title§§ Dialoghi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091402031303331.PDF description§§

Estratto da pag. 54 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO" del 14 Sep 2025

Tra guerra e pace

pubDate§§ 2025-09-14T03:21:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091402031303331.PDF category§§ GIMBE subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091402031303331.PDF', 'title': 'GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091402031303331.PDF tp:ocr§§ Parla Rosanna Gaeta DIALOGHI TRA GUERRA E PACE U manità è la parola che Rosanna Gaeta pronuncia per prima, all’inizio di questa intervista. È anche il tema di quest’anno de I Dialoghi di Trani, manifestazione arrivata alla sua XXIV edizione, che si terrà dal 12 settembre al 2 ottobre. Un appuntamento ormai consueto e atteso dai moltissimi fedeli frequentatori della kermesse che anima le serate del nord barese. Il tema di quest’anno è impegnativo e quanto mai attuale. «Annunciamo il tema di anno in anno, alla fine di ogni edizione comunichiamo quale sarà quello dell’anno successivo. Quindi, quando abbiamo comunicato che “umanità” sarebbe stato il tema del 2025, non sapevamo ancora quanto sarebbe stato attuale. E, purtroppo, tanto umanità quanto il suo contrario, disumanità, sono argomenti tragicamente contingenti. All’epoca già c’erano tutti i presupposti per parlarne, adesso diventa imprescindibile visto ciò che sta accadendo: le guerre che ci coinvolgono tutti, e le trasformazioni profonde che viviamo, soprattutto i progressi scientifici e le possibilità incredibili rispetto al nostro futuro, e mi riferisco in particolare all’intelligenza artificiale. Avevamo pensato anche alle disuguaglianze nel mondo, sempre più forti, all’intolleranza, all’odio, senza immaginare dove ci saremmo trovati quest’anno, e ovviamente, purtroppo, ciò che sta accadendo a Ga2a in tutto questo è centrale. Per questo abbiamo già fatto già degli incontri, nei mesi precedenti, con alcuni autori palestinesi». Avete precorso i tempi senza saperlo. «Sì. Però l’urgenza incredibile di questa parola, così come è diventata in questi giorni, non ce la potevamo immaginare. Ci era già capitato di precorrere i tempi, ma non pensavamo che il senso proprio dell’umanità si perdesse, ora, completamente». Ci può dare qualche anticipazione su questa edizione? «Tra gli incontri incentrati sulla situazione attuale citerei quello del 25 settembre con il generale Fabio Mini, autore del saggio “La Nato in guerra”, che dialoga con Brando Benifei, in collegamento, e Giovanna Botteri. Su temi più o meno affini, ci sono altri due dialoghi che segnalo volentieri. Il giorno 26 è prevista la presenza di Roberta de Monticelli, filosofa, in dialogo con la giurista Chantal Meloni, che ha scritto un libro sulla corte penale internazionale: Giustizia universale? Tra gli Stati e la Corte penale internazionale: bilancio di una promessa. Entrambe si confronteranno con Giorgio Zanchini e Piero Dorfles sul tema delle guerre e, in particolare, su quello che sta accadendo in Palestina; dovrebbe intervenire da remoto, se riesce a farlo in base ai suoi precedenti impegni, anche Francesca Albanese. Il 28 settembre, invece, c’è il dialogo tra la islamologa Renata Pepicelli e Marina Lalovic di Radio 3 Mondo, che parleranno di Oriente e di Occidente con Simona Maggiorelli. «Quest’anno converseremo diffusamente anche di salute, con una sezione scientifica molto ricca e, a questo proposito, il 26 settembre Andrea Crisanti dialogherà del suo testo Reazione genetica a catena con Giorgio Zanchini. Tra gli ospiti che non avevamo ancora annunciato, inoltre, il 27 ci sarà Rosy Bindi che, insieme a Nino Cartabellotta, Antonio Giordano e Pietro Del Soldà, parlerà dei progressi della scienza a fronte di un servizio sanitario nazionale che, se funziona male, può vanificarli creando una situazione in cui le nuove scoperte e terapie non raggiungono efficacemente chi ne ha bisogno. Questo porta a disuguaglianze nell’accesso alle cure e a una perdita di fiducia nel sistema sanitario». Altre novità importanti di questa edizione? «Ce ne sono diverse, ne cito tre in particolare. La prima, a cui tengo molto, è il coinvolgimento diretto delle nuove generazioni. Quest’anno i Dialoghi hanno avviato un percorso con le scuole, portando