiche, andranno avanti fino a domani alla "Gonzaga" di Foligno Al termine sarà immediatamente disponibile una graduatoria a tempo determinato

pubDate§§ 2025-09-17T02:16:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702039103578.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702039103578.PDF', 'title': 'NAZIONE UMBRIA PERUGIA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702039103578.PDF tp:ocr§§ CONCORSO PER INFERMIERI: I POSTI DISPONIBILI SONO 124 PROVE ALLA CASERMA GONZAGA. SUBITO LA GRADUATORIA UMBRIA LA “CARICA“ DEI TREMILA A A pagina pagina 3 3 Sanità: iniziato il maxi-concorso Infermieri, in tremila per 124 posti Assunzione per uno ogni venticinque Le prove concorsuali, sia scritte che pratiche, andranno avanti fino a domani alla “Gonzaga“ di Foligno Al termine sarà immediatamente disponibile una graduatoria a tempo determinato PERUGIA Ha preso il via ieri il maxi concorso pubblico per infermieri organizzato in Umbria dalla Regione. La selezione, destinata all’assunzione di 124 professionisti sanitari nelle quattro Aziende sanitarie regionali, vede la partecipazione di oltre 3.000 candidati provenienti da tutto il territorio nazionale. Le prove concorsuali, sia scritte che pratiche, sono iniziate ieri pomeriggio e proseguiranno fino a domani presso il Centro di reclutamento dell’Esercito nella Caserma Gonzaga di Foligno, una sede scelta per la sua capacità logistica di accogliere l’elevato numero di partecipanti. «Si tratta di un’operazione di straordinaria importanza per il rafforzamento del nostro sistema sanitario regionale - ha dichiarato la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti –. La massiccia adesione al concorso, con un rapporto di circa 25 candidati per ogni posto disponibile, testimonia l’attrattività delle nostre strutture sanitarie e la qualità dell’offerta lavorativa proposta». La procedura concorsuale è coordinata dall’Ufficio Concorsi - Direzione risorse umane dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, che ha curato tutti gli aspetti organizzativi, logistici e tecnologici della selezione. L’organizzazione si avvale però anche del supporto del personale delle altre aziende sanitarie regionali per garantire il corretto svolgimento delle prove e la vigilanza durante tutte le fasi concorsuali. I vincitori del concorso saranno distribuiti tra le quattro Aziende sanitarie dell’Umbria, contribuendo significativamente al potenziamento dell’assistenza infermieristica su tutto il territorio regionale, «in un momento in cui il settore sanitario nazionale affronta importanti sfide legate alla carenza di personale specializzato» precisa ancora la governatrice. Le operazioni di selezione proseguiranno nei prossimi due giorni dunque (oggi e domani) secondo un cronoprogramma dettagliato che garantirà il regolare svolgimento di tutte le prove previste dal bando di concorso. Al termine delle prove sarà immediatamente disponibile una graduatoria a tempo determinato in attesa della conclusione del concorso e della definitiva graduatoria a tempo indeterminato. Proprio la settimana scorsa la presidente ha confermato il piano straordinario di nuove assunzioni nella sanità per il 2025, con un totale di 711 posti previsti per il potenziamento del Servizio Sanitario Regionale. Le assunzioni, che includono sia personale dirigente che di comparto, mirano a coprire il fabbisogno di personale nelle aziende sanitarie umbre e saranno realizzate attraverso concorsi unificati. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: I livelli di assistenza «UMBRIA ADEMPIENTE» Nino Cartabellotta Presidente Fondazione Gimbe Le pagelle del Ministero della Sanità promuovono l’Umbria. In verità il riferimento è al 2020, ma la graduatoria è stata pubblicata solo ora. In pratica per ciascuna area presa in esame (prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale ed assistenza ospedaliera), viene assegnato un punteggio tra 0 e 100 e le Regioni vengono considerate adempienti se raggiungono un punteggio pari o superiore a 60 . “Considerato che il 2020 è stato caratterizzato dall’emergenza pandemica- precisa Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbeil monitoraggio dell’erogazione dei Lea è stato effettuato solo a scopo di valutazione e informazione, senza impatto sulla quota premiale”. Solo 11 Regioni risultano adempienti: Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Provincia Autonoma di Trento, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto. Image:Tremila candid ati per 124 posti da infermiere in Umbria -tit_org- La ''carica'' dei tremila Sanità: iniziato il maxi-concorso Infermieri, in tremila per 124 posti Assunzione per uno ogni venticinque -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702039103578.PDF §---§ title§§ Fanalino di coda nel G7 L'Italia non investe in Sanità = Fanalino di coda nel G7 L'Italia non investe in Sanità link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091701975403949.PDF description§§

Estratto da pag. 9 di "NOTIZIA GIORNALE" del 17 Sep 2025

La spesa prò capite è al di sotto della media Uè Gap di 43 miliardi rispetto ad altri Stati europei

pubDate§§ 2025-09-17T02:33:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091701975403949.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091701975403949.PDF', 'title': 'NOTIZIA GIORNALE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091701975403949.PDF tp:ocr§§ •CURE IMPOSSIBILI Fanalino di coda nel G7 L'Italia non investe in Sanità di STEFANO R12ZUTI II report della Fondazione Cimbe evidenzia come l'Italia spenda meno in Sanità di tutti gli altri Paesi del G7, con invesd menti al di sotto della media Uè. 11 gap rispetto ad altre nazioni europee e di 43 miliardi. A PAGINA 9 Fanalino di coda nel G7 malia non investe in Sanità La spesa prò-capite è al di sotto della media Uè Gap di 43 miliardi rispetto ad altri Stati europei di STEFANO PIZZUTI Per Giorgia Meloni era >in va tito, tanta che la presidente del Consiglio ha più volte parlato di spese da record per la sanità ñèï il suo governo. Ma a smontare la sua narrazione ci pensano, ancora una volta, i dati. Secondo la Fondazione Gimbe, infatti, l'Italia è fanalino di coda tra i Paesi de) G7 per spesa sanitaria pubblica prò-capite. E anche nel conñ-ünto con l'Ile non va poi meglio: l'Italia è 14esima sui 27 Paesi europei dell'area Ocse e, come detto, è ultima era quelli del G7, La spesa sanitaria pubblica si attesta al 6.3% del Pii, una percentuale al di sotto della madia Ocse (al 7,1%) e anche della media europea (al 6,9%). Per quanto riguarda la spesa prò capite, il gap con i