title§§ Cure essenziali: retrocede la Liguria
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Estratto da pag. 60 di "CANAVESE" del 10 Sep 2025
La Lombardia perde punti ma l ' Amministrazione non ci sta: «Lettura strumentale»
pubDate§§ 2025-09-10T06:34:00+00:00
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tp:ocr§§ FONDAZIONE GIMBE Solo 13 Regioni sono “promosse” in tutte le aree previste Cure essenziali: retrocede la Liguria La Lombardia perde punti ma l’Amministrazione non ci sta: «Lettura strumentale» Le pagelle del Ministero sulle cure essenziali (dati 2023) promuovono solo 13 Regioni: Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Provincia Autonoma di Trento, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto. La Liguria retrocede a inadempiente per il mancato raggiungimento della soglia minima in un’area. Dopo la pubblicazione, il 6 agosto, della Relazione 2023 del “Monitoraggio dei LEA attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia” da parte del Ministero della Salute, la Fondazione Gimbe spiega il presidente Nino Cartabellotta, «ha condotto un’analisi indipendente per misurare le differenze regionali nel garantire i diritti fondamentali di salute, con particolare attenzione all’entità della frattura Nord-Sud. Per ciascuna Regione sono state inoltre valutate le variazioni tra il 2022 e il 2023 e il posizionamento nelle tre aree della prevenzione, distrettuale e ospedaliera». Un’analisi che evidenzia il divario tra Nord e Sud. Nel 2023, 8 Regioni hanno registrato un peggioramento rispetto all’anno precedente, seppure con gap di entità molto variabile: a perdere almeno 10 punti sono Lazio (-10), Sicilia (-11), Lombardia (-14) e Basilicata (-19). «La riduzione delle performance anche in Regioni storicamente solide – commenta Cartabellotta – dimostra che la tenuta del Sistema sanitario nazionale non è più garantita nemmeno nei territori con maggiore disponibilità di risorse o reputazione sanitaria. E’ un campanello d’allarme che non può essere ignorato». La Regione Lombardia, però, rispedisce al mittente questi dati: «La Regione Lombardia mostra un profilo di adempienza ai Lea superiore alla soglia (60) in tutte e tre le aree di assistenza: prevenzione, distrettuale e ospedaliera, altro che perdita di 14 punti. Gimbe, Majorino e Di Marco farebbero bene a non distorcere o strumentalizzare dati ufficiali del Ministero della Salute o imparare a leggerli e contestualizzarli - Così il sottosegretario all’Autonomia e ai Rapporti con il Consiglio regionale Mauro Piazza - Nel confronto tra Regioni, lo strumento Nsg Core fornisce punteggi per singola area e una sintesi complessiva con soglie di adempienza. Criticità possono emergere in aree specifiche, ma non si traduce automaticamente in una perdita sostanziale del punteggio complessivo a livello regionale. E’ fondamentale distinguere tra punteggio totale, punteggi per area e indicatori Core: la somma dei punteggi per area non equivale a una singola “perdita” di 14 punti in tutte le aree». «A livello di indicatori Core – aggiunge Piazza – l’area prevenzione evidenzia una dinamica positiva su indicatori chiave (a esempio adesione agli screening a punteggio elevato). Alcune aree richiedono attenzione, ma non configurano una perdita netta di performance complessiva. Il quadro 2023 non segnala una perdita di 14 punti: i punteggi complessivi mostrano mantenimento o lieve miglioramento in alcune aree e solo lievi flessioni in altre». l e.b. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Cure essenziali: retrocede la Liguria -sec_org-
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title§§ Rafforzare il sistema sanitario le indicazioni dell ' assessore Latronico
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Estratto da pag. 41 di "GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO BASILICATA" del 10 Sep 2025
pubDate§§ 2025-09-10T03:21:00+00:00
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tp:ocr§§ Rafforzare il sistema sanitario le indicazioni dell’assessore Latronico l «Il comunicato diffuso dalla Fondazione GIMBE fotografa i dati LEA 2023, certificando per la Basilicata un calo complessivo di 19 punti rispetto al 2022. Si tratta di un indicatore parziale, che riguarda l’anno 2023 e che non rappresenta in alcun modo un giudizio di condanna sul nostro sistema sanitario, ma piuttosto un segnale da cui partire per rafforzare e migliorare.» Lo afferma l’assessore regionale Latronico che aggiunge: «Questo dato non venga usato in maniera strumentale, alimentando allarmismo: i cittadini lucani hanno diritto a valutazioni serie e contestualizzate. La verità è che, pur registrando una criticità nella macroarea distrettuale (52 punti), la Basilicata resta in linea con la media nazionale nella prevenzione (68 punti) e nell’area ospedaliera (69 punti). Proprio per colmare le difficoltà segnalate nella macroarea distrettuale, stiamo investendo con decisione sul potenziamento della medicina territoriale; In questa direzione vanno l’attivazione di Case e Ospedali di Comunità e delle Centrali Operative Territoriali finanziati dal PNRR, con tutti i progetti pienamente in esecuzione; le nuove assunzioni di