title§§ Da Scarpinato a Guè: ripartiamo al Massimo
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Estratto da pag. 12 di "FATTO QUOTIDIANO" del 11 Sep 2025
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tp:ocr§§ Da Scarpinato a Guè: ripartiamo al Massimo IL PROGRAMMA L a seconda giornata della nostra Festa ha dovuto fare i conti col meteo romano, ma grazie all’intervento delle idrovore e al lavoro di tutta la produzione, la gran parte degli appuntamenti previsti ieri si è comunque svolta nella sede del Fatto in streaming, e da oggi siamo pronti a tornare al Circo Massimo. Con qualche piccolo, ma inevitabile aggiustamento nel programma. Ieri, infatti, non è stato possibile realizzare l’incontro “I due Papi: da Francesco a Leone”. Il dibattito, che vedrà Ettore Boffano e Fabrizio d’Esposito insieme a Luciana Castellina e Andrea Riccardi, è stato perciò spostato a domani alle ore 20, sul Palco Arena del Circo Massimo. La pioggia ci ha invece costretto a rinunciare agli spettacoli previsti ieri sera (con Lorenzo Biagiarelli, Luca Sommi, Andrea Scanzi, Alessandro Di Battista, Benedicta Boccoli e Giorgia Salari), ma alla stessa ora in diretta streaming abbiamo trasmesso lo speciale “Qatar, Ga2a, Polonia, Francia: il mondo in fiamme”, con Marco Travaglio, Luca Sommi, Alessandro Di Battista e Domenico Gallo. Quanto a oggi, giornata densa dal mattino (alle 9 rassegna stampa di Antonio Padellaro al Corner Youtube, alle 10, sempre online, panel sulle Regionali con Fabrizio d’Esposito, Luca De Carolis e Giacomo Salvini) via via fino al concerto di Guè alle 21, con biglietti su TicketOne. Nel pomeriggio, sempre con la conduzione di Silvia D’Onghia e David Perluigi, alle 15.30 il Palco Arena ospiterà la presentazione del libro Fratelli di chatcon l’autore, Giacomo Salvini, e la giornalista del Fatto Martina Castigliani. Un’ora più tardi sarà il turno del primo dei due eventi in collaborazione con la Scuola del Fatto Quotidiano:“Einstein Telescope, il progetto europeo per lo studio delle onde gravitazionali”, con Fernando Ferroni (Direttore Einstein Telescope Organization), il fisico Francesco Sylos Labini, Raffaele Marras (per la Regione Sardegna) coordinati da Miriam Mirolla. ALLE 17:30 spazio alla sanità, con un confronto tra Nino Cartabellotta, Eleonora Daniele, Milena Gabanelli e Maria Rita Gismondo, moderati da Ferruccio Sansa e Veronica Gentili. Poi ancora sui temi della nostra Scuola, questa volta l’energia e la decarbonizzazione: con Patrizia De Rubertis ci saranno Peter Gomez, Livio De Santoli (Pro Rettore alla Sostenibilità della Sapienza) e Fabrizio Iaccarino (Responsabile Affari Istituzionali Italia di Enel). Alle 19.30 arriverà alla nostra Festa il grande magistrato antimafia Roberto Scarpinato, oggi in pensione e da tre anni senatore 5S, con un intervento dal titolo “I pezzi mancanti delle stragi”. Un tema di cui il Fatto si occupa da anni e che è tornato al centro di nuovi tentativi di revisionismo da parte della politica. In chiusura, Guè e la sua musica, appuntamento per cui è necessario acquistare il biglietto. Tutto pronto: ci (ri)vediamo al Massimo per il terzo giorno di Festa. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Lorenzo Giarelli Heading: IL PROGRAMMA Highlight: TEMI SANITÀ, STRAGI, ENERGIA: ATTESI DANIELE, GABANELLI, CARTABELLOTTA Image: -tit_org- Da Scarpinato a Guè: ripartiamo al Massimo -sec_org-
tp:writer§§ Lorenzo Giarelli
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title§§ Lettere - I tempi di attesa sono insostenibili
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Estratto da pag. 26 di "GAZZETTA DI MANTOVA" del 11 Sep 2025
pubDate§§ 2025-09-11T02:14:00+00:00
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tp:ocr§§ Sanità Itempi diattesa sono insostenibili Cari signori di Regione Lombardia, per quanto tempo ancora pensate di nascondere la testa sotto la sabbia? I dati pubblicati dal suo giornale rispetto alle liste d’attesa lombarde parlano chiaro e ci dicono, ancora una volta, che la situazione della sanità lombarda è al tracollo. Il tutto, tra l’altro, confermato dall’abbassamento del rating da parte di Fondazione Gimbe che ha rilevato una riduzione della performance delle prestazioni sanitarie in Regione Lombardia di quattordici punti percentuali. I tempi di attesa per le principali prestazioni sanitarie sono insostenibili, si pensi, ad esempio, ai sei mesi per una visita oculistica o addirittura agli oltre nove mesi per una colonscopia. E’ evidente che il sistema soffre principalmente di una grave carenza di personale sanitario che limita la capacità di erogare servizi con tempi sostenibili, portando inevitabilmente i cittadini a ricorrere ai privati (per chi se lo può permettere) o addirittura a non curarsi più. Medici e infermieri, professionisti che si dedicano con sacrificio alla gestione della quotidianità, sono coloro che soffrono per primi della alla mancanza di scelte politiche nette volte al reperimento di risorse economiche che li metterebbero nelle condizioni di lavorare al meglio. Insomma, la misura è colma. La Sanità pubblica è uno dei pilastri fondamentali su cui fonda la nostra democrazia ed oggi è in pericolo più che mai. Matteo Campisi Segretario cittadino Pd Mantova ---End text--- Author: POSTA DAI LETTORI Heading: Highlight: Image: -tit_org- Lettere - I tempi di attesa sono insostenibili -sec_org-
tp:writer§§ POSTA DAI LETTORI
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title§§ Ritratto dell'Italia spezzata
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Estratto da pag. 5 di "LA RAGIONE" del 11 Sep 2025