Paesi europei è di 43 miliardi. La Fondazione Cimbe ha effettuato il confronto partendo dai dati sulla spesa sanita ria del 2024 nei Paesi Ocse, con cifre aggiornate al 30 luglio 2!)25. Gli scarsi investimenti sulla sanità ricadono inevitabilmente sui cittadini. Corne sottolinea Gimhe. intatti, nel 2024 ben 5ß milioni di persone sono state costrette a rinunciare alle cure per motivi economici: parliamo di quasi un italiano su dieci. Tornando al confronto con i Paesi Ocse, i 13 di questi viene destinata alla sanità una quota del Pii superiore rispetto a quella italiana: il divario dal +4,3% della Germania (al 10,6% del Pii) al +0,1% del Portogallo. Sul fronte della spesa sanitaria pubblica prò-capite, in Italia siamo a quota 3,835 dollari, contro i 4.625 dollari della media Ocse e i 4.689 della media europe a. Ci freche portano Cimbe a chiedere al governo di "pianificare un progressivo rilancio elei finanziamento pubblico della sanità", senza però "trasformare il tema in scontro politico". ALLATTACCO Ma lo scontro politico è già partito, come sempre in questi casi. Il Pd parla di "rischiù collasso" per il Servizio sanitario nazionale: la responsabile Salute dem. Marina Sereni, si dice II confronto L'analisi di Gimbe evidenzia che spendiamo il 6,3% del Pii in Salute II 4,3% in meno della Germania pronta a raccogliere l'appello alla politica della Fondazione Gimbe, dando la sua disponibilità a discutere con il governo e con la maggioranza, dicendosi pera pronta "a fare una dura battaglia di opposizione se sentiremo la destra ancora una volta parlare di finanziamento record per la sanità". I dad di Cimbe fanno lanciare l'allarme anche a 1 l'An a ao Assomed. sindacato dei medici ospedalieri che chiede "misure immediate" di fronte a cifre che dimostrano "che la situazione degli investimenti in sanità è grave". Per i medici è necessario mettere in campo "soluzioni e misure urgenti. immediate, per arrestare l'emorragìa di medici che abbandona no gli ospedali ".come spiega il segretario nazionale. Pierino Di Silverio. Un confronto necessario, in vista della manovra. -tit_org- Fanalino di coda nel G7 L'Italia non investe in Sanità Fanalino di coda nel G7 L'Italia non investe in Sanità -sec_org- tp:writer§§ STEFANO RIZZUTI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091701975403949.PDF §---§ title§§ Festa nazionale della sanita ' link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702926508200.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "NUOVO MOLISE" del 17 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-17T08:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702926508200.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702926508200.PDF', 'title': 'NUOVO MOLISE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702926508200.PDF tp:ocr§§ LA FESTA NAZIONALE DELLA SANITA' Da domani ino a sabato 20 la Festa provinciale del Pd dell’Aquila ospiterà la Festa nazionale della sanità. “Accanto alle centinaia di iniziative e dibattiti svolti nelle feste di tutta Italia, abbiamo voluto un appuntamento nazionale dedicato a quello che è un tema prioritario dell’agenda politica del Partito democratico”, ha commentato Marina Sereni, responsabile Salute e Sanità nella segreteria nazionale del Pd. “Abbiamo accolto molto volentieri l’invito del Pd della Federazione dell’Aquila, che ringrazio, a ospitare questo appuntamento anche perché si tratta di un territorio, un’area interna, che rappresenta la vittima per eccellenza del de inanziamento e della privatizzazione strisciante della Sanità messi in atto dal governo Meloni e da quello regionale di Marco Marsilio”, ha aggiunto Sereni. “Saranno tre giorni di incontri e dibattiti - si legge in una nota dem - su alcune delle questioni cruciali per la difesa e il rilancio della Sanità pubblica, come i divari territoriali, l’integrazione socio assistenziale e la non autosuf icienza, con un focus sulla medicina di genere”. Tante e tanti gli ospiti, locali e nazionali tra cui Marina Sereni, Michela Di Biase, Michele Fina, Marco Furfaro, Roberta Mori, Livia Turco, Alessandro Barattoni, Paola Boldrini, Serenella Caravella, Nino Cartabellotta, Antonella Cazzato, Eva Fascetti, Flavia Franconi, Cristiano Gori, Isabella Mori, Roberta Mori, Silvio Paolucci, Massimo Prosperococco, Anna Romano ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Festa nazionale della sanita ' -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702926508200.PDF §---§ title§§ Sono state le spese pazze a inguaiare petracca link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702927008201.PDF description§§

Estratto da pag. 2 di "NUOVO MOLISE" del 17 Sep 2025

Il governatore del molise ha spiegato che le fatture non pagate al responsible riguardano «prestazioni rese oltre il budget a pazienti residenti, non classi ? cabili né come prestazioni ad alta complessità, né salvavita» per 35milioni di euro. intanto la asrem viene bocciata dal ministero per i livelli essenziali di assistenza (lea)

pubDate§§ 2025-09-17T08:06:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702927008201.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702927008201.PDF', 'title': 'NUOVO MOLISE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702927008201.PDF tp:ocr§§ LE VERITA' DI ROBERTI SULLE SOMME PRETESE DALLA REGIONE SONO STATE LE SPESE PAZZE A INGUAIARE PETRACCA Il governatore del Molise ha spiegato che le fatture non pagate al Responsible riguardano «prestazioni rese oltre il budget a pazienti residenti, non classificabili né come prestazioni ad alta complessità, né salvavita» per 35milioni di euro. Intanto la Asrem viene bocciata dal Ministero per i Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) La seduta di ieri del consiglio regionale del Molise è stata caratterizzata per lunghi tratti dalle questioni relative alla sanità. Nel corso dei lavori è stato affrontato anche l’argomento dei rapporti con le strutture private convenzionate, tra cui il Responsible Hospital di Campobasso. E su questo tema è intervenuto il presidente della Regione, Fancesco Roberti. Per quanto riguarda alcune somme del fatturato non ancora liquidate dalla Regione alla struttura sanitaria il governatore ha spiegato il perché. “Negli anni 2021 e 2022 - ha detto - la quota inevasa riguarda le prestazioni rese oltre il budget a pazienti residenti, non classi icabili né come prestazioni ad alta complessità, né salvavita. Se il Responsible continua a produrre 35 milioni mln di euro per interventi che potrebbero fare i nostri ospedali - ha aggiunto - rischiamo di avere gli ospedali aperti