title§§ Dataroom - Dazi sui farmaci I costi e i rischi = Dazi Usa sui farmaci Minaccia alla salute
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Estratto da pag. 17 di "CORRIERE DELLA SERA" del 15 Sep 2025
pubDate§§ 2025-09-15T03:55:00+00:00
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tp:ocr§§ Dazi sui farmaci I costi e i rischi Dazi Usa sui farmaci Minaccia alla salute DOPO 30 ANNI TRUMP RECEDE DAGLI IMPEGNI WTO SUI MEDICINALI LA DECISIONE PUÒ PORTARE A CARENZE DI FORNITURE MONDIALI QUAL È IL VERO SCOPO DELLA MISURA E CHI ALLA FINE PAGA IL CONTO I farmaci non sono vino o scarpe, dove puoi sempre scegliere il prodotto che costa meno. Se sei ammalato e ti serve una specifica medicina, i dazi mettono a rischio la salute. Ecco chi paga il conto della scelta di Trump di recedere, dopo 30 anni, dagli accordi wto sui medicinali. a pagina 17 U n farmaco non è uguale a un paio di scarpe, una bottiglia di vino o un’automobile, dove puoi sempre scegliere il prodotto che costa meno. Se sei malato e ti serve proprio quel farmaco specifico, o lo compri, o non ti curi. Per questo nel 1995, con l’accordo sulle regole mondiali del commercio, Stati Uniti, Unione europea, Macao, Giappone, Canada, Svizzera e Norvegia si impegnano ad azzerare i dazi sui farmaci. Oggi Trump si tira indietro e dà la colpa all’Europa: «I sistemi sanitari pubblici della Ue ottengono prezzi bassi dalle case farmaceutiche, grazie agli alti margini che fanno sul mercato americano. Stiamo sussidiando il socialismo altrui e quindi bisogna applicare dazi punitivi». Usa-Ue prezzi a confronto Le multinazionali farmaceutiche sono sia americane sia europee, ma gli stessi farmaci quando li vendono sul mercato Usa, secondo l’Istituto di ricerca Rand, costano fino al 422% in più. Esempio simbolo: l’immunoterapico oncologico Keytruda, prodotto dall’americana Merck in Irlanda. Un trattamento annuale negli Stati Uniti costa circa 191 mila dollari a paziente, in Francia circa 91 mila euro, in Italia fra gli 80 e i 90 mila euro. Insulina: farmaco salvavita sintetizzato dall’americana Eli Lilly, dalla danese Novo Nordisk e dalla francese Sanofi. Fino al 2023 il prezzo di listino era sui 300 dollari. Da un paio d’anni il prezzo è sceso a 66 dollari, e a 35 dollari per chi rientra nel programma sanitario per anziani e disabili Medicare. In Italia e Ue è attorno ai 10/20 euro. Il 90% delle prescrizioni negli Usa è per i generici, che in media hanno prezzi del 33% più bassi rispetto ai Paesi Ue, ma poi al banco il paziente americano paga enormemente di più. Prendiamo l’Atorvastatina (cura del colesterolo), 30 capsule: dai 60 ai 120 dollari. La stessa confezione in Italia costa meno di 8 euro. Il Pantoprazolo (cura la gastrite), terapia da un mese: 174 dollari prezzo di listino, in Italia 11 euro. Il Metoprololo (beta-bloccante): 15-35 dollari e non è sempre reperibile ovunque, In Italia 2,95 euro. Perché questa differenza? In Europa sono le agenzie governative a negoziare i prezzi, e i farmaci di fascia A sono in larga parte a carico dei Servizi sanitari nazionali. Negli Usa invece sono i produttori a fissare i listini, e la catena di fornitura è gestita dagli intermediari (Pbm), che negoziano prezzi e condizioni per conto delle assicurazioni, gestiscono i formulari e le richieste di rimborso. Secondo l’indagine Antitrust gonfiano i prezzi lungo la filiera. E alla fine il cittadino quanto paga? Dipende dal tipo di assicurazione che ha stipulato. E chi non è assicurato paga per intero. Il problema dunque non è dell’Europa, ma interno al sistema sanitario americano. Lo stesso discorso vale per i dispostivi medici (pacemaker, impianti cardiaci, sistema robotico, Tac, Risonanze magnetiche, ecc.): i produttori sono sia americani (Medtronic, Abbott, Intuitive Surgical) sia europei (Philips, Siemens, ecc.), ma gli ospedali americani pagano più caro rispetto a quelli europei, che invece passano per le gare pubbliche d’acquisto. In sostanza, come per i farmaci, quando le aziende vendono nei due mercati si adeguano ai rispettivi sistemi sanitari. E se negli Stati Uniti le aziende fanno profitti immensi proprio perché manca il controllo pubblico, sul mercato europeo non ci perdono: ogni anno realizzano guadagni a doppia cifra. Sarebbe utile per il presidente Trump riflettere su un dato: l’aspettativa di vita negli Usa è di 78,4 anni, la media Europea è di