il confronto culturale e sociale direttamente tra i banchi con una serie di incontri pensati per dialogare con le ragazze e con i ragazzi. Ci saranno degli appuntamenti dedicati a temi attuali: identità, bullismo, pregiudizi, salute mentale, memoria e cittadinanza a ttiva. Un’occasione per ascoltare, per riflettere e partecipare. È la prima volta che il progetto entra direttamente nelle scuole con un programma strutturato rivolto agli studenti. Domenica 28, poi, si registrerà a Trani una puntata de “La lingua batte”, trasmissione radiofonica della domenica di Radio 3, durante la quale Paolo Di Paolo intervisterà alcuni degli ospiti dei Dialoghi. Quest’anno, inoltre, la fondazione Paolo Grassi ha curato un momento musicale e il 21 settembre ci sarà un concerto a Palazzo Beltrani». Secondo lei la letteratura, la cultura, possono smuovere il mondo e le coscienze di chi sceglie di perpetrare la disumanità? «Credo proprio di sì. Lo pensavo e continuo a pensarlo, anche se molti intellettuali si sono ricreduti su questo. Ritengo che la cultura possa produrre messaggi potenti, smuovere le coscienze, però le coscienze di chi una coscienza ce l’ha, e qui siamo di fronte a tante persone che, invece, pare che questa coscienza non ce l’abbiano più, o non l’abbiano mai avuta». ---End text--- Author: ALICE SCOLAMACCHIA Heading: Highlight: «Ritengo che la cultura possa smuovere le coscienze, ma tante persone sembrano averla smarrita La novità di quest’anno è il coinvolgimento delle scuole. Una serie di incontri pensati per confrontarsi con le ragazze e i ragazzi su temi di attualità: identità, bullismo, pregiudizi, salute mentale, memoria e cittadinanza attiva. Perla prima volta entriamo direttamente in classe Image: -tit_org- Dialoghi -sec_org- tp:writer§§ ALICE SCOLAMACCHIA guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091402031303331.PDF §---§ title§§ Cè un test salvavita, ma non si fa ovunque link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091401708004322.PDF description§§

Estratto da pag. 11 di "CORRIERE SALUTE" del 14 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-14T04:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091401708004322.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091401708004322.PDF', 'title': 'CORRIERE SALUTE'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091401708004322.PDF tp:ocr§§ C’èuntestsalvavita,manonsifaovunque Nello screening neonatale esteso in Italia non sono inserite alcune malattie genetiche, persino fatali, per le quali oggi esistono terapie P uò capitare a qualsiasi coppia che attende un figlio: il bambino nasce con una malattia genetica invalidante o persino fatale, che però oggi si può curare, ma non può beneficiare della terapia perché non ha ricevuto una diagnosi tempestiva, tramite un test che si fa nelle prime ore di vita. Era successo due anni fa al piccolo Ettore, colpito da Sma 1 (Atrofia muscolare spinale), principale causa genetica di morte infantile: nell’ospedale in cui era nato non si eseguiva lo screening neonatale per la Sma e, non avendo ricevuto in tempo i trattamenti oggi disponibili, il piccolo non ce l’ha fatta. Anche a Gioia, che oggi ha tre anni, è stata diagnosticata in ritardo un’altra gravissima malattia genetica, la leucodistrofia metacromatica (Mld), che oggi si può individuare con un test alla nascita e curare, prima della comparsa dei sintomi, con la terapia genica. Per chi ha perso una figlia a soli 8 anni a causa della Mld e non vuole che accada ad altri, come Guido De Barros, papà di Sofia scomparsa nel 2017: «È inammissibile che oggi esista una terapia efficace che fa la differenza tra una vita normale (o quasi) e una vita di sofferenza e disabilità se non di morte annunciata, ma non si riesca a garantirne l’accesso tempestivo perché non si fa lo screening neonatale. Il diritto alla diagnosi precoce, quindi alla cura, non può dipendere dalla Regione o persino dall’ospedale in cui si nasce» dice De Barros, presidente dell’Associazione Voa Voa-Amici di Sofia. Attualmente lo screening neonatale per la Mld è offerto gratuitamente in Toscana, prima Regione in Italia che, dopo aver chiuso anticipatamente un progetto pilota triennale, lo scorso agosto ha aggiunto i test per la diagnosi della Mld e di altre sette malattie rare nel