e di pagare il privato. In questa maniera il Sistema sanitario fallisce”. Su proposta del presidente Quintino Pallante, l’Aula ha iscritto al primo punto dell’ordine del giorno una mozione condivisa da maggioranza e opposizione a sostegno dei 17 lavoratori della mensa del Responsible Hospital (ex Cattolica) rimasti senza occupazione dopo la scadenza del contratto con la cooperativa Eraclya. Il servizio, af idato a una nuova società che ha scelto di fornire pasti preconfezionati da fuori regione, ha lasciato senza impiego il personale storico. La mozione impegna il presidente della Regione Francesco Roberti a convocare con urgenza un tavolo istituzionale con Responsible, la Struttura commissariale, i sindacati e i lavoratori per garantire la salvaguardia occupazionale e a riferire in Aula sull’esito della trattativa. L’atto, emendato dopo gli interventi di Gravina, Primiani, Romano, Salvatore, Greco, Fanelli e dello stesso Roberti, è stato approvato all’unanimità. LA MOBILITAZIONE PER SALVARE L’OSPEDALE DI AGNONE Riteniamo fondamentale fare fronte comune per difendere un presidio sanitario strategico per tutto il territorio molisano. L’ospedale di Agnone rappresenta un punto di riferimento essenziale per le comunità dell’Alto Molise e delle aree interne, e non possiamo permettere che venga smantellato o depotenziato come riportato nel Pos 2025-2027”. Così Andrea Greco, capogruppo del M5S in Consiglio regionale, annunciando un incontro pubblico sulla sanità in programma domani, alle 17 al Teatro Italo Argentino di Agnone. “La sanità pubblica è sotto attacco e i cittadini delle aree periferiche rischiano di essere lasciati senza servizi essenziali. Per questo motivo abbiamo deciso di promuovere un momento di confronto aperto e trasparente con la cittadinanza, i sindaci e tutte le autorità del territorio”, ha aggiunto Greco, precisando che all’iniziativa parteciperanno anche i colleghi Angelo Primiani e Massimo Romano.”Invitiamo tutti i sindaci, le autorità locali, le associazioni e i rappresentanti politici del territorio a partecipare attivamente. La presenza delle istituzioni locali sarà determinante per elaborare una strategia comune ed ef icace”, ha sottolineato l’esponente M5S.”Non possiamo rimanere inermi di fronte al progressivo smantellamento della sanità territoriale. È il momento di unire le forze e far sentire la nostra voce per garantire il diritto alla salute anche nelle aree interne del Molise”, ha concluso Greco. MOLISE BOCCIATO PER I LEA Ogni anno il Ministero della Salute valuta l’erogazione delle prestazioni sanitarie - i cosiddetti Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) - che le Regioni devono garantire ai cittadini gratuitamente o attraverso il pagamento di un ticket. “Si tratta di una vera e pro pria “pagella” per i servizi sanitari regionali- afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBEche permette di identi icare Regioni promosse (adempienti), pertanto meritevoli di accedere alla quota di inanziamento premiale, e bocciate (inadempienti)”. Le Regioni inadempienti vengono sottoposte ai Piani di rientro, strumento che prevede uno speci ico af iancamento da parte del Ministero della Salute che può arrivare sino al commissariamento della Regione. Sino al 2019 lo strumento di valutazione era la cosiddetta “Griglia LEA”, che dal 2020 è stata sostituita da 22 indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), sempre suddivisi in tre aree: prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale ed assistenza ospedaliera. Per ciascuna area viene assegnato un punteggio tra 0 e 100 e le Regioni vengono considerate adempienti se raggiungono un punteggio pari o superiore a 60 in ciascuna delle tre aree; con un punteggio inferiore a 60 anche in una sola area la Regione viene classi icata inadempiente. “Considerato che il 2020 è stato caratterizzato dall’emergenza pandemica- precisa il Presidente- il monitoraggio dell’erogazione dei LEA è stato effettuato solo a scopo di valutazione e informazione, senza impatto sulla quota premiale”. A seguito della recente pubblicazione del “Monitoraggio dei LEA attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia” da parte del Ministero della Salute, la Fondazione GIMBE, spiega il Presidente, “ha effettuato alcune analisi sia per confrontare la resilienza dei servizi sanitari regionali nell’anno dello scoppio della pandemia, sia per valutare le differenze tra le Regioni del Nord, colpite con violenza dalla prima ondata, e quelle del Sud, di fatto risparmiate da tale impatto grazie al prolungato lockdown della primavera 2020”. Adempimenti LEA 2020. Solo 11 Regioni risultano adempienti: Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Provincia Autonoma di Trento, Puglia, Toscana, Umbria, Veneto. Le altre 10 sono inadempienti: Abruzzo, Liguria, Molise e Sicilia con un punteggio insuf iciente in una sola area; Basilicata, Campania, Provincia Autonoma di Bolzano, Sardegna, Valle D’Aosta con un punteggio insuf iciente in due aree; la Calabria insuf iciente in tutte le tre aree. “Nonostante il maggior impatto della prima ondata pandemica nel Nord del Paese- commenta il Presidente- anche la nuova “pagella” conferma sia il gap Nord-Sud, visto che solo la Puglia si trova tra le 10 Regioni adempienti, sia le condizioni estremamente critiche della sanità in Calabria”. Interessante notare che se alcune Regioni occupano posizioni simili nelle tre aree, documentando livelli omogenei di adempimento/non adempimento, per altre esiste un’importante variabilità delle performance tra le aree. In particolare, alcune Regioni si collocano in posizioni identiche nelle tre aree (Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio). Viceversa, altre Regioni occupano posizioni molto diverse nelle tre aree. Ad esempio, l’Umbria è in prima posizione per la prevenzione, in dodicesima per l’area distrettuale e in undicesima per quella ospedaliera; la Liguria in settima posizione per l’area distrettuale, in quattordicesima per quella ospedaliera e in diciannovesima per la prevenzione; la Lombardia è in terza posizione per l’area distrettuale, in quinta per quella ospedaliera e in quattordicesima per la prevenzione; la Provincia autonoma di Trento è in prima posizione per l’area ospedaliera, in terza per la prevenzione e in decima per l’area distrettuale. Considerato che il Ministero della Salute non sintetizza in un punteggio unico la valutazione degli adempimenti LEA, la Fondazione GIMBE ha elaborato una classi ica di Regioni e Province autonome sommando i punteggi ottenuti nelle tre aree e riportando i risultati in