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tp:ocr§§ Il desolante confronto fra i sistemi sanitari regionali e i livelli minimi di assistenza Ritratto dell’Italia spezzata I talia bocciata in Sanità. Non è cosa nuova, certamente. Ma il tema dei cosiddetti Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) è tornato sotto i riflettori da quando è in corso la discussione sull’autonomia differenziata, legge in stallo dopo le osservazioni della Corte costituzionale alle quali il Governo deve ancora rispondere. Così le ‘pagelle’ della Fondazione Gimbe che valutano i servizi sanitari regionali diventano un ottimo termometro per capire come sta il Paese. Non benissimo, verrebbe da dire. Perché le obiezioni della Suprema corte riguardavano proprio i Lep, fortemente squilibrati fra le varie Regioni e che dunque con l’autonomia rischiano di spaccare ancora di più il Paese. L’ultimo recente monitoraggio (dati 2023) segnala addirittura un peggioramento dei Lep in 8 Regioni su 21 (considerando Trentino e Alto Adige come due entità separate). Se l’autonomia differenziata entrasse in vigore oggi, soltanto 13 Regioni rispetterebbero gli standard minimi di cura (Puglia, Campania e Sardegna le sole al Sud) e soltanto 5 di queste sarebbero in grado di offrire il massimo, pari a un punteggio superiore a 257 punti secondo gli indicatori “Core” del Nuovo sistema di garanzia: Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte e Provincia di Trento in ordine decrescente. Fra le Regioni promosse c’è l’Umbria, che a dispetto degli scandali nei concorsi che hanno segnato la politica regionale negli ultimi 10 anni, continua a offrire una Sanità di buon livello. Le Regioni ‘in rosso’, cioè molto sotto gli standard, sono Sardegna, Basilicata, Abruzzo, Calabria, Sicilia e Valle d’Aosta, con quest’ultima sorprendente fanalino di coda. Il dato però più importante è quello che segnala peggioramenti forti. La Lombardia, pur in zona ‘verde’, perde 14 punti: è la seconda peggior performance dopo la Basilicata (-19) e prima di Sicilia (-11) e Lazio (-10). Un campanello d’allarme molto preoccupante, come sottolinea il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta: «La riduzione delle performance anche in Regioni storicamente solide dimostra che la tenuta del Servizio sanitario nazionale non è più garantita nemmeno nei territori con maggiore disponibilità di risorse o migliore reputazione sanitaria. È un segnale che non può essere ignorato». Piccola soddisfazione per le Regioni in fondo alla classifica: Calabria (+41 punti) e Sardegna (+26) sono quelle migliorate di più in dodici mesi. Va inoltre sottolineato che spesso in una stessa Regione non tutti i comparti presi in esame (prevenzione, ospedaliero e distrettuale) offrono lo stesso livello di prestazione, condizionando il punteggio: questo ha permesso appunto i miglioramenti di Calabria e Sardegna, mentre per esempio un’area ‘rossa’ ha fatto scendere la Liguria poco sopra la soglia minima (fra 193 e 219 punti), con Abruzzo, Sicilia e Valle d’Aosta che non raggiungono la soglia in ben due aree. Aggiunge Cartabellotta: «Il monitoraggio certifica ancora una volta che la tutela della salute dipende in larga misura dalla Regione di residenza e che la frattura tra il Nord e il Sud del Paese non accenna a ridursi. Anzi, è più ampia di quanto i numeri lascino intendere perché, pur accurato, il report non riflette in maniera assoluta il livello della qualità dei servizi. Si tratta infatti più di uno strumento di political agreement tra Governo e Regioni, basato su pochi indicatori e soglie di promozione troppo basse». Gimbe chiede più indicatori e una rotazione periodica di quelli usati nella pagella ministeriale, oltre a molte altre azioni. Nel frattempo, sarebbe utile rendere pubblico il testo completo del Ddl approvato un anno e mezzo fa dal Governo proprio per determinare i Lep: ogni Regione potrà ottenere infatti l’autonomia soltanto dopo aver raggiunto la soglia minima, dice la Corte. Prima della pausa estiva il testo non era stato ancora depositato in Parlamento e non è chiaro quando lo sarà. ---End text--- Author: Emanuele Lombardini Heading: Highlight: Im
age: -tit_org- Ritratto dell’Italia spezzata -sec_org-
tp:writer§§ EMANUELE LOMBARDINI
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title§§ "I diritti dei più fragili a Gaza ma anche in Basilicata tra salari, pensioni e sanità"
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Estratto da pag. 10 di "NUOVA DEL SUD" del 11 Sep 2025
pubDate§§ 2025-09-11T05:48:00+00:00
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tp:ocr§§ A Potenza i lavori dell’assemblea generale dei pensionati lucani della Cgil. Summa: “Avviare una fase vertenziale” “I diritti dei più fragili a Ga2a ma anche in Basilicata tra salari, pensioni e sanità” POTENZA - “Il quadro internazionale è sempre più in una pericolosa condizione di instabilità, vi è ormai nel mondo una torsione autoritaria e conseguentemente una pericolosa regressione dei diritti e delle libertà. Per queste ragioni abbiamo bisogno di dare continuità e sostenere tutte le iniziative per la pace a partire da un’azione concreta con il movimento sindacale europeo”. Lo ha detto il segretario generale dello Spi Cgil Basilicata aprendo a Potenza i lavori dell’assemblea generale dei pensionati lucani della Cgil, alla presenza del segretario dello Spi Cgil nazionale, Stefano Landini. All’ordine del giorno l’agenda sociale del sindacato, lo sterminio del popolo palestinese da parte dello Stato israeliano ma anche la guerra in Ucraina e il ruolo dell’Italia e dell’Europa in questo delicato momento storico. “La decadenza dell’occidente - ha detto Summa sta in particolare nell’assenza dell’Europa. L’Europa o procede verso una vera integrazione oppure sarà la fine. Il mondo è cambiato rapidamente da quando Trump ha deciso di imporre la sua legge, quella del più forte. L’unico modo per l’Europa è reagire con l’attuazione del progetto federale: un percorso difficile, lungo, ma necessario in cui serve l’azione anche del mondo del lavoro”. Dopo la manifestazione per Ga2a della Cgil, che si è svolta anche a Potenza come in tutte le piazze italiane, a sostegno dell’azione umanitaria della Global Sumud Flotilla “che, a mio avviso ha precisato Summa - è la prima e concreta iniziativa politica volta ad incidere concretamente contro il sterminio di un popolo da parte di Israele, sterminio che sta avvenendo con la complicità di Trump ma anche dell’intero occidente” e dopo l’attentato terroristico