81,5 anni, in Italia 83,4. Invece dal suo punto di vista una raddrizzata al sistema sanitario si fa prima di tutto con i dazi. Ordine esecutivo e minacce A maggio 2025 la Casa Bianca con un ordine esecutivo rilancia l’idea del prezzo «Nazione più favorita»: in sostanza chiede che negli Usa il prezzo dei farmaci sia ancorato al prezzo più basso praticato nei Paesi Ocse comparabili. A fine luglio Trump invia lettere ufficiali ai Ceo di 17 multinazionali farmaceutiche: trasferite la produzione negli Usa per evitare i dazi, collaborate con il governo Usa per aumentare in prezzi nella Ue, e sui nuovi farmaci non offrite prezzi migliori ad altri Paesi rispetto agli Usa. Chi produce cosa Multinazionali statunitensi come Pfizer, Johnson & Johnson, Eli Lilly, Merck, BristolMyers Squibb e AbbVie da anni hanno impianti anche in Europa (Irlanda, Belgio, Germania, Spagna e Italia). Pfizer Italia produce antibiotici a Catania, e ad Ascoli Piceno farmaci antivirali, antinfiammatori e oncologici poi esportati in tutto il mondo (Usa inclusi). Eli Lilly gestisce a Sesto Fiorentino uno dei più grandi impianti biotech per la produzione di insulina: il 98% esportato nel mondo, fra cui gli Usa. La britannica-svedese AstraZeneca ha 11 siti di produzione negli Stati Uniti, la francese Sanofi ha stabilimenti negli Usa, come pure le svizzere Novartis e Roche. Nel 2024 i farmaci sono stati la prima voce dell’export Ue verso gli Usa, per un totale di 127 miliardi di dollari, di cui oltre 10 prodotti da stabilimenti italiani. Mentre l’import dagli Usa pesa per 45,9 miliardi. Secondo l’industria, i farmaci coperti da brevetto tendono a essere prodotti in pochi siti globali (Europa o Usa) poiché replicare gli impianti su due continenti sarebbe inefficiente. Arrivano i dazi Ad agosto l’accordo Usa-Ue fissa un tetto del 15% sui dazi per i farmaci di marca e i dispositivi esportati negli Usa. Un’analisi di Jefferies stima per l’industria farmaceutica costi annui aggiuntivi tra 13 e 19 miliardi di dollari: in parte saranno ammortizzati grazie agli alti margini sul mercato Usa, e in parte scaricati sui consumatori americani. L’entrata a regime di questo 15% dipenderà dall’esito dell’indagine Usa della «Sezione 232» su farmaci e componenti. Quindi una data certa non c’è. Nel frattempo Trump ha ventilato barriere molto più alte (fino al 250%) se nei prossimi mesi le aziende non presenteranno piani di produzione sul territorio americano. Lo hanno già fatto: Roche per 50 miliardi di dollari, Novartis per 23 miliardi, Sanofi per 20 miliardi, Merck per 1 miliardo, e pure Eli Lilly e Johnson & Johnson. Il vero obiettivo A fronte di investimenti enormi e costi del lavoro più alti rispetto all’Europa, venderanno poi agli americani a prezzi più bassi? Gli addetti ai lavori rispondono «no». Nel breve-medio termine le aziende cercheranno eventualmente di ottimizzare: produrre in Usa per gli Usa, in Europa per l’Europa. Un dirigente d’industria sostiene che il tema dei prezzi sarebbe solo fumo negli occhi: il vero obiettivo di Trump è quello di spostare posti di lavoro e gettito fiscale dalla Ue negli Usa. Chi paga il conto? Qualora le aziende decidessero di trasferire linee di produzione dagli stabilimenti Ue negli Stati Uniti per evitare dazi, i prezzi dei farmaci per i pazienti europei cambierebbero? No, e per due ragioni. 1) Nella Ue i prezzi sono fissati da regole e negoziazioni nazionali (Aifa in Italia, Ceps in Francia, BfArM in Germania, ecc.), e i Servizi sanitari nazionali rifiutano aumenti non giustificati dal valore terapeutico. 2) Bruxelles ha deciso di non applicare barriere ritorsive sui medicinali importati dagli Usa, proprio per non impattare sul sistema pubblico. Alla fine dunque l’onere ricade sui pazienti americani, che avranno polizze più care o minor accesso alle cure. Ma in realtà siamo tutti a rischio perché l’amministrazione Usa sta considerando dazi sui principi attivi prodotti da Cina e India, e da cui Europa e Usa dipendono largamente. Le associazioni di settore e analisti indipendenti avvertono: tariffe doganali este
se porteranno lungo tutta la filiera inevitabili ritardi e carenze per terapie essenziali, oncologiche incluse. Per dirla con le parole di Douglas Irwin, lo stimato professore di economia del Dartmouth College: «Abbiamo un presidente del XX secolo in un’economia del XXI secolo che vuole riportarci al XIX secolo». Dataroom@corriere.it ---End text--- Author: Milena Gabanelli Heading: Highlight: Prezzo di listino dei farmaci negli Usa rispetto % agli altri Paesi avanzati +422 Fonte: Rand Esempi Prezzo di listino Keytruda Immunoterapico oncologico Merck (Usa) trattamento: Insulina Farmaco per i diabetici Usa 191.000 $ Francia 91.000 € Italia 80-90.000 € Usa 66 $ Ue 10-20 € Eli Lilly (Usa), Novo Nordisk (Dk), Sano? (Fr) Generici Atorvastatina Cura del colesterolo Usa 60-120 $ Italia 7,96 € Pantoprazolo terapia da 1 mese: Per la gastrite Usa 174 $ Italia 10,94 € Usa 15-35 $ Italia 2,95 € Metoprololo Beta-bloccante Chi ?ssa il prezzo Usa Produttori e intermediari Il cittadino paga in base alla propria assicurazione. Senza si paga per intero Europa I governi negoziano con i produttori I farmaci di fascia A sono a carico dei servizi sanitari nazionali Produzione in Italia aziende Usa multinazionali italiane (Fab13*) Piani di investimento negli Usa AZIENDE AMERICANE P?zer (Ascoli Piceno) farmaci antivirali, antin?ammatori e oncologici Eli Lilly (Sesto Fiorentino) insulina AbbVie (Aprilia) 10 miliardi di $ Valore dell’export di farmaci verso gli Usa nel 2024 Eli Lilly Johnson & Johnson P?zer Merck 1 miliardo AZIENDE EUROPEE Johnson & Johnson (Latina) P?zer (Catania) antibiotici *Alfasigma, Abiogen Pharma, Angelini Pharma, Chiesi Farmaceutici, Dompé Farmaceutici, I.B.N. Savio, Italfarmaco, Kedrion, Menarini, Molteni, Neopharmed Gentili, Recordati, Zambon Fonte: Fondazione Edison su dati Farmindustria Roche (Svi) 50 miliardi Novartis (Svi) 23 miliardi Astra Zeneca (Uk) Sano? (Fra) 20 miliardi Infogra?ca di Cristina Pirola Image:Corriere.it Guardate i video sul sito del «Corriere della Sera» nella sezione Dataroom con gli approfondimenti di data journalism I dazi sui farmaci 1995: impegno in sede Wto 0% Stati Uniti, Canada, Ue, Regno Unito, Svizzera, Norvegia, Giappone e Macao 2025: accordo 15% Import Usa dall’Ue 0% Import Ue dagli Usa Minaccia di Trump: Aumento ?no al 250% se le aziende non spostano la produzione negli Usa -tit_org- Dataroom - Dazi sui farmaci I costi e i rischi Dazi Usa sui farmaci Minaccia alla salute -sec_org-