ordine decrescente suddivisi in quartili. “Rispetto all’essere adempiente/inadempientecommenta Cartabellotta- il punteggio totale enfatizza ulteriormente il gap Nord-Sud: infatti, nei primi due quartili si trovano 7 Regioni del Nord, 3 del Centro e nessuna del Sud, mentre nell’ultimo quartile, eccetto la Provincia Autonoma di Bolzano, tutte le Regioni sono del Sud”. Gap 2019-2020. Considerato che il NSG è in sperimentazione dal 2016, la Fondazione GIMBE ha analizzato le differenze tra gli adempimenti 2020 e quelli 2019, al ine di valutare l’impatto della pandemia sui punteggi totali delle Regioni, oltre che sui tre macrolivelli assistenziali. Rispetto al 2019, nel 2020 i punteggi totali sono peggiorati in tutte le Regioni - fatta eccezione per la Provincia Autonoma di Trento e la Valle d’Aosta - dimostrando che la pandemia ha rappresentato un forte “stress test” per la sanità italiana. Tuttavia, tra le Regioni che hanno sperimentato una prima ondata molto violenta, il gap 2019-2020 è molto contenuto (35 punti). D’altro canto, 7 delle 11 Regioni con gap superiore a 20 punti si trovano al Sud, di fatto risparmiato dalla prima ondata. “Questi dati- spiega il Presidenteconfermano che la resilienza alla pandemia dei servizi sanitari regionali e la capacità di erogare le prestazioni essenziali nel 2020 sono state condizionate (in positivo) più dalle performance 2019 che (in negativo) dall’impatto della prima ondata”. Relativamente all’impatto della pandemia sui tre macro-livelli assistenziali, considerando tutto il territorio nazionale, il gap massimo tra il 2020 e il 2019 si registra nell’area della prevenzione (-263 punti), quindi in quella ospedaliera (-150 punti); al contrario l’area distrettuale nel 2020 fa rilevare un lieve miglioramento (+5 punti). “Il crollo della prevenzione- spiega il Presidente- è l’inevitabile conseguenza sia degli esigui investimenti in quest’area, sia del fatto che il personale già limitato in forza ai dipartimenti di prevenzione è stato impiegato in prima linea nella gestione dell’emergenza pandemica. Il lancio della nuova “pagella”- conclude Cartabellottaproprio nell’anno della pandemia restituisce risultati inevitabilmente condizionati dalla gestione dell’emergenza Covid-19. Tuttavia, dalle nostre analisi emergono tre elementi fondamentali. Innanzitutto, il gap Nord-Sud non si è ridotto nonostante molte Regioni del Nord siano state colpite in maniera drammatica dalla prima ondata e, al tempo stesso, quelle del Sud siano state risparmiate grazie al lockdown; in secondo luogo, le Regioni settentrionali più colpite dalla pandemia hanno mostrato una differente resilienza, inevitabilmente condizionata dalla qualità del servizio sanitario regionale prepandemia; in ine, la “sorella povera” della sanità, ovvero la prevenzione, è stata quella che ha pagato il conto più salato, in termini di erogazione di prestazioni essenziali”. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sono state le spese pazze a inguaiare petracca -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702927008201.PDF §---§ title§§ Sanità, l'Italia ultima del G7 e fanalino di coda in Europa link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091701662704774.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA" del 17 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-17T03:02:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091701662704774.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091701662704774.PDF', 'title': "QUOTIDIANO DEL SUD L'ALTRA VOCE DELL' ITALIA"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091701662704774.PDF tp:ocr§§ Sanità, l’Italia ultima del G7 e fanalino di coda in Europa Spesa pubblica al 6,3% del Pil nel 2024 con una media Ocse al 7,1% di GIOVANNA GUECI ltimi tra i Paesi del G7, 14esimi in Europa. La spesa sanitaria pubblica in Italia resta troppo bassa - il 6,3% del Pil nel 2024 (la media Ocse è del 7,1%, quella europea del 6,9%) - e soprattutto in costante decrescita. Il nostro Paese è ultimo tra quelli del G7 e 14° tra i 27 Paesi europei dell’area OCSE per spesa pro-capite, con un gap di 43 miliardi. Di fatto, un’Italia prima tra i paesi poveri, che precede in classifica solo alcuni paesi dell’Est e dell’Europa Meridionale. Nel 2024, la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è di $ 3.835, un valore nettamente inferiore sia alla media OCSE ($ 4.625), con una differenza di $ 790, che alla media dei paesi europei ($ 4.689), con una differenza di $ 854. E con ben 13 paesi tra gli Stati Ue che investono più dell’Italia: dai +$ 58 della Spagna ($ 3.893) ai +$ 4.245 della Germania ($ 8.080). I dati, alla vigilia della discussione sulla Legge di Bilancio 2026, sono quelli analizzati dalla Fondazione GIMBE, che mette in evidenza ancora una volta il costo pagato dai cittadini tra liste d’attesa ingestibili, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disparità territoriali e la necessità sempre U più frequente o di pagare di tasca propria visite e prestazioni, o di rinunciare alle cure, come sono stati costretti a fare, nel 2024, 5,8 milioni di persone (1 su 10). «Il sottofinanziamento pubblico della sanità italiana – sostiene Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – è ormai una questione strutturale che sta mettendo in grandi difficoltà tutte le Regioni, sempre più in affanno nel garantire i livelli essenziali di assistenza mantenendo in ordine i bilanci. E oggi il conto più salato di queste scelte miopi lo pagano anzitutto i cittadini». In realtà, fino al 2011, la spesa sanitaria pro-capite in Italia era allineata alla media europea; poi, per effetto di tagli e definanziamenti da parte di tutti i Governi, il divario si è progressivamente ampliato, raggiungendo i $ 430 nel 2019. La forbice si è allargata ancora durante la pandemia, quando gli altri paesi hanno investito molto più dell’Italia. «L’entità di questo progressivo definanziamento – commenta ancora Cartabellotta – è imponente: al cambio corrente dollaro/euro il gap pro-capite nel 2024 ha raggiunto 729 euro. Applicato all’intera popolazione residente, un divario complessivo di 43 miliardi. Una erosione progressiva di risorse pubbliche al SSN che, soprattutto dopo la pandemia, è sempre più in affanno». L’arretramento costante rispetto ai Paesi del G7 parla chiaro, non solo per i $ 3.835 di spesa pro-capite contro i $ 8.080 della Germania. Ma anche per quanto riguarda, per esempio, il Regno Unito, che condivide con l’Italia un modello sanitario universalistico e che se fino al 2019 ha registrato una crescita modesta, a partire dalla pandemia ha