dell’altro ieri contro i civili israeliani a Gerusalemme, “che va condannato senza se e senza ma”, per Summa “è urgente un’azione di tutto l’occidente per fermare questa atrocità umana e politica”. In questo contesto sempre più incerto sono i diritti dei più fragili i primi a venire meno. “È obiettivo dello Spi Cgil - ha detto Summa - dare continuità alla nostra azione di mobilitazione per sostenere un’agenda sociale che anticipi le nostre priorità in vista della legge di Bilancio, rendendo chiare e visibili le nostre proposte. Redditi, salari, rinnovi dei Ccnl e pensioni; giustizia fiscale; diritti delle persone e stato sociale (istruzione, sanità, non autosufficienza, casa, previdenza, politiche demografiche politiche industriali, infrastrutture, Pnrr precarietà, appalti, salute e sicurezza, Mezzogiorno). Una legge di bilancio che rischia di avere effetti pesanti sulla già drammatica condizione dei lavoratori e dei pensionati e dell’intero paese che, a differenza della narrazione, è in una condizione di crisi industriale pesantissima e in una situazione di grande incertezza dovuta all’assenza di una politica industriale a partire dal settore dell’auto, i cui effetti li stiamo vedendo non solo nell’intero paese ma anche nel nostro territorio”. Per questo per Summa “serve una politica industriale che sostenga il nostro sistema produttivo prima che sia troppo tardi, allo stesso tempo serve un grande investimento nella sanità pubblica che è sempre più in una condizione di collasso. La Basilicata secondo gli ultimi dati Gimbe è ultima per perfomance sanitaria, con un crollo di ben 19 punti rispetto al 2022. La copertura vaccinale del morbillo è azzerata. L’ emergenza urgenza e il 118 sono in crisi. I tempi di attesa sono fuori controllo. Aumenta la mortalità dopo ictus e tumore. Le fratture al femore negli over 65 sono operate con tempi troppo lunghi, mentre la mobilità passiva è il vero indicatore della crisi del nostro sistema sanitario”. La proposta del segretario generale dello Spi Cgil Basilicata è pertanto “avviare una diffusa fase vertenziale su tutto il territorio regionale e nazionale per difendere il diritto a
lla salute e all’abitare, l’istruzione e la mobilità”. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- “I diritti dei più fragili a Gaza ma anche in Basilicata tra salari, pensioni e sanità” -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ «Poco serio fare slogan sulla sanità»
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Estratto da pag. 3 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. BASILICATA" del 11 Sep 2025
pubDate§§ 2025-09-11T03:42:00+00:00
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tp:ocr§§ POLITICA Bardi evidenzia l’aumento di attrattività delle strutture lucane «Poco serio fare slogan sulla sanità» Il governatore dopo le polemiche per la bocciatura della Basilicata nel rapporto Gimbe C’E’ un modo facile per parlare di sanità: prendere un numero, trasformarlo in slogan e agitare lo spauracchio della disfatta. Poi c’è un modo più difficile, ma anche più serio: guardare dietro quei numeri e chiedersi che storia raccontano davvero. La Basilicata non è un grafico. E’ una comunità che chiede salute e dignità. E che merita risposte. Quelle risposte non si danno con i titoli dei giornali, ma con medici assunti, ospedali aperti, liste d’attesa ridotte. E sono proprio queste le strade che stiamo percorrendo. Abbiamo incrementato il limite di spesa per le assunzioni: 120 specializzandi entreranno a lavorare nel nostro servizio sanitario regionale e nel triennio 2025-2027 saranno 1.623 le nuove unità tra medici, infermieri e personale amministrativo. Solo per la rete territoriale, 200 nuovi infermieri di comunità andranno a potenziare i servizi vicino ai cittadini. Dal primo gennaio 2025 è entrato in vigore il ruolo unico dei medici di medicina generale, un modello che supera vecchie divisioni e che vuole attrarre giovani professionisti. E per chi ogni giorno lavora in prima linea, dal 118 alla medicina penitenziaria, arriveranno incarichi a tempo indeterminato. Alla parola “prevenzione” non vogliamo far corrispondere solo un principio, ma investimenti concreti: oltre 3,4 milioni di euro stanziati nel 2024 per rafforzare gli screening oncologici e le azioni di promozione della salute. Perché prevenire non significa soltanto diagnosticare prima, ma anche ridurre le disuguaglianze e dare a tutti la stessa opportunità di cura. La sanità del futuro non è fatta solo di ospedali, ma di case di comunità, ospedali di comunità, centrali operative territoriali. Ne stiamo realizzando rispettivamente 19, 5 e 6 per trasformare la prossimità in una certezza. E c’è la sanità digitale che smette di essere un annuncio e diventa realtà: cartelle sanitarie elettroniche già attive, telemedicina finanziata con 7,1 milioni del Pnrr, portali online per prenotare e dialogare con il proprio medico. La tecnologia, se usata bene, può restituire tempo e serenità alle persone. Il nodo più doloroso resta quello delle liste d’attesa. Lo so bene: quando la salute bussa alla porta, ogni giorno conta. Per questo abbiamo creato un’Unità centrale per la gestione dei tempi di attesa, approvato un Piano che stanzia 4,6 milioni nel 2024 e oltre 5 milioni nel 2025, prevedendo ambulatori aperti anche la sera e nei fine settimana, prestazioni aggiuntive del personale pubblico e coinvolgimento delle strutture private accreditate, sempre attraverso il Cup e senza costi aggiuntivi per i cittadini. Abbiamo agito nel pieno rispetto delle norme e delle sentenze amministrative nella definizione dei fabbisogni sanitari regionali 2024-2026 e dei limiti di prestazioni e di spesa per gli anni 2019-2023. Lo ha confermato il Consiglio di Stato con una recente sentenza che ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una società privata. Per adempiere agli obblighi derivanti dalle precedenti pronunce, la Regione ha adottato atti fondamentali che hanno fissato i criteri per la determinazione del fabbisogno regionale e la mappa di compatibilità per il triennio 2024-2026. Questi provvedimenti sono stati riconosciuti legittimi dal Tar Basilicata. In sintesi, sia il Tribunale amministrativo che il Consiglio di Stato hanno validato le scelte della Regione Basilicata che ha garantito la corretta programmazione sanitaria e il rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza a tutela dei cittadini. Questo significa che la nostra sanità è solida nelle regole e, soprattutto, orientata al diritto di cura di ogni lucano. In questo percorso è stato fondamentale l’impegno appassionato dell’assessore Cosimo Latronico che in questo anno di lavoro ha saputo salvaguardare l’equilibrio di bilancio e, allo stesso tempo, estendere la capacità di risposta del sistem