tp:writer§§ Milena Gabanelli
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title§§ Fine vita, il governo esclude la sanità pubblica «Così è solo per ricchi»
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Estratto da pag. 12 di "DOMANI" del 15 Sep 2025
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tp:ocr§§ UN NUOVO REGALO Al PROLIFE Fine vita, il governo esclude la sanità pubblica «Così è solo per ricchi» FEDERICA PENNELLI Al governo none bastato colpire il sistema di salute pubblica tra autonomia differenziata, liste d'attesa infinite, spesa sanitaria bassissima e porte spalancate ai privati. Adesso mette i bastoni tra le ruote anche ai pa2ientì oncologici che richiedono il Fine vita, facendo l'ennesimo regalo alle compagini confessionali anti scelta. Fedeli alla linea «Con circa 4mua morti l'anno in Italia per suicidio è assurdo che la politica voglia legiferare sulla morte medicalmente assistita, ignorando questa piaga e incentivando la morte di stato». Le dichiarazioni del presidente di Pro vita e fàmigliaAntonio Brandi nella giornata di prevenzione al suicidio, sono servite da apripista ai successivi emendamenti di maggioranza. Alcuni di questi presentati dal senatore di Fdi Ignazio Zullo che, come aveva raccontato Domani, portò i saluti istituzionali alla presentazione, al senato, del terzo rapporto Gli emendamenti presentati dalla maggioranza nelle commissioni Giustizia e Affari sociali negano il diritto all'aiuto a morire, in «contrasto con la Corte costituzionale» dell'osservatorio confessionale antiabortista Opa sui "Costì dell'aborto indotto e ² suoi effetti sulla salute delle donne". Il tutto mentre da nove mesi si attendeva che il ministero della Salute presentasse il rapporto sull'applicazione della legge 194; giunto dopo undid mesi di battaglie dentro e fuori il parlamento. Ancora una volta il governo si lascia spianare la strada dagli antì scelta; giovedì 11 settembre, si sono riunite le commissioni Giustizia e Affari sodali dove i senatori di maggioranza Pierantonio Zanettin (Forza Italia) e Ignazio Zullo (Fratelli d'Italia) hanno presentato sette nuovi emendamenti al disegno di legge sul Fine vita che da mesi è all'esame del Senato. Tra quelli che fanno più discutere, c'è l'esclusione del ruolo del Sistema sanitario nazionale (Ssn) nel fine vita. Si prevede infatti che«il personale m servizio, le strumentazioni e i farmaci di cui dispone a qualsiasi titolo il servizio sanitario nazionale, non possono essere impiegati per agevolare l'esecuzione del proposito suiddario». una linea durissima, che esclude completamente il sistema sanitario a vantaggio delle strutture private. 'Un emendamento in partico lare, inoltre, rivela dell'altro: «In nessun caso la legge riconosce alla persona il diritto a ottenere aiuto a morire». Nessuna eutanasia e nessun diritto garantito. Solo la possibilità, con dettami molto strìngenti, che chi agevola il suicidio di una persona gravemente sofferente non sia punibile. Matteo Mainardi, consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni e responsabile iniziative Fine vita. racconta che quanto accaduto in Senato è «un ulteriore passo indietro sui diritti alla fìne della vita Gli emendamenti approvati arrivano a negare esplicitamente il diritto all'aiuto a morire, in contrasto con le pronunce della Corte costituzionale che hanno riconosciuto la non punibilità di chi presta assistenza a determinate condizioni». L'esperto ricorda che si allungheranno anche tempi, fino acinque mesi, «per avere risposte da parte degli organi di valutazione: un tempo che i malati che chiedono di accedere a queste procedure spesso non hanno davanti a sé e soprattutto un tempo immotivato dato che le esperienze della regione Toscana confermano che è possibile completare le verifiche ßð 30 giorni e che queste in Emilia Romagna si riescono a completare in 42 giorni». C'è poi l'estrema gravita nel voler escludere il molo attivo del Servizio sanitario nazionale, che «rende il percorso accessibile solo a chi ha risorse economiche e conoscenze personali dirette di medici di sponibili, lasciando gli altri alla disperazione del suicidio privato, della morte in esilio in Svizzera o della morte tra sofferenze ritenute, e in questo caso verifícate dal Ssn, come intollerabili». Megafono di palazzo invece di garantire procedure chiare, sicure e pubbliche, il Parlamento «sta cos