aumentato in modo consistente la spesa pubblica, superando in soli cinque anni Canada e Giappone e posizionandosi poco al di sotto della Francia. «Con l’avvio dei lavori sulla Legge di Bilancio 2026 – conclude Cartabellotta – è proprio dall’impietoso confronto con gli altri Paesi europei e del G7 che bisogna ripartire. Da quel divario imponente frutto di una visione arrendevole che ha dimenticato un principio fondamentale: la salute delle persone non è solo un diritto fondamentale, ma anche una leva di sviluppo economico e della tenuta sociale del Paese. Ecco perché la Fondazione GIMBE si appella al Governo e al Parlamento affinché prendano atto dell’enorme e crescente divario strutturale rispetto agli altri Paesi avanzati, senza trasformare il tema in scontro politico. È urgente pianificare un progressivo rilancio del finanziamento pubblico della sanità: non per risalire le classifiche internazionali, ma per restituire forza e dignità al SSN e garantire a tutte le persone, ovunque vivano e a prescindere dal loro reddito, l’inalienabile diritto alla tutela della salute sancito dalla Costituzione. Perché se non investiamo sulla salute, pagheremo tutto con gli interessi: in disuguaglianze, malattia, impoverimento e perdita di futuro». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Trend spesa pubblica pro-capite 2008-2024 nei Paesi del G7 Image: -tit_org- Sanità, l’Italia ultima del G7 e fanalino di coda in Europa -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091701662704774.PDF §---§ title§§ Sanità: più assunzioni, benefici fiscali e incentivi a medici e infermieri link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702115900250.PDF description§§

Estratto da pag. 4 di "SOLE 24 ORE" del 17 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-17T00:17:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702115900250.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702115900250.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702115900250.PDF tp:ocr§§ Sanità: più assunzioni, benefici fiscali e incentivi a medici e infermieri Le misure per la salute Obiettivo: superare il tetto di spesa e defiscalizzare l’indennità dei dottori Servirebbero almeno 3 miliardi per mettere a terra tutte le misure a cui stanno lavorando i tecnici del ministero della Salute per l’imminente legge di bilancio, ma già arrivare a 2 miliardi - l’asticella indicata dal ministro Schillaci al collega al Mef Giorgetti questa estate - sarebbe un «buon risultato». Insomma la caccia alle risorse è definitivamente partita, ma l’esito ancora non si conosce. Di sicuro c’è solo che la gran parte delle risorse che si troveranno per questa voce così sensibile per i cittadini saranno dedicate al personale sanitario: serviranno ad attrarre nuovi medici e infermieri e per evitare che fuggano dagli ospedali pubblici quelli che già ci lavorano. Le priorità - a cui saranno destinati 1-1,5 miliardi se si ci saranno almeno 2 miliardi di dote - sono innanzitutto le assunzioni e poi gli incentivi, compresi quelli fiscali, per rendere più pesante la busta paga dei sanitari. Sul primo fronte si stanno studiando due strade: la prima, quella ideale, prevede finalmente il superamento del tetto di spesa sulle assunzioni con la messa a regime del meccanismo del fabbisogno del personale calcolato con un algoritmo a cui aveva lavorato a lungo l’Agenas (l’Agenzia sanitaria per i servizi regionali) e finora rimasto nei cassetti, in alternativa si ritoccherebbe ancora il tetto di spesa (l’ipotesi è di un 5%). Sul fronte degli incentivi ci sono un ventaglio di possibili interventi: per i medici si proverà di nuovo a riproporre, dopo il tentativo andato a vuoto dell’anno scorso, la defiscalizzazione dell’indennità di specificità (che vale circa 800 euro) al 15 per cento o in alternativa un suo possibile aumento. Per gli infermieri, che sono l’emergenza numero uno (ne mancano almeno 70 mila), si punta ad aumentare l’indennità di specificità almeno raddoppiandola (oggi vale circa 80 euro), ma tra gli incentivi allo studio c’è anche quella di rendere finalmente semplice e accessibile la libera professione anche per gli infermieri del Ssn, come nel caso dell’intramoenia dei medici. Si studiano anche benefit di welfare per rendere più attrattiva una professione da cui i giovani fuggono (all’ultimo test di ammissione c’erano più posti che candidati) con l’obiettivo di far sì che lo stipendio di un infermiere con una laurea 3+2 presto partiranno 3 nuove lauree magistrali - si avvicini quasi a quello di un giovane medico. In futuro dopo la manovra - l’obiettivo, non facile, è far uscire la contrattazione del personale sanitario dal perimetro del resto del pubblico impiego proprio per darle strumenti maggiormente flessibili. Oltre al personale sanitario il ministro Schillaci proverà anche a mettere sul piatto altri 500 milioni per i Drg (dopo il miliardo dell’anno scorso) e cioè le tariffe di rimborso dei ricoveri che non sono più aggiornate ai costi attuali. In pista anche 80-100 milioni per finanziare l’ultimo piano nazionale sulla salute mentale, mentre si punta a trovare 300 milioni per finanziare il nuovo Piano sanitario nazionale che manca da oltre 16 anni. I tecnici vorrebbero trovare anche più risorse possibili per rifinanziare le tariffe dei rimborsi della specialistica ambulatoriale (visite ed esami) che hanno visto la levata di scudi di laboratori e strutture private. Servono anche le risorse infrastrutturali (ex articolo 20) per fare i lavori negli ospedali per consentire di montare le 3.100 nuove apparecchiature (tac, risonanze, ecc.) finanziate dal Pnrr. Ieri la Fondazione Gimbe ha sottolineato come con la spesa sanitaria pubblica ferma al 6,3% sul Pil nel 2024 l’Italia si colloca al 14esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. Un quadro critico a fronte del quale i medici ospedalieri di Anaao Assomed chiedono «misure immediate» ed il Pd annuncia una «opposizione dura». In vista proprio della legge di bilancio 2026. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: 6,3% spesa sanitaria su pil Secondo Gimbe, Nel 2024, la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta al 6,3% del Pil, sotto sia la media Ocse (7,1%) che quella europea (6,9%) Per gli infermieri del Ssn si vuole rendere effettiva la possibilità di fare anche l’attività in libera professione Image: -tit_org- Sanità: più assunzioni, benefici fiscali e incentivi a medici e infermieri -sec_org- tp:writer§§ Marzio Bartoloni guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091702115900250.PDF §---§ title§§ Spesa in sanità pubblica molto sotto la media Ue link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703139006337.PDF description§§