medici, infermieri e personale amministrativo per ridurre le carenze storiche e rafforzare gli organici; la digitalizzazione della governance sanitaria, con un sistema informativo avanzato e nuove tecnologie mediche già in uso e la costruzione del nuovo Piano Sanitario Regionale Integrato, che a dicembre definirà linee guida moderne, sostenibili e vicine alle persone. Pertanto, i -19 punti certificati da GIMBE non vanno letti come un arretramento irreversibile, ma come una fotografia del passato a cui rispondiamo con riforme già avviate e investimenti concreti». «Un percorso - prosegue l’assessore Latronico - che non sarebbe possibile senza l’impegno e la professionalità di medici, infermieri e operatori sanitari, ai quali va il mio più sincero ringraziamento per l’assistenza quotidiana garantita ai cittadini lucani e a quanti scelgono la Basilicata per curarsi». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Rafforzare il sistema sanitario le indicazioni dell ’ assessore Latronico -sec_org-
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title§§ Livelli essenziali di assistenza: la sanità laziale crolla al 12mo posto
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Estratto da pag. 11 di "PROVINCIA DI CIVITAVECCHIA" del 10 Sep 2025
pubDate§§ 2025-09-10T06:15:00+00:00
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tp:ocr§§ Lo rileva la Fondazione Gimbe: nel 2023 persi 216 punti rispetto all’anno precedente Livelli essenziali di assistenza: la sanità laziale crolla al 12mo posto ROMA - Il Lazio è al dodicesimo posto tra le regioni italiane per gli adempimenti ai Livelli essenziali di assistenza (Lea), ossia le prestazioni che il Sistema sanitario nazionale eroga gratuitamente o tramite il pagamento di un ticket. Lo rileva la Fondazione Gimbe analizzando i dati della Relazione 2023 'Monitoraggio dei Lea attraverso il nuovo sistema di garanzia' pubblicata dal ministero della Salute. Il punteggio per il Lazio nel 2023 è di 216 (-10 rispetto all'anno precedente) e rientra fra le 13 regioni adempienti. Nel dettaglio, dalla valutazione dei 26 indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), si colloca 15esima nella classifica sia per l'area della prevenzione sia per quella distrettuale. Mentre è ottava per l'area ospedaliera. «I dati elaborati dalla Fondazione Gimbe confermano quello che sostengo da tempo: nel Lazio la situazione è in netto peggioramento, invertendo il trend positivo che aveva caratterizzato gli anni precedenti, soprattutto nella prevenzione, dove la Regione perde 6 posizioni, scivolando al 15° posto, e nell'assistenza territoriale, con 3 posizioni in meno, arretrando al 15° posto. Due aspetti completamente sottovalutati dal presidente Rocca. Se non si investe su prevenzione e territorio, si rischia di scaricare sulla rete ospedaliera prestazioni inappropriate che appesantiscono ulteriormente il lavoro dei professionisti. Nel complesso, il Lazio peggiora con 3 posizioni perse (12° posto) nella classifica generale rispetto all'anno precedente» commenta l'ex assessore alla Sanità, oggi consigliere regionale di Azione Alessio D'Amato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Livelli essenziali di assistenza: la sanità laziale crolla al 12mo posto -sec_org-
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title§§ Livelli essenziali di assistenza: la sanità laziale crolla al 12mo posto
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Estratto da pag. 12 di "PROVINCIA DI CIVITAVECCHIA - ED. VITERBO" del 10 Sep 2025
pubDate§§ 2025-09-10T05:39:00+00:00
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tp:ocr§§ Lo rileva la Fondazione Gimbe: nel 2023 persi 216 punti rispetto all’anno precedente Livelli essenziali di assistenza: la sanità laziale crolla al 12mo posto ROMA - Il Lazio è al dodicesimo posto tra le regioni italiane per gli adempimenti ai Livelli essenziali di assistenza (Lea), ossia le prestazioni che il Sistema sanitario nazionale eroga gratuitamente o tramite il pagamento di un ticket. Lo rileva la Fondazione Gimbe analizzando i dati della Relazione 2023 'Monitoraggio dei Lea attraverso il nuovo sistema di garanzia' pubblicata dal ministero della Salute. Il punteggio per il Lazio nel 2023 è di 216 (-10 rispetto all'anno precedente) e rientra fra le 13 regioni adempienti. Nel dettaglio, dalla valutazione dei 26 indicatori del Nuovo Sistema di Garanzia (NSG), si colloca 15esima nella classifica sia per l'area della prevenzione sia per quella distrettuale. Mentre è ottava per l'area ospedaliera. «I dati elaborati dalla Fondazione Gimbe confermano quello che sostengo da tempo: nel Lazio la situazione è in netto peggioramento, invertendo il trend positivo che aveva caratterizzato gli anni precedenti, soprattutto nella prevenzione, dove la Regione perde 6 posizioni, scivolando al 15° posto, e nell'assistenza territoriale, con 3 posizioni in meno, arretrando al 15° posto. Due aspetti completamente sottovalutati dal presidente Rocca. Se non si investe su prevenzione e territorio, si rischia di scaricare sulla rete ospedaliera prestazioni inappropriate che appesantiscono ulteriormente il lavoro dei professionisti. Nel complesso, il Lazio peggiora con 3 posizioni perse (12° posto) nella classifica generale rispetto all'anno precedente» commenta l'ex assessore alla Sanità, oggi consigliere regionale di Azione Alessio D'Amato. ©RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Livelli essenziali di assistenza: la sanità laziale crolla al 12mo posto -sec_org-