pannello regionale delle malattie da testare con lo Sne (Screening neonatale esteso). Il test per la Mld, poi, si fa, con un progetto pilota dal 2024, in alcuni punti nascita della Lombardia. Intanto, l’Associazione prosegue la battaglia perché lo Sne si faccia in ogni Regione e in tutti gli ospedali. «Per esempio, in Norvegia lo Sne per la Mld è stato inserito nella lista di malattie da testare a livello nazionale, senza alcuna fase di sperimentazione — chiosa De Barros —. I tempi sono maturi pure da noi perché lo Sne per malattie oggi curabili rientri al più presto nei Livelli essenziali di assistenza (Lea)». Anche se la Legge di Bilancio 2019 ha stabilito la revisione «almeno biennale» della lista di malattie da testare tramite Sne, in base all’evoluzione delle evidenze scientifiche, il panel ufficiale è fermo al 2017, in attesa dell’aggiornamento dei Lea (si veda box in alto). «La procedura di aggiornamento è lenta e farraginosa, non al passo con le novità terapeutiche» sottolinea Annalisa Scopinaro, presidente di Uniamo-Federazione Italiana Malattie Rare. Qualche esempio: «A giugno 2021 il Gruppo di lavoro sullo Sne presso il ministero della Salute aveva dato parere positivo all’inserimento della Sma e di un’altra decina di malattie rare nel panel ufficiale delle patologie da testare; però, dopo quattro anni, ancora si fanno i test soltanto nelle Regioni che hanno avviato progetti pilota per lo screening di una o più di queste malattie». C’è di più. Osserva Scopinaro: «Ci sono state ulteriori novità per altre malattie rare come la Mld, non inserita tra le nuove patologie da testare con l’aggiornamento dei Lea. Per questo proponiamo che, quando è disponibile un trattamento innovativo per una malattia, che può essere individuata con lo Sne, siano attivati progetti pilota nelle Regioni, con un coordinamento nazionale e un fondo dedicato. Va rivista poi, nel medio periodo, la procedura per l’ampliamento del panel Sne, sganciandola dall’aggiornamento dei Lea». ---End text--- Author: Maria Giovanna Faiella Heading: Highlight: Adeguamento La lista delle condizioni nel test va aggiornata in base alle evidenze scien tifiche Image:Il Piano Nazionale Malattie Rare 20232026 stabilisce la necessità di «garantire il tempestivo ampliamento del pannello di patologie oggetto di screening neonatale» -tit_org- Cè un test salvavita, ma non si fa ovunque -sec_org- tp:writer§§ Maria Giovanna Faiella guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091401708004322.PDF §---§ title§§ Angelucci brinda: riapre la clinica degli abusi edilizi link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091401708304321.PDF description§§

Estratto da pag. 17 di "FATTO QUOTIDIANO" del 14 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-14T04:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091401708304321.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091401708304321.PDF', 'title': 'FATTO QUOTIDIANO'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091401708304321.PDF tp:ocr§§ Angelucci brinda: riapre la clinica degli abusi edilizi MIRACOLI A VELLETRI D opo quattordici anni di chiusura e sentenze che ne hanno sancito l’“insanabilità edilizia”, la clinica San Raffaele di Velletri sarebbe pronta a riaprire. Ma non come semplice casa di cura privata: secondo fonti della Regione Lazio, nella struttura, tanto cara al deputato leghista, editore e imprenditore della sanità privata Antonio Angelucci, dovrebbe trasferirsi il Santa Lucia, l’IRCCS di Roma commissariato che il gruppo Tosinvest aveva già tentato di acquistare nel 2024, con un’offerta da 50 milioni. Se confermata, l’operazione rappresenterebbe una vittoria storica per l’impero sanitario della famiglia Angelucci: riaprire la “creatura” di Velletri portando a casa la più prestigiosa struttura italiana di neuro-riabilitazione, riconosciuta a livello internazionale. La prima mossa si è consumata sul terreno urbanistico. A luglio l’assessore regionale Giuseppe Schiboni (FI) aveva proposto un emendamento alla legge 171/2024 per consentire ai Comuni di autorizzare interventi di ristrutturazione e demolizione-ricostruzione con mutamento di destinazione d’uso anche per “attrezzature sanitarie di interesse pubblico realizzate da privati ”. Una norma che avrebbe spalancato la strada alla riapertura