Estratto da pag. 6 di "T QUOTIDIANO" del 17 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-17T04:28:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703139006337.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703139006337.PDF', 'title': 'T QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703139006337.PDF tp:ocr§§ Spesa in sanità pubblica molto sotto la media Ue Nel 2024 la spesa sanitaria pubblica pro capite in Italia si attesta a 3.835 dollari, un valore nettamente inferiore sia alla media Ocse (4.625 dollari) con una differenza di 790 dollari, sia soprattutto alla media dei Paesi europei (4.689 dollari) con una differenza di 854 dollari. Tra gli Stati Ue, sono 13 i Paesi che investono più dell’Italia: si va dai 58 dollari della Spagna (3.893) ai 4.245 della Germania. «Di fatto in Europa - commenta il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta - per spesa pubblica pro-capite l’Italia è prima tra i Paesi poveri: precede solo alcuni Paesi dell’Est e dell’Europa Meridionale, visto che Repubblica Ceca, Slovenia e Spagna investono più di noi». L’Italia inoltre è ultima tra i Paesi del G7. In rapporto al Pil, la spesa sanitaria pubblica in Italia si attesta al 6,3%, un valore nettamente inferiore sia alla media Ocse (7,1%) che a quella europea (6,9%). «Il governo Meloni ha scelto di non investire nella sanità, trattando la salute come un costo e non come un investimento. Così si condanna il sistema a un lento declino, mentre altri Paesi hanno rilanciato con decisione dopo la pandemia», afferma la senatrice del Pd Beatrice Lorenzin. «Senza un aumento stabile dei fondi, non sarà più possibile garantire cure tempestive neppure nelle regioni più virtuose. La salute non può restare la grande assente dell’agenda del governo», conclude Lorenzin. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Spesa in sanità pubblica molto sotto la media Ue -sec_org- tp:writer§§ REDAZIONE guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703139006337.PDF §---§ title§§ L'emergenza sottovalutata del fumo precoce = Fumo, boom tra i giovani (si inizia a 11 anni) un'emergenza sottovalutata dallo stato link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703164806647.PDF description§§

Estratto da pag. 13 di "AVVENIRE" del 17 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-17T04:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703164806647.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703164806647.PDF', 'title': 'AVVENIRE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703164806647.PDF tp:ocr§§ DAGLI 11 ANNI L’emergenza sottovalutata del fumo precoce Aumentano i danni diretti e indotti. E le sigarette elettroniche non aiutano affatto FUMO, BOOM TRA I GIOVANI (SI INIZIA A 11 ANNI) UN’EMERGENZA SOTTOVALUTATA DALLO STATO Il fumo da tabacco ha reclutato nuovi dipendenti soprattutto fra i giovani. Si inizia a fumare a 11 anni. A pagina 13 I l fumo da tabacco ha reclutato, dopo il Covid-19, nuovi dipendenti soprattutto fra i giovani. Nella fascia d’età adolescenziale si inizia a fumare all’età di 11 anni. I fumatori hanno superato in Italia gli 11 milioni di persone determinando un enorme carico di lavoro per il Servizio sanitario nazionale (Ssn), essendo il fumo da tabacco un fattore di rischio per ben 27 malattie. Si pensa infatti normalmente al tumore del polmone e si dimenticano molte altre malattie cardiovascolari, visive e altre ancora, inclusa l’artrite reumatoide. Si erano riposte speranze nelle cosiddette sigarette elettroniche e nelle sigarette che non bruciano, ma conosceremo i risultati solo fra qualche decennio. Per ora sappiamo che non eliminano le sigarette ma inducono dipendenza, perché contengono nicotina e, fra l’altro, danneggiano i polmoni, creando forme di polmonite non infettiva. Purtroppo, senza alcun controllo da parte dei ministeri competenti, sono entrati nelle tabaccherie alcuni preparati gustosi che contengono nicotina. Sono accompagnati da un foglietto illustrativo che richiede di tenere il prodotto lontano dai bambini e avverte che è controindicato per chi è affetto da ipertensione o da malattie cardiovascolari. Sembrerebbe un farmaco, ma tutti lo possono comperare senza prescrizione. Come è possibile? Dove sono i controlli? Sono prodotti che devono essere eliminati subito! Se guardiamo all’orizzonte del fenomeno fumo, ci accorgiamo che una situazione così negativa per la salute privata e pubblica non interessa a nessuno, e tanto meno ai nostri governi, che si limitano a riscuotere circa 15 miliardi di euro in tasse, ignorando le enormi spese che deve affrontare il Ssn per prendersi cura delle malattie dei fumatori. Non possiamo perciò non avere interesse per fare in modo che il fumo nuoccia il meno possibile alla salute. Da questo punto di vista occorre considerare che la libertà di farsi del male ha un limite, ovvero quando ciò si estende a un danno per gli altri. Vediamo quindi cosa dovrebbe fare lo Stato per diminuire i danni personali e collettivi creati dal fumo e dai suoi derivati. Anzitutto occorre potenziare gli screening per i tumori, sollecitando i fumatori a sottoporsi a controlli, nel loro interesse. Quanto prima ci si accorge della presenza di un tumore, tanto più efficaci tendono a essere gli interventi. Si dovrebbero invitare i fumatori a rivolgersi ai Sert, servizi per le tossicodipendenze dove ricevere informazioni e indicazioni per liberarsi dalla schiavitù della nicotina. Ma sappiamo chi sono i fumatori? Le Ats conoscono quanti sono e chi sono? Normalmente neanche i medici di medicina generale lo sanno. Ecco un primo suggerimento. In ogni Comune piccolo o grande che sia dovrebbero essere noti i fumatori per aiutarli a smettere il più presto possibile. In particolare, si dovrebbero fare controlli sui minorenni che, nonostante la proibizione da parte delle leggi, trovano il modo di avere a disposizione le sigarette o i prodotti derivati. La legge Sirchia è stata fondamentale per evitare il fumo passivo, vietando di fumare al chiuso. Tuttavia il fumo passivo è ancora presente e dovrebbe essere abolito attraverso adeguati controlli e multe. Perché passeggiando per la strada devo respirare il fumo dei fumatori? Perché lo devo subire nei parchi, nelle spiagge, sotto gli ombrelloni, nei ristoranti all’aperto o quando attendo un mezzo pubblico? È così difficile fare una legge per proibire il fumo passivo anziché aspettare un regolamento da parte dei singoli Comuni? Un’altra possibilità è adeguare il prezzo delle sigarette al livello internazionale. In Italia un pacchetto di 20 sigarette costa al massimo 5 euro, mentre in Francia ne costa 12 e in Austral ia quasi 20. I politici hanno così tanta paura di perdere voti? L’aumento del prezzo farebbe diminuire i consumi e aumentare gli introiti delle tasse. Un altro modo per scoraggiare l’impiego delle sigarette è stampare a grandi caratteri: “Questo prodotto determina cancro”. Come pure scrivere sui distributori automatici di sigarette: “Qui si vende cancro!”