truendo ostacoli che negano dignità e uguaglianza ai cittadini nel momento più delicato della loro vita». Il Senato, al momento, ha deciso di prendere ulteriore tempo per questa discussione, con un rinvio al 23 settembre per il deposito dei subemenclamenti prima della votazione finale - «Dopo 7 anni dal primo richiamo a legiferare da parte della Consulta — con dude Mainardi — sorprende vedere un simile testo in Senato e simili tempistiche». La strategia di governo si conferma quella di continuare a fare da megafono alle compagini antì scelta, trasformando le loro parole d'ordine in emendamenti orientari a rendere ancora più diffìcile la strada per i diritti delle cittadine e dei cittadini di questo - Come difendere i diritti Riconosciuta la non punibilità dì chi presta assistenza a determinate condizioni FU O ANSA lA . E h » . RA ' ' 1 : l ' -tit_org- Fine vita, il governo esclude la sanità pubblica «Così è solo per ricchi» -sec_org-
tp:writer§§ FEDERICA PENNELLI
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title§§ Virus chikungunya, allerta nel Veronese
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Estratto da pag. 14 di "GIORNALE" del 15 Sep 2025
pubDate§§ 2025-09-15T03:55:00+00:00
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tp:ocr§§ Già 46 contagiati, via alle disinfestazioni Virus chikungunya, allerta nel Veronese Cresce l’allarme per il virus Chikungunya nel Veronese con i casi di contagio che continuano a salire e una disinfestazione a tappeto organizzata dalle autorità. I contagi sono saliti a quota 46 con preoccupazione anche per le ripercussioni sugli eventi pubblici, a cominciare da sagre e feste di paese. Sono state già tre quelle annullate o sospese a causa del focolaio che si è allargato a macchia di leopardo, coinvolgendo il capoluogo, la Valpolicella, ma anche Affi e Isola della Scala, dove si è registrato l’ultimo caso di infezione. Un episodio limitato, affrontato subito con tutte le precauzioni, attivando gli interventi di disinfestazione, ma che proietta timori sulla Fiera del Riso, la grande rassegna gastronomica che sarà inaugurata venerdì prossimo, 19 settembre, e che fino al 12 ottobre attende oltre 300mila visitatori dall’Italia e dall’estero. Un eventuale focolaio potrebbe pregiudicare, almeno in parte, lo svolgimento della rassegna. Interventi di bonifica anche a Verona e nelle altre località dove si sono registrati i contagi anche se dal Dipartimento Prevenzione del Veneto è stato confermato che quella Veronese è l’unica provincia finora colpita dal virus. Attenzione alta, anche se solo per 2 dei 46 contagiati è stato necessario il ricovero in ospedale. Gli esperti della Regione stanno ancora cercando di chiarire l’origine del focolaio, perché è stato accertato che si tratta di tutti casi autoctoni e non a causa di reduci da viaggi all’estero in zone considerate a rischio. Si spera anche nel meteo, con il calo delle temperature che ridurrebbe l’attività dei focolai. Mentre continuano i trattamenti antilarvali e di disinfestazione per debellare le temibili zanzare che veicolano il virus. Secondo l’ultimo bollettino dell’Istituto superiore di Sanità, in Italia dall’1 gennaio al 9 settembre 2025 risultano 208 casi confermati di Chikungunya: 41 casi associati a viaggi all’estero e 167 casi autoctoni, a essere colpite sono persone con una età media di 60 anni, il 47% di sesso maschile. Nessun decesso è stato registrato. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Virus chikungunya, allerta nel Veronese -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Ricerca e salute a siena nascono i vaccini del futuro
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Estratto da pag. 25 di "L'ECONOMIA" del 15 Sep 2025
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tp:ocr§§ RICERCA E SALUTE A SIENA NASCONO I VACCINI DEL FUTURO Il 17 settembre dall’Università toscana prende il via il tour in dieci tappe organizzato dal Corriere della Sera e Cineca dedicato all’intelligenza artificiale. Sul palco l’economista Carlo Cottarelli, il professore Rino Rappuoli, la prorettrice vicaria Donata Medaglini e il vignettista Emilio Giannelli d i RI C CA RD O LU NA L e vie dell’intelligenza artificiale sono infinite ma per arrivare all’università di Siena — da dove il 17 settembre prende il via «DisclAImer. Ultime avvertenze prima della rivoluzione», il tour in dieci tappe del Corriere della Sera e del Cineca — il percorso è stato piuttosto breve. Un centinaio di chilometri separa infatti l’ateneo da Pistoia dove 68 anni fa è nato Marco Gori. Dal 1995 Gori dirige il laboratorio che ha contribuito a fondare: il Siena Artificial Intelligence Lab (SAILAB). E in questi trenta anni si è imposto per lavori di ricerca, partecipazione a conferenze e lancio di startup. Anche a livello internazionale dove è considerato uno dei pionieri delle Graph Neural Networks, ossia le reti neurali artificiali progettate per elaborare e analizzare dati strutturati come grafi. Le visioni Nel suo percorso tra l’altro ha incrociato quelli che sono considerati i padrini dell’Ai. Yoshua Bengio per esempio lo ha incontrato durante un dottorato in Canada ?I alla McGill