a sanitario verso i cittadini. Un lavoro che non è fatto di proclami, ma di scelte concrete, di responsabilità e di visione. Intanto la Basilicata migliora i suoi conti: disavanzo ridotto del 26% in un solo anno. E cresce la mobilità sanitaria attiva: nel 2023 abbiamo erogato oltre 4 milioni di prestazioni in più a chi ha scelto di curarsi qui, spesso arrivando da Campania e Calabria. Segno che qualcosa, nonostante tutto, funziona. Un altro tassello cruciale riguarda la programmazione: dopo 12 anni, abbiamo avviato il lavoro per la redazione del nuovo Piano sanitario regionale. Sarà lo strumento che permetterà di leggere in modo puntuale i bisogni di salute dei lucani e fissare obiettivi chiari e misurabili, così da orientare politiche e investimenti verso ciò che serve davvero alle persone. La strada è lunga e nessuno di noi ha la bacchetta magica. Ma la direzione è tracciata: rafforzare la sanità territoriale, accorciare le attese, investire nelle persone e nella prevenzione. Ai lucani dico questo: non vi chiedo fiducia cieca, vi chiedo tempo e vi offro impegno. Perché la sanità non è una riga di bilancio, è un medico che ti visita, un’infermiera che ti rassicura, un sistema che non ti lascia solo. E’ lì che stiamo lavorando. Ogni giorno. Al di là di statistiche che hanno il pregio di dare ordine ai dati, ma non sempre riescono a raccontare la vita reale. I numeri, presi da soli, sono come una foto sfocata: mostrano contorni e proporzioni, ma spesso mancano di colore, profondità e sfumature. Dietro ogni percentuale ci sono persone, storie, contesti che difficilmente entrano in una tabella. ---End text--- Author: VITO BARDI Heading: Highlight: Image:Vito Bardi -tit_org- «Poco serio fare slogan sulla sanità» -sec_org-
tp:writer§§ VITO BARDI
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§---§
title§§ Il Piemonte brilla nella pagella della sanità italiana
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Estratto da pag. 3 di "UNIONE MONREGALESE" del 11 Sep 2025
pubDate§§ 2025-09-11T06:26:00+00:00
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tp:ocr§§ CURE GARANTITE II Piemonte brilla nella pagella della sanità italiana ; TORINO II Piemonte si conferma tra tè Regioni più solide sul fronte della saluta pubblica. Secondo l'analisi della Fondazione CIMBE sui dati del Ministero della Salute relativi ai Liveui Essenziali di Assistenza (LEA) 2023, la Regione ha ottenuto 270 punti, conquistando il quinto posto nazionale dietro Veneto, Toscana, Emilia-Botaagna e Tfento. I LEA rappresentano l'insieme di cure e sema garantiti a tutti i cittadini. Per essere considerata "adempiente" una Regione deve ottenere almeno 60 punti in tré aree: prevenzione, assistenza territoriale e ospedaliera. Ð Piemonte ha superato ìa soglia con risultati molto alti e omogenei: 93 punti nella prevenzione, 90 nell'assistenza distrettuale e 87 in quella ospedaliera. Rispetto al 2022 la Regione ha guadagnato +7 punti, consolidando la sua posizione tra le più virtuose, mentre altre realtà tradizionalmente forti, come Lombardia (-14) ed Emilia-Romagna (-6), hanno registrato uà arretramento significativo. La classifica nazionale evidenzia però è forte divario territoriale: solo 13 Reponi su 21 hanno superato $a sufficienza, con appena tré dal Mezzogiorno. «La tutela della salute dipende ancora troppo dalla Regione di residenza», ha sottolineato Nino Cartabellotta. presidente della fondazione GIMBS, ricordando che il riequilibrio resta una sfida strutturale per l'intero Servizio saratario nazionale. -tit_org- Il Piemonte brilla nella pagella della sanità italiana -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Disconnessi gradualmente
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Estratto da pag. 26 di "AVVENIRE" del 11 Sep 2025
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ Disconnessi gradualmente Disintossicarsi dallo smartphone potrebbe non essere facile tutto d’un colpo: consigli utili su come disconnettersi senza troppo soffrire arrivano dall’Istituto superiore di sanità. Primo: sarebbe meglio scegliere una zona della casa e degli orari in cui non usare il cellulare. Per esempio la sala da pranzo durante i pasti, quando il tempo passa chicchierando. Poi, iniziare gradualmente: mezz’ora di disconnessione all’inizio, da impiegare in attività gradevoli, per poi osare di più. È utile anche darsi un tempo massimo davanti allo schermo e disattivare le notifiche quando si fa sport o si sta in famiglia o con gli amici ¦ ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Disconnessi gradualmente -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Robot, staminali e vaccini ecco la sanità del futuro = «Il futuro? Avatar, staminali, vaccini e... digitale Ma c'è pure bisogno di un nuovo umanesimo»
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/11/2025091103149006491.PDF
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Estratto da pag. 7 di "AVVENIRE" del 11 Sep 2025
pubDate§§ 2025-09-11T05:04:00+00:00