. Ancora, non dimentichiamo che si utilizzano circa 18.000 ettari di terreno per coltivare tabacco sottraendo terreno alla forestazione per poi lamentarci per il cambiamento del clima. Perché non incentivare il cambiamento di coltura, ad esempio, privilegiando le piantagioni di ulivi? Sarebbe importante orientare il mercato verso prodotti che inducono salute anziché malattie. Non solo, oggi attraverso i progressi delle biotecnologie genetiche potrebbe essere possibile coltivare tabacco che non contiene nicotina. Sarebbe un grande vantaggio perché sarebbe possibile smettere facilmente senza passare attraverso tutte le difficoltà dell’astinenza. Infine, non dimentichiamo un altro danno generalizzato indotto dal fumo. Ogni anno si bruciano circa 50 miliardi di sigarette. Si pensi alla quantità di sostanze cancerogene, infiammatorie e irritanti che entrano nell’atmosfera e che alla fine tutti noi respiriamo, con danni alla salute. E ancora, 50 miliardi di mozziconi cadono sul terreno, e i prodotti tossici finiscono nell’acqua e nel cibo. Questi suggerimenti provengono dal buon senso e sarebbero in armonia con i dettami della nostra Costituzione. È veramente triste constatare che i Governi su questo tema non rispettano la Costituzione. Fondatore e Presidente Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri Irccs ---End text--- Author: SILVIO GARATTINI Heading: Highlight: Image: -tit_org- L'emergenza sottovalutata del fumo precoce Fumo, boom tra i giovani (si inizia a 11 anni) un’emergenza sottovalutata dallo stato -sec_org- tp:writer§§ Silvio Garattini guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703164806647.PDF §---§ title§§ Sanità: Ddl AI, la nuova era dei dati Oggi l'incontro link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703166106644.PDF description§§

Estratto da pag. 41 di "CORRIERE DELLA SERA" del 17 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-17T04:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703166106644.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703166106644.PDF', 'title': 'CORRIERE DELLA SERA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703166106644.PDF tp:ocr§§ Sanità: Ddl AI, la nuova era dei dati Oggi l’incontro Aindo-Corriere È possibile utilizzare i dati sanitari in un modo efficace, senza compromettere la sicurezza e la privacy dei cittadini? L’interrogativo sarà al centro del convegno «Ddl AI: verso una nuova era della gestione dei dati sanitari» organizzato da Aindo e in programma oggi alle ore 16, a palazzo Giustiniani a Roma, previsto anche in diretta streaming sul sito del «Corriere». La cornice è il nuovo scenario normativo che si apre con il recente Disegno di legge sull’intelligenza artificiale, che introduce importanti novità sull’utilizzo dei dati sanitari per finalità di ricerca, prevenzione e cura. Al dibattito prenderanno parte tra gli altri Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato, Federico Freni, sottosegretario di Stato all’Economia e alle Finanze, e Marcello Gemmato, sottosegretario di Stato alla Salute. Presenti anche i rappresentanti delle autorità regolatorie e delle agenzie, come Aifa e Agenas, delle autorità garanti per la protezione dei dati, oltre al presidente di Farmindustria, Marcello Cattani. Chiara Galletti © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Chiara Galletti Heading: Aindo-Corriere Highlight: Image: -tit_org- Sanità: Ddl AI, la nuova era dei dati Oggi l’incontro -sec_org- tp:writer§§ Chiara Galletti guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703166106644.PDF §---§ title§§ Intervista a Stefano Barone - "Puntare su sanità pubblica di qualità Italia ancora indietro, infermieri al centro" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703165106646.PDF description§§

Estratto da pag. 10 di "L'IDENTITÀ" del 17 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-17T04:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703165106646.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703165106646.PDF', 'title': "L'IDENTITÀ"} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703165106646.PDF tp:ocr§§ “Puntare su sanità pubblica di qualità Italia ancora indietro, infermieri al centro” L INTERVISTA A STEFANO BARONE, NURSIND-SINDACATO INFERMIERI N urSind è uno dei principali sindacati infermieristici in Italia e da anni opera sul territorio nazionale per tutelare i diritti e le istanze della figura dell’infermiere e contribuire con dialogo istituzionale e proposte al miglioramento delle condizioni di lavoro della professione. Ne abbiamo parlato con il membro della direzione nazionale e segretario territoriale Nursind Roma, Stefano Barone, che ha anche fatto il punto della situazione sulla sanità pubblica italiana, approfondendo criticità e prospettive, e proponendo soluzioni per la difesa e il rilancio del personale infermieristico. Stefano Barone, partiamo dal regionale. Negli ultimi anni si è parlato spesso di carenza di personale infermieristico negli ospedali di Roma e del territorio del Lazio. Quali sono le cause principali di questa situazione e quali soluzioni propone Nursind per affrontarla concretamente? “Guardi, la carenza di infermieri è il frutto di anni di blocco del turnover, scelte politiche sbagliate e mancanza di programmazione. A questo si aggiungono condizioni di lavoro insostenibili e stipendi poco attrattivi, che spingono molti professionisti a lasciare il sistema pubblico o a trasferirsi all’estero. Come Nursind, chiediamo un piano straordinario di assunzioni, incentivi economici reali e la creazione di condizioni che rendano la professione nuovamente attrattiva”. In Italia, si parla e propone da tempo di riformare il sistema dell’emergenza-urgenza, anche attraverso la creazione di presidi territoriali alternativi al Pronto soccorso. Qual è la posizione di Nursind su questi modelli e ritiene che possano alleggerire il carico degli ospedali? “Siamo favorevoli, ma con una condizione: che non siano solo progetti sulla carta. Servono risorse, personale e organizzazione. Se ben realizzati, questi presidi possono