e poi hanno scritto asMe sieme un articolo scientifico già prim nel 1989: erano anni duri per chi «D si occupava di intelligenza artifida ciale,il cosidetto inverno dell’Ai, con e in pochi credevano che un Cis giorno questa strada ci avrebbe Um portato fin qui. Fra questi c’era Il to Yann LeCun, oggi a capo dell’Ai Bar di Meta che proprio a Siena ha ricevuto una laurea honoris causa il 3 luglio 2023. Quel giorno LeCun, che nel dibattito fra apocalittici e integrati sta dalla parte degli ottimisti, disse: «Abbiamo sistemi che ci battono a scacchi e a poker. Abbiamo sistemi che possono superare con agilità l’esame di abilitazione e rispondere a domande molto complicate recuperando informazioni da qualsiasi fonte. Ma non abbiamo un sistema in grado di sparecchiare la tavola o caricare la lavastoviglie. Due cose che qualsiasi bambino di 10 anni può imparare in 10 minuti». E nel discorso di accettazione avvertì che la ricerca ci porterà allo sviluppo di sistemi che supereranno di gran lunga quelli basati su schemi generativi, come ChatGpt. A Siena lo hanno preso sul sea rio e il team di Gori sta lavorando a un nuovo tipo di Ai. Racto conta Gori: «Lanceremo presto ca un nuovo social network, stialo, mo costruendo una rete peer to a, peer in cui nessuno ha in mano i ere. tuoi dati. Rispetto a social come BlueSky e Mastodon noi ci mete tiamo l’Ai, agenti intelligenti che localmente sorvegliano le risorse rispettando la privacy». Questo per dire che nell’ateneo guidato dal rettore Roberto di Pietra l’Ai è di casa e pervade corsi e progetti che a volte escono dall’ambito accademico. Il più importante fra questi è l’European Vaccines Hub for Pandemic Readiness (EVH), in pratica il centro vaccinale che dovrebbe prepararci a rispondere alla prossima epidemia. È finanziato dall’Unione europea con un contributo quadriennale di oltre 100 milioni di euro e lo guida uno dei massimi esperti del settore, Rino Rappuoli, che lo ha ideato già nel 2009 assieme alla professoressa Donata Medaglini, prorettrice vicaria dell’università e coordinatrice scientifica dell’hub. Ospiti I due saranno sul palco il 17 settembre nell’evento principale che sarà aperto dall’economista Carlo Cottarelli — che ha conseguito la laurea proprio a Siena nel 1977 — e ad Emilio Giannelli, senese e da oltre 30 anni fumettista del Corriere della Sera. Il dibattito sarà l’occasione per approfondire il rapporto fra vaccini e intelligenza artificiale. Quello della salute e in particolare quello dei nuovi farmaci, è un settori su cui c’è ampio consenso sul fatto che l’Ai avrà un impatto positivo. Nota in proposito Giuseppe Sandonato, AI Leader di EY, fra i partner di Disclaimer: «L’Ai sta trasformando
il settore farmaceutico e lo conferma il fatto che negli ultimi dodici mesi abbiamo assistito a una crescita degli investimenti in questo settore superiore al 55%. AI e machine learning sono ormai fondamentali nella ricerca di nuovi farmaci, nell’ottimizzazione della struttura molecolare e negli studi predittivi sull’efficacia per ridurre i tempi di sperimentazione».Tra i partner di Disclaimer presenti a Siena c’è anche Intesa Sanpaolo che, attraverso Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs, sottolinea che «è fondamentale sviluppare ecosistemi virtuosi che coinvolgano istituzioni, mondo accademico, imprese e anche i media per stimolare una maggiore consapevolezza nei giovani studenti sui principali trend trasformativi e le competenze chiave richieste da un mercato del lavoro in continua e rapida trasformazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: RICCARDO LUNA Heading: Highlight: Image:Atenei Roberto Di Pietra è rettore dell’Università di Siena SIENA Laboratori UNIS-IA: rete di 27 laboratori interdisciplinari Siena Arti?cial Intelligence Lab SAILab: laboratorio principale ideato da circa trent’anni Siena Arti?cial Intelligence Hub (SAIHub): rete Università-aziende supportata dalla Fondazione MPS SIRSLab (SIena-Robotics-Systems Lab): Generazione laboratorio di robotica di Film: con signi?cative Il Neurocene intersezioni in AI Utilizzo di sistemi come Sora (OpenAI) e Veo (Google) Docenti: Marco Gori e Stefano Melacci Progetti di ricerca Robotica aumentativa UNaIVERSE: Riformulazione dell’AI in un contesto completamente decentralizzato Docenti: Marco Gori e Stefano Melacci Large Language Models e sistemi di supporto alla didattica Prende spunto dalla generazione automatica di cruciverba evoluti verso la generazione di quiz Docenti: Marco Maggini e Marco Gori Studio dell’integrazione di arti robotici supplementari, come il “sesto dito” Docente: Domenico Prattichizzo Graph Neural Network Studio di processi di apprendimento automatico ?nalizzati alla generazione di farmaci Docenti: Monica Bianchini e Franco Scarselli Pparra ? Il progetto Mercoledì a Siena la prima tappa di «Disclaimer», ideato da Corriere e Cineca con Intesa Sanpaolo, Cisco, EY, Almaviva, Umana, Unioncamere. Il tour proseguirà a Bari il 25 settembre -tit_org- Ricerca e salute a siena nascono i vaccini del futuro -sec_org-