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ 2050 I nodi invecchiamento e malattie croniche Robot, staminali e vaccini ecco la sanità del futuro Negrotti e Salinaro a pagina 7 PARLA IL RETTORE DI HUMANITAS UNIVERSITY, LUIGI TERRACCIANO «Il futuro? Avatar, staminali, vaccini e... digitale Ma c’è pure bisogno di un nuovo umanesimo» «I l 2050? Saremo nel bel mezzo di una rivoluzione tecnologica che cambierà cure, diagnosi, il modo stesso di fare ricerca medica. Ma non mi faccia esagerare nel fare previsioni. Sa, sono napoletano e con la scaramanzia non si scherza…». 30 anni di lavoro in Svizzera, nel prestigioso, e forse anche un po’ austero, Policlinico universitario di Basilea, non hanno scalfito il carattere affabile e socievole di Luigi Terracciano, anatomopatologo, rettore di Humanitas University, direttore scientifico dell’Irccs milanese Istituto clinico Humanitas. Professore, le malattie cardiovascolari, il cancro, le patologie neurodegenerative sono, nell’ordine, quelle più mortali in Occidente. Come le vinceremo? Grazie ai cambiamenti tecnologici. Sono così repentini che ogni 3-4 anni cambiano le carte in tavola. La ricerca è trainata dall'impetuosa rivoluzione digitale guidata dall'Intelligenza artificiale, che cambierà l’approccio alla ricerca e la stessa medicina ben prima del 2050! Ma questa rivoluzione comporta anche dei rischi. Teme che l’Ia possa in qualche modo arrivare a prevalere sulle scelte del ricercatore o del medico? Temo una spersonalizzazione del ruolo del ricercatore che deve continuare ad esprimere la sua originalità di pensiero. Avremmo bisogno di un nuovo umanesimo, in cui l'uomo si ponga responsabilmente al centro di questa rivoluzione tecnologica. Il paziente con i suoi bisogni, e il ricercatore utilizzandola e governandola con la sua capacità di visione, senza correre il rischio di cadere in una sorta di pigrizia intellettuale. Ma come può tutta questa rivoluzione arrivare in tempo reale al letto del paziente? La ricerca clinica non può essere disgiunta dalla cura. Dobbiamo passare da ospedali che fanno anche ricerca a centri di ricerca dove si curano i pazienti. Ecco come vedo i prossimi decenni: un nuovo umanesimo, i centri di ricerca che curano, e poi la costruzione di vere e proprie reti di ricerca, il network scientifico per produrre risultati eccellenti. Come si curerà il cancro nei prossimi anni? L’avvento dell’immunoterapia e di nuove molecole ha rivoluzionato lo scenario terapeutico utilizzando modalità di azione mai percorse. Ora è necessario individuare con precisione quale paziente potrà beneficiarne, e perché ne restano altri che non rispondono ai nuovi trattamenti. Quali sono le terapie più promettenti e suscettibili di ulteriore sviluppo in futuro? Senz’altro la nuova classe degli anticorpi bispecifici, quelli immunoconiugati, le Car-T. Si tratta di cure potenti, oggi utilizzate soprattutto per le malattie oncologiche ematiche (leucemie, linfomi, mielomi, ndr). La sfida dei prossimi anni è utilizzare al meglio queste possibilità anche nei tumori solidi. Quali? Il cancro del polmone, per esempio, o il carcinoma epatocellulare, o i tumori urogenitali; nel caso delle Car-T anche per le malattie autoimmuni. Un’altra grande speranza, che qui in Humanitas è un’eccellenza internazionale, è la vaccinoterapia. Dopo la straordinaria esperienza della tecnologia mRna nella pandemia da Covid-19, ci puntiamo molto. I vaccini mRna ci daranno risultati significativi contro i tumori. A proposito di vaccini: in Humanitas ne stiamo creando uno per lo scompenso cardiaco. Se funzionasse sarebbe una svolta storica. La ricerca sull’impiego di cellule staminali, in ambito cardiovascolare e nelle malattie neurodegenerative, porterà ad una decisa diminuzione della mortalità? Ne sono sicuro. La generazione di cellule staminali pluripotenti rappresenta una fonte di ricerche per una lunga serie di malattie, dalla riparazione dei tessuti cardiaci danneggiati dall’infarto, fino al trattamento della Sclerosi multipla. Cosa c’è, ancora, nelle frontiere più avanzate della ricerca mondiale? Uno straordinario obiettivo è quello dei
cosiddetti organoidi, una specie di “avatar dei tumori”, ovvero delle riproduzioni tridimensionali complesse dei tumori di ogni paziente, sui quali testiamo i nuovi farmaci. L’Istituto Humanitas è l'unico in Italia, e tra i pochi in Europa, a disporre di una unità di anatomia patologica che produce di routine questi “avatar”. Professore, le nuove pandemie, i batteri resistenti agli antibiotici, i virus sconosciuti, ci minacciano. Come potremo difenderci da tutto questo? Mentre la scienza lavora ad una nuova classe di antibiotici, è prioritario fare rete. Il fatto che l'Italia non abbia sottoscritto l'accordo pandemico dell'Oms non è un buon viatico. Eppure il Covid ci ha detto prima di tutto una cosa: nessuno vince da solo. Non far parte della rete pandemica mondiale significa chiamarsi fuori da un coordinamento vitale. (L’intervista integrale al professor Terracciano sul sito www.avvenire.it) ---End text--- Author: VITO SALINARO Heading: Highlight: «Immagino ospedali che fanno anche ricerca e centri di ricerca che curano i pazienti. Le nomine nel Nitag? È come tornare ai tempi del “metodo Di Bella”» Image:Il professor Terracciano -tit_org- Robot, staminali e vaccini ecco la sanità del futuro «Il futuro? Avatar, staminali, vaccini e... digitale Ma c'è pure bisogno di un nuovo umanesimo» -sec_org-
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title§§ La sanità che ci attende: prevenzione, tecnologie e riduzione degli sprechi
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Estratto da pag. 7 di "AVVENIRE" del 11 Sep 2025
pubDate§§ 2025-09-11T05:04:00+00:00