del San Raffaele, chiuso dal 2011. Il blitz, rivelato dal Fatto, ha scatenato polemiche CAMBIO D’USO in Consiglio regionale: l’emendamento è LA STRUTTURA stato ritirato, ma la riapertura resterebbe comunque imminente. OSPITERÀ LA VICENDA parte da lontano. Il Santa LuIL SANTA LUCIA DI ROMA cia di Roma ha accumulato in dieci anni 150 milioni di debiti. Nel 2024 il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha nominato tre commissari e avviato la cessione del complesso aziendale. Per tentare di salvaguardare cure, ricerca e posti di lavoro, la Regione ha stanziato 30 milioni di euro. Risorse finite però nel buco nero dei conti. Così il 1° luglio è partita la vendita: 50 milioni di euro, più 8 milioni all’anno di affitto per gli immobili che restano alla società Immobiliare Adriana Srl, ma nessuno si è presentato. Con l’asta deserta è scattato l’articolo 13 dell’avviso: il diritto di prelazione. Enti pubblici, fondazioni di legge o organismi partecipati possono acquistare l’intero complesso con uno sconto del 25%, riducendo il prezzo base a 37,5 milioni di euro. Tra i potenziali acquirenti figurano Inail, Regione Lazio ed Enea. È qui che entrerebbe in gioco il piano regionale: comprare il Santa Lucia per poi trasferirlo e rientrare in possesso dei 300 posti letto accreditati. “Si è deciso di provare ad avviare una procedura per spostare il Santa Lucia al San Raffaele di Velletri in fase di riapertura, per abbattere i costi ”, spiegano fonti regionali. L’alternativa, qualora non si raggiungesse l’accordo con i commissari del Santa Lucia, prevederebbe il trasferimento di cento posti letto di neuro-riabilitazione (codice 75) al San Raffaele”. Posti letto che, almeno sulla carta, esistono già: il 9 gennaio scorso, il direttore regionale Andrea Urbani ha assegnato alla struttura di Velletri nonostante sia chiusa, 170 posti letto, sfruttando un’autorizzazione provvisoria del 24 marzo 2020, firmata durante l’emergenza Covid dalla giunta Zingaretti. Contattati per un commento sulla vicenda, San Raffaele, Regione Lazio, Asl Roma 6, sindaco di Velletri non hanno risposto. ---End text--- Author: Linda Di Benedetto Heading: MIRACOLI A VELLETRI Highlight: CAMBIO D’USO LA STRUTTURA OSPITERÀ IL SANTA LUCIA Image: -tit_org- Angelucci brinda: riapre la clinica degli abusi edilizi -sec_org- tp:writer§§ LINDA DI BENEDETTO guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091401708304321.PDF §---§ title§§ Intervista a Irene Cetin - Il medico "In quelle strutture solo interventi non complessi ma il rischio zero non esiste" link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091401708204320.PDF description§§

Estratto da pag. 24 di "REPUBBLICA" del 14 Sep 2025

pubDate§§ 2025-09-14T04:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091401708204320.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091401708204320.PDF', 'title': 'REPUBBLICA'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091401708204320.PDF tp:ocr§§ Il medico “In quelle strutture solo interventi non complessi ma il rischio zero non esiste” l’intervista di MICHELE BOCCI rene Cetin, è professoressa ordinaria di ostetricia e ginecologia a Milano e dirige l’ostetricia della clinica Mangiagalli, il più grande punto nascita del Paese, con seimila parti l’anno. Cosa sono le Case maternità? «Posti dove è sufficiente la presenza di un’ostetrica per seguire un parto, che deve essere classificato a basso rischio». Come devono lavorare? «È necessario che rispettino una serie di indicazioni per escludere che ci siano fattori di rischio noti. In generale, se si fa un parto fuori dall’ospedale si deve comunque avere la possibilità di trasportare rapidamente la partoriente, per condurla dove può avere ad esempio l’assistenza di un’anestesista, o la possibilità di fare una trasfusione di sangue, o di essere sottoposta a un taglio I cesareo». Esistono gravidanze a rischio zero? «Conosciamo molto bene i fattori di rischio, sia per la donna che per il neonato. Se sono presenti non si può partorire fuori da una struttura ospedaliera. Comunque sia, il rischio di un imprevisto può essere basso, ma mai uguale a zero. E come sappiamo, i problemi possono presentarsi con esito infausto anche in ospedale». L’Oms chiede di chiudere le sale parto con meno di 500 nascite. Come si combina