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title§§ Tajani: «Nuovo piano per la sanità»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/15/2025091501983703878.PDF
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Estratto da pag. 3 di "LIBERO" del 15 Sep 2025
pubDate§§ 2025-09-15T03:56:00+00:00
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tp:ocr§§ FORZA ITALIA Tajani: «Nuovo piano per la sanità» ¦ «Non siamo favorevoli a tasse sugli extraprofitti, che sono cose del regime comunista». Così il vicepremier forzista e segretario “azzurro” ha risposto a una domanda sulla Legge di Bilancio a margine della tre giorni dei Giovani del partito, che si è svolta a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno). «Pensiamo invece che le banche o comunque le altre imprese», ha sottolineato Tajani, «devono pagare le tasse e devono dare un contributo allo Stato e ai cittadini in base alle loro possibilità. Questo si può fare con un dialogo e non con la minaccia». Poi Tajani ha fatto sapere che Forza Italia «è già in stato avanzato per far sì che il Paese possa avere un nuovo piano sanitario nazionale. La sanità va migliorata» ha affermato, «la sinistra per troppi anni ha prodotto guasti. Oggi il mondo è cambiato, sono cambiate anche le malattie, perché venti-trent’anni fa non si parlava di salute mentale, ad esempio. Dobbiamo investire nella ricerca e nell’innovazione». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Tajani: «Nuovo piano per la sanità» -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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title§§ Pnrr flop Sanità
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Estratto da pag. 16 di "STAMPA" del 15 Sep 2025
La Cgil: "Speso solo il 34,4% dei fondi". Investimenti fermi a 6,6 miliardi IlPiano scade traunanno,ma per completare i progettine servono cinque
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tp:ocr§§ Pnrr flop Sanità La Cgil: “Speso solo il 34,4% dei fondi”. Investimenti fermi a 6,6 miliardi Il Piano scade tra un anno, ma per completare i progetti ne servono cinque ROMA L a progettazione e i lavori di buona parte degli Ospedali e delle Case di comunità previsti dal Pnrr sono così in ritardo che serviranno altri 5-6 anni prima di vederli completati, ben oltre quindi la scadenza tassativa del Piano fissata ad agosto 2026. Stando all’ultima rilevazione del sistema ReGis, mentre per la Missione 6 dedicata alla salute a tutto giugno è stato speso il 34,4% dei fondi disponibili (6,6 miliardi su 19,3, di cui 14,5 garantiti dall’Europa) realizzando appena il 38,2% dei 10.100 progetti previsti, la situazione della costruzione delle nuove Case della Comunità e dei nuovi Ospedali di comunità è ben peggiore. «La situazione è particolarmente preoccupante e incerta» denuncia la Cgil che attraverso l’Area Stato sociale e diritti ha realizzato un nuovo report che la Stampa è in grado di anticipare e che certifica come troppi progetti procedano a rilento, con ritardi nell’esecuzione dei lavori o ancora fermi alla fase di progettazione. «Siamo a 9 mesi dalla scadenza del Pnrr e la Missione Salute rischia di rimanere inattuata. Una situazione vergognosa che di questo passo porterà al non raggiungimento degli obiettivi, significherà una perdita delle risorse e si tradurrà in una mancata risposta per le persone. Un altro segnale evidente dell’interesse a incentivare il mercato privato della salute del governo Meloni», commenta la segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi. Scorrendo i dati si vede che per l’investimento M6-C1.01 «Case della Comunità e presa in carico della persona» su 1.415 progetti finanziati (valore 2,8 miliardi di euro) a giugno risultavano effettuati pagamenti per 486,1 milioni, dunque, a pochi mesi dalla scadenza, è stato speso solo il 17,1% dei fondi disponibili dal 12,4% di marzo ed il 9,2% di fine 2024. «Con questo andamento, ci vorranno almeno 5 anni per terminare le opere» sottolinea il report Cgil. Dei progetti finanziati per questo tipo di strutture chiamate a fare da punto di riferimento per l’assistenza socio-sanitaria di base ne risultano completati appena 50, il 3,5% del totale: 20 sono in Lombardia, 8 in Liguria ed Emilia Romagna, 6 in Veneto, zero in Piemonte e Valle d’Aosta come in altre 9 regioni. Le situazioni più allarmanti si fotografano in Molise (dove i pagamenti effettuati sono fermi all’1,6% dei finanziamenti complessivi), in Sardegna (7,2%), Campania (7,8%) e Calabria (9,4%). In nessuna regione i pagamenti hanno superato la metà dei finanziamenti. Non meno critica risulta la situazione degli Ospedali di Comunità, le strutture sanitarie a prevalente gestione infermieristica, fondamentali per garantire le cure intermedie e la continuità assistenziale soprattutto nel passaggio dall’ospedale al ritorno a casa dei pazienti. In questo caso con 1,3 miliardi di euro sono stati finanziati 428 progetti e di questi solo 14 sono completati (appena 4 quelli collaudati). Anche in questo ambito preoccupano i ritardi accumulati: a giugno risultavano pagamenti effettuati per soli 190,1 milioni di euro, pari al 15,1% dei fondi, rispetto all’11% di marzo ed il 7,9% di