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Estratto da pag. 11 di "PROVINCIA-ED.FIUMICINO" del 10 Sep 2025
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title§§ Venneri (Cisal): «Si voti crotonese»
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Estratto da pag. 17 di "QUOTIDIANO DEL SUD ED. CATANZARO" del 10 Sep 2025
radiologa Capalbo per la "Casa Riformista". Sestito incalza sulla sanità
pubDate§§ 2025-09-10T03:05:00+00:00
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tp:ocr§§ Venneri (Cisal): «Si voti crotonese» La radiologa Capalbo per la “Casa Riformista”. Sestito incalza sulla sanità Il coordinatore di FI Sasso e i Giovani di FI a sostegno di Ferrari C’E’ una candidata alla carica di consigliere regionale originaria di Strongoli. Si tratta di Emanuela Capalbo, medico radiologo. Lei corre nella lista “Casa Riformista” e nella circoscrizione “Centro“, a sostegno dell’aspirante governatore, Pasquale Tridico (M5S). «Sono nata a Cariati, per questo motivo le mie origini strongolesi non sono emerse, quando sono state ufficializzate le liste», spiega. Naturalmente, i suoi concittadini l’hanno individuata subito. Com’è maturata la sua candidatura? «La mia indole mi induce a mettermi a disposizione della gente per cercare di fare quello che è nelle mie possibilità. Ho accettato perciò di fare la mia parte anche in politica», risponde la candidata Capalbo, madre di tre figli, che ha deciso di tornare nella sua terra natia, per l’orgoglio dell’appartenenza, rifiutando le offerte di lavoro che le erano pervenute da grandi ospedali del nord. Il segretario provinciale della Cisal, Mario Venneri, lancia, quindi, l’accorato appello: «Oggi più che mai votiamo Crotone». E’ importante- argomenta- «al di là dei colori politici, unire le forze e portare avanti rappresentanti del territorio crotonese per dare voce e forza a un territorio martoriato che poco o nulla ha realmente ottenuto negli ultimi decenni di Giunte regionali di destra e di sinistra» Venneri si rivolge sia ai cittadini del Crotonese sia alle forze associative e sociali, soprattutto sindacali, invitandoli a disattendere le indicazioni che arrivano dall’alto. Il candidato crotonese nella lista “Tridico presidente“, Filippo Sestito, s’impegna, dal canto suo, a continuare con tutte le sue forze la sua battaglia per il diritto alla salute. «L’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe registra un miglioramento in Calabria (+41 punti rispetto al 2022)», premette per poi eccepire: «ma la realtà che viviamo quotidianamente noi calabresi è molto diversa, liste d’attesa infinite, reparti in difficoltà, medici e infermieri lasciati soli, famiglie costrette a viaggiare per curarsi». La verità- attacca- «è che, al netto dei numeri, la Calabria è ancora formalmente inadempiente rispetto ai Livelli essenziali di assistenza (Lea). La nostra gente continua a pagare il prezzo più alto: nel 2023 abbiamo speso 325milioni di euro per far curare i nostri cari fuori regione, incassandone solo 31». Sestito ironizza: «il presidente Occhiuto esulta per il rapporto Gimbe, dimenticando di dire che proprio la Regione Calabria ha finanziato quella stessa Fondazione con 97mila euro». I numeri possono anche migliorare-osserva«la vita reale racconta una storia diversa». Il coordinamento e il coordinatore cittadino di Forza Italia, Giuseppe Sasso, sostengono in un comunicato stampa: «Con Sergio Ferrari portiamo in consiglio regionale competenza, concretezza e un forte radicamento territoriale». La sua candidatura- sottolineano- «è il risultato di Ferrari: «C per da alla pro un lavoro di squadra svolto in sinergia con il presidente Occhiuto e con il coordinatore regionale, Francesco Cannizzaro, a favore di una Calabria che riparte dai territori e dalle comunità locali». Gli scriventi aggiungono che, durante l’Amministrazione Ferrari, Cirò Marina ha vissuto «una fase di rinnovamento senza precedenti». E Ferrari dichiara che la sua candidatura nasce «dall’esigenza di dare voce alla provincia di Crotone, che merita di essere al centro della politica regionale». Anche il coordinamento provinciale di Forza Italia Giovani, in una nota a firma di Francesco Bossio, coordinatore provinciale, e Nicodemo Lettieri, vice coordinatore e responsabile organizzazione provinciale, elogia «il lavoro quotidiano» di Ferrari. Candidato ar voce ovincia» ---End text--- Author: PATRIZIA SICILIANI Heading: Il coordinatore di FI Sasso e i Giovani di FI a sostegno di Ferrari Highlight: Ferrari: «Candidato per dar voce alla provincia» Image:Da sinistra: Sergio Ferrari, Filippo Ses
tito e Emanuele Capalbo -tit_org- Venneri (Cisal): «Si voti crotonese» -sec_org-
tp:writer§§ PATRIZIA SICILIANI
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§---§
title§§ Sos infermieri All'università iscrizioni giù del 32% = Test di ammissione a infermieristica Crollo delle domande ai corsi di laurea