questa previsione con i parti in casa o nelle Case maternità? «Il problema delle strutture piccole o piccolissime è l’esperienza. Per seguire i parti il personale deve essere preparato e ci si forma anche affrontando i vari casi. Noi, che ne vediamo tantissimi, comunque facciamo fare ai nostri operatori, medici e ostetriche, esercitazioni con simulatori perché possano intervenire sulle varie situazioni complesse. Poi è fondamentale allenarsi al lavoro di équipe. Cose che nelle strutture piccole o piccolissime mancano». Il parto fuori dall’ospedale è poco diffuso in Italia (0,1% delle nascite). Però una piccola domanda esiste, come mai? «Perché la gravidanza e il parto sono fenomeni fisiologici. Viverli in modo naturale è assolutamente lecito. Il punto è che vanno create situazioni adatte a questo tipo di impostazione all’interno dei nostri punti nascita. Noi alla Mangiagalli stiamo allestendo un centro per il cosiddetto parto naturale. Però accanto ci sarà una sala operatoria per affrontare emergenze inaspettate». ---End text--- Author: MICHELE BOCCI Heading: Highlight: L’esperta Irene Cetin direttrice del reparto Ostetricia alla clinica Mangiagalli Image: -tit_org- Intervista a Irene Cetin - Il medico "In quelle strutture solo interventi non complessi ma il rischio zero non esiste" -sec_org- tp:writer§§ Michele Bocci guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091401708204320.PDF §---§ title§§ Schillaci s'inventa che la sanità non è politica = «La sanità non va politicizzata». Allora perché Schillaci fa ancora il ministro? link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091401708104323.PDF description§§

Estratto da pag. 17 di "VERITÀ" del 14 Sep 2025

Dopo aver azzerato il Nitag cedendo al pressing dei partiti all'opposizione, ora dice che la Salute è un affare dei cittadini

pubDate§§ 2025-09-14T04:55:00+00:00 arguments§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091401708104323.PDF category§§ POLITICA SANITARIA subcategory§§ {'domain': ''} source§§ {'href': 'http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091401708104323.PDF', 'title': 'VERITÀ'} tp:url§§ tp:attach_fn§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091401708104323.PDF tp:ocr§§ IL MINISTRO TORNA SUL CASO «NITAG» E SI NASCONDE DIETRO LA «SCIENZA». MA CHI L’HA MESSO LÌ? Schillaci s’inventa che la sanità non è politica «La sanità non va politicizzata». Allora perché Schillaci fa ancora il ministro? Dopo aver azzerato il Nitag cedendo al pressing dei partiti all’opposizione, ora dice che la Salute è un affare dei cittadini n «Sulla Nitag rifarei tutto, la sanità non va po lit ic izzata ». Così il ministro della Salute Orazio Schillaci al Fatto Quotidiano. Si approfondisce il problema di un titolare di dicastero, espressione di un partito preciso, che pare non avvedersi del fatto che, in quell’ambito, ogni scelta è politica e non tecnica. a pagina 17 n È probabile che il ministro della salute Orazio Schillaci non abbia letto con attenzione il programma dell’esecutivo di cui pure fa parte; altrimenti non avrebbe rilasciato al Fatto Quotidiano dichiarazioni che sembrano non tener conto d el l’indirizzo di governo, espresso con chiarezza nel programma del 2022. Ha dispensato, il ministro, bacchettate dal tenore quirinalizio: «La sanità non dovrebbe essere politicizzata, la sanità è dei cittadini». Eppure, tutte le sue iniziative in questi tre anni sono state calibrate manuale Cencelli alla mano, promuovendo l’opportunità politica, più che scientifica, a epitome di governo. Ci si aspettava, dal ministro della Salute del Paese più colpito dalla malagestione pandemica, uno scatto rinnovatore, aderente a quanto promesso dai leader che lo hanno scelto al dicastero della salute. E invece, la «sanità non politicizzata» è la foglia di fico dietro la quale l’Italia continua ad adeguarsi più o meno sistematicamente all’approccio One Health e alle linee guida dettate dai baracconi sovranazionali come l’Oms o l’Ecdc. Nel 2022, appena nominato, il ministro ha approvato la sospensione delle multe agli over 50 non vaccinati contro il Covid (un’iniziativa politica, by the way, ndr) guardandosi bene dal puntualizzare che quelle sanzioni non fossero giuste dal punto di vista giuridico e neanche scientifico, considerato che il «vaccino» anti