fine 2024. Dei progetti finanziati, ne risultano completati solo 14, pari al 3,3% del totale. In questo caso, con questo ritmo, ci vorranno almeno 6 anni per terminare tutto, calcola il sindacato. Le regioni con i maggiori ritardi sono il Molise (dove i pagamenti effettuati sono fermi all’1,7% dei finanziamenti complessivi), la Provincia Autonoma di Bolzano (3,9%), la Sardegna (6,2%), la Basilicata (6,4%), il Lazio al 6,5% e il Piemonte al 15,6%. A parte la Valle d’Aosta (dove i pagamenti toccano l’80,9% dei finanziamenti) in nessuna regione le spese superano il 30% dei fondi disponibili. Ma non basta perché anche i 198 interventi del programma «Verso un ospedale sicuro e sostenibile» segnano il passo: sono appena 28 quelli completati. A fronte di uno stanziamento di 1,6 miliardi (compresi 888,5 milioni di fondi Pnrr
) risultano pagamenti per appena 385 milioni (24,1%). I maggiori ritardi in questo caso si registrano in Calabria (pagamenti all’1,2%), Molise (1,5%), Basilicata (1,9%) e Sardegna (6,3%). Solo in 3 regioni i pagamenti superano la metà dei finanziamenti: Provincia Autonoma di Bolzano (92,3%), Umbria (55,3%) e Valle d’Aosta (52,8%). «Nella propaganda del governo e di alcune Regioni l’attuazione del Pnrr andrebbe a gonfie vele, ma i numeri lo smentiscono clamorosamente. È forte il rischio che gli investimenti previsti nella Missione 6 vengano restituiti al mittente o riorientati verso altri obiettivi, magari a favore dell’industria bellica», sostiene Barbaresi secondo la quale «dalla riforma dell’assistenza territoriale, con l’apertura di una rete di strutture pubbliche per dare risposte alle persone, aggredendo anche l’odioso problema delle liste d’attesa, passa la capacità del sistema di implementare la prevenzione, evitare i ricoveri inappropriati e le lunghe attese nei pronto soccorso, garantire la presa in carico delle persone». Quindi Barbaresi conclude: «Siamo all’ultima chiamata per essere smentiti: occorre uno scatto straordinario per evitare il fallimento di un’occasione irripetibile, e per questo proseguirà la nostra mobilitazione per difendere e rilanciare il Servizio sanitario». — ---End text--- Author: PAOLO BARONI Heading: Highlight: La situazione più complicata riguarda gli Ospedali e le Case di cominutà Image:LA FOTOGRAFIA Andamento delle spese effettuate in % sui finanziamenti totali Finanziamento complessivo Case della comunità Ospedali di comunità Verso ospedale sicuro Fonte: CGIL dati ReGiS Spese a giugno 2025 17,1% 12,4% 9,2% 15,1% 11% 7,9% 24,1% 22,8% 15,9% Spese a marzo 2025 Spese a dicembre 2024 100% 100% 100% Withub Investimenti fermi Non si sblocca la situazione dell’edilizia sanitaria -tit_org- Pnrr flop Sanità -sec_org-
tp:writer§§ PAOLO BARONI
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title§§ Il tesoro della salute
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Estratto da pag. 2 di "STAMPA INSERTO" del 15 Sep 2025
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tp:ocr§§ Il tesoro della salute Da Ivrea e Vercelli, così il Piemonte è diventato un hub farmaceutico per l’Europa “Siamo la nicchia del Biotech e della cura, la nostra forza è essere un distretto” TORINO T ra le Alpi e le colline, il Piemonte ha saputo trasformarsi in un hub di innovazione di livello europeo per pharma e biotecnologie. Una nicchia quasi nascosta che ha attirato colossi della farmaceutica e, con essi, talenti da tutto il mondo. Produzione di farmaci, dispositivi medici, laboratori per la diagnostica avanzata, e tutto quello che compone il grande insieme della “salute”. Si distingue in biotech, big pharma, distribuzione e altri piccoli rivoli che, in sintesi, rientrano nelle Scienze della vita. Calcolarne l’impatto esatto è difficile ma il comparto ha vissuto uno sviluppo ininterrotto dal 2018 al 2024, con esportazioni cresciute a ritmo costante del 37%, secondo gli ultimi dati Ires, solo per il comparto chimico-farmaceutico piemontese. Circa 959 milioni di export nel 2024 stando ai dati del centro studi di Intesa Sanpaolo e 10 mila addetti in totale secondo Ceipiemonte. «La nostra Regione, pur avendo un numero esiguo di centri rispetto alla Lombardia, ha costruito un ecosistema virtuoso capace di competere sui mercati internazionali», spiega la professoressa Fiorella Altruda, membro del cda di Bioindustry Park e presidente del centro di Biotecnologie molecolari. Uno dei perni del comparto ruota proprio attorno al Bioindustry Park di Ivrea, nato alla fine degli anni ‘90 con una governance pubblico-privata (rispettivamente al 69% e al 31%) che unisce produzione e ricerca. «Abbiamo cercato di coniugare capacità industriale a interesse generale - spiega Andrea Gremmo, site manager del parco -, creando un ponte tra ricerca e industria e garantendo l’attrazione di aziende e investimenti a favore dello sviluppo del territorio». Bracco, Novartis, Siemens, Merck. Tutte queste multinazionali hanno oggi un avamposto a Colleretto Giacosa e Pavone Canavese, alle porte di Ivrea, dove nasce il distretto. «Il fatto stesso che queste aziende fossero in Piemonte ha permesso di attrarre giovani talenti e