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/10/2025091001992703985.PDF
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Estratto da pag. 19 di "TEMPO ROMA" del 10 Sep 2025
pubDate§§ 2025-09-10T02:52:00+00:00
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tp:ocr§§ Sos infermieri All’università iscrizioni giù del 32% Sbraga a pagina 19 Professioni a rischio PROFESSIONI A RISCHIO Quest’anno 1583 iscrizioni, il 32 per cento in meno rispetto all’anno scorso Test di ammissione a infermieristica Crollo delle domande ai corsi di laurea ••• Crollo delle iscrizioni, nel Lazio, per i test di ammissione ai corsi di laurea in Infermieristica. Quasi un terzo di domande in meno (-32%), infatti, sono state registrate rispetto allo scorso anno, quando furono 2.327 le iscrizioni. Quest'anno, invece, sono state soltanto 1.583, ossia meno della metà dei 3.429 posti in palio. «È una tendenza che dura da tempo: ogni anno le domande di iscrizione ai corsi di laurea in scienze infermieristiche mostrano dati deprimenti», aveva avvertito già a fine agosto Maurizio Zega, il presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Roma. E la Federazione nazionale, la Fnopi, ora mette in guardia dagli effetti di questi continui cali delle vocazioni nel servizio sanitario: «Il nostro Paese invecchia e invecchiano anche i nostri infermieri: senza una presa d’atto importante, da parte di tutte le istituzioni, della questione infermieristica, abbiamo ormai la certezza di una impossibilità a garantire adeguati livelli di assistenza nei prossimi anni». Anche perché, come quantifica il presidente Zega, «siamo sempre di meno rispetto ai numeri che sarebbero necessari. In Italia, 6,5 infermieri per mille abitanti, contro una media europea di 8,4». Nel Lazio la Fondazione Gimbe ha quantificato che «la Regione è sotto la media nazionale insieme ad altre sei». Anche perché, fino al concorsone indetto 2 anni fa per 271 posti, la Regione contava «una carenza di circa 5 mila infermieri, che a Roma e provincia hanno l’età media tra le più alte d’Italia (46.48 anni)», come ha calcolato nel 2023 lo stesso Ordine. Mentre nei precedenti 8 anni, anche per colpa del blocco del turn-over imposto dal commissariamento della Sanità laziale, la Regione ha perduto ben 1.485 infermieri secondo la stima di «Salutequità» che, per rendere l’idea, lo scorso anno ha indicato un dato eloquente: «Il Lazio è la seconda Regione con la quota più elevata di straordinari: 1.736 euro mensili». Le assunzioni nuove e le stabilizzazioni dell’ultimo anno e mezzo hanno rimpolpato parte degli organici laziali, che però fino a 2 anni fa contavano meno infermieri rispetto a 4 Regioni più piccole: solo 20.797 a fronte dei 27.631 dell’Emilia Romagna, dei 25.715 in Veneto, dei 22.720 in Toscana e dei 22.408 in Piemonte. Tant’è che lo scorso anno l’Istituto Spallanzani ha dovuto “spalleggiare” gli altri ospedali pubblici con un “prestito” di infermieri al San Camillo, al Sant’Andrea e al Grassi di Ostia. E intanto nelle corsie la crescita degli atti di violenza, sia verbale (in 7 episodi su 10) che fisica, ha visto le vittime aumentare del 50,9% nel Lazio lo scorso anno, con la prevalenza proprio degli infermieri (in 6 casi su 10). ANT. SBR. ---End text--- Author: ANT SBR Heading: Professioni a rischio Highlight: Allarme Lanciato dal presidente dell’Ordine professionale di Roma Maurizio Zega: «Si potrebbe verificare una vera emergenza» Image:Vocazione In drastico calo quella dell’infermiere che da anni registra un calo nelle iscrizioni ai corsi di laurea -tit_org- Sos infermieri All'università iscrizioni giù del 32% Test di ammissione a infermieristica Crollo delle domande ai corsi di laurea -sec_org-
tp:writer§§ ant sbr
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§---§
title§§ La sanità senza progetti = La Sanità sarda senza progetti
link§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/10/2025091003137006356.PDF
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Estratto da pag. 39 di "UNIONE SARDA" del 10 Sep 2025
pubDate§§ 2025-09-10T05:04:00+00:00
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tp:ocr§§ LA SANITÀ SENZA PROGETTI L’intervento SEGUE DALLA PRIMA La Sanità sarda senza progetti M 0 umble, mumble, come direbbe zio Paperone passeggiando nervosamente, allora il problema delle liste d’attesa è risolto? La Presidente Todde ci ha comunicato che è tutta colpa dei cittadini che non cancellano in tempo le prenotazioni o che non si presentano nel giorno stabilito: quindi se la situazione è peggiorata non è colpa della Giunta ma dei cittadini maleducati. Mi sorge una domanda, ma prima, quando le liste d’attesa non c’erano, i cittadini si presentavo sempre puntuali? O “bucavano” gli appuntamenti anche allora ma il sistema funzionava comunque in maniera dignitosa? Invece di propinarci luoghi comuni la Presidente potrebbe spiegarci se e come la sua Giunta ha preso atto dei miglioramenti che la Fondazione Gimbe ha riscontrato in Sardegna nel 2023. La Fondazione ha pubblicato nei giorni scorsi un’analisi accurata dei dati rilasciati dal Ministero della Salute sull’erogazione dei cosiddetti LEA, cioè