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tp:ocr§§ La sanità che ci attende: prevenzione, tecnologie e riduzione degli sprechi S e è difficile fare previsioni a distanza di 25 anni in qualunque materia, ciò è tanto più vero quando si tratta di un sistema complesso come la sanità, dove nell’equilibrio tra domanda di salute e prestazioni erogate intervengono fattori disparati, dall’evoluzione scientifica e tecnologica ai cambiamenti sociali, dalle scelte della politica a quelle degli individui. Fino al problema dei problemi dell’Italia odierna: la questione demografica. «L’invecchiamento scatenerà uno tsunami sul nostro Paese» osserva Giuseppe Arbia, direttore dell’Alta scuola di economia e management sanitario (Altems) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nonché docente di Statistica economica nella facoltà di Economia della sede di Roma dello stesso ateneo. Già oggi quella italiana è una delle popolazioni più anziane al mondo e con uno dei tassi di natalità più bassi: «L’età mediana in Italia è di 47 anni, ed è in aumento – continua Arbia – e il tasso di fecondità sfiora gli 1,2 figli per donna, ed è in calo. La popolazione over65 rappresenta oltre il 23% del totale, ed è in crescita». L’Istat prevede che nel 2050 la popolazione italiana scenderà a 54,7 milioni, con un calo maggiore nella fascia in età lavorativa. Il dato più spesso discusso è il rapporto tra spesa sanitaria e prodotto interno lordo (Pil): «Nell’ultimo decennio si è mantenuto relativamente stabile intorno al 7% del Pil, per scendere negli ultimi due anni intorno al 6,3%. Il quadro tra 25 anni diventa nero se ricordiamo che l’invecchiamento della popolazione porta con sé anche l’aumento delle malattie croniche e delle cure a lungo termine (long-term care)». Secondo le previsioni dell’ultimo rapporto “Meridiano Sanità”, se nel 2024 il 61% della spesa sanitaria pubblica si concentrava nella fascia di popolazione over60, nel 2050 questa quota salirà al 75%. «Guardare al Ssn tra 25 anni – osserva Arbia – significa certamente sostenibilità, ma non solo compatibilità finanziaria: occorre tenere presenti anche equità, qualità, accessibilità ai servizi». È chiaro che «non potrà essere organizzato come è stato finora. E vediamo il rischio che diventi iniquo: già ora c’è chi rinuncia alle cure, scoraggiato dalle attese (pochi si possono rivolgere al privato). Ma il malato che non si cura diventa un carico maggiore per il Ssn quando la patologia peggiorerà». Tre gli ambiti in cui, secondo Arbia, bisogna incidere: transizione tecnologica, investimento sul personale, prevenzione attiva. «Verso la telemedicina c’è attualmente particolare entusiasmo» rileva Arbia. Non a caso figura tra i settori da potenziare con il Pnrr. «La cartella clinica elettronica, l’intelligenza artificiale (IA) per fare diagnosi e pianificazione però, non si traducono in riduzione dei costi se non riorganizziamo tutto il sistema: innanzi tutto perché inizialmente implicano costi per la messa a terra; poi va ricordato che già ora che l’accesso a Internet è molto differenziato già ora tra aree urbane e aree interne, in cui vivono spesso popolazioni più anziane, che hanno meno dimestichezza con questi servizi». Quindi «le tecnologie possono essere un moltiplicatore di efficienza solo se sono integrate con nuovi modelli organizzativi e formativi, altrimenti rischiano di diventare solamente un costo in più». Quanto al personale, se già oggi ci sono settori in sofferenza (soprattutto infermieri e alcune specialità mediche) «occorre ricordare che tra 25 anni serviranno sempre più figure ibride, capaci di integrare saperi diversi: clinici, digitali, ma anche relazionali, gestionali. Cioè professionisti con competenze trasversali, in grado di lavorare in équipe inter-professionali, che leggono dati che diventeranno sempre più complessi, e di relazionarsi con i pazienti». «In tal senso va il corso di studi presente all’Università Cattolica denominato “Medtec”: è a cavallo tra medicina e ingegneria e fornisce al medico competenze più ampie, per saper analizzare dati di provenienza diversa». Infine la prevenzione attiva: «Altems – p
untualizza Arbia – ha avviato un osservatorio per calcolare quanto potrebbe risparmiare il Ssn se si riuscissero a sollecitare comportamenti virtuosi nei cittadini. In particolare in quattro aree: riduzione a zero del fumo, riduzione del consumo di alcol, vita attiva e alimentazione sana. Con il collega Francesco Moscone, che aveva già effettuato uno studio simile sul Servizio sanitario britannico, abbiamo analizzato il nostro Ssn e abbiamo stimato che con piccoli miglioramenti in tutte le quattro aree, anche senza drastici interventi, si potrebbe realisticamente risparmiare un miliardo di euro all’anno». Conclude Giuseppe Arbia: «È condivisibile l’idea che i servizi forniti “a pioggia” non siano più possibili: andranno mirati verso le situazioni che lo richiedono maggiormente. Se ci sono Regioni che hanno più bisogno, bisognerà riequilibrare la distribuzione delle risorse. Non deve preoccupare il possibile aumento della spesa, ma la sua iniqua distribuzione tra Regioni, nonché tra aree urbane e aree interne. Non si tratta di penalizzare qualcuno, ma di ridurre sprechi e sperequazioni. Un esempio sono i Lea: uno studio Altems, che a breve diffonderemo, rivela che per tutte le patologie i Lea sono peggiorati tra prima e dopo il Covid e le differenze tra Regioni sono aumentate. In generale non si può dire che l’Italia abbia un problema di spesa sanitaria, ma di spesa efficace ed efficiente. Serve una sanità a geometria variabile, che sappia adattarsi alle differenze territoriali, demografiche, tecnologiche, e che investa sul capitale umano». ---End text--- Author: ENRICO NEGROTTI Heading: Highlight: PREVISIONI Per lo “tsunami demografico” più malattie croniche e cure a lungo termine. Studio Altems: vita attiva e alimentazione sana, evitando fumo e alcol, permetterebbero di risparmiare un miliardo l’anno Arbia (Alta scuola di economia e management sanitario dell’Università Cattolica): «C’è un problema di spesa efficace ed efficiente. Sui Lea le differenze tra Regioni sono cresciute dopo il Covid. Serve una sanità a geometria variabile, che si adatti alle differenze territoriali» I tre quarti della spesa destinati agli anziani 54,7 La popolazione italiana nel 2050 in base alle stime Istat. Gli over 65, oggi il 23%, aumenteranno in maniera considerevole 6,3% La percentuale del Pil destinata alla spesa sanitaria negli ultimi due anni, crescerà con l’invecchiamento della popolazione 75% La percentuale della spesa sanitaria che nel 2050 sarà destinata agli anziani, attualmente è pari al 61% Image:Giuseppe Arbia, direttore di Altems -tit_org- La sanità che ci attende: prevenzione, tecnologie e riduzione degli sprechi -sec_org-