alleggerire la pressione sugli ospedali e ridurre l’ingolfamento dei Pronto soccorso. Se invece vengono creati senza programmazione, rischiano solo di scaricare ulteriori responsabilità sugli infermieri”. Uno dei temi più discussi a livello nazionale è il riconoscimento del ruolo e delle competenze avanzate degli infermieri. A che punto siamo nel nostro Paese rispetto ad altre nazioni europee, e quali riforme auspicate a livello legislativo? “L’Italia è indietro: in molti Paesi europei esistono figure riconosciute come l’infermiere di pratica clinica avanzata, con competenze autonome e ruoli specialistici. Qui, invece, la professione rimane bloccata da resistenze e vincoli normativi. Nursind chiede una riforma legislativa che riconosca le competenze avanzate e permetta agli infermieri di assumere ruoli specialistici, migliorando l’efficienza del sistema e la qualità dell’assistenza. Barone, numerosi infermieri lamentano condizioni di lavoro sempre più stressanti e retribuzioni non adeguate alle responsabilità richieste. Che iniziative sta portando avanti il Nursind a livello nazionale per migliorare il trattamento economico e contrattuale? “Come Nursind ci battiamo per un contratto che non si limiti a piccoli aumenti simbolici, ma che riconosca il reale peso delle responsabilità infermieristiche. Vogliamo indennità adeguate, la revisione del sistema dell’esclusività e percorsi di carriera che fermino la fuga di professionisti. Abbiamo sempre portato queste richieste ai tavoli di contrattazione e continueremo a farlo, anche con la mobilitazione se necessario. Quali sono le principali richieste che Nursind intende portare all’attenzione delle istituzioni? E quali priorità dovrebbe avere la sanità pubblica nei prossimi anni? “Le nostre richieste principali sono: un piano straordinario di assunzioni di infermieri; aumenti retributivi concreti e indennità specifiche. Riconoscimento delle competenze avanzate. Sicurezza nei luoghi di lavoro e contrasto alle aggressioni. Potenziamento della rete territoriale per ridurre la pressione sugli ospedali. La priorità deve essere chiara: gar antire una sanità pubblica di qualità e accessibile, mettendo al centro chi ogni giorno la fa funzionare, cioè gli infermieri e tutto il personale sanitario”. ---End text--- Author: MARCO MONTINI Heading: L INTERVISTA A STEFANO BARONE, NURSIND-SINDACATO INFERMIERI Highlight: “La carenza di infermieri è il frutto di anni di blocco del turnover” Image:Stefano Barone, segretario Nursind Roma -tit_org- Intervista a Stefano Barone - “Puntare su sanità pubblica di qualità Italia ancora indietro, infermieri al centro” -sec_org- tp:writer§§ MARCO MONTINI guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703165106646.PDF §---§ title§§ Norme & tributi - Vaccinazione antipolio assolta in Cassazione link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703165006645.PDF description§§

Estratto da pag. 33 di "SOLE 24 ORE" del 17 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-17T04:49:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703165006645.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703165006645.PDF', 'title': 'SOLE 24 ORE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703165006645.PDF tp:ocr§§ Vaccinazione antipolio assolta in Cassazione I giudici: utilizzato dossier su altro farmaco, manca la prova del nesso causale Sanità Non dimostrata la correlazione tra la vaccinazione Salk contro la poliomielite e l’insorgenza di una successiva patologia: ricorso respinto e spese processuali da versare al ministero della Salute. Lo stabilisce la quarta sezione civile della Corte di cassazione con l’ordinanza 25129/2025, rigettando le motivazioni di un sessantenne sardo le cui doglianze erano già approdate davanti ai giudici della Suprema Corte. In primo luogo, spiega la Corte di cassazione, i motivi sono inammissibili perché si risolvono nella richiesta di un riesame di merito che non rientra nelle competenze della cassazione. La relazione stesa dalla Commissione ospedaliera, alla quale secondo il ricorrente la Corte d’appello non avrebbe dato il giusto rilievo, secondo la Corte di cassazione ha solo valore presuntivo. Le presunzioni, però, devono essere gravi, precise, concordanti ma soprattutto plurime potendosi soprassedere sul requisito della pluralità solo in presenza di un fatto con autonomo forte valore di prova. Inoltre, come avevano già stabilito i gradi di merito, la relazione della Commissione era viziata: prendeva infatti in considerazione dati relativi a un vaccino contro la poliomielite, Sabin, diverso da quello inoculato al paziente. Il ricorso odierno, tuttavia, non aveva fornito spiegazioni in tal senso ma solamente reiterato la considerazione secondo cui il verbale della Commissione avrebbe costituito ammissione di colpa da parte del ministero. Eppure, come avevano già dichiarato le Sezioni Unite (sentenza 19129/2023), il principio non è valido. Il verbale della Commissione medica, infatti, non ha valore confessorio e, come ogni atto di pubblico ufficiale, si limita ad attestare fatti avvenuti in sua presenza o da essa stessa compiuti. Diagnosi e manifestazioni di scienza o di opinione sono invece materiale indiziario al vaglio del giudice. Secondo la Corte di legittimità, poi, il giudice d’appello non ha tenuto, come sosteneva invece il ricorrente, un approccio fideistico nei confronti della Consulenza tecnica d’ufficio che esclude il nesso di causalità facendo ampio ricorso alla letteratura scientifica. Argomentazioni che il ricorso non riesce a scalfire. Peraltro, la produzione in grandi quantità del vaccino consente di escludere che solo la dose inoculata fosse in qualche modo correlata all’insorgere di patologie: se altre anomalie si fossero verificate, la letteratura scientifica ne avrebbe dato conto. Secondo la cassazione civile, quindi, l’unico criterio su cui si fonda il ricorso è quello cronologico, non sufficiente per l’inammissibilità dell’argomento post hoc propter hoc. Conclude quindi la Suprema Corte: «Dietro lo schermo della violazione di legge e di numerose disposizioni processuali, il ricorso dissimula la critica a una valutazione difforme rispetto alle aspettative». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Anna Mulassano Heading: Highlight: Il trattamento risaliva al ’59: «In letteratura non evidenze di altri eventi contrari legati a quel lotto» Image: -tit_org- Norme & tributi - Vaccinazione antipolio assolta in Cassazione -sec_org- tp:writer§§ Anna Mulassano guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/17/2025091703165006645.PDF §---§