i livelli essenziali di assistenza. Cosa sono i LEA? Sono il complesso delle prestazioni minime che ogni Regione dovrebbe garantire ai suoi cittadini in maniera gratuita, fatto salvo il pagamento di una eventuale compartecipazione previsto dalla legge (ticket). Una sorta di pagella compilata tenendo conto di un numero notevole di indicatori suddivisi in tre macro aree principali, prevenzione, assistenza territoriale e assistenza ospedaliera. (...) ? SEGUE A PAGINA 39 (...) P 0 er ottenere la “promozione”, cioè la qualifica di Regione adempiente, bisogna ottenere almeno 60 punti in tutte e tre le aeree, vale a dire garantire ai cittadini prestazioni adeguate sia negli ospedali che nei territori. Naturalmente, ottenere 60 punti non significa la perfezione, significa però che la Regione riesce a garantire un livello accettabile di garanzie sanitarie per i residenti. Cosa 0 dicono i dati della Fondazione Gimbe? Dicono che la Sardegna nel 2023 ha fatto un balzo di 26 punti complessivi, raggiungendo la sufficienza in tutte e tre le aree, così marcando un netto miglioramento rispetto all’anno precedente. Questo non vuol dire che la Sardegna gode di standard sanitari invidiabili, meglio non illudersi, ho ben presente i problemi, ma in un mondo di ciechi un orbo è un re, come si suol dire. E la nostra Regione è una delle 13 su 21 che si guadagna la promozione, una delle poche al sud, grazie a un sensibile progresso sull’anno precedente. In poche parole viene certificato che i direttori generali nominati dal centrodestra nel gennaio del 2022 hanno lavorato bene e ottenuto risultati talmente buoni da far salire la Sardegna tra le Regioni promosse dal Ministero. Ribadisco, nulla di napoleonico, i problemi c’erano e ci sono, ma comunque un segno che le cose erano indirizzate nella giusta direzione, una speranza per il domani. E come ha reagito il centrosinistra a trazione sanitaria grillina per consolidare questi primi risultati, per dargli continuità, per creare visioni di un futuro finalmente adeguato alle necessità? Con furibondi litigi, con una riformina pasticciata che –presumibilmente- sarà annullata dalla Corte Costituzionale, e sostituendo i direttori che, dati Gimbe alla mano, erano stati gli autori di questi progressi. Per giunta non hanno avuto neppure la forza politica di nominare nuovi direttori generali, si sono limitati a commissari per sei mesi, nella maggior parte dei casi dei volenterosi aspiranti manager pronti ad accettare un mandato ridotto pur di sedersi sulle agognate poltrone. È così difficile capire che un dirigente, anche un grande dirigente, con un orizzonte temporale così limitato non può esplicare la sua azione, non può mettere in campo la sua capacità progettuale, non ha credibilità all’interno dell’organizzazione? Sull’Unione di qualche giorno fa c’era una illuminante intervista del capogruppo Pd in Consiglio che dice, papale papale, che in sanità “i lavori non sono ancora iniziati”, linguaggio politichese per dire che la situazione è un disastro. E –sottinteso- che vi metteranno rip
aro loro non appena la Presidente gli farà nominare qualche direttore generale. Poi conferma che il Pd è stato escluso dalla gestione della sanità a causa di non meglio specificate differenze sul progetto. Quale progetto? Potrebbero essere così cortesi, Presidente, Assessore e Capogruppo Pd da condividerlo con i sardi? FRANCO MELONI ---End text--- Author: FRANCO MELONI Heading: L’intervento Highlight: Image: -tit_org- La sanità senza progetti La Sanità sarda senza progetti -sec_org-
tp:writer§§ FRANCO MELONI
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title§§ Meno figli tra ansia, depressione e troppo lavoro Così la salute mentale incide anche sulla denatalità
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Estratto da pag. 10 di "AVVENIRE" del 10 Sep 2025
pubDate§§ 2025-09-10T04:23:00+00:00
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tp:ocr§§ Meno figli tra ansia, depressione e troppo lavoro Così la salute mentale incide anche sulla denatalità IL CASO NORVEGIA E IL LATO OSCURO DEI PAESI RICCHI P iù sviluppo, più ricchezza, più depressione, meno nascite. È questa la traiettoria che sta interessando oggi le società avanzate? La risposta non è semplice, tuttavia secondo alcuni studi la depressione e l’ansia sono associate a una minore probabilità di diventare genitori. Al punto che, anche se l’impatto dei disturbi mentali non sembra poter fare la differenza nei tassi di fecondità di un Paese, parlare di denatalità come conseguenza del benessere rischia di passare per un goffo esercizio autoassolutorio. Diciamo che è abbastanza scontato che i disturbi mentali si riflettano su aspetti fondamentali della vita, e di conseguenza anche sulle nascite. Ma proprio per questo diventa importante analizzare come questa dinamica si manifesti. Una ricerca condotta in Norvegia e pubblicata da poco sull’European Journal of Population (tinyurl.com/nwrdeep) ha rilevato che nel periodo dal 2009 al 2018 il tasso di fecondità totale per le donne che hanno avuto problemi di depressione è stato di soli 1,34 figli, contro 1,60 di chi non ha sofferto. Per gli uomini la differenza è stata ancora più netta: 