tp:writer§§ ENRICO NEGROTTI
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title§§ AGGIORNATO - S. M. Capua Vetere, Nordio conferma la gravità sanitaria
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Estratto da pag. 7 di "DUBBIO" del 11 Sep 2025
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category§§ POLITICA SANITARIA
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tp:ocr§§ S. M. Capua Vetere, Nordio conferma la gravità sanitaria Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha risposto all'interrogazione parlamentare presentata dalla deputata del Partito Democratico Debora Serracchiani e altri colleghi lo scorso 28 maggio. La richiesta, già trattata su queste pagine, riguardava le gravi carenze sanitarie denunciate nel carcere Francesco Uccella di Santa Maria Capua Vetere. La risposta del Ministro conferma ufficialmente quanto riportato Come spiegato da Monica Bizaj, presidente dell’associazione, il 27 maggio scorso, dopo aver ricevuto la lettera dei detenuti, ci si è rivolti all’onorevole Serracchiani, che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Ministro. Nel documento, i detenuti lamentavano la “carenza di assistenza sanitaria” e l’”assenza totale del dirigente sanitario dell’Istituto, dottor Pasquale Iannota”. L’interrogazione sollevava problematiche drammatiche: mancanza di cure mediche da quasi due anni, assenza quasi totale di medici generici, assistenza inadeguata per malati di cancro, diabetici senza cure da oltre un mese. Inoltre, veniva segnalata la mancata disponibilità del dottor Iannota a incontrare una delegazione di detenuti. UN'AMMISSIONE DI RESPONSABILITÀ La risposta di Nordio, seppur formale, contiene elementi importanti che confermano gran parte delle denunce. Il Ministro ricorda che le funzioni sanitarie sono transitate all’Ssn con il d.P.C.M. del 1° aprile 2008, precisazione legale che sembra però un tentativo di ridimensionare le responsabilità dirette dell’Amministrazione penitenziaria, la quale pure mantiene obblighi di vigilanza. Il Ministro aggiunge che l'Amministrazione penitenziaria “sollecita costantemente le competenti Autorità sanitarie affinché adottino ogni iniziativa necessaria, con particolare riferimento agli psicologi e psichiatri”. Ma non vengono fornite prove specifiche di questi solleciti, né si parla dei risultati ottenuti. Questo lascia l'impressione che si tratti più di dichiarazioni teoriche che di azioni concrete e verificabili. Il punto più importante della risposta arriva quando Nordio riconosce chiaramente che “il Provveditorato regionale ha partecipato a una riunione del 6 giugno 2025, constatando, effettivamente, la gravità delle carenze della sanità sammaritana”. Questa ammissione ufficiale conferma in toto le denunce dei detenuti e dell’interrogazione. L'uso della parola “effettivamente” non lascia spazio a dubbi: il ministero ammette che le carenze esistono davvero e sono gravi. Si tratta di un passaggio fondamentale che dà ragione a tutte le preoccupazioni sollevate dall'associazione “Sbarre di Zucchero” e dalla deputata Serracchiani. La ricostruzione ministeriale degli interventi precedenti sembra dimostrarne l’inefficacia: già l’8 marzo 2023 il Provveditorato di Napoli aveva firmato un documento con l’Asl per verificare il funzionamento dei servizi sanitari. A settembre 2024, dopo ulteriori lamentele, era stata proposta una riorganizzazione del servizio di medicina generale. Eppure, a giugno 2025, è stata necessaria una nuova riunione in cui si è constatata nuovamente la gravità della situazione. Questa cronologia fa sorgere dubbi legittimi sull'efficacia degli interventi precedenti e sulla capacità dell'amministrazione di risolvere concretamente i problemi denunciati. TRA VAGHEZZE E CARENZE DI DATI Per quanto riguarda le soluzioni future, il Ministro si limita a dire che “sono comunque in corso contatti con i vertici politici della Regione Campania, per un rapido incontro al fine di addivenire a una ormai improcrastinabile soluzione della questione”. La parola “improcrastinabile” conferma l'urgenza della situazione, ma l'espressione “sono in corso contatti” è piuttosto vaga e non dà tempi precisi né garanzie concrete sui risultati. Una parte particolarmente delicata della risposta riguarda la gestione dei detenuti con disturbi psichiatrici. L'interrogazione parlamentare aveva denunciato che “i detenuti affetti da disturbi psichiatrici risultano gestiti come detenuti ordinari a causa dell'assenza di post
i nelle Rems”. La risposta di Nordio su questo punto è tecnica ma non del tutto rassicurante. Il guardasigilli spiega che ci sono due percorsi diversi: uno per le “persone detenute/imputabili affette da disturbi di salute mentale” attraverso sezioni sanitarie speciali, e un altro per le “persone affette da disturbi mentali autrici di reati non imputabili sottoposte a misure di sicurezza” attraverso le Rems. Per il primo caso, il Ministro conferma che la Regione Campania ha 6 Articolazioni per la Tutela della Salute Mentale (Atsm), “di cui una presente all'interno della casa circondariale di S. Maria Capua Vetere dotata di 20 posti letto attivata nel luglio 2012”. Ma non vengono forniti dati sulla reale operatività di questa sezione, su quanti posti sono occupati, se c'è personale specializzato. Questi elementi sarebbero stati fondamentali per capire se il servizio funziona davvero. Per le Rems, il Ministro spiega che la Regione Campania ha un Punto Unico Regionale per gestire la lista di attesa e dispone di due strutture: la Rems di San Nicola Baronia (Asl Avellino) e la Rems di Calvi Risorta (Asl Caserta). Anche qui non vengono forniti dati sui tempi di attesa, sulla capienza delle strutture, sui criteri di priorità. Queste informazioni sarebbero state essenziali per capire se il sistema funziona realmente. Il Ministro cita il decreto-legge n. 92/2024, convertito nella legge n. 112/2024, che introduce incentivi per il personale sanitario che opera in carcere e migliora la condivisione dei dati sanitari. Resta da vedere se questi