Covid non preveniva l’infezione. «Richiederle potrebbe costare più di quello che poi ne potrebbe derivare», si è giustificato Schillaci di fronte alle opposizioni che lo attaccavano, timbrando col fuoco la cifra del suo mandato: un colpo al cerchio, uno alla botte. Poi c’è stato il braccino di ferro con l’Oms (chiamarlo «braccio» pare troppo, ndr): sì, l’Italia ha bocciato il Trattato pandemico proposto dall’Organizzazione mondiale della sanità e ha detto «no» anche agli emendamenti al Regolamento sanitario internazionale, ma non perché quei documenti fossero tecnicamente approssimati, scientificamente nulli e giuridicamente ideologici: anche questa volta, è stata una motivazione politica a spingere il ministro a prendere temporaneamente le distanze dall’Oms, la riaffermazione della «difesa della sovranità nazionale contro potenziali ingerenze», salvo poi difendere a spada tratta l’Organizzazione. La stessa revoca della commissione vaccini Nitag, da lui istituita e destituita nel giro di dieci giorni, altro non è stata che una decisione politica, ma stavolta in senso opposto a quello dell’esecutivo che lo ha nominato: la commissione vaccini ospitava 2 membri, su un totale di 22, scettici sulla vaccinazione anti Covid e sugli obblighi vaccinali e il ministro si è dovuto rifugiare sotto l’ombrello politico del Quirinale per poterla annullare senza consultare il governo, perché travolto dalle polemiche delle opposizioni, che lo hanno spaventato al punto da obbligarlo a rimangiarsi la sua decisione. «Quella è una commissione che non è mia, è di un dipartimento del ministero, e negli anni passati non è stata neanche convocata», ha preso le distanze Schillaci, per poi lasciar intendere che forse non sarà neanche ricostituita («Adesso vediamo…»). Ma come: e la salute dei cittadini? «La salute è un problema di tutti e andrebbe tolto dall’agone politico», ha ripetuto Schillaci, chiedendo di evitare «qualsiasi strumentalizzazione»: eppure, è proprio in ossequio alla vo lontà dei cittadini che Fratelli d’Italia e la Lega continuano a presentare interrogazioni alle quali il ministro non risponde per difendere le due nomine, forti delle promesse elettorali scolpite nella pietra a settembre del 2022, nelle quali è stata annunciata l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulla gestione medica ed economica della pandemia «nonché sulle reazioni avverse da vaccino». Già, gli eventi avversi: l’elefante nella stanza che il ministro della salute italiano si rifiuta anche soltanto di nominare, nonostante le evidenze scientifiche internazionali stiano ormai sdoganando la verità su quei preparati inefficaci e poco sicuri, pur somministrati a miliardi di persone, bambini inclusi. È notizia dei giorni scorsi che la commissione vaccini americana Acip, equivalente al Nitag italiano dismesso da Sch illaci , stia esaminando uno studio peer-reviewed sulla contaminazione del Dna dei sieri anti Covid, mentre la Food and Drug Administration presenterà in questi giorni le prove scientifiche di 25 decessi infantili avvenuti dopo la vaccinazione anticovid. Ma questo non fa sorgere alcun dubbio a Schillaci: «Io rispetto tutte le opinioni», ha affermato (declassando a «pareri» le evidenze non allineate a quelle della sua comunità), «il mondo scientifico ha delle regole. Devono parlare di vaccini solo gli esperti del tema». Come se i due scienziati da lui nominati e non difesi non lo fossero. Del resto, «non sono un esperto neanche io di vaccini», «su vaccini e salute è meglio non fare campagna elettorale», ha chiosato il ministro. In effetti, meglio fidarsi di un sistema di potere marcio da decenni e delle solite commissioni popolate da baroni della medicina toccati da conflitti d’interesse. Così, politicamente, fan tutti. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MADDALENA LOY Heading: Highlight: Come mai vengono stabiliti obblighi senza rispettare le scelte dei singoli? Se non ci fosse un indirizzo, l’Oms potrebbe imporci tutto Image:IPOCRITA Il ministro della Salute, Orazio Schillaci -tit_org- Schillaci s'inventa che la sanità non è politica «La sanità non va politicizzata». Allora perché Schillaci fa ancora il ministro? -sec_org- tp:writer§§ MADDALENA LOY guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/14/2025091401708104323.PDF §---§