0,90 contro 1,41. Risultati simili sono nel caso dell’ansia, mentre l’impatto sulle nascite è stato ancora più forte per i disturbi bipolari (1,17 figli), alimentari (1,35) o della personalità (1,05). Il caso della Norvegia è emblematico, perché si tratta di una nazione ricca e nota per la generosità dei sostegni alle famiglie, ma che, come molti Paesi nordici, ha visto negli ultimi anni calare rapidamente la natalità, in particolare dal 2009. I percorsi attraverso con cui il disagio arriva a compromettere una prospettiva familiare sono molti: la fatica che si sta attraversando può deprimere il desiderio di figli, oppure rendere più difficile entrare in una relazione di coppia, senza contare l’impatto sulla fertilità delle terapie farmacologiche seguite per curare la salute mentale. Dunque, più disagio psichico meno nascite? In realtà questa chiave di lettura è più suggestiva che numericamente significativa: lo studio ha infatti notato che se nessuno avesse avuto problemi di salute mentale nel decennio considerato, in Norvegia il tasso di fecondità nel Paese sarebbe stato più alto solo di 0,05 figli per donna. In buona sostanza, se a livello personale la salute mentale può sicuramente incidere, sui grandi numeri non si può concludere sbrigativamente che nascono meno figli perché più persone “stanno male”. Questo può essere vero nelle nazioni con un welfare sanitario poco sviluppato, ma studi accurati ancora non ce ne sono. Il legame tra disturbi mentali e demografia, però, non è questione da poco, considerata l’evoluzione in atto, intesa come peggioramento, della salute mentale nei paesi avanzati (come ben descritto in uno studio pubblicato su Social Science & Medicine: tinyurl.com/deprwor). La depressione tra le donne in età fertile ha infatti avuto un trend in crescita costante dal 1992 al 2021, passando da 77,6 a 127 milioni di casi, ed entro il 2030 si arriverà a quota 165 milioni. La tendenza a livello globale è dovuta in buona parte agli andamenti demografici, tuttavia negli ultimi 30 anni l’incidenza è passata da 5.675 casi a 6.490 ogni 100mila persone, e potrebbe crescere fino a 7.847 entro i prossimi 5 anni. La cosa veramente interessante, o preoccupante a seconda dei punti di vista, è che l’incidenza della depressione aumenta e aumenterà in particolare nei Paesi più ricchi, quelli che rientrano nel gruppo ad alto indice Socio-demografico (Sdi, l’indicatore dell’Institute for Health Metrics and Evaluation che misura il livello complessivo di sviluppo di un territorio), mentre risulta in calo nei Paesi a medio o basso Sdi. Guardando poi le fasce di età più colpite e le tendenze della depressione nelle donne, la conclusione cui si arriva è che i problemi di salute mentale dipendono in buona parte delle tensioni che si vivono nella scelta tra famiglia e la
voro, guarda caso uno dei carburanti principali della denatalità contemporanea. Non si tratta qui di mettere sotto accusa un modello economico, ma se la depressione può avere origine da ambienti altamente competitivi, lavori “avidi”, o contesti di impiego in cui la pressione a dover scegliere tra lavoro e famiglia non trova mediazioni semplici, che guarda caso sono gli stessi imputati della diminuzione delle nascite, forse qualche domanda dovremmo farcela. Salute mentale e denatalità, insomma, sembrano essere più che una la causa dell’altra, il prezzo del vivere nei contesti economicamente più ricchi e avanzati. La questione è se, e per quanto ancora, possiamo permetterci di far finta che non sia necessario penare a qualche correttivo. La risposta non è facile. Di certo sostenere che le minori nascite dipendano dal maggiore “benessere”, sembra un tantino azzardato. © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: MASSIMO CALVI Heading: IL CASO NORVEGIA E IL LATO OSCURO DEI PAESI RICCHI Highlight: Una ricerca condotta nel Paese scandinavo ha rilevato che nel periodo 2009-2018 il tasso di fecondità per chi ha sofferto di disturbi è molto più basso. Vale per le donne e ancor di più per gli uomini Image: -tit_org- Meno figli tra ansia, depressione e troppo lavoro Così la salute mentale incide anche sulla denatalità -sec_org-
tp:writer§§ MASSIMO CALVI
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title§§ Rosy Bindi «Gli italiani stanno bene A stare male è la sanità»
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Estratto da pag. 14 di "QUOTIDIANO NAZIONALE" del 10 Sep 2025
La ricetta dell'ex ministra dem in un libro
pubDate§§ 2025-09-10T04:23:00+00:00