strumenti normativi avranno un impatto concreto e tempestivo sulla situazione di Santa Maria Capua Vetere. Un elemento potenzialmente positivo è l’attivazione di un “Gruppo tecnico di monitoraggio” previsto da un recente accordo, che dovrà verificare lo stato dei servizi sanitari regionali e i trasferimenti interregionali. Questo gruppo dovrebbe verificare “lo stato delle reti dei servizi sanitari regionali e provinciali attivate”, i “trasferimenti interregionali per motivi di salute” e “lo stato di attuazione delle attività inerenti alle condizioni strutturali e/o organizzative”. CHE COSA NON È STATO DETTO Una delle accuse più specifiche contenute nella lettera dei detenuti riguardava il comportamento del dottor Pasquale Iannota, dirigente sanitario dell'istituto, accusato di essere poco presente e di aver rifiutato di incontrare una delegazione di detenuti. La risposta del Ministro non parla per niente di questa questione, ignorando completamente una delle criticità più gravi segnalate. L'accusa è seria e meritava almeno una verifica e una risposta dettagliata, anche per la dignità del dirigente stesso, essendo stato segnalato nell’interrogazione. Mancano del tutto dati concreti: numero di medici in servizio, rapporto medici/detenuti, tempi di attesa per le visite, numero di prestazioni erogate. Senza questi elementi, è impossibile valutare compiutamente la gravità della situazione. Non viene dato alcun riscontro sulle situazioni individuali più gravi segnalate, come i malati di cancro e i diabetici senza cure, casi che potrebbero mettere a rischio vite umane. La cronologia degli interventi (2023, 2024, 2025) descrive una crisi permanente, sollevando seri dubbi sull’efficacia dell’azione amministrativa centrale nel costringere le autorità regionali e locali a intervenire. La vicenda di Santa Maria Capua Vetere è chiaramente l’emblema di un sistema carcerario in profonda crisi. ---End text--- Author: DAMIANO ALIPRANDI Heading: Highlight: Image: -tit_org- AGGIORNATO - S. M. Capua Vetere, Nordio conferma la gravità sanitaria -sec_org-
tp:writer§§ DAMIANO ALIPRANDI
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title§§ Regionalizzazione sanitaria malata
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Estratto da pag. 5 di "LA RAGIONE" del 11 Sep 2025
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tp:ocr§§ Lo screening neonatale diverso a seconda di dove si nasce Regionalizzazione sanitaria malata di Ilaria Donatio G iulia Ferrari racconta in un lungo post su Facebook la malattia rara e devastante di sua figlia: «Lei è Gioia, nata a Modena tre anni fa. Fino a 17 mesi cresceva come tutte le bambine, poi i primi problemi a camminare e, a settembre 2024, la diagnosi: leucodistrofia metacromatica». La donna denuncia il paradosso più sconvolgente: la terapia genica esiste, è efficace e sicura, ma funziona solo se somministrata prima dei sintomi. E così la figlia «non può più essere salvata perché alla nascita non viene fatto un esame apposito per la Mld». Lo screening neonatale in Italia è iniziato nel 1992 per tre patologie e ha fatto il salto di qualità nel 2016 con la legge 167, che ha ampliato a 40 il numero di malattie considerate. Da allora però è tutto fermo: «Una commissione ministeriale ha dato parere favorevole all’inserimento di nuove patologie, ma l’aggiornamento non c’è mai stato» ricorda Ilaria Ciancaleoni Bartoli, direttrice di Osservatorio malattie rare. «Alcune Regioni hanno ampliato l’elenco, altre no: il risultato è una grande difformità». Il quadro è confermato da Giancarlo la Marca, direttore del laboratorio di Screening neonatale dell’ospedale “Meyer” di Firenze: «Il sistema italiano è tra i più efficienti al mondo, ma la sua estensione a oggi non è uniforme». In Toscana, includendo la leucodistrofia metacromatica (Mld), il totale considerato supera le 60 malattie, la metà in più rispetto a quello nazionale. Lombardia e Puglia hanno avviato programmi parziali di screening per la Mld, ma oggi è pienamente attivo soltanto quello toscano. Non ci sono più alibi. I progetti pilota sono stati completati, la validazione clinica è arrivata, i risultati scientifici parlano da soli. La Mld ha un’incidenza di un caso ogni 6080mila nascite: in Italia cinque-sei bambini l’anno. In Germania, su 380mila neonati testati, otto casi sono già stati individuati: i due che sono stati trattati subito non svilupperanno mai la malattia: «I risultati sono impressionanti perché quando la terapia genica viene somministrata prima dei sintomi, i bambini diventano pressoché normali» precisa la Marca. «È devastante invece dover dire a una madre che ormai è troppo tardi, pur sapendo che c’era un modo per salvarli». Il test costa circa 5 euro a neonato: «È l’esempio perfetto di un investimento che fa risparmiare» insiste la Marca. «Un bambino con quella malattia nasce comunque: se lo intercetti tardi, il peso sanitario ed economico è immensamente più alto. La prevenzione fa risparmiare già l’anno dopo». La differenza è che i decisori guardano a quanto spendono subito, non a quanto si risparmierà dopo. Qui sta il cuore del problema. Da una parte la regionalizzazione mostra il suo limite: «Come spiegarlo a una madre? A Firenze il figlio si salva, a Reggio Emilia no» osserva la Marca. Dall’altra parte, la vera questione è la volontà politica: «La tecnologia c’è, i protocolli esistono, le competenze sono pronte. Ciò che manca è la decisione di aggiornare il decreto, inserire la Mld, finanziare i centri». Il caso di Gioia rende evidente la posta in gioco. Una bambina condannata perché non era nata nella Regione giusta, mentre la scienza offriva una possibilità concreta. Ogni giorno senza una scelta nazionale è un giorno perso per altri neonati che potrebbero vivere una vita normale. La scienza ha fatto il suo passo, ora tocca alla politica dimostrare di essere all’altezza. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Regionalizzazione sanitaria malata -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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