far crescere gli investimenti», spiega Altruda.Un effetto calamita che ha portato per esempio Advanced Accelerator Applications, start-up innovativa fondata nel 2002 come spin-off del Cern a quotarsi al Nasdaq nel 2015 per poi essere acquisita da Novartis nel 2018. «Nel nostro polo, grandi aziende e centri di ricerca del pharma operano a fianco di pmi, startup, istituzioni ed enti di formazione», dice Gremmo. Oggi l’ecosistema nel settore della salute in Piemonte conta circa 700 attori ed è coordinato dal polo di Innovazione regionale bioPmed, con oltre 90 associati tra università, grandi imprese, startup e pmi innovative. I settori spaziano dal farmaceutico al biomedicale per arrivare al diagnostico e al digitale. «Anche l’area piemontese dei trapianti è internazionalmente riconosciuta», dice Altruda. Tra i simboli di crescita la Cell Factory dell’Università di Torino, autorizzata dall’Aifa nel 2017, che permette di «passare dalla ricerca alla produzione di farmaci cellulari o cellule ingegnerizzate». Il dialogo con l’accademia è cruciale: gli incubatori (2i3T e I3P) e le università formano «ricercatori ben formati al «technology transfer», spiega la professoressa. Passaggio fondamentale per il successo delle startup. Un esempio viene da Novaicos ImmunoTherapeutics, uno spin-off dell’Università del Piemonte orientale e oggi guidata da ex manager del gruppo Novartis. «Lavoriamo a molecole intelligenti per la regolazione dell’inibizione di tumori e abbiamo ricevuto l’approvazione di due brevetti in Ue, Usa, Canada e Cina», spiega Giovanni Cerutti, presidente e direttore generale di Novaicos. Un legame che sottolineano anche i big dell’industria: «Il nostro stabilimento di Ivrea – spiega Valentino Confalone, ad di Novartis Italia – lavora su radiofarmaci che rappresentano l’ultima frontiera della medicina nucleare di precisione in oncologia, e sono destinati a tutto il mondo». A segnare il passo da sempre è anc
he Diasorin, nata nel 1969 a Saluggia, in provincia di Vercelli, e oggi tra i più importanti player al mondo per l’industria della salute. Specializzata in diagnostica molecolare e immunodiagnostica, oggi l’azienda fattura circa 1,2 miliardi e ha circa 3mila dipendenti nel mondo. «Con il Piemonte abbiamo un rapporto strutturale - spiega il gruppo - collaboriamo con gli atenei e gli ospedali: questo accelera il time-to-market dei test di specialità e sostiene la pipeline». Ad aggiungere un tassello importante di sviluppo è il comparto dei dispositivi medici, che tra Piemonte e Liguria, comprende circa 3mila aziende. «È il settore di cui vediamo l’espansione a vista d’occhio spiega Antonio Conto di ChemSafe -. La nostra azienda si occupa degli aspetti regolatori e fattura 4 milioni all’anno. Da Parella, nel Canavese, arriva anche in America e Cina». È anche la collocazione che agevola la dimensione internazionale. «Il Piemonte ha una posizione geografica che la rende facilmente in contatto con la Francia e con il nord Europa». Una posizione geografica privilegiata che, unita alle competenze e agli investimenti in corso, finisce per consolidare il Piemonte come punto di riferimento europeo per l’innovazione biotecnologica. «Con la sua tradizione industriale e innovativa - dice Fabio Faltoni, presidente di Confindustria dispositivi medici -, il Nord Ovest deve essere protagonista di crescita per il settore e per il futuro del Paese». — ---End text--- Author: SARA TIRRITO Heading: Highlight: I DATI CHIAVE Il settore salute e benessere in Piemonte 5° Regione italiana per numero di imprese attive nel campo delle biotecnologie Imprese nei settori 250 salute e medtech 1 Polo di Innovazione per le biotecnologie 56 Le aziende biotech 400 Le imprese nel settore scienze della vita 10 Gli addetti mila 1 Parco Scientifico per le biotecnologie e 3 Incubatori Fonte: Ceipiemonte Come evolve la produzione 210 190 170 150 130 Assistenza domiciliare per cura e riabilitazione Servizi per la prevenzione delle malattie governance e amministrazione del sistema sanitario e del finanziamento Assistenza ambulatoriale per cura e riabilitazione Prodotti farmaceutici e altri apparecchi terapeutici Assistenza (sanitaria) di lunga durata (LTC) Assistenza ospedaliera in regime ordinario per cura e riabilitazione Assistenza ospedaliera in regime di day hospital per cura e riabilitazione 110 90 70 50 2012 Fonte: Centro studi Einaudi 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 2021 2022 Withub 69% La quota pubblica del Bioindustry Park, il polo di produzione per il pharma in Piemonte 37% Il tasso di crescita del comparto chimico-farm aceutico nel 2018-2024 secondo Ires Sul territorio le sedi di Diasorin, Merck, Novartis: “Questo attrae talenti e crea sviluppo” Image:Fiorella Altruda Professore emerito all’Università di Torino Guida il centro di Biotecnologie molecolari Copia di 0b5bde7370f0d78dec0eea018f810921 Valentino Confalone Ad di Novartis Italia, che in Piemonte ha un polo di medicina nucleare di precisione in oncologia -tit_org- Il tesoro della salute -sec_org-
tp:writer§§ Sara Tirrito
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