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tp:ocr§§ Rosy Bindi «Gli italiani stanno bene A stare male è la sanità» La ricetta dell’ex ministra dem in un libro Gli italiani stanno bene. È il cambio di prospettiva sulla salute nazionale proposto da Rosy Bindi. Il punto è che non si tratta di una provocazione: che stiamo meglio di altri popoli occidentali – spiega la politica, tra le fondatrici del Pd e già ministra della Sanità dal 1996 al 2000 – lo dicono le statistiche di longevità, le percentuali di guarigione dai tumori, gli indici di sopravvivenza alle malattie croniche. Dunque, se la salute degli italiani regge non è soltanto per il sole e per il mare, o per la dieta mediterranea – che pure conta –, ma anche per la qualità del Servizio Sanitario Nazionale. Un’istituzione che, è l’allarme di Bindi, oggi è fortemente a rischio. Le sue malattie sono le liste d’attesa, la carenza di personale, i divari territoriali. Al tema l’ex deputata ha dedicato il suo ultimo libro: ’Una sanità uguale per tutti’, ovvero ’Perché la salute è un diritto’, appena uscito per Solferino e che verrà presentato oggi a Bologna, alle 17.30 in Sala Borsa alla presenza di Romano Prodi, Matteo Lepore, Vasco Errani e Andrea Malaguti. Un excursus che parte dalla fondazione del Ssn, nel 1978, e arriva fino alla grande prova di stress che è stata il Covid, passando per anni di tagli e per continue riforme che hanno impoverito il nostro sistema di cura anziché farlo crescere. Le ragioni della crisi, infatti, per Bindi, sono ben chiare: un sottofinanziamento cronico, la fuga di medici e infermieri verso la sanità privata e il conseguente collasso del servizio, con liste d’attesa che si allungano e prestazioni che si fa sempre più fatica a erogare. Il cerchio si chiude con la rabbia dei cittadini, che per quella sanità da sempre pagano le tasse: «Nel 2023 – chiarisce Bindi –, abbiamo speso per curarci 176 miliardi di euro: tre quarti li ha messi il fondo sanitario nazionale grazie alle nostre tasse ma un quarto viene direttamente dalle nostre tasche». Il punto dei soldi, dunque, è dirimente. Così come quel sistema ibrido che negli ultimi vent’anni ha mescolato sempre di più pubblico e privato compenetrando gli ospedali pubblici con le cliniche convenzionate, i medici di base con le visite passate dalle assicurazioni sanitarie. A unire questi due mondi è il sistema delle tariffe che, accusa Bindi, «avrebbe dovuto essere aggiornato ogni tre anni ma in questi vent’anni le revisioni sono state estremamente limitate (...) con inevitabili ripercussioni sulla capacità di rispondere ai bisogni di assistenza dei cittadini e sul corretto utilizzo del denaro pubblico perché ha prevalso, sempre da parte dei privati, la tendenza a selezionare le prestazioni, limitando di fatto quelle meno remunerative (...) mentre le tariffe più remunerative hanno consentito a molte strutture private di realizzare profitti che si sono moltiplicati a danno del denaro pubblico». Il nodo a monte di tutto ciò, è la tesi dell’ex ministra, è che si è passati gradualmente, ma inesorabilmente dal fare salute al fare soldi. Quando invece bisognerebbe curare le fragilità, e tornare a una sanità che cura e che sia uguale per tutti. Per spiegarlo, Rosy Bindi, che proviene dalla Dc e poi dalla Margherita, si affida al monito di papa Francesco: «La sanità pubblica italiana è fondata su principi di universalità, equità, solidarietà, che oggi rischiano di non essere applicati. Conservate questo sistema, che è popolare nel senso di servizio al popolo. Va curato e fatto crescere». Simone Arminio I NODI AL PETTINE Dalle tariffe ferme da anni al sistema ibrido con le assicurazioni e le cliniche private ---End text--- Author: Simone Arminio Heading: Highlight: Image:Rosy Bindi, 74 anni. A destra, la copertina del suo ultimo libro -tit_org- Rosy Bindi «Gli italiani stanno bene A stare male è la sanità» -sec_org-
tp:writer§§ Simone Arminio
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title§§ Le Regioni: su Pnrr Sanità il Governo faccia chiarezza
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Estratto da pag. 10 di "SOLE 24 ORE" del 10 Sep 2025
pubDate§§ 2025-09-10T04:23:00+00:00
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tp:ocr§§ la risposta dopo l’alert di foti Le Regioni: su Pnrr Sanità il Governo faccia chiarezza I governatori riuniti ieri per una Conferenza della Regioni sono pronti a rispondere alla richiesta del Governo arrivata lo scorso 11 agosto nella quale si chiedeva di fare il punto sullo stato dell’arte degli investimenti Pnrr alla luce di una spesa ancora ben sotto il 30% delle risorse a disposizione. Nella loro risposta al ministro degli Affari europei Tommaso Foti e al collega alla Salute Orazio Schillaci che potrebbe partire oggi e attesa già lo scorso 5 settembre i governatori chiederanno di fare luce sul perimetro del Pnrr in Sanità dopo la revisione dei target del 2023 che ha ridotto il numero delle Case di comunità (da 1.350 a 1.038) e degli Ospedali di comunità (da 400 a 304) da aprire entro la scadenza europea della prossima estate. Una scadenza che per le Regioni sarà rispettata ma per la quale chiedono al Governo di indicare quali sono le strutture da far restare all’interno del perimetro del Pnrr, attraverso le modifiche nella rendicontazione. Proprio ieri il ministro Foti ha ricordato come «abbiamo davanti ancora due rate di Pnrr, di cui una particolarmente impegnativa, e una riprogrammazione che stiamo facendo ora. I nostri uffici stanno riesaminando le parti tecniche» per «raggiungere gli obiettivi - conclude Foti - e avere un po’ meno burocrazia dal punto di vista delle rendicontazioni». —Marzio Bartoloni © RIPRODUZIONE RISERVATA ---End text--- Author: Marzio Bartoloni Heading: Highlight: Image: -tit_org- Le Regioni: su Pnrr Sanità il Governo faccia chiarezza -sec_org-
tp:writer§§ Marzio Bartoloni
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title§§ Sanità: De Luca contro governo
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Estratto da pag. 10 di "SOLE 24 ORE" del 10 Sep 2025
pubDate§§ 2025-09-10T04:23:00+00:00
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tp:ocr§§ sanità: De luca contro governo La Regione Campania ha notificato il ricorso con cui si impugna innanzi al Tar Campania il diniego opposto dal ministero della Salute il 4 agosto scorso alla fuoriuscita dal piano di rientro dal disavanzo sanitario. Nel ricorso viene sottolineato come la Regione Campania «è strutturalmente in equilibrio finanziario sin dal 2013». ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Sanità: De Luca contro governo -sec_org-
tp:writer§§ REDAZIONE
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§---§
title§§ Cuori a perdere
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Estratto da pag. 30 di "STAMPA" del 10 Sep 2025
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tp:ocr§§ Cuori a perdere Il dispositivo artificiale voluto da Thomas Schael all’ospedale Molinette è stato rimandato a Parigi, l’azienda non può garantire l’assistenza e ritira gli apparecchi dal mercato IL RETROSCENA ALESSANDRO MONDO C i sono casi in cui la fortuna aiuta. Meno male che alle Molinette non è stato trovato un paziente “eleggibile”, cioè indicato, altrimenti l’ospedale si troverebbe nella necessità, impellente, di rimuovere ad un trapiantato un cuore artificiale per impiantarne uno naturale, e compatibile: un fatto non così scontato. Come spiegano dalla Cardiochirurgia, ai primi di luglio l’azienda che lo produce ha scritto ai clienti, cioè agli ospedali, per informarli, scusandosi, che la situazione finanziaria impone di sospendere ogni nuovo impianto del dispositivo fino a nuovo ordine e soprattutto per consigliarli caldamente di rimuoverlo e ritrapiantare i pazienti che già ce l’hanno. Il punto che, si legge nella comunicazione, non si sa per quanto tempo sarà in grado di fornire supporto clinico e al prodotto: l’azienda continuerà ad esplorare tutte le opzioni possibili per riprendere gli impianti e sostenere l'attività, ma ad oggi le cose stanno così. E’ lo stesso cuore artificiale, sviluppato con tecnologia aerospaziale a Parigi e immesso recentemente sul Copia di 966aa4f3f741517e86ec7f4c41f3a708 mercato europeo, voluto da Thomas Schael, ex-commissario della Città della Salute e della Scienza di Torino: primo esemplare in Piemonte e uno dei primi in Italia. Il dispositivo si impiega per i “trapianti ponte”, quando non è possibile trovare un nuovo organo o un organo compatibile in tempi brevi e bisogna “traghettare” il paziente fino ad allora; può garantire una finestra temporale di 6-12 mesi. Un acquisto significativo, il costo sfiora i 300 mila euro, che non soltanto avrebbe offerto all’azienda ospedaliera una nuova opzione nel campo dei trapianti ma certificava la volontà di competere alla pari in questo ambito con gli altri grandi centri italiani. Uno degli ambiti, tra l’altro, per cui la Regione intende candidare le Molinette alla prestigiosa qualifica di Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs). A metà aprile, a poco più di un mese dall’insediamento, l’annuncio di Schael, animato da una buona intenzione, a margine della presentazione dell'Open Meeting Grandi Ospedali: «Siamo un ospedale di riferimento per l'assistenza e ci stiamo posizionando anche a livello internazionale per la ricerca di punta». Concetto ribadito nella prima giornata del Meeting, gli Stati generali della Sanità Italiana a Torino, edizione 2025, in attesa della consegna del dispositivo, poi regolarmente avvenuta. In ogni caso, un apparecchio straordinario. «Ovviamente ogni caso è a sé e la possibilità di impiantarlo dipende da una valutazione clinica», precisava il commissario. Indispensabile la ricerca di un paziente “eleggibile”, cioè idoneo per età, condizioni di salute, etc: fattori da valutare preventivamente, con estrema attenzione. Qui l’ex-commissario, che non c’entra nulla con il seguito di questa storia, esce di scena. Quanto alla ricerca del paziente idoneo, non è partita o se è partita non ha prodotto risultati. Per fortuna. Come spiegano dalla Cardiochirurgia delle Molinette l’apparecchio non solo non è stato utilizzato ma è stato rimandato in Francia, da dov’era partito, su richiesta dell’azienda. E sempre per fortuna, in subordine rispetto all’aspetto clinico, non era ancora stato pagato. E’ andata bene, come si dice. — ---End text--- Author: ALESSANDRO MONDO Heading: Highlight: Si impiega quando non è possibile trovare un nuovo organo o un organo compatibile in tempi brevi Su La Stampa L’arrivo del nuovo apparecchio era strato annunciato dall’ex-commissario ad aprile, a margine della presentazione dell’Open Meeting Grandi Ospedali svoltosi il mese dopo a Torino. Image:Ospedale Molinette: la Cardiochirurgia è uno dei punti di forza della Città della Salute e della Scienza di Torino -tit_org- Cuori a perdere -sec_org-
tp:writer§§ ALESSANDRO MONDO
guid§§ http://gimbe.telpress.it/news/2